STORIA DEL CINEMA MOD.1 13/02/17
Il cinema nasce il 18 dicembre 1895 quando in un caffè parigino i
fratelli Lumière, mostrano la loro creazione ad un pubblico pagante:
una macchina che riesce a mostrare le prime immagini in movimento,
cinematografo. L’antenato del cinematografo è il cinetoscopio di
Edison che, rispetto al cinematografo, aveva un gran limite: solo una
persona poteva vedere le immagini in movimento, mentre con il
cinematografo dei fratelli Lumière più persone potevano assistere a
uno spettacolo della realtà in movimento. Visione di:
• Il pasto di un bebè.
• Una partita a carte.
• L’uscita dalla fabbrica (può essere considerato come una pubblicità).
• L’arrivo del treno.
Sono tutti film dei fratelli Lumière del 1985. In questi film vengono
rappresentati dei rituali quotidiani in cui il pubblico poteva riconoscersi.
L’alto grado di realismo colpiva lo spettatore e, nonostante i limiti che
un film può rappresentare (come la bidimensionalità, la cornice ecc.),
mai lo spettatore si era trovato di fronte a una rappresentazione così
realistica, infatti rispetto alla fotografia ora abbiamo il movimento.
Insomma in questi film si propone lo spettacolo della realtà. Si
iniziano a intravedere due filoni come il cinema realistico e il cinema
documentario. Visione di:
• L’abbattimento di un muro (1896 Lumiere).
• Innaffiatore innaffiato (1896 Lumiere).
• Stregonerie culinarie (1904 Melies).
Nel volgere di pochi anni, il cinema intuisce che ci sono altre possibilità
oltre alla rappresentazione della realtà. È Méliès ad aprire la strada
per un cinema immaginario. Era un uomo di teatro legato a un
repertorio fantastico e fu lui a dare vita a una serie di film popolati da
creature straordinarie ed effetti speciali che rappresentavano una
realtà fantastica. In qualche modo però questa idea era anche
presente in “L’abbattimento di un muro” di Lumière in cui, in fase di
proiezione, viene invertito e crea una sorta di effetto speciale. Il
cinema individua quindi due strade: realismo e
fantastico/immaginario.
Nasce poi il bisogno dell’uomo di vedere rappresentata la propria
storia, che quasi sempre è una metafora del desiderio di ottenere
qualcosa e della lotta per ottenere questo qualcosa, ed ecco che il
cinema propone la metafora della vita. Infatti un’altra strada è quella
del cinema NARRATTIVO, che narra attraverso immagini e storie.
“Innaffiatore innaffiato” è il primo significativo esempio di cinema
narrativo e ci sono già elementi che formano il racconto, come la
tensione tra il soggetto-eroe e l’oggetto del desiderio, la presenza di
un antagonista ecc. Inoltre “Innaffiatore innaffiato” e “Stregonerie
culinarie” introducono anche l’idea del cinema di finzione perché
rispetto agli altri film c’è la presenza di attori, ovvero personaggi che
rappresentano una realtà fittizia. Per esempio in “Innaffiatore
innaffiato” una persona finge di essere un giardiniere.
Questi film sono esempi di GRADO ZERO del linguaggio
cinematografico e lo si evince da alcuni elementi:
1. ASSENZA DI MOVIMENTO DI MACCHINA, essa è fissa su un
cavalletto.
2. ASSENZA DI MONTAGGIO, si parla di montaggio quando si
uniscono almeno due immagini ma in questi casi c’è una sola
inquadratura.
3. FRONTALITA’, la macchina da presa inquadra il soggetto
2 frontalmente.
4. CENTRALITA’, si privilegia il centro come punto dove accadono
gli eventi più importanti.
5. CAMPI MEDI, vengono privilegiati i campi medi e non ci sono
inquadrature né troppo lontane né troppo vicine.
6. MACCHINA DA PRESA AD ALTEZZA DI SGUARDI, la macchina da
presa viene posizionata ad altezza dello sguardo. Il cinema
tendeva a costruire le immagini dei primi film riproponendo un
punto di vista simile a quello dello spettatore teatrale seduto nel
posto ideale. Ci sono poi delle eccezioni come in “L’arrivo del
treno” in cui viene scelto un punto di vista diverso: la macchina
da presa non è posta in modo perpendicolare, quindi frontale,
rispetto ai binari. L’angolazione della macchina dà l’impressione
di un possibile sprofondamento del treno e quindi un punto di
vista diverso crea un effetto diverso sullo spettatore. Questo
approccio allontana dal grado zero del linguaggio
cinematografico.
