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Esame superato con 30 e lode. Stadi dello sviluppo di Piaget. Accenni della teoria della mente. Sviluppo del linguaggio: teoria innatista di Chomsky, teoria interazionista. Sviluppo della grammatica e della lettura, dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1.

Esame di Pedagogia dello sviluppo e della comunicazione docente Prof. M. Eianti

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ESTRATTO DOCUMENTO

La zona di sviluppo prossimale definisce la distanza tra il livello di sviluppo effettivo e il livello di sviluppo potenziale,

cioè la differenza tra ciò che il bambino sa fare da solo e ciò che è in grado di fare con il supporto di un individuo più

competente (sia esso un adulto o un coetaneo)

Vygotskij non accetta la visione egocentristica piagetiana, ritiene, anzi che il bambino è un protagonista attivo nelle

relazioni sociali ed il primo uso del linguaggio è di tipo sociale e comunicativo

LO SVILUPPO COGNITIVO NELLA TEORIA DI JEROME BRUNER (psicologo statunitense, 1915-2016)

L'organizzazione del comportamento viene compresa solo tenendo conto degli scopi e delle intenzioni che lo

governano

Nel processo di acquisizione del pensiero maturo, il bambino attraversa tre forme di rappresentazione

RAPPRESENTAZIONE ESECUTIVA (PRIMO ANNO)

Codifica la realtà attraverso l'azione: l'azione che compie diventa la rappresentazione interna dell'oggetto

La rappresentazione esecutiva continua dopo il primo anno per tutte le attività fisiche che impariamo facendo e che non

apprendiamo attraverso il linguaggio (nuotare, andare in bici)

RAPPRESENTAZIONE ICONICA (1-7 ANNI)

Codifica la realtà attraverso le immagini (visive, uditive, olfattive o tattili)

Le immagini consentono di evocare mentalmente una realtà assente, ma non di descriverla verbalmente, nonostante

il linguaggio compaia già alla fine del secondo anno

RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA (7 ANNI IN SU)

Codifica la realtà attraverso il linguaggio e altri sistemi simbolici

Il linguaggio è arbitrario e consente di ragionare in termini astratti

Quando la rappresentazione iconica tende a prevalere su quella simbolica, il bambino formula giudizi basati

sull'apparenza percettiva

Secondo Bruner, i processi mentali hanno un fondamento sociale e la cognizione umana è influenzata dalla cultura

L'influenza della cultura si realizza grazie alle relazioni sociali che il bambino stabilisce precocemente con il suo care-

giver

Il care-giver viene caratterizzato come scaffolding (fornire l'impalcatura): l'adulto compensa il dislivello tra le abilità

richieste dall'episodio di gioco e le ancora limitate capacità del bambino

Il pensiero narrativo rappresenta una particolare modalità cognitiva di organizzazre l'esperienza, un modo per

rappresentare gli eventi e trasformarli in oggetto di analisi e di riflessione

LO SVILUPPO COGNITIVO SECONDO L'APPROCCIO DELL'ELABORAZIONE DELL'INFORMAZIONE (HIP)

La prestazione in un compito cognitvo consiste nell'eseguire, contemporaneamente o in successione, un certo numero

di operazioni, spesso indipendenti tra loro

L'analisi del compito serve ad individuare le operazioni che il soggetto deve compiere per eseguire un dato compito

L'approccio HIP tiene conto della prestazione piuttosto che della competenza, vede i cambiamenti nell'intelligenza

come quantitativi piuttosto che qualitativi e lo sviluppo come continuo

Gli aumenti quantitativi non generano trasformazioni qualitative e pertanto la natura dei processi cognitivi non

cambia in funzione dell'età

Le capacità cognitive sono specifiche per dominio, quindi possono esistere molteplici tipologie di intelligenza

L'approccio HIP pone l'accento sul come si sviluppa l'intelligenza e non su cosa si sviluppa

I processi di sviluppo indentificati dall'approccio HIP riguardano sia la capacità di base di elaborare, che diventa più

efficace con l'aumento dell'età, sia le strategie di elaborazione che diventano più complesse in funzione dell'età

