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Adolescentiemorale

Adele Massa

1° Capitolo: Dall'infanzia all'adolescenza

Cambiare per crescere

L'adolescenza è quel periodo compreso tra la fanciullezza e l'età adulta durante il quale ogni individuo deve affrontare numerosi mutamenti biologici che riguardano il corpo (la pubertà e la maturazione fisiologica) e il cervello (lo sviluppo neurologico), psicologici (lo sviluppo cognitivo e la ridefinizione del concetto di sé e della propria identità) e sociali (l'acquisizione dello status di adulto, con i diritti e i doveri che ne derivano). Si tratta di un processo inevitabile e gravoso, costellato, oltre che di numerosi compiti di sviluppo, di un alternarsi di sentimenti opposti.

Secondo il senso comune gli adolescenti non sono né carne né pesce, cioè si trovano in una via di mezzo, indefinita, in cui sanno quello che lasciano ma non ancora quello che incontreranno nel proprio cammino di crescita. L'adolescenza inizia tra 11-12 anni in coincidenza con la pubertà.

  • Pubertà: insieme di quei cambiamenti fisici e biologici che segnano la fine della fanciullezza e trasformano il corpo di un bambino in un corpo adulto capace di procreare.

Bisogna ricordare che ci sono delle variabilità individuali circa l'esordio della pubertà che dipende sia dai fattori genetici sia da fattori ambientali. Nei paesi occidentali industrializzati moderni la pubertà inizia prima. La fine dell'adolescenza oscilla tra i 18-19 anni, ciò significa che gli individui sono capaci di assumersi le responsabilità tipiche dell'età adulta: prendere decisioni autonome, essere in grado di portarle avanti con impegno e intrecciare relazioni stabili.

Nel mondo occidentale, però, il passaggio dall'adolescenza all'età adulta non è più così diretto: è emerso che i cambiamenti socioeconomici degli ultimi decenni hanno favorito la nascita di una nuova fase della vita compresa tra i 19 e i 29 anni, detta emerging adulthood. L'allungamento dei processi formativi e la posticipazione dell'ingresso nel mondo lavorativo, dovuta anche a una rigidità del mercato del lavoro divenuta più evidente durante questi ultimi anni di crisi economica, hanno portato a posticipare l'età in cui le nuove generazioni lasciano il "nido", una condizione nota come sindrome del ritardo o "bamboccioni" per la società.

Pubertà e adolescenza non sono sinonimi ma sono due concetti ben distinti. Per pubertà si intende il passaggio dalla condizione fisiologica di bambino a quella di adulto. L'adolescenza, invece, è considerata dagli studiosi come il passaggio dallo status sociale di bambino a quello di adulto. Mentre la pubertà è un fenomeno universale nello sviluppo di chi appartiene alla specie umana, l'adolescenza è un fenomeno sociale: può variare per durata, significato ed esperienze, da una cultura all'altra e, all'interno di una stessa cultura, da un gruppo sociale a un altro.

Pensare il proprio corpo

Durante la pubertà gli adolescenti si rendono conto di quello che sta accadendo loro, sono cioè consapevoli dei loro cambiamenti fisici. Si confrontano con i loro coetanei. L'esito di queste valutazioni ha importanti ricadute psicologiche che mettono alla prova la capacità individuale di adattamento. La dismorfofobia è la paura che ci sia qualcosa di strano e anomalo nel proprio sviluppo fisico che li rende "brutti" rispetto ai propri coetanei. Un problema particolarmente importante dovuto alla pubertà è la sua anticipazione o posticipazione (ricordare la differenza tra maschi e femmine). Durante questa fase è importante il sostegno degli adulti significativi (genitori, insegnanti, parenti, etc.).

Non è da sottovalutare anche il contesto culturale in cui gli adolescenti sono inseriti. Le pressioni sociali sono più forti nei confronti delle ragazze rispetto ai ragazzi e in genere esse sono più insoddisfatte rispetto al proprio aspetto fisico. L'importanza del proprio aspetto va nell'età compresa tra 12-17 anni.

Sviluppo cerebrale

Il cervello evolve dall'infanzia all'adolescenza fino all'età adulta. Jay Giedd, scienziato americano che ha studiato i cervelli di milioni di bambini e adolescenti, ha trovato che il cervello degli adolescenti non è maturo come quello degli adulti, ma va incontro a una serie di cambiamenti rilevanti che riguardano sia la materia grigia che la materia bianca.

