Estetica e i suoi classici
Periodo 17/09/2018
Introduzione
Bibliografia: l'esame verte sui classici, sulla lettura e comprensione dei classici. Selezione di paragrafi da preparare: Kant la critica del giudizio, capacità del giudizio, 1790, dopo aver scritto la pura e la pratica.
Paragrafi della prima parte
Giudizio di gusto.
Secondo classico
Lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller. 5 anni dopo la pubblicazione della critica del giudizio, pubblica questa serie di lettere con cui omaggia il suo mecenate protettore, ripensando in maniera originale le concezioni kantiane.
Terzo classico
Le lezioni di estetica di Hegel (dal 12 al 29 del 800). Hegel tiene corsi di estetica, scrive appunti, li rielabora, e alla morte di Hegel, i suoi ex studenti rendono pubbliche queste note hegeliane per preservarne la memoria. Edizione di Hotho, un allievo, che rielaborò molto le lezioni di Hegel (edizione Einaudi, "Estetica").
Ca foscarina: testo curato da Amoroso o vedere Amazon. Kant, Schiller e Hegel.
Ultimo classico
Gadamer: scrive "Verità e mondo", 1960. Ci offre una lettura critica sostenendo che la cultura estetica sarebbe un prodotto tipico di una certa cultura, frutto di un'operazione che chiama differenziazione dell'estetico: processo attraverso il quale l'estetico è quando le arti vengono considerate come una forma di esperienza isolata, indipendente rispetto ad altre pratiche.
No Francesca Menegoni, non è obbligatorio "introduzione alla critica del giudizio". (ma dà una mano se non si capisce nulla nella lettura della critica del giudizio).
Esame
Scritto. Consiste in 5 domande a risposta aperta che riguardano i classici da preparare per l'esame. Che cosa significa le idee estetica, o qual è il significato storico della teoria hegeliana del carattere di passaggio dell'arte. Non tutto viene letto a lezione.
1 Lezione
Estetica: disciplina che si occupa del bello. Paleologismo, un sostantivo creato a partire da un vocabolo greco aestesis ovvero sensazione, percezione. L'idea che l'estetica abbia a che fare con il bello, filosofia dell'arte, e dall'altra disciplina che si occupa della sensibilità. Questi due elementi si mantengono nella storia dell'estetica dando vita a molte riflessioni senza riuscire mai a darne un'unica definizione, con i vari filosofi il disaccordo si mantiene.
Estetico: ciò che attiene al bello inteso come componente o fine dell'arte, con riguardo sia al momento della creazione artistica che al momento della concettualizzazione e dell'interpretazione proprie del filosofo e del critico. Estetica: termine con cui a partire dal 700 si indica la disciplina che si occupa del bello o dell'arte. Nel 1735, con Alexander Baumgarten, compare questo termine, estetica che riguarda ciò che è percepito.
Nel 700 comincia a svilupparsi l'estetica, mentre prima non esisteva una roba del genere, c'erano trattati di poetica ecc. C'erano delle trattazioni teoriche di una certa pratica artistica ma non c'era nessuna disciplina che si affacciava da un punto di vista teorico a tutto l'insieme delle arti.
3 processi storici culturali in atto
- Istituzione dell'estetica filosofica come disciplina autonoma (Alexander).
- Riconoscimento di un sistema unitario delle arti (le varie pratiche artistiche cominciano ad essere viste come generi diversi appartenenti all'Arte; l'Arte come unica categoria a cui collegare tutte le pratiche artistiche è un'invenzione tarda).
- Secolarizzazione, emancipazione delle arti e della filosofia dal religioso. (Hegel e nella sua dottrina della morte dell'arte. L'arte viene inserita all'interno dello sviluppo della religione. Hegel ci dice che ci sono state tante epoche in cui le statue delle madonne e dei santi venivano venerate in quanto presenza di Dio davanti a noi non in quanto opera d'arte. A partire dal 700 c'è questa emancipazione e quindi da una parte produce la nascita del genere Arte e dall'altra che per comprendere l'arte è necessaria una disciplina filosofica che medi ciò che non è fruibile immediatamente e non credere in Dio).
(Google Scholar).
Nascita dell'estetica
Alexander Gottlieb Baumgarten che nel 1735 in un libro distingue due facoltà conoscitive:
- La conoscenza intellettuale (superior).