Il fatto che il bambino utilizzi una determinata regola dipende non tanto e non solo dall'età, ma dalla sua esperienza

nel risolvere certi problemi e dalle opportunità che ha avuto di esercitarsi sul compito

LO SVILUPPO DELLA TEORIA DELLA MENTE

Le basi della teoria della mente sono, da un lato, le emozioni fondamentali (amore, odio, paura) e gli stati fisiologici

(fame, sete, dolore, eccitazione), dall'altro le percezioni e le sensazioni

Le emozioni e gli stati fisiologici generano i desideri, le percezioni generano ed alimentano credenze

La azioni producono risultati che generano reazioni emotive congruenti

Il desiderio (io voglio) è uno stato mentale più semplice della credenza (io penso/credo di)

I bambini di 2 anni possiedo uno psicologia del desiderio, che interpreta le azioni sulla base di desideri e spiega le

reazioni emotive congruentemente al fatto che tali desideri siano o meno stati soddisfatti

A 3 anni i bambini padroneggiano la psicologia della credenza-desiderio, grazie alla quale sono in grado di prevedere

che le azioni di una persona saranno guidate non soltanto dai suoi desideri ma anche dalle sue credenze

In un primo momento vengono prese in considerazione solo credenze vere, cioè solo quelle che rispecchiano lo stato

effettivo della realtà

Successivamente vengono comprese le false credenze, si comprendono azioni determinate da credenze erronee

Quando avviene la disgiunzione tra realtà e credenza, il bambino ha un distinzione tra stato effettivo e

rappresentazione mentale

La distinzione delle false credenze di secondo ordine, che permettono di cogliere in modo sottile forme di

comunicazione ambigue e complesse (come l'ironia), segna un'ulteriore fase di sviluppo cognitivo

Nello sviluppo precoce del bambino si individuano alcuni precursori come il gioco simbolico (che rappresenta una

realtà diversa da quella percepita)

Un altro importante precursore è l'intenzione comunicativa dichiarativa, che compare alla fine del primo anno

L'intenzione dichiarativa consiste nel richimare l'attenzione dell'adulto su un oggetto, non per farlo interagire con

esso ma per condividere con lui l'interesse per l'oggetto

Nella comunicazione dichiarativa, il bambino alterna lo sguardo tra l'oggetto e l'interlocutore (triangolazione dello

sguardo: bambino-oggetto-adulto)

Nella comunicazione dichiarativa, il bambino non vuole utilizzare l'altra persona per raggingere uno scopo, ma

intende influenzare il suo stato mentale in relazione a qualche evento esterno, in particolare il provare interesse per

qualcosa o il condividere un'esperienza TEORIA DELLA MENTE ED AUTISMO

Lo spettro dei disturbi autistici è ampio e comprende varie forme: idiot savants (termine francese che indica persone

con ritardi cogniti anche gravi, ma con un'abilità fuori dalla norma), sindrome di Asperger (disturbo ad alto

funzionamento dell'autismo, disturbo pervasivo dello sviluppo che presenta difficoltà nelle interazioni sociali, difficoltà

nella comunicazione e negli interessi, ma non altera le funzioni cognitive), disturbi a basso funzionamento

L'autismo implica delle difficoltà nella capacità di comprendere la mente, di cogliere aspetti psicologici, sociali e

simbolici e per questo non si manifesta precocemente

L'autismo si manifesta quando inizia ad emergere un ritardo in varie aree del comportamento sociale, tra cui

l'attenzione condivisa, l'inidcazione non richiestiva, la triangolazione dello sguardo e il gioco di finzione che

presuppongono abilità rappresentative simboliche

Studi sulla falsa credenza (bambola Sally e Anna) hanno evidenziato come gli autistici, rispetto a bambini con sindrome

di Down o a sviluppo normotipo, raramente riescono a superare la prova per le gravi difficoltà a sviluppare un

ragionamento che tenga conto della rappresentazione erronea di Sally

VALUTAZIONE DELL'INTELLIGENZA

Le varie teorie dello sviluppo non si occupano delle differenze nel potenziale intellettivo, che riguardano il quanto,

piuttosto che il cosa, il come e il perché

Robert Sternberg propone una teoria triarchica secondo la quale esistono 3 aspetti dell'intelligenza: l'intelligenza

componenziale (pensiero analitico), l'intelligenza esperenziale (intuitiva ed originale) e l'intelligenza contestuale o

scaltrezza (comprensione e adattamento alla variabilità delle situazioni)