Per quanto riguarda la materia grigia, nel periodo tra i 6-12 anni si assiste a una crescita impressionante dei neuroni e delle loro connessioni. Dopo i 12 anni questo processo si interrompe e comincia una graduale diminuzione, una sorta di "potatura" dei neuroni e delle loro connessioni. Il cervello quindi si specializza eliminando le parti meno impiegate e meno utili per l'individuo.

La corteccia prefrontale, il nostro sistema di controllo cognitivo, ci aiuta a resistere agli impulsi, a valutare i costi e i benefici delle nostre azioni, a progettare il futuro e a prendere decisioni sagge. Se negli anni dell'adolescenza le connessioni tra le cellule cerebrali si riducono di numero, la loro capacità di comunicazione migliora. Questo processo avviene attraverso un aumento della materia bianca, definita mielina.

La mielina è una sostanza lipidica che avvolgendo gli assoni, la parte dei neuroni che entra in connessione con le altre cellule, funge da isolante facilitando la trasmissione degli impulsi cerebrali e aumentandone velocità ed efficienza. Il processo di mielinizzazione è particolarmente attivo in adolescenza e riguarda non solo le aree della corteccia prefrontale, ma anche del sistema limbico, che rappresenta il centro socio-emozionale che regola tutto ciò che ha a che fare con le nostre emozioni.

I cambiamenti nella sostanza bianca riguardano anche le connessioni tra le diverse aree del cervello. In particolare, proliferano le connessioni tra la corteccia prefrontale e il sistema limbico e paralimbico, ossia tra la parte razionale e quella emotiva del nostro cervello. Il cervello degli adolescenti è particolarmente sensibile ad alcuni ormoni e neurotrasmettitori. Ad esempio, si riscontra un aumento della presenza della dopamina nel periodo compreso tra i 14 e i 17 anni.

Lo sviluppo cognitivo

Piaget fu il primo ad aver indagato le tappe dello sviluppo cognitivo. Già dalla primissima infanzia, gli individui imparano a ragionare partendo dai dati concreti, ottenuti attraverso l'esplorazione della realtà, la manipolazione e l'esperienza con gli oggetti. Secondo Piaget, gli adolescenti sono nello stadio delle operazioni formali, che si caratterizza per il passaggio dal concreto all'astratto. Gli adolescenti, quindi, per analizzare la realtà possono utilizzare sia il pensiero concreto che quello astratto.

Gli adolescenti sono in grado di formulare paragoni secondo alcuni ideali. Ragionano in modo più logico, utilizzando il ragionamento ipotetico-deduttivo. Per sperimentare ciò, Piaget (con un altro) sottopose a diversi adolescenti alcuni esperimenti di scienze naturali, tra cui il problema del pendolo.

  • Problema del pendolo: i partecipanti dovevano individuare quale variabile tra la lunghezza della corda, il peso dell'oggetto a essa fissato e la forza della spinta determinasse la durata dell'oscillazione del pendolo.

Paola di Blasio definiva questo fenomeno come "ebrezza di pensare". Negli adolescenti diviene urgente il bisogno di analizzare personalmente la realtà sociale che li circonda, di elaborare teorie, di individuare le contraddizioni del mondo adulto, di mettere in discussione le norme, le regole e i valori sostenuti dai genitori, etc.

Il pensiero formale permette agli individui di riflettere su di sé, su ciò che sono, su ciò che vogliono e non vogliono diventare in futuro, di confrontare i propri desideri con i vincoli della realtà. Favorisce lo sviluppo dell'autoconsapevolezza e della percezione di sé.

David Elkind ha evidenziato come l'aumentata coscienza di sé possa sfociare in un forte egocentrismo. In particolare, egli individua due forme di egocentrismo:

  • Il pubblico immaginario: si riferisce al fatto che gli adolescenti spesso pensano di essere al centro dell'attenzione; tutti gli occhi sono puntati su di loro, come se fossero attori su un palcoscenico. Questa sensazione può spiegare il timore degli adolescenti di essere giudicati dai propri pari per una pettinatura sbagliata o un look inadeguato. Spesso, il desiderio di essere notati può portare a comportamenti volti a richiamare l'attenzione su di sé.
  • La fiaba personale: si riferisce al fatto che gli adolescenti tendono a sovrastimare il loro senso di unicità e invincibilità. Da un lato, infatti, sentono di essere così diversi dagli altri, nel modo di sentire e vedere le cose, da giungere a pensare che nessuno al mondo potrà mai capirli.

