LE MALATTIE VESCICOLARI
Sono delle malattie che un tempo erano comprese all’interno delle “malattia di lista dell’OIE”; questa
classificazione ora non esiste più. Quali sono? Afta epizootica, stomatite vescicolare, malattia vescicolare
dei suini ed esantema vescicolare dei suini. Entrambe le evidenziate, non sono presenti in Italia. I sierotipi
in genere sono unici o cmq sono virus che non mutano; nell’afta ci sono almeno 7 sierotipi (è un virus che
muta, ci sono diversi virus anche all’interno dello stesso sierotipo!). Ciò comporta non pochi problemi per
quanto riguarda la profilassi vaccinale. Invece per la malattia vescicolare, il virus è molto stabile quindi non
ci sono molti problemi a livello di profilassi.
AFTA EPIZOOTICA - FMDV (FOOT AND MOUTH DISEASE):
Malattia altamente contagiosa (morbilità anche 100%) con però una letalità molto bassa (1-5%) che
colpisce gli artiodattili, caratterizzata da comparsa di vescicole a carico di cavità orale, zampe (piedi) e
mammella (capezzoli).
Un focolaio di questa malattia vuol dire abbattimento degli insetti, dei sospetti infetti e dei sospetti di
contaminazione. Pur non essendo letale ha un impatto economico notevole per l’allevamento, sia per
costi diretti che indiretti: non determina la morte, ma ci sarà il calo produzione perché l’animale non si
alimenta per le lesioni a livello della cavità orale o per lesioni a carico dei capezzoli per esempio (vacca da
latte non si può mungere). È vero che non porta a morte, ma quando arriva dà grossi problemi a livello
economico. C’è da considerare anche un altro aspetto: le differenze antigeniche, magari il mio
allevamento è protetto verso una variante, ma viene infettato con un’altra. Inoltre, gli animali possono
eliminare il virus anche dopo la guarigione, anche mesi dopo! Ciò significa che in allevamento avrei
→
animali che eliminerebbero sempre il virus quindi infetterei quelli che entrano Italia/Europa hanno
interrotto la vaccinazione.
TRA LE PERDITE DI QUESTA MALATTIA VA CONSIDERATO CHE NON È SOLTANTO IL TERRITORIO IN CUI SI
È VERIFICATO IL FOCOLAIO, IL PROBLEMA; CI SARÀ IL BLOCCO DI ESPORTAZIONE IN TUTTA LA NAZIONE!
PERDITE DI MILIONI/MILIARDI DI EURO! BISOGNA CONSIDERARE ANCHE I COSTI DI ERADICAZIONE!
Eziologia
fam Pricornaviridae In realtà ci sono 40 generi! Per
genere Apthovirus esempio:
-Rhinovirus che sono responsabili di -Epatovirus causa di epatite
RNA monocatenario forme banali di raffreddamento nell’uomo
Diametro 27-30nm nell’uomo e in altri animali -Kobovirus, responsabili di
→
Sprovvisto di envelope molto - Enterovirus, in particolare gastroenteriti in uomo e animali
resistente in ambiente esterno! (anche nell’uomo, verso il quale c’è una -Teschoviru, responsabili di alcune
se non è uno dei più resistenti, il parvo è vaccinazione, malattia detta forme nervose nei suini, per
più resistente come anche quello della
malattia vescicolare suina) “Poliomielite” esempio il Morbo di Teschen
- Cardiovirus importanti in patologia
umana, sostengono alcune forme di
miocarditi
Cresce su linee cellulari di derivazione suina/bovina, in particolare ad oggi si utilizza molto la linea cellulare
IBRS2 (istituto brasiliano rene suino)
ASSETTO ANTIGENICO (bisogna dirlo se nel compito chiede eziologia e patogenesi dell’afta!)
Essendo un virus a RNA è in grado di mutare facilmente nel tempo; in questo caso, la capacità è molto
evidente tanto è vero che esistono almeno 7 SIEROTIPI (A-O-C-SAT1-SAT2-SAT3-Asia1). SAT sta per South
Africa Territories
→ notevole variabilità antigenica che rende evidente il fatto che non ci sia nessuna protezione tra i
sierotipi. Se l’animale è colpito dal sierotipo O, se ha il vaccino per l’A, non ha protezione. Questo si
ripercuote anche sulla diagnostica di laboratorio.
