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abbellimento della vita) e ornamento (viene aggiunta per abbellire)

della Terra e del Sol vergine figlia, della natura, vergine figlia della terra e del sole, delizia e

d'ogni ninfa e pastor delizia e cura, preoccupazione di ogni ninfa e [di ogni] pastore, orgoglio della

onor dell'odorifera famiglia; famiglia profumata , tu detieni il primato della bellezza, profumi più di

tu tien d'ogni beltà le palme prime, tutti gli altri (tu tien d'ogni beltà le palme prime –metafora allude al

sopra il vulgo de' fior donna sublime ramo di palma che nel mondo antico veniva assegnato al vincitore),

signora (donna – dal latino domina) eccelsa tra i fiori comuni (sopra

il vulgo de' fior = regina dei fiori – espressione di origine classica).

paronomasia

Rosa-riso pregio-fregio

Metafora nel senso più profondo del termine – salti mentali che

lasciano molto implicito, ma sono molto espressivi.

Marino collega ogni stanza alla successiva – l’elemento con cui

conclude questa stanza (donna regina che domina)

Siedi sullo stelo (sponda) dove sei nata (nativa) come una superba

Quasi in bel trono imperatrice altera (altera) imperatrice su di un bel trono.

Vicino alla regina, ci sono dei personaggi che formano il suo corteggio

siedi colà su la nativa sponda. Un vorticare di venticelli dolci e piacevoli ti fanno la corte e ti

Turba d'aure vezzosa e lusinghiera accarezzano e una schiera armata di guardie pungenti (guardie

ti corteggia d'intorno e ti seconda; pungenti armata schiera= spine – metafora - perifrasi militare per

e di guardie pungenti armata schiera indicare le spine che difendono la rosa) ti difende e ti circonda da

ti difende per tutto e ti circonda. ogni parte.

E tu fastosa del tuo regio vanto, E tu porti una corona d’oro (d'or la corona = gli stami gialli) e il

porti d'or la corona e d'ostro il manto. manto porporino (manto = i petali), orgogliosa (fastosa) della tua

regalità (regio vanto).

Termina parlando del rosso dei petali, lega la stanza successiva

Allitterazione della P volontà di dare degli echi

Porpora de' giardin, pompa de' prati, Rosso dei giardini, ornamento dei prati, germoglio di primavera, luce

gemma di primavera, occhio d'aprile, di aprile (occhio d'aprile – intende la parte più splendente di aprile

di te le grazie e gli amoretti alati così come l’occhio è la parte più luminosa del viso), di te le Grazie e

son ghirlanda a la chioma, al sen monile. gli Amoretti alati fanno ghirlande per i capelli, gioielli (monile) per il

Tu qualor torna agli alimenti usati 

seno. Chiasmo le grazie e gli amoretti fanno ghirlande e gioielli

ape leggiadra, o zeffiro gentile, Tu, quando un’ape gentile o un venticello (zeffiro – simbolo della

dài lor da bere in tazza di rubini primavera che ritorna) leggero tornano a gli alimenti consueti

rugiadosi licori e cristallini. (alimenti usati = nettare), offri loro da bere gocce (licori) di rugiada

(rugiadosi) e di nettare (cristallini) in un calice rosso (tazza di rubini

= calice rosso come il rubino).

Rimprovero al Sole è il più grande e il più brillante tra le stelle, ma

anche la rosa può essere considerata la regina dei fiori. La rosa ha la

stessa posizione che ha il sole rispetto alle altre stelle che gli sono

inferiori

Non si inorgoglisca (superbisca) il sole ambizioso di trionfare fra le

Non superbisca ambizioso il sole stelle minori, perché tu mostri le tue grazie superbe e belle anche

di trionfar fra le minori stelle, (ancor) fra i ligustri e le viole.

chè ancor tu fra i ligustri e le viole Con le tue bellezze incomparabili (uniche e sole) tu sei lo splendore di

scopri le pompe tue superbe e belle. questi luoghi terreni (di queste piagge), il sole di quelli [del cielo], egli

Tu sei con tue bellezze uniche e sole nella sua orbita (cerchio suo) è la rosa del cielo, tu, sul tuo stelo, [sei]

splendor di queste piagge, egli di quelle; il sole della terra.

egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo, 

METAFORA Scambia le posizioni del sole e della rosa: il sole è la

tu sole in terra ed egli rosa in cielo. rosa in cielo, la rosa è il sole in cielo

Ragiona su questo rapporto la rosa e il sole sono amanti: la rosa

3

sboccia quando il sole la bacia

E ben saran tra voi conformi voglie: E giustamente i vostri desideri saranno similari, tu sarai amante del

di te fia 'l sole, e tu del sole amante. sole, e il sole [lo] sarà di te. egli, al suo sorgere (nel suo levante),

ei delle insegne tue, de le tue spoglie vestirà l’aurora del colore (insegne) dei tuoi petali (spoglie).

l'aurora vestirà nel suo levante. Il sole, quando si leva, veste i colori della rosa (all’alba il sole è rosso)

Tu spiegherai ne' crini e nelle foglie Tu distenderai nei tuoi petali e nelle [tue] foglie la sua veste dorata e

luminosa; e per somigliargli e imitarlo completamente, porterai

la sua livrea dorata e fiammeggiante; sempre un piccolo sole (picciol sole = il pistillo) dentro di te (in seno).

e per ritrarlo ed imitarlo a pieno, Il centro della rosa è giallo per somigliare sempre al sole

porterai sempre un picciol sole in seno.

Marino vuole essere esaustivo fine dell’elogio della rosa vuole essere sicuro di aver

alla

detto tutto ciò che si può dire sulla rosa. Modo di mostrare la sua bravura e capacità di lettura

con il rampino.

Vuole far vedere che è il migliore di tutti.

Santagata - L’invenzione della tartaruga (titolo ossimorico) – Adone e Venere si mettono a

giocare a scacchi, la scacchiera finirà per trasformarsi in una tartaruga. 15.02.18

Venere parla ad Adone, gli parla delle caratteristiche dell’Amore (suo figlio).

Marino, per fare questa descrizione esaustiva delle caratteristiche di amore, sfrutta fino al

limite la figura retorica dell’ossimoro (mette insieme due concetti opposti), nel fare questa

descrizione di Amore. È un lungo rimprovero diretto ad Amore, questa attività ha tanta

tradizione alle spalle – nella cultura antica, romanza e anche petrarchesca.

Venere lo ha legato mentre lui dormiva, ma la sua forza

Ma sappi, anima mia, che quale il vedi, non si ferma

quel ch’or ti fa pietà, povero infante,

volge il mondo sossovra e sotto i piedi Se tu gli dai spago, te ne accorgerai, ma non gli creda

ha con tutti i celesti il gran tonante. nessun amante.

Ben ten’accorgerai se tu gli credi; Magari non l’avessi mai partorito perché è sleale, è una

ma non gli creda alcun accorto amante. furia, non un Dio

Scelerato, fellon, furia, non dio,

sì partorito mai non l’avess’io. Si dice che sia cieco, ma non è cieco perché non vede

È cieco sì, non perché già gli strali dove scaglia le sue frecce. In realtà sa trovare sempre il

se ferir vuol, non veggia ove rivolga, cuore del petto dei mortali, nonostante la benda sugli

ch’ascoso il cor nel petto de’ mortali occhi.Si finge cieco solo nei mali altrui, né gli importa che

trovar ben sa, senza che’l vel si sciolga. qualcuno pianga o soffra, però è talmente furbo che è

Cieco ei s’infinge sol negli altrui mali, cieco solo nel senso di accecare gli altri per dare la morte

né gli cal, ch’altri pianga o che si dolga; a chi non si protegge da lui.

e cieco è sol però ch’accieca altrui

per dar la morte a chi si fida in lui. Fiero che vuole procreare nella bellezza e vuol godere.

Fiero accidente e rapido volere, Il suo scopo è quello di trovar diletto, ma poiché ha

desio che’nchina a partorir nel bello, lusingato le vittime con il piacere, è ribelle ai più fidi e ai

scende al cor per la vista e vuol godere, più devoti. Quando si è innamorati, tutti gli altri

cerca il diletto e sol s’acqueta in quello. sentimenti provati, sono messi da parte.

Ma poiché lusingato ha col piacere,

ai più fidi e devoti è più rubello.

Gli altri affetti del’alma, apena entrato

scaccia e s’usurpa quel che non gli è

dato. Insegna – come quelle degli eserciti che piantano sui

Sotto la sua vittoriosa insegna territori nemici.

piangon mill’alme afflitte i propri torti.

Mansueto e feroce, ama e disdegna,

prega e comanda, or pene or dà conforti. Mansueto e feroce – ossimoro ama e poi disdegna, da

Leggi rompe, armi vince e, mentre regna, pene e conforti

piega i saggi egualmente e sforza i forti. 4

Risse e paci compone, ordisce inganni,

sa far lieti i dolori, utili i danni. Piega i saggi e costringe i forti a rassegnarsi. Compone

risse e paci, allieta i dolori e trasforma i danni in utili

PARADOSSI Tenero come le ortiche e duro come la cera –

Tenero come ortica e come cera aggettivi rovesciati. Può apparire come un umile fanciullo

è duro, umil fanciullo e fier gigante. come quando era legato, ma in realtà è un fiero gigante.

Il disprezzo lo placa, e la preghiera Atteggiamenti degli amanti: quando un’amante disprezza

più terribile il rende e più arrogante. l’amato, ottiene la reazione contraria – disprezzo=

Qual Proteo ha qualità varia e leggiera, maggiore apprezzamento.

in tante forme si trasforma e tante. Paragonato a Proteo (assume sempre forme diverse) –

Ha l’entrata ne’ cor pronta e spedita, come lui si trasforma in tante forme. L’entrata nel cuore è

faticosa e difficile l’uscita. veloce, si fa presto ad innamorarsi ma si fa molta fatica a

liberarsi dall’innamoramento

La fiaccola è l’insegna del fratello di amore, Imene che

Ha faci e reti e lacci ed arco e dardi, precede le nozze. (Amore fa innamorare, Imene sposa)

quant’ha, tutto è veleno e tutto è foco. Cattura con reti, arco e frecce

Mostra viso benigno e dolci sguardi, Scappa da tutte le parti, nonostante Venere l’avesse

or salta, or vola e non ha stabil loco. appena legato.

Forma falsi sospir, detti bugiardi, Dice bugie, emette dei sospiri d’amore falsi.

spesso s’adira e volge in pianto il gioco. È un figlio ribelle, non gli importa quello che va nella

Quelche giova non cura o quelche lice, direzione del bene o che è lecito – fa innamorare persone

né teme genitor né genitrice. sposate

Mamma: Venere, Papà: Vulcano

Si mette sotto i piedi tutti gli Dei, è più potente di tutti gli

La spada a Marte e la saetta a Giove Dei. Continua la citazione degli attributi degli Dei dicendo

toglie di mano e sì l’aventa e vibra. che può strapparli ai loro proprietari rubandoglieli e

Repentino e furtivo assalti move, usandoli lui stesso.

né con scarse misure i colpi libra. Riesce a muovere i suoi assalti senza farsi scoprire e

Fa piaghe inevitabili e là dove vibra i suoi colpi con false misure – fa piaghe inevitabili.

passa, attosca gli spirti in ogni fibra. Dove passa, avvelena gli spiriti in ogni fibra.

Va per tutto e per tutto or cala, or È una specie di folletto imprendibile, ma si ferma soltanto

poggia, nei cuori – solo per il tempo che gli interessa

ma sol ne’ cori e non altrove alloggia. Da Mercurio, Dio dei ladri, ha imparato a mentire e rubare

Ciò che del mentitor l’arte richiede,

ciò ch’ai furti del’alme oprar bisogna,

dalo dio del’astuzie e dele prede Ha imparato tutto dal maestro diventando più bravo del

nelo studio imparò dela menzogna. maestro – non prova vergogna, non conosce la giustizia.

Non conoscer giustizia e romper fede,

schernir pietate e non stimar vergogna,

tutto apprese da lui; né scaltro e destro

il discepol fu poi men del maestro. È un consigliere sleale, una guida non affidabile. Si vanta

Consiglier disleal, guida fallace, di tradire chiunque gli da retta. È astuto come i cacciatori

chiunque il segue di tradir si vanta. di uccelli (usa lacci e reti), allieta i sensi e incanta

Astuto uccellator, mago sagace, l’intelletto.

i sensi alletta e gl’intelletti incanta. Senza alcuna misura, è come un tarlo che morde. Rode la

Indiscreto furor, tarlo mordace, mente e porta via la ragione.

rode la mente e la ragion ne schianta.

Passion violenta, impeto cieco, Sembra voler durare in eterno, ma si sazia in fretta e si

tosto si sazia e’l pentimento ha seco. pente

Paragone a degli animali – alcuni veri e altri inventati – la

Ceda del mar Tirren la fera infida sirena che aveva ammaliato Ulisse che era una

e del fiume d’Egitto il perfid’angue, ‘falsirena’, non era affidabile perché conquistava

ehe forma a danni altrui canto omicida imbrogliando.

e piange l’uom, poiché gli ha tratto il a sirena ammalia e poi uccide

sangue; Il perfidambre del fiume d’Egitto coccodrillo. Il

questi toglie la vita e par che rida, coccodrillo versa lacrime finte: mangia l’uomo e poi

ferisce a morte e per pietà ne langue; piange.

in gioconda prigion, di vita incerto Immagine dell’amore come dolce prigione quando si è

tiene altrui preso e mostra l’uscio aperto. prigionieri dell’amore, si potrebbe fuggire ma si resta

prigionieri

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In realtà lui è un mostro deforme, ma non vuole farsi

Non ebbe il secol mai moderno o prisco scoprire nelle sue forme perché se lo facesse, gli uomini

mostro di lui più sozzo o più difforme, vedrebbero che è armato di frecce e arco – paragone con

ma perch’altri non fugga il laccio e’l un mostro.

visco, Mescolanza ingannatrice – Medusa (invenzione mitologica

non si mostra giamai nele sue forme; che paralizzava con lo sguardo), immobilizza chi li

Medusa al’occhio, al guardo è basilisco, guarda, allo sguardo sembra un basilisco. Con il morso

nel morso ala tarantola è conforme; sembra una tarantola, ha il becco dell’avvoltoio orrido e

ha rostro d’avoltoio orrido e schifo, repellente, ha le mani di nibbo, le unghie d’orso e gli

man di nibbio, unghia d’orso e piè di artigli del grifo. Ha tutte le cattive caratteristiche di questi

grifo. animali.

