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Valore distintivo: si può distinguere due significati. Come si individuano i fonemi delle

lingue? Il modo per individuare i fonemi è la prova di commutazione, le coppie minime

(quelle forme che prese 2 a 2 presentano un elemento distintivo). Es: Cane e Pane,

esempio di coppia minima.

Definizione: unità minima distintiva di significato, la quale di per sé non possiede

significato. Queste parole messe a confronto individuano opposizioni fonologiche, si

estranea i suoni distintivi. L’insieme di tutti i suoi allofoni, che sono commutabili fra loro,

se pronuncio una velare in un altro modo, non cambia il suo significato.

OPPOSIZIONI FONOLOGICHE

/a-e/ (Male e mele). /e-e aperta/ (Pesca-Pèsca). Le opposizioni fonologiche hanno una

tipologia vasta, opposizione vocaliche e binaria (solo due elementi in studio) /p-b/ (pere-

bere). /s-s:/ (risa-rissa). L’italiano conosce almeno 15 opposizioni fonologiche binarie,

esistono anche opposizioni fonologiche ternarie, /e-i-u/ (mete-mite-mute). Opposizione

fonologiche quaternarie. Non tutte le opposizioni hanno la stessa forza, dipende dal

rendimento funzionale. Es. rendimento funzionale alto /a-e/.

/ts-dz/ (Razza, sordo; Razza). Una coppia minima che metta in relazione questi due

fonemi è molto difficile da trovare. Ci sono anche casi meno immaginabili. /a-fi greca,

fonema 0/ aratso-0 radzo.

MARCATEZZA

Nasce con gli studi di fonologia, i primi studi di linguistica strutturale sono stati fatti sugli

studi di fonologia. La marcatezza è l’aspetto più importante su cui si basano le

opposizioni fonologiche; il termine marcato è quello che si caratterizza per la presenza di

un tratto in più, quello non marcato per l’assenza. Esempio: /p-b/ un suono è sordo. /k-

gh/, gh ha in più la vibrazione delle corde vocali. /u-i/, l’arrotondamento delle labbra, u è il

termine marcato; /t-d/, d è sonoro e quindi è il termine marcato. La marcatezza permette

di spiegare tanti processi fonologici, la marcatezza spiega delle implicazioni fonologiche

importanti. Il tratto non marcato è quello base, quello più diffuso, di partenza.

Nelle lingue del mondo si è notato che i termini base sono quelli più diffusi e che vengono

appresi per primi, i bambini imparano prima i suoni non marcati. In una fase di

rimbambimento si perdono per primi i suoni marcati. Queste scoperte si devono a

Jacobson, il quale osservò che il fonema <r v> (j di bonjour), suono dell’alfabeto storico

ceco, questo è l’ultimo suono che il bimbo ceco impara. Sembra che le lingue assegnino

uno status fondamentale, sembra quasi che lo stesso cambiamento fonologico che

avviene seppur in tempi lunghi, pare che questo mutamento vada nel senso della non

marcatezza.

/m-p/: il più marcato è m. I suoni di linguaggio affettivo sono i primi che si stabilizzano.

Nell’800 ci fu un pronunciamento della società linguistica, dove si diceva che i problemi di

origine del linguaggio non appartengono alla linguistica, oggi si pensa il contrario.

LA NEUTRALIZZAZIONE FONOLOGICA

Vuol dire che un’opposizione fonologica ad un certo punto cessa di operare.

Un’opposizione vale in una determinata posizione e in altre può annullarsi, /e-è/ vale solo

con accento. /’peska, ’pèska/, l’apostrofo si mette prima della sillaba accentata. Nella

parola ventilatore, la e normale o aperta non mi cambia di significato, perché l’accento

non è su quella sillaba e quindi la legge della neutralizzazione fonologica non vale.

x-fonetica-fonologia

<andare> [and’dare] /aNdare/

<angelo> [an’dzelo] /aNdzelo/

<ancora>[‘ankora] /aNkora/

<anfora>[amfora] nasale labio.dentale che segue un suono labio-dentale. /aNfora/

<ambiguo>[ambiwo] nasale bilabiale che segue un suono bilabiale. /aNbigwo/.

