Estratto del documento

Un viaggio attraverso il libro (Capitolo 2)

La produzione aggregata

PIL: Produzione e reddito

La misura della produzione aggregata nella contabilità nazionale è chiamata prodotto interno lordo (PIL).

Il PIL dal lato del prodotto

Il PIL, calcolato con il metodo della produzione, è il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti in un’economia all’interno dei confini nazionali in un determinato periodo di tempo. Si considerano solo i beni finali e non quelli intermedi, come l'acciaio usato per produrre automobili.

Quali transazioni entrano nel computo del PIL?

  • Beni usati? No, perché sono un trasferimento di ricchezza già esistente.
  • Scorte di magazzino? Sì, perché rappresentano una produzione di nuova ricchezza, anche se verranno vendute in futuro.
  • Beni intermedi? No, perché duplicherebbero il prezzo di un bene già compreso nel calcolo, in quanto bisogna prendere in considerazione il valore di un bene finale.
  • Beni scambiati nell’economia illegale? La transizione economica non viene contabilizzata e sfugge al sistema di contabilità nazionale. Dal settembre 2014, su indicazione Eurostat, vengono contabilizzate alcune forme di “economia criminale” (traffico di sostanze stupefacenti, prostituzione, ecc.).

Esempi

  • Un'auto prodotta nel 2012 e acquistata dal signor Bianchi nel gennaio 2017? No, perché va iscritta nel momento in cui viene prodotta.
  • 100€ pagati a uno spacciatore per una partita di droga? Sì, perché dal settembre 2014 fa parte dell’economia criminale.
  • Una bicicletta prodotta nel 2017 dalla ditta Rossi di Piacenza? Sì, perché è stata prodotta nel 2017.
  • Il valore di un’ora di lavoro di una colf dipendente di una cooperativa? Sì, perché è un servizio.
  • Il valore di dieci ore di lavoro domestico? No, non le si imputa perché è un’altra tipologia di “economia non visibile” e non è effettuata con un corrispettivo monetario.

Il PIL e il PNL

Il PNL pone l’enfasi sui beni e servizi prodotti da fattori di produzione nazionali. La formula del PNL è la seguente:

PNL = PIL + redditi esteri dei residenti - redditi interni dei non residenti

Quali di queste voci figura nel PIL e quale nel PNL?

  • PC prodotti in Italia da una multinazionale americana = PIL italiano
  • Strade prodotte da una ditta di Castelfranco Emilia = PNL

Il valore aggiunto

Il valore aggiunto è pari al valore del prodotto finale meno il valore dei prodotti intermedi utilizzati per produrlo. Il PIL secondo il metodo del valore aggiunto è uguale alla somma del valore aggiunto prodotto da tutte le imprese dell’economia in un dato periodo di tempo.

Il PIL dal lato del reddito

Il PIL dal lato del reddito è la somma dei redditi percepiti nell’economia in un dato periodo di tempo. La parte di ricavi utilizzata per pagare i lavoratori prende il nome di reddito da lavoro, mentre il resto che rimane all’impresa è chiamato reddito da capitale o profitto.

Il PIL nominale e il PIL reale

Definizioni

Il PIL nominale (€YT) è la somma delle quantità dei beni e servizi finali valutati ai loro prezzi correnti. Viene identificato come una sommatoria di prodotti in cui i beni e servizi finali vengono moltiplicati ciascuno per i loro prezzi correnti riferibili a quell’anno. Le variazioni del PIL nominale sono dovute alla:

  • Variazione delle quantità di beni e servizi
  • Variazione dei prezzi

Il PIL reale (Y) è definito come la sommatoria delle quantità di beni e servizi finali valutati a prezzi costanti (tiene quindi conto dell’inflazione). In sintesi è pari al valore totale di beni e servizi prodotti nell’anno t valutati ai prezzi dell’anno base.

Applicazione: Prezzi e quantità prodotte in un'economia in due diversi anni

Anno Pa (prezzo auto) Pb (prezzo pane) Qa (quantità auto) Qb (quantità pane)
2010 50,000€ 10€ 100 500,000
2017 60,000€ 20€ 120 400,000

PIL reale = (P2010 x Q2017 + (P2010 x Q2017) = 10,000,000€

PIL nominale = (P2017 x Q2017 + (Q2017 x P2017) = 15,200,000€

Il tasso di inflazione

L’inflazione rappresenta un aumento sostenuto del livello generale dei prezzi. Per tasso di inflazione si intende il tasso al quale i prezzi variano nel tempo. Simmetricamente, la deflazione è una riduzione del livello generale dei prezzi a cui corrisponde un tasso di inflazione negativo (−π = t −).

