Appunti presi in aula
Storia sociale – Giovanni Silvano
Gli storici, inizialmente, cercavano di dare delle risposte a delle domande sostanziali, che dovevano essere interpretate; successivamente si resero conto che le risposte risultavano insoddisfacenti. Alcuni di loro pensavano di stare facendo male il loro lavoro, in quanto le risposte che loro riuscivano a dare alla società non erano appaganti, e decisero di cambiare il loro metodo. La storia sociale tende quindi a offrire risposte convincenti a problemi di interpretazione del passato, recente o meno recente, che interessa la cittadinanza; è come se provassero a scrivere un libro diverso, che va a indagare un’altra faccia e a capire altri perché.
La storia tradizionale è più che altro una storia politica e si interessava di gruppi di persone molto piccoli non rappresentativi della società dell’epoca. L’idea di fare storia sociale parte dai francesi, che successivamente vennero imitati da altri popoli. L’inizio di questa nuova storiografia risale circa agli anni ‘20 ed è molto meno diffusa rispetto alla storia politica.
Successivamente si è anche capito che la storia, senza altre discipline accanto, faceva fatica a strutturalizzarsi e che quindi aveva bisogno di altre materie di cui si poteva servire per avere un aiuto o che potevano trarre vantaggio da essa. La storia aveva bisogno di interdisciplinarizzarsi perché in questo modo avrebbe allargato a dismisura il suo campo d’azione, riuscendo a rispondere ai quesiti ai quali rispondevano le altre scienze umane. In questo modo gli argomenti trattati dalla storia sociale sono infiniti: le discipline con cui la storia ha a che fare sono la sociologia, l’antropologia, la statistica e la demografia, la geografia, l’economia e anche la psicologia.
Un esempio potrebbe essere il motivo per cui Hitler odiava gli ebrei, si è scoperto che il dottore che curava sua madre, che poi morì comunque, era ebreo. Non si sa se questo sia il vero motivo del suo odio, ma è qualcosa di interessante.
Disciplina e storia sociale
La sociologia è una disciplina molto vicina alla storia perché le domande che si pone un sociologo sono molto simili a quelle di uno storico. Il sociologo analizza e lavora sul presente, mentre lo storico lavora sul passato. Lo storico assume quindi le domande dalle scienze umane e le trasferisce al passato. (come funzionava ad esempio la vita di un re a Versailles?)
L'antropologia studia le tradizioni, gli usi, i luoghi sociali come le case, la piazza, i bar; la nascita, la crescita e la morte. Questi temi riguardano anche la storia, allora infatti è stata fatta “la storia della famiglia”, ovvero un modello di famiglia standard.
La geografia ci spiega il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, in che misura l’uomo è riuscito a modificare l’ambiente in cui vive. Il paesaggio infatti desta interesse anche negli storici, ad esempio lo spazio pubblico o privato, come ad esempio lo spazio privato di Cavour.
L'economia studia per esempio l’innalzarsi o l’abbassarsi del costo dell’energia, una domanda simile può essere fatta anche riguardante la storia, come ad esempio il costo del pane, usando gli stessi strumenti che vengono usati da un economista oggi si può stabilire una storia sul costo del pane per 10/20 anni.
La psicologia, per esempio il fenomeno della paura, è studiato dalla pedagogia ma è nato dalla storia. Alcuni temi tipici potrebbero essere: la storia di una comunità, la storia di alcuni mestieri o professioni, storia del tempo libero, dello sport, storia sulla devianza, sulla criminologia e altre 100 ancora.
Cos'è la storia sociale e cosa andremo a studiare
La storia si costruisce su delle fonti vere e proprie, non è né invenzione né interpretazione. Il lavoro dello storico è lavorare con gli archivi, scegliere dei documenti, decifrarli e interpretarli e costruire una storia. Adesso ci poniamo una domanda: per scrivere la storia sociale di che tipo di documenti ho bisogno? Intanto dobbiamo sapere che ogni città, ogni capoluogo, ha un archivio di stato, che tratta principalmente argomenti politici e pochi che riguardano la storia sociale. Questi documenti sono numerosi e sono divisi per magistrature e uffici, e sono divisi cronologicamente:
- Antico regime
- Età napoleonica
- Lombardo - Veneto
- Regno d’Italia
Se vado in un archivio di stato non troverò quasi nulla che riguarda la storia di un fiume o informazioni sul clima, per questo la storia sociale ha bisogno di fonti diverse, che non sono contenute negli archivi di stato, ma in archivi che lo storico grazie alla sua capacità deve scoprire, egli trova degli indizi che a loro volta fanno scoprire qualcos’altro, che diventa un altro indizio e così via.
