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Luca Mastrantonio – EMULAZIONI PERICOLOSE

L’influenza della finzione sulla vita reale

Tema di questo saggio -> come agire responsabilmente e consapevolmente in quanto

produttori, consumatori e mediatori di contenuti narrativi, di storie di finzione o di cronaca che

producono emulazione (-> analizzata nei suoi meccanismi e effetti).

Capitolo 1 – L’effetto Werther: i suicidi emulativi, dalla stampa al web

Il libro di Goethe: da romanzo a patologia

Il primo fenomeno di emulazione risale al 1700 con I dolori del giovane Werther di Goethe:

Christel Lassberg, dama di corte, fu trovata priva di vita nel fiume Ilm con una copia del

romanzo in tasca. Aveva 17 anni e si era uccisa per un amore non corrisposto gettandosi in un

fiume non molto lontano dal cottage di Goethe a Weimar.

Il libro -> racconta di come Werther si innamora di Lotte, già promessa ad Albert, di come

prova a vivere senza di lei, tentando inutilmente di inserirsi nella società. Werther percepisce la

propria vita come senza scopo e decide di farla finita con le pistole che si fa prestare da Albert.

Questo triangolo amoroso deriva da due esperienze dell’autore:

- Una che lo riguarda personalmente -> si era innamorato di una ragazza promessa ad un

altro che gli chiarisce subito i suoi sentimenti e lo spinge a tornare a Francoforte

- Una che riguarda l’amico -> il fidanzato di questa ragazza da la notizia a Goethe di un

suo amico che anche lui si era innamorato di una donna sposata e ha deciso di farla

finita dopo aver chiesto al fidanzato della ragazza delle pistole. Sulla scrivania: Emilia

Galotti, di Lessing, stesso libro che si trovava sulla scrivania di Werther quando si è

ucciso.

Il libro è scritto in modo molto oggettivo, con un certo distacco tra l’autore e il protagonista

(che sarebbe il suo alter ego); Goethe dice che dopo aver scritto questo romanzo si sentiva più

sollevato, era come se avesse fatto una confessione, era di nuovo felice e poteva farsi una

nuova vita. Ma questo libro è stato benefico per l’autore ma dannoso per altri.

Fu il primo best-seller che influenzò una generazione -> gli uomini andavano in giro vestiti

come Werther, le donne compravano un profumo che si chiamava “Eau de Werther”, fu creato

primo merchandising -> si parlò di “febbre di Werther” (Wertherfieber).

I lettori furono molti, sia reali (Napoleone Bonaparte) sia finti (Frankenstein); ci furono molte

traduzioni, parodie, sequel, narrazioni parallele (fan fiction), plagi (Ultime lettere a Jacopo Ortis,

Foscolo).

Le autorità giudiziarie e religiose tedesche accusarono l’opera di corrompere i giovani e fu

messo presto al bando perché istigava al suicidio.

Ci furono tanti casi di suicido (stime non precise) e Goethe spiegò che l’effetto del libro fu cosí

tanto grande perché apparve nel momento giusto -> il mondo dei giovani era già di per sé

minato e ciascuno ha avuto modo di dare sfogo alle sue esigenze esagerate, alle passioni

insoddisfatte e alle sofferenze immaginarie.

La situazione era cosí compromessa che Goethe inserì dopo il 1778 una prefazione che invitava

a non emulare il protagonista.

Non sbattete Marilyn in prima pagina

Suicidio -> elemento più efficace sia nell’individuazione dei casi di emulazione sia nella

sospensione del giudizio.

- Per la religione -> opera del diavolo contro il dono di Dio della vita

- Per il romanticismo -> considerato gesto nobile

Sul piano sociale il suicidio è qualcosa di contagioso -> Gabriel Tarde, sociologo e criminologo,

individuò il suicidio come fatto rilevante della società moderna e spiegò alcuni meccanismi

nascosti -> “Le leggi dell’imitazione” -> sostiene che la società è animata per lo più da processi

di imitazione e solo a pochi è concessa la capacità di inventare (c’è qualcuno che inventa -> le

masse lo imitano).

Primo sociologo a occuparsi del fenomeno -> Émile Durkheim -> riconosce il suicidio come

fatto sociale e non individuale -> il suicidio potrebbe essere a prima vista causato da ragioni

intime, personali, ma in realtà è anche causato da ragioni esterne, sociali. Sostiene che se si

vede il suicidio come un fatto strano, anormale, sarà più facile neutralizzare la predisposizione

al suicidio.

