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Storia romana: dalle origini all'uccisione di Giulio Cesare

Spiegazioni riguardo al corso

Argomento: dalle origini all'uccisione di Giulio Cesare. Studiare anche dai materiali online (40 eventi, date, domande dell'esame). Esame: scritto, 2 ore, 4 domande in tutto, 2 domande su questioni specifiche, 1 domanda trasversale (delineare l'evoluzione di un problema, questione es. "la schiavitù" descriverla), 1 domanda sugli eventi da datare (studiare dal manuale le prime 4 cronologie, ognuna composta da 10 avvenimenti, mettere queste, imparare 40 date), sono domande a risposta aperta, prevedono il commento di documenti esaminati a lezione (utilizzarle nella risposta alle domande dell'esame). Valutazione: ogni domanda in trentesimi. Nei materiali I.S.A c'è un modello di prova d'esame. Data Esame: I appello - 2 Novembre dalle 9:00 alle 11:00, II appello - a Gennaio, III appello - a Maggio e IV appello - a Settembre.

Premesse per la fondazione di Roma

10-9 secolo a.C.: età del bronzo finale/inizio età del ferro, in questa fase temporale si individuano le prime forme di insediamento nell'area in cui nascerà Roma. Quest'area è chiamata dagli antichi (fonte Plinio il Vecchio, enciclopedista ci parla di questo territorio) Latium Vetus, Lazio Antico. È un territorio delimitato a oriente dalla Catena Appenninica, a Sud dal promontorio Circeo e a Ovest dalla foce del fiume Tevere. È un'area in cui si sviluppa una civiltà omogenea, ovvero la civiltà villanoviana (i resti più consistenti di insediamenti di questa tipologia sono stati rinvenuti nei pressi di Bologna a Villanova).

Caratteristiche di questa civiltà, che quindi connotano anche l'area del Latium Vetus: piccoli insediamenti realizzati in altura, poiché nell'area vi erano pianure paludose e non sono ancora noti i sistemi di canalizzazione per bonificare le aree palustri, e le paludi oltre a impedire la realizzazione di villaggi, sono anche il luogo in cui si sviluppano le malattie come la malaria che vanno a decimare gli abitanti di queste zone. Quindi si va a risiedere più in alto, su delle alture.

Gli abitanti di queste zone vivevano in capanne: piccole, realizzate con materiali reperibili nel territorio e che consentono spostamenti di queste abitazioni veloci e agevoli. Queste popolazioni non sono stanziali, ma sono dedite a una vita semi-nomadica, si spostano di frequente anche per esigenze di tipo alimentare.

A informarci della struttura di queste abitazioni sono due documentazioni: nella zona del Palatino (uno dei colli su cui Roma viene fondata), sono stati rinvenuti nei segmenti di pavimentazione che presentano dei fori, questi fori sono quelli di infissione dei pali perimetrali delle capanne nel terreno. Sono sopravvissuti alcuni nuclei abitativi perché erano musealizzati dai romani stessi, conservati e visitati. Altro elemento (oltre ai fori) veniva dalle necropoli.

Negli anni '80 è stata scavata una necropoli presso l'attuale cittadina di Osteria dell'Osa, vicino a Roma, in cui viveva una comunità che in antico si chiamava Gabii, ospitava un centro di culto ed era corredata da un ricchissimo sepolcreto (sono state trovate più di 600 tombe).

Le ceneri del defunto venivano riposte in apposite urne che venivano poi collocate in grandi doli (vasi), insieme a oggetti diversi che costituivano il corredo. Alcune di queste urne cinerarie venivano realizzate con la volontà di riprodurre la casa, l'abitazione (urne a capanna). Questo perché in queste comunità l'individuo aveva un valore, un peso, non in quanto singolo ma in quanto componente di una famiglia e siccome questa viveva tutta nella stessa casa, visivamente si identificava la famiglia in quella casa. Allora il defunto voleva far conservare le sue ceneri in un recipiente che riportava la sua casa: fattore di identità personale.

Erano abitazioni a pianta rettangolare o ovoidale; le urne cinerarie ci aiutano a capire come erano fatte le capanne. Esse dovevano prevedere un tetto a spioventi realizzato con dei tronchi (o rami), una struttura appoggiata su dei pali in tutto il perimetro con un palo centrale a sostegno del tetto e un piccolo pronao (verandina) nella parte frontale, dove c'era la porta di ingresso. Sappiamo anche che in prossimità del piano centrale si cucinava (rinvenuti resti di combustione).