Visione di:
• “Viaggio attraverso l’impossibile” 1904 Melies.
3
STORIA DEL CINEMA MOD.1 14/02/’17
Vedere, attraverso esempi, come il cinema sia passato dal grado zero del
linguaggio cinematografico, cioè dalle minime condizioni affinché un film
possa esistere, a mettere progressivamente a punto tutta una serie di
possibilità che andranno poi a costituire la sintassi del cinema, ovvero le
forme, l’insieme di figure che permettono di fare 3 cose: raccontare una
storia, costruire dei significati e determinare dei sentimenti. Fare queste
cose non più semplicemente appropriandosi di produzioni altrui ma in
qualche modo sono proprie del cinema come mezzo d’espressione. Vedere
come il cinema ha acquisito la consapevolezza delle proprie potenzialità
linguistiche, rappresentative, …
La prima proiezione pubblica avvenne 28/12/1895 a Parigi con i fratelli
Lumière.
Grazie ai fratelli Lumière, abbiamo visto come il cinema è nato e come ha
conquistato il pubblico attraverso non immagini straordinarie, ma bensì
attraverso immagini quotidiane, in cui lo spettatore dell’epoca si vedeva
rappresentato nelle sue azioni quotidiane; nessuno era mai stato in grado
di rappresentare così bene la realtà quotidiana creando uno spettacolo
della realtà.
Sin dalle sue origini, il cinema aveva altre tendenze e non solo quella della
realtà: tendenza fantastica, della costruzione di mondi impossibili e non più
della rappresentazione di mondi possibili. Uno dei primi film dei fratelli
Lumière, l’abbattimento di un muro, è fantastico e veniva in fase di
proiezione attraverso la più elementare degli effetti speciali. Il cinema è
così anche rappresentazione dell’impossibile.
Come strada dominante, il cinema ha scelto il racconto di storie, di
proseguire la tradizione fabulativa; sono cambiati i mezzi con cui si
racconta una storia, ma non il bisogno dell’uomo di vedere rappresentata
la storia della sua vita (di conquistare qualcosa, di ottenere obiettivi, di
dover superare ostacoli, …). Il cinema racconta, di per sé nella sua
strutturazione, una metafora della vita che prevede la conquista di qualche
cosa.
La “fiction”, finzione, prevede il ricorso di attori che rappresentano qualcun
altro e non se stessi.
Il grado zero del linguaggio cinematografico, ha parametri: PARAMETRI DEL GRADO ZERO
Commentato [arianna.b1]:
DEL LING. CINEMATOGRAFICO
1. Film costituiti da un’unica immagine (unica inquadratura, quindi
andava dal momento di tempo in cui si azionava la manovella al
momento in cui si smetteva di riprendere).
2. Assenza di montaggio (essendo un film costituito da un’unica
inquadratura).
3. Assenza di movimenti di macchina (fissata su di un cavalletto,
riprendeva da quella posizione senza mai muoversi, l’evento
rappresentato).
Spazio, definito sulla base di questi 4 parametri:
1. Frontalità (di fronte agli eventi rappresentati).
2. Centralità (gli eventi principali accadevano al centro dell’immagine,
non c’era la consapevolezza del poter sfruttare a pieno i margini
cinematografici).
3. La macchina da presa era collocata ad altezza di sguardo dei
personaggi.
4. Piani usati erano campi medi, piani non troppo ravvicinati né troppo
lontani.
2
Un film del 1904, “Viaggio attraverso l’impossibile” (/”Viaggio nella Luna”), MÉLIÈS
Commentato [arianna.b2]:
viaggia attraverso l’impossibile, da un cinema più povero ad uno più
complesso: film di G. Méliès, in cui lui investì gran parte dei suoi fondi, fu
un film a colori (i primi) realizzato con una tecnica rudimentale (colorarono
i fotogrammi della pellicola). Come si colloca nel contesto cinematografico:
1. Film narrativo, di finzione (racconta una storia in cui uomini e donne
non rappresentano sé stessi ma interpretano una parte).
2. Componente fantastica (cavallo di battaglia di Méliès, film che gioca
sulla costruzione di mondi impossibili, mostrano al pubblico cose che
nella realtà non può vedere).
3. E’ anche esempio di un’altra tendenza importante che poi si
svilupperà: adattamento letterario, un film che può visualizzare
un’opera letteraria più o meno nota (esso era ispirato alla letteratura
di J. Verne, uno scrittore; sfruttare la conoscenza del lettore e
metterlo in scena).
