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Appunti prima lezione (1/10/2020)

Siti di riferimento

Guardiamo tre siti specifici:

  • World population history, che ci permette di vedere una dimensione spaziale e temporale del fenomeno;
  • World population clock, che stima i dati delle nascite e delle morti di ogni giorno;
  • Population by country.

Evoluzione della popolazione mondiale

Nel primo sito vediamo come l’evoluzione del popolamento del mondo parta dall'Impero Romano, e poi con la dinastia Han, ma abbiamo poche centinaia di milioni di persone con una bassa densità di popolazione concentrata prevalentemente nell’Asia e nell’Europa, soprattutto occidentale, con poche decine di unità in Africa e quasi inesistenti in America.

Con l’anno 1000 vediamo che nel sud-est asiatico, tra Cina e India, abbiamo un progressivo aumento della popolazione, con una crescita minima in Europa. Intorno al 1492, anno della scoperta dell’America, iniziano le esplorazioni con un aumento minimo della popolazione sempre in Europa (anche centrale e orientale) e sempre in aumento in Asia.

Ma intorno alla prima rivoluzione industriale ecco il primo miliardo di abitanti! (1811) Da qui in circa 200 anni il pianeta sale quasi a 8 miliardi di persone, con il dato demografico in crescita ovunque o quasi ovunque, con una proiezione che tende addirittura ai 9 miliardi verso il 2050, con un pianeta popolato in alcuni punti, che sono Europa, Asia, America costiera e Africa Sub-Sahariana, con alcune aree desertiche in Nord America, nel Sahara e nell’Asia nord-orientale.

World population clock

Con il secondo sito vediamo come ogni giorno nascano quasi delle "città di neonati" in quanto la differenza tra nati e morti è circa di 200 mila al giorno, con una crescita stimata di circa 80 milioni di nuovi abitanti all’anno, cioè come se ogni anno nascesse un nuovo stato di abitanti, ma con una diminuzione della superficie del pianeta. Questo aumento non è ubiquitario, perché ad esempio in Europa aumentano poco rispetto ad altre aree dove l’aumento è maggiore.

Population by country

Nel terzo sito vediamo che i due paesi più popolosi al mondo sono Cina e India, con l’Italia al 23esimo posto circa, ma quei due paesi hanno già quasi 3 miliardi di persone, cioè la quasi metà della popolazione del mondo. Questo ci dice che ogni anno c’è gente nuova che cerca lavoro, che necessita di cure mediche, di cibo e acqua, di energia, ecc.

Un esempio contrario è la Russia che ha una densità territoriale molto alta ma è solo al nono posto per popolazione mondiale, risultando meno efficace a livello geopolitico di un colosso in crescita come la Cina. Ad esempio, gli USA hanno circa 1/5 degli abitanti della Cina eppure sono una superpotenza mondiale, o il Giappone che è solo undicesimo al mondo ma è tecnologicamente avanzato rispetto alla Cina. Pian piano però la Cina sta andando a contrastare queste egemonie facendo pian piano sgretolare le certezze delle superpotenze.

Ricordiamo che il dato da solo non significa niente, ma bisogna interpretarlo e metterlo a confronti con la società, la cultura e la politica che sono le categorie più importanti del pianeta. L’Italia è in 23esima posizione, subito sotto la Francia e prima della Tanzania e del Sudafrica.

Analisi demografica

Vedendo nello specifico i dati della Cina, con quasi un miliardo e mezzo di abitanti, con un cambio annuale dello 0,39%, cioè la Cina a fine anno avrà 5 milioni di abitanti in più. La densità per km2 è 153 abitanti, e sia loro che l’India, che ha un tasso di cambio di 0,99%, hanno un tasso migratorio negativo dato dal fatto che molti migrano verso altri paesi. Il dato più curioso, ad esempio dell’India, è l’età media di 28 anni, cosa che in Italia è di 47 anni. In altri paesi come la Nigeria l’età media è di 18 anni, con un cambio annuale di 2,58%. Come età media peggiore della nostra abbiamo il Giappone con 48 anni, e nei dintorni nostri ci sono anche la Germania con 46, mentre gli USA hanno la stessa età media dei cinesi cioè 38 anni.

Solo che la differenza fra USA e Cina è data dal fatto che gli USA siano uno dei maggiori poli di migrazione con quasi un milione di immigrati nel paese, insieme a Turchia (terza) e Germania (seconda), oltre a Regno Unito e Colombia rispettivamente in quarta e sesta posizione con in mezzo il Canada (quinto), con l’Italia solo al decimo posto con 150 mila migranti in più all’anno.

