FILOSOFIA DELL’EDUCAZIONE
Poetessa polacca Szymborska:
“Disattenzione” Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter
Ieri mi sono comportata male nel cosmo. d’occhio.
Ho passato tutto il giorno senza fare Su un tavolo più giovane da una mano d’un
domande, giorno più giovane
senza stupirmi di niente. il pane di ieri era tagliato diversamente.
Ho svolto attività quotidiane, Le nuvole erano come non mai e la pioggia
come se ciò fosse tutto il dovuto. era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze, La terra girava intorno al proprio asse,
ma senza un pensiero che andasse più in là ma già in uno spazio lasciato per sempre.
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa. E’ durato 24 ore buone.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per 1440 minuti di occasioni.
un mondo folle, 86.400 secondi in visione.
e io l’ho preso solo per uso ordinario. Il savoir-vivre cosmico,
Nessun come e perché - benché taccia sul nostro conto,
e da dove è saltato fuori uno così - tuttavia esige qualcosa da noi:
e a che gli servono tanti dettagli in movimento. un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
Ero come un chiodo piantato troppo in con regole ignote.
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato). La filosofia che dà insegnamenti, che dimostra, mi sarà sempre
estranea, al contrario di quella che narra. “P. Handke”
Sguardo pedagogico su che cosa è l’educazione.
CHE COS’E’ LA FILOSOFIA?
HEIDEGGER: La filosofia è un tema vasto, esteso che può arrivare a diversi risultati ma giungeremo a una soluzione. Tutto questo ci
porterà lontano dal vero tema di fondo della filosofia. Chiedendoci cos’è la filosofia non la stiamo analizzando davvero.
La filosofia è qualcosa che si costruisce piano piano, dobbiamo costruire un metodo cioè un cammino, una strategia. Non sempre
avremo un solo cammino ma questa non è una debolezza deve essere una piccola, grande forza. La filosofia ci aiuterà a prendere
dimora dei nostri pensieri, arriveremo ad abitare nel modo giusto le domande, vivendole bene mettendo anche dei confini. Non c’è
niente di più pericoloso di quello che ti sta accanto, perché ci rivela qualcosa che non eravamo stati in grado di vedere. Il nostro
sguardo è un’arma potentissima, non riusciamo a cogliere la sua potenza straordinaria, non ci viene mai chiesto come si è formato il
nostro sguardo, come siamo arrivati alla storia che c’è dietro di esso, non solo la nostra ma chi ci ha educato, chi c’è stato vicino, la
televisione, i mezzi tecnologici. La filosofia ci riguarda perché guarda noi, ha a che fare con noi, ci rispecchia, interroga il nostro stesso
modo di guardare il mondo.
PARTIAMO DALL’EDUCAZIONE
- Prime chiarificazioni concettuali: educazione?
Trasmissione di valori bidimensionale, non coincide solo con una parte precisa della vita ma dura per tutto il corso della nostra
esistenza.
Non esiste educazione senza cambiamento (dimensione metabletica). Il cambiamento trasforma entrambi gli attori del processo
pedagogico, non esiste processo educativo senza relazione.
- E-ducare: in latino e o ex implica un distacco, un’uscita, un cambiamento da un’azione iniziale verso un’altra. Togliere da una
situazione ed essere condotti in un’altra (ducare=portare fuori, condurre). Quando educo posso farlo anche se qualcuno non
ne ha voglia, lo scopo dell’educazione è imprimere un cambiamento, può essere accettato oppure inizialmente rifiutato
dall’educando.
SOCRATE: passeggiava con i suoi allievi, fu accusato di corrompere i giovani e condannato a morte. Usava un atteggiamento
capace di far vedere più risvolti della stessa cosa. Atteggiamento maieutico tratto dall’allevatrice che faceva nascere i bambini, il
bambino esiste ma deve portarlo fuori. Cambiamento di stato,posizione.
L’educazione non è qualcosa di statico, non funziona sempre allo stesso modo, non sempre l’educatore riesce a coinvolgere
sempre tutti. Non esiste educazione dell’altro se non c’è prima di tutto un’educazione di se stesso.
Narrare: raccontare è necessario perché non esiste un’unica verità, l’educatore ha in mano la storia non oggettivo ma la storia
soggettiva, la verità dell’altro non la sapremo mai, la nostra storia non coinciderà mai con quella.
ATTENZIONE: forma di cura
1) PAROLE: tutto ciò che ci circonda richiede attenzione,uno degli aspetti più importanti è la parola.