Nel passaggio da fonetica a fonologia, le differenze fonetiche si neutralizzano, non c’è

possibilità di legare quel segmento fonico ad altro.

LEZIONE 9 NOVEMBRE 2017

Dato un fonema qualunque possiamo dividerlo in 2 o più pezzi? No. /t/ [t], questi tratti

possono risultare utili per la comprensione del fonema. Utilizziamo una serie di tratti per

costruire le matrici del fonema, ma si utilizzano considerandole proprietà astratte- /k/ è

contemporaneamente più occlusivo, più velare e meno sonoro. Tutte le caratteristiche

che definiscono un fonema sono particolari, la nozione di tratto e il fatto che in questo

modo si costruisce un fonema come l’insieme dei suoi tratti, elementi che coesistono. Il

principio della linearità che opera a qualsiasi livello della lingua, viene meno a livello sub-

fonematico, perché sennò potrei scomporre un fonema. Cosa distingue /k/ da /g/? Solo un

tratto, la sonorità che distingue un fonema dall’altro, i tratti così concepiti sono i

“primitives”, gli elementi primari, i componenti sub-fonematici (definito da Jacobson,

l’uomo che spaccò il fonema, M.Corti); i tratti che distinguono le matrici di ogni fonema.

Il fonema diventa non più la classe dei suoi allofoni, ma l’insieme dei suoi tratti distintivi,

pacchetto di tratti distintivi, che compone il fonema. Il fono è da intendere come il

significante del fonema, ugualmente composto dal pacchetto, passaggio da livello

concreto a livello astratto. Il fono è il significante del fonema.

/p/ /m/

+ occlusiva +occlusiva

+bilabiale +bilabiale

-son +son

+orale +nasale

Ciò che contraddistingue questi due fonemi è la nasalità che implica la sonorità. I tratti

ridondanti, che non va confuso con esser superfluo; ciò che è ridondante non può essere

superfluo, la ridondanza è ciò che rende effettiva la nostra comunicazione, rendendola

sicura. Le lingue si distinguono in chi omette il pronome e chi non; il francese ha la

coniugazione esponenziale. L’italiano può essere più ridondante. I tratti distintivi di un

fonema non sono più di 15.

Binarismo, riflessione sulle opposizioni fonologiche, quelle non marcate e più basilari.

Dice Jacobson di immaginarsi ogni fonema come un qualcosa che ha un duplice valore

(sistema binario); un tratto distintivo in una matrice o c’è o non c’è. L’identità del fonema

si può ridurre a domande polari, sì o no. Ogni fonema si può caratterizzare da opposizioni

binarie, questa concezione innovativa fu concepita da Jacobson come uno strumento

pratico, è considerato come un tratto della mente, la mente umana funziona in questo

modo, come risposta a domande polari, assenza o presenza. Qui si nota l’influenza sul

pensiero di Jacobson della teoria dell’informazione. Il concetto di universale in linguistica

è legato a Jacobson che funge con il binarismo come cerniera per tutta la linguistica

successiva, anche Chomsky è debitore a Jacobson per questi 2 concetti, soprattutto per

l’universalismo. Jacobson giunge, tenta, di rendere sempre più minimi le differenze tra

suoni vocalici e consonantici, alla fine di questi analisi sono davvero pochi i tratti legati

solo ad un ambito. In questo senso si va verso l’universalismo, questi tratti distintivi che

ci permettono di redigere le matrici, Jacobson e i suoi seguaci hanno dovuto operare in un

modo molto preciso, è stata necessaria un’operazione di riduzione.

Jacobson riunisce fricative, affricate e occlusive in: ostuenti, si produce un’occlusione

parziale o totale. Questi nuovi tratti li presero dalla fonetica acustica. Le ostruenti

vengono opposte alle sonoranti, opposizione nuova, tutti quei suoni prodotti da vocali,

laterali, vibranti e nasali; tutta la varietà studiata prima si riduce ad una sola opposizione.

[CORONALE]

Dallo studio di varie lingue ci siamo resi conto dell’importanza della corona della lingua,

coronanti, tutte le dentali, alveolari, tutti suoni contigui. Coronale mette insieme

t t

differenze minime dal punto di vista universale, come la dentale e alveolare.

