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Storia del cinema

Il linguaggio cinematografico: come funzionano i film; cinema classico e cinema moderno

La logica del montaggio è rimasta intatta nel tempo, nel cinema narrativo che si distingue da quello industriale e sperimentale d’avanguardia. Un film narrativo, classico, che si colloca tra la fine degli anni '20 e tutti gli anni '50 ad Hollywood, apogeo, impone un’idea di cinema e domina la scena: racconta una storia che porta ad una fine, lo spettatore è portato a continuare per concludere e vedere la fine, così funziona il cinema narrativo (così come una serie). Il montaggio narrativo ha una centralità della storia che porta ad una conclusione appagante, con una coerenza interna: una storia in cui al termine troviamo appagamento, non per forza positivo, al di là della morale della storia, ponendo una chiusura alla storia. Il cinema classico ha più livelli di interpretazione, pensato nel passato per più livelli generazionali, che offriva piaceri diversi a pubblici diversi: i prodotti industriali di oggi sono più indirizzati a settori specifici.

Il cinema d'animazione contemporaneo sopravvive con pubblici diversi, come per esempio nei cartoni animati, che presentano livelli di emozioni e dialoghi differenti per più età: funziona per adulti e bambini (Shrek). Molte serie di animazione sono pensate per adulti (Betty Boop). Il cinema classico parlava a pubblici diversi, ognuno dei quali trovava parti appaganti diverse (Susanna, "all of the sudden i went gay!"). La conclusione del film classico interessa ed è chiusa: offre un significato di primo livello, come finisce oggettivamente la storia (Il Mago di Oz).

Il cinema moderno (Fellini) rimuove il primo senso e lascia scoperte contraddizioni e sottotesto; richiedendo una maggiore attenzione da parte dello spettatore. In Knife in the Water di Polanski, il finale è aperto, non sappiamo come finisce la storia: non è narrativamente appagante.

Comico e commedia

  • Comico: Sfida il verosimile e le leggi di esistenza (Fantozzi).
  • Commedia: Senza forzature, solitamente con storia d’amore (Harry meets Sally).
  • Il film demenziale ha una comicità fredda, che supera la moralità, ai limiti del convenzionale.
  • Slapstick comedy: Tipologia di commedia con una storia d’amore centrale con comicità fisica tipica del muto con gag fisiche del passato. Deriva dal “bastone dei clown” e vengono definiti reazionari: si avvicina ai classici di Hollywood degli anni '30, dove i ruoli sono tipicamente stereotipati (donne che seguono uomini che le corteggiano, situazioni assurde, Susanna).

Come funziona la proiezione cinematografica e come funziona una pellicola

Cinematografia: scrittura del movimento. La pellicola cinematografica aveva il formato standard di 35 mm: scorreva nel proiettore tramite i buchi laterali ad una certa velocità creando illusione di movimento di una serie di fotografie: il cinema è lo sviluppo della fotografia. A sinistra della pellicola si trova la pista sonora che trasforma impulsi luminosi in suoni durante la proiezione in audio mono, la pista ottica accanto ha linee dritte.

Il 16mm nasce negli anni '20 come amatoriale, diventando industriale per i documentaristi negli anni della guerra per fattore di comodità. Il cinema trova subito un utilizzo domestico, come la fotografia, per piacere individuale di classi abbienti. Le pellicole commerciali da 16 mm vengono “gonfiate” per essere adattate al 35. Altri formati sono 8mm e super8 macchine pensate per filmini in casa amatoriali, utilizzate da registi sperimentali e registi esordienti: fino agli anni '70 le pellicole venivano vendute e proiettate in casa con qualità minore in formato amatoriale.

Il passo è la distanza tra un fotogramma e l’altro, nei formati non standard il passo è ridotto e viene definito tale. Il 70 mm è extra lungo, superiore al 35mm, introdotto negli anni '50, '60, che richiede proiettore e sala specifici. I buchi laterali vengono chiamati perforazione.

Non tutti i fotogrammi sono uguali, la pellicola vergine è nera, si impressiona il rettangolo di tali misure in quanto davanti all'obiettivo si trova un mascherino, porzione di pellicola che viene impressionata. Il cinema classico usava il formato 1:33 che indica il rapporto tra larghezza e altezza del rettangolo e corrisponde ai film su schermo domestico a 4.3, fino agli anni '50 in cui si sviluppa il formato più rettangolare per la televisione, quando progressivamente il bianco e nero scompare, si utilizza il suono stereofonico, si sperimenta il 3D e il cinema in odorama (sull’olfatto).

