Tipologia genetica dell'italiano
L'italiano, come continuatore del latino volgare, appartiene a diverse tipologie genetiche:
- Neolatina o romanza;
- Indoeuropea;
- Flessiva.
Fenomeni di sostrato, strato, adstrato e superstrato
Sostrato
I fenomeni di sostrato influenzano una lingua di superficie a causa di una lingua soggiacente. In certe parti della Romania, sotto il latino c'era la memoria di una lingua precedente e delle sue caratteristiche fonetiche.
Strato
Le differenziazioni linguistiche sono avvenute a causa del tipo di latino che è arrivato. Ad esempio, in Sardegna è arrivato lo strato di latino antico per motivi di conquista (Sardo crai – cras).
Adstrato
Le lingue risentono della presenza di altre lingue vicine.
Superstrato
Il predominio di parole della nuova lingua che si instaura porta a una sovrapposizione su quella esistente.
Competenza linguistica
La competenza linguistica misura la capacità di un parlante di capire una certa lingua. Si divide in:
- Competenza passiva:
- Orale: se sa capire frasi di una certa lingua senza mai averle sentite prima.
- Scritta: se sa leggere.
- Competenza attiva:
- Orale: se sa parlare.
- Scritta: se sa scrivere.
Classi di parole o parti del discorso
- Articolo
- Nome
- Aggettivo
- Avverbio
- Verbo
- Preposizioni
- Pronome
- Congiunzione
- Interiezione
Si discute se istituire la classe degli specificatori (articoli + aggettivi senza i qualificativi) per posizionare il nome nello spazio e nel tempo. Ci sono delle classi di parole irrinunciabili, presenti in tutte le lingue, definite universali linguistici, ovvero i nomi e i verbi. Le classi sintattiche servono a fare frasi e periodi (congiunzione e preposizione e interiezione).
Vi sono classi di parole piene, con piena autonomia di significato, e grammaticali (ad esempio gli articoli). Nelle classi di parole aperte possono entrare elementi nuovi (nomi, avverbi, aggettivi, interiezione). Le classi di parole chiuse sono invece gli articoli, preposizioni, pronomi e congiunzioni. Possono entrare nella nostra lingua verbi nuovi ma solo nella prima coniugazione in ARE. Le altre coniugazioni, ovvero ERE e IRE, sono chiuse: classe del verbo parzialmente aperta.
Nelle classi di parole, le parole possono essere variabili, ma non tutte. Quelle variabili sono i nomi, gli aggettivi, i verbi, gli articoli e i pronomi. L'italiano è una lingua flessiva poiché una parte della parola, ovvero il morfema grammaticale, mi dà informazioni grammaticali.
Morfemi e indice di sintesi
Vi è il morfema semantico (gatt-) quello grammaticale (-o) e vi è anche quello cumulativo (-i) che dà due informazioni (maschile e plurale). Per capire come funziona una lingua si adopera l'indice di sintesi.
- Indice di sintesi delle lingue flessive: 1:2, 1 parola corrisponde a 2 morfemi (semantico e grammaticale).
- Indice di sintesi delle lingue isolanti: 1:1.
- Lingue introflessive (arabo): 1:2, i morfemi si incastrano l'uno all'altro.
- Lingue agglutinanti: 1:3-4 (Turco).
- Lingue polisintetiche: 1:2/3 + n (lingue degli eschimesi).
Comunità alloglotte e morfologia
Le comunità alloglotte hanno come madrelingua una lingua diversa dall'italiano e sono determinate da un luogo di stanziamento. Il lessema riguarda la morfologia linguistica, l’unità base all'interno del lessico da cui si derivano le altre. Il fonema è l’unità minima dotata di carattere distintivo nei suoni di una lingua.
La morfologia studia le forme delle parole e come queste forme collaborino a una perfetta espressione del pensiero. Se una lingua ha classi variabili significa che possiede una morfologia. La morfologia può essere:
- Flessiva: varia il genere, il numero, il modo e il tempo.