Tratti distintivi intrenseci (fini-vini), si oppongono a quelli prosodici, che si distinguono in

tonali di forza e quantità, sono limitati in quei fonemi che formano l’apice di una sillaba

(finì-fìni); distinti in configurativi, che configurano l’enunciato (culminativi e demarcativi)

ed espressivi enfatici, servono per determinare l’espressività.

Cosa definisce la definizione del fonema rispetto al concetto di fonema messo a punto dai

pregahesi, che era l’unità minima di significato, ma se elimino il significato dall’analisi

linguistica. Nella riflessione di Jacobson è qualcosa che ha a vedere con il materialismo, e

un atteggiamento anti-semanticista.

<capito>: divisibile in sillabe, fonologia segmentale e il livello sub-fonematico. Livello

soprasegmentale, tutto ciò che accade al di sopra del livello prosodico. Altre lingue

utilizzano questo livello prosodico, deroga al principio di linearità, infatti gli elementi dei

pacchetti agiscono insieme, così come al di sopra del livello prosodico, la linearità

riguarda l’ambito intermedio.

ACCENTO

L’accento può avere valore fonologico distinguendo coppie minime, l’accento è

simultaneo. Le caratteristiche dell’accento è una maggiore prominenza uditiva,

determinato dal fatto che una sillaba accentata è prodotta con maggior intensità, è più

lunga e più acuta, questi tre fattori fisici permettono di udire questa prominenza uditiva.

L’accento può svolgere una funzione demarcativa, che segna, può svolgere questa

funzione nelle lingue proto-sillabica (dove l’accento cade sulla prima sillaba), in francese

l’accento è fisso sull’ultima sillaba e quindi l’accento ha funzione demarcativa. Molte

lingue utilizzano l’accento per distinguere sostantivo e avverbio.

I CLITICI: Un clitico es. dam-mi (-mi è un clitico).

TONO

Cosa è un tono? Si riferisce alla sillaba, alcune lingue tramite i tonemi si esprimono. Dal

punto di vista fisico il tono è un aumento di acutezza sonora in corrispondenza di un

tratto più sonoro, implica un tratto più acuto. I toni si distinguono, abbiamo una varietà

tonale che può essere molto ampia, alcune lingue arrivano a 8 toni, il cinese mandarino

conosce 4 toni.

yi_: tono lineare

 yì: tende a scendere

 yi’: tende a salire.

 yi: scende e sale.

Il cinese è una lingua isolante, mentre l’inglese è flessiva. Caratteristiche tonali si trovano

nelle lingue indoeuropee.

TONAZIONE

Riguardano le frasi, un’interrogativa ha un contorno melodico che cresce; discendente. Gli

alfabeti storici hanno cercato di dare un’informazione, con il punto di domanda, punto

esclamativo, ecc. Le curve melodiche possiamo utilizzare sono tantissime, in

corrispondenza di certe sillabe si forma la curva melodica.

Quello che l’alfabetico storico indica con il <?> può essere messo in confronto con /mika/,

/forse ke…/, qualunque enunciato possibile possiede un soprasegmentale che lo copre

per intero contribuendo alla sua caratterizzazione semantica e pragmatica (riferita alla

situazione in atto).

LUNGHEZZA

Sillabe lunghe riguardano i suoni consonantici, come le doppie. In latino: populus (breve)

– populus(lunga). Dalla prima discende “popolo”, mentre il secondo (pioppo).

SILLABA

Definizione. “Non c’è sillaba senza aria” cit. Rossetti. Foneticamente è un’unità costituita

da uno o più foni agglomerati da un picco di intensità, l’esistenza di fonemi vocalici è il

minimo necessario che ci autorizza a parlare di una sillaba fonologica, in quanto unità

fonologica composta da almeno un elemento sillabico. Può essere anche l’unità prosodica

di organizzazione dei suoni linguistici. Caratteristica di ogni sillaba è che qualunque sia il

numero dei suoni, c’è sempre uno prominente con maggior capacità di essere udito,

l’apice sillabico, quello che da solo può formare la sillaba.