Non giova a fargli schermo arte o Nessuna cosa pensata riesce a fermare le sue vie con cui

consiglio, agisce.

poiché per vie non conosciute offende. Il suo artiglio ferisce, ma non fa una piaga, o se fa la

Fere, ma non fa piaga il crudo artiglio, piaga, non fa sanguinare sangue, ma escono lacrime

o se pur piaga fa, sangue non rende, dagli occhi attraverso il pianto e così uccide l’anima

se rende sangue pur, non è vermiglio, senza uccidere il corpo.

ma stillato per gli occhi in pianto scende.

E così lascia in disusata guisa

senza il corpo toccar, l’anima uccisa.

Chi non vide giamai serpe tra rose, È una serpe tra le rose, miele tra le spine – nasconde il

mele tra spine o sotto mel veleno; veleno sotto a cose belle.

chi vuol veder il ciel, di nebbie ombrose Chi vuole vedere il cielo nuvoloso quando c’è il sole,

cinto quand’è più chiaro e più sereno, venga a vedere Amore che nasconde le grazie tramite la

venga a mirar costui, che tiene ascose sua parola, ma dentro di se ha la spada con cui uccide.

le grazie in bocca e porta il ferro in seno: È un lupo travestito d’agnello

lupo vorace in abito d’agnello,

fera volante e corridore augello Scambia gli attributi della fera che corre e dell’augello

che vola.

Lince animale che vede meglio di tutti.

Lince privo di lume, Argo bendato, Amore è una lince cieca, bendata

vecchio lattante e pargoletto antico, Ossimori lattante e pargoletto antico,…

vecchio

ignorante erudito, ignudo armato,

mutolo parlator, ricco mendico,

dilettevole error, dolor bramato, È una ferita cruda infierita da un amico pietoso, è una

ferita cruda di pietoso amico, calma apparente che prova solo il cuore. I turbamenti

pace guerriera e tempestosa calma, hanno sede nel nostro cuore e l’anima non li capisce

la sente il core e non l’intende l’alma. Sfoggio di ossimori

Volontaria follia, piacevol male,

stanco riposo, utilità nocente,

desperato sperar, morir vitale,

temerario timor, riso dolente,

un vetro duro, un adamante frale,

un’arsura gelata, un gelo ardente,

di discordie concordi abisso eterno,

paradiso infernal, celeste inferno.

La Galeria in versi di opere d’arte

traduzione In riferimento alla pietà di Michelangelo

La pietà del medesimo Sasso non è costei che, il figlio morto con il corpo freddo

Sasso non è costei, (sposta la freddezza del marmo al fatto che il corpo sia

che l’estinto figliuol, freddo qual freddo). Il sasso non è freddo, il corpo lo è.

ghiaccio,

sostien pietosa in braccio: Tu sei freddo che non piangi vedendo una madre che

sasso più tosto sei prova pietà per il figlio, anzi, sei più che sasso che

tu, che non piagni a la pietà di piangono sotto forma di acqua che zampilla dai sassi. I

lei: sassi si spezzarono al morire di Gesù.

anzi sei più che sasso Usa il sistema dell’ecfrasi un’opera d’arte

dipinge

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che suole anco da ‘sassi il pianto attraverso la poesia

uscire

e i sassi si spezzarono al suo

morire

Madrigale= componimento di breve lunghezza, normalmente articolato in endecasillabi e

settenari in forma libera, senza uno schema ritmico. Marino ne ha scritti tantissimi. La misura

del componimento è generalmente più breve di quella del sonetto

A partire da Tasso, ha moltissima fortuna questa forma metrica (più breve e libera del sonetto)

Nella poetica barocca, la figura retorica su cui si basa tutta la lirica è la metafora (similitudine

senza ‘come’) 7 20.02.2018

DONNA, CHE CUCE - Giambattista Marino (Nel Barocco solitamente si riportava il

primo verso come titolo)

Si raffigura la donna amata nell’atto del cucire – modalità diffusa (come la rappresentazione

mentre nuota) rappresentazione della donna in attività

quotidiane= Barocco

Madrigale tratto dalla raccolta delle rime

Schema metrico: abbCCaddEE

Nel madrigale l’ago dell’amata ricamatrice diventa uno

È strale, è stral, non ago freccia che passa e punge ferendo d’amore il cuore del

quel ch’opra in suo lavoro poeta; si invoca l’immagine di Aracne(metafora, Aracne

nova Aracne d’Amor, colei è la tessitrice talmente abile che aveva sfidato Atena

ch’adoro; nell’abilità del cucire – Atena l’ha trasformata in ragno);

onde, mentre il bel lino orna e nello stesso tempo il filo sanguigno che essa con tanta

trapunge, perizia tira è il filo della vita dell’innamorato.

di mille punte il cor mi passa e (Viene unito il ricamo con la ferita d’amore).

punge. Se lei lasciasse il filo della sua vita, lui morirebbe

Misero! E quel sì vago Questo filo rosso che la donna taglia, annoda, assottiglia,

Sanguigno fil che tira attorciglia, e gira rappresenta il filo della sua vita (lei fa

Tronca, annoda, assottiglia, ciò che vuole di questo filo).

attorce e gira La donna stava esercitando un pieno potere sulla vita del

La bella man gradita poeta innamorato.

È il fil de la mia vita.

Il punto conclude la prima frase, ritmo rallentato dai 3 endecasillabi che concludono il discorso

iniziato con i 2 settenari.

Marino sovrappone l’immagine del cucire con l’immagine del legame d’amore che lo lega alla

donna amata.

Prima metà del 1700 – è già venuta avanti la critica da parte dell’accademia dell’arcadia alle

forme del barocco. Il metaforizzare barocco è stato al centro di ogni critica, si considerava la

sovrabbondanza di metafore. Si pensa di restituire una poesia semplice e chiara, che dia una

ventata di razionalità nel comporre i versi.

Tommaso Crudeli – compone una canzonetta (il madrigale non è più in voga)

Rime baciate, rende il tutto più memorizzabile, le stanze non hanno uno schema preciso e

definito a priori.

Scrive questa poesia rivolgendosi alla donna amata che sta ricamando

O Nina, a te che sei Ritmo di settenari scanditi

luce degli occhi miei, Introduzione

spirto di questo cuore, Amore(Cupido) le ha concesso la possibilità di dominare su tutti

a te concesse Amore i cuori.

sopra ogni core e ogni

alma

la corona e la palma.

Nelle tue rosee dita Inizia a raffigurare la donna mentre ricama.

bella virtù gradita Descrive l’azione in sé, è molto interessato a dirci cosa ricama

è di tesser lavoro la donna.

con fil d’argento e d’oro, Descrizione minuziosa dei ricami che la donna fa.

il quale or rappresenti

fiori vaghi e ridenti,

or formi in aria augelli

al volo agili e snelli.

O per selve e dirupi Mondo totalmente diverso da quello di Marino – non si usa la

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realtà per andare oltre la metafora.

cervi, conigli e lupi,

o per verdi campagne

bovi, pastori ed agne, Divertimento per raffigurare la realtà per come la si vedeva nei

o di notte sul fiume ricami

il pescator col lume,

che colla sua forcina Richiami che raffigurano scene campestri (fiori, selve, animali

verso l’onda si china, del bosco, prati in cui si vedono buoi, pastori e agnellini)

vibra il colpo, e sul lito Scenette mostrate come figure ricamate sulla stoffa dalla

vede il pesce ferito. ragazza che lui ama (vicinanza con la ragazza, non lontananza

come in Donna, che cuce)

Ricama con un tale realismo che lui ha voglia di avvicinarsi a

Così vivo il dimostra,

Nina, quest’opra vostra, quel fiore per sentirne l’odore – gli animali e i fiori ricamati

ch’io m’appresso a quel sembrano vivi

fiore

per rapirne l’odore;

quell’augellin non pare Ha voglia di diventare un personaggio di quelle scenette

ch’or or voglia volare?

Quel cervo fugitivo

non par che passi il rivo?

e raddoppiando il salto

levi lo spruzzo in alto? È entrato dentro al ricamo – vede il pastore che dorme e vede in

Mira sopra quel masso

starsene a capo basso lontananza un lupo che si sta avvicinando per aggredire le

quel pastore, e dormire; agnelle.

ecco in tanto salire

da quel vallon più cupo

verso l’agnelle il lupo.

Ah ch’io bramo destarlo,

e del rischio avvisarlo: Il poeta si presenta volendo svegliare quel pastore buttandogli

or or tutto gli ammollo dell’acqua addosso

con questa linfa il collo;

Nina, o mi tien’ la mano, Nina, o mi fermi o bagno il pastore dormiente protagonista

il

o ch’io bagno il villano. vuole che la donna lo fermi prendendogli la mano

Oh come corri in fretta

con la man furiosetta

per togliermi di mano Lei corre invano, lui ha pietà del pastore che dorme e vuole

l’onda, ma corri in vano: svegliarlo con lo spruzzo improvviso

perch’io, che son pietoso,

al pastor dormiglioso

collo spruzzo improvviso

vo’ dar del lupo avviso.

Ah tu ridi amorosa, La donna si appresta a fermare l’uomo perché non bagni la tela.

bella ninfa ingegnosa,

e colla man t’avventi

alla mia mano, e tenti

rapirmi semplicetta

la piena bomboletta:

grazie al cielo una volta, Lui le aveva chiesto la mano la sera prima e lei non si era voluta

Nina mia, ti ci ho colta! abbassare, ora si vendica alla fine è comunque riuscito a

Non ti diss’io iersera, prenderle la mano

ricamatrice altera,

quando ti chiesi in vano

la delicata mano,

che sarebbe arrivato

un punto desïato,

nel qual tu non pregata

me l’averesti data?

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Vedi che questo punto, 9

bella mia Nina, è giunto.

Registro stilistico scherzoso e malizioso – c’è un filo di erotismo scherzoso – è un gioco, uno

scherzo che fa leva sul desiderio di questo ragazzo.

Marino – lettura di un estratto dell’Adone – episodi in cui incastona dentro la narrazione dei

momenti (sono collegati alla narrazione, ma sono anche isolabili)

Sistema degli episodi/favole la creazione della tartaruga (inserto dato da questo

descrivono

episodio)

Creazione della tartaruga canto – Venere ed Adone si riuniscono

15°

Venere pensa che Adone sia annoiato e quindi gli propone dei giochi, lui accetta il gioco degli

scacchi

Attorno alla scacchiera ci sono Adone, Venere, Cupido che parteggia per Venere e Mercurio

che parteggia per Adone.

Mercurio aveva già tentato di barare al gioco, vedendo che Venere sta tentando Adone, invita

una ninfa ad ingannare Venere, ma lei se ne accorge

10

11

Venere, accorgendosi dell’inganno, si arrabbia e percuote Galania

con la scacchiera

Le da una botta talmente forte che la scacchiera le rimane

incastrata in testa

Marino ci descrive la trasformazione di questa ninfa in una

tartaruga.

Lo scacchiere è stato scagliato con così tanta forza che si incurva e

la ninfa si incastra dentro

La bella luce che Galania aveva negli occhi si smorza tartaruga

la

ha gli occhi piccoli ed è racchiusa dentro il guscio.

Galania fa perfettamente come una tartaruga muove come un

si

serpente o come un pesce.

Anche per sopportare il peso della scacchiera, è necessario che

Galania cammini su 4 piedi in maniera molto lenta – il destino

cambia completamente (la ninfa era bella e stava libera nella

natura, la tartaruga è brutta e va a nascondersi nei luoghi scuri ed

umidi)

Impara a capire cosa significa mettersi in mezzo e disturbare gli dei.

Le mani che avevano imbrogliato molto velocemente, ora si

muoveranno in maniera molto lenta.

Ora il guscio è come una tomba e tu sei costretta a viverci dentro.

La tua stella vendicatrice del tuo peccato, ti veda nei luoghi più

brutti e abbandonati della natura – laddove la vita è buia, umida

dove si vanno a rifugiare gli animali brutti

Metamorfosi verso la morte/non vita

Da quel peso della scacchiera che fu causa di tutti i tuoi mali, non

Quando in te nascerà il desiderio erotico, una volta compiuto

potrai più liberarti.

l’atto sessuale, tu rimarrai a pancia in su e morirai.

Quando sarai ricercata da Giove stesso, non ti sarà concesso di

venire al suo cospetto e dovrai essere costretta a scusarti dicendo

che sei rimasta a casa a proteggere il tuo guscio

Sarai costretta a rinunciare all’atto sessuale per evitare la

morte. La tartaruga sentirà un forte desiderio sessuale, ma

non potrà appagarlo per evitare la morte

Venere priva l’essere vivente di appagare i desideri sessuali

(Mercurio inganna Venere mentre cerca di sedurre Adone – lei

si vendica)

Mercurio, per pietà della ninfa che è stata trascurata in

tartaruga, la trasforma in uno strumento musicale e lo dona al

dio della poesia, Apollo.

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Le trasformazioni di Galania non finiscono mai.

Ninfa>animale>oggetto parte da un oggetto creato

si

dall’uomo, la scacchiera, e si ritorna ad un oggetto, lo

strumento musicale.

Elemento della metamorfosi prevede una sola tappa, qui ci sono una serie di

solamente

passaggi

Catena della metamorfosi= catena che Marino allunga in maniera esasperante.

Ninfa Galania che significa tartaruga.

termine

L’arte barocca è il tentativo di seguire la realtà senza imprigionarla dentro forme geometriche

– c’è una gara per inseguire le dimensioni della realtà che sfuggono.

Questa storia da il senso del continuo cambiamento del reale non ci si ferma mai. La poesia

e l’arte barocca cerca di catturare questo senso di instabilità e insicurezza dell’epoca (anche i

valori spirituali sono tutti in bilico)

C’è un’ansia per mettersi in salvo l’anima – ricordo di dover morire

13 21.02.2018

Orologio a metafora – tema dell’orologio= molto usato nell’età barocca per far fronte

all’incombenza della morte.

In poesia, una delle forme che prende la minaccia del nostro destino, è rappresentata

dall’orologio dentro tutto il modo di porsi dei letterati e degli uomini del tempo.

c’è

L’orologio è una macchina ingegnosa che si perfeziona man mano. Nel rinascimento (secolo

precedente) di questa macchina si sarebbe ammirato il contenuto scientifico – in epoca

barocca, il rapporto con queste novità è molto più ambiguo (telescopio, microscopio –

possibilità di guardare cose in maniera diversa. Questi effetti si ripercuotono nella mente

umana con un senso di inquietudine, incertezza ed instabilità – Marino ci dimostra una realtà

in continua metamorfosi – passaggio dal vivente al non vivente.