Il dato impressionante è che su 10 persone sul pianeta quasi 2 sono cinesi e quasi 2 sono indiane, mentre gli italiani sono neanche mezzo. Sempre su ‘world population clock’ vediamo che i dati cinesi ed indiano sono in costante aumento, ma con i nuovi nati indiani che aumentano maggiormente in rispetto alla Cina, con un rapporto di circa il doppio (a 5 scatti dell’India ne corrispondono 2 cinesi). Anche la crescita della Nigeria ha una crescita maggiore rispetto ad altri stati ma è curioso vedere come Giappone e Italia abbiano addirittura una decrescita.

Osservando il tasso del Giappone vediamo come il dato sia -0,30%, cioè con una perdita di circa 300 mila abitanti solo quest’anno, ma anche l’Italia ha una decrescita con un tasso di 0,15% l’anno con la perdita di circa 80 mila abitanti di questo 2020. Questo dato ci fa vedere che sì la popolazione aumenterà, ma solo in alcune aree come Africa e Asia, mentre in Europa potremmo addirittura avere una diminuzione.

Sempre su questo sito vediamo alcuni dati come quanta anidride carbonica immettiamo giornalmente, oppure la temperatura globale, o altri dati significativi a livello ambientale. Sulla sezione ‘Planet Earth’ di ‘world count’ vediamo come quanti pianeti ‘terra’ abbiamo bisogno in base alle risorse consumate quest’anno, è attualmente questo dato è di 1,7 pianeti ‘terra’, ed è in continuo aumento.

Vediamo anche la popolazione divisa per continenti, con la sola Asia che fa 4,6 miliardi di abitanti, consegnandole una grossa fetta di economia, mentre l’Europa sta sotto al miliardo, a neanche 800 milioni. Un esempio di questo può essere ‘tiktok’ che è nata in Cina ed è il primo esempio di applicazione asiatica che batte le nostre applicazioni o quelle statunitensi, portando ad un conflitto geopolitico con gli USA.

Tra Asia e Europa si piazza l’Africa con 1,3 miliardi di persone, con una crescita maggiore di quella asiatica, che sta superando il suo passato coloniale e si potrebbe piazzare come potenza nel prossimo secolo.

Global challenges

Nella sezione ‘global challenges’ del sito ‘theWorldCounts’ vediamo i dati sociali, con le ore di lavoro minorile o del numero di bambini schiavizzati, oppure del numero di persone obese nel mondo e le tonnellate di cibo sprecato e buttato. Questo ci fa vedere che sul pianeta si produce più cibo di quanto ne serva al fabbisogno della popolazione, ma con una distribuzione diseguale che porta al problema della fame nel mondo il quale riguarda anche le persone obese e non. Solo quelle per il quale il cibo non è fruibile.

Appunti seconda lezione (2/10/2020)

Sviluppo sostenibile

Come possiamo abitare il pianeta in 8-9 miliardi di persone in modo sostenibile? Sempre nel sito The World Counts vediamo un articolo dedicato alla relazione tra sviluppo e ambiente, con anche la definizione di sviluppo sostenibile. Ma quanto è incisiva a livello globale la presenza umana rispetto al pianeta stesso? Vediamo che le piante sono i più importanti e occupano l’81% della vita sul pianeta, seguiti dai batteri con 12,7% e dai funghi con il 2,2%. Gli animali pesano solo lo 0,36%, di cui 0,7% pesci è solamente 0,01% di umani. Ma se riportiamo a 100% la percentuale e togliamo dall’analisi le piante, vediamo che saliamo solo allo 0,06% come occupazione di vita. Rispetto al regno animale occupiamo il solo 2,3% della vita.

Vedendo anche quanto pesano i viventi, calcolata in peso di biomassa in gigatoni di carbone asciutto, vediamo che noi ‘pesiamo’ lo 0,06 e al primo posto ci sono le piante con 450 gigatoni di carbonio.

Impatto ambientale

Osserviamo alcuni diagrammi, e da subito vediamo che nella curva della CO2 cresce esponenzialmente con l’aumento della popolazione umana, mentre gli altri due relativi alla temperatura globale l’uno e il rapporto tra anidride carbonica e temperatura globale l’altro. Nell’ultimo grafico, inoltre, abbiamo già un confronto con la curva di crescita dell’anidride carbonica nell’atmosfera in relazione al cambiamento della temperatura globale misurata in relazione alla temperatura media tra il 1880 e il 2020.

Inoltre, l’aumento della popolazione non è legato all’aumento della natalità ma al calo della mortalità e all’aumento della speranza di vita media. Infatti, nelle tabelle successive, vediamo come l’aumento dell’età media andrà sempre aumentando fino ad arrivare a quasi 50 anni nel 2060.