Tre momenti della sillaba: attacco, nucleo sillabico e coda. Nell’attacco c’è minore

sonorità come nella coda, nel nodo è presente una forte sonorità, infatti il picco

d’intensità lo troviamo lì; curva sonora.

Si parla di naturalità sillabica quando le sillabe rispettano al meglio la scala di sonorità, di

questi tre momenti si può fare a meno di qualcosa? Dell’attacco e della coda. I suoni per

apici sillabici sono nasali e liquide: m, n, l, r. In lingua sanscrita questi suoni formano

sillabe.

Morfema si divide in lessicale e grammaticale. Grammaticale a sua volta si suddivide in

derivazionale e flessionale. Questo schema cerca di riassumere i tipi di morfema. I

morfemi lessicali sono una classe aperta; quelli grammaticali costituiscono due classi

chiuse di elementi chiuse. Quelli derivazionali derivano da altre parole, gli altri

distinguono diverse forme di una stessa parola; es. di morfema -al.

Bloomfield affiancava anche un’altra classificazione preferiva distinguere tra morfemi

liberi (ieri, dopo, oggi, domani, i quali sono autonomi) e legati, si devono legare a

morfemi lessicali. I morfi semi-liberi (in parte si devono adeguare al contesto

sintagmatico). La derivazione opera sempre prima della flessione, è prioritaria, ne

consegue che nelle lingue che hanno un’organizzazione morfologica di questo tipo prima

si costruiscano le parole per derivazione e poi si applicano le flessioni dovute

(determinate dal contesto sintagmatico), ne consegue che di solito le flessioni sono quelle

più lontane dalla radice del nome, dipende dalle lingue. In italiano “nazionalizzazione” ci

sono due suffissi derivazionali, “figlioletto” due suffissi se accettiamo il punto di vista

sincronico; si comprende che la flessione è obbligatoria, mentre la derivazione no. Il

lessico presenta delle lacune sulla derivazione, non è un abbecedario matematico.

Il fenomeno del morfo 0 si ritrova in “città”, se non ho un articolo davanti non si può

stabilire se non c’è un quantificatore (articoli), questi nomi sono contigui ai nomi

“massa”, come burro. Un altro tipo di morfo è quello “buon\e”, cumulativo. Esistono

anche i morfi sostitutivi e modulari, danno un’informazione in più dicono ciò che viene

sostituito; metafonesi, si può studiare dal punto di vista morfologico, in seguito ad una

modulazione fonica si produce un cambio (singolare-plurale) es. foot feet /fu:t/ /fi:t/.

 

In passato la i ha influito sulla o di foot (RIVEDERE LA METAFONESI DAL PUNTO DI VISTA

FONOLOGICO).

In/accettabili

 In/utile

 In/enaù

Questi tre esempi sono accomunati dal fatto che in+vocale; mentre in+vocale:

Intoccabile

 Invincibile

 Incapace

Si può cambiare le regole mettendo im+ o il+, in diacronia la n viene sostituita da -l, ma

anche in sincronia si può ragionare, in che rapporto stanno tutti questi casi con in di

partenza? Allomorfia, diverse realizzazioni concrete di un morfema. Il morfema è per tutti

negazione, il criterio per dire che si tratta dello stesso morfema è quando si trova nella

stessa posizione. La presenza di allomorfia è dovunque. L’armonia vocalica, è un

fenomeno che si forma tra radice e suffisso per es. per formare il plurale.

In alcuni casi oltre l’aggiunta di una sillaba si ha uno spostamento.

Lingua flessiva:

radice di 3 suoni consonantici, dentro i quali ci possono essere suoni vocalici. Lingua

semitica Es: ^t^a^l^i^b. In questa parola il morfema lessicale è vincolato dai 3 suoni

consonantici, mentre le vocali morfema grammaticale, non è un morfema concatenativo,

è detto a spina di pesce. In sing, il morfema lessicale è dato sa s-ng, mentre la -i mi dice il

tempo verbale, l’inglese ha una struttura simile a quella delle lingue semitiche.