Nel caso in cui un’elevata inflazione provocasse un aumento proporzionale di tutti i prezzi e salari (inflazione pura), essa non sarebbe altro che un piccolo inconveniente per i consumatori. Tuttavia, dal momento in cui l’inflazione pura non esiste, gli economisti ne tengono conto perché:

  • Modifica la distribuzione del reddito (ad esempio, quando è alta, i pensionati perdono potere d’acquisto rispetto ad altri gruppi sociali).
  • Genera un clima di incertezza e impedisce alle aziende di prendere decisioni sul futuro.
  • Fiscal drag: se gli scaglioni non sono indicizzati, si passa ad uno scaglione di reddito con aliquota più alta per il solo effetto dell’inflazione e si pagano più tasse.

Molti economisti ritengono che il miglior tasso di inflazione sia basso e stabile, tra l’1% e il 3%.

Le misure del livello dei prezzi

Deflatore del PIL

È un indice a pesi variabili in quanto il peso è un gruppo specifico di beni ed è variabile perché di anno in anno la produzione cambia.

Esempio: deflatore del PIL nel 2016 con anno base 2000.

Il valore del deflatore nell’anno base è pari ad 1. Contiene informazioni in merito ai beni finali prodotti nell’economia. Conoscendo tale indice è possibile ricavare il PIL nominale:

€Y = Yt Pt Vantaggi: utilizzo il paniere più aggiornato. Svantaggi: la variazione nel tempo del paniere riflette anche la variazione nel tempo dei gusti dei consumatori che determina una diversa composizione del paniere e non solo quella dei prezzi.

Quindi avrò il paniere più aggiornato, ma il paniere sarà diverso perché potrebbero essere cambiati i gusti o i prezzi determinando una sostituzione all’interno del paniere. Inoltre, il deflatore contiene informazioni riguardo al prezzo dei beni finali prodotti nell’economia, ma tuttavia i consumatori sono interessati al prezzo medio dei beni che consumano (questi due prezzi possono differire perché i beni prodotti nell’economia non coincidono necessariamente con i beni acquistati dai consumatori).

Indice dei prezzi al consumo (IPC)

L’IPC è un indice a pesi fissi e il peso è un paniere specifico di beni di consumo riferiti all’anno base.

Esempio: IPC nel 2016 con anno base 2000.

Se posto all’anno base è uguale ad 1. Misura il livello dei prezzi di un paniere tipico di consumo delle famiglie. Viene calcolato dall’ISTAT ed è usato per:

  • Misurare il cambiamento del costo della vita delle famiglie
  • Adeguare i contratti all’inflazione
  • Calcolare i valori reali e confrontare i dati di anni diversi

Deflatore PIL vs IPC

Deflatore PIL IPC
Tutti i beni Paniere di consumo
Prodotti in Italia Italia ed estero
Pesi variabili Pesi fissi

Il deflatore del PIL è ponderato con il paniere corrente e, dato che si riferisce al PIL, esclude i prezzi di prodotti importati (sottovaluta l’inflazione nel caso di aumento dei prezzi dei beni importati). Inoltre, non tiene conto delle perdite di benessere per sostituzione dei beni e quindi il bene stesso verrà escluso nel valutare i prezzi.

L’IPC è ponderato con il paniere dell’anno base e include anche i prezzi dei beni importati. Sopravvaluta l’aumento del costo della vita senza considerare eventuali sostituzioni tra beni. Infine, non considera aumenti di prezzi dovuti ad aumenti della qualità del prodotto e all’introduzione di nuovi beni.

L’IPC in alcuni momenti è superiore al deflatore del PIL, come nel caso di crisi petrolifere che conducono il prezzo del petrolio ad aumentare (inflazione). Al contrario, quando il deflatore del PIL è superiore all’IPC significa che c’è stata una flessione del livello dei prezzi (deflazione).

Indici dei prezzi alla produzione

IPP: include i beni intermedi, esclude i servizi e rileva i prezzi a uno stadio che precede quello della commercializzazione al consumo.