• TIPO O (Oise, regione tra Francia e Germania): Asia, Africa, Sud-America
• TIPO A (Ardenne, Francia): Asia, Africa, Sud-America
• TIPO C (Germania): Asia, Africa, Sud-America
• TIPO Asia1: Asia
• TIPO SAT1-SAT2-SAT3: Africa (++ meridionale)
Attualmente il tipo O è quello più coinvolto, seguito dal tipo A; il C sembra quasi scomparso.
I TIPI di AftaEpizootica tra loro si assomigliano in maniera minima. La quantità di immunogeni in comune è
veramente limitata, infatti a livello sierologico non cross-reagiscono; mi permettono solo di dire che sono
virus dell’Afta. All’interno del “TIPO” i diversi virus che lo costituiscono sono caratterizzati dal condividere
una quantità di immunogeni più elevata; ma, ciò nonostante, la protezione che una variante è in grado di
fornire non è sufficiente per proteggere l’animale da tutte le varianti che TIPO
troviamo all’interno dello stesso TIPO.
Se io, per esempio, prendo il TIPO A, di cui ad oggi si riconoscono 26 varianti,
dovrei inoculare 26 varianti per proteggere verso il TIPO A.
Tra tutte le varianti, però, esistono le DOMINANTI, cioè una variante che ha quantità Varianti/DOMINANTI
di immunogeni in comune più elevata rispetto alle altre varianti, quindi è in grado di
poteggere non solo nei confronti del proprio assetto antigenico ma anche nei confronti di altre varianti di quel TIPO.
Per cui nel vaccino per l’Afta TIPO A, inoculo le varianti dominanti!
PER CERCARE DI RISOLVERE QUESTO PROBLEMA, SI È SCELTA L’ERADICAZIONE NELLA MAGGIOR PARTE DEI PAESI.
L’avvento delle tecniche biomolecolari (RT-PCR) ha permesso di fare una ulteriore classificazione dell’Afta;
si è scoperto che oltre a tipo, varianti e dominanti, c’è anche un’altra denominazione: TOPOTIPO.
Quando viene isolato un virus dell’afta epizootica, oltre a dover capire che TIPO è e che variante è, grazie
alla bio molecolare si può capire qual e è la distribuzione geografica del virus che ho isolato. Questo serve
perché permette di rintracciare il virus! L’ultimo focolaio in Europa è stato in Gran Bretagna e si è poi
scoperto che proveniva dal Sud Africa.
CARATTERISTICHE DI RESISTENZA DEL VIRUS AGLI AGENTI CHIMICO-FISICI (la slide non ci interessa)
Bisogna ricordare che il virus è molto resistente all’ambiente esterno e ai disinfettanti! Sopravvive a pH
anche 9! Devo usare un disinfettante che produce un pH inferiore a 6 o superiore a 9. È sensibile agli UV,
se messo direttamente a contatto; i raggi solari però non entrano in allevamento o comunque c’è tanta
sostanza organica che limita l’azione. Per quanto riguarda gli agenti chimici, è sensibile agli alcali (per
esempio NaOH, che raggiunge pH superiori a 9), ma un pH così alto più danneggiare l’attrezzatura.
Formalina ottimo disinfettante, ma non riesce ad eliminare tutti i virus. Le aziridine, composti chimici usati
per inattivare il virus per fare il vaccino.
Dal punto di vista normativo, gli INFETTI DEVONO ESSERE ABBATTUTI E DISTRUTTI; non si possono
utilizzare le carni perché essendo un animale malato, non vanno incontro a rigor mortis, il pH non va in
contro ad un valore sui 4, valore che permette la maturazione delle carni necessaria per il consumo
→posso rischiare di mettere in circolo carne infetta (non per l’uomo ma per gli altri animali!)
RESISTENZA
14 gg – materiale fecale secco È importante l’umidità, che è in grado di conservare la tridimensionalità delle
39 gg- urine proteine necessarie al virus per agganciarsi alla superficie cellulare!
28 gg -suolo autunno Ed è importante anche la temperatura! Basse temperatura, aumento notevole della
3 gg- suolo estate resistenza!
6 mesi- suolo in inverno
La MORBILITÀ di questa malattia è del 100% (ALTAMENTE CONTAGIOSA, scrivere) nelle popolazioni di
animali recettivi residenti nei Paesi indenni; nelle zone endemiche la malattia può anche non manifestarsi.