Il potere emulativo del suicidio è alimentato soprattutto dai media, che lo trattano come un

evento sensazionalistico: se ne occupò Jerome Motto che individuò un episodio clamoroso di

come la notorietà di un suicida possa creare emulazione -> quando morì Marilyn Monroe a

causa di una voluta overdose di farmaci, i giornali resero clamorosamente nota la notizia e

nell’area di Los Angeles ci fu un aumento del 40% di suicidi.

Motto notò che dopo la morte del famoso scrittore Hemingway non ci fu un risultato simile ->

questo gli suggerì l’importanza di potersi identificare con il suicida e replicare la modalità di

esecuzione -> per spararsi un colpo di fucile come Hemingway, bisogna avere un fucile.

David Philips, nel 1974, pubblicò un saggio (considerato caposaldo della sociologia) dove

confrontò il tasso di suicidi dopo la comparsa della notizia del suicidio di Marilyn Monroe (1

mese) con il tasso di suicidi medio in un anno prima della notizia (12 mesi) -> il primo era

maggiore del secondo.

Cosí tv e cinema fanno i cattivi maestri

Come i giornali, anche TV e cinema influenzano la società;

Germania, primi anni 80 -> mandata in onda una fiction tedesca intitolata “La morte di uno

studente” incentrata sulla vita di un ragazzo di 19 anni che si uccide buttandosi sotto un treno;

emergono problemi con la famiglia, la ragazza, i compagni e i professori -> negli anni

successivi fu registrato un aumento significativo di comportamenti suicidari (suicidio compiuto

o tentato suicidio) tra i giovani di 15-19 anni.

America, fine anni 70/inizio anni 80 -> uscì “il Cacciatore” che racconta le vite di tre amici

prima, durante e dopo il conflitto in Vietnam. In una scena i rapitori vietnamiti scommettono sul

destino dei soldati americani costringendoli a giocare alla roulette russa (gesto immortalato

anche nelle locandine).

Il film produsse una duplice spinta: chi aveva già intenzione di togliersi la vita coinvolse anche

chi l’aveva preso in considerazione o chi era alla ricerca di forti emozioni.

Il numero degli episodi documentati fu alto, decine e decine di persone furono trovate morte,

con un colpo alla tempia, dopo aver visto il film.

Altro gioco mortale nel film The Program -> racconta la vita, competitiva e violenta, di una

squadra universitaria di football americano: dei ragazzi, per mettere alla prova i propri nervi, si

sdraiano di notte al centro di una strada a doppia percorrenza -> già si pensava a un’imitazione

e infatti, neanche un mese dopo, tre ragazzi in Pennsylvania avevano emulato il film: uno era

morto e gli altri due erano rimasti gravemente feriti (parenti e amici affermarono che si trattò

di un’emulazione).

Quindi, che sia fiction o cronaca l’esito spesso non cambia in quanto anche la fiction tende a

sembrare reale.

Caso Robert Enke -> ex portiere della nazionale tedesca si tolse la vita a 32 anni buttandosi

sotto a un treno vicino a dove era sepolta la figlia. Le immagini della sua carriera vennero

mandate in onda ininterrottamente dalla tv, i funerali si svolsero nello stadio di Hannover e fu

seguito dal vivo da migliaia di tifosi + 7 milioni di spettatori in diretta tv, anche i giornali

traboccavano di servizi.

Effetto di questa sovraesposizione mediatica -> aumento di suicidi tra gli uomini dai 24

 ai 35.

Il romanticidio di Kurt Cobain, l’addio social a Robin Williams

L’effetto Werther si combatte con l’effetto Papageno -> nome di un personaggio del Flauto

Magico di Mozart che pensa di suicidarsi e viene convinto da 3 spiritelli a non farlo -> da qui

l’espressione usata dai sociologi per indicare l’obbiettivo che i comunicatori dovrebbero

proporsi: disinnescare il rischio emulativo attraverso un racconto che possa proteggere possibili

emulatori.

Esempio effetto Papageno -> suicidio di Kurt Cobain, leader dei Nirvana, trovato dopo tre giorni

dalla sua morte nella sua villa a Seattle nel 1994. Si pensò a un’ondata di suicidi, ma non

avvenne, anzi, c’è chi sostiene che il modo di comunicare la notizia della morte di Cobain abbia

contribuito a una piccola diminuzione del tasso di suicidi.

I fattori individuati che hanno causato l’effetto Papageno -> morte molto violenta e non

facilmente praticabile (colpo di fucile in testa) e copertura mediatica particolarmente attenta

con giornalisti che indicavano numeri di telefono di aiuto per chi fosse depresso o avesse

problemi.