Sintassi. Vuol dire “mettere insieme”, mettere insieme parole di unità di livello superiore

ed è un livello di analisi superiore a quello della prima articolazione, le condizioni per

parlare di sintassi è combinabilità e pertinenza. La prima vuol dire che le parole si devono

combinare tra loro, mentre il secondo che la sequenzialità sia almeno parzialmente

pertinente. Le unità di base sono 2: non più la parola, ma il sintagma, la frase. Il primo

livello (a,b,c,..): morfi. Più morfi forma il livello della parola, più parole formano un

sintagma che può costituire le frasi o gli enunciati. Un insieme di frasi forma dei testi, la

tessere,

parola testo deriva dal verbo “l’intreccio di un romanzo”. Il livello del testo è

quello più recente su cui si sta interrogando la linguistica.

La sintassi si muove a livello di sintagmi, l’unità centrale; di sintagmi ce ne sono diversi

tipi. Prima di definirli conviene dire che cosa è la frase, essa è l’entità che funge da blocco

comunicativo unico di per sé sufficiente; al fine che si parli di frase è necessario che la

frase asserisce qualcosa, è necessaria la predicazione individuata da un verbo. Come è

fatto un sintagma? “Dormire bene”, “il tavolo grande”, il sintagma può essere avverbiale

il primo o aggettivale, il secondo. La frase si costruisce intorno al sintagma verbale.

“Tutti quei miei quattro bei polli grassi”, è un sintagma nominale perché abbiamo

bisogno del nome “polli”.

Tutti: quantificatore.

 Quei: determinante.

 Miei: A.

 Quattro: quantificatore.

 Bei: A.

 Polli: Nome.

 Grossi: A.

“La via di ferro” è un composto dal punto di vista morfologico.

“Lucia ama Gianni”. Si riconosce un sintagma verbale, l’elemento verbale è “ama”.

Uno dei principali problemi della sintassi è la de-linearizzazione della linearità, il problema

della linearità a livello sintattico rischia di oscurare, mentre bisogna fare luce. La frase

presa da esempio è composta da: Lucia, un sintagma nominale allo stesso livello del

sintagma verbale, che è composto da un sintagma nominale (Gianni) e da un verbo

(ama), questo è un modo per de-linearizzare.

Piove, tuona, nevica. Tre frasi perché è presente un predicato. Ogni frase è

rappresentabile per mezzo di un indicatore sintagmatico che ne fornisce la struttura in

costituenti, in molti casi questo modo di de-linearizzare si manifesta per disambiguare

certe frasi.

“Gianni ha comprato un abito elegante”. “Un”: determinante.

Se facciamo l’indicatore sintagmatico con “che” non cambia, perché la frase relativa si

comporta come aggettivo. Due strutture: struttura profonda 1, dove Gianni è autore e

struttura profonda 2, dove Gianni è il possessore. Ad una stessa struttura di superficie,

una struttura che si muova nella linearità, si collega a due interpretazioni semantiche.

Leonard Bloomfield, fu il primo ad interessarsi di questioni sintagmatiche e l’albero è il

risultato di studi, il primo tentativo di analisi sintattica è l’analisi in costituenti immediata,

che fu messa a punto da Bloomfield, uno dei più importanti esponenti della linguistica

americana prima di Chomsky, Bloomfield fu allievo di Boas insieme a Sapir. Franz Boas

condusse un’indagine vicina agli studi di antropologia, il continente americano consentiva

un gran campo di studi, soprattutto nelle lingue amerindiane. Bloomfield ebbe interessi

più descrittivi, avvertì di più l’influenza del positivismo e fu influenzato anche dal

comportamentismo, che a causa comporta effetto. Bloomfield nella sua ACI, mette a

punto l’analisi di struttura sintattica; analisi immediata, senza mediazione.

RICORSIVITÀ E INCASSAMENTO

Si intende per la prima che dato un Sn è possibile inserire nei due elementi che lo

compongono un terzo elemento. Sn Art+ (N N+A), si può fare all’infinito, questa

 

regola applicata ricorsivamente genera una serie di sintagmi ripetuti. Questo fenomeno

secondo cui una regola può essere applicata più volte, è caratteristica della sintassi. Il

principio della ricorsività è applicabile solo a livello sintattico. La ricorsività è un

espediente economico perché permette di espandersi senza adoperare le regole

applicate. Un codice che operasse senza ricorsività sarebbe di una difficoltà immane.