Howard Gardner propone l'esistenza di 8 tipologia di esistenza: linguistica e logico-matematica (intelligenza

componenziale), spaziale, corporeo-cinestesica e musicale (intelligenza esperenziale), interpersonale, intrapersonale e

naturalistica (intelligenza contestuale)

L'intelligenza non è un fattore unitario, ma un insieme di capacità che cambiano qualitativamente nel corso dello

sviluppo

Ad ogni fase evolutiva l'intelligenza consiste in un insieme di capacità relativamente specidiche per quella fase

E' necessario considerare l'influenza dell'ambiente e delle diverse esperienze sullo sviluppo intellettivo, piuttosto che

ritenere l'intelligenza una capacità fissa e predeterminata

IL LINGUAGGIO

Il linguaggio ha delle caratteristiche uniche e specifiche rispetto ad altre forme di comunicazione

Le proprietà fondamentali del linguaggio sono: la creatività e l'arbitrarietà

La relazione tra suoni e significati è arbitraria: il significato non può essere ricavato dalla forma del suono e deve

essere appreso e trasmesso culturalmente

IMPARARE IL LINGUAGGIO DA PARTE DEL BAMBINO

Analisi dei suoni linguistici ascoltati per distinguere le unità costituenti la propria lingua madre (fonemi, morfemi,

parole e frasi)

Padroneggiare gli schemi articolari necessari a produrre i fonemi e le sequenze di fonemi della propria lingua madre

Acquisizione e amplificazione del vocabolario

Padroneggiare regole morfologiche e sintattiche per combinare frasi grammaticalmente corrette

Imparare a conversare

ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO: TEORIA INNATISTA di Noam Chomsky (linguista statunitense, 1928)

Chomsky ipotizzò l'esistenza di un dispositivo innato per l'acquisizione del linguaggio (LAD - Language Acquisition

Device), un organo adibito al linguaggio

Il LAD è la base biologica sulla quale si sviluppa il linguaggio

Il LAD è strutturato secondo una grammatica universale (GU)

La GU è una teoria linguistica che teorizza che i principi della grammatica siano condivisi da tutte le lingue e siano

innati per tutti gli esseri umani

Secondo Chomsky, il linguaggio è un insieme di regole che il bambino deve scoprire

L'acquisizione del linguaggio è un processo attivo di scoperta di regole e di verifica di ipotesi, in cui è importante

partire da un numero limitato di ipotesi, che sono quelle presenti nella conoscenza innata del linguaggio

La teoria di Chomsky tenta di spiegare come mai si impara a parlare in maniera così rapida e come mai le tappe

principali dello sviluppo linguistico siano le stesse in tutte le culture e le classi sociali

Il bambino è creativo nell'uso del linguaggio, è capace di produrre e capire espressioni nuove senza mai averle

ascoltate in precedenza

La teoria innatista spiega la produzione di ipercorrettismi, forme verbali autocorrette che seguono regole diverse da

quelle degli adulti e che probabilmente il bambino non ha mai udito

Il linguaggio che il bambino produce può essere più ricco di quello a cui è stato esposto

Il linguaggio infantile non viene visto come una rozza imitazione del linguaggio adulto, ma come un processo attivo e

creativo, guidato da regole

La teoria chomskyana considera il linguaggio indipendete sia dall'intelligenza che dalla capacità comunicativa

La conoscenza e la competenza linguistica precede l'esecuzione, il bambino possiede le regole prima di saperle usare

Non viene considerata l'esposizione del bambino al linguaggio esterno, non si considera ad esempio la comunicazione

adulto-bambino come oggetto di indagine

ACQUISIZIONE DEL LINGUAGGIO: TEORIA INTERAZIONISTA

Si ritiene che i bambini debbano possedere una sufficiente conoscenza del mondo prima di imparare a parlare