4. Azioni più complesse e durata più lunga.
Idea di racconto: racconta una storia di tipo fantastico suddivisibile in SUDDIVISIBILE IN ESORDIO,
Commentato [arianna.b3]:
INTRIGO, SCIOGLIMENTO, EPILOGO
esordio (decisione da parte dei personaggi di partire per un viaggio verso il
sole ed i suoi preparativi), intrigo (partenza del treno), scioglimento
principale (iniziano la loro avventura) ed epilogo (i personaggi, dopo essere
risaliti dal fondo del mare, vengono accolti festosamente dalla folla che li
attendeva).
Dialettica tra soggetto eroe, in questo caso collettivo (non c’è protagonista DIALETTICA FRA SOGG. EROE
Commentato [arianna.b4]:
COLLETTIVO E OGG. DI VALORE
nella storia, c’è solo una entità collettiva e non c’è un personaggio che
emerge di più rispetto agli altri), e oggetti di valore (preparare il treno,
andare sulla luna, …); in 10 minuti di storia c’è un altissimo tasso di vari
oggetti di valore che si succedono e quindi rendono il racconto ampio ed
articolato anche per la maggior durata del film.
Per quel che riguarda la costruzione delle immagini (spazio), il film è ancora
molto vicino ai primi Méliès (Illuminismo) e i primi Lumière: tutte le
immagini sono frontali, domina la centralità, la macchina da presa è altezza
di sguardo, i campi sono campi medi (nessun primo piano, nessuno
3
lunghissimo). Un punto di vista molto teatrale. C’è però qualcosa di nuovo: NOVITÀ APPORTATA DA
Commentato [arianna.b5]:
MÉLIÈS: GRADO ZERO MONTAGGIO CINEMATOGRAFICO.
la differenza fondamentale di questo film dagli altri, è che questo film è
composto da più immagini (/inquadrature), ciò vuol dire che il montaggio
in qualche modo è presente (montaggio c’è quando unisco tra loro più
immagini); per certi aspetti siamo davanti al grado zero del montaggio
cinematografico, perché ancora manca il montaggio interno delle scene. Il
film è fatto da una serie di situazioni che si svolgono in un determinato
luogo, quando esso finisce si ha la fine di questa inquadratura e l’inizio di
un’altra, c’è quindi un nuovo evento che si svolge in un altro luogo in cui
accade qualcosa che vediamo accadere dall’inizio alla fine; quando esso a
sua volta finisce, avremo nuovamente una nuova inquadratura. Ognuno di
questi singoli eventi (/scene) è rappresentato da un’unica inquadratura:
non c’è ancora il montaggio all’interno della scena (in questo tipo di
montaggio, la scena non sarà presentata da un’unica inquadratura, ma sarà
frammentata in una successione di inquadrature successivamente
assemblate tra di loro per costruire la scena vera e propria).
Per far comprendere bene allo spettatore cosa stava accadendo come ad
esempio in questo caso anche all’interno di un vagone del treno, in un film
di qualche anno più tardi, si poteva operare uno stacco all’interno della
scena passando da un’immagine dall’esterno dello scompartimento ad una
all’interno di esso. Méliès non fa questa cosa perché forse, molto
probabilmente, ciò avrebbe urtato la prassi degli spettatori dell’epoca: essi
erano abituati a vedere rappresentate delle storie come quelle viste a
teatro, di vederle in continuità attraverso le azioni di attori senza
montaggio perché a teatro non esisteva. Il cinema doveva fondarsi su
abitudini percettive dello spettatore e della forma di comunicazione
dominante che era ancora il teatro e cambiare queste abitudini poteva
anche infastidire lo spettatore; il cinema doveva seguire l’enciclopedia
spettatoriale dell’epoca (ogni epoca ne ha una), in modo da seguire le ENCICLOPEDIA SPETTATORIALE:
Commentato [arianna.b6]:
DA INTENDERSI COME L’INSIEME DI IMMAGINI CHE SONO
abitudini del pubblico. La storia doveva essere narrata in un certo modo, in DOMINANTI IN UNA CERTA EPOCA, IMMAGINI A CUI LO
SPETTATORE DI UNA CERTA EPOCA È ABITUATO.
modo tale che assecondasse le abitudini del pubblico e non si allontanasse
troppo dal modo in cui era abituato a vedere certe cose. Méliès, per
risolvere questo problema, inventa delle soluzioni più teatrali e ad esempio
4
in una scena fa sfilare, per non usare il montaggio, la porta mostrandoci
cosa c’è all’interno.
Ancora nel 1904 in Francia non viene usato il montaggio perché forse era
troppo scandaloso per l’epoca.
