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Media analysis cobianchi (21/22) - appunti di M. Segalini

Pluralismo politico e monitoraggio I

Il rapporto tra media e politica in Italia dal dopoguerra a oggi. Il “pluralismo verticale” indica la coesistenza di più matrici ideologiche in uno stesso contesto, quello politico ha un significato più specifico. Il “pluralismo orizzontale” indica la situazione in cui in diversi contesti è presente la stessa matrice ideologica, la stessa opinione e visione del mondo, ad esempio un giornale che ha una certa posizione politica. Il pluralismo politico è un concetto fondamentale sul quale si basa l’analisi dei media. Def.: filosofia politica che sostiene che persone di convinzioni, background e stili di vita diversi possono coesistere nella stessa società e partecipare in modo equo al processo politico.

Cenni storici del rapporto tra politica e TV

Anni Modello politico Modello comunicativo Problemi
Primo cinquantennio ('45-'89 ca.) Questo modello di “politica dell’organizzazione” è basato sull’ideologia, sull'esistenza di corpi intermedi che al loro interno selezionavano dirigenti in base alla capacità di attrarre consenso. Tutta la politica viene raccontata dai giornalisti, non ci sono interventi diretti dei politici: la mediazione giornalistica è pertanto quasi assoluta. Il problema di questo sistema fu l’incapacità di dialogare con l’esterno: i politici parlavano ai politici, non trasmettevano passione né attraevano l’attenzione (non ne avevano bisogno, il voto era per appartenenza politico-ideologica).
1989-2010 Politica basata sulla leadership, il cui pubblico si trasformò nell’audience, che a differenza del popolo non si interessa a messaggi di tipo ideologico ma carismatico. Questo passaggio è stato possibile perché c’è stata con Tangentopoli una rottura del patto di fiducia tra cittadini e classe politica. Passaggio dalla politica basata sul volontariato e organizzazione a politica basata su marketing. Non importa se i messaggi col passare del tempo sono contraddittori perché l’obiettivo è attrarre l’attenzione dell’audience. Nascono i partiti personali, cioè si identifica il partito con il leader (processo iniziato da Craxi e amplificato da Berlusconi). Il modello berlusconiano entra in crisi perché manca un vero rapporto di fiducia (come quello del modello precedente): se il carisma del leader viene scalfito dalle vicende contingenti riguardanti la persona del leader, allora il partito rimane un guscio vuoto. Il partito personale non ha un rapporto di fiducia con la società, ma un rapporto carismatico.
2010-2020 I leader fanno della sfiducia nella politica il proprio punto di forza. Fanno leva sul sentimento di delusione dell’elettorato (Beppe Grillo e Matteo Renzi – narrazione della “rottamazione”). Non sono leader carismatici ma sanno incanalare i sentimenti negativi dell’elettorato verso proposte politiche attive. - La principale propulsione è l’accensione del sentimento generalizzato di sfiducia, non c’è una vera e propria proposta politica.
2020-oggi La totale disintermediazione tra classe politica ed elettorato viene sfruttata dai leader (specialmente populisti) a proprio vantaggio. Il soggetto politico costruisce la propria comunicazione indipendentemente dal medium televisivo. Le parole del politico sono totalmente autoprodotte, nessuno contro-argomenta ciò che dice (infatti questa modalità comunicativa trova nei social network il mezzo di espressione perfetto). Questo modello però produce un consenso ancora più volatile del modello di politica personale.