INCASSAMENTO

Gli incassamenti possono trovarsi dislocati, in posizione iniziale, finale o centrale. “Il libro

che mi ha prestato Luca non mi piace”, l’incassata è la frase nel mezzo “che mi ha

prestato Luca”. Questi fenomeni furono scoperti nel 1957 con l’opera di Chomsky.

Chomsky appartiene alla grammatica generativa-trasformazionale. Chomsky (vedi

biografia), applica le sue scoperte a livello sintattico. “Linguistica cartesiana”. Dagli anni

’70 in poi, si può parlare di pensieri chomskiani. Chomsky si interessa di cercare di

esplicitare tutte quelle conoscenze implicite che noi abbiamo della lingua per mezzo di un

apparato, in grado di generare un numero infinito di frasi mediante un numero finito di

regole, qualcosa di simile ad un algoritmo matematico, frasi accettabili, che siano

grammaticali, che non debbano essere scritte con l’asterisco davanti. Il criterio di

grammaticalità è dato dal parlante nativo, figura centrale nel pensiero chomskiano.

La grammatica generativa è costituita da un lessico e da delle regole. Le regole sono

istruzioni di comportamento che si possono applicare ricorsivamente. X YZ, questa è la

regola generale. In termini bloomfieldiani sarebbero i tagli. Le regole della grammatica

generativa:

1. F Sn+ Sv.

2. Sn Art + N

3. Sv V+ Sn.

4. Art (il, la)

5. N (ragazzo, libro, mela).

6. V mangia)

(legge,

Grazie a queste regole si generano: “La ragazza legge il libro”, “Il ragazzo mangia la

mela”, ma anche *“Il ragazzo legge la mela”, non tutte queste frasi sono accettabili

(grammaticali). Bisogna quindi individuare le regole di restrizione lessicale, che si

possono applicare in certi contesti tali che le frasi che genererò siano tutte grammaticali,

basta fornire al dispositivo una regola più o meno contestuale, al fine che restringano le

condizioni. Es:

Art (il _ + maschile); (la_ - maschile). Quindi non si generanno frasi come “La

 

ragazzo” ecc.

Questo modo, tipico di questa impostazione è molto diverso da quello visto fin ora,

rispetto agli altri livelli, è una formalizzazione parecchio matematica, tale che ha creato in

molti linguistici, un fenomeno quasi da considerarla non-linguistica.

Operando in questo modo la grammatica generativa ha tutti i mezzi formali e lessicali che

necessita, la grammatica di per sé è qualcosa di molto semplice. 3 proprietà:

grammaticalità, ricorsività e si opera in struttura superficiali e profonda. Grammaticalità

ben formata (accettabile) e malformate; il parlante nativo è al centro di tutto il discorso, il

quale è il fondamento di ogni sapere linguistico. La grammaticalità della frase dipende da

un’attività mentale che non sussiste nell’emissione fonica, bensì sta nel cervello.

La ricorsività, si ritiene che la grammatica generativa abbia un numero finito di regole,

che possono essere ripetute; frasi strutturalmente ambigue a livello di superficie possono

non esserlo a livello profondo. Le considerazioni fatte a livello superficiale e profondo ci

fanno riflettere che la linearità è paradossale, che spesso l’enunciazione dà luogo ad

entità in gerarchia, ogni frase può essere scritta tramite l’indicatore sintagmatico, che

può dare varie interpretazioni. Ci sono anche i casi della passivizzazione. Per capire bene i

rapporti tra Ss e Sp, Ss è l’unica cosa osservabile lineare, fono-morfo sintattica e

superficiale, ciò che appare. Sp non è udibile, qualcosa che non è fonologico, ma

semantico e ha un’organizzazione piuttosto astratta che può essere organizzato in

maniera diversa, tante volte è un luogo legato ad esperienze non linguistiche; ci sono due

punti di vista. Le strutture argomentali dei verbi e la lista dei ruoli semantici; la prima

costituisce il quadro minimale di ogni f, si parte dalla selezione del verbo e del predicato,

che servono ad indicare l’azione, ogni verbo è associato ad una valenza o argomento,

sono qualcosa di implicito, richiesto dalla semantica inerente del verbo. Queste valenze lo

codificano, lo configurano, ogni verbo implica un numero variabile di argomenti; verbi

trivalenti, come dare, spedire, ecc. In italiano prevalgono i verbi trivalenti. Esistono anche

verbi a-valenti, come i verbi meteorologici. Tutte queste valenze non devono essere

sempre soddisfatte, però volendo ci sono e dunque la definizione di soggetto è la prima

valenza di ogni verbo. Ciò fa comprendere meglio il livello soggiacente, perché si

esplicano tramite le valenze.