Il formato 1:66 è quello panoramico europeo, 1:85 americano. Il cinemascope è 2:35/55 monta lenti anamorfiche che permettono di comprimere immagini e decomprimere davanti al proiettore. I fratelli Lumière vengono considerati inventori del cinema dall'Europa, anche se Edison nel 1894 aveva già sperimentati ma per fruizione individuale: utilizza l’attrezzo pit show, cassone con visore da cui parte il film a pagamento: nel 1891 Edison negli USA insieme a Dickson mette a punto il kinetoscopio, che consente la visione di fotogrammi ad una persona alla volta, ma ha rapido declino, confermando il bisogno del cinema di essere strumento commerciale. Il dispositivo dei Lumière è originale e richiede un grande schermo, pellicola su supporto flessibile in celluloide (hanno una fabbrica di lastre fotografiche) e scorrimento a 16 mm al secondo. Novità: proiettare il film in una sala con molte persone.

Reynaud viene messo fuori mercato in quanto dipingeva ogni fotogramma all’arrivo dei Lumière, è considerato l’inventore del prassinoscopio, che era un sistema di proiezione. Il 28 dicembre 1895 NON segna l’inizio della storia del cinema, ma la sua aspirazione a diventare uno spettacolo per un pubblico pagante in sedi precarie come caffè, sale da ballo o circhi. Il cinema si basa sull’effetto ottico della persistenza retinica, in cui sulla retina rimangono fotogrammi che proiettati portano al movimento. Il solo proiettare nel buio risale al '600, con la lanterna magica: rettangoli con serie di ovali decorati con acquerello di soggetti storici, mitologici: grazie al vetro e la luce venivano proiettati e veniva dato movimento e criterio narrativo, come delle diapositive, con accompagnamento musicale.

Il cinema riprende le idee della persistenza retinica già nota da secoli, come lo zootropio, tamburo con vignette in carta all’interno, che muovendosi ricordano il movimento guardando attraverso una fessura. Il cinema sonoro scorre a 24 fotogrammi al secondo per dare illusione di movimento: sotto la pellicola sfarfalla e si vedono solo fotogrammi. La velocità di proiezione del muto varia (azionato da una manovella da un operatore che muove i fotogrammi) da 16/18-20 fotogrammi al secondo (Lumiere). In una filmografia (lista di film con indicazioni tecniche) di film muti la durata non è espressa in minuti ma in metri/feet: la velocità cambia in base all’azionamento, l’unica costante era la lunghezza fisica. Oggi vengono proiettati tramite videoproiettore. La visione in streaming e la diffusione del cinema contribuiscono alla facile reperibilità.

Il novecento: i primi passi della storia del cinema

Viene distinto dall’inizio del ‘900 il regista dall’ operatore (che gira la manovella): il regista diventa responsabile e sovrintendente alla lavorazione del film (director system), in tempi rapidi il cinema diventa popolare e nascono le prime sale permanenti soprattutto negli USA dove dal 1905 nascono i nickelodeon: locali dedicati solo al cinema e ai programmi rapidi, dalla durata di 5-10 minuti e di vario genere, a qualsiasi orario (più afflusso) = il cinema diventa di massa, con l’inserimento di industrie produttive dal 1905, soprattutto in Francia con Méliès (cinema a trucchi), Pathé e Gaumont (imprenditori) che si impongono come leader mondiali. In Italia tra il 1908-14 si diffonde il fenomeno mondiale (cinemat. 1896), mentre il primo film a soggetto italiano risale al 1905: La presa di Roma, di Filoteo Alberini. Come in Francia, nascono industrie produttrici a Roma (La Cines) e a Torino (Ambrosio e Italo Film) che si specializzano in film storici monumentali come Quo Vadis nel 1912 di Enrico Guazzoni e Cabiria del 1914 di Giovanni Pastrone e Gabriele d’Annunzio.

Altri generi in Italia sono il melodramma dannunziano (Ma l’amore mio non muore! 1913, Mario Camerini; Il fuoco, 1915, Giovanni Patrone) e il dramma realista (Assunta spina, 1915, Gustavo Serena; Sperduti nel buio, 1914, Nino Martoglio). Ole Olsen fonda la Nordisk, seconda solo all’industria di Pathé, e il cinema danese si sviluppa esportando numerosi film dal 1910, di genere vario: intrecci polizieschi, drammi torbidi, sensuali.

Le fasi di realizzazione di un film

Avviene attraverso quattro fasi: sceneggiatura, preparazione, riprese e montaggio.

