APPUNTI LEZIONI TEORIA E TECNICA DEI TEST
PROF.SSA MAZZA
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELL’AQUILA CRISTIANA
I concetti legati alla costruzione dei test riguardano procedure per mettere in relazione elementi del
mondo reale con costrutti di un sistema logico astratto attraverso definizioni di parti di esso.
Misurare nella testistica significa prelevare un campione di comportamento e metterlo in relazione
con un sistema di misura.
Vari autori hanno descritto il concetto di misura come il mettere in relazione e in corrispondenza
biunivoca grandezze e numeri.
Noi possiamo misurare le proprietà delle dimensioni psicologiche e lo possiamo fare utilizzando
diverse scale di misura.
Le principali scale di misura sono quattro:
- Scala nominale
- Scala ordinale
- Scala a intervalli equivalenti
- Scala a rapporti equivalenti
La scala nominale rappresenta il più basso livello di misurazione e permette di classificare o
categorizzare soggetti, questo vuol dire che io ho la possibilità di attribuire a ciò che sto misurando
un punteggio dicotomico, ovvero 0 corretto 1 sbagliato.
È importante utilizzare un punteggio dicotomico perché molti compiti in psicologia hanno una
risposta 0 e 1 ed è importante sapere su che scala misuriamo i punteggi perché sostanzialmente
dipende dalla scala di misura quale statistica dobbiamo utilizzare.
Una volta ottenuti una serie di punteggi codificati con 0 e 1 si possono applicare statistiche non
parametriche, se il campione è uno solo, ad esempio, si utilizzerà il chi-quadro, nel caso invece
avessi due campioni indipendenti possiamo utilizzare una statistica non parametrica, come la K di
Kruskal-Wallis o la U di Mann-Whitney.
La scala nominale rappresenta un tipo di classificazione qualitativa, nella forma più semplice le
qualità possibili sono due, appunto dicotomiche, ma possiamo avere anche un più alto livello di
classificazione.
Le proprietà di questa scala sono: l’equivalenza tra i membri di una stessa classe e la non
equivalenza tra membri di classi diverse.
Noi possiamo definire e misurare i costrutti in psicologia, possiamo misurare un costrutto
psicologico e lo possiamo fare attraverso la costruzione di strumenti adeguati.
Il modello che più frequentemente è stato utilizzato è quello della corrispondenza tra risposte dei
soggetti e la scala dei numeri naturali, che ci offre una misura della frequenza, della durata e
dell’intensità, in base appunto alla corrispondenza tra le risposte del soggetto e la scala dei numeri
naturali.
Per quanto riguarda l’intensità, in realtà in psicologia non esiste un fenomeno che ha intensità 0,
non posso dire, se sto ad esempio misurando l’attenzione, che la mia risposta è 0, perché in quel
caso ci sarà un’omissione, ovvero un’assenza di risposta.
L’ansia è un costrutto, ma è un costrutto costituito da elementi, se faccio riferimento all’ansia di
tratto o all’ansia di stato faccio riferimento a due costrutti differenti.
Parlando si ansia di tratto facciamo riferimento ad un tratto stabile della personalità, per costruire
una scala che valuti l’ansia di tratto dovrò costruire una serie di elementi che mi identificano il
costrutto pensando e studiando cos’è la dimensione ansia di tratto, ovvero si passa dalla
dimensione generale “io voglio studiare l’ansia”, ma non voglio studiare tutto, sapendo che in
letteratura esistono, tra le diverse, due dimensioni principali dell’ansia, ne voglio studiare due e per
farlo identifico quelle caratteristiche che sono proprie del mio costrutto.
Individui che presentano tratti di personalità tendenti all’ansia avranno una maggiore ansia di stato,
anche perché saranno più propensi a sviluppare una condizione ansiosa, ma sapere che un
individuo ha anche una caratteristica di ansia come tratto stabile della personalità può essere di
aiuto ad esempio nella prognosi.
È quindi importante conoscere sia l’ansia di stato che di tratto, perché sapere che una persona ha
un’ansia di stato, ma non è una persona tendenzialmente ansiosa ci aiuta nella prognosi
dell’andamento del disturbo d’ansia.