Indici dei prezzi al consumo

IAPC: indice armonizzato dei prezzi al consumo dei paesi dell’UE. Dal 2002 viene calcolato anche considerando i prezzi che presentano riduzioni temporanee.

FOI: indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. È rappresentativo degli acquisti delle sole famiglie e dei lavoratori dipendenti non agricoli.

NIC: indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale. Si può distinguere a seconda delle diverse tipologie di prodotti e della frequenza d’acquisto:

  • Ad alta frequenza di acquisto (generi alimentari e bevande)
  • A frequenza media di acquisto (spese di abbigliamento e tariffe elettriche)
  • A bassa frequenza di acquisto (elettrodomestici e servizi elettrodomestici)

Breve, medio e lungo periodo

Il livello di produzione aggregata è determinato da:

  • La domanda di beni nel breve periodo, cioè nell’arco di qualche anno
  • Il livello di tecnologia, lo stock di capitale e la dimensione della forza lavoro nel medio periodo, cioè nell’arco di un decennio
  • Altri fattori come il sistema educativo, il tasso di risparmio e la qualità del governo nel lungo periodo, cioè nell’arco di qualche decennio o più

Oltre il PIL

Il PIL non comprende:

A) Economia non osservata

Si suddivide in:

  • Economia sommersa: Comprende attività volte a eludere normative in termini di lavoro, per evadere il fisco e le normative ambientali. Si distingue dall’economia informale perché i soggetti svolgono attività che non vengono tracciate come attività di baby-sitting per via delle loro caratteristiche strutturali (amicizia e gradi di parentela). Il lavoro irregolare si riassume in attività continuative svolte senza rispettare la normativa vigente o attività svolte occasionalmente da studenti, casalinghi o inattivi, o attività svolte da stranieri non residenti.
  • Economia illegale: Comprende sia attività economiche avvenute in violazione delle norme penali sia attività che di per sé non sono illegali ma lo diventano quando si decide di aprirle senza autorizzazione.
  • Economia informale: In questi casi c’è una volontà dei soggetti che ne fanno parte in qualche modo o per le caratteristiche strutturali nel caso dell’economia informale o perché vogliono eludere le norme contributive del lavoro, o perché rientrano nell’economia illegale di volerne far parte.

Sommerso statistico: In questo caso non c’è un’esplicita volontà dei soggetti ma è più un problema inerente l’amministrazione degli uffici statistici che non riescono a recuperare i dati che consentono di tracciare quell’attività. Per misurare quest’economia si utilizzano diversi mezzi:

  • Pagamenti in contanti: si confronta la crescita del PIL con la circolazione di moneta nel paese
  • Consumi di energia elettrica
  • Time budget: è un metodo diretto che consiste nel chiedere alle famiglie come impiegano il loro tempo
  • Richieste di prestito presentate ad istituti di credito

B) Risorse naturali

Per risorse naturali si intendono le terre, i fiumi, le foreste e alcuni prodotti della natura come il petrolio. Ci sono risorse naturali difficilmente misurabili che sfuggono nella rilevazione del PIL. Non sono contabilizzate né nel sistema mondiale di contabilità né nel sistema europeo.

La contabilità satellite del benessere cerca di misurare il benessere economico e impone una riclassificazione delle spese. All’interno di questa contabilità ci sono i servizi resi dai beni durevoli di consumo, i servizi domestici gratuiti e i servizi svolti da volontari.

C) Sviluppo umano

Il mercato dei beni (Capitolo 3)

La composizione del PIL

  1. Consumo (C): Si tratta di beni e servizi acquistati dai consumatori.
  2. Investimento (I): È la somma dell’investimento non residenziale, cioè l’acquisto di nuovi impianti e macchinari, e dell’investimento residenziale, ovvero l’acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui.
  3. Spesa pubblica (G): Consiste nei beni e servizi acquistati dallo stato e dagli enti pubblici. Oltre ad includere sia la spesa per consumi che quella per investimenti pubblici, incorpora anche gli stipendi collegati ai servizi forniti dagli impiegati pubblici. Non include i trasferimenti come l’assistenza sanitaria, le pensioni e gli interessi sul debito pubblico. La somma di queste tre componenti rappresenta la spesa in beni e servizi da parte dei residenti.
  4. Esportazioni nette (NX): Dalla spesa in beni e servizi da parte dei residenti dobbiamo escludere le importazioni (IM), cioè gli acquisiti in beni e servizi esteri effettuati dai residenti e includere le esportazioni (X) cioè gli acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo. La differenza tra esportazioni e importazioni (X-IM) è chiamata esportazioni nette (NX) o saldo commerciale. Se le esportazioni eccedono le importazioni il paese registra un avanzo commerciale (NX >0). Se le esportazioni sono inferiori alle importazioni il paese registra un disavanzo commerciale (NX<0).
  5. Investimento in scorte: Differenza tra beni prodotti e beni venduti in un dato anno. Se la produzione eccede le vendite l’investimento in scorte è positivo, mentre se la produzione è inferiore alle vendite l’investimento in scorte è negativo. La somma di queste 5 componenti rappresenta il valore della produzione cioè il PIL.

