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Psicologia del bambino maltrattato

La violenza verso i bambini

Definizione e caratteristiche

Per abuso deve intendersi: quell'insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la: trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino.

Differenze tra paesi: occidentali — la focalizzazione prevalente è sulle forme di violenza intrafamiliare; paesi in via di sviluppo — problematiche sociali e culturali che inducono a rivolgere l'attenzione all'abuso extrafamiliare — sfruttamento lavorativo, traffico e vendita di minori, prostituzione infantile e abuso istituzionale.

Convenzione dei diritti dei minori: "danno o abuso fisico o mentale, trascuratezza o trattamento negligente, maltrattamento, alle diverse forme di sfruttamento e abuso sessuale illegale, lo sfruttamento nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illegali, lo sfruttamento in spettacoli e materiali pornografici, torture o ad altre forme di trattamento o punizione crudeli, inumane o degradanti, allo sfruttamento economico e al coinvolgimento in lavori rischiosi."

Bisogna differenziare i danni dell'infanzia da altri problemi sociali, economici e sanitari —> bambini che soffrono per malnutrizione, fame, malattie infettive, abbandono, sfruttamento, guerre ecc. Non tutte queste forme sono legittimamente classificabili sotto la dizione di violenza dell'infanzia.

Child Protection Register inglese

  • Trascuratezza: con la quale si intende una grave o persistente negligenza nei confronti del bambino, o il fallimento nel proteggerlo dalla esposizione a qualsiasi genere di pericolo, incluso freddo o fame, o anche gli insuccessi in alcune importanti aree dell'allevamento che hanno come conseguenza un danno significativo per la salute o per lo sviluppo, compreso un ritardo della crescita in assenza di cause organiche.
  • Maltrattamento fisico: che implica un danno o un fallimento nel prevenirlo, inclusi gli avvelenamenti intenzionali, soffocamento e sindrome di Muchhausen per procura. Omicidio infantile.
  • Abuso sessuale: che comporta lo sfruttamento sessuale di bambino o adolescente, dipendente e/o immaturo sul piano dello sviluppo, e anche prostituzione infantile e pornografia.
  • Abuso emozionale: comunemente denominato maltrattamento psicologico, che si riferisce a persistenti maltrattamenti emotivi e atteggiamenti di rifiuto e di denigrazione che determinano conseguenze negative sullo sviluppo affettivo e comportamentale.

Sindrome di Munchhausen per procura

La sindrome di M per procura è una particolare forma di abuso nella quale un genitore (in genere la madre) sottopone il proprio figlio a continue visite mediche, accertamenti e cure inopportune per sintomi o malattie da lei inventati o indotti. Si tratta di madri che presentano gravi disturbi psichici, quali ad esempio una personalità paranoide o addirittura psicotica e che instaurano col figlio una relazione patogena caratterizzata dallo spostamento su di lui delle proprie ansie e preoccupazioni.

O'Hagan: distinzione tra abuso emozionale e maltrattamento psicologico

  • Abuso emozionale: implica da parte dell'adulto una reazione emozionale stabile, ripetitiva e inappropriata all'esperienza del bambino e alle sue espressioni comportamentali.
  • Maltrattamento psicologico: nella sua forma di denigrazione verbale, critiche e svalutazioni, si configura come una risposta comportamentale stabile, ripetitiva e inappropriata che danneggia o inibisce lo sviluppo di alcune facoltà cognitivo-emotive fondamentali quali l'intelligenza, l'attenzione, la percezione, la memoria.

È difficile definire in modo univoco l'abuso infantile e questo problema influisce le ricerche in quantità e in qualità.

Entità del fenomeno

Studi retrospettivi: sono basati su interviste o casistiche cliniche di adulti o adolescenti, solitamente propongono livelli di abuso decisamente più elevati rispetto alle stime ufficiali. Sembrano confermare l'opinione diffusa che nella popolazione infantile vi sia un numero di vittime nettamente superiore a quella che giunge all'attenzione dei servizi e delle istituzioni. Negli ultimi anni tali studi hanno evidenziato con allarme le percentuali elevate di adulti che, nel costruire la propria storia, riferiscono di aver subito qualche forma di violenza e di abuso.