L'ipotesi cognitiva inserisce lo sviluppo del linguaggio all'interno dello sviluppo cognitivo e recupera le ipotesi di

Piaget sui rapporti tra linguaggio e pensiero

Piaget sosteneva che la comparsa del linguaggio (nel sesto sottostadio sensomotorio) segna il passaggio

dall'intelligenza sensomotoria all'intelligenza rappresentativa

Contemporaneamente all'acquisizione del linguaggio (18 mesi), i bambini esibiscono altre manifestazioni della

capacità simbolica, come imitare azioni, disegnare e giocare a far finta

C'è un'abilità condivisa fra le attività simboliche e la progressiva decontestualizzazione delle prime parole: la capacità

di rappresentare uno stato di cose, distinguendo la rappresentazione dalla cosa rappresentata

Lo sviluppo cognitivo precede la comparsa del linguaggio ed è autonomo rispetto ad esso, mentre il linguaggio deriva

e dipende dallo sviluppo cognitivo

Piaget sostiene che il bambino impara facendo, agendo sulla realtà, e soltando in un secondo momento capisce cosa fa

L'esecuzione viene prima della competenza

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO E CONTESTO SOCIALE

Si ipotizza che tra la comunicazione prelinguistica e la comparsa del linguaggio vi sia una relazione di continuità

Nelle prime espressioni verbali si definisce la differenza tra significato locutivo, ovvero il contenuto della frase, e il

significato illocutivo, ovvero l'intenzione con cui il parlante pronuncia la frase

Diverse relazioni semantiche possono essere espresse da frasi strutturalmente identiche: l'analisi sintattica del

linguaggio infantile non consente di cogliere i diversi significati che il bambino intende esprimere con le parole

Il linguaggio rivolto dagli adulti ai bambini è un linguaggio ben adattato alle limitate capacità di comprensione dei

giovani interlocutori (vedi materis)

Si considera l'interazione sociale tra bambino e care-giver come una base importante e portante dello sviluppo

linguistico

Non esiste soltanto un LAD ma anche un LASS (Language Acquisition Support System), ovvero un sistema di supporto

per l'acquisizione del linguaggio, che corrisponde al ruolo svolto dall'adulto e dal contesto sociale di crescita

FASE PRELINGUISTICA

La fase prelinguistica è la fase dello sviluppo comunicativo che precede e prepara la comparsa del linguaggio

L'evoluzione del sistema fonologico inizia subito dopo la nascita e ragginge un punto critico attorno i 9-10 mesi,

quando i suoni prodotti dal bambino diventano quelli caratteristici della lingua materna

Comparsa dei primi gesti I PRIMI SUONI

I primi suoni che il neonato o il lattante produce sono di natura vegetativa, come sbadigli e ruttini, o compaiono legati

al pianto

Il pianto gioca un ruolo fondamentale nella interazione neonato-care-giver e viene distinto in pianto di fame, pianto di

dolore e pianto di irritazione (compare intorno alla terza settimana e incentra un desiderio di attenzione)

Il pianto fisiologico può essere fermato distraendo il bambino con un'azione interessante o con qualcosa da afferrare

Tra i 2 e i 6 mesi compaiono le prime vocalizzazioni non di pianto, i primi suoni vocalici e possiamo assistere a

protoconversazioni, in cui le vocalizzazioni del bambino si altrenano a quello del genitore (roll-talking)

Verso i 6-7 mesi compare la lallazione canonica: produzione di sequenza consonante-vocale con le stesse

caratteristiche delle sillabe (da, ma) e spesso ripetute (dadada)

Nella fase di lallazione canonica compaiono alcune caratteristiche della lingua materna, in particolare la prosodia, cioè

l'intonazione

Attorno al 6°/7° mese si riduce l'iniziale ampiezza fonetica (ovvero la capacità di riprodurre tutti i contrasti fonetici

possibili) e si consolidano i suoni propri della lingua materna (30 suoni per l'italiano)

