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Lezioni - Appunti - Primo modulo

Lezione prima

Il nostro corso si dedicherà al tema dei "cattivi maestri", ovvero personaggi buoni che adottano sistemi che apparentemente li fanno sembrare cattivi, esempio: Piton. L'esame sarà da 12 cfu (modulo 1/2), orale da giugno in poi. Le lezioni non verranno registrate, su Moodle c'è tutto il materiale.

Inizialmente la letteratura per ragazzi nasce con l'obiettivo di orientare ed educare i giovani, ma in realtà tanti racconti lasciano messaggi controversi. La letteratura per ragazzi ha un rapporto continuo con la letteratura alta: ad esempio in "Pinocchio" ci sono molti riferimenti a Dante, letteratura cavalleresca, ecc. Per questo è da poco che questa viene analizzata come la letteratura alta. Va affrontata con una serie di strumenti.

Modulo 1: grandi penne per piccoli lettori

Ecco le sezioni del modulo:

  • Fonti e strumenti bibliografici
  • La fiaba (guardarle in modo diverso perché nascondono messaggi, ad esempio la prima edizione di Cenerentola presentava la protagonista come assassina)
  • Dal poema cavalleresco al romanzo (la costruzione della figura del cavaliere e il suo declino, così da capire le narrazioni, non solo scritte)
  • Dal romanzo storico al romanzo d'avventura, fra patria ed eroismo (in Italia non abbiamo avuto grandi scrittori d'avventura a parte Salgari, che attinge da autori stranieri come Scott. Foscolo contribuisce alla creazione del cavaliere facendolo diventare un eroe esule)
  • Verismo ed educazione alla miseria (fino al fascismo la letteratura per ragazzi forniva una visione delle classi sociali molto precisa. Nell'editoria c'era una tematica precisa: l'educazione alla miseria, serviva a istruire le persone ricche a guardare con un occhio diverso le persone più povere, fare beneficenza e avere solidarietà. Questo ha un punto molto evidente nella prima guerra mondiale, quando diventa evidente il problema dei profughi (dall'Austria, ad esempio); questo problema viene risolto nella letteratura per ragazzi con la beneficenza. Collodi tuttavia non aveva lo stesso intento, la sua visione era diversa).

Acquistare: L'Orlando Furioso di Clavino e Il Cavaliere Inesistente, mentre il resto dovrebbe essere sulla pagina del corso. Libri da acquistare: del modulo 1 c'è da prendere La letteratura per l'infanzia di Boero (edizione del 2009), L'Orlando Furioso di Italo Calvino (edizione illustrata), Il Cavaliere Inesistente; del modulo 2 c'è da prendere Peter Pan (e leggere il saggio relativo che metterà sulla pagina del corso). Più avanti si vedrà...

Che rapporto ha la letteratura per ragazzi con quella alta e perché non è stato analizzato per tanti anni? Questo è quello che dobbiamo capire. Nel corso degli anni la letteratura per ragazzi ha assunto una grande rilevanza, si è iniziata a studiare (sia italiana che straniera) perché attinge a quella per adulti.

Modulo 1 - Sezione 1

Le strade della fiaba, da Basile a Calvino, passando per Perrault e i Grimm. La distinzione fra fiaba e favola.

La fiaba

La fiaba è una narrazione di tradizione popolare, ci sono quelle autorali ma generalmente vengono tutte dalla tradizione popolare; sono racconti brevi o medio brevi, in cui ha una rilevanza importante elementi e personaggi magici. Non è morale, quindi i cattivi non per forza vengono puniti e i buoni non per forza premiati (nella prima edizione di Cenerentola, essa diventa regina uccidendo la propria prima matrigna, soffocandola sotto un baule, questo non le impedisce comunque di diventare moglie del principe. C'è assenza di moralità).

Questa edizione di Cenerentola sparisce e Perrault cambia completamente la versione del racconto. Una caratteristica della fiaba è l'assenza di trauma: ovvero che nelle fiabe ci sono personaggi che in molti casi subiscono offese, stress ecc... tutto questo alla conclusione viene rimosso, come se non fosse mai successo ("vissero felici e contenti" serve a cancellare il trauma del protagonista in modo totale, come se non lo avesse mai vissuto). Questo si vedrà inoltre nel film di Garrone, Il Racconto dei Racconti.