Il tema del tempo che passa, della trasmutabilità delle forme della vita che ci stanno davanti,

è colto attraverso raccolte di versi – tanti sonetti dedicati al tema dell’orologio.

Ciro di Pers e Giacomo Lubrano sono due poeti che si collocano rispettivamente nel 1620 e

verso la fine del secolo, vivono agli estremi dell’Italia (uno a nord, l’altro a sud).

Scorrendo le raccolte di versi, si incontrano tantissimi tipi di orologi (dalla meccanicità di un

orologio ad una clessidra ad acqua)

Santagata si muove nell’ambito delle metafore che entrano in gioco e fanno muovere un

orologio a ruote e uno ad acqua.

Ciro di Pers Dietro a questa descrizione dell’orologio, c’è l’idea del tempo

che mangia.

I denti degli ingranaggi sono i denti con cui il tempo addenta la

nostra vita.

L’orologio mangia il tempo – il tempo mangia la nostra vita

L’orologio morde e spezza il giorno e lo divide in ore (bocconi)

In realtà non c’è sempre scritto ‘sempre si more’, ma chi sa capire il

senso dell’orologio, sa che è come se ci fosse scritto di fuori con

delle lettere scure. Ogni attimo che viviamo, è un attimo che

muore, si trovava spesso questo concetto all’interno delle opere

d’arte.

Mentre il metallo si muove, esce un suono e quel suono è come una

voce funesta che risuona al cuore – quel suono riproduce la frase

annunciata prima. Non c’è voce migliore di questa per darci il senso

che il nostro destino è un destino funesto.

Questo suono metallico del passare del tempo è un suono che tiene

sempre desta l’idea che io non posso mai sperare di riposare o essere in pace perché incombe il destino

della morte – questo suono continua a farmi opporre alla voracità del tempo che passa.

Timpano – suono del tamburo – corrisponde al passare scandito del tempo

Tromba – suono di un annuncio – accompagna il suono del tamburo, rappresenta un annuncio

di morte

Quei colpi con cui il metallo segna le ore, affrettano il corso alla vita fugace – sembra voglia

portarci ad accelerare verso la morte suono dell’orologio sembra un bussare alla nostra

quel

tomba affinché questa si apra.

Si evidenzia il significato metaforico dell’orologio

Giacomo Lubrano Modo diverso, più profondo – sonetto con spessore filosofico,

difficile da seguire

Il poeta si rivolge al mortale – tutti – e da degli insegnamenti, cerca di dare una lezione. Dentro a

questa cornice predicatoria, si insinua l’idea della vanità di tutte le cose – idea di non sopravvalutare

ciò che possediamo – siamo nulla e nulla torneremo ad essere. Si possono vedere delle insegne al

potere, ma accanto a queste sempre il solito teschio che ricorda il destino.

Perché perdersi in temerari vanti se metà della nostra vita se ne è

già andata?

La nostra vita potrebbe essere annegata da goccioline di istanti.

Le gocce sono la rappresentazione dei singoli istanti della nostra

vita.

Il poeta ci rimprovera chiamandoci ‘talpe di ragion’ e ‘delusi

amanti’ talpe sono cieche, noi siamo ciechi perché non

le

abbiamo il lume della ragione.

14

La clessidra ad acqua ci da una lezione di morale – ci invita a riconoscerci in quelle sue piccole urne

piccole trasparenti di cristallo (coppe di vetro della clessidra).

Urnaparola polisemantica (urna funebre)

Stillicidio = cadere goccia a goccia – siamo consapevolizzati goccia a goccia che la

nostra vita sta passando. Tutto ciò che è e che sarà è impresso in acque del

idea

tempo che sfugge= fugacità del tempo. Il passato che ci è piaciuto, è morto

(naviga seppellito in un feretro d’acqua –

ampolla inferiore il tempo

feretro,

ormai è morto. Se non sei abbastanza convinto, guardati indietro

e guarda tutto ciò che hai già vissuto – sei nato piangendo

(pianto=lacrime=liquefazione della vita e del dolore) e ora ti stai struggendo in agonie di vetro (le urne

della clessidra sono diventate agonie di vetro). Metafora portata all’estremo Non c’è più distanza

tra oggetto e osservatore, quelle urne sono oggetto astratto ma l’agonia è materializzata in queste

urne dell’ampolla.

L’orologio diventa davvero uno dei soggetti canonici del barocco – da un lato è il prodotto della

tecnologia, dall’altro è un oggetto simbolico in quanto serve a misurare il tempo.

C’è un’altra modalità di analisi: si rivela il microcosmo per rilevare il piccolo in grande- dentro l’orologio

c’è tutto l’universo miniaturizzato. Studiando attraverso la parola di questi poeti, ci rendiamo conto di

come funziona la nostra vita. C’è l’idea di voler descrivere un mondo che è un grande meccanismo su

cui l’uomo vuole indagare.

L’orologio è un oggetto su cui si focalizza molto la cultura barocca, caratteristico di questa epoca è il

fatto che per fare delle riflessioni importanti sulla vita, vengono scelti degli oggetti materiali –

propensione particolare al trionfo degli oggetti (pittura barocca – molto diffusa la natura morta).

Prima con la vista, poi con l’udito, si pensa ad un soggetto che interpreta i segnali che provengono

dall’oggetto.

Questo modo di comunicare si ricollega ad una modalità che nel 1500 era nata e nel 1600 si è diffusa

molto dell’emblema.

modalità

Ciro traspone in poesia una prassi familiare al pubblico della sua epoca. Ciro sa di operare in un terreno

familiare nei lettori (è familiare vedere orologi accompagnati da motti). La differenza è che sull’orologio

immaginato da Ciro di Pers non c’è nessun motto, solo chi sa leggere i segni riesce a scoprire il senso,

ma bisogna dire che, vista la cultura diffusa, dovevano essere ben pochi gli incapaci a leggere il

significato. Questioni foniche che i poeti emettono volutamente per rinforzare il loro messaggio.

suoni

Nel sonetto di Ciro di Pers, c’è un suono dominante /o/, questi suoni sono i suoni del timpano è

nulla

lasciato al caso. La differenza con il sonetto di Lubrano è proprio racchiusa e sintetizzata nell’ultimo

verso: il sonetto di Lubrano è un susseguirsi senza tregua di metafore sull’instabilità dell’essere –

15

presente e futuro non hanno consistenze perché si imprimono in acqua su cui si è già impresso il

passato. La clessidra non è un entità a séè il tempo stesso fattosi oggetto – il tempo si identifica con

l’esistenza. Ogni paragone è abolito, gli istanti sono gocciole, il tempo è una cifra fugace disegnata dai

movimenti delle gocce. Il tempo non è vorace come quello con i denti perché non ha la capacità di

inghiottire, né qualcosa da inghiottire vita si dissolve da sola. La vita non esiste, il suo esistere

la

coincide con il suo dissolversi.

Il sonetto di Lubrano mette in evidenza una poesia raffinata, dove la metafora rappresenta l’oggetto

stesso.

I titoli ‘Orologio a ruote’ e ‘orologio ad acqua’ titoli d’autore, questa prassi di mettere il titolo alle

sono

poesie è una prassi che diventa abituale nel 1600. I titoli non esistono – es. canzoniere di Petrarca –

libro unitario in cui i testi sono disposti secondo un progetto generale che li collega tutti. Petrarca li ha

sistemati in modo che costituissero i frammenti di una storia che lui voleva raccontare. Le poesie,

messe una in fila all’altra, raccontano una storia. (anche Umberto Saba ha voluto dar forma di

canzoniere alle sue poesie). Nel corso del tempo si è andata dissolvendo questa usanza, ogni poesia ha

un titolo che permette di essere un’entità a sé, scindibile dalla raccolta in cui è contenuta

Alcuni poeti hanno voluto raggruppare in base alla forma metrica oppure in base ai temi affrontati.

Nel corso del 1600, si vede un cambiamento

radicale sul sistema linguistico – c’è una

maggiore omogeneità della lingua italiana.

Questo processo si svilupperà sempre di più

e sarà sempre favorito nei decenni

successivi.

1690 – fondazione dell’accademia

dell’arcadia

1692 – morte di Lubrano 22.02.2018

Fortuna di Dante Alighieri – Dante non ha avuto sempre tanta fortuna, nel corso degli anni è

stato condannato da molti letterati – la Divina Commedia non si riesce ad inquadrare in

nessuno dei generi inquadrati. A quel tempo la Divina Commedia non rientrava in nessuno dei

generi codificati – ad alcuni critici compare un confuso poema filosofico (troppi argomenti

trattati) ad un certo punto si voleva leggere la divina commedia solo per stralci, leggere solo

gli argomenti che potevano andare bene – Canto di Paolo e Francesca, Ugolino, Ulisse

Il poema dantesco è un grande monumento in cui è incasellata tutta la sapienza del medioevo

– bisogna adeguarsi all’intenzione Dantesca. Per Dante, non c’era nulla di inutile nel suo

poema

Fortuna di Alessandro Manzoni – inni sacri – voleva scrivere degli inni che potessero essere

cantati durante le funzioni sacre. Dovette cercare delle forme diverse di poesia – modalità che

rendessero la coralità della forma poetica, ricorse a forme Metastasiane in modo tale

fatta

da essere cantata da un coro

Tasso Gerusalemme liberata – opera più importante

La

Genere a cui appartiene la Gerusalemme liberatapoema eroico (Tasso ha riflettuto

teoricamente sulla sua opera, in particolare ha scritto dei discorsi sull’arte poetica e

sull’aspetto teorico della scrittura letteraria. In questi discorsi si è soffermato a discutere sul

poema eroico, quello che stava facendo lui con la Gerusalemme liberata).

Prima del poema eroico, c’era il poema cavalleresco, il poema che aveva avuto il maggior

successo.

Cosa si intende per poema eroico? Narrazioni lunghe in versi. Per tanto tempo, in Italia la

forma di narrazione lunga è sempre stata in versi – strofa versi endecasillabi, primi 6 in

8

rima baciata e gli ultimi 2 ABABABCC.

Perché i poemi son scritti in ottava? Perché è un modo per fare le strofe in maniera funzionale

all’emissione della voce e alla memorizzazione. Ha origine nel medioevo = poema

cavalleresco cantato.

Forma dell’ottavamolto diffusa nella tradizione popolare odierna. È un tipo di forma che

serve molto bene a richiamare le storie raccontate.

Qualche poeta sceglie gli endecasillabi per scrivere dei poemi noioso.

ritmo

16

Endecasillabi ultima vocale tonica= nella decima sillaba (11 sillabe quando l’ultima

parola è piana, 10 quando la parola è tronca, 12 quando la parola è sdrucciola)

Romanzo lunga in prosa (novella=narrazione corta)

narrazione

Ariosto – Tasso

1500 c’è una gran discussione per stabilire chi è il migliore tra Ariosto e Tasso (Galileo si

nel

schiera dalla parte di Ariosto). Il loro modo di fare i poemi è un modo diverso=Ariosto si

comporta come un regista che sposta la cinepresa su vari soggetti e realtà – c’è un forte

legame con la tradizione canterina.

A metà del 1500 si pensa che i poemi dovessero contenere un aspetto totalmente storico, si

cercava di rimettere in ordine la letteratura – poema eroico secondo le regole contro la

molteplicità delle linee narrative (presenti nell’Orlando Furioso). Tasso a riflettere su

inizia

questo tema e scrive la Gerusalemme liberata che voleva essere un poema eroico – unicità

dell’eroe, storicità dell’azione, ricorso alla fantasia (questione del meraviglioso) che doveva

essere presente, ma in maniera regolata, inventato dal poeta per affascinare il lettore.

Tasso si pone il problema delle discussioni sulla necessità di riportare all’ordine il poema

narrativo – passare dal poema cavalleresco al poema eroico parla in maniera teorica

Tasso

dicendo che il meraviglioso è indispensabile perché il poema rientrasse tra i testi accettati

dalla Chiesa (età della controriforma). L’elemento del meraviglioso è ciò che ci attrae a

leggere il testo – per fare questo, inventa degli esseri diabolici e magici, ma dopo aver detto

che gli esseri malefici vengono dall’inferno e gli esseri benefici arrivano dal paradiso

(giustificazione cristiana).

Tasso - Poeta del 1500 – con Marino e Tassoni, fanno gli ultimi grandi poemi della letteratura

1500 della poetica aristotelica (si scrivono molti trattati sull’arte poetica per

riscoperta

insegnare le regole che devono presiedere a ciascun genere letterario – si vuole rispettare le

regole prescritte in precedenza. Le regole riguardano anche il poema. Ariosto aveva costruito

il suo poema a partire dall’intreccio dei vari fili narrativi – ora si vuole più veridicità rispetto

alla fantasia, deve esserci un solo eroe).

La Gerusalemme liberata Nelle prime 3 ottave, emergono il tema storico (crociata del 1099

guidata da Goffredo de Buglione) il tema dell’eroe unico, la presenza del meraviglioso

(presenza ricondotta a dettami religiosi – le forze sovraumane che agiscono nel poema

arrivano dall’inferno o dal cielo)

Ottava proemiale Gerusalemme liberata

Tasso mette avanti il fatto che ha rispettato la teoria

Canto le armi pie e il condottiero

che conquistò il gran sepolcro di Gesù con cui ha presentato il poema eroico. Parla della

Cristo. Crociata, canta un personaggio storico durante la

Molto si impegnò con l’intelligenza e la riconquista di Gerusalemme – sin dalla prima ottava

forza; proemiale, ci parla anche del meraviglioso cristiano

molte cose sopportò per la gloriosa che abbiamo dentro.

conquista: Nomina l’inferno popolazioni mescolate tra

Tante

e invano l’Inferno gli fece opposizione; e di loro, elemento che designa qualcosa di negativo.

invano Nomina i cieli cielo è favorevole e riporta i

il

si armarono le schiere alleate di Asia e di

Libia: compagni erranti nella strada giusta

il cielo gli assicurò il suo favore, e sotto Lotte su due fronti:

ai sacri interno che sono stati sviati dalla loro

crociati

vessilli ricondusse i compagni sbandati. missione e sono stati ricondotti sotto i segni santi

esternocon i nemici

Chiede alla musa di essere ispirato per scrivere il

O Musa7, tu, che di caduchi allori

non circondi la fronte in Elicona suo poema e chiede scusa se aggiunge degli

ma su nel Cielo infra i beati cori abbellimenti alla realtà storica.

hai di stelle immortali aurea corona;

tu spira al petto mio celesti ardori,

tu rischiara il mio canto, e tu perdona 17

s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte

d’altri diletti, che de’ tuoi le carte. Chi era più lontano dalla realtà cristiana, può

Sai che là corre il mondo, ove più versi

di sue dolcezze il lusinghier Parnaso ; avvicinarsi se lo si fa con la poesia, in un modo

e che ’l vero condito in molli versi, piacevole che alletta.

i più schivi allettando ha persuaso . Idea dei compagni erranti essere ricondotti

devono

Così a l’egro fanciul porgiamo aspersi verso la strada giusta.

di soavi licor gli orli del vaso: Tema importante sviamento

succhi amari, ingannato, intanto ei beve,

e dall’inganno suo vita riceve . Se si salva la propria salute fisica, si salva anche

l’anima.