In più sappiamo che il 90% dell’umanità vive nell’emisfero nord, anche a causa del fatto che la maggior parte delle terre emerse è nell’emisfero nord se escludiamo l’Antartide che non è abitabile, è solo il 10% nell’emisfero australe, e inoltre la gran parte delle persone vive nella fascia temperata subtropicale.

Fattori geografici e antropici

Ci sono alcuni fattori legati alla geografia fisica che favoriscono questi dati e sono:

  • Clima
  • Vegetazione
  • Fertilità del suolo
  • Acqua

E ci sono anche alcuni fattori antropici tra cui:

  • Antichità popolamento
  • Cultura
  • Economia
  • Società

Vediamo da un ulteriore cartina che le aree con più densità di popolazione sono India e Cina, in generale l’Asia del sud-est asiatico, e le aree del medio oriente ed europee. Infatti finché non ci fu l’invenzione dei treni refrigeranti in America, la maggior parte di ciò che si mangiava era di produzione locale o comunque molto vicina, ma ancora oggi nella maggior parte delle aree povere del pianeta si ha un’economia basata sull’autosussistenza alimentare.

(Manuale geografia umana pag. 84, capitolo 3 lo studio della popolazione)

In questa piramide demografica, invece, vediamo l’immagine di una fetta di popolazione europea divise per fasce d’età da 0-100, sull’asse y, e in milioni di persone, sull’asse x, dividendo i dati tra femmine e maschi. Notiamo come in Europa sia da un po’ di tempo diminuita la nascita di bambini e si ha un invecchiamento della popolazione, passando tra l’altro dal fatto che nel 1900 una persona su quattro (1/4) abitava in Europa, mentre negli anni 2000 questo dato è passato ad una persona su nove (1/9).

Vediamo inoltre che c’è un invecchiamento maggiore della popolazione femminile la cui speranza di vita è maggiore di quella degli uomini.

Problemi della crescita demografica

Ma alla fine di tutto questo, l’uomo resta un grande problema sul pianeta oppure è gestibile anche e soprattutto la sua crescita sul pianeta? Tra i pareri ne vediamo due:

  • Il primo di J.Y. Cousteau che dice che "la crescita della popolazione è la principale causa del danneggiamento ambientale";
  • La seconda di R. Swami che dice che "il reale problema non è l’esplosione della popolazione ma cosa sta facendo la popolazione".

Tecnologie e sostenibilità

Vediamo un'immagine satellitare in cui si nota una distesa di serre in Spagna, nella regione dell’Almeria, in cui si utilizza un sistema di serre idroponiche di modo da poter sfruttare la terra per poter comunque coltivare su un terreno non fertile, secondo un sistema di coltura nella spugna e nella sabbia. Queste serre, che occupano quasi la totalità della pianura di questa regione, hanno anche il problema della riflessione dei raggi solari, che ha portato all’aumento di quasi un grado all’anno della temperatura in quella zona. Queste piante sono chiuse nella plastica e poste appunto su sabbia o spugna che viene impregnata di sali minerali e acqua.

Un esempio contrario è Dubai, una città che sorge nel deserto in un terreno definito come inospitale, nel quale sono state costruite isole artificiali. Vedendo questi due esempi possiamo dire che abbiamo la tecnologia e i mezzi per poter abitare in 8-9 miliardi questo pianeta, ma quanto questo può essere sostenibile?

Distribuzione delle risorse

Un altro grafico che andiamo a vedere è quello relativo alla distribuzione delle risorse, che ci fa vedere come solo l’80% del reddito mondiale è detenuto dal solo 20% della popolazione e che quindi, viceversa, l’80% della popolazione viva con il solo 20% del reddito mondiale. Questo ci fa vedere come questo 20% di reddito mondiale sia suddiviso tra 11,7% il secondo 20% del mondo, il terzo 20% del mondo ne detiene il 2,3% e il quarto e quinto si spartiscono la restante parte divisa rispettivamente in 1,9% e 1,4% di reddito mondiale. C’è 1 persona su 8 che guadagna meno di 1 dollaro al giorno con cui vivere/sopravvivere.

La cartina successiva ci mostra i paesi più ricchi, con la famosa triade di Europa, Nord-America (anche se ad esempio i poveri ci sono anche qui, come ad esempio dimostra il dato di New York in cui il 25% della popolazione è sotto la soglia della povertà) e Australia, Nuova Zelanda e Giappone, che formano l’area dei cosiddetti ‘consumatori’, poi ci sono i paesi dell’area media, cosiddetti ‘produttori’ fra cui la Cina. La ricchezza porta quindi una forte disparità, per cui ci sono pochi ricchi e molti poveri, come ad esempio l’India che è passata dall’essere uno degli stati poveri ad essere uno degli stati in sviluppo, ma con un forte tasso di povertà al suo interno.