Sceneggiatura

  • Stesura del film sulla carta (più dettagliate come la “sceneggiatura di ferro” italiana che restringe la creatività del regista; o meno, come quelle hollywoodiane).
  • La sceneggiatura ha una funzione economica e legata alla dimensione industriale del cinema, che permette di prevedere i costi in modo dettagliato: il piano di lavorazione indica le tempistiche delle riprese. La sceneggiatura di ferro italiana o francese ugualmente dettagliata. I pochi film hollywoodiani con una sceneggiatura di ferro sono di Hitchcock.
  • La sceneggiatura è un processo costruito in diversi stadi:
    • Prima fase: parte dal soggetto: equivale alla trama del film, composto da una decina di pagine che illustrano quello che succede nel film. Prima del soggetto c’è un’idea di base, drammatica.
    • I soggetti possono essere originali e non originali: originale: inventati dallo sceneggiatore; non originale: adattamento di un testo letterario e teatrale. La differenza sta nel pagamento dei diritti (nel caso del non originale), come Nosferatu di Murnau adattamento non dichiarato di Dracula di Stocker, in cui vengono cambiati luogo e personaggi: la vedova Stocker vince la causa e la casa di produzione di Murnau va in bancarotta. Se il romanzo non è coperto da diritti può essere adattato legalmente (70 anni morte autore).
    • I premi stessi per la sceneggiatura sono divisi tra miglior adattamento e sceneggiatura originale, nei fatti la distinzione non è così netta, nessun originale lo è a pieno (adattare romanzi preesistenti, creare sequel) spesso viene considerata la sfera industriale. Letteratura e teatro occidentale racconta sempre gli stessi miti greci, un’opera davvero artistica rientra nella tradizione e in una storia consolidata, dell’idea che il massimo raggiunto dall’arte sia la Grecia classica e dal romanticismo in poi l’originalità è determinante: nella fase di stesura scenografica, lo sceneggiatore attinge sempre da qualcosa che ha visto/sentito/conosciuto, perché l’idea stessa deriva da un bagaglio culturale, anche a più mani in cui la costante è imitare/prendere ispirazione da qualcosa (Ulisse di Joyce).
    • Un adattamento spesso parte da un testo letterario che viene poi lasciato da parte, aderendo inizialmente alla logica di partenza per poi muoversi in autonomia, per ragioni industriali legate agli amanti del testo di partenza. Altri adattamenti letterari sradicano il testo di partenza per creare un film.
  • Ultima fase della stesura della sceneggiatura è la stesura del copione: i formati storici di sceneggiatura sono tre:
    • All’italiana: due colonne; sulla sinistra quello che si vede (ambienti, personaggi, quello che succede), a destra quello che si sente (battute, effetti sonori descritti).
    • Alla francese: su tutta la pagina quello che si vede (ambienti, personaggi, quello che succede), sulla colonna di destra quello che si sente.
    • All’americana: quello che si vede su tutta la pagina (ambienti, personaggi, quello che succede), dialoghi al centro.
  • Fino agli anni ‘90 esiste questa distinzione, poi unico in quanto arrivano i pc in cui scrivere su due colonne risulta più scomodo. Produzioni grandi utilizzano lo storyboard.
  • Tra la prima fase e l’ultima ci sono:
    • Scaletta: la lista delle scene nell’ordine in cui vengono viste nel film, la scena è un’unità di azione di spazio e di tempo, come unità minima; serve ad avere la percezione del ritmo e struttura del film.
    • Trattamento: è un approfondimento del soggetto, sorta di romanzo del film, in cui si sviscera la trama che viene articolata meglio, e va nel sottotesto, raccontando il passato dei personaggi, le loro biografie, importanti per la sceneggiatura ma non per forza esplicitate nella trama.
  • La sceneggiatura ha varie stesure, quando la stesura soddisfa inizia la fase della preparazione e successivamente delle riprese.

Preparazione

Momento in cui si scelgono tutti gli attori e location: in grandi case di produzione spesso gli attori erano già scritti nella sceneggiatura. Le case principali di Hollywood giravano in uno studio allestito, più economico: in Via col Vento, l’incendio di Atlanta viene creato dando fuoco alle scenografie di King Kong, per risparmiare, potendo lavorare in modo continuativo. Anche le scene in esterno sono girate in studio, per prevenire gli agenti atmosferici e per ovviare al problema dell'inquinamento acustico: lavorare in studio significa lavorare in un luogo controllato, i teatri di posa. La preparazione consiste anche nel fare prove con gli attori: in alcuni casi attori principali devono “addestrarsi” a determinati lavori, questa fase può durare settimane o mesi e può portare alla cancellazione del film se non funziona.