Tra i 10 e i 12 mesi la maggior parte dei bambini producono sequenze sillabiche complesse (dadu) che caratterizzano

la lallazione variata

Tra i 10 e i 12 mesi compaiono le prime protoparole che assumono un significato specifico quando vengono utilizzate

consistentemente in determinati casi

Dalla comparsa delle prime protoparole, lo sviluppo fonologico interagisce con lo sviluppo lessicale e grammaticale e ne

risulta influenzato

I bambini differiscono per le preferenze fonetiche (i suoni che preferiscono produrre), per la stabilità di queste

preferenze fonetiche e nell'organizzazione del proprio sistema fonologico

Il bambino utilizza, nel formare le prime parole, le sequenze fonetiche già sperimentate nella lallazione

L'inizio ritardato della lallazione canonica può essere indice predittivo di aprassia (disturbo del movimento

volontario), disartria (disturbi dell'apparato fonatorio), disordini fonologici e, in generale, disordini del linguaggio

GESTI COMUNICATIVI

Tra i 9 e i 12 mesi il bambino inizia ad usare gesti performativi o deittici, come indicare, mostrare,offrire, dare e

richieste ritualizzate

I gesti deittici esprimono un'intezione comunicativa e si riferiscono ad un oggetto esterno facilmente individuabile

A differenza delle azioni di tipo strumentale come l'afferrare, i gesti deittici sono inadeguati a raggiungere l'oggetto in

modo diretto, ma comunicano questa l'intenzione ad un'altra persona

I gesti deittici sono solitamente distali, prodotti a distanza e non implicano nessun contatto con il destinatario

I gesti deittici sono accompagnati dallo sguardo al destinatario del gesto, in alcuni casi il bambino guarda

alternativamente il destinatario e il bersaglio

Alcune ricerche hanno evidenziato 3 caratteristiche dei gesti comunicativi: sono usati con un'intenzione comunicativa,

sono convenzionali (consueti, abitudinari) e si riferiscono ad un oggetto/evento esterno

I gesti deittici vengono utilizzati sia per richiedere che per dichiarare

L'intenzione dichiarativa richiede capacità socio-cognitive, come la soggettività e l'attribuzione di stati mentali, più

evolute rispetto all'intenzione richiestiva

Il ritardo nella comparsa dei gesti dichiarativi è un indice di rischio per lo sviluppo comunicativo e linguistico (può

essere valutato come indice diagnostico precoce per la diagnosi di sindrome di autismo)

Dagli 11-12 mesi compaiono i primi gesti referenziali o rappresentativi

I gesti referenziali non esprimono soltanto un'intenzione comunicativa, ma rappredentano anche un referente

specifico, il loro significato non varia sulla base del contesto (come il gesto per dire ciao, o quello per dire no)

I gesti referenziali nascono all'interno di routine sociali o in contesti di gioco con l'adulto e vengono appresi per

imitazione

In seguito i gesti referenziali si distaccano dal contesto originario e sono utilizzati per scopi comunicativi piuttosto che

come schemi di azione o di gioco simbolico

Con i gesti referenziali compaiono le prime parole

Quando il linguaggio verbale si consolida e raggiunge un vocabolario di 50 parole, l'uso dei gesti referenziali

diminuisce drasticamente

La diminuzione dei gesti referenziali fa intuire come il bambino, nel primo sviluppo linguistico, preferisca comunicare

attraverso veicoli simbolici piuttosto che cimentarsi nell'uso di sequenze vocali ancora incerte

A 16 mesi gesti e parole si equivalgono, mentre con la crescita si assiste ad un'aumento dell'uso della parola e ad una

diminuzione dell'uso dei gesti, dovuta anche ad un ambiente esterno che offre al bambino più modelli vocali che

gestuali e che apprezza maggiormente i primi più che i secondi

LE PRIME PAROLE

Tra gli 11 e i 13 mesi compaiono le prime parole

Le prime parole apprese indicano persone, oggetti o azioni che il bambino campie abitualmente


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9 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in terapia della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva (LATINA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ditoppaandrea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia dello sviluppo e della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Eianti Marina.

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