Studi di popolazione: si basano sul raccogliere i dati provenienti dalle diverse agenzie del territorio che confluiscono nei registri nazionali, forniscono indicazioni più puntuali sull'incidenza e sulla prevalenza del fenomeno. Duplicazione: è un problema in quanto lo stesso bambino in questo studio potrebbe essere segnalato più volte.

Con gli anni le percentuali di abusi e violenze minorili è cresciuto esponenzialmente. Si distinguono tre diverse forme di maltrattamento, in base all'ampiezza e alla diffusione:

  • Vittimizzazioni pandemiche: sono quelle che toccano la maggior parte dei bambini nel corso dello sviluppo e includono punizioni fisiche, piccoli furti, aggressioni dai coetanei e dai fratelli e atti di vandalismo.
  • Vittimizzazioni acute: meno frequenti, che riguardano una minoranza di bambini, ma sono generalmente più gravi. Tra queste si possono includere l'abuso fisico e sessuale, la trascuratezza e il sequestro nella famiglia o da parte di qualche familiare.
  • Forme di violenza straordinaria: che comprendono l'omicidio, l'omicidio come conseguenza del maltrattamento e il sequestro da parte di estranei.

Negli Stati Uniti, l'incidenza delle vittimizzazioni acute è alta. Nel 1998, le percentuali erano il 18% in più rispetto agli anni '90 —> dal 1986 al 1996 + 67% —> per tutte le categorie di abuso, in particolare l'abuso sessuale. Le bambine sono più a rischio rispetto ai bambini (per l'abuso sessuale) e solitamente da parte più del padre biologico o patrigno che dalla mamma naturale o matrigna. Mentre per quanto riguarda la trascuratezza, si riporta che è per la maggior parte delle volte causata dalla mamma naturale o matrigna.

Prevenzione

  • Prevenzione primaria: finalizzata a ridurre l'incidenza del fenomeno, ha lo scopo sia di promuovere una cultura per la tutela dell'infanzia sia di individuare le situazioni a rischio prima dell'insorgere della violenza.
  • Prevenzione secondaria: interventi precoci per una efficace presa in carico, laddove si sia già verificato l'abuso (early detection) al fine di ridurre la prevalenza del fenomeno.
  • Prevenzione terziaria: quelli volti a ridurre i danni fisici e psicologici provocati dall'aver subito maltrattamento e abuso.

I bambini maltrattati e abusati: alcuni dati

La distribuzione per fasce di età mostra una lieve dominanza di bambini tra i sette e i nove anni, ma nella sostanza una distribuzione equa nelle prime quattro fasce d'età.

Età dei bambini

  • 0-3 ANNI: 21%
  • 4-6 ANNI: 19%
  • 7-9 ANNI: 8%
  • 10-12 ANNI: 20%
  • 13-15 ANNI: 13%
  • >15 ANNI: 19%

Le tipologie di violenza: segnalano un'alta percentuale di maltrattamento fisico seguito da abuso sessuale, trascuratezza, maltrattamento psicologico e situazioni di rischio e pregiudizio. Negli anni attuali vi è più abuso sessuale che maltrattamento fisico. I diversi tipi di violenza possono coesistere nello stesso bambino.

Ad esempio, l'abuso sessuale, indicato come categoria autonoma, va sempre inteso come attraversato da maltrattamento psicologico ed emotivo che la nostra stessa legislazione presume, senza doverlo provare (più bambine che bambini e più maschi in tutte le altre tipologie di maltrattamento).

Tipologie di violenza

  • Maltrattamento fisico: 46%
  • Trascuratezza: 18%
  • Abuso sessuale: 21%
  • Maltrattamento psicologico: 7%
  • Rischio: 8%

In relazione all'autore della violenza: violenza da parte di entrambi i genitori, più il padre che la madre in genere.