Poema eroico Tasso, si vede in Marino e Tassoni (poemi del 1600 – età barocca). In due

dopo

maniere diverse si vede come si disfa la forma del poema eroico standard – prende significati

diversi che finiscono con il contraddire e negare la teoria del poema eroico che Tasso aveva

ben definito e realizzato nel suo poema.

Adone che porta il nome del pastore bello di cui si innamorò Venere. Venere se ne

poema

innamora, alla fine Adone muore perché Marte fa colpire un cinghiale da una delle sue frecce

che si innamora di Adone e lo uccide.

La storia, in questo caso, non è storica – carattere mitologico, storia d’amore tramandata

dall’antichità sotto forma di mito. Marino, ispirandosi a questa storia mitologica, scrive il

poema più lungo che si conosca.

Oltre ad essere mitologico, il poema parla d’amore (in antichità poteva essere un elemento

che accompagnava la storia, non l’elemento principale).

Tasso parla del maraviglioso – mette in pratica ciò che aveva teorizzato nei suoi discorsi sulla

poetica.

Il meraviglioso è ciò che alletta il lettore. Idea che nel suo poema (età della controriforma) c’è

un forte intento edificante religioso. Tasso vuole far vedere dove sta il bene e dove sta il male.

Fortuna dei poemi:

si vede nella tradizione della letteratura popolare forme di cultura popolare

 tante

riprendono le storie dei paladini di Francia o dei crociati

ottava rimafacilmente musicabile e ripetibile – si presta ad essere ricordata, il ricordo

 si è trasmesso nei secoli

IL COMBATTIMENTO DI TANCREDI E CLORINDA (Libro ottavo la parte: Madrigali

Guerrieri)

Eros è una forza che determina l’erranza degli uomini la forza che svia e porta lontano le

è

genti dalla via dei credenti non è vissuto in maniera serena da Tasso Questo episodio

Eros

ha avuto molta fortuna nelle arti vicine – è stato trasferito su tela.

Amore tra un uomo e una donna che appartengono a schieramenti opposti – Clorinda

ha fatto un azione grave nei confronti dell’esercito cristiano – ha incendiato le torri di legno

predisposte per l’assalto di Gerusalemme, successivamente ha cercato di rientrare nelle mura

della città, ma è rimasta chiusa fuori

Tancredi che Clorinda un uomo stima Tancredi crede di avere davanti a sé un uomo(vuole mettersi alla

vuol ne l'armi provarla al paragone. prova) – Clorinda indossava un’armatura.

Va girando colei l'alpestre cima Lei ha cercato di entrare da una porta, ma era chiusa. Sta girando

ver altra porta, ove d'entrar dispone. attorno alle mura sperando che la porta successiva sia aperta.

Segue egli impetuoso, onde assai prima

che giunga, in guisa avvien che d'armi Lei si accorge della presenza di lui e si rivolge a lui, chiede cosa sta

suone portando e lui risponde ‘guerra e morte’ è un duello

non

ch'ella si volge e grida: - O tu, che porte, cavalleresco, è un duello all’ultimo sangue.

correndo sì? - Rispose: - E guerra e morte. Solitamente era sottolineato il rispetto reciproco tra cavalieri

- Guerra e morte avrai: - disse - io non Clorinda si comporta da uomo e risponde in modo feroce

rifiuto Lui è a cavallo e scende – lei è a piedi cavalleresca

norma

darlati, se la cerchi - : e ferma attende.

Ne vuol Tancredi ch'ebbe a pie veduto La cavalleria si ferma alla sua discesa da cavallo, poi c’è già un

il suo nemico, usar cavallo, e scende. affronto animale tra i due

E impugna l'un l'altro il ferro acuto, – prende subito l’aspetto erotico con i tori= si

metafora

ed aguzza l'orgoglio e l'ira accende; combattono per ragioni sessuali

18

e vansi incontro a passi tardi e lenti Ai tori vengono date connotazioni umane – ira e gelosia

quai due tori gelosi e d'ira ardenti.

Degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno Duello al tramonto – questo fatto da l’opportunità a Tasso di dire

teatro, opre sarian si memorande. che sarebbe degno di essere combattuto in pieno giorno, illuminato

Notte, che nel profondo oscuro seno da una luce potente.

chiudesti e nell'oblio fatto sì grande,

piacciati ch'indi il tragga e'n bel sereno Sta ai poeti il compito di descrivere questo episodio, nessuno lo

a le future età lo spieghi e mande. vede.

Viva la fama loro, e tra lor gloria

splenda dal fosco tuo l'alta memoria. Augurio che la loro fama possa continuare grazie al poeta

Non schivar, non parar, non pur ritrarsi Descrizione del duello – non hanno parte le arti della scherma, la

voglion costor, né qui destrezza ha parte. ferocia è talmente tanta che le regole di galanteria che lascia posto

Non danno i colpi or finti, or pieni, or alla volontà di distruzione.

scarsi Non vogliono ritirarsi, pararsi o schivarsi misurano la forza dei

non

toglie l'ombra e'l furor l'uso de l'arte. loro colpi, l’obiettivo è uccidere l’avversario – il fatto di non fare finte

Odi le spade orribilmente urtarsi è dovuta al fatto che sono al buio e sopraffatti dal furore.

a mezzo il ferro; e'l pie d'orma non parte: Stanno piuttosto fissi- il piede non si stacca dalla propria impronta.

sempre il pie fermo e la man sempre in

moto, Tutti i colpi son dati addosso per ferire

né scende taglio in van, ne punta a voto.

L'onta irrita lo sdegno a la vendetta, L’offesa suscita lo sdegno per vendicarsi e la vendetta rinnova l’onda

e la vendetta poi l'onta rinova: danno colpi senza darsi tregua.

si

onde sempre al ferir, sempre a la fretta

stimol novo s'aggiunge e piaga nova.

D'or in or più si mesce e più ristretta

si fa la pugna, e spada oprar non giova: Alla fine sono così vicini che non riescono a colpirsi con la punta delle

dansi co'pomi, e infelloniti e crudi spade – si colpiscono con l’impugnatura

cozzan con gli elmi insieme e con gli Vicinanza dei due combattenti

scudi.

Tre volte il cavalier la donna stringe Avvicinamento dei corpi – specie di amplesso amoroso

con le robuste braccia, e altrettante 3 volte lui la abbraccia e 3 volte lei si scioglie da questi abbracci

poi da que' nodi tenaci ella si scinge, Sono abbracciamenti di feroce nemico e non d’amante – si utilizzano

nodi di fier nemico e non d'amante. parole della vita amorosa d’amore= lirica amorosa

nodi

Tornano al ferro, e l'un e l'altro il tinge Non è stato possibile realizzare l’amplesso desiderato da Tancredi –

di molto sangue: e stanco e anelante innamorato di Clotilde.

e questi e quegli al fin pur si ritira,

e dopo lungo faticar respira. Tornano ad infliggere ferite e sono sfiniti un attimo di

cercano

riposo da passione amorosa

affaticamento

L'un l'altro guarda, e del suo corpo Si sono distanziati e sono appoggiati sul pomo della spada per

essangue riposare.

sul pomo de la spada appoggia il peso.

Già de l'ultima stella il raggio langue Primo accenno di alba tramontando l’ultima stella – iniziano a

sta

sul primo albor eh'è in oriente acceso. vederci un pochino.

Vede Tancredi in maggior copia il sanguge Tancredi si accorge di aver colpito di più (Clorinda sanguina più di lui)

del suo nemico e sé non tanto offeso – lui è orgoglioso di averla colpita maggiormente

ne gode e insuperbisce. Oh nostra folle

mente ch'ogn'aura di fortuna estolle! Riflessione di Tasso – mente folle per innalzarsi al minimo

accenno di sorte fortunata

Misero, di che godi? Oh quanto mesti Quanto soffrirai di questa perdita – ucciderà la donna amata.

sian i trionfi e infelice il vanto!

Gli occhi tuoi pagheran (s'in vita resti) Gli occhi pagheranno, se non muori, del sangue che sta perdendo il

di quel sangue ogni stilla un mar di pianto. tuo nemico

Cosi tacendo e rimirando, questi

sanguinosi guerrier cessaro alquanto.

Ruppe il silenzio al fin Tancredi e disse,

perchè il suo nome a lui l'altro scoprisse: Tancredi apre bocca per farsi dire chi è il suo nemico

- Nostra sventura è ben che qui s'impieghi Noi siamo qui a impiegare la nostra virtù guerresca e nessuno potrà

tanto valor, dove silenzio il copra. narrarla – c’è assoluto silenzio.

Ma poi che sorte rea vien che ci nieghi Logica cavalleresca che si sappia chi ho ucciso o da chi sono

voglio

e lode e testimon degni de l'opra, stato ucciso –

pregoti (se fra l'armi han loco i preghi) sorte avversa nessuno può lodare le loro gesta

che'l tuo nome e'l tuo stato a me tu

scopra,

accio ch'io sappia, o vinto o vincitore,

chi la mia morte o la vittoria onore. - 19

Rispose la feroce: - Indarno chiedi Lei non dice il nome, lo offende ancora di più, non lo dice a nessuno,

quel c'ho per uso di non far palese. dice solo che è una dei due che ha dato fuoco alle torri.

Ma chiunque io mi sia, tu innanzi vedi

un di quei duo che la gran torre accese. - Il comportamento di Clorinda è stato qualcosa che contravviene al

Arse di sdegno a quel parlar Tancredi galateo cavalleresco – non ha voluto dire il nome e ha detto le cose

e: - In mal punto il dicesti; [-i ndi riprese] nel momento più inopportuno ciò suscita la vendetta di

tutto

- il tuo dir e'l tacer di par m'alletta, Tancredi

barbaro discortese, a la vendetta. Barbaro sia una persona infedele che non ha appreso la

pensa

cortesia;discortese è cortese, non usa il galeteo della cortesia

non

Torna l'ira ne'cori e li trasporta, I due continuano a scontarsi sebbene fossero esausti

benché deboli, in guerra a fiera pugna!

U' l'arte in bando, u' già la forza è morta, L’arte della scherma viene meno, ma ora viene meno anche il vigore

ove, in vece, d'entrambi il furor pugna! fisico – a combattere è solo il furore.

O che sanguigna e spaziosa porta

fa l'una e l'altra spada, ovunque giugna Si fanno delle ferite larghissime, se la vita non esce da quelle ferite è

ne l'armi e ne le carni! e se la vita solo perché è attaccata al corpo dallo sdegno.

non esce, sdegno tienla al petto unita. Il vigore della tempesta continua a mantenersi – impeto primo della

tempesta rallentato

Ma ecco ormai l'ora fatai è giunta Morte di Clorinda

che'l viver di Clorinda al suo fin deve. È giunta l’ora fatale per Clorinda – la morte avviene con una ferita

Spinge egli il ferro nel bel sen di punta particolarmente profonda inflitta da Tancredi, che infligge la spada

che vi s'immerge e'l sangue avido beve: nel bel seno di Clorinda. Questa spada sembra bere avidamente il

e la veste che d'or vago trapunta sangue della donna e la veste si riempie di sangue

le mammelle stringea tenere e lieve,

l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente Elementi che sottolineano la femminilità di Clorinda – si rivela donna

morirsi, e'l pie le manca egro e languente. quando la spada la penetra.

Lei sente già che sta per morire

Segue egli la vittoria, e la trafitta Nel momento in cui cade dopo la ferita mortale (tratti di violenza

vergine minacciando incalza e preme. sessuale – spinge il ferro nel bel seno e si immerge nel sangue

Ella, mentre cadea, la voce afflitta avido), lei pronuncia delle prole dettate da uno spirito nuovo

movendo, disse le parole estreme:

parole ch'a lei novo spirto addita,

spirto di fé, di carità, di speme, Spirito di fede, carità e speranza. Nel momento della morte, Clorinda

virtù che Dio le infonde, e se rubella si converte essere ribelle, Dio la trasforma in sua ancella.

da

in vita fu, la vuole in morte ancella.

- Amico, hai vinto: io ti perdon... perdona cambiamento del linguaggio – è il linguaggio ispirato da Dio.

tu ancora, al corpo no che nulla pave, Perdona l’amico e chiede perdono per la sua anima – dandole il

a l'alma sì: deh! per lei prega, e dona battesimo.

battesmo a me ch'ogni mia colpa lave. -

In queste voci languide risuona

un non so che di flebile e soave Tancredi si sente colpito e commosso da queste parole – va a cercare

ch'al cor gli scende ed ogni sdegno l’acqua per darle il battesimo

ammorza,

e gli occhi a lagrimar invoglia e sforza.

Poco quindi lontan nel sen d'un monte Le scopre la fronte per darle l’acqua del battesimo – in quel momento

scaturia mormorando un picciol rio. la vede e la riconosce

Egli v'accorse e l'elmo empiè nel fonte,

e tornò mesto al grande ufficio e pio.

Tremar sentì la man, mentre la fronte

non conosciuta ancor sciolse e scoprio.

La vide e la conobbe: e restò senza

e voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza! Resta sconvolto per la scoperta

Non morì già, che sue virtuti accolse Tancredi sta per svenire da questa visione, ma si fa forza – tornano

tutte in quel punto e in guardia al cor le fuori le teorie medioevali di come funziona il corpo e le emozioni

mise, umane.

e premendo il suo affanno a dar si volse Comprime il proprio affanno e le da il battesimo alla persona che ha

vita con l'acqua a chi col ferro uccise. appena ucciso

Mentre egli il suon de'sacri detti sciolse,

colei di gioia trasmutossi, e rise: Mentre lui pronuncia la formula del battesimo, lei sorride e sembra

e in atto di morir lieta e vivace morire in maniera lieta – sembra che dica che va in pace

dir parea: "S'apre il ciel: io vado in pace."