Anche Courtney Love, sua moglie, contribuì all’effetto Papageno -> durante la veglia chiese ai

presenti di dire che Kurt Cobain era uno stronzo, perché li aveva abbandonati.

Non ci furono casi di emuli (tranne uno); l’anno dopo fu instituito il Seattle Youth Suicide

Prevention Program.

È importante non confondere una correlazione temporale con una correlazione casuale ->

quando una settimana dopo si uccise una ragazza lei scrisse specificatamente su un biglietto di

addio che non c’entrava nulla con la morte del cantante e che era a conoscenza del fatto che

esistessero numeri che offrivano aiuto, ma lei non voleva aiuto.

Saper comunicare un evento con un forte rischio emulativo è importante; due esempi di sbagli:

1. Tokyio, metà anni 80 -> si tolse la vita Yukiko Okada, idolo di una generazione.

Giornalisti e gente comune accorsero in strada sotto l’edificio dal quale si era buttata e

scattarono varie foto. Nelle due settimane seguenti ci furono numerosi suicidi di fan

della cantante, che ne replicarono la modalità (salto dall’edificio).

2. Corea del Sud, 2008 -> morte di Choi Jin-sil, attrice di grande successo nazionale. Si

impiccò a 39 anni. Copertura mediatica fu enorme ed ebbe un impatto devastante ->

aumento di suicidi dell’80% solo la settimana successiva, ma l’effetto emulativo durò

quasi 2 mesi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità invitò cosí i media a seguire un codice etico: bisognava

evitare il linguaggio sensazionalistico, evitare le ragioni che hanno spinto la persona a togliersi

la vita ed evitare la descrizione dettagliata delle modalità.

Web -> può contribuire alla diffusione di messaggi positivi.

I media devono prestare più attenzione alle interazioni con il Web -> esempio: Robin Williams

-> quando si suicidò, i giornali hanno provato a contenersi, ma non tutti ce l’hanno fatta

(“Hanged” scritto in prima pagina o “Genio, ora sei libero” su twitter). Non c’è stata l’ondata di

suicidi che si temeva, anzi, c’è stato un aumento di richieste di aiuto alla National Suicide

Prevention Lifeline (servizio 24h di ascolto e supporto).

Reazione dei fan sul web -> omaggio alla scena finale del film “L’attimo fuggente” (Peter Weir),

a migliaia nel mondo sono saliti in piedi sui banchi, cattedre, scrivanie ecc e si sono fatti una

foto producendo una specie di flash mob (guardare la realtà da un punto di vista nuovo).

Balene blu e foreste verdi: le trappole della rete

Se i media analogici pongono più attenzione al racconto del suicidio, quelli digitali sembrano

avere un potenziale emulativo difficile da gestire. Lo scopo è influenzare gli altri.

Il contenuto, che sia vero o falso, viene condiviso la maggior parte delle volte senza neanche

essere letto e il problema non è tanto del mezzo in sé, ma il fatto che questo mezzo sia in

mano a individui giovani e un po’ inconsapevoli.

Il medium può creare effetti positivi o negativi:

Positivi -> Ice Bucket Challenge -> ha funzionato perché mescolava vip e non vip illudendo tutti

di poter essere buoni e famosi per qualche secondo.

Negativi -> Blue Whale -> gioco del suicidio che da presunto è diventato reale dopo che i

media ne hanno parlato.

Presunto perché è arrivata come fantomatica notizia dalla Russia attraverso canali e traduzioni

non del tutto affidabili.

Blue Whale -> gioco mortale, percorso autolesionistico che sottopone i partecipanti, in genere

adolescenti con gravi problemi psichici, a delle prove (50 sfide in 50 giorni) che finiscono con la

morte del giocatore. Il giocatore viene comandato da un “curatore”.

- In Russia -> “Gruppi della Morte” sul social VKontakte -> 130 suicidi tra novembre 2015 e

aprile 2016.

- In Italia -> se ne era già parlato su “La Stampa” ma non aveva avuto grande rilevanza;

boom avuto dopo il servizio delle Iene nel 2017 che mostra video terribili di suicidi associati

al gioco. Aumentano fortemente le ricerche sul web della parola Blue Whale e spuntano

“curatori” (per lo più falsi). Servizio smontato dai siti di debunking che dimostrano come

non ci sia alcun collegamento tra i video mostrati e il presunto fenomeno russo.

Caso Blue Whale -> esempio di abuso di storytelling -> è stato nominato con enfasi, venivano

mostrati disegni della balena blu ovunque.