La favola

La favola è una breve composizione in prosa o in versi con protagonisti animali antropo-morfizzati o più raramente inanimati come le piante; a differenza della fiaba ha intento morale esplicito, ci sono buoni e cattivi, virtuosi e non. Qui il trauma c'è perché si vuole punire chi non è virtuoso, fa parte dello sviluppo della trama, non è solo un elemento in più (es.: la cicala muore alla fine dell'inverno); tuttavia è molto semplificata rispetto alla fiaba, molti elementi come quello del tempo non sono presenti.

I grandi autori di fiabe hanno preso questi racconti rendendoli presentabili, poiché prima erano troppo espliciti. Da qui dobbiamo arrivare alla conclusione: la fiaba per secoli ha avuto il compito di raccontare l'irraccontabile, ovvero argomenti di disagio o imbarazzo che non possono essere narrati con facilità e a parole. Il fantasy parla dei traumi collettivi individuali, ad esempio.

Nel 1949 Einaudi, dietro suggerimento di Calvino e della Heisburg, pubblica il libro di Vladimir Propp; invece di Morfologia della Fiaba sceglie prima quello più difficile, ovvero Le radici storiche dei racconti di fate. In questo libro si spiegano i vari ruoli dei personaggi e individua in rapporto a ognuno di essi 31 funzioni che mettono in moto la fiaba: allontanamento, divieto, ecc..

In quegli stessi anni uno studioso di antropologia Claude Lévi Strauss, contesta le idee di Propp e lo accusa di formalismo o meccanicismo perché si studiano le fiabe senza far riferimento alla storia, il fatto di smontare una fiaba per studiarla diventa sterile se non si studia il popolo che ha creato quel racconto (ad esempio in alcune fiabe ci sono dei divieti per le donne o regole varie e questo deriva da determinate culture; ad esempio per gli Orchi che mangiano i bambini, in realtà dietro a questi personaggi si nasconde il trauma del cannibalismo in Europa).

Propp dice che in realtà lui l'ha fatto, bisogna leggere i due libri contemporaneamente; è necessario capire le origini culturali in primis e da quali elementi scaturiscono le storie narrate. Propp introduce una distinzione tra fiaba (rappresenta una finzione, fondata sull'invenzione poetica) e il mito (racconto di carattere sacrale, inizialmente ritenuto veritiero).

Leggere il racconto della fanciulla perseguitata, che fa riferimento a due sante (sant'Oliva) e al mito del susseguirsi delle stagioni. Nel 1930 Jollés scrive le forme semplici, in cui individua queste cosiddette forme semplici:

  • La leggenda sacra e profana
  • Il mito
  • L'enigma
  • Sentenza
  • Caso memorabile
  • Fiaba
  • Scherzo

Lezione seconda

Quali sono le obiezioni di Lévi Strauss? Lévi Strauss si riferisce alla morfologia della fiaba, affermando che l'analisi strutturalistica di morfologia della fiaba (cioè individuare personaggi tipo eroe, antagonista, aiutante ecc.) e individuare delle funzioni (allontanamento, prova ecc.) sia utile ma non sia determinante nel momento in cui queste funzioni e questi personaggi non sono inseriti in un'analisi del contesto socio-culturale che li ha prodotti e la risposta che Propp dà è che questo contesto socio-culturale è fornito non all'interno di morfologia della fiaba ma all'interno delle radici storiche di racconti di fate.

Dopodiché i due iniziano questo dibattito, questa polemica che abbiamo detto in realtà per molti aspetti dice cose abbastanza simili anche se loro sembrano non volerlo ammettere. Strauss afferma che mito e fiaba hanno sostanza comune e questo non solo è vero, ma Propp lo conferma quando dice che nel corso dello sviluppo storico lo stesso intreccio può passare da un genere all'altro.

Però i due non sembrano arrivare a un accordo anche perché Propp a questo discorso della sostanza comune di mito e fiaba introduce un'eccezione che noi sappiamo essere decisamente discutibile, l'abbiamo dimostrato ieri con la leggenda della fanciulla perseguitata, ed è un'eccezione legata ai miti cosmogonici.

Quindi questo è un po' il contesto comune all'interno del quale si muove questa polemica, per certi versi anche dettata da ragioni di scuola e da ragioni di antipatia personale e di antipatia accademica perché in realtà a distanza di tempo; noi siamo in grado di dire che molte di queste cose sono in realtà assolutamente condivise e tanto è vero che la morfologia della fiaba viene oggi pubblicata con questo scambio con questa polemica allegata al fondo del volume perché è in qualche modo come se facesse parte integrante del volume stesso.