Oltre agli archivi di stato esistono gli archivi privati, dove possiamo trovare qualche informazione. Ogni famiglia antica aveva degli archivi privati, come ad esempio i Guicciardini o i Pisani.
La storia politica (archivi di stato) è una sorta di narrazione dei fatti, la storia sociale (archivi privati) è un’analisi, il che non significa che non narri nulla, ma significa che la parte propriamente diacronica è limitata in rapporto alla parte sincronica o analitica (dei fatti e delle analisi). La parte politica racconta un evento relativamente breve, infatti viene chiamata anche storia dell’evento, un evento nasce, si realizza e muore in un tempo limitato, 1 settimana, 1 anno, 10 anni. Lo storico sociale invece ha bisogno di tempi molto più lunghi.
Il tempo può essere diviso in congiunturale e di lunga durata. Il tempo congiunturale riguarda il tempo di una “congiuntura” come ad esempio un’epidemia o una crisi agricola, ad esempio la crisi del ‘29 può essere definita una congiuntura. Le congiunture sono quei movimenti che si discostano, verso l’alto o verso il basso, in rapporto a una linea immaginaria che possiamo chiamare trend, questo scostarsi dal trend è una congiuntura, un momento di snodo, di crisi, sia positivo che negativo. (prezzo del grano che aumenta o diminuisce, che subisce una variazione).
Il tempo di lunga durata che invece possiamo spiegare con un esempio: quando gli spagnoli si spostavano dalle loro terre con le navi per raggiungere l’America Latina per l’argento, dovevano tener conto delle condizioni climatiche, ovvero del vento favorevole che serviva per far spostare le loro navi, facendo caso quindi al clima, alle stagioni. La storia, quindi, ha dovuto tenere conto delle strutture di lunga durata, ovvero delle caratteristiche anche ambientali che vanno a influire per tanto tempo e che non cambiano mai.
Queste strutture non sono solo materiali, ma anche mentali. Ci sono infatti i paradigmi mentali delle persone, che non cambiano in tempi brevi, ma rimangono persistenti nella storia. Gli storici sociali quindi, studiando, devono tener conto che gli uomini del 500 avevano nelle loro teste delle idee e non altre, ovvero dei paradigmi mentali difficili da superare.
Antico regime e distinzioni delle classi sociali
Cos’è l’antico regime? Nel corso del tempo la storia sociale lo analizza, esso corrisponde all’età moderna (inizia i primi del 500 e finisce il 4 Agosto 1789, con la rivoluzione francese). Possiamo dire che esso termina “sulla carta” ma resta vivo e presente nella testa delle persone e nella vita quotidiana.
L’antico regime ha delle caratteristiche essenziali e particolari, esso è un paradigma mentale che esiste nella coscienza delle persone e secondariamente negli ordinamenti. Per andare a fondo in questo regime dobbiamo capire il concetto di “ordine”. L’ordine è un perimetro, esso è un confine, che delimita lo spazio ideale in cui vengono collocate certe persone, e che a sua volta ne esclude altre. Un ordine è un meccanismo di esclusione, non tende ad organizzare un gruppo ma più che altro ad escludere.
L’ordine ha a che vedere con la parola “stato”, nel senso privatistico del termine, in quanto ogni persona in antico regime in base al suo stato (condizione personale) apparteneva a un ordine che mirava a sottolineare le differenze. La società è come se fosse divisa, ogni persona ha un suo posto, se essa è irriconoscibile allora viene esclusa. Per essere riconosciuta deve far parte di uno di questi tre perimetri, ordini. Tutto questo serviva per rendere palesi le differenze e non le affinità, opposto al giorno d’oggi dove si cerca di sottolineare le uguaglianze. Questi tre perimetri sono:
- Il clero: ecclesiastici, sia uomini che donne, viene considerato come il primo cerchio perché sono i più vicini a Dio e rappresentano la mediazione tra il Creatore e l’uomo. Questo garantisce loro un posto rilevante e fanno parte di esso tutti coloro che si sono impegnati nella vita consacrata.