Riprese

Da minimo 2/3 settimane circa 4-6 settimane per un film medio, fino ad alcuni mesi. Una volta finite le riprese è difficile riprendere nel caso di errori. La troupe cinematografica va da 25 persone a un centinaio ed è divisa in reparti:

  • Al vertice c’è il regista che da ordini e ha accanto un aiuto regista, collaboratore sia come consulente che nella gestione pratica, è il responsabile della stesura del piano di lavorazione, piano di battaglia su come agire dalla sceneggiatura e scandisce i tempi sul set.
  • Il direttore alla fotografia è responsabile della qualità cromatica illuministica del film, lavora insieme al regista. Il reparto macchina da presa ha direttore della fotografia, operatore (dopo che i ruoli si dividono negli anni '20) e sotto di lui una serie di aiutanti, come l’assistente operatore, l’aiuto.
  • Così come nel reparto scenografia si ha scenografo e aiuti, reparto costumi, trucco.
  • La segretaria di edizione si occupa di segnare e appuntare per vigilare sulla continuità del film così da dare coerenza, si segna per ogni ripresa se considerata buona o da non utilizzare o come riserva.
  • Direttore di produzione: tutta la logistica è responsabilità del produttore (permessi per girare in strada, occuparsi delle spedizioni nel set, approvvigionamento pellicola) e spesso ci sono attriti tra regista e direttore di produzione.
  • Il responsabile del reparto suono è il fonico affiancato da un tecnico del suono, registrano dialoghi e tutti i suoni utilizzabili in fase di montaggio.

Fase di post produzione: montaggio

Un film di 90 minuti è composto da 600-800 inquadrature, in base al regista; nel cinema muto il montaggio era più breve. Ogni inquadratura viene girata dalle 2-3 volte fino anche a una cinquantina nei casi eccezionali. Il montaggio è il lavoro di selezione tra le inquadrature: operazione in cui vengono messi insieme i pezzi del film da un principio disorganizzato. In questa operazione il regista/ produttore è affiancato da un montatore. Il montaggio visivo è diverso dal montaggio sonoro: parole, suoni e musica vengono unificati e montati. Anche l’autore delle musiche è una figura importante, come il responsabile dei titoli di testa.

La tripartizione tra le tre grandi branche dell’industria cinematografica: produzione, distribuzione ed esercizio:

  • Produzione: realizzazione film, mettono soldi, assumono registi e fanno film.
  • Distribuzione: circolazione film paese e estero.
  • Esercizio: proprietari cinematografici vengono definiti esercenti.

Questi tre ambiti normalmente scorporati, nel cinema classico di Hollywood si unificano in alcune case di produzione (5 majors perché hanno integrato queste funzioni: MGM, Warner Brothers, Twenty Century Fox, Paramount e RKO). Si definisce integrazione verticale la possibilità di queste major di occuparsi di tutte e tre le branche.

Casablanca

Casablanca (1942-3: alcuni usano come criterio la prima proiezione pubblica ossia in un festival o première, dove possono passare mesi. La première avviene il 26 novembre del ‘42, ma è considerato anche il 22 gennaio 1943) rappresenta le modalità di lavoro del cinema, in cui la dimensione collettiva è presente. In un film d’autore la responsabilità finale è totalmente dell’artista, all’inizio della storia del cinema i film non hanno autore (inizio ‘900, tranne Méliès produttore di sé) e non hanno titoli di testa: nasce come prodotto anonimo e oggetto di consumo. Il pubblico negli anni ‘30-’40 non considera il film come prodotto di un regista, piuttosto come recitazione di un attore. Negli anni ‘50 trionfa l’idea di regista grazie a Truffaut che teorizza che alcuni registi siano autori in quanto possiedono e firmano il film. Hollywood non è percepito come luogo d’arte ma come luogo di intrattenimento: l’autore è un regista la cui filmografia presenta elementi coerenti sul piano di forma e contenuto, un autore ha un proprio stile distinguibile da quello di un altro regista.

La distinzione tra film d'autore e film di genere non è così netta; quello di genere rientra in alcune regole per cui si imita variando un canone, ma bisogna considerare che il film d’autore non deve essere considerato come regista che in autonomia crea il film, ma un lav

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandra.campaci di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Alonge Giaime.
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