La domanda di beni

Z = C + I + G + (X - IM)

Le componenti principali della domanda di beni (Z) sono:

  1. Consumo (C): Le decisioni di consumo dipendono da molti fattori, primo fra tutti il reddito disponibile (Y) ovvero ciò che rimane del reddito percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte. Quando il reddito disponibile aumenta le persone acquistano di più, mentre quando diminuisce esse riducono i loro consumi.

C = C (Y) il consumo C è in funzione del reddito disponibile Y. Il consumo non è necessariamente uguale al reddito disponibile perché gli individui potrebbero decidere di risparmiare parte del reddito percepito. La relazione tra consumo e reddito disponibile è data dalla semplice relazione C = c + c Y. Il parametro c rappresenta la spesa autonoma di consumo, ovvero qualsiasi sia il reddito disponibile, l’individuo può esercitare un consumo pari a c (è quindi indipendente dal reddito ma è influenzato da fattori come il clima di fiducia degli individui o il cambiamento delle preferenze di consumo). Il parametro c è chiamato propensione al consumo ed esprime l’effetto sul consumo di un euro aggiuntivo di reddito disponibile; se c è 0,6, un euro in più di reddito disponibile aumenta il consumo di 60 centesimi. C è sempre positivo perché si presuppone che un aumento del reddito disponibile induca ad un incremento del consumo, ma non è mai maggiore di 1 perché è probabile che gli individui vogliano consumare solo una parte del loro incremento di reddito e risparmiare il resto. La relazione tra consumo e reddito disponibile è una relazione lineare e quindi viene rappresentata da una linea retta dove l’intercetta verticale è pari a c e la pendenza a c.

Il reddito disponibile è dato dal reddito meno le imposte Y = Y - T.

  1. Investimento (I): L’investimento è una variabile esogena (viene preso come dato) I = ȋ.
  2. Spesa pubblica (G): Insieme alle imposte (T) descrive la politica fiscale del governo, cioè le scelte relative alle entrate e alle uscite del settore pubblico (entrambe sono considerate variabili esogene perché vengono scelte dalla politica fiscale). Se T > G lo stato registra un avanzo commerciale, mentre se T < G allora c’è un disavanzo.

Domanda aggregata Z = c + c(Y - T) + ȋ + G

La determinazione della produzione di equilibrio

Nel caso in cui l’investimento in scorte sia nullo, l’equilibrio nel mercato dei beni richiede che la produzione sia uguale alla domanda:

Y = Z Y = c + c(Y - T) + ȋ + G

L’equazione di equilibrio: 0 1

La produzione dipende dalla domanda, che a sua volta dipende dal reddito, che è uguale alla produzione. Un incremento della domanda, come per esempio un aumento della spesa pubblica, porta la produzione e il reddito a crescere. Analogamente l’aumento del reddito incrementa sia la domanda che la produzione.

Il moltiplicatore

Y = c + cY - cT + ȋ + G (1 - c) Y = c + ȋ + G - cT Y =

Il termine (c + ȋ + G - cT) rappresenta la componente della domanda di beni che non dipende dal livello di produzione, ovvero la spesa autonoma. Il fattore 1 / (1 - c) è chiamato moltiplicatore, in quanto più si avvicina a 1 più moltiplica l’effetto della spesa autonoma.

Anteprima
Vedrai una selezione di 10 pagine su 59
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 1 Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 2
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 6
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 11
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 16
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 21
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 26
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 31
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 36
Anteprima di 10 pagg. su 59.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Introduzione alla Macroeconomia Pag. 41
1 su 59
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca.pecosbil di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Introduzione alla macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Addabbo Tindara.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community