Le capanne erano realizzate in legno ma anche con delle frasche che fungevano da pareti e che venivano tenute insieme attraverso del fango. Le capanne erano facilmente trasportabili perché l'economia di queste popolazioni è silvopastorale, non si pratica l'agricoltura, si vive di quanto si raccoglie e dell'allevamento. Quindi ci si sposta in base alle risorse per la sopravvivenza.

Con il farro vengono realizzate delle focacce che si offrono agli dei; il farro venne sostituito poi dal miglio e poi ancora dal grano.

Organizzazione delle comunità: vi erano dei clan che convivevano sullo stesso colle, non c'erano differenze di tipo patrimoniale, non era una società stratificata divisa tra ricchi e poveri, ma qui era la comunità a detenere la proprietà degli armenti (raccolta, greggi, animali ecc.) la loro fonte di ricchezza. Non esiste la proprietà privata, tutti i beni sono pubblici. Dato che i corredi della sepoltura sono tutti simili ciò significa che non vi era una società stratificata con divisione dei ricchi e poveri.

La guerra è lo strumento di sopravvivenza della comunità, sono piccoli clan di guerrieri che combattono per difendere e ampliare il loro territorio e per difendere gli animali dai furti. Organizzazione politica: su chi li amministra sappiamo poco, ma sappiamo però dell'esistenza di un re (rex memorensis, nel lago coloro che ambivano a diventare re sfidavano a duello il re in carica, il più forte prevaleva e diventava il re per l'anno successivo), magistratura annuale, figura che coordina gli abitanti di più colli. Il re viene scelto sulle sue capacità di guerriero, è un combattente che deve coordinare gli altri guerrieri. È una comunità in cui la capacità militare è considerata di primaria importanza.

Roma: quando, come e dove viene fondata?

Fonti letterarie: la data tradizionale è quella di Varrone (antiquario, dotto), 754-753 a.C., 21 aprile, natale di Roma. Ma la sua non è la sola cronologia proposta.

Dionigi di Alicarnasso scrisse che Timeo Siculo pone la fondazione 38 anni prima della prima olimpiade, 813-14 a.C., epoca contemporanea alla fondazione di Cartagine. Lucio Cincio, senatore, la fissa il quarto anno della dodicesima olimpiade (728 a.C.). Quinto Fabio (pittore) nel primo anno dell'ottava olimpiade (747 a.C.).

Cartagine aveva un controllo commerciale e militare quasi assoluto. Timeo (greco) scrive di Roma in greco e la descrive con tratti elogiativi, Roma si sta per candidare come grande potenza del Mediterraneo. Coincidenza sospetta (fondazione di Roma/fondazione di Cartagine): nei confronti di Roma c'era un pregiudizio, si riteneva che Roma fosse una comunità con poca dignità, e l'antichità è un requisito della dignità, e quindi si afferma che sia Cartagine che Roma sono entrambe due comunità molto antiche. (forse è quindi una data costruita con una certa finalità).

Altra fonte letteraria: alla fine degli anni '80 è stata condotta una campagna di scavo sul Palatino da una equipe di archeologi guidata dal professor Andrea Carandini, che ha rinvenuto una serie di 4 muri tra loro paralleli datati 730-720 a.C. Fino a 550-530 a.C. Questi muri si trovavano tra le alture del Palatino e Velia. Queste due alture, intorno al 500, sono state collegate attraverso la realizzazione di una colmata di ghiaia, in modo che le due alture poterono essere sede di insediamento continuo.

Funzione dei muri: definiscono un confine che nei 200 anni che passarono dal primo muro all'ultimo si spostò verso l'altura Velia indicando che l'altura Palatino si sta allargando, sono muri sacrali che segnano il Pomerio, confine che hanno tutte le città romane (confine ideologico, tra ciò che c'è all'interno e fuori dalle mura è diverso, cambia la situazione giuridica, religiosa ecc.). Il primo pomerio si daterebbe al 730 a.C.

Gellio conferma quanto interpretato sulla base del dato archeologico, Roma definisce il proprio confine con un muro che amplierà mano a mano più volte. Data del primo muro (730) coincidenza con la fonte di Gellio.