Pertanto, costruire un modello di misura vuol dire costruire una corrispondenza biunivoca tra la
scala, gli elementi di essa e i numeri naturali, conosciamo quattro scale principali e in psicologia
possiamo inoltre misurare:
- La latenza, ovvero l’intervallo di tempo che intercorre tra lo stimolo e il verificarsi di un
evento.
- La frequenza, che indica il numero delle volte in cui l’elemento o l’evento si presenta.
- La durata, che è la quantità di tempo in cui un singolo comportamento viene mantenuto.
La frequenza del comportamento è anche un indicatore di intensità, ovvero posso sapere quanto
una persona è intelligente, non esiste una persona con intelligenza 0, esiste una persona con un
vario grado di intelligenza sulla base del numero di risposte corrette che fornisce ad un
determinato test.
L’intensità riguarda quindi una molteplicità di fattori connessi al fenomeno osservato, spesso
confusa con la frequenza, proprio perché quest’ultima è anche un indicatore di intensità.
La scala nominale permette di classificare o categorizzare i soggetti in base a una o più
caratteristiche comuni.
Nella scala ordinale noi possiamo dare una gradazione del livello che stiamo studiando, posso ad
esempio rilevare in un compito composto da tre elementi se la persona risponde a tutte e tre le
domande, a due domande o ad una sola delle domande.
Nella scala a intervallo c’è uno 0 relativo su cui possiamo misurare tutte le variabili continue,
mentre, nella scala razionale è presente uno 0 arbitrario e in psicologia non viene utilizzata.
Gli strumenti statistici impiegati nella ricerca in psicologia sono utili per descrivere fenomeni, si
parla appunto di statistica descrittiva, la statistica e la psicologia sono due discipline strettamente
connesse tra loro.
Le statistiche descrittive forniscono allo sperimentatore la possibilità di valutare probabilisticamente
il rischio di commettere errori.
La scala nominale rappresenta il modo più semplice per effettuare una misura ed è l’applicazione
di un criterio di classificazione (0/1 Si/No) ad eventi che stiamo misurando.
Molte scale sono calcolate in questo modo, ovvero presenza o assenza della dimensione
psicologica che stiamo calcolando e la modalità di analisi di questi dati è una modalità non
parametrica.
La scala nominale è un tipo di scala in cui l’analisi successiva viene effettuata attraverso la
statistica non parametrica, il test chi-quadro è una delle statistiche non parametriche più note.
La scala ordinale è un’estensione della scala nominale, rispetto a quest’ultima introduce gli
elementi di classificazione e ordine, come quello di importanza, preferenza e gerarchia, anche i
dati su scala ordinale vengono calcolati con le statistiche non parametriche.
Possibile domanda: in che modo vengono analizzati i dati riportati su scala nominale o su scala
ordinale?
Risposta: i dati riportati su scala nominale o su scala ordinale vengono analizzati con le statistiche
non parametriche, di cui la più nota è il test chi-quadro.
Il Test T è una statistica parametrica, il Test Z è una trasformazione di punteggi in punteggi
standard.
Nella scala ordinale le misure vengono classificate in termini di differenze ad un livello superiore di
quello offerto dalla scala nominale.
La scala a intervallo è una scala di misura vera e propria e ci permette di misurare le grandezze,
nella scala a intervallo è definito uno 0 arbitrario, ovvero che mi permette di dire che la prestazione
corrisponde, ad esempio, ad una non omissione di risposta, non esiste un’intelligenza pari a 0,
quindi lo 0 arbitrario rappresenta una convenzione e non l’assoluta assenza del fenomeno.
La scala a rapporti equivalenti è il sistema di misura più elevato e non viene utilizzato in psicologia.
Le caratteristiche delle variabili possono essere qualitative o quantitative, discrete, uno o più
oggetti ma non frazioni di esse, continue e possono assumere qualsiasi valore all’interno della
scala a intervallo, variabili dipendenti e indipendenti.
Il test è una misura delle caratteristiche psicologiche, in passato ci sono state numerose critiche
all’utilizzo dei test nella pratica clinica, ma la misura di caratteristiche sia cognitive che dei tratti di
personalità ha aiutato molto la pratica clinica, ad esempio, ha permesso di stimare l’efficacia di
alcuni trattamenti.