- La nobiltà: questo veniva concepito come un ordine naturale, di esso fanno parte i feudatari più e meno ricchi. Tutte le persone che possono vantarsi della loro iscrizione al libro loro della nobiltà rientrano nel secondo ordine. L’appartenenza si acquisiva con la nascita o con il comprare un titolo nobiliare. Capitava che il governo di quel paese metteva in vendita dei titoli nobiliari che potevano essere acquistati. In antico regime è quindi permessa la mobilità sociale? Sì, acquistando dei titoli nobiliari si poteva diventare tali. Inoltre, molti figli dei nobili entrano nella vita consacrata perché lì si viveva bene.
- Terzo stato: fanno parte di esso tutti quelli che svolgono un lavoro, un mestiere, come ad esempio notai, medici, professori, artigiani, osti, muratori, orafi, coloro che fanno parte della parte produttiva. Il primo, il secondo e il terzo ordine non hanno a che fare con la ricchezza, quelli del 3 stato potevano essere ricchissimi e quelli del primo poveri.
Tutta la ricchezza del regno di Francia dipendeva dal 3° stato, i nobili erano quelli che consumavano la ricchezza e non la producevano. Inoltre i nobili, anche se pagavano più tasse erano lo stesso felici, in quanto avevano il privilegio di essere nobili e questo li differenziava dal resto.
L’alimentazione in antico regime
Lo storico più significativo è Massimo Montanari, che si è occupato della storia dell’alimentazione. Egli fece una distinzione, dicendo che il cibo ha dei vocaboli, questi sono gli ingredienti presi singolarmente. Gli ingredienti, essendo messi insieme, danno vita alle ricette, la ricetta viene vista come una sorta di grammatica, in quanto ci dice le regole e la sequenza che deve essere seguita. Un ulteriore passo avanti può essere considerata la sintassi, essa è la sequenza, cioè l’ordine dei piatti, il modo in cui vengono serviti al tavolo e quindi il menù.
Se andiamo ad analizzare un piatto semplicissimo, come la pasta al pomodoro, il pomodoro è un alimento proveniente dall’America, che è arrivato da noi grazie alla scoperta del nuovo mondo da parte di Cristoforo Colombo. La pasta invece proviene dall’estremo oriente, lo storico sociale analizza che la creazione, ovvero pasta + pomodoro, è stata fatta dagli italiani. Se noi ci spostassimo in Cina, inoltre, potremmo vedere che la loro sintassi è diversa dalla nostra, in quanto come contorno in Italia possiamo ricevere, ad esempio, l’insalata, in oriente riceveremmo i noodles. Ogni civiltà, durante il tempo, si è costruita il proprio cibo, mettendo assieme cibo e cultura.
In antico regime il cibo poteva provenire dalla caccia, dalla pesca, dalla raccolta. Brodel, individua delle “piante di civiltà”, come ad esempio il grano mediterraneo, il sorgo (Africa), il mais (America). Nella storia l’uomo, poi, ha cercato di modificare il tempo in relazione all’alimentazione in quanto ha capito che col passare del tempo il cibo si deteriorava. Le soluzioni erano due, o si cercava di “prolungare” la vita al cibo oppure si cercava di fermare il tempo per il cibo, sperimentarono quindi la congelazione. A quei tempi, per conservare il cibo, usavano il sale, di modo da seccarlo. Altre tecniche potevano essere l’essiccazione o l’affumicamento. Avevano capito che col sale, che tirava via la parte acquosa dal cibo, l’alimento si essiccava. Usavano anche il miele, lo zucchero, l’aceto e l’olio. Solo nella metà dell’800 arriva la tecnica del freddo, che è già di tipo semi-industriale.
Successivamente gli storici si interessarono anche del gusto, gli antropologi capirono infatti che “il gusto ha a che fare con la scarsità”, se in antico regime di un cibo c’è abbondanza, importa poco, la scarsità indica infatti ciò che più piace alla gente. Nel 600 se un cibo è poco accessibile, automaticamente diventa buono, anche se non l’abbiamo mai mangiato, proprio perché è raro.
Classificazione dei sapori: dolce, salato, amaro, agro, piccante questa classificazione si diffonde in Francia tra 600 e 700 tra i grandi cuochi della corte, ogni ingrediente deve avere un gusto che gli appartiene.
Cottura
Il modo di cuocere le pietanze modifica il gusto degli ingredienti: lessare, arrostire, friggere, stufare, brasare. Inoltre la cottura poteva anche dare una consistenza diversa ai cibi. Alla fine del ‘400 viene scritto il primo ricettario chiamato “libe
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