CARATTERE: deriva dal greco e vuol dire lasciare il segno, per esempio il corsivo permette di esprimere meglio il nostro carattere.
PER NATALE: “La grande fabbrica delle parole”
Le parole hanno un potere magico, alcune parole è meglio non dirle perché ci ricordano cose che vorremmo non
esistessero, mentre pronunciarle significa ammettere che esistano, le parole contano, quando vengono pronunciate è difficile tornare
indietro.
PABLO NERUDA: poesia sulle parole
Heidegger: la parola è la dimora del soggetto, per definire un soggetto bisogna guardare il suo linguaggio (tutto il nostro
comportamento è linguaggio).
Fare attenzione al linguaggio vuol dire fare attenzione al soggetto (io e l’altro)
LIBRO: MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE VICINO
2) APPRENDERE DALLE PERPLESSITA’
- dell’educando.
Se l’immagine è ben definita il nostro approccio è oggettivo
APPROCCIO ERMENEUTICO: sposta la sua attenzione dalla descrizione del fenomeno alla comprensione del significato che l’esperienza
assume per i soggetti della ricerca.
Deriva dal dio Ermes (messaggero degli dei), consegnava messaggi mandati dagli dei ma la sua particolarità per il fatto di avere le ali ai
piedi era il fatto che vagava e non risiedeva mai nello stesso posto. Era il protettore del commercio e dei commercianti, spesso veniva
raffigurato con il dito sulla bocca in segno di silenzio.
Poesia ermetica: molto importante nei primi del novecento, si rifà al silenzio chiesto da Ermes. Il più importante ermetico è Ungaretti,
la poesia ha bisogno di poche parole. In poesia si ha bisogno di spazi, implica un nostro interesse, vengono usati spazi perché il nostro
occhio deve abituarsi ad andare a capo e perché inizialmente venivano lette a voce e avevano bisogno di riprendere fiato.
Nell’atteggiamento ermeneutico siamo noi che ci facciamo domande, non devono essere gli altri a rivelarci le cose. Dobbiamo
interpretare sentendoci coinvolti in maniera diretta.
DUE QUADRI DI CARAVAGGIO:
Crocifissione di San Pietro Vocazione di San Matteo
Come si comporta il nostro sguardo: prima di tutto si prova a vedere se i quadri erano già conosciuti, e poi vengono paragonati e si
prova a vedere se esistono delle somiglianze, poi si cercano i particolari.
Terzo quadro Hopper: donna sola, ci mettiamo nei suoi panni,
scenario urbano ignoto. Il pittore ha sempre rappresentato la
solitudine della gente, facendoci interrogare anche noi,
facendoci entrare in contatto con la donna del dipinto. Ci viene
automatico l’immedesimarci con la scena, perché richiama la
nostra attenzione.
“Lo sforzo per divenire coscienti delle proprie rappresentazioni prende la forma dell’attenzione (attentio) o dell’astrazione da una
rappresentazione d cui si è coscienti (abstractio).” Immanuel Kant
Attenzione: quando si è attenti ci si avvicina alle cose, dal latino adtendere. (Ad+verbo:avvicinamento)
Astrazione: moto a luogo, ci si allontana dalle cose. (Ab+verbo: allontanamento).
BREVE FILMATO DAL FILM SMOKE: scena dove si vede uno scrittore e un negoziante che ogni giorno scatta una foto dal suo negozio
che all’apparenza sembrerebbero uguali. Fino a quando lo scrittore non ascolta i consigli del fotografo di osservare davvero con
ATTENZIONE le foto non riesce a cogliere la loro grande importanza.
SGUARDO ACUTO: focalizzato su qualcosa in particolare.
SGUARDO OTTUSO: più ampio, più aperto alle meraviglie, geometricamente più disponibile.
SCENA INIZIALE DEL FILM JURASSIC PARK: lo scienziato dopo aver clonato i dinosauri porta altri scienziati e un assicuratore a vedere la
sua “invenzione”.
IMMAGINE DELLA PIPA: non è realmente una pipa, ma solo una rappresentazione.
1) Affermazione disegnata Sono entrambe rappresentazioni:
2) Affermazione scritta una si vede, una si legge
NON C’E’ UNA DEFINIZIONE: immagine non è la realtà della nostra esperienza per
quanto sia oggettiva.
SCENA TRATTA DAL FILM “TRA LE NUVOLE” CON GEORGE CLOONEY: tagliatore di teste (gira per gli USA licenziando le persone nelle
varie aziende. Clooney nella scena istruisce una giovane ragazza su come passare più velocemente al metal detector e agisce per
stereotipi (teoria di Merton della labelling theory).