È molto importante conoscere la tecnica per la costruzione di un test, infatti un test psicologico è
una tecnica, e come tale regolata da precise regole nell’applicazione, atta a collocare un individuo,
relativamente ad una determinata caratteristica psicologica rispetto ad un gruppo di riferimento
secondo specifiche modalità.
I primi utilizzi della tecnica delle scale nella ricerca sociale e psicologica si devono all’applicazione
della tecnica della misura degli atteggiamenti, è possibile valutare anche opinioni e spesso le
variabili vengono trattate come dicotomiche di tipo cardinale.
La tecnica delle scale è utilizzata per attribuire un punteggio agli item sulla base delle risposte, io
possiedo un’unità di analisi, che è l’individuo, se voglio misurare l’atteggiamento di una persona
dovrò indagarlo chiedendo un’opinione (accordo/disaccordo), indago quindi l’atteggiamento
facendo delle domande e la risposta corrisponderà all’opinione che il soggetto ha di una
determinata dimensione, si parlerà quindi di una variabile quasi cardinale, perché è difficile
dividere in termini dicotomici la risposta di una persona.
Io devo attribuire un punteggio agli item che ho costruito e posso decidere di rilevare altre
dimensioni e attribuirgli a loro volta dei punteggi, posso testare più aspetti e devo utilizzare degli
indicatori che possono essere multi item, batteria di domande o scale con una sola domanda.
Le batterie di domande possono essere a scala graduata o non graduata.
Le scale multi item vengono poi ridotte grazie all’analisi fattoriale, all’interno di alcune misure,
come ad esempio il Minnesota, esistono dei punteggi che indicano se il soggetto sta mentendo,
questo è un concetto molto importante nella tecnica di somministrazione dei test, perché non è
sempre facile osservare se la persona distorce la percezione che vuole dare di Sé, alcuni test
hanno al loro interno item di controllo proprio per evitare la simulazione del soggetto.
Tutti i test vanno somministrati in maniera accurata e con l’operatore davanti, il test è uno
strumento diagnostico, che aiuta la diagnosi, non esclude il clinico nel porre diagnosi, non può
essere usato da solo, dobbiamo aggiungere il colloquio clinico o l’osservazione, se ad esempio
ottengo un punteggio alto alla scala d’ansia del Minnesota non posso sostenere di trovarmi in
presenza di un soggetto ansioso.
Una delle scale più importanti è la scala Lickert ed è la tecnica più utilizzata nella misura degli
atteggiamenti, è facile da costruire, è facile da somministrare ed è facilmente comprensibile, inoltre
è possibile fare la somma dei punteggi delle singole prove, le risposte sono parzialmente
autonome, possiamo avere da 7 a 5 categorie, possiamo quindi trattare la scala Lickert su scala a
intervallo.
Un esempio molto noto di scala Lickert è lo Stay-x1 e lo Stay-x2, che misurano rispettivamente
l’ansia di stato e l’ansia di tratto, conoscendo il costrutto, la dimensione psicologica che vogliamo
studiare, in questo caso l’ansia, formuleremo sulla base del costrutto le domande,
somministreremo le domande, analizzeremo il punteggio e faremo un controllo della validità.
Possibile domanda: attendibilità e validità
Per formulare le domande sulla base della letteratura e della teoria si individuano le dimensioni
dell’atteggiamento studiato e si formulano delle affermazioni che coprano i vari aspetti del concetto
generale che si vuole rilevare (approccio deduttivo).
Per la costruzione delle domande devo conoscere molto bene il costrutto che voglio indagare, la
scala viene poi somministrata ad un gruppo di persone selezionate, si possono commettere degli
errori, le persone possono rispondere o in base a delle false opinioni o in maniera abituale, ovvero
dar sempre lo stesso stile di risposta senza riflettere troppo, in questo ci aiuta molto la coerenza
interna della scala, le scale sono costruite in maniera tale da non avere la stessa direzione di
risposta.
Un test psicologico è la rilevazione di un campione del comportamento del soggetto esaminato,
chiaramente non descrive tutto il comportamento, è vero che osservare un paziente è importante,
ma è anche vero che spesso il terapeuta ha bisogno di sapere come in una determinata fase
temporale si comporta il soggetto sottoposto ad una determinata situazione.