Jolles è particolarmente efficace se lo si analizza unitamente ad un altro testo che è il testo di un semiologo francese (L. Benoist), testo del 1975 molto significativo per quanto riguarda l'analisi della fiaba che si intitola "segni, simboli e miti".

Allora che cosa dichiara Benoist? Che ogni simbolo in realtà è come un guscio vuoto che può essere riempito a seconda delle epoche con significati diversi e l'esempio classico che tutti conosciamo è quello della svastica che è un esempio tipico di simbolo profanato. Cioè, la svastica passa dall'essere un simbolo religioso universalmente condiviso a un simbolo ormai legato a un significato assolutamente deleterio, assolutamente condannabile che non può più essere riutilizzato in un contesto diverso. Allora, quello che Benoist dice è che se un simbolo mantiene la sua piena natura di simbolo non deve e non può subire questo destino, cioè non deve e non può essere profanato ma può di volta in volta significare a chi lo incontra contenuti diversi.

Importanza del simbolismo nella fiaba

Perché è così importante questo nel contesto della fiaba? Perché la fiaba (e lo vedremo soprattutto con Bentelan) può essere considerata una sorta di contenitore di simboli che però a seconda delle epoche, a seconda delle generazioni veicolano significati diversi. Quindi quello che è fondamentale in questo contesto è che non avvenga un impossessamento così violento di un simbolo che ne imponga la perdita della sua duttilità, c'è questa sorta di involucro che è molto resistente ma che è anche molto delicato e deve poter continuare a essere svuotato e riempito di significati diversi a seconda delle generazioni e a seconda delle culture con cui si incontra.

Questo aspetto si rivela particolarmente fertile, particolarmente significativo nelle mani di un altro studioso famosissimo che probabilmente soprattutto gli studenti di scienze dell'educazione di scienze della formazione avranno già incontrato, che è Bruno Bettelheim.

In un testo di nuovo fondamentale per lo studio della fiaba che è "il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe", Bettelheim va proprio a lavorare sulla simbologia fiabesca, ma non da un punto di vista strutturalistico come Propp ma da un punto di vista psicoanalitico.

Che cosa vuole fare Bettelheim? Vuole comprendere che cosa significa e come si può declinare quella affermazione che abbiamo fatto ieri, secondo cui la fiaba racconta l'irraccontabile, cioè la fiaba veicola al bambino tutta una serie di contenuti che non potrebbero essere raccontati esplicitamente.

Bettelheim fa una serie di esempi importanti e introduce una serie di costanti che diventano fondamentali nell'interpretazione fiabesca. Cioè arriva per esempio a decodificare una serie di comportamenti che hanno nella fiaba un significato diverso da quello che avrebbero in un testo di un altro tipo. Uno di questi comportamenti è il riso un altro è il sonno un altro è la diffusione quasi patologica nella fiaba della figura della matrigna.

Interpretazioni psicoanalitiche della fiaba

Il primo di questi è il riso, il riso nella fiaba e soprattutto l'assenza di riso, il rifiuto del riso da parte di una donna o di un uomo giovane o un sonno prolungato; il sonno prolungato che può essere quello della Bella Addormentata nel Bosco oppure quello di un personaggio che incontreremo fra pochissimo, cioè Taddeo, sono sempre sinonimi di una sostanziale inimmaturità sessuale. Chi non ride rifiuta sostanzialmente di avvicinarsi di entrare nella piena maturità sessuale e in effetti nel mondo delle fiabe colui o colei che non hanno riso per molto tempo sono sempre da soli, non sono in compagnia di un partner e quando questo riso, per ragioni diverse, irrompe nella loro vita, quando improvvisamente sono costretti da un evento irresistibile a ridere, questo sancisce il passaggio da una situazione di immaturità sessuale all'ingresso nel mondo degli adulti con l'affermazione della propria maturità sessuale.

La stessa cosa avviene per il sonno: chi dorme a lungo, che è addormentato per una maledizione, chi non è in condizioni di svegliarsi per secoli, è sempre un personaggio che è in qualche modo alle soglie del proprio ingresso nel mondo degli adulti e conseguentemente anche del proprio ingresso in una vita sessuale attiva, ma non sa ancora fare questo passo, non ha ancora fatto questo ingresso quindi è in questo stato di passività e di sonno dal quale poi si sveglierà per entrare nel mondo degli adulti.