Festo (antiquario, II secolo d.C.) parla di una festa di età fondativa, il Settimonzio che consiste in una festa su queste alture: Palatino, Velia, Fagutal ecc. monte Cispio. Questa testimonianza è importante perché fa riferimento a una festa che veniva celebrata 11 dicembre dagli abitanti del Latius Vetus. Questa notizia è stata interpretata da Varrone che pensava che questa festa fosse quella dei 7 monti (abitanti dei sette colli che festeggiano), ma leggendo la testimonianza di Festo, si nota che i "monti" menzionati non sono 7 ma 8, e poi non sono i 7 colli di Roma, ci sono dei nomi che corrispondono alle alture che costituivano 3 dei 7 colli di Roma, il Palatino, Esquilino, Celio. Il Settimonzio riunisce gli abitanti di 8 alture che erano collegate dal pomerio nei primi secoli della vita di Roma. Sono 3 colli che comprendono 8 alture circondate tra loro e collegate dal pomerio, ovvero il nucleo costitutivo di Roma che quindi nasce non per fondazione ma per sinecismo, cioè per progressiva unione di popolazioni che abitavano in alture confinanti ma prima separate e che individuano il loro interesse nell'unirsi. Questo perché se si uniscono possono essere più forti nei confronti delle altre comunità, maggiore forza economica, maggiore forza militare.

Roma delle origini

Sinecismo: fusione di comunità indipendenti. Etnia delle popolazioni che si uniscono nella Roma delle Origini: si tratta di pastori, che provengono dall'area meridionale e sono latini, secondo la leggenda costituiscono il clan di Romolo. Il secondo gruppo è costituito da Sabini, provengono da Est, quelli che nella leggenda sono le donne dei Sabini rapite dai Romani. (Secondo la leggenda i primi abitatori di Roma essendo tutti uomini, rapiscono nell'occasione di uno spettacolo teatrale le donne dei Sabini che alla fine sposeranno i Romani: Roma nasce dalla fusione di donne sabine e uomini latini: il nucleo importante è l'unione dei due diversi gruppi, si uniscono per poter essere competitivi nei confronti degli altri clan che si trovano sugli altri colli).

Le aree interessate sono il Palatino con le sue due alture e l'Esquilino e il Celio. Sul Palatino vivono i latini, sugli altri due i Sabini. Grazie alle necropoli possiamo capire ciò che li distingueva e li caratterizzava: soprattutto grazie agli oggetti ceramici che ospitano le ceneri e grazie agli elementi del corredo. Le realizzazioni ceramiche sono diverse quindi capiamo che sono unità prima autonoma che ora divengono una realtà politica, comunità unitaria.

Perché Roma nasce nel Latus Vetus? I colli rappresentano un ottimo insediamento perché sono sia più sani rispetto alla pianura e sono facilmente difendibili (civiltà bellicosa, scontri per acquisizione degli armenti, animali). Un altro elemento è la presenza dell'isola Tiberina al centro del fiume Tevere, vivere vicino a un fiume vuol dire avere delle fonti di approvvigionamento di acqua immediato e avere accesso a una grande strada per spostamento di uomini e mezzi (zona favorevole per il commercio). Il fiume rappresenta un ostacolo nelle comunicazioni perché per attraversarlo servono delle barche o dei ponti, quindi la presenza di un'isola consente un guado più agevolato.

Lo spostamento fra le due sponde è importante perché la zona in cui nasce Roma, da un lato e dall'altro del fiume Tevere, si viene a configurare precocemente, come uno snodo commerciale (animali) e si instaura il foro Boario, il luogo in cui si acquistano e si vendono animali (mercato del bestiame). Vi era inoltre commercio di sale (rientra nella dieta dei caprini, è parte dell'alimentazione degli uomini e fondamentale per la conservazione dei cibi). Questo sale viene raccolto dalle saline che si trovano presso le foci del fiume Tevere, viene distribuito e venduto (scambiato) in tutta l'area tra la foce del Tevere e la catena appenninica, quest'area avrà due strade (piste di terra battuta) che coprono questo tratto (dalla foce del Tevere a Roma, da Roma agli Appennini), strade che si chiamano una via Campana (da campus salinarum, zona delle saline) e il secondo tratto prende il nome di Via Salaria. Questo commercio del sale sarà una delle cause della guerra tra Roma e la città di Veio, ci sarà una faida commerciale per il controllo delle saline.

In questa zona vi sono inoltre grandi pascoli e per questo è appetibile per chi vive di pastorizia. In età arcaica le strade numerose consentono contatti per via terrestre e per via marittima, numerosi e produttivi. Nei pressi della nascente Roma vi è un santuario (luogo di culto) dedicato alla dea Feronia, si trova in un bosco. Un santuario è un luogo di scambio e commerci oltre a essere luogo di culto, intorno alla zona del santuario si sviluppano alcune attività commerciali.