Il test è una tecnica, una delle domande più frequenti è quale è la differenza tra un test ed una
tecnica proiettiva, il test è una tecnica ed è regolata da precise regole nell’applicazione, questo non
vuol dire che nelle tecniche proiettive non ci sia comunque una serie di regole da seguire
nell’applicazione degli strumenti, ma rispetto a strumenti come il Rorschach o il TaT, un test come il
Minnesota (MMPI) è sottoposto a verifiche di validità e attendibilità che lo rendono replicabile da
chiunque somministra il test, che può essere utilizzato da chiunque ne ha facoltà, senza avere
bisogno di ulteriori approfondimenti, si può leggere il manuale, acquistare il test e somministrarlo, e
se la somministrazione avviene secondo i criteri descritti nel manuale il risultato di un esaminatore
sarà uguale a quello di un collega che somministra lo stesso test in un'altra parte del mondo.
C’è una connessione tra il comportamento misurato in condizioni standard e il comportamento nel
contesto della vita quotidiana, i test sono spesso molto criticati perché hanno una pessima
correlazione con le condizioni ecologiche, ovvero io non posso dire sempre che una persona in un
laboratorio sottoposta ad un test mi darà una performance uguale a quella di una persona che si
trova nel suo contesto di vita quotidiano, abbiamo una buona approssimazione, ma è comunque
presente un errore standard di misura e non può essere ignorato.
Oggi l’attenzione è molto studiata, soprattutto nei giovani alla guida per la prevenzione degli
incidenti e per l’utilizzo di misure attentive nei giovani pluri incidentati, dopo la sospensione della
patente vengono somministrati test attentivi che servono per misurare quanto la persona è in
grado di orientare l’attenzione da un punto ad un altro dello spazio.
Il test si distingue da altre tecniche di indagine psicologica come: il colloquio, l’intervista, il
questionario, proprio perché seguiamo delle regole, e non per costringere una persona in un
contesto a performare come noi vogliamo, ma perché semplicemente io posso parlare con un
collega che somministra il mio stesso test in un altro luogo, perché sono certa che la persona che
ha somministrato il mio stesso test ha seguito le mie stesse regole, quindi le condizioni a cui è
stato sottoposto il soggetto che ha eseguito il test sono le stesse, quindi il test è replicabile.
Questo non avviene per le metodologie proiettive, perché nella somministrazione di reattivi,
l’interpretazione delle misure è poco ancorabile dentro punteggi, ad esempio la Franzoni è stata
sottoposta una sola volta al Rorschach, e da questo strumento tre colleghi hanno fornito tre
diverse interpretazioni, questo è il rischio che si corre con l’utilizzo di strumenti proiettivi, in cui le
regole di codifica non sono stringenti.
L’uniformità di contenuto è un’altra importante proprietà, così come la modalità di presentazione a
tutti i soggetti, io non posso ad una persona somministrare uno strumento in modo diverso da
come lo somministro ad un’altra, le regole devono essere univoche altrimenti non potrò codificare i
risultati.
Il test è univoco, se non è possibile somministrarlo non si somministra, come ad esempio, le scale
Wechsler, che sono scale di intelligenza, ne esistono tre versioni una delle quali per i bambini in
età scolare che è spesso quella che viene utilizzata per fare diagnosi di ritardo mentale.
È importante quando si somministra una scala Wechsler fornire il protocollo di tutte le sottoprove,
perché sulla base del protocollo e delle sottoprove io posso indirizzare il paziente a seguire una
serie di interventi di riabilitazione, che in Italia sono dei Lea e sono quindi interventi normati
dall’articolo 26.
Una volta che si pone diagnosi di ritardo mentale somministrando una scala, devono passare
almeno 2 anni, prima di poter somministrare di nuovo la scala, per non incorrere nell’effetto
apprendimento, è perciò importante porre particolare attenzione.
I test sono uno strumento molto importante, contaminare il campione di comportamento significa
compromettere la diagnosi e danneggiare il paziente che noi stiamo valutando.
Per anni nella diagnosi dei disturbi alimentari sono stati utilizzati i test proiettivi, ora stanno
nascendo molti centri di chirurgia bariatrica, in Italia le linee guida per questo tipo di chirurgia
prevedono che il paziente prima di sottoporsi all’intervento debba essere sottoposto ad una
batteria di test che decide se la persona è idonea all’intervento e abbiamo a disposizione molte
misure per la valutazione dei comportamenti anomali nell&rsqu
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