Agendo per stereotipi si perdono le singolarità della bellezza del rapporto personale. Si ha paura dell’altro, perché troviamo delle
somiglianze che cerchiamo di negare ed etichettiamo. Lo stereotipo è una tentazione non lo toglieremo mai davvero ma dobbiamo
essere in grado di sapere che appena incontreremo una persona avremo dei preconcetti che dovremo superare.
LO SGUARDO E’ ANCHE UNA VISIONE FILOSOFICA?
Dimensione filosofica/teoretica, dimensione di apprendimento
L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE: nei nostri giudizi la parte estetica è sempre di fondamentale importanza.
A PERDITA D’OCCHIO:
- Tempo lento
- Piacere, contemplazione
- Non si teme il cambiamento di apprendimento estremo: la perdita del proprio medium di conoscenza.
POESIA DI GIACOMO LEOPARDI: “Infinito”.
«Sempre caro mi fu quest’ermo colle, Odo stormir tra queste piante, io quello
e questa siepe, che da tanta parte Infinito silenzio a questa voce
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
Ma sedendo e mirando, interminati e le morte stagioni, e la presente
Spazi di là da quella, e sovraumani e viva, e il suon di lei. Così tra questa
Silenzi, e profondissima quiete immensità s’annega il pensier mio:
Io nel pensier mi fingo, ove per poco e il naufragar m’è dolce in questo mare.»
Il cor non si spaura. E come il vento
AD OCCHIO E CROCE: approssimazione/ precisione, lo sguardo ordina il disordine. Deriva del gesto che le filatrici facevano
nell’antichità, capitava spesso che un filo saltasse e bisognava vedere dove l’occhio incontrava la croce.
A OCCHIO NUDO: esempio le stelle alcune possiamo vederle alcune non possiamo.
FARCI L’OCCHIO: avere più occhio che pancia, buttare l’occhio su…, dobbiamo abituarci a…
CHIUDERE OCCHIO: indulgenza, ma anche quando si dorme.
Esistono una miriade di vari modi di dire legati agli occhi, ogni cultura ha le sue abitudini.
MITO DI MEDUSA
Prima di venire trasformata da Atena, era una ragazza bellissima, aveva dei capelli setosi che davano voglia di accarezzarli. Girava
presso il tempio di Atena perché era un’ancella. Viene notata dal Dio Poseidone, lei scappa, si rifugia nel tempio di Atena, secondo
alcuni versioni viene presa da Poseidone, secondo altre riesce a scappare ma profana il tempio per questo motivo Atena invidiosa della
sua bellezza la tramuta in una specie di mostro, i capelli da setosi diventano serpenti, i denti come quelli dei cani. E cosa più importante
pietrifica chiunque la guarda direttamente negli occhi. Medusa scappa con due sorelle, le gorgoni, che le assomigliano molto. Un eroe,
Perseo, deve trovarla e tagliarle la testa. Gli viene detto che si nasconde ai confini del giorno e della notte. Nel suo cammino Perseo
incontra le graie, delle vecchie brutte con le rughe e le croste del latte (richiamo all’infanzia), tre donne con un occhio solo e un dente
solo, l’occhio controlla da tutte le postazioni i movimenti di Perseo. Perseo allora capisce che deve lavorare su di sé, e si ricorda che da
bambino era molto bravo nel movimento e ruba l’occhio delle graie che gli indicano dove si trova Medusa. Perseo ha con sé una spada
e uno scudo sa che non può guardare direttamente negli occhi Medusa, per poterle tagliare la testa usa un artificio (lo scudo). Tra
Perseo e Medusa si crea comunque una relazione, perché è la prima volta che non pietrifica una persona. La testa di Medusa, con il
sangue sgorgante, che finisce in mondo al mare e fa nascere il cavallo alato Pegaso. Perseo ritorna a casa e usa la testa di Medusa per
uccidere i nemici.
Quando viene raccontato un mito si pensa che esista una solo spiegazione, ma Medusa non viene mai definita brutta.
MOSTRO: in latino mostrum, deriva da ammoneo, brutta ma da ricordare.
Non c’è educazione se non c’è trasformazione.
Metabletico: mettere insieme e mettere dall’altra parte.
I miti sono delle trasformazioni, dei cambiamenti di forma. Medusa non viene mai mostrata o definita come brutta ma solamente
come mostruosa. La sua figura nel mito è stata usata molto. Per spaventare le persone si scolpiva Medusa
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Riassunto esame filosofia dell'educazione, prof. Mancino, libro consigliato Cambiamenti incantevoli, Mancino
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