Concludendo, si può dire che lo sviluppo del pensiero formale rappresenta il traguardo più evoluto della capacità umana di ragionare, ma tale sviluppo può realizzarsi pienamente solo in un contesto sociale accogliente e stimolante. L'interazione sociale e il ruolo fondamentale degli adulti, soprattutto genitori e insegnanti, favoriscono lo sviluppo cognitivo delle nuove generazioni. Jerome Bruner sottolineava che gli adulti in quanto educatori devono svolgere il ruolo di scaffolding, ossia di impalcatura, graduando il supporto e modulandolo in funzione delle abilità dei bambini e della natura del compito. L'adulto, dosando il tipo di guida, li aiuta a conquistare nuove abilità e a consolidare quelle apprese.

La formazione dell'identità e del concetto di sé

La conquista di un'identità stabile e matura rappresenta il compito più gravoso e rilevante che ogni adolescente deve affrontare durante il proprio percorso di crescita. William Damon e Daniel Hart sottolineano che i valori morali sono le basi fondamentali sulle quali ancorare e costruire la definizione di sé.

La rielaborazione dei concetti morali, definire ciò che è sbagliato e ciò che è giusto, spesso sfocia in conflitti con gli adulti, ma sono funzionali al raggiungimento della propria autonomia valoriale. Soltanto in questo modo, infatti, gli individui saranno in grado di sviluppare un sistema di valori autonomo e indipendente che ne orienterà e regolerà gli atteggiamenti e i comportamenti.

Erik Erikson si occupò per primo del processo di formazione dell'identità negli adolescenti. Secondo Erikson, la vita degli esseri umani può essere concepita come una serie di stadi, ciascuno contrassegnato da un conflitto vitale che deve essere risolto per passare allo stadio seguente. Il conflitto che caratterizza l'adolescenza riguarda l'elaborazione dell'identità, in particolare la tensione tra identità e diffusione di identità.

Il processo di formazione dell'identità in adolescenza implica quindi il rimettere in discussione quanto acquisito e dato per scontato durante l'infanzia e integrare in modo originale e personale le identificazioni e le diverse espressioni di sé che verranno scelte durante questo processo. Il pericolo maggiore che l'adolescente corre, secondo Erikson, è quello della diffusione dell'identità o del conflitto di ruolo, che consiste nel non riuscire a integrare in un solido nucleo aggregante le diverse parti del sé, dando origine a una "identità dispersa", la quale passando da un'identificazione all'altra, prova e riprova ruoli sociali differenti in una sorta di "turismo psicologico".

Quando questa crisi si risolve, si forma un'identità coerente e duratura nel tempo, si accetta se stessi per quello che si è e le proprie caratteristiche personali.

James E. Marcia, riprendendo il modello di Erikson, definisce quattro stati di identità (acquisizione dell'identità, chiusura, moratorium e diffusione) che derivano dall'intersezione di due dimensioni: l'esplorazione (si riferisce al modo e alla quantità di tempo impiegata dall'individuo per indagare le alternative possibili nelle diverse aree per lui rilevanti, es. la scuola, il lavoro, etc.) e l'impegno (riguarda l'investimento di risorse ed energie sull'alternativa scelta all'interno delle diverse opzioni che l'individuo ha preso in considerazione).

  • Coloro che raggiungono lo stato di acquisizione dell'identità hanno esplorato in maniera sistematica e significativa le varie alternative e hanno assunto impegni precisi a lungo termine.
  • Nel caso dello stato di chiusura, gli adolescenti si sono impegnati in un determinato ambito, ma tale scelta è stata effettuata senza un'adeguata esplorazione delle alternative e adottando ruoli e valori ispirati alle identificazioni infantili. È il caso di chi sceglie la stessa carriera del padre o della madre senza prendere in considerazione altre possibilità lavorative.
  • Lo stato di moratorium caratterizza gli adolescenti impegnati nella fase esplorativa e di ricerca di ruoli sociali in linea con le proprie aspirazioni, ma che non hanno ancora assunto impegni precisi. È tuttavia presente uno sforzo importante per raggiungere tale scopo.
  • Infine, lo stato di diffusione, analogamente a quanto ipotizzato da Erikson, corrisponde a chi ha messo in atto superficialmente vari tentativi di esplorazione ma dimostra una mancanza quasi assoluta di impegno.

L'acquisizione dell'identità passa attraverso più crisi e risoluzioni e non può mai essere considerata come definitivamente conclusa. È importante però considerare che l'esito positivo del processo di rielaborazione dell'identità dipende anche dal sostegno sociale su cui ogni adolescente può contare (la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari).

2° Capitolo: Il ruolo delle leggi

Ragionamento e agire morale

Le regole rendono possibile la vita sociale, indicano qual è il comportamento adeguato nelle diverse situazioni, cosa è consentito fare e che cosa è proibito. L'aumento del rispetto...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adele.massa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Fanari Rachele.
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