La terza di queste costanti è quella a cui alludevo, la presenza un po' eccessiva statisticamente poco credibile nel mondo delle fiabe della matrigna e in particolare di una matrigna che è ostile al o alla protagonista.

Non si tratta di un'improvvisoria di madri, ma di un meccanismo che Bettelheim osserva e analizza molto bene nel bambino cioè nel momento in cui il bambino si trova di fronte a una madre ed è in particolare la figura femminile che suscita una reazione di questo tipo, si trova di fronte a una madre che ha comportamenti e atteggiamenti che destabilizzano il bambino, cioè che non sono immediatamente decifrabili e comprensibili alla psicologia del bambino che possono essere comportamenti, atteggiamenti particolarmente aggressivi, possono essere comportamenti e atteggiamenti dettati da ragioni che il bambino non conosce e che quindi non è in grado di giustificare nel momento in cui il bambino si trova di fronte a un atteggiamento di questo tipo tende a rifiutare la presenza della madre e a disconoscere la madre dicendo che quella persona non è la propria mamma ma si tratta in realtà di una matrigna.

Quindi la matrigna di molte fiabe è in realtà la madre che in molti casi è messa in difficoltà dalla presenza di una figlia adolescente che attesta in qualche modo al passaggio del tempo e il passaggio anche del testimone da una figura femminile, ormai matura, a una figura femminile molto più giovane e molto più attraente; pensate al modello della matrigna di Biancaneve che è ossessionata dal trascorrere degli anni e del tempo e questa figura femminile più matura e meno disposta a cedere il passo alla figlia più giovane, viene immediatamente disconosciuta e viene derubricata al ruolo di matrigna.

Tenete conto che nel contesto in cui la fiaba viene concepita, viene elaborata, non si parla di uno scontro tra una 20enne e una 40enne, si parla di uno scontro fra una ragazza di 12 anni e una madre che può avere il doppio dei suoi anni.

Comunque qualcosa che suscita secondo Bettelheim sentimenti di ostilità e sensazioni poco controllate che portano alla creazione di questa figura della matrigna che altro non è che una madre che non si comporta più come una madre, ma una madre il cui comportamento non è più comprensibile.

Elementi simbolici nella fiaba

Un altro elemento fondamentale che Bettelheim individua è l'offerta di cibo da parte di personaggi che molte volte dimostrano di essere personaggi provenienti o comunque compromessi con il mondo dell'aldilà. Questa offerta di cibo è sostanzialmente un viatico offerto all'eroe per il passaggio di soglia, cioè l'offerta di cibo permette all'eroe di passare da quello che è il mondo dei vivi a quello che è il mondo dei morti o quello che è comunque un mondo che non risponde alle regole del mondo dei vivi.

Gli ultimi due grandi studi, quelli che hanno un po' concluso questa esplorazione della fiaba da un punto di vista tematico e strutturalistico, che sono il cosiddetto Aarne-Thompson e gli studi di...

L'Aarne-Thompson prende il nome da due studiosi, parte dal lavoro di Propp e degli altri strutturalisti russi, però conclude che in realtà le funzioni individuate da Propp siano troppo generiche e non permettono un'analisi sufficientemente raffinata di quelli che sono gli elementi costanti delle fiabe.

Qual è la proposta allora? Un sistema di classificazione più raffinato basato non sulle funzioni ma sui cosiddetti indici dei tipi; questo sistema però diventa molto esteso e complesso, perché in che modo procede questo studioso? Crea una tipologia interna di questa tipologia inserisce una serie di sottotipologie con tutte le varianti. Allora il lavoro di Thompson arriva quasi 50 anni dopo, che cosa fa su questo catalogo? Lo sistematizza lo rende numericamente coerente, cioè noi oggi possiamo indicare una funzione della Thompson semplicemente con una sigla universalmente riconosciuta come con la capacità di individuare una determinata tipologia non sistematizzata e togliamo anche alcuni inevitabili doppioni, cioè elimina anche alcune foto presenti in tipologie diverse che in realtà facevano riferimento a un intreccio molto simile.

Greimas va in una direzione opposta cioè, al posto di scendere ulteriormente nel dettaglio, si sposta invece verso un contesto di maggior ampiezza delle azioni sbagliate e elabora uno schema narrativo canonico in sole quattro fasi; cioè le più di 30 funzioni di Propp si coagulano, diventano sostanzialmente quattro fasi, questo permette di avere una visione globale e meno frammentata.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 96REBECCA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Editoria per ragazzi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Allasia Clara.
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