- Conoscenza estetica (inferior).
Differenza consiste nel fatto che a un lato la conoscenza intellettuale sarebbe superiore perché capace di afferrare l'essenza delle cose, e capace di cogliere tutte le proprietà attribuibile a una certa essenza. Quella estetica è inferiore perché non è in grado di farlo e si fermerebbe sulle sensazioni: conoscenza per sensazioni/percezioni attuali e per tracce delle sensazioni precedenti (si fermerebbe al qui e ora).
Alex ritiene che l'individuale non è riconducibile all'universale ha una sua logica che deve essere rispettata come tale. E riconoscimento di una logica del sensibile, l'individuale va rispettato bisogna trovare gli strumenti senza ridurlo ad altro.
Kant
Altra occorrenza del termine estetica. Usa il termine estetica nelle sue 3 opere, le 3 critiche, in modi diversi.
- 1781 e 1787: Nella ragion pura: Kant chiama estetica trascendentale è la teoria che si occupa delle condizioni della sensibilità umana, a quale condizioni la nostra conoscenza sensibile è possibile. Ovvero Spazio e tempo. Il fatto che tutto ciò che accogliamo con i sensi viene accolto secondo l'ordine dell'uno dopo l'altro e nell'ordine della coesistenza spaziale. Spazio e tempo sono le forme a priori. Nella prima critica l'estetica è quindi teoria che riguarda condizioni di possibilità della sensibilità.
- Nel 1790 nella critica del giudizio definisce estetico il giudizio di gusto puro: nel senso che riguarda non la sensazione o la percezione ma ciò che riguarda il sentimento di piacere o dispiacere che una certa rappresentazione data produce nell'animo di chi giudica. L'estetico riguarda il suo essere formulato in connessione con il sentimento del piacere o del dispiacere del soggetto. Il giudizio di gusto puro è formulabile rispetto alla natura e non all'arte, sostiene la superiorità della bellezza naturale rispetto a quella artistica.
Per Kant io posso giudicare bello un paesaggio, un fiore indipendentemente da ciò che io sappia di quell'oggetto. Dipende dal sentimento che si viene a creare rispetto alla rappresentazione data. Il giudizio dell'arte è necessariamente di gusto empirico perché dipende da una pre-comprensione culturale. Non posso giudicare bello un bassorilievo e una roccaforte senza capire la differenza, devo sapere prima cosa sia. Quindi il bello naturale è superiore a quello artistico.
Hegel
- Fenomenologia dello spirito: Hegel parla dell'arte.
- Lezioni di estetica: dice che estetica è un nome che mal si adatta a ciò che di cui ci occupiamo, ci fa considerare gli aspetti più marginali e superficiali. Sarebbe stato meglio chiamarla callistica o filosofia dell'arte. Sostiene la superiorità nel bello artistico su quello naturale.
Arte e arti
- Nel mondo greco non esiste un termine equivalente al nostro "Arte". Si parla di tèchne, e al suo interno si distinguono le tecniche di tipo mimetico. (prevede una componente di significato del saper fare, abilità, competenza, ad esempio arte politica o del navigatore).
- Nel corso del medioevo si distingue tra arti servili e quelle liberali; (in Kant uno degli elementi distintivi della nozione di bello è il fatto di essere completamente disinteressato, è ciò che può essere giudicato tale in quanto avvertito indipendentemente dall'interesse per ciò che viene considerato bello. Arti praticate dai servi e di quelle degli uomini liberi come ad esempio l'esercizio della poesia; ma questa distinzione non è netta perché non si capisce bene cosa debba stare in un gruppo e nell'altro e i movimenti per stabilire se una pratica stia in uno o nell'altro gruppo variano.)
- Nel 400 i frequenti richiami alla classicità sono funzionali a far rientrare la pittura e le arti plastiche tra le arti liberali; (ad accostare la pittura alla poesia e a farla entrare nelle arti liberali).
- 1746: Batteaux scrive "le belle arti ricondotte a un unico principio" (nella prima parte del 700 vi è l'affermazione dell'estetica filosofica e dall'altro abbiamo la formazione dell'idea dell'arte come unico concetto al quale ricondurre tutte le varie pratiche artistiche; tutte le varie arti belle diventano l'Arte al singolare).
