Gli adolescenti
Adele Massa
Nel linguaggio comune, l'adolescenza sta a indicare quel periodo di vita, compreso tra la fanciullezza e l'età adulta, durante il quale nella persona si verifica una serie di cambiamenti radicali che riguardano il corpo (maturazione biologica), la mente (sviluppo cognitivo) e i comportamenti (rapporti e valori sociali).
Quando comincia e quando finisce l'adolescenza?
Alcuni psicologi la collocano tra gli 11-12 e i 18-19 anni, ma c'è anche chi sostiene che tale fase corrisponde a tutto il secondo decennio di vita e chi afferma che può prolungarsi fino ai 25-26 anni.
Fenomeno universale o culturale?
L'adolescenza è un fenomeno universale che si presenta in maniera uniforme per tutti gli adolescenti oppure si connota diversamente a seconda della cultura, del periodo storico e persino dei singoli adolescenti? L'affermazione secondo cui l'adolescenza comincia nella biologia e finisce nella cultura (società) sintetizza in modo brillante le ragioni che permettono di delimitare la cronologia di questa età.
Infatti è con la pubertà (cioè la maturazione biologica che segna il termine della fanciullezza e che rende ogni individuo idoneo a riprodursi) che inizia l'adolescenza. Poiché i fenomeni di cambiamento fisico ed emozionale connessi con la pubertà cominciano a manifestarsi in un range di età molto ampio, che può variare dai 9-10 anni ai 13-14, non può essere definito un inizio universale preciso.
D'altra parte, i criteri che stabiliscono il termine di tale periodo sono l'emergere dell'autonomia, della coerenza e della responsabilità con cui l'individuo si rapporta al mondo. In altri termini, l'adolescenza si conclude quando l'individuo è in grado di stabilire rapporti significativi con un'altra persona, con i gruppi di riferimento più prossimi e con il proprio ambiente di vita più ampio, sia sul piano sessuale e affettivo, sia sul piano operativo e istituzionale.
La visione di Freud ed Erikson
Sigmund Freud sostiene che l'essere umano è adulto quando è in grado di amare e di lavorare. Erik Erikson riformulò la teoria di Freud, precisando il significato dei termini "amare" e "lavorare". "Amare", ad esempio, vuole dire essere in grado di impegnarsi in un rapporto intimo con un'altra persona realizzando così un incontro fra due Io, ciascuno dei quali è dotato di una precisa identità. Questa tappa matura dello sviluppo è raggiunta subito dopo l'acquisizione dell'identità, cioè della consapevolezza da parte del soggetto (uomo o donna) di essere sempre la stessa persona anche se si sente cambiato, nonché di essere un individuo unico, diverso da tutti gli altri, dotato di un proprio stile nel modo di rapportarsi con il mondo.
L'identità, inoltre, costituisce il criterio mediante il quale il soggetto può fare scelte responsabili e coerenti a proposito del proprio impegno nel mondo sociale: in altre parole, verso quale carriera lavorativa decide di avviarsi, scartando, necessariamente, tutte le altre disponibili.
Facendo riferimento alla nostra epoca, possiamo dire che gli individui sono in grado di stringere rapporti intimi e compiere scelte sociali responsabili e coerenti solo una volta compiuta la maggiore età legale, cioè 18 anni. Quindi dovrebbe essere riconosciuto da tutti che l'adolescenza si conclude generalmente verso i 18 anni. Ma non è così, in quanto per molti individui può capitare che il periodo di preparazione alla vita adulta si prolunghi per più anni; essi infatti raggiungono la piena autonomia finanziaria oltre i 20 anni. Perciò coloro i quali rimangono a casa/in famiglia vengono considerati, per via del senso comune, ancora adolescenti in quanto incapaci di autosostenersi.
Può accadere che gli stessi soggetti si convincano di essere ancora in stato di minorità e rifuggano quindi dall'assumere responsabilità da adulti.