TEORIA DEI RUOLI SEMANTICI

Per comprenderla bene bisogna cambiare prospettiva, passare da una considerazione

puramente sintattica ad una rappresentazione come evento, come scena teatrale, ovvero

tutti i protagonisti di questa f sono visti come protagonisti e gli elementi acquisiscono una

certa funzione a seconda di cosa accade, e si danno delle categorie: agente, paziente,

espediente, beneficiario, ecc. Ci rendiamo conto così, che l’agente è sempre il solito,

anche per la passivizzazione, le due superfici rimangono diversificate, ma i soggetti sono

uguali.

GRAMMATICA GENERATIVA A GENERATIVA TRASFORMAZIONALE

Siamo negli anni ’70, Chomsky introduce regole per operare su una struttura gerarchica.

Gianni (Sn1) mangia il panino(Sn2), Sn1 Sn2, questa rotazione è la rappresentazione

della regola trasformazionale sulla grammatica generativa. La concezione del parlante

nativo è legato all’innatismo, in quanto la facoltà di linguaggio è qualcosa di innato.

Il concetto di competenza, Chomsky distingue la competenza ed esecuzione, limitato alle

capacità cognitiva. La competenza è la conoscenza implicita della lingua che risiede nei

parlanti nativi, patrimonio biologico e di quei processi che permettono di operare da sp a

ss.

Semantica, deriva dal greco. L’interesse per il significato è un problema che ha

interessato la Grecia antica e vari studiosi. Un riferimento importante di epoca recente è

Brèal, a fine ‘800. La sua opera più importante è del 1897, attivo in Svizzera, opera

“Saggio di semantica”. La semantica è in “ritardo” rispetto alle altre sezioni della

linguistica, rispetto alle scuole prevalenti in epoca moderna, i fattori che hanno

determinato questo ritardo sono 3: la scarsa rappresentabilità, lo scetticismo

(soggettivismo) dell’analisi semantica.

Il primo fattore, il significato non è qualcosa di superficiale e lineare, non udiamo un

significato, non è come il significante che è percepibile ai sensi.

Il problema di formalizzazione dei dati linguistici si è posto ad ogni livello della linguistica,

a livello semantico si ingigantisce, non è percepibile ai sensi il significato. Formalizzare

tutto questo è complicato.

L’interminabilità, la difficoltà di rappresentare il significato è qualcosa di esterno al dato

stesso. Lo studio del significato lessicale sarebbe interminabile e quindi si procede per

sondaggi, in questo modo di procedere si sono ottenuti risultati significativi.

Il terzo fattore è dovuto allo scetticismo, vuol dire che dove si parla di analisi del

significato, la soggettività si presenta con più prepotenza.

L’analisi componenziali delle parole risponde a come formalizzare le affinità tra due

parole.

Dal momento che si ha un corpus lessicale, quali sono i costituenti più piccoli che la

forma mi veicola?

Louis Prieto, fece un’analisi componenziale dando vita alla noologia. Problema teorico e di

manipolazione. Nel momento in cui si amplia il corpus lessicale, in misura esponenziale

aumenta il numero dei tratti e quindi aumenta l’impraticabilità. Relativamente diverso è

se lo studioso sceglie un gruppo di parole affini fra loro, i nomi. Mario Alinei, ha fatto uno

studio era relativo al campo lessicale del cavallo, lavoro enorme per il quale ha mobilitato

un numero notevole di elementi da studiare.

L’analisi componenziale deve utilizzare un’altra formalizzazione, si utilizza uno schema

tipo:

uccidere= uno fa sì che qualcuno diventi non vivente. / (x causa) (y diventa) (non

vivente) /.