Gadamer sostiene che la cultura estetica è un prodotto culturale di una certa epoca e un certo contesto geografico che ha prodotto un isolamento dell'arte rispetto ad altre pratiche e questo tipo di processo "differenziazione dell'estetico" ha delle sedi concrete di manifestazione: l'affermazione dei musei. I grandi musei nazionali non sono noti nelle epoche pre-moderne, c'erano le collezioni, ma c'è una differenza: la collezione ciò che veniva collezionato seguiva il gusto del signore e serviva a magnificarne lo stato sociale, a manifestarne la forza politica, il ruolo, il museo nazionale invece le opere vengono messe sullo stesso piano e l'unico criterio di giudizio valido delle opere diventa quello che compara l'opera ad un'altra opera.
L'unico criterio valido per giudicare le opere d'arte sia un criterio intra-artistico e non deve far riferimento al mondo fuori. Lui ricostruisce il processo di formazione dell'estetica, l'affermazione di un sistema unitario delle arti, la formazione coeva da un lato di una concezione dell'artista come diverso dall'artigiano, artista che in Kant diventerà il genio, altro processo è quello dell'affermazione di una concezione dell'arte come esperienza sui generis, l'idea che di fronte a un'opera d'arte (brano musicale) noi dobbiamo stare immobili e fermi e apprezzare in maniera distaccata, l'idea che l'opera d'arte richieda un atteggiamento estetico completitivo, distaccato.
Questi due processi affermarsi artista come genio, e affermarsi come esperienza estetica viene indagato anche da Gadamer che ci parlerà dell'emergere della coscienza estetica, l'idea che un super soggetto può stabilire se qualcosa è un'opera d'arte o no e dall'altra l'idea del vissuto, dell'esperienza vissuta; l'esperienza dell'arte diviene un vissuto estetico che sembra completamente isolato rispetto a qualsiasi altra esperienza. Per giudicare l'arte bisogna farlo secondo criteri stabiliti dall'arte stessa.
18/09/2018 Kant – La critica del giudizio
Pubblicata nel 1790, dopo le altre due critiche, "La critica della ragion pura" e la "critica della ragion pratica". La terza critica viene introdotta come un lavoro attraverso il quale Kant avrebbe cercato di superare la dicotomia tra natura e libertà umana, tra conoscenza fenomenica e volontà noumenica.
La vera istanza che muove Kant a scrivere la terza critica è integrare l'ambito della nostra esperienza del mondo che era stato tralasciato dalle due critiche precedenti ovvero la "fertile bassura dell'esperienza" → tutto l'ambito del contingente, che non si lascia imbrigliare dalla griglia delle condizioni a priori di possibilità della sensibilità, né dalla griglia delle categorie intellettuali. Che non può essere oggetto di un atto di volontà libero.
Come possiamo considerare l'ambito delle singolarità, della varietà infinita dei fenomeni legati alla vita che non sono riconducibili ai principi a priori della ragione così come sfugge la singolarità, il particolare delle opere d'arte che manifestano una bellezza qui ed ora. Come possiamo giudicare rispetto ai fenomeni della vita o dell'arte in cui la varietà, la ricchezza dell'accadere qui e ora non ha già un universale già dato cui ricondurre il particolare. Da qui l'esigenza di Kant di articolare la "Critica del Giudizio".
Giudicare → mettere in relazione un particolare con un universale. E questo è chiaro come funziona nell'ambito della critica della ragion pura; un particolare viene ricondotto a un universale già dato fissato dalle categorie della ragione e vale anche nell'ambito della moralità dove la singola azione che compio qui e ora viene ricondotta a una massima uguale per tutti che deve poter assurgere a un principio di legislazione universale.
Il giudizio determinante → l'atto del soggetto consiste nella riconduzione di un particolare ad un universale già dato. Il tipo di giudizio verso i fenomeni della vita o dell'arte in cui la varietà, la ricchezza dell'accadere qui e ora non ha già un universale già dato cui ricondurre il particolare è un tipo di giudizio riflettente → non abbiamo un universale cui ricondurre un particolare, ma questo universale deve essere prodotto in qualche modo, e quindi il giudizio invece di andare da un particolare a un universale, ritorna/riflette sul particolare.