Gioventù e preparazione avanzata
Gli studiosi ormai convengono sull'opportunità di definire gioventù la fase della vita che sta tra l'adolescenza e l'età adulta vera e propria, fase resa possibile dal benessere del mondo postmoderno. Secondo questa accezione istituzionale, è da considerare giovane chi, dopo le scuole superiori, va all'università o chi ha l'opportunità di vivere un periodo di preparazione avanzata comparabile a quella universitaria. Se da un lato la preparazione prolungata può far acquisire competenze culturali, scientifiche e tecniche particolarmente approfondite, dall'altro lato occorre tenere presente che la condizione di "persona non ancora adulta perché in preparazione" può costituire un alibi per rinviare ogni assunzione di responsabilità (non ci sono ancora studi approfonditi volti a studiare tale fenomeno).
Approssimativamente si può dire che l'adolescenza si conclude verso i 18 anni, età in cui ragazzi e ragazze sono maturi per assumere impegni affettivi, per vivere esperienze di intimità, per iniziare una propria carriera lavorativa (anche la scelta di continuare gli studi all'università è una scelta per una carriera lavorativa futura in quanto tende appunto ad orientare l'individuo, e allo stesso tempo esclude altre scelte). Per coloro i quali affrontano un'adolescenza prolungata si può dire che si trova di fronte a un periodo di disagio, a un processo di costruzione di identità che non si è ancora compiuto.
Conclusione dell'adolescenza
Altrettanto incerta è la nostra conoscenza circa la conclusione dell'adolescenza di chi va a lavorare precocemente, soprattutto se non ha avuto alcuna possibilità di fare una scelta in merito (alcune società e culture lo prevedono). Nella nostra società, se un ragazzo o ragazza assume responsabilità lavorative subito dopo la pubertà, per sostenere la famiglia di origine o per mantenersi al di fuori della famiglia, vivono pur sempre in un contesto che li considera adolescenti e tende a influenzare, attraverso le mode e i messaggi dei mass-media, i loro gusti, le loro scelte, le loro condotte.
Questa considerazione è valida anche per coloro che a 14-15 anni abbandonano la scuola senza poter lavorare, in quanto troppo piccoli, ed essi sono i più esposti alle influenze culturali effimere. Tutto questo è noto come esiti diversi della vicenda adolescenziale secondo i psicoanalisti.
Esiti del processo di crescita
Renzo Canestrari
Renzo Canestrari, psicoanalista, fece studi riguardo i conflitti adolescenziali e i meccanismi di difesa che vengono messi in atto. Egli ha individuato vari possibili esiti del processo di crescita.
- Esito ottimale: Pur tra momenti di regressione all'infanzia e fughe in avanti, il soggetto sperimenta un processo di crescita duro e laborioso nel quale si confronta in modo critico con partner significativi, si sforza di rivedere costantemente i modelli di integrazione socialmente stabiliti. Sono questi i casi in cui si giunge a quel tipo di personalità definita adeguata.
- Esito meno adeguato: L'adolescente, di fronte al compito doloroso della crescita, non si distacca dalle difese ossessive dell'età della latenza: nega perciò ogni forma di conflitto, nella convinzione che se non si allontanerà dalla strada indicata dai genitori diventerà senza alcuno sforzo un adulto riuscito. In realtà, si tratta di un'adolescenza ritardata, in quanto i soggetti possono avere problemi nevrotici più tardi, anche verso i 30 anni, nel momento in cui si trovano ad avere un primo impatto con la realtà. Una variante di questo esito è quella in cui sembra che l'adolescenza si prolunghi all'infinito: è il caso dei soggetti che cercano di evitare scelte definitive, concentrando ogni interesse su loro stessi.
- Esito dell'adolescenza abbreviata o sacrificata: Esemplificato dalla situazione di ragazzi che vivono esperienze totalmente dipendenti dalla durezza della situazione concreta. Gli adolescenti sono costretti a farsi carico di tutto ciò che è necessario per la sopravvivenza quotidiana, mentre le loro capacità di giudizio e di critica non sono ancora pienamente elaborate.
- Esito dissociale: Gli adolescenti restano ancorati alle difese maniacali e paranoidee e, tenendosi a una rigida scissione del buono dal cattivo, idealizzano sempre ciò che i genitori e la società in genere disapprovano.