D’un bel pallore ha il bianco volto asperso, Sembra che il sole sia sorto e lei guarda il cielo – sole e cielo hanno

come a’ gigli sarian miste viole, un atteggiamento di pietà verso di lei.

e gli occhi al cielo affisa, e in lei converso

sembra per la pietate il cielo e ‘l sole; 20

e la man nuda e fredda alzando verso

il cavaliero in vece di parole

gli dà pegno di pace. In questa forma

passa la bella donna, e par che dorma. 21 27.02.2018

Amore dalla forza centripeda, rappresenta l’allontanamento dovuto alle passioni

allontana

erotiche.

Riflessioni sul falso e sull’inganno, ha una matrice falsa – questo giardino in realtà non ha

nulla di naturale perché è una creazione artificiosa delle forze diaboliche. È una creazione

bella che ci ammalia e ci attrae. Questa questione morale è posta con una riflessione sulla

poesia – elemento del meraviglioso che ci attrae e può farci deviare moralmente. Tasso si

interroga sul suo mestiere

Rapporto tra Rinaldo, crociato e Armida, maga che devia Rinaldo. L’episodio sorge quando

Goffredo di Buglione riconduce i compagni erranti sotto i santi segni fare da motore dei

a

compagni erranti sono due crociati che vanno in cerca di Rinaldo – rimasto abbagliato da

Armida. Prima di descrivere Rinaldo, descrivono cosa ascoltano e cosa vedono – forte rilievo

degli elementi musicali presenti. Descrizione iniziale: suoni ascoltati – suoni molto melodiosi e

suadenti, tra tutti questi suoni emerge la voce del pappagallo (ha la prerogativa di essere

l’emblema della falsità) Idea della stranezza dei suoni ascoltati un

sembra

Il giardino di Armida concerto di uccelli, ma il realtà c’è un alternarsi di

coro di uccelli e suono dell’aria. Non è un suono

Vezzosi augelli infra le verdi fronde spontaneo, è un coro ben organizzato.

temprano a prova lascivette note; Canto degli uccelli: lascivo di conquistare

cerca

mormora l’aura, e fa le foglie e l’onde

garrir che variamente ella percote. Recupero delle visioni della natura petrarchesca,

Quando taccion gli augelli alto risponde, questi elementi sono utilizzati per introdurre

quando cantan gli augei piú lieve scote; l’elemento del lascivo, elemento che appartiene alla

sia caso od arte, or accompagna, ed ora categoria erotica

alterna i versi lor la musica òra. Accanto al canto degli uccelli, il vento muove le foglie

e l’acqua dei ruscelli, alternanza di voci – dubitazione

se è una cosa casuale o se è qualcosa di artificiale. In

effetti questo giardino è una costruzione artificiosa

Vola fra gli altri un che le piume ha sparte Tra gli altri, vola un uccello che ha le piume variopinte

di color vari ed ha purpureo il rostro, e il becco rosso – questo emette dei suoni che

e lingua snoda in guisa larga, e parte somigliano alla nostra lingua.

la voce sí ch’assembra il sermon nostro.

Questi ivi allor continovò con arte Si è prodotto un fenomeno magico voce del

la

tanta il parlar che fu mirabil mostro. pappagallo parla lingua umana, al parlare di questa

Tacquero gli altri ad ascoltarlo intenti, lingua umana gli altri uccelli tacciono e l’aria che

e fermaro i susurri in aria i venti. fischiava prima si fermano.

Incantesimo che permette al pappagallo di parlare.

Il pappagallo invita al piacere i due uomini al

invito

"Deh mira" egli cantò "spuntar la rosa piacere= cogliere l’attimo. Il pappagallo canta la rosa,

dal verde suo modesta e verginella, simbolo della rosa – la rosa viene colta prima che

che mezzo aperta ancora e mezzo ascosa, questa sfiorisca della gioventù che deve

metafora

quanto si mostra men, tanto è piú bella.

Ecco poi nudo il sen già baldanzosa godere dell’amore prima che passi l’età

dispiega; ecco poi langue e non par quella, La rosa sboccia ed esprime timidamente la propria

quella non par che desiata inanti bellezza – attrae tanto più quando gli sguardi sono

fu da mille donzelle e mille amanti. rivolti verso di lei.

Siccome la rosa sfiorisce rapidamente e si trasforma

in qualcosa di meno appetibile, è stata oggetto di

grande desiderio e va colta quanto prima possibile.

Similitudine con la rosala nostra gioventù sfiorisce

Cosí trapassa al trapassar d’un giorno presto

de la vita mortale il fiore e ’l verde; -una volta che la rosa è appassita, è appassita – non

né perché faccia indietro april ritorno, sboccia nuovamente la primavera successiva

si rinfiora ella mai, né si rinverde. Sbrighiamoci a cogliere l’amore per potersi restituire

Cogliam la rosa in su ’l mattino adorno

di questo dí, che tosto il seren perde; l’amore nei tempi giusti.

cogliam d’amor la rosa: amiamo or quando Fine del canto del pappagallo

esser si puote riamato amando." 22

Quando ha preso la parola il pappagallo, tutti hanno

Tacque, e concorde de gli augelli il coro, taciuto.

quasi approvando, il canto indi ripiglia. Il coro ritorna a cantare – assenso al dire del

Raddoppian le colombe i baci loro, pappagallo che indica il darsi attivamente

reazione

ogni animal d’amar si riconsiglia; all’amore

par che la dura quercia e ’l casto alloro

e tutta la frondosa ampia famiglia, Tutti gli animali tornano a pensare all’amore con più

par che la terra e l’acqua e formi e spiri impegno

dolcissimi d’amor sensi e sospiri. Sembra che non soltanto gli animali, ma addirittura le

piante, la terra e le piante formino dei sospiri

d’amore. Anche la dura quercia e il casto alloro

sembrano provare amore

Carlo e Ubaldo, crociati tutto d’un pezzo,

proseguono nel loro cammino senza cedere alle

lusinghe della melodia tenera e alle bellezze

Fra melodia sí tenera, fra tante allettatrici – procedono resistendo alle lusinghe

vaghezze allettatrici e lusinghiere,

va quella coppia, e rigida e costante del piacere.

se stessa indura a i vezzi del piacere. Compare Rinaldo tra le fronde degli

prima

Ecco tra fronde e fronde il guardo inante alberi, poi lo vedono sempre più chiaramente.

penetra e vede, o pargli di vedere, Sequenza cinematografica due crociati che

i

vede pur certo il vago e la diletta,

ch’egli è in grembo a la donna, essa a l’erbetta. intravedono Rinaldo e Armida, poi vedono con più

chiarezza. I due crociati non vogliono credere a

ciò che stanno vedendo mentre guardano

l’innamorato e l’oggetto del suo amore.

Lui è in grembo a lei e lei è seduta sull’erba

Si scorge qualcosa del suo petto, i suoi capelli

sono mossi dal vento estivo – carica di erotismo

Ella dinanzi al petto ha il vel diviso, che fanno capire che lei sia falsa.

elementi

e ’l crin sparge incomposto al vento estivo; Lei è languida artificiosamente – Tasso vuole

langue per vezzo, e ’l suo infiammato viso sottolineare la bellezza del viso di questa donna e

fan biancheggiando i bei sudor piú vivo:

qual raggio in onda, le scintilla un riso la sua artificiosità – lei si atteggia, non è

ne gli umidi occhi tremulo e lascivo. spontanea.

Sovra lui pende; ed ei nel grembo molle L’immagine degli occhi e del mare sono

le posa il capo, e ’l volto al volto attolle, avvicinate. Lei è chinata verso di lui e lui ha la

testa appoggiata nel suo grembo e lei solleva il

volto di lui verso di lei- lui subisce il fascino

Lui è totalmente affascinato da lei, le rivolge

e i famelici sguardi avidamente sguardi famelici pieni di desiderio. L’uomo è

in lei pascendo si consuma e strugge. completamente deprivato da lei.

S’inchina, e i dolci baci ella sovente Lei si inchina e lui la guarda, amoreggiano e si

liba or da gli occhi e da le labra or sugge, scambiano dei baci. Assaporano i dolci baci dagli

ed in quel punto ei sospirar si sente

profondo sí che pensi: "Or l’alma fugge occhi oppure dalle labbra – lei lo attrae come se

e ’n lei trapassa peregrina." Ascosi fosse una calamita. Mentre lei lo bacia, lui si

mirano i due guerrier gli atti amorosi. sente morire e i due crociati interpretano il suo

sospiro come se la sua anima trapassasse nel

corpo dell’amata.

Ossimoro due guerrieri che guardano gli atti

i

amorosi

Rinaldo fa di tutto per incontrare lo sguardo di

Dal fianco de l’amante (estranio arnese) Armida, ma lei si guarda allo specchio.

un cristallo pendea lucido e netto. Specchio appartiene al mondo guerriero.

non

Sorse, e quel fra le mani a lui sospese Lei si alza e mette lo specchio tra le mani di

a i misteri d’Amor ministro eletto. Rinaldo – lo specchio è eletto ministro d’amore –

Con luci ella ridenti, ei con accese,

mirano in vari oggetti un solo oggetto: offre suggerimenti a lei per farsi ancora più bella.

ella del vetro a sé fa specchio, ed egli Guardano in specchi diversi: lei guarda nello

gli occhi di lei sereni a sé fa spegli. specchio vero, lui guarda gli occhi di lei che non lo

23

vedono (lei sta guardando la propria immagine

riflessa)

Uno è nella posizione di schiavo, l’altra è nella

L’uno di servitú, l’altra d’impero posizione di regina e di gloria. L’uno e l’altra si

si gloria, ella in se stessa ed egli in lei. lodano del fatto di essere servo d’amore e regina.

"Volgi," dicea "deh volgi" il cavaliero Lui fa di tutto per cercare di ottenere quello che

"a me quegli occhi onde beata bèi, vuole: che lei lo guardi e si propone di farle

ché son, se tu no ’l sai, ritratto vero

de le bellezze tue gli incendi miei; distogliere lo sguardo dallo specchio

la forma lor, la meraviglia a pieno proponendosi come specchio più verace.

piú che il cristallo tuo mostra il mio seno. Se lei guarda lui, lei capirà quanto è innamorato e

questo sarà un premio ancora più grande per la

tua bellezza, si propone come specchio più vero

di quanto non lo dimostri lo specchio.

Lui insiste sulla sua idealo specchio può solo

Deh! poi che sdegni me, com’egli è vago restituirle una piccola immagine della sua

mirar tu almen potessi il proprio volto; bellezza – il piccolo vetro dello specchio non può

ché il guardo tuo, ch’altrove non è pago, rispecchiare la sua bellezza, solo il cielo può

gioirebbe felice in sé rivolto. rappresentare la sua bellezza.

Non può specchio ritrar sí dolce imago,

né in picciol vetro è un paradiso accolto: Iperbole delle sue bellezze, l’unico

grandezza

specchio t’è degno il cielo, e ne le stelle specchio degno di lei e delle sue bellezze sono le

puoi riguardar le tue sembianze belle." stelle

Armida ride alle odi iperboliche, le fanno piacere

Ride Armida a quel dir, ma non che cesse ma continua a fare ciò che sta facendo. Non solo

dal vagheggiarsi e da’ suoi bei lavori. si guarda allo specchio, ma inizia a farsi bella: si

Poi che intrecciò le chiome e che ripresse pettina, si aggiusta i riccioli con dei fiori e mette

con ordin vago i lor lascivi errori, delle rose nel suo seno.

torse in anella i crin minuti e in esse,

quasi smalto su l’or, cosparse i fiori; Richiude il velo che era stato aperto

e nel bel sen le peregrine rose

giunse a i nativi gigli, e ’l vel compose. Esplicitarsi della sua funzione di maga questo

atteggiamento vanitoso al massimo grado perché

è paragonata al superbo pavone che si

Né ’l superbo pavon sí vago in mostra pavoneggia con le piume della sua ruota (sono

spiega la pompa de l’occhiute piume, occhiute per la parte finale). È paragonata

né l’iride sí bella indora e mostra

il curvo grembo e rugiadoso al lume. all’arcobaleno – esce dopo il temporale e il sole

Ma bel sovra ogni fregio il cinto mostra torna a farsi vedere.

che né pur nuda ha di lasciar costume. Viene mostrato il cinto che porta, non si separa

Diè corpo a chi non l’ebbe, e quando il fece mai, nemmeno quando si sveste.

tempre mischiò ch’altrui mescer non lece. Cintura= simbolo delle sue bellezze rese

materiali delle cose astratte e quando lo fece,

mescolò elementi che non è lecito manovrare e

mescolare.

Esercitò le sue doti di maga

Lei ha messo dentro questa cintura questi

Teneri sdegni, e placide e tranquille elementi immateriali – sono elementi propri della

repulse, e cari vezzi, e liete paci, fenomenologia dell’amore in tutte le sue forme

sorrise parolette, e dolci stille mutevoli.

di pianto, e sospir tronchi, e molli baci:

fuse tai cose tutte, e poscia unille Fenomenologia che vuole descrivere l’alternanza

ed al foco temprò di lente faci, delle situazioni che si verificano nell’amore.

e ne formò quel sí mirabil cinto Unisce tutti questi elementi e li fonde nella cinta

di ch’ella aveva il bel fianco succinto. che le permette di dominare in questo modo con

Rinaldo.

La scena si chiude dimostrando l’indifferenza di

Armida – lui pende dallo sguardo di lei, lei non gli

da alcuna possibilità.

24

Lei torna alle sue arti magiche, lui rimane lì

perché è troppo innamorato – è trattenuto dalle

Fine alfin posto al vagheggiar, richiede catene d’amore, dalla sua stessa volontà

a lui commiato, e ‘l bacia e si diparte. Lui rimane dentro il giardino in preda a se stesso

Ella per uso il dí n’esce e rivede e alle proprie passioni erotiche, si ritrova nella

gli affari suoi, le sue magiche carte.

Egli riman, ch’a lui non si concede condizione di tanti amanti rappresentati nella

por orma o trar momento in altra parte, tradizione letteraria.

e tra le fère spazia e tra le piante, Lui è un amante solitario, lei è pienamente libera

se non quanto è con lei, romito amante. di autogestirsi.

Episodio che ci dice cosa sia la deviazione

dall’obiettivo dei crociati pone sotto

Tasso

esame la questione amorosa erotica.