La LETALITÀ invece è minore dell’1%; in realtà varia in base a diversi fattori:
- è elevata negli animali giovani (suinetti, vitelli, agnelli, capretti) raggiunge anche il 50% (la possibilità
che il virus possa replicare anche a livello del muscolo cardiaco spiega perché nei giovani può dare alta letalità!);
- ceppi molto aggressivi
TRASMISSIONE
• Contagio diretto (ingestione di materiale infetto; fecondazione artificiale: ovuli femminili e
spermatozoi maschili potrebbero veicolare il virus; ormoni. Cmq queste due ultime trasmissioni
sono molto rare)
• Contagio indiretto: mangimi, attrezzatura, acqua
• Aerosol (anche attraverso il vento da 10 a 250km!)
• Prodotti animali I ruminanti possono essere serbatoi dell’infezione
anche per molto tempo (cioè superata la fase acuta e
magari anche quella clinica, continuano ad eliminare il
virus) e il virus lo ritroviamo sempre a carico
dell’orofaringe. I suini non sono serbatoi, non
eliminano il virus dopo la fase acuta, ma sono
considerati AMPLIFICATORI della malattia, cioè nel periodo in cui elimina il virus, ne elimina in grandissima
quantità! Il bovino è un INDICATORE della malattia, perché è la specie animale che prima si infetta e prima
manifesta i segni clinici. Gli ovicaprini, considerati come OSPITI DI MANTENIMENTO e sfuggono ai controlli
perché non manifestano sintomi evidenti, se non dopo un accurato controllo con visita clinica.
PATOGENESI C’è un sito primario di replicazione, detta “vescicola
primaria” (clinicamente non si osserva) che si trova a
livello dell’oro-faringe (mucose e tess. linfoidi). Il
virus, sfruttando le lesioni che l’animale potrebbe
avere a livello della mucosa, entra nell’organismo,
dando luogo alla VESCICOLA (segno di questa
malattia). Replica negli strati superficiali di cute e
mucose e questo determina la comparsa di una
degenerazione detta degenerazione balloniforme
(vacuoli intracellulari).
Una volta replicato nel sito primario
➔ Trasferimento a carico dei tessuti linfatici
tributari del luogo di replicazione; se consideriamo la
→
via orofaringe palato molle, tonsille e linfonodi
retro-faringei.
➔ →
a distanza di circa una settimana, il virus dà viremia Febbre e si localizza in tutti gli organi. IN
QUESTA FASE VIENE ELIMINATO TRAMITE TUTTI GLI ESCRETI E I SECRETI
➔ Dopo di che la replicazione si concentrerà soprattutto a carico di linfonodi, gh.mammaria, muscoli,
pancreas, cuore (nei giovani soprattutto) e cute. A livello clinico, la replicazione a carico di questi
organi darà luogo alla comparsa di queste vescicole (piedi, bocca e capezzoli ++).
Le vescicole rappresentano la fonte più importante di produzione e diffusione del virus. Sono molto ricche
in quantità di virus; sono molto piccole all’inizio (1-2mm), ma nel tempo confluiscono l’una con l’altra,
ingrandendosi e coinvolgendo anche un organo intero, talvolta.
Al laboratorio porto il liquido vescicolare, o se è rotta, il tessuto circostante.
Osserviamo le vescicole in diversi punti, ma il virus È PRESENTE OVUNQUE→ TUTTA LA CARCASSA è FONTE DI
INFEZIONE! È per questo che la legge prevede che l’animale venga abbattuto e distrutto in sede.
SEGNI CLINICI NEI BOVINI
Periodo di incubazione: 2-12 gg, è brevissimo (infatti sono indicatori). Quindi in breve tempo possono
essere colpiti molti animali.
❖ Febbre (40-40.5) e vescicole
o Piede, bocca, narici, muso, capezzoli
o Progressione verso l’erosione
❖ →
Lesioni orali danno molto dolore e l’infiammazione determina comparsa di SCIALORREA; questa
determinerà un rumore della bocca caratteristico.
❖ →
Lesioni ai capezzoli riduzione della produzione lattea. Non c’è mastite, il virus non replica a
carico cella ghiandola mammaria, ma a livello cutaneo.
❖ →
Lesioni del piede cercine coronario; spazio interdigitale per la maggior parte, che possiamo
verificare utilizzando una pompa d’acqua sulla zampa; è una lesione dolorosa quindi l’animale
tende a spostarsi!
SEGNI CLINICI NEI SUINI
a) NO VESCICOLE ORALI, sono molto poco comuni.
b) Vescicole al piede, le lesioni sono più severe che nei bovini. Non vedrò animali con saliva, ma
animali che tendono a non muoversi perché hanno dolore. Poggiano sui gomiti perché hanno
dolore su arto distale.
c) Vescicole sul grugno
SEGNI CLINICI NEGLI OVI-CAPRINI
Sono blandi! Febbre, debolezza e lesioni orali. La sintomatologia è poco evidente→ciò fa sì che la diagnosi
e la prevenzione della diffusione siano molto difficili. Sono lesioni che passano inosservate.