Una o diverse adolescenze?
Appare evidente che esistono modi diversi di vivere e dare significato all'età adolescenziale, non soltanto tra culture diverse, ma anche all'interno di una stessa cultura. Secondo molti studiosi, le caratteristiche più tipiche del periodo adolescenziale sono costituite dai disturbi emozionali e dall'instabilità della condotta; ciò non può essere universalizzato in quanto è stato riscontrato da studi recenti che vi sono delle differenze individuali anche in questo.
Un'altra caratteristica dell'adolescenza considerata universale da molti addetti ai lavori è l'incremento delle pulsioni sessuali; diverse ricerche empiriche, anche qua, hanno dimostrato che il fenomeno non riguarda in modo uniforme tutti i soggetti. Infatti, ci sono casi, anche se non frequenti, in cui sembra che le pulsioni sessuali si attivino prima della comparsa della pubertà o di altri segnali dell'inizio dell'adolescenza. D'altronde, ci sono casi, molto più frequenti, in cui le emozioni e pulsioni sessuali diventano più attive, o assai più intense, soltanto molto tempo dopo la pubertà; dunque, il modello psicoanalitico di adolescenza sembra essere pertinente per un numero limitato, anche se considerevole, di individui.
Un'altra tesi smentita dagli studi psicologici più recenti è quella secondo cui l'adolescenza sarebbe caratterizzata da un cambiamento repentino e radicale della personalità (adolescenza come "seconda nascita"). In realtà, oggi sappiamo che lo sviluppo della personalità avviene in modo graduale e progressivo.
Kevin Lewin
Kevin Lewin, uno dei padri fondatori della psicologia sociale, studiò come tenere conto dei vari fattori che concorrono a dare sostanza al fenomeno adolescenziale, suggerendo di impostare lo studio dell'adolescenza partendo da un dato di fatto, incontrovertibile: questa fase della vita è un periodo di transizione fra la fanciullezza e l'età adulta che si articola lungo un arco di tempo che dura diversi anni. Non la si può considerare quindi come un evento improvviso che dà luogo a esiti del tutto positivi o del tutto negativi.
Superamento dei compiti di sviluppo
Questa impostazione concettuale richiama la nozione di superamento dei compiti di sviluppo elaborata, in diversi momenti, dalla psicologia dello sviluppo e dalla psicologia della personalità, in riferimento ai problemi che gli individui in fase di crescita incontrano nei vari momenti della loro esperienza. Erikson e Robert Havighurst influenzarono il modello proposto da Lewin.
I compiti dello sviluppo
Havighurst: secondo Havighurst, tutta la vita dell'individuo è costituita da una successione di compiti che devono essere risolti nel momento opportuno. Se questo non avviene nei tempi giusti, lo sviluppo dell'individuo viene compromesso.
Nell'infanzia, ad esempio, esistono dei compiti, quali imparare a camminare e a parlare, per i quali i tempi sono biologicamente determinati. Se per qualche motivo l'individuo non riesce a superarli, tutto il complesso meccanismo di evoluzione della sua personalità ne risulta sconvolto. Esistono diversi compiti di sviluppo che sono praticamente universali e costanti in ogni cultura; altri, invece, sono presenti in alcune società o sono peculiarmente definiti dalla cultura in cui vive e cresce l'individuo.
Havighurst propone una lista in cui compaiono dieci compiti che contraddistinguono l'adolescenza:
- Instaurare relazioni nuove e più mature con i coetanei di entrambi i sessi.
- Acquisire un ruolo sociale maschile o femminile.
- Accettare il proprio corpo e usarlo in modo efficace.
- Conseguire indipendenza emotiva dai genitori e da altri adulti.
- Raggiungere la sicurezza derivata dall'indipendenza economica.
- Orientarsi verso e prepararsi per una occupazione o una professione.
- Prepararsi al matrimonio e alla vita familiare.
- Sviluppare competenze intellettuali e le conoscenze necessarie per acquisire la competenza civica.
- Desiderare e acquisire un comportamento socialmente responsabile.