Anche in questa forma minimale della presenza del montaggio (non -USO MINIMALE DEL
Commentato [arianna.b7]:
MONTAGGIO:
all’interno delle scene ma fra una scena e l’altra) si ha già uno sviluppo del a.TRAMA PIÙ ARTICOLATA CON IL PASSAGGIO DA UNO
SPAZIO ALL’ALTRO.
cinema. Lo si usa non solo per dare al racconto una maggiore articolazione b.USO DELLO SPAZIO TEMPORALE (TEMPO DEL DISCORSO
È PIÙ BREVE DEL TEMPO DELLA STORIA.
ed una trama più lunga con il passaggio fra diversi luoghi (e quindi
attraverso il montaggio il cinema arricchisce le proprie possibilità spaziali),
ma può anche lavorare meglio sul tempo perché attraverso il passaggio da
una inquadratura ad un’altra, il film può fare ricorso al salto temporale
(quando si passa da un luogo ad un altro, o da un giorno/anno/… all’altro)
più o meno lungo; così a differenza di altri film, “Viaggio attraverso
l’impossibile” è il primo dei film nel nostro campione in cui accade una cosa
fondamentale riguardante il tempo ed il racconto: il tempo del discorso
(durata del film) è più breve del tempo della storia (il tempo che gli eventi
della storia avrebbero impiegato se fossero davvero esistiti).
Ogni racconto è fatto anche di vuoti, di cose che non vengono raccontate,
e anche ciò inizia grazie all’uso del montaggio.
Attraverso il montaggio il cinema diventa un racconto, da vita ad un ordine
spazio-temporale che non ha più niente a che vedere con l’ordine spazio-
temporale della realtà (ci si può muovere a piacimento tra un tempo e
l’altro, tra uno spazio e l’altro: si passa da Parigi a NY, da un anno all’altro,
…), è costituito da una duttilità che non può esistere nella realtà. Attraverso
il montaggio il cinema inizia a farsi racconto, va aldilà del grado zero
rappresentato da “L’innaffiatore innaffiato”, in cui si ha una storia ma è
una cosa che è rappresentata, una storia che potrebbe accadere tale e
quale su un palcoscenico (tempo del discorso e della storia coincidono).
Non sono più in gioco gli elementi passati ma un costrutto spazio-
temporale che non ha nulla a che vedere con quello del passato. Il cinema
5
si troverà tra teatro (la storia va avanti grazie agli attori che fanno
determinate azioni, ma la storia è anche soggetta a manipolazioni spazio-
temporali) e racconto letterario (capacità che il montaggio permette di
costruire un diverso spazio-temporale; ogni volta che si salta da una
inquadratura all’altra si può passare da un tempo all’altro o da un luogo
all’altro).
Grado zero del linguaggio cinematografico: la macchina non si muove per
tutta la durata della scena stessa, quindi abbiamo un punto di vista statico. PUNTO DI VISTA DINAMICO DE
Commentato [arianna.b8]:
“VIAGGIO ATTRAVERSO L’IMPOSSIBILE”, IDEA DI
Se si prendono in esame certe scene de “Viaggio attraverso l’impossibile” MOVIMENTO DELLA MACCHINA DA PRESA MA IN REALTÀ È
LA SCENOGRAFIA CHE SI MUOVE.
si ha l’impressione del movimento e si può parlare di un punto di vista
dinamico (nella scena in cui il treno viaggia verso il sole), ma in realtà la
macchina è ancora ferma, sono i fondali che si muovono e che quindi
danno l’impressione di movimento (movimento scenografico).
Rapporto con distanza narrante: elemento costituivo di ogni racconto, DISTANZA NARRANTE
Commentato [arianna.b9]:
entità astratta che ha funzione precisa. È quella che muove il lettore nello
spazio e nel tempo, che attraverso enunciati (una settimana dopo, …),
prende me lettore e mi sposta a seconda delle necessità del racconto, in
altri spazi e in altri tempi. Ne “Viaggio attraverso l’impossibile” si è
rapportato ad un vettore narrativo ben preciso, quello rappresentato dal
gruppo di viaggiatori che sono sempre seguiti dal pubblico; dopo che il
treno esce di scena c’è una nuova inquadratura e la distanza narrante
prende lo spettatore e lo porta al sole, il luogo in cui i viaggiatori, i
protagonisti, non sono ancora presenti. Attraverso questo passaggio si fa
evidente l’esisten
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Storia del cinema, modulo 1 - Appunti lezione rielaborati
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Appunti di Storia del cinema
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Appunti per esame "Storia del cinema A mod 2"
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