I giudizi riflettenti sono di due tipi:
- Giudizi che riguardano la bellezza o il piacere → giudizio di gusto;
- Che riguardano una finalità nella natura che non è intesa come la categoria della critica della ragion pura → giudizi teleologici, in cui noi presupponiamo che ci sia un ordinamento armonico della natura, che la natura sia variegata, ricca di sfumature ma che i fenomeni vitali siano comunque incardinabili in un sistema ordinato.
La critica del giudizio si occupa quindi della capacità di giudicare là dove non c'è già una norma, un universale a cui ricondurre il particolare e che quindi dobbiamo produrre.
La critica del giudizio si suddivide in 2 parti:
- Critica del giudizio di gusto puro, che riguarda la bellezza;
- Critica del giudizio teleologico, che riguarda la biologia, scienze della vita, fenomeni legati alla vita.
Nella prima parte Kant riprende le fila di un dibattito che era intercorso tra i suoi predecessori in Francia e In Inghilterra → sulla portata dei giudizi di gusto; i giudizi di gusto sono giudizi meramente soggettivi oppure sono giudizi che possono essere universali, che hanno una loro valenza oggettiva?
Kant fa un uso del termine "soggettivo" particolare, non significa arbitrario ma lo utilizza come riguardante la relazione che viene a intrattenersi tra il soggetto giudicante e l'oggetto giudicato. La relazione che consiste in un sentimento di piacere disinteressato.
Quindi secondo Kant i giudizi di gusto puri (sulla bellezza), sono soggettivi e insieme anche giudizi universalizzabili: Kant nega che i giudizi di gusto puro abbiano una valenza oggettiva, che riguardano le cose che vengano giudicate belle, la bellezza non è una proprietà dell'oggetto che viene giudicato bello, ma è una proprietà che riguarda la relazione soggettiva del soggetto giudicante verso il soggetto solo se il sentimento di piacere che deriva da questa relazione è disinteressato, solo in questo modo vale per tutti i soggetti giudicanti → universalità non della proprietà dell'oggetto giudicato bello, ma universalità del sentimento che in quanto disinteressato deve valere per tutti.
Il giudizio di gusto puro → riguarda la bellezza di qualche cosa che è disinteressata. Prescinde da ogni godimento sensoriale dall'oggetto giudicato bello e può essere universalizzato perché ha la pretesa di valere per tutti.
Il giudizio di gusto empirico → riguarda una forma di piacere consistente in un sentimento interessato, è quello che riguarda il piacevole. Ciò che riguarda il sentimento di piacere sensoriale/materiale. Quello che riguarda la mia preferenza, è arbitrario, non ha alcuna valenza inter-soggettiva non può aspirare a essere condiviso.
Kant afferma che il giudizio di gusto puro non riguarda quella parte dell'arte che è l'arte bella. Il giudizio sull'arte non è un giudizio di gusto puro perché per poter giudicare bella un'opera d'arte io devo sapere quello che sto facendo, devo avere una cognizione di quello che sto giudicando. Quindi il giudizio che riguarda l'arte, intesa come arte bella.
Io devo cercare di emettere un giudizio che pur non prescindendo da alcune conoscenze, deve cercare di valere per tutta la comunità dei dotti. L'arte bella richiede a un giudizio di gusto informato, che richiede una qualche conoscenza dell'oggetto giudicato bello.
Tavola sinottica
Kant riassume le linee fondamentali, inquadra le linee del suo lavoro sulle 3 critiche. Kant distingue tra le facoltà complessive dell'animo: le facoltà non sono le proprietà dell'animo, ma le modalità di relazioni possibili da parte del soggetto nei confronti di una rappresentazione data. Le facoltà sono le modalità di base attraverso le quali noi ci relazioniamo alle rappresentazioni date, e possiamo farlo in quanto vogliamo conoscerle e quindi in questo caso le facoltà chiamate in causa sono l'intelletto e la sensibilità.
Il principio a priori che domina e regola i nostri rapporti cognitivi con gli oggetti è quello della conformità a leggi che sono ferree e che non possono essere interpretate, sono quelle a cui riconduciamo i particolari. Noi possiamo conoscere la natura intesa in senso meccanicistico, è considerata come dominio in cui vige una forma di causalità necessaria e non secondo libertà. Noi possiamo conoscere legittimamente la natura in quanto ambito di ciò in cui vige una causalità necessaria e non libera e questo è l'oggetto della critica della...
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Appunti di Psicologia dell'adolescenza, Docente Roberta Renati
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