Gerusalemme è occupata dai musulmani, dentro Israele comanda il re Aladino

Mago convertito all’Islamconvince Aladino a rubare l’immagine di una madonna da una

chiesa, una volta collocato in una moschea, avrebbe reso inespugnabile la città di

Gerusalemme – durante la notte l’immagine scompare e Aladino organizza una rappresaglia

contro la comunità cristiana di Gerusalemme

-tra i personaggi c’è Sofronia, eroica cristiana

Un rogo nuziale Era in un’età adulta, ma non era ancora sposata,

aveva tutti gli attributi positivi, ma non curava

particolarmente questa bellezza, oppure la cura

Vergine era fra lor di già matura

verginità, d'alti pensieri e regi, solo nei limiti della onestà.

d'alta beltà; ma sua beltà non cura, Pur essendo bella e in età da marito, non cura chi

o tanto sol quant'onestà se 'n fregi. le fa la corte e fa vita ritirata.

È il suo pregio maggior che tra le mura Nell’inventare questo episodio, Tasso aveva delle

d'angusta casa asconde i suoi gran pregi,

e de' vagheggiatori ella s'invola prove storiche – un testo pubblicato nel 1500 a

a le lodi, a gli sguardi, inculta e sola. Venezia – parlava di un giovane cristiano che si era

accusato di un reato non commesso

Pur guardia esser non può ch'in tutto celi

beltà degna ch'appaia e che s'ammiri;

né tu il consenti, Amor, ma la riveli

d'un giovenetto a i cupidi desiri.

Amor, ch'or cieco, or Argo, ora ne veli

di benda gli occhi, ora ce gli apri e giri,

tu per mille custodie entro a i piú casti

verginei alberghi il guardo altrui portasti.

Colei Sofronia, Olindo egli s'appella,

d'una cittade entrambi e d'una fede.

Ei che modesto è sí com'essa è bella, Lui non ha avuto il coraggio di esprimere il suo

brama assai, poco spera, e nulla chiede; amore e nemmeno lei ha espresso corrispondenza

né sa scoprirsi, o non ardisce; ed ella

o lo sprezza, o no 'l vede, o non s'avede.

Cosí fin ora il misero ha servito

o non visto, o mal noto, o mal gradito. Sofronia decide di autodenunciarsi per la

S'ode l'annunzio intanto, e che s'appresta sparizione dell’immagine sacra della

miserabile strage al popol loro. madonnaper fare questo fa qualcosa diverso:

A lei, che generosa è quanto onesta,

viene in pensier come salvar costoro. esce di casa per andare a denunciare

Move fortezza il gran pensier, l'arresta

poi la vergogna e 'l verginal decoro;

vince fortezza, anzi s'accorda e face

sé vergognosa e la vergogna audace. Esce da sola in mezzo alla folla, non copre le

La vergine tra 'l vulgo uscí soletta, bellezze ma nemmeno le espone. Ha lo sguardo

non coprí sue bellezze, e non l'espose, chino.

raccolse gli occhi, andò nel vel ristretta, Va ristretta nel velo, con maniere schive ma

con ischive maniere e generose. comunque in modo generoso – va a fare un atto

Non sai ben dir s'adorna o se negletta, 25

molto generoso.

se caso od arte il bel volto compose.

Di natura, d'Amor, de' cieli amici Si da un’espressione, non si sa se studiata o

le negligenze sue sono artifici. spontanea controllato e

atteggiamento

composto.

Le sue apparenze dimesse sono dimostrazione

della sua religiosità

Si fa confondere, va dritta dal re. Cristiana che sta

Mirata da ciascun passa, e non mira sempre in casa che va davanti al cospetto di

l'altera donna, e innanzi al re se 'n viene. Aladino è un colloquio tra pari.

non

Né, perché irato il veggia, il piè ritira, Lei vede che non ha un atteggiamento tranquillo –

ma il fero aspetto intrepida sostiene. accusa la comunità cristiana, ma lei non si tira

«Vengo, signor,» gli disse «e 'ntanto l'ira

prego sospenda e 'l tuo popolo affrene: indietro e sostiene con coraggio le accuse.

vengo a scoprirti, e vengo a darti preso Vengo signore, e nel frattempo chiedo di fermare la

quel reo che cerchi, onde sei tanto offeso.» sua ira e il suo popolo, e vengo a rivelarti e offrirti

prigioniero il colpevole che cerchi e che ti ha offeso

tanto.

Si vede la diseguaglianza di poteri rovesciandosi a

A l'onesta baldanza, a l'improviso favore di Sofronia – Aladino è disarmato davanti a

folgorar di bellezze altere e sante, questo atteggiamento frenato lo sdegno ed è

ha

quasi confuso il re, quasi conquiso, rimasto disarmato.

frenò lo sdegno, e placò il fer sembiante. Disarmato dalla bellezza della donna. Lui se ne

S'egli era d'alma o se costei di viso

severa manco, ei diveniane amante; sarebbe innamorato se non ci fosse stata questa

ma ritrosa beltà ritroso core convinzione morale con cui lei vuole sacrificare se

non prende, e sono i vezzi esca d'Amore. stessa in nome della sua comunità e della sua

fede.

Una bellezza riservata non prende un cuore restio,

le lusinghe sono esche d’amore

Tasso sta spiegando come la fede di Sofronia

Fu stupor, fu vaghezza, e fu diletto, opera.

s'amor non fu, che mosse il cor villano. Lei dice che l’errante è al suo cospetto e che deve

«Narra» ei le dice «il tutto; ecco, io commetto

che non s'offenda il popol tuo cristiano.» punirla.

Ed ella: «Il reo si trova al tuo cospetto:

opra è il furto, signor, di questa mano;

io l'imagine tolsi, io son colei

che tu ricerchi, e me punir tu déi.» Lei sola si da alla morte piuttosto che fosse

Cosí al publico fato il capo altero distribuita questa a tutta la comunità cristiana.

offerse, e 'l volse in sé sola raccòrre.

Magnanima menzogna, or quand'è il vero Ci può essere una menzogna più bella di quella che

sí bello che si possa a te preporre? ti fa salvare un popolo intero?

Riman sospeso, e non sí tosto il fero

tiranno a l'ira, come suol, trascorre. Aladino vuole sapere chi ha progettato questo

Poi la richiede: «I' vuo' che tu mi scopra piano e chi ha collaborato con te

chi diè consiglio, e chi fu insieme a l'opra.»

«Non volsi far de la mia gloria altrui È stata solo lei, è l’unica complice di se stessa,

né pur minima parte»; ella gli dice l’unica consigliera e l’unica esecutrice.

«sol di me stessa io consapevol fui,

sol consigliera, e sola essecutrice.» Aladino, superato questo momento di turbamento,

«Dunque in te sola» ripigliò colui

«caderà l'ira mia vendicatrice.» si irrita per il tono usato da Sefronia.

Diss'ella: «È giusto: esser a me conviene,

se fui sola a l'onor, sola a le pene.» Si irrita ancora di più quando lei dice di non averlo

Qui comincia il tiranno a risdegnarsi; solo rubato, ma anche infuocato.

poi le dimanda: «Ov'hai l'imago ascosa?» Viene portata nel luogo dell’esecuzione.

«Non la nascosi,» a lui risponde «io l'arsi,

e l'arderla stimai laudabil cosa;

cosí almen non potrà piú violarsi

per man di miscredenti ingiuriosa. 26

Signore, o chiedi il furto, o 'l ladro chiedi:

quel no 'l vedrai in eterno, e questo il vedi.

Benché né furto è il mio, né ladra i' sono: Anche se io non ho commesso un furto e non sono una

giust'è ritòr ciò ch'a gran torto è tolto.» ladra: è giusto ritogliere ciò che stato sottratto a torto».

Or, quest'udendo, in minaccievol suono Allora, udendo questo, il tiranno freme con un suono

freme il tiranno, e 'l fren de l'ira è sciolto. minaccioso e scioglie il freno dell'ira. Un cuore pudico,

Non speri piú di ritrovar perdono una mente alta e una nobile intenzione non possono più

cor pudico, alta mente e nobil volto; sperare di trovare perdono; e invano Amore le fa scudo

e 'ndarno Amor contr'a lo sdegno crudo con la sua piacevole bellezza contro il crudele sdegno.

di sua vaga bellezza a lei fa scudo.

Presa è la bella donna, e 'ncrudelito La bella donna è catturata e il re, incrudelito, la

il re la danna entr'un incendio a morte. condanna a morte tramite il rogo. Le viene strappato il

Già 'l velo e 'l casto manto a lei rapito, velo e il casto mantello, aspre funi le stringono le molli

stringon le molli braccia aspre ritorte. braccia. Lei tace e il cuore in lei non è sbigottito, ma

Ella si tace, e in lei non sbigottito, anzi è alquanto commosso; e il suo bel volto si

ma pur commosso alquanto è il petto forte; smarrisce in un colore che non è pallore, ma candore

e smarrisce il bel volto in un colore virginale.

che non è pallidezza, ma candore. La terribile notizia si diffuse e il popolo si era già

Divulgossi il gran caso, e quivi tratto

già 'l popol s'era: Olindo anco v'accorse. raccolto qui: vi accorse anche Olindo. Il fatto era certo,

Dubbia era la persona e certo il fatto; si dubitava della persona; Olindo temeva si trattasse

venia, che fosse la sua donna in forse. della donna amata. Non appena vide la bella prigioniera

Come la bella prigionera in atto nelle vesti non solo di accusata ma di condannata, non

non pur di rea, ma di dannata ei scorse, appena vide i ministri intenti a darle la morte, urtò la

come i ministri al duro ufficio intenti gente precipitandosi.

vide, precipitoso urtò le genti. Gridò al re: «Non è lei la colpevole del furto, se ne vanta

Al re gridò: «Non è, non è già rea per follia. Non pensò questo, non ne ebbe il coraggio,

costei del furto, e per follia se 'n vanta. non una donna sola e inesperta non poteva compiere

Non pensò, non ardí, né far potea una simile impresa. Come ingannò le guardi? e in

donna sola e inesperta opra cotanta. che modo sottrasse l'immagine sacra della

Come ingannò i custodi? e de la Dea Vergine? Se è stata lei, lo spieghi. Io, signore, l'ho

con qual arti involò l'imagin santa? rubata». Ahimè! A tal punto amò l'amata che non lo

Se 'l fece, il narri. Io l'ho, signor, furata.» innamorato pazzamente di Sofronia,

riamava. 

Ahi! tanto amò la non amante amata. sebbene lei non lo ami

Poi aggiunse: «Io salii là dalla parte da cui la vostra

Soggiunse poscia: «Io là, donde riceve

l'alta vostra meschita e l'aura e 'l die, moschea riceve l'aria del giorno [a oriente], e passai

di notte ascesi, e trapassai per breve attraverso un piccolo pertugio percorrendo una via

fòro tentando inaccessibil vie. malagevole. L'onore e la morte spettano solo a me:

A me l'onor, la morte a me si deve: costei non deve sottrarmi la pena che mi spetta. Quelle

non usurpi costei le pene mie. catene sono mie, questa fiamma si accende per

Mie son quelle catene, e per me questa me, il rogo si prepara per me».

fiamma s'accende, e 'l rogo a me s'appresta.» Reazione di Sofronia

Alza Sofronia il viso, e umanamente Sofronia alza il viso e lo guarda in modo umano con

con occhi di pietade in lui rimira. occhi pietosi (sentimento di pietà). «Perché vieni qui,

«A che ne vieni, o misero innocente? povero innocente? quale pensiero o follia ti trascina?

qual consiglio o furor ti guida o tira? Dunque io senza di te non sarei capace di

Non son io dunque senza te possente sostenere quel che può fare l'ira di un uomo?

a sostener ciò che d'un uom può l'ira? Anch'io ho un petto che si crede sufficiente alla morte, e

Ho petto anch'io, ch'ad una morte crede non vuole compagnia». Ho un cuore sufficientemente

di bastar solo, e compagnia non chiede.» forte che credo di poter affrontare da sola il tutto

Sofronia parla così, ma queste parole non cambiano

l’atteggiamento di Olindo

Cosí parla a l'amante; e no 'l dispone COMMENTO DEL POETA Ammirazione per lo

sí ch'egli si disdica, e pensier mute. spettacolo in cui fanno a gara l’amore e la virtù

Oh spettacolo grande, ove a tenzone cristianail vincitore ha come premio la morte e il

sono Amore e magnanima virtute!

ove la morte al vincitor si pone male dello sconfitto è la vita. Chiave di lettura di

in premio, e 'l mal del vinto è la salute! tutto il poema – contrasto tra l’amore che è il motore dei

Ma piú s'irrita il re quant'ella ed esso 27

poemi cavallereschi.

è piú costante in incolpar se stesso. Aladino si sente sminuito nella sua autorità irrita nel

si

vedere che i due stanno capendo chi dovrebbe essere

destinato a morte

Gli sembra di essere oltraggiato e che disprezzando le

Pargli che vilipeso egli ne resti, pene disprezzino anche lui. Dice: «Si creda a

e ch'in disprezzo suo sprezzin le pene. entrambi; e vincano entrambi, e il premio sia

«Credasi» dice «ad ambo; e quella e questi quello che deve essere» che vadano entrambi al

vinca, e la palma sia qual si conviene.»

Indi accenna a i sergenti, i quai son presti rogo. Quindi fa cenno alle guardie che sono rapide a

a legar il garzon di lor catene. incatenare il giovane. Entrambi sono legati allo stesso

Sono ambo stretti al palo stesso; e vòlto palo; hanno le schiene l'una contro l'altra e i volti sono

è il tergo al tergo, e 'l volto ascoso al volto. nascosti l'un l'altro.

Il rogo è ormai allestito intorno a loro e il mantice vi

Composto è lor d'intorno il rogo omai, alimenta già le fiamme, quando il giovane iniziò a

e già le fiamme il mantice v'incita, lamentarsi per il dolore e disse a lei che era così

quand'il fanciullo in dolorosi lai unita a lui – dichiarazione d’amore in cui amore e dolore

proruppe, e disse a lei ch'è seco unita: si sommano e si intrecciano:

«Quest'è dunque quel laccio ond'io sperai «Questo è dunque quel laccio (catena) con cui io sperai

teco accoppiarmi in compagnia di vita? fuoco

di unirmi a te per una intera vita? questo è il che

questo è quel foco ch'io credea ch'i cori

ne dovesse infiammar d'eguali ardori? credevo dovesse infiammare i nostri cuori di uno stesso

ardore?

Altre fiamme, altri nodi Amor promise, Amore (ad un senso solo) ci aveva promesso altre

altri ce n'apparecchia iniqua sorte. fiamme, altri nodi, e ora invece l'ingiusta sorte ce ne

Troppo, ahi! ben troppo, ella già noi divise, prepara ben diversi. Essa ci divise troppo, ahimè, ma

ma duramente or ne congiunge in morte. ora ci unisce duramente nella morte. Mi piace

Piacemi almen, poich'in sí strane guise visto che devi morire in un modo così crudele,

almeno,

morir pur déi, del rogo esser consorte, esserti compagno sul rogo, se non lo fui nel letto nuziale

se del letto non fui; duolmi il tuo fato, (accezione molto più realistica rispetto al

il mio non già, poich'io ti moro a lato. consueto lessico amoroso); sono addolorato per il

tuo destino, non per il mio, poiché muoio al tuo fianco.