Antropocene

Cosa si intende con antropocene? Partiamo da tre considerazioni per poter arrivare alla sua definizione:

  • Foreste -> ne abbiamo sempre di meno e sono importantissime, e l’Europa pur avendone poche (soprattutto in Russia e Romania) sta riuscendo a farle ricrescere; le foreste sono luogo di biodiversità e di cultura tradizionale ma sono minacciate dall’attività umana che ha quasi distrutto o trasformato irreversibilmente la totalità del patrimonio forestale del pianeta e delle sue componenti biologiche. Il caso europeo di lentissima e lieve ricrescita delle foreste è un caso a parte, perché nella maggior parte del mondo, specie nel sud-est asiatico e nella foresta amazzonica, le foreste stanno venendo ridotte in maniera veloce.

Ma perché è importante salvare le foreste? Innanzitutto le foreste sono una cintura di sicurezza per moltissimi territori, in quanto sono dei punti di salvaguardia quando ci sono calamità naturali e climatiche, ma svolgono anche i servizi ecologici fondamentali ricaricando le falde, contrastando l’erosione dei suoli, ripulire le acque e forniscono cibo e combustibili. L’impronta dell’attività umana è destinata a durare per anni anche se noi scomparissimo oggi stesso, quindi questo ci porta a vedere come questa condizione di irreversibilità delle trasformazioni dell’ambiente da parte della specie umana sia uno dei primi elementi distintivi dell’antropocene.

Appunti terza lezione (8/10/2020)

Antropocene e trasformazioni ambientali

Riprendiamo il tema dell’antropocene, accennato la scorsa lezione parlando della copertura forestale e del loro ruolo. Il primo elemento distintivo dell’antropocene è la condizione di irreversibilità delle trasformazioni dell’ambiente. Andiamo quindi a vedere una di queste trasformazioni irreversibili prendendo ad esempio il ghiacciaio "Mer de Glacè" sul Monte Bianco, che ha subito una profonda trasformazione tra il 1909 e il 2015 passando da una vasta estensione a quella ridotta dei giorni nostri, oltre ad una scarsa presenza di ghiaccio sostituiti dai detriti che non riflettono il calore del sole velocizzando lo scioglimento del ghiacciaio stesso.

Quindi anche in questa occasione abbiamo una trasformazione a livello climatico, e pertanto osserviamo un grafico che dal 1950 ad oggi ci fa vedere delle temperature in costante aumento è molto superiori alla media del periodo in analisi. Oltre a questo aumento delle temperature vediamo anche un aumento dei livelli di CO2, ritenuta la principale causa di questo aumento di temperatura, dovuto presumibilmente per la maggior parte al consumo di combustibili fossili. Nel grafico in questione, infatti, vediamo che la CO2 non è mai andata oltre ad una certa soglia fino al 1950 che porta a trasformazioni irreversibili.

La differenza sta nel fatto che l’uomo è tecnologicamente più pronto ad adattarsi, mentre il pericolo più grande riguarda flora e fauna che non hanno capacità di adattabilità pari alle nostre.

Conseguenze del cambiamento climatico

Ma cosa sta succedendo al nostro pianeta in conseguenza a questo aumento di temperature? Incendi, ondate di calore, periodi di siccità e carestie, ma aumentano anche le piogge, di conseguenza anche uragani e temporali saranno più intensi. Ma non solo, questo aumento comporta anche l’aumento del livello del mare di 1,5 metri entro 80 anni (a causa dello scioglimento dei due giacimenti di ghiaccio del pianeta cioè la Groenlandia e l’Antartide) e una conseguente acidificazione delle acque (es. le barriere coralline che stanno già ora scomparendo) che porterà alla morte di molte specie.

Per guardare nel nostro piccolo, sappiamo che le coste italiane di sono ingrandite a causa del trasporto dei detriti dalle montagne fino al mare. Ma non solo: altri esempi sono Bangkok che è una città che sta sprofondando (subsidenza, fenomeno presente da noi in Emilia-Romagna), oppure in Olanda e Paesi Bassi che sono sotto il livello del mare e che rischierebbero inondazioni se il livello dei mari si alzasse così velocemente.

Gli scenari più inquietanti sono quindi due: uno che è l’occupazione delle acque di terre coltivabili specie in zone più povere.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matty_Car33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Giorda Cristiano.
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