Autore della violenza

  • Padre: 41%
  • Madre: 17%
  • Padre e Madre: 7%
  • Altri: 35%

Durata della violenza: si riferisce solo al 59% dei bambini —> per più di quattro anni o due.

Durata della violenza

  • 1 mese: 10%
  • 6 mesi: 13%
  • 1 anno: 24%
  • 2 anni: 5%
  • 3-4 anni: 17%
  • >4 anni: 31%

Età, tipo di violenza, durata e provvedimenti di tutela —> sul libro

Caratteristiche dei contesti violenti

La violenza ai danni dei bambini è un fenomeno grave e complesso. Un primo elemento di immediata evidenza è la compresenza di diversi tipi di maltrattamento sullo stesso bambino. L'abuso sessuale di per sé implica violenza psicologica anche quando quest'ultima non si esprime nelle forme di denigrazione verbale o di svalutazione esplicita. Si associa anche a quella mancanza di protezione e di tutela da parte del genitore non direttamente abusante o violento che abitualmente viene indicata come trascuratezza psicologica. Ci sono quadri che possono essere articolati in due gruppi:

  • Un primo in cui domina l'abuso sessuale strettamente associato a trascuratezza, maltrattamento psicologico e, in alcuni casi, a maltrattamento fisico, associato a trascuratezza e a maltrattamento psicologico.
  • Un secondo gruppo in cui domina il maltrattamento fisico, associato a trascuratezza e a maltrattamento psicologico.

C'è poi da considerare la storia familiare nella quale i bambini si trovano coinvolti, che ci fa intravedere una progressione, un aggravamento e un moltiplicarsi dei maltrattamenti e degli abusi nel tempo, suggerendoci una sorta di processualità che via via induce la cronicità. La cronicità degli abusi è un altro elemento significativo, la durata della violenza, nella gran parte dei casi, è tale da configurarsi come vere e proprie relazioni stabili e durature nel tempo che contrassegnano l'esistenza dei bambini per anni e, soprattutto, negli anni più importanti e formativi.

Questi quattro elementi, vale a dire, compresenza di diverse forme di abuso, processualità ed evoluzione dell'abuso stesso, cronicità e coerenza del sistema relazionale (mancanza di protezione da entrambi i genitori) rappresentano aspetti chiave e specifici dalla cui diversa articolazione certamente dipende lo spazio più o meno ampio che può esercitare, sulla evoluzione del bambino, quell'insieme di fattori protettivi teoricamente idonei a ridurre l'impatto di tali esperienze.

Forme di violenza e conseguenze psicologiche

Ciò che appare utile tener presente nella valutazione delle conseguenze psicologiche è che alcune combinazioni di violenza sono più negative di altre e che la progressione con cui forme diverse si succedono nel tempo o si sommano rappresentano una condizione esplicativa dell'aggravarsi delle condizioni psicologiche del bambino.

Maltrattamento psicologico

  • Il maltrattamento psicologico è presente in tutte le altre forme, e perciò rende particolarmente difficile definire le conseguenze e le connessioni specifiche in termini di danno.
  • Alcuni tendono ad includere nel maltrattamento psicologico anche la trascuratezza emotiva in quanto sufficientemente ampio da includere le dimensioni sia cognitive che affettive.
  • In termini generali si può considerare il maltrattamento psicologico come la reiterazione di pattern comportamentali o modelli relazionali che coinvolgono sul bambino l'idea che vale poco, non è amato, non è desiderato, o anche la presenza di biasimo protratto, isolamento forzato, critiche, disparità e preferenze nell'atteggiamento verso i fratelli e, ancora, minacce verbali, consentire che il bambino assista a conflitti coniugali, sia spettatore di aggressioni fisiche di un genitore nei confronti dell'altro o dei fratelli. L'esposizione a influenze criminali o immorali.
  • L'Office for the Study of the Psychological Rights of the Child dell'India ha proposto cinque categorie comportamentali distinte: 1) Disprezzare 2) Terrorizzare 3) Isolare 4) Sfruttare e/o corrompere 5) Mancare di responsività
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adele.massa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Fanari Rachele.
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