Funzionano bene i verbi trasformativi. Allevare= / (x causa) (y diventa) (adulto) /.

Bisogna superare una certa rigidità, anche l’analisi prototipica presenta debolezza,

perché se si parla di sensazioni o cose astratte si cade nel difficile. Il primo è il significato

denotativo, gli altri sono connotativi, il significato linguistico, sociale, entrambi si vedono

bene nelle formule di saluto “Buongiorno”, “Buonasera”, molto spesso sono dei segnali,

che indicano relazioni sociali. Esistono significati che riguardano soltanto la struttura,

perché ci dà una serie di informazioni importanti rispetto al testo proposto. Una volta

svuotato il significato lessicale rimane quello strutturale. La prosodia è già essa stessa

portatrice di significato, a seconda dell’intonazione che gli diamo capiamo se è una

domanda o un enunciato.

Un corollario si può fare riguardo ai significati primari e secondari, tutte le parole della

lingua conoscono significati. Significato contestuale, correlazione tra significato e senso.

“Dammi il libro”, il significato è uno, ma il senso può variar, per esempio a seconda

dell’intonazione. Contesto pragmatico, è capire cosa si fa quando si utilizzano le parole.

La teoria degli atti linguistici, ha a che vedere con il pragmatico, ogni enunciato compre 3

atti: locutivo, illocutivo e perlocutivo. Il primo è ciò che conosciamo, il secondo è quello

che dà informazione sulle intenzioni del parlante, la forza illocutiva, l’atto perlocutivo,

l’effetto che si vuol ottenere nel nostro interlocutore. “Andiamo al cinema”, la risposta

“Ho mal di testa” presuppone tutta una serie di cose. Interazion

Le strutture del lessico possono essere studiate con qualche beneficio. Lessico che si

distingue dalla semantica solo a livello didattico, non è possibile individuare un confine

netto. Il lessico di ogni lingua è contenuto nel vocabolario, che non è più il vocabolario

onomastico (che era diviso secondo i temi semantici). L’ordine alfabetico è sicuramente

comodo, però esso non rende ragione delle effettive relazioni tra i lessemi delle lingue,

sinonimia per esempio. Esiste la quasi-sinonimia, non quella completa.

L’omonimia (un termine che ha diverso significato, quando l’identità delle due forme si

ottiene per mutazione storica), enantiosemia (lo stesso termine indica due cose opposte,

come tirare). Quando invece si associano significati distinti, si parla di cumulo-semantica

che si distingue all’omonimia. A questo punto si può parla di antonimia (è quella relazione

per cui il significato di una parola è l’opposto dell’altra), tra due antonimi, si po'

distinguere un altro fenomeno, la gradazione semantica, ovvero tutto ciò che sta nel

mezzo a due antonimi: esempio (caldo-freddo, si distingue tiepido, fresco, glaciale). Per

quanti ci si sforzi, il lessico presenterà sempre dei vuoti, le lingue hanno un carattere

“digitale”, ma hanno dei comportamenti “analogici”, quelle relazioni stabilite per

convenzione dalla comunità linguistica.

Iperonimia e iponimia tra i lessemi di un vocabolario. “Cane è un animale”, cane è

iponimo e animale è iperonimo. Iperonimia vuota, quando l’iperonimo è il termine

marcato (fratello-sorella, l’iperonimo è fratelli).

La meronimia, un caso meno conosciuto, il test per indicare se abbiamo a che fare con un

meronimo, x è una parte di y? In una situazione discorsiva, se sento parlare di coda mi

aspetto di avere a che fare con un animale, si instaura una solidarietà lessicale. Lessemi

paradigmatico e sintagmatici e possono essere queste ultime che la meronimia è in grado

di innescare (l’esempio della coda).

Lo studio di queste relazioni semantiche ci mette in luce due caratteristiche importanti: la

sistematicità, perché ci sono vari insiemi di oggetti poste in relazione reciproche e poi

modularità perché fra questi due sistemi esiste una relazione. Tutte le relazioni viste fin

ora non sono le tutte esistenti, oltre a queste ci sono quelle sintagmatiche, lo schema


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Docente: Dini Pietro
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filippinotedesco di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Dini Pietro.

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