Pluralismo politico e monitoraggio II

La “par condicio” in Italia, i principi fondamentali

Le tappe della regolamentazione del rapporto tra politica e TV

  • Regio decreto 1067 del 1923: lo Stato ha il monopolio di trasmissioni radio-televisive.
  • Costituzione art. 21: sebbene prevedesse la libera espressione del pensiero, la norma precedente non fu considerata in conflitto con la Costituzione perché i mezzi tecnici necessari per le trasmissioni radiofoniche e televisive non erano alla portata dei privati.
  • Fino al 1960 non c’è nessun programma di comunicazione politica in televisione, mentre in radio c’erano già dal 1946 (tranne il periodo precedente all’elezione: allora si interrompevano le trasmissioni di quel tipo). Il rapporto era infatti diretto dal punto di vista organizzativo, che passava attraverso piazze e comizi non per la radio o la TV. C’era una dipendenza diretta tra giornalismo radiotelevisivo e governo repubblicano, era il governo che nominava i direttori di testata, di rete e il consiglio amministrativo della RAI (legge che discende dal periodo fascista).
  • 1960: una sentenza della Corte Costituzionale stabilisce che il monopolio pubblico delle reti ha l’obbligo di “obiettività”, cioè la comunicazione politica deve essere imparziale. Nascono le prime trasmissioni politiche televisive con le elezioni amministrative ('60), che grazie alla sentenza inclusero l’opposizione (es. PCI).
  • Ma il confronto politico riguarda solo i partiti, e non il governo: la comunicazione del governo rimane priva di contraddittorio, perché era rimasto il monopolio statale sulle reti audiovisive. Fuori dalla TV la comunicazione politica era molto meno ingessata, c’è un tentativo di abbracciare una politica pop che adotti nella sua comunicazione la realtà quotidiana.
  • 1968: nascita del giornalismo d’assalto: giornalismo d’inchiesta nato programmaticamente come elemento di disturbo per il potere. Il movimento sessantottino ha avviato il processo di cambiamento che ha riplasmato la società come la conosciamo: nasce un risentimento per il monopolio pubblico dei media.
  • 1972: dibattito per introdurre la televisione a colori, che ne ritarda l’introduzione di 10 anni.
  • 14 aprile 1975 - riforma della Rai: il controllo del servizio pubblico passò al parlamento, organo pluralista. Oggi la Rai è controllata da una commissione parlamentare bicamerale (membri camera e del senato). La “commissione di vigilanza e controllo RAI” è l’editore della TV pubblica.
  • Tecnologie per produrre programmi televisivi erano ancora troppo costose per privati; viene mantenuto il monopolio dello Stato, anche se nascono primi tentativi di rottura di tale schema (radio libere). Viene creata Rai 3 e i programmi dell’accesso, quarti d’ora in cui poteva accedere qualsiasi organizzazione sociale.
  • Il pluralismo viene normato come lottizzazione o pluralismo orizzontale: a ciascuna area politica viene attribuita una rete televisiva. DC Tg1 (oggi governativa), partiti laici Tg2 (oggi centro-destra), partito comunista Rai3 (oggi centro-sinistra).
  • Introduzione dei sondaggi e delle proiezioni, utilizzati per la prima volta nel 1976 - viene fondata la Fininvest da Berlusconi.
  • 1976: nascono i primi format, come i talk show (il primo fu Bontà loro di Maurizio Costanzo).
  • 1977: TV a colori. Si assiste a un’apertura alla società e ai suoi fenomeni più estremisti o marginali.
  • 1978: primi usi creativi del mezzo televisivo. Es. Pannella che protesta contro il poco spazio a disposizione.
  • 1979: anno che introduce alla post-modernità. Prime elezioni europee fanno assumere una dimensione internazionale alla politica. C’è l’esordio delle TV locali private, tollerate dal sistema in assenza di autorizzazione. Non c’erano leggi che ne regolavano il funzionamento. Esse introdussero gli spot politici, che furono acquistati dai candidati regionali o locali (maggior fonte di reddito per queste TV). Primi tentativi di personalizzazione: vengono candidati alle europee dei soggetti della società civile provenienti dal mondo dello spettacolo. Hanno un approccio carismatico.
  • 1980: finisce la stagione dell’impegno civile e sociale, comincia il ritorno alla sfera privata. L’episodio che sancì questo passaggio fu l’incidente di Vermicino, in cui le televisioni trasmisero una diretta lunghissima per mostrare, nella loro speranza, il salvataggio di un bambino caduto nel pozzo. Nasce la TV del dolore, della cronaca nera, che diventerà uno dei generi più invasivi della televisione pubblica.
  • Ingresso della personalizzazione all’americana nella TV, già in corso nei partiti. Mitterand assunse un pubblicitario che fece uno spot televisivo che lo innalzò a eroe della storia francese; da qui si ispirò tutta la politica europea degli anni ‘80. Il politico diventa personaggio, di cui la sfera privata e personale diventa oggetto di interesse più dei loro partiti. Ingresso di soggetti civili in politica, che servirono per dare visibilità al partito.
  • 1983: network di emittenti locali private potevano trasmettere in contemporanea nel territorio nazionale (solo in differita). Format politici alternativi alla Rai invasero il palinsesto privato prima delle elezioni, perché sono economici e interessanti per la popolazione. Spot politici. Il Partito socialista vinse le elezioni con successo, Craxi divenne il PdC. La base personalistica fu un elemento fondamentale così come gli spot politici nazionali.
  • 1987: Samarcanda di Santoro fu il primo programma italiano a dar voce alla “piazza”; gli inviati esterni che trasmettevano dalle piazze intervistavano i cittadini.
  • “Decreti Berlusconi”: decreti emessi dal governo cercarono di dare autorizzazioni alla trasmissione su scala nazionale, anche delle dirette. Controversi per la vicinanza tra Craxi e Berlusconi, non furono approvati dal Parlamento ma servirono a mantenere lo status quo nella TV privata.