Ed oh mia sorte aventurosa a pieno! Per sorte avventurosa, giunti faccia a faccia, se

oh fortunati miei dolci martíri! possa avvenire che moriamo nello stesso tempo,

s'impetrarò che, giunto seno a seno, mi auguro che la mia anima esali nella tua bocca e

l'anima mia ne la tua bocca io spiri;

e venendo tu meco a un tempo meno, la tua anima nella mia bocca

in me fuor mandi gli ultimi sospiri.»

Cosí dice piangendo. Ella il ripiglia Di fronte ad una tale dichiarazione d’amore, lei

soavemente, e 'n tai detti il consiglia: risponde rimproverandolo dolcemente e gli da un

consiglio:

«Amico, la circostanza richiede altri pensieri, altri

«Amico, altri pensieri, altri lamenti,

per piú alta cagione il tempo chiede. lamenti per una ragione più nobile.

Ché non pensi a tue colpe? e non rammenti Lei è l’incarnazione della concezione cristiana uno, in

qual Dio prometta a i buoni ampia mercede? punto di morte, dovrebbe pensare ad altro

Soffri in suo nome, e fian dolci i tormenti, Perché non pensi alle tue colpe? e non ricordi quale

e lieto aspira a la superna sede. ampia ricompensa Dio prometta ai buoni? Soffri in suo

Mira 'l ciel com'è bello, e mira il sole nome e i tormenti saranno dolci, e aspira lieto ad andare

ch'a sé par che n'inviti e ne console.» in paradiso. Guarda come è bello il cielo e osserva il

sole, che sembra invitarci a sé e consolarci».

Il rogo, come tutte le condanne a morte, sono dei

Qui il vulgo de' pagani il pianto estolle: spettacoli che attraggono molta gente

piange il fedel, ma in voci assai piú basse. Qui il popolo pagano si mette a piangere – si

Un non so che d'inusitato e molle commuovono: anche i cristiani piangono, ma con voce

par che nel duro petto al re trapasse. assai più soffocata. Un non so che si strano e dolce

Ei presentillo, e si sdegnò; né volle

piegarsi, e gli occhi torse, e si ritrasse. sembra che passi nel duro petto del re. Egli se ne

Tu sola il duol comun non accompagni, accorse e se ne sdegnò; non volle piegarsi, distolse lo

Sofronia; e pianta da ciascun, non piagni. sguardo e si voltò. Tu sola, Sofronia, non partecipi al

dolore comune; e, compianta da tutti, non piangi.

Sofronia è un monumento di virtù cristiana

Arrivo di Clorinda – prima comparsa – che ferma la volontà di Aladino, chiede la grazia per questi

condannati convincendo Aladino a fare questo gesto con un argomento interessante per l’ideologia di

Tasso (Aladino aveva messo l’immagine della Madonna nella Moschea – Clorinda gli ricorda che il

culto delle immagini non è prevista dal culto musulmano.

28

Il rogo non si fa, i due si salvano grazie a Clorinda sposano e questo fatto viene dichiarato

si

nell’ottava 53: È riuscito, con il suo amore, a destare amore nel petto di

Sofronia. Dopo aver descritto la cosa dal punto di vista

di Olindo che si trova trasformato da colpevole a sposo,

Cosí furon disciolti. Aventuroso da amante non ricambiato ad amato.

ben veramente fu d'Olindo il fato, di vista di Sofronia, freddezza c’è

punto non

ch'atto poté mostrar che 'n generoso un’esplosione d’amore. Sofronia si adatta alla

petto al fine ha d'amore amor destato. conclusione. Poiché non muore con lei, che viva con lei.

Va dal rogo a le nozze; ed è già sposo la mente di Tasso si agitano molte riflessioni

dentro

fatto di reo, non pur d'amante amato. relative all’amore – amore non sempre corrisposto.

Volse con lei morire: ella non schiva,

poi che seco non muor, che seco viva. Tasso voleva partecipare all’istanza controriformistica

che rivalutava l’istituto del matrimonio, ma ci mostra

anche come, paradossalmente, quest’istituto può non

essere il coronamento di un amore reciproco. 28.02.2018

Olindo innamorato

Sofronia non interessata all’amore, gesto di eroismo= offre la sua vita per la

cristiana

salvezza della comunità cristiana (si autoaccusa di un furto che non ha commesso, Aladino

rimane molto affascinato, ma la manda comunque al rogo – la folla accorre, dalla folla esce

Olindo che si autoaccusa a sua volta e il re Aladino li manda entrambi al rogo.

La chiave di questo episodio è davvero qualcosa di insanabile tra amore e virtù magnanima –

Tasso ha voluto mettere avanti la centralità dell’amore, ma di fatto ne da rappresentazione

molto contraddittoria e tormentata. La dimensione erotica non si esplica mai in maniera

davvero naturalenon c’è questo spazio.

Se non ci fosse la freddezza di Sofronia, non si capirebbe l’amore passionale di Olindo

Tasso vuole essere conforme alle regole della controriforma viene in conflitto con

questo

l’aspetto irregolare e prorompente della carica erotica espressa da Olindo

Idea dei due amanti uniti da catene per la schiena non inventata da Tasso, proviene da

idea

Boccaccio – novella di Gianni Da Procida – 2 amanti sorpresi a dormire abbracciati vengono

condannati al rogo dal re di Sicilia (doveva sposarsi con il re)interviene un ammiraglio del re

che fa cambiare idea. Anche Gianni da Procida esprime il desiderio di poter essere attaccato a

questa donna piuttosto di essere legati sui fianchi.

Presenza di Tancredi dopo che ha seppellito Clorinda

-ferite profonde nella pelle e nell’anima – ha ucciso la donna amata

I carpentieri-falegnami corrono via spaventati sonori trattati in maniera

elementi

straordinaria.

Selva animata dalle arti magiche del mago Ismeno – al centro c’è l’elemento del meraviglioso

infernale.

Alla fine Tancredi va nella selva, ma ne rimarrà ferito

La selva incantata

Ma in questo mezzo il pio Buglion non vòle Situazione in cui i crociati devono procurarsi nuove

che la forte cittade in van si batta, torri, non si vogliono fare assalti inutili alla città di

se non è prima la maggior sua mole Gerusalemme.

ed alcuna altra machina rifatta. Manda i fabbri nel bosco normalmente utilizzato dai

E i fabri al bosco invia che porger sòle crociati per fare le torri.

ad uso tal pronta materia ed atta.

Vanno costor su l’alba a la foresta, Vanno all’alba, ma sono fermati da una paura nuova

ma timor novo al suo apparir gli arresta. che li ferma subito.

Paura dell’irrazionale – spiega la paura del

bambino, paura dei morti viventi, delle larve che

suscitano terrore nella notte.

Il terrore dei fabbri è lo stesso terrore che i bambini

Qual semplice bambin mirar non osa provano quando pensano che la loro camera sia

dove insolite larve abbia presenti,

o come pave ne la notte ombrosa, abitata da spettri.

imaginando pur mostri e portenti, I fabbri non capivano la causa del loro sgomento,

cosí temean, senza saper qual cosa l’unica spiegazione è che la paura che provano è

siasi quella però che gli sgomenti, una paura che fa apparire degli spaventi e dei

se non che ’l timor forse a i sensi finge 29

prodigi alle loro anime che sono ancora più grandi di

maggior prodigi di Chimera o Sfinge. quelli della Chimera e della Sfinge (suscitano paura

perché mescolano vari animali nella loro figura)

Paura della falsità mescolano forme

si

diverse = essere che non può essere vero.

Torna la turba, e misera e smarrita

varia e confonde sí le cose e i detti I carpentieri sono sbeffeggiati dai soldati perché li

ch’ella nel riferir n’è poi schernita, ritengono infantili, non sanno far fronte al pericolo

né son creduti i mostruosi effetti. confusi che non sono capiti.

talmente

Allor vi manda il capitano ardita

e forte squadra di guerrieri eletti,

perché sia scorta a l’altra e ’n esseguire I guerrieri scortano i taglialegna perché facciano loro

i magisteri suoi le porga ardire. coraggio

Questi, appressando ove lor seggio han posto Anche i guerrieri, appena si avvicinano a quel luogo

gli empi demoni in quel selvaggio orrore,

non rimiràr le nere ombre sí tosto, in cui sono andati lì i demoni mandati dal mago

che lor si scosse e tornò ghiaccio il core. Ismeno, gli si gela il cuore, però vanno avanti e non

Pur oltra ancor se ’n gian, tenendo ascosto possono fare una figuraccia.

sotto audaci sembianti il vil timore; Vanno avanti nascondendo il loro timore.

e tanto s’avanzàr che lunge poco

erano omai da l’incantato loco. Sono spaventati da uno spavento sonoro

Esce allor de la selva un suon repente

che par rimbombo di terren che treme, di suoni spaventosi mescolati

insieme

e ’l mormorar de gli Austri in lui si sente artificiosamente

e ’l pianto d’onda che fra scogli geme. Descrizione di un suono terrificante: esce un suono

Come rugge il leon, fischia il serpente, improvviso

come urla il lupo e come l’orso freme

v’odi, e v’odi le trombe, e v’odi il tuono: Sommatoria di suoni che in natura non stanno

tanti e sí fatti suoni esprime un suono. insieme

Suono mescolato: terra che trema, venti che

soffiano, onda che sbatte sugli scogli, ruggito del

leone, fischio del serpente, ululato del lupo e

frenesia del lupo. Insieme a questi si sentono

trombe e tuoni un solo suono si sentono tanti

in

suoni. Espressione della magia del mago e del

timore provato dagli uomini.

tutti si spaventano, hanno le consuete reazioni di chi

In tutti allor s’impallidír le gote

e la temenza a mille segni apparse, è terrorizzato. Non vanno né avanti né indietro –

né disciplina tanto o ragion pote sono congelati da questo spavento fino a quanto

ch’osin di gire inanzi o di fermarse, scappano e cercano di dare spiegazione a Goffredo

ch’a l’occulta virtú che gli percote di Buglione.

son le difese loro anguste e scarse.

Fuggono al fine; e un d’essi, in cotal guisa

scusando il fatto, il pio Buglion n’avisa: Nessuno possa dire tranquillamente di poter tagliare

"Signor, non è di noi chi piú si vante

troncar la selva, ch’ella è sí guardata la selva perché questa selva è sicuramente

ch’io credo (e ’l giurerei) che in quelle piante guardata da delle guardie perché dentro c’è la

abbia la reggia sua Pluton traslata. reggia di Plutone(re degli inferi) – selva=inferno

Ben ha tre volte e piú d’aspro diamante Chi è andato dentro a questa selva, si è fatto forte

ricinto il cor chi intrepido la guata;

né senso v’ha colui ch’udir s’arrischia mettendo tre strati di diamante per proteggere il

come tonando insieme rugge e fischia." cuore

Per caso c’era lì anche Alcasto – crociato molto

Cosí costui parlava. Alcasto v’era

fra molti che l’udian presente a sorte: coraggioso –

l’uom di temerità stupida e fera, Sicuramente non si sarebbe spaventato da nessuno

sprezzator de’ mortali e de la morte; dei mostri possibili, pensa che i soldati inviati siano

che non avria temuto orribil fèra, stati fifoni.

né mostro formidabile ad uom forte,

né tremoto, né folgore, né vento,

né s’altro ha il mondo piú di violento. 30

Dove questi non osano andare, io confido di

Crollava il capo e sorridea dicendo:

"Dove costui non osa, io gir confido; riuscirci.

io sol quel bosco di troncar intendo Voglio andare a tagliare quel bosco che sembra il

che di torbidi sogni è fatto nido. nido di incantesimi paurosi.

Già no ’l mi vieterà fantasma orrendo Non si farà spaventare da nulla e da nessuno e non

né di selva o d’augei fremito o grido,

o pur tra quei sí spaventosi chiostri si spaventerà se si troverà davanti le porte

d’ir ne l’inferno il varco a me si mostri." dell’inferno.

Sta per avanzare il piede dentro la selva quando

Cotal si vanta al capitano, e tolta

da lui licenza il cavalier s’invia; compare un muro di fuoco. Si trova nella situazione

e rimira la selva, e poscia ascolta di una muraglia di fuoco – simile all’inferno di Dante

quel che da lei novo rimbombo uscia, – muraglia di Dite che spaventa chi la guarda.

né però il piede audace indietro volta

ma securo e sprezzante è come pria;

e già calcato avrebbe il suol difeso,

ma gli s’oppone (o pargli) un foco acceso. C’è la muraglia di fuoco per evitare che si entri a

Cresce il gran foco, e ’n forma d’alte mura

stende le fiamme torbide e fumanti; tagliare gli alberi – ci sono delle macchine belliche

e ne cinge quel bosco, e l’assecura sopra

ch’altri gli arbori suoi non tronchi e schianti.

Le maggiori sue fiamme hanno figura

di castelli superbi e torreggianti,

e di tormenti bellici ha munite

le rocche sue questa novella Dite. Sembrano i demoni infernali che minacciano chi

Oh quanti appaion mostri armati in guardia

de gli alti merli e in che terribil faccia! vuole entrare – agitano delle armi e anche Alcasto

De’ quai con occhi biechi altri il riguarda, se ne va indietro come un leone in

cammina

e dibattendo l’arme altri il minaccia. caccia, non scappa velocemente.

Fugge egli al fine, e ben la fuga è tarda, È preso dalla paura, un sentimento che fino a quel

qual di leon che si ritiri in caccia,

ma pure è fuga; e pur gli scote il petto momento non aveva mai provato.

timor, sin a quel punto ignoto affetto. Lì per lì non si era accorto di aver avuto paura – è

Non s’avide esso allor d’aver temuto,

ma fatto poi lontan ben se n’accorse; sdegnato di se stesso. Torna impaurito e

e stupor n’ebbe e sdegno, e dente acuto vergognandosi molto – non alza lo sguardo nei

d’amaro pentimento il cor gli morse. confronti dei suoi compagni e nei confronti del re,

E, di trista vergogna acceso e muto, cerca di stare fermo e non farsi notare ma alla fine

attonito in disparte i passi torse,

ché quella faccia alzar, già sí orgogliosa, deve parlare.

ne la luce de gli uomini non osa. È costretto ad andare, ma non vorrebbe parlare. O

Chiamato da Goffredo, indugia e scuse

trova a l’indugio, e di restarsi agogna. sta zitto davanti a Goffredo, o parla come un uomo

Pur va, ma lento; e tien le labra chiuse che ha subito uno shock – parla come se fosse fuori

o gli ragiona in guisa d’uom che sogna. di sé.