- Acquisire un sistema di valori e una coscienza etica come guida al proprio comportamento.
Quelli indicati sono compiti di sviluppo tipici degli adolescenti bianchi di classe media americana degli anni '50, non vengono presi in considerazione tutti gli altri casi di adolescenza. La nozione di compito di sviluppo si fonda sul rapporto tra l'individuo, la sua appartenenza sociale e l'ambiente in cui è inserito.
In una società pluralistica e complessa come la nostra, le difficoltà che l'adolescente deve affrontare non sono uguali né inevitabili per tutti, anche se tutti, per diventare adulti, devono superare una serie di compiti di sviluppo investendovi molte delle proprie energie. Questi compiti talvolta per alcuni possono essere svolti senza drammi, mentre magari in altre condizioni essi appaiono particolarmente difficili, creando frustrazioni, angoscia e senso di impotenza, portando quindi a uno stato di irrequietezza, di aggressività e, al limite, di apatia.
John Coleman
John Coleman ha proposto un modello focale per dar conto delle diverse modalità con cui i compiti di sviluppo possono essere risolti raggiungendo risultati gratificanti. Secondo tale modello, nei diversi momenti dell'età adolescenziale ogni individuo affronta "blocchi" di problemi: per esempio, le preoccupazioni per il proprio cambiamento fisico, l'ansia a proposito delle relazioni eterosessuali, etc. Se dovessero affrontare tutte insieme queste difficoltà in un breve periodo di tempo gli adolescenti non riuscirebbero a farcela. Gli adolescenti sono in grado di risolvere tali problemi solo se affrontati uno alla volta in successione.
Il corpo che cambia e la scoperta della sessualità
La pubertà
L'adolescenza è uno dei periodi della vita umana più contrassegnati dal cambiamento; si tratta di un processo atteso e ineluttabile, che si pone su varie dimensioni e comporta incertezze e smarrimenti, euforia e ansia, soddisfazione e insoddisfazione. Da un lato, l'adolescenza ha un impatto positivo (diventare grandi); dall'altro lato, negativo (ci si lascia dietro le nostre certezze, ciò che è conosciuto e familiare).
In generale, uno dei primi cambiamenti che l'adolescente si trova di fronte è quello che riguarda il corpo, che comporta una profonda e irreversibile trasformazione, non solo fisica, ma di tutta la persona. A differenza di quando si è neonati, l'adolescente percepisce e vede i suoi cambiamenti i quali modificano il suo modo di rapportarsi con l'ambiente esterno (anche questa presa di coscienza è in se stessa un fattore di sviluppo, in quanto incrementa in lui/lei la motivazione di osservarsi e riflettere su di sé).
La maturazione biologica ha inizio in momenti differenti nei diversi individui, soprattutto è sostanziale la differenza dei cambiamenti intellettuali, emozionali, fisici e relazionali tra maschi e femmine. Con la maturazione biologica, il corpo dunque si trasforma e l'individuo diventa in grado di riprodursi. Ciò avviene in ragione di un incremento dell'attività ipotalamo-ipofisaria gonadotropa regolata da meccanismi dell'organismo che sono geneticamente predeterminati. Questa fase è denominata pubertà ed è in genere considerata la tappa d'inizio dell'adolescenza.
Lo sviluppo puberale è costituito dallo scatto di crescita che consiste in un aumento del ritmo di sviluppo del peso e dell'altezza, dura non più di due anni e può portare a un aumento della statura del 18% (varia da un individuo all'altro per quanto riguarda l'intensità, la durata e l'età in cui inizia). I cambiamenti che seguono lo scatto di crescita sono:
- L'aumento dell'altezza inizia nei maschi tra i 10-16 anni e nelle femmine tra i 7-8 anni o 14 anni; gli individui crescono sino ai 18-19 anni.
- Aumento del peso e accumulo di tessuto adiposo. Lo scatto di crescita interessa anche il peso, si manifesta un po' più tardi ma in modo più consistente.
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Appunti per psicologia dello sviluppo - approfondimenti
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Psicologia dello sviluppo - Appunti
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