  • Il congresso del PSI di Rimini mette in luce i primi dubbi sulla politica, dati gli enormi investimenti finanziari spesi per realizzarlo.
  • 1992-1993: Tangentopoli: serie d'inchieste giudiziarie che rivelarono un sistema fraudolento che coinvolgeva in maniera collusa la politica e l'imprenditoria italiana. Cadono le ideologie, il PCI si sciolse e divenne il Partito Democratico di Sinistra. Si instaura il governo tecnico di Ciampi, che cerca di regolamentare la situazione delle emittenti private.
  • Legge Mammì: consentiva l’interconnessione e la diretta per le reti televisive private, prevedeva che un gruppo televisivo non possa avere più di 3 canali (legge polaroid perché fotografa la situazione che c’era già, legittima il sistema esistente). Lega Nord diventa il partito di protesta contro la classe politica.
  • Il sistema politico cambia, viene approvata la legge elettorale dei sindaci (eletti direttamente) cioè un altro elemento di personalizzazione.
  • Legge elettorale maggioritaria: passò un referendum per il quale si passò da un sistema proporzionale a maggioritario, cioè nei collegi chi aveva più voti veniva eletto. Questi ultimi due elementi costruirono un clima elettorale favorevole alla politica personalizzata. Si votava la persona, non per appartenenza ideologica.
  • 1994: discesa in campo di Berlusconi. Fu un successo per vari motivi. L’integrazione della strategia, poiché aveva un’immanente struttura comunicativa tra cui 3 canali e una delle agenzie pubblicitarie più grandi del Paese che aveva svariate professionalità da sfruttare. Aveva anche un “volume di fuoco”, tutte le sue reti si concentrarono sulla presentazione del partito. La sua campagna faceva un uso massiccio dei sondaggi, che documentavano l’ascesa del consenso di Forza Italia.
  • Nessuno era preparato al fatto che un proprietario di reti televisive entrasse in politica, per cui non c’erano legislazioni che potevano limitare le sue azioni, l’unica legge 515 (del ‘93) che c’era prevedeva che le reti ammettessero senza discriminazione gli spot elettorali ma non prevedeva sanzioni pecuniarie né regolamentava gli spazi: il fatto che chi poteva comprarne 30 e chi 1 non era regolamentato. I richiami fatti dall’autorità giudiziaria rimasero lettera morta e i conduttori poterono fare libera propaganda. C’era una sproporzione di forze: Berlusconi usava gli introiti degli altri che volevano usare le sue reti per gli spot, per finanziare i propri.
  • Berlusconi venne eletto ma il governo durò poco perché era frutto di alleanze instabili, dalla maggioranza uscì la lega nord. Formato governo tecnico Dini su maggioranza diversa, Lega passò a maggioranza di centro sinistra. Attuò una politica di opposizione al sistema che aveva portato Berlusconi a vincere le elezioni. Il decreto Gambino infatti impose il principio della par condicio, cioè la TV doveva fornire lo stesso spazio a tutti i candidati. Inoltre prevedeva:
    • Proibizione spot politici a pagamento, gli spazi dovevano essere uguali per tutti i partiti e gratuiti.
    • Proibizione di parlare di politica negli spazi non appositamente dedicati.
    • Divieto di produrre sondaggi elettorali nei 15 giorni prima del voto.
  • 1996: si vota di nuovo. La coalizione di centro sinistra denominata Ulivo conquista la maggioranza. Nuova normativa che regolamenta il rapporto tra politica e TV: Prodi si dimise quando, dopo aver accettato di autorizzare la partenza di aerei di bombardamento dall’Italia, una parte coalizione uscì dalla maggioranza (senza farla cadere). Massimo D’alema gli succede, unico ex membro del PCI a essere diventato PdC.
  • 2000: Legge 28 del 2000, regola tutt’oggi il rapporto tra politica e TV. Vengono ripresi alcuni concetti della legge Gambino:
    • Divieto spot elettorali a pagamento.
    • Par condicio: le testate devono dare uno spazio a tutti i partiti, proporzionale alla loro rappresentanza parlamentare.
    • Disciplina di par condicio in regime normale: impone l’obiettività e la parità di trattamento.
    • Disciplina di par condicio in regime elettorale: nei 15 giorni precedenti alla presentazione delle liste, si deve attribuire a ciascun partito la durata di tempo in voce pari alla sua rappresentanza elettorale (la valutazione viene fatta settimanalmente). Per i candidati vale la parità di trattamento, molte testate semplicemente non li intervistano.
    • Divieto di parlare di politica fuori dai programmi dedicati.
    • Fondazione Agcom, agenzia sulle comunicazioni, arbitro e gestore di tutte le controversie che riguardano il campo delle telecomunicazioni. Ha un sistema di monitoraggio interno, in cui misura la par condicio e commina le sanzioni.

Documenti relativi a questa parte:

Siti utili:

Sondaggi e metodi “tradizionali” per conoscere l’opinione pubblica

Metodologie

Vedremo le principali tecniche di analisi dei media, la cui principale è l'analisi di contenuto. Ci occuperemo dell'analisi della rappresentazione dei fenomeni, non dei fenomeni in sé. L’esempio che faremo è quello di analisi della social television.

Definizione: La Social Television è il fenomeno attraverso il quale la visione di un prodotto televisivo viene condivisa non attraverso la comune visione fisica del prodotto stesso, ma attraverso commenti su un social network. Il prodotto viene quindi fruito tramite la condivisione sulla rete.

Secondo la definizione “forte” di social television, essa sarebbe la replica esatta della visione condivisa di un evento televisivo attuata con i social network (o altro strumento di comunicazione che consente la replica dell'esperienza della visione della televisione d'insieme). La definizione più “debole” invece considera la social television come qualsiasi manifestazione di pensiero, anche non interattiva, su qualsiasi ...

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

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