A livello della zampa, possono esserci delle lesioni; possiamo trovare una piccola banda emorragica nello
→
spazio interdigitale e sul cercine coronario. animali con difficoltà locomotoria
LESIONI ANATOMOPATOLOGICHE
Gli animali muoiono perché il virus è in grado di replicare a carico del muscolo cardiaco; questo presenterà
delle striature bianche (zone di necrosi), detto CUORE TIGRATO DI KITT.
DIAGNOSI CLINICA
A livello clinico, è impossibile distinguere le malattie vescicolari, soprattutto nel suino.
Nel bovino se le vescicole orali sono associate ad elevata prevalenza in stalla, è lecito fare una diagnosi di
sospetto di Afta. Tutte quelle patologiche in grado di dare lesioni orali possono essere confuse con l’afta,
ma questa dà la vescicola, mentre per esempio nella peste bovina o Bluetongue o BVD non abbiamo la
comparsa della vescicola, ma direttamente della lesione!
Nel suino, presenza di lesioni podaliche e presenza di suinetti deceduti, fa sospettare.
Stomatite Vescicolare
− Malattia vescicolare del suino
− Esantema vescicolare del suino
− Pedaina
−
Negli ovicaprini, non si avrà mai una certezza clinica, se non osservare le tipiche lesioni prima citate.
Nel momento in cui c’è la segnalazione da parte dell’allevatore, il veterinario deve subito andare e deve
subito avvertire il veterinario di Area A (sanità animale) ed il direttore dell’IZS perché nel piano pandemico
dell’Afta epizootica è prevista la visita collegiale. Vet aziendale, vet Asl area A e vet IZS vanno insieme in
stalla e decidono il da farsi perché l’unica malattia in cui senza aspettare la diagnosi di laboratorio è
possibile procedere ad abbattimento e distruzione degli animali quando c’è una diagnosi di sospetto!
Ovviamente va fatta la notifica al sindaco, scattano i provvedimenti di zona di protezione e zona di
sorveglianza.
Il veterinario porta il campione all’IZS DI BRESCIA (centro di referenza per le malattie vescicolari). Il
campione deve essere mandato con un certo criterio, perché il virus potrebbe diffondersi: bisogna
→si
utilizzare materiale sterile usano almeno 3 contenitori uno dentro l’altro per evitare la diffusione.
Una volta ricevuto il campione, il laboratorio di Brescia, per la diagnostica può fare tantissimi test:
❖ Ad oggi il più usato è l’RT-PCR che permette non solo di distinguere il sierotipo, ma anche di
valutare se quello che ho osservato è afta o malattia vescicolare.
❖ Gli altri sistemi sono utili per approfondire, per esempio ELISA
Esiste un MANUALE OPERATIVO in caso di Afta Epizootica (PDF sul sito dell’IZS di Brescia); in esso ci sono
anche scritti i materiali contenuti nel borsone che il veterinario responsabile porterà nel momento in cui
viene chiamato. C’è anche poi un documento che il veterinario deve compilare quando fa il controllo:
generalità sull’azienda, che animali alleva, quanti ne sono, entrate ed uscite animali recettivi, morti
recettivi, info sul personale d’azienda; c’è anche una parte in cui deve disegnare l’azienda!
TRATTAMENTO
Non è una malattia curabile, non ci sono trattamenti disponibili. C’è un vaccino, ma in Italia è vietato:
anche e IZS di Brescia può produrlo in casi estremi.
→abbattimento →distruzione
In caso di focolai: quarantena
L’abbattimento e la distruzione (incenerimento) hanno un costo ambientale notevole, anche perché spesso
si utilizzano gli pneumatici delle macchine (si incendiano rapidamente). Viene distrutto tutto, lettiere,
animali, latte, tutto.
DISINFEZIONE
Necessaria la DETERSIONE e i principali disinfettanti che si possono usare sono:
2% idrossido di sodio
− 4% carbonato di sodio
− 5.25% ipoclorito di sodio
− 0.2% acido citrico
−
Il tempo di attesa per poter riospitare nuovi animali non è facile da stimare; si usano degli animali
sentinella (p.e. suinetti) per vedere se è presente o me
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3 Parziale Malattie Infettive 2
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Appunti per il primo parziale di Malattie infettive 2
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Malattie infettive - Appunti completi
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Malattie infettive - Appunti