Caratteristiche della Roma delle origini: intorno al settimo secolo si trasferiscono a Roma alcuni Etruschi e ciò porterà Roma ad assumere le caratteristiche di una città etrusca, cioè l'impatto della presenza etrusca si manifesterà nella struttura dell'insediamento (inizierà un processo di monumentalizzazione) e nelle strutture istituzionali, nella vita religiosa e porterà anche a una regalità etrusca (Roma avrà tre re etruschi).

Altra caratteristica è l'emergere di una differenziazione delle necropoli, ci sono dei corredi ricchi e corredi poveri (stratificazione sociale), le necropoli conservano tante informazioni sulla società che le ha realizzate. In questo momento nelle tombe ricche si trovano i primi prodotti di oreficeria, (ci sono abitanti di Roma facoltosi) e poi si trovano prodotti ceramici che non sono solo realizzati in loco come prima, ma che sono anche o di produzione greca o di imitazione di prodotti greci. Questa cosa è importante perché ci fa capire che esistevano dei contatti che consentivano a queste popolazioni di conoscere i prodotti greci e imitarli e riprodurli ed esistevano degli scambi commerciali attraverso i quali i prodotti greci potevano essere acquistati.

(Nel 770 gli Eubei fondano una colonia, Pithecusia, attuale Ischia, la presenza greca nel tirreno si concretizza in una presenza stabile dovuta alla fondazione di poleis, città). Questi contatti con il mondo greco determinano delle trasformazioni a Roma: vengono introdotte delle nuove colture come l'olio, vino (vite e ulivo). Lo sviluppo di queste nuove attività determina delle differenze all'interno dei clan tra chi si sta arricchendo e chi rimane legato a pratiche precedenti: la società si struttura nei due gruppi dei "gentiles" e dei "clientes".

  • Gentiles: famiglie ricche, cittadini a pieno titolo.
  • Clientes: coloro che dipendono economicamente dai Gentiles (lavorano nei campi o portano al pascolo le mandrie dei Gentiles).

Le attività vengono quindi a concentrarsi nelle mani di alcuni clan. Sia Gentiles che Clientes sono liberi, non vi è ancora la schiavitù. Per Roma la clientela sarà un rapporto tra due individui sempre liberi, cittadini che si impegnano in un patto di "fides" cioè di fedeltà. Una divinità protegge questo patto, il Dio Fidio, chi infrange il patto quindi, agisce contro il proprio cliente ma anche contro gli dei e quindi commette un atto di empietà. Chi è empio deve essere allontanato dalla comunità perché il suo crimine si può diffondere su tutta la comunità (la punizione degli dei può colpire tutta la comunità di cui fa parte). Il Patrono deve al proprio cliente protezione, il cliente deve al patrono un aiuto nelle sue attività economiche e in seguito gli deve una fedeltà quando vota nelle assemblee.

La clientela diventerà uno strumento politico importante perché mentre un individuo può avere un solo patrono, un patrono può avere tanti clienti e più ne ha, più è influente (ha più voti) e più questa sua influenza sarà evidente. I clienti saranno tenuti in fase successive a far visita il loro patrono tutte le mattine per la salutatio mattutina, il patrono concede al cliente la sportula (cestino con il cibo per la giornata, in seguito sarà uno scambio in denaro) e mentre il cliente aspetta il patrono nell'atrio vedeva nell'atrio i busti degli antenati del loro patrono che erano affiancati da delle brevi iscrizioni, spesso in versi, che raccontavano le gesta di quell'individuo raffigurato, era una storia familiare per imagines e scripta (immagine visiva e scritta), era una galleria della storia di Roma; per i clienti era importante vedere questo perché questo passato glorioso rappresentava una garanzia della grandezza del loro stesso patrono che veniva da una famiglia importante e che aveva ereditato per via genetica le capacità, le "virtutes" dei suoi antenati, questo perché nella mentalità romana le competenze, abilità sono l'esito di un percorso formativo ma acquisibili per via ereditaria.

Sviluppo della scrittura: al primo quarto dell'ottavo secolo (prima della fondazione di Roma), data il testo scritto più antico rinvenuto nel Lazio, è un vaso a fiasco che presenta un'iscrizione graffita a cotto (quando il vaso era già stato realizzato) in alfabeto greco. (Più antica iscrizione in greco rinvenuta in Italia). Questo vaso è stato ritrovato in una necropoli della cittadina di Ga.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

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