Per trattare il tema dei suicidi in rete si deve prestare tanta attenzione: un esempio di come

NON trattare il suicidio in rete ce lo da il famoso youtuber Logan Paul che festeggiò il

Capodanno in Giappone e fece un viaggio in una foresta ai piedi del monte Fuji.

La leggenda di questo bosco narra che in tempi di carestia venivano mandate a morire le

signore anziane che si trasformavano in spiriti.

Il nome “Foresta dei suicidi” viene da un romanzo (Torre delle onde) che ha per protagonisti

una donna sposata e l’amante che si tolgono la vita nella “Foresta dei suicidi” -> successo del

libro ha portato a un incremento dei suicidi in questa foresta; non vengono forniti dati ufficiali

per non incrementare gli emuli; sono stati invece messi dei cartelli con numeri di telefono e

messaggi per aiutare chi magari aveva intenzione di togliersi la vita.

Ma la fama del posto è cresciuta grazie anche ad alcuni film che ne parlavano (Jukai – la foresta

dei suicidi).

Logan Paul si trova nella foresta per dare la caccia ai fantasmi e fare un video scherzoso, ma si

imbatte in un cadavere. Lui e i suoi amici iniziano a scherzare poi Paul prova a farsi serio e a

dire che comunque il suicidio e la depressione sono una cosa seria, ma il cappello verde di

peluche del personaggio di Toy Story non aiuta.

Logan carica il video e riceve numerose critiche che lo porteranno a cancellarlo e a caricare un

video (patetico) di scuse.

Il caso mostra quanto sia controproducente l’idea di sensibilizzare il pubblico su un tema

 sensazionalistico.

In contrasto con l’episodio di Logan Paul che trova un cadavere e ci scherza sopra abbiamo un

romanzo di Stephen King (Il corpo, da cui è stato tratto il film Stand by me – ricordo di

un’estate) -> dei ragazzi trovano un cadavere di un loro coetaneo che segnerà per sempre le

loro vite facendoli maturare.

Il cappio e l’altalena nel giardino delle vergini

Il gioco dell’altalena affonda le sue radici nel mito greco di Erigone -> giovane ateniese che

sconvolta dall’uccisione ingiusta del padre si toglie la vita impiccandosi ad un albero; il gesto

estremo venne emulato dalle giovani vergini d’Atene mettendo a repentaglio il futuro della

città. La soluzione viene suggerita dall’oracolo di Apollo: costruire delle altalene e farci salire le

vergini, per soddisfare in modo innocuo il loro desiderio di dondolare nell’aria.

Il mito venne capovolto dallo scrittore Jeffrey Eugenides nel romanzo Le vergini suicide, da cui

Sofia Coppola ha tratto il film Il giardino delle vergini suicide -> in una cittadina americana,

negli anni 70, le sorelle Lisbon vengono recluse in casa dalla madre che le vorrebbe vergini. Ma

dopo le ritorsioni spietate della madre, si uccidono tutte in maniera diversa, mentre in città gli

alberi, da loro tanto amati, muoiono per un misterioso virus.

Capitolo 2 – Libri e realtà, zero gradi di separazione

Vite d’inchiostro, Harry Potter è sepolto in Medio Oriente

A cavallo tra 700 e 800 i romanzi si diffusero sempre di più. Ciò che piaceva al pubblico era che

la storia sembrava reale, per questo i romanzi epistolari erano abbastanza diffusi.

Uno dei primi romanzi epistolari di successo -> La monaca (Diderot) -> rielaborazione di una

serie di lettere vere che Diderot scrisse realmente ad un amico; parlava di una monaca fuggita

dal convento e termina con il decesso di questa (un finale inventato poiché la monaca

continuerà a vivere nel monastero)

DOCUFICTION

Gli effetti del romanzo del 700 -> il lettore è influenzato dal romanzo, si identifica con il

personaggio e vorrebbe continuare a vivere la storia anche nella vita reale -> c’è uno scambio

tra realtà e sogno letterario -> esempio:

I misteri di Parigi, Eugène Sue (romanzo, metà 800) -> lo scrittore riceve varie lettere dai fan

che vogliono sapere l’indirizzo di casa del personaggio, oppure gli suggeriscono finali

alternativi, altri ancora rivendicano una vita del tutto simile a uno dei personaggi.

I lettori trasformano in realtà ogni parola del testo -> questo avviene in 2 procedimenti:

1. Empatia -> provare qualcosa che provano gli altri, mettersi quindi nei panni degli altri

2. Simpatia -> rivede

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Claudia1204 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di Storytelling Multimediale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Mastrantonio Luca.
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