- Derivativa/lessicale: nuove parole formate da quella base.
Il livellamento paradigmatico è il tentativo di collocare una parola al paradigma dominante di quella classe.
Parola e genere
La parola è l’unità base della lingua, non esiste una definizione univoca in tutte le lingue. È definita segno linguistico (secondo Saussure) che è composto da un significante e un significato. Il loro rapporto è arbitrario e in seguito diventa un obbligo sociale. Vi è una distribuzione arbitraria e immotivata dei maschili e dei femminili. Quasi tutte le parole neutre dal latino sono andate a finire nei maschili. A volte l'attribuzione del genere coincide con quella sessuale (leone – leonessa, re – regina).
Se il nome rinvia al tratto semantico [– animato] l'attribuzione del genere è arbitraria, invece se rinvia al tratto semantico [+ animato] l'attribuzione del genere risponde a un criterio di sesso. Se ho il maschile di un concetto [+ animato], per formare il femminile in alcuni casi si fa ricorso al suffisso (poeta – poetessa), o con radice diversa (fratello – sorella), o suffisso 0 (Maestro – Maestra), suffisso agentivo (imperatore – imperatrice, zar – zarina), in alcuni casi non c'è il femminile (Medico), alterato accrescitivo (strega – stregone).
Vi sono inoltre i nomi ambigenere ovvero quelli che vanno bene sia per il maschile che per il femminile (cantante, atleta). Gli ipocoristici sono forme abbreviate o affettive di un nome proprio, o degli antroponomi (nomi di persone umane). Il tratto semantico [+ - comune] ha risvolti sull'ortografia (grazia [+ comune] Grazia [- comune]).
Morfologia sintattica e lessicale
La morfologia sintattica deriva parole appartenenti ad altre classi, mentre la morfologia lessicale prevede procedimenti di derivazione come:
- A > N Nominalizzazione deaggettivata, creazione di un nome a partire da un aggettivo (bello– bellezza, lungo – lunghezza, solo – solitudine, alta – altezza o altitudine (per decidere quale prendere devo vedere il tratto semantico [+ o – animato])).
- N > N nominazione denominale (bosco - boscaiolo).
- A > V (lungo – allungare).
- N > A (scolare – scolastico).
- N > V (scolaro - scolarizzare).
- V > N (scolarizzare – scolarizzazione).
Fenomeni fonetici
Scuola si scrive con la c e non con la q, per motivi legati a un fenomeno avvenuto in Toscana nel medioevo: per una legge fonetica (VIII secolo d.C.), ovvero il dittongamento spontaneo, non avvenuto grazie al contatto fra altre lingue, ma creato spontaneamente. Es. la e e la o devono essere toniche con sillaba libera.
Sillaba è la catena di suoni che vengono pronunciati insieme e si raccoglie attorno a un nucleo rappresentativo (suono vocale). Testa (ciò che sta a sinistra del nucleo) - V – Coda (ciò che sta a destra del nucleo).
Fenomeni di dittongo spontaneo:
- Miele(m) > Miele
- Decem > Dieci (decimo tuttavia non dittonga, poiché dieci è una parola che appartiene alla vita di tutti i giorni, mentre decimo è stata una parola assente per un lungo periodo ma poi recuperata direttamente dal latino (parola di tradizione dotta) senza sottoporla alle modificazioni fonetiche. Stessa cosa per Mese (Trad. Ininterrotta) e Mensile (trad. dotta)).
- Pede(m) > Piede
-
Riassunto Esame Linguistica Italiana I, docente Fornasiero, libro consigliato Linguistica Italiana di Massimo Paler…
-
Riassunto esame Lingua italiana, prof. Rubano, libro consigliato Scrivere l'italiano. Galateo della comunicazione s…
-
Linguistica italiana - Appunti delle lezioni
-
Lezioni: Appunti di Linguistica italiana