Diffetto e fuga il capitan concluse

in lui da quella insolita vergogna,

poi disse: "Or ciò che fia? forse prestigi Ammette il proprio difetto di essere tornato indietro

son questi o di natura alti prodigi? e di essere scappato – si domanda se sono magie o

sono miracoli naturali?

Se qualcuno ha il coraggio di andare, che vada pure.

Ma s’alcun v’è cui nobil voglia accenda

di cercar que’ salvatichi soggiorni, Nei 3 giorni seguenti fu tentato di entrare nella

vadane pure, e la ventura imprenda selva, ma non ci riescono fino a quando non si fa

e nunzio almen piú certo a noi ritorni." avanti Tancredi

Cosí disse egli, e la gran selva orrenda

tentata fu ne’ tre seguenti giorni

da i piú famosi; e pur alcun non fue

che non fuggisse a le minaccie sue. Tancredi, dopo aver seppellito la sua amica, si è

Era il prence Tancredi intanto sorto

a sepellir la sua diletta amica, alzato dal letto di convalescenza e si fa avanti – c’è

e benché in volto sia languido e smorto bisogno di lui.

e mal atto a portar elmo o lorica, Non è ancora abbastanza in salute per mettere

nulla di men, poi che ’l bisogno ha scorto, l’elmo e l’armatura. Si fa forza di spirito e questo da

ei non ricusa il rischio o la fatica,

ché ’l cor vivace il suo vigor trasfonde forza al suo corpo e va verso la selva

al corpo sí che par ch’esso n’abbonde. 31

Va verso il rischio sconosciuto, attraversa tutti gli

Vassene il valoroso in sé ristretto,

e tacito e guardingo, al rischio ignoto, spaventi che avevano fermato gli altri – aspetto

e sostien de la selva il fero aspetto della selva, il suono e si trova davanti la città del

e ’l gran romor del tuono e del tremoto; fuoco

e nulla sbigottisce, e sol nel petto

sente, ma tosto il seda, un picciol moto.

Trapassa, ed ecco in quel silvestre loco

sorge improvisa la città del foco. Tancredi è attraversato da un dubbio:

Si ferma un attimo e riflette

Allor s’arretra, e dubbio alquanto resta 

fra sé dicendo: "Or qui che vaglion l’armi? è giusto sacrificare la propria vita quando il sacrifico

Ne le fauci de’ mostri, e ’n gola a questa va a vantaggio del bene comune, ma non è giusto

devoratrice fiamma andrò a gettarmi? sprecare la propria vita quando si sa che questo

Non mai la vita, ove cagione onesta gesto sarà inutile.

del comun pro la chieda, altri risparmi,

ma né prodigo sia d’anima grande

uom degno; e tale è ben chi qui la spande. Riflette su cosa potrebbe succedere se lui non

Pur l’oste che dirà, s’indarno i’ riedo?

qual altra selva ha di troncar speranza? affrontasse quella selva Non c’è alternativa,

Né intentato lasciar vorrà Goffredo Goffredo non vorrà rinunciare a far entrare qualcuno

mai questo varco. Or s’oltre alcun s’avanza, in questa selva, può essere che questo incendio che

forse l’incendio che qui sorto i’ vedo vedo ora, in realtà sarà meno pericoloso. Ma sia quel

fia d’effetto minor che di sembianza;

ma seguane che pote." E in questo dire, che deve esseredecide di affrontare il rischio – pur

dentro saltovvi. Oh memorando ardire! nel dubbio, l’idea lo fa procedere

Entra nel fuoco dell’origine magica.

Né sotto l’arme già sentir gli parve rivelazione

caldo o fervor come di foco intenso; Non fece in tempo a sentire il calore di quel fuoco, a

ma pur, se fosser vere fiamme o larve, giudicare se quelle fiamme fossero vere o fiamme

mal poté giudicar sí tosto il senso, immaginarie perché non appena saltò nel fuoco, il

perché repente a pena tocco sparve fuoco sparì e subentrò il gelo.

quel simulacro, e giunse un nuvol denso

che portò notte e verno; e ’l verno ancora Il fuoco si rivela essere un’immagine finta una

e l’ombra dileguossi in picciol ora. nuvola densa porta ghiaccio e oscurità e

successivamente quel gelo si dileguardono

rapidamente

Tancredi rimane stupito, ma rimane altrettanto

Stupido sí, ma intrepido rimane

Tancredi; e poi che vede il tutto cheto, coraggioso perché il fuoco e il gelo si sono dissolti.

mette securo il piè ne le profane Avanza con più sicurezza e più coraggio e cerca di

soglie e spia de la selva ogni secreto. osservare tutto ciò che è attorno a sé per svelare

Né piú apparenze inusitate e strane, ogni segreto – non vede più nessuna magia che lo

né trova alcun fra via scontro o divieto,

se non quanto per sé ritarda il bosco ostacoli (unico ostacolobosco incolto che rendono i

la vista e i passi inviluppato e fosco. passi difficili)

Al fine un largo spazio in forma scorge Arriva in uno spazio largo che sembra un anfiteatro

d’anfiteatro, e non è pianta in esso, naturale dove non c’è nessuna pianta oltre ad un

salvo che nel suo mezzo altero sorge, cipresso gigantesco al centro – c’erano diversi segni

quasi eccelsa piramide, un cipresso. impressi geroglifici egizi

sembrano

Colà si drizza, e nel mirar s’accorge

ch’era di vari segni il tronco impresso,

simili a quei che in vece usò di scritto

l’antico già misterioso Egitto.

Fra i segni ignoti alcune note ha scorte Guarda dentro questi strani segni e vede che alcuni

del sermon di Soria ch’ei ben possede: sono scritti in lingua siriaca (lingua della Siria),

"O tu che dentro a i chiostri de la morte lingua che Tancredi capisce e quindi legge

osasti por, guerriero audace, il piede, Iscrizione che sta su questo cipresso la

segnala

deh! se non sei crudel quanto sei forte,

deh! non turbar questa secreta sede. presenza di anime prive di luce (si trovano in un

Perdona a l’alme omai di luce prive: cimitero) quest’iscrizione invoca tregua, chiede di

non dée guerra co’ morti aver chi vive." non portar guerra ai morti.

Cosí dicea quel motto. Egli era intento Tasso crea un’atmosfera inquietante è lì

Tancredi

de le brevi parole a i sensi occulti: perplesso davanti un’iscrizione che parla di morti e

fremere intanto udia continuo il vento defunti

tra le frondi del bosco e tra i virguiti, sonora molto inquietante – strano

sensazione

e trarne un suon che flebile concento

par d’umani sospiri e di singulti, suono nel quale si decifrano dei sospiri e dei pianti

32

umani – Tancredi era ancora intento a decifrare

e un non so che confuso instilla al core

di pietà, di spavento e di dolore. l’iscrizione occulta quando sente il rumore delle

foglie e dei sospiri umani provoca in lui

ciò

smarrimento

Pur tragge al fin la spada, e con gran forza Si difendetira fuori la spada, inizia a percuotere la

percote l’alta pianta. Oh meraviglia! pianta con dei colpi di spada quei tagli, esce

da

manda fuor sangue la recisa scorza, sangue (questa pianta racchiude le anime dei

e fa la terra intorno a sé vermiglia. defunti

Tutto si raccapriccia, e pur rinforza

il colpo e ’l fin vederne ei si consiglia. Fiotti di sangue bagnano la terra intorno

Allor, quasi di tomba, uscir ne sente Tancredi raccapricciato e spaventato da questa

un indistinto gemito dolente, situazione, talmente spaventato che colpisce ancora

più forte volendo uccidere il cipresso.

che poi distinto in voci: "Ahi! troppo" disse Sente un gemito che esce da questa pianta e questa

"m’hai tu, Tancredi, offeso; or tanto basti. voce gli chiede di smetterla di fargli del male. È un

Tu dal corpo che meco e per me visse, corpo di persona che lui ha ucciso – è stato lui a

felice albergo già, mi discacciasti: separare l’anima dal corpo. Perché tu che mi hai già

perché il misero tronco, a cui m’affisse fatto tanto male, continui a colpire ancora questo

il mio duro destino, anco mi guasti?

Dopo la morte gli aversari tuoi, misero tronco in cui l’anima si è rifugiata?

crudel, ne’ lor sepolcri offender vuoi? Dopo la morte vuoi continuare a ferire i tuoi

avversari?

Clorinda fui, né sol qui spirto umano Io ero Clorinda e non sono l’unica anima che abita

albergo in questa pianta rozza e dura, qui, sono tanti che sono morti alle porte di

ma ciascun altro ancor, franco o pagano, Gerusalemme – sia dell’esercito cristiano che

che lassi i membri a piè de l’alte mura, pagano – quelli che hanno lasciato i corpi a

astretto è qui da novo incanto e strano, Gerusalemme – le anime vivono nel cipresso.

non so s’io dica in corpo o in sepoltura.

Son di sensi animati i rami e i tronchi,

e micidial sei tu, se legno tronchi." Tancredi è un assassino se uccide quell’albero.

Qual l’infermo talor ch’in sogno scorge Similitudine per dire che, quando l’ammalato fa un

drago o cinta di fiamme alta Chimera, incubo, pur sospettando che quelle visioni non siano

se ben sospetta o in parte anco s’accorge vere, ne ha comunque timore stesso

che ’l simulacro sia non forma vera, atteggiamento di Tancredi che non crede a ciò che

pur desia di fuggir, tanto gli porge ha sentito eppure ne ha grande paura e cede.

spavento la sembianza orrida e fera,

tal il timido amante a pien non crede

a i falsi inganni, e pur ne teme e cede.

E, dentro, il cor gli è in modo tal conquiso Si è nuovamente evidenziata la fisiologia del terrore

da vari affetti che s’agghiaccia e trema, e della paura secondo i dettami della

trattata

e nel moto potente ed improviso filosofia e della medicina del tempo. Il cuore gli è

gli cade il ferro, e ’l manco è in lui la tema. conquistato da varie sensazioni – paura, meraviglia,

Va fuor di sé: presente aver gli è aviso angoscia, pietà –, il cuore si ghiaccia e trema.

l’offesa donna sua che plori e gema,

né può soffrir di rimirar quel sangue, In questa fortissima emozione avviene che la spada

né quei gemiti udir d’egro che langue. gli cada di mano e il timore è la sensazione più

debole.

Non può sopportare i gemiti del malato che sta

morendo – è come se vivesse la morte di Clorinda

per la seconda volta

Tancredi che non ha mai avuto paura di niente,

Cosí quel contra morte audace core

nulla forma turbò d’alto spavento, nemmeno della morte – in realtà questo grande eroe

ma lui che solo è fievole in amore è stato ingannato da una falsa immagine e da un

falsa imago deluse e van lamento. vano lamento parole sono in realtà false.

quelle

Il suo caduto ferro intanto fore Così quel cuore non fu turbato da nessuna specie di

portò del bosco impetuoso vento,

sí che vinto partissi; e in su la strada apparizione, ma lui che è debole solo per ciò che

ritrovò poscia e ripigliò la spada. riguarda l’amore, fu ingannato da un’immagine falsa

e da un lamento falso.

Il vento impetuoso porta via la sua spada, lui parte

33

rassegnato e vinto dalla selva.

Nel cammino di ritorno trova la sua spada

34 01.03.2018

L’Adone e la Secchia Rapita segnano la fine del genere letterario del poema in ottava rima –

pubblicati nel 1622 e 1623.

Adone di Marino del poema eroico per le caratteristiche che ha – unicità dell’eroe,

fine

tema erotico al posto di quello epico, carattere digressivo e antinarrativo.

Primo monumento che segna la crisi del modello poema eroico – successivo al poema

cavalleresco –

La secchia rapita di Tassoni eroicomico in comico l’eroico a iniziare dal

poema volge

tema trattato

Protagonista di legno, vecchia e tarlato secchia si sostituisce ad Elena

secchia una

Rapimento storico riferimento ad un episodio storico realmente accaduta – dei bolognesi

fa

avevano davvero rubato una secchia che stava a Modena e questo aveva scatenato una

guerra tra Modena e Bologna

Argomenti degradati, non si parla di guerre gloriose fatte per nobili motivi, si tratta di una

guerra per motivazioni futili. Tutto il registro stilistico è comico. L’eroismo è parodiato e gli eroi

sono buffoni.

Elementi:

Motivo storico nel 1325 ci fu questo episodio, ma nel racconto Tassoni fa

effettivamente

riferimento ad altri episodi storici che sono anacronismi che non rispecchiano la realtà storica,

la cronologia non è proprio esatta.

Titolo allusione comica al motivo che genera la guerra di Troia – rapimento di Elena – ma

dentro a questo titolo viene rovesciata la modalità del titolo del poema eroico di riferimento=

La Gerusalemme Liberata che nobilita ciò che viene raccontato. Va celebrata la

quello

liberazione di Gerusalemme. Nel titolo non si riferisce alla conclusione delle vicende narrate,

ma all’elemento scatenante non c’è una conclusione eroica, alla fine questa guerra finisce

ma non costituisce un apice della vicenda.

Logica narrativa ci porta fuori dalla logica del poema eroico, se Tassoni avesse voluto

usare una logica narrativa da poema eroico, avrebbe voluto che dal motivo iniziale –

danneggiamento costituito dal rapimento della secchia – si poteva arrivare alla rimozione e

risarcimento di questo elemento. La lotta c’è, ma la vittoria definitiva no. Non c’è la rimozione

del danneggiamento – lo scontro tra i modenesi e i bolognesi finisce alla pari. I modenesi

finiscono con il tenersi la secchia, i bolognesi finiscono con il tenersi il re Enzo. Questo fatto

che non c’è il risarcimento del danneggiato deriva dal fatto che Tassoni è modenese

municipalistico che fa sì che quel gesto sfrontato fatto dai modenesi non è

orgoglio

condannato. Questa eventuale rivendicazione municipalistica è un eroismo abbassato – la

secchia è elogiata come se fosse un trofeo glorioso.

Tutto il poema consiste in un abbassamento del registro eroico e in una sua trasmutazione

verso un registro comico – tutti gli eroi presentati sono eroi grotteschi, poco eroici, non hanno

tutte quelle virtù viste in Tancredi. Anche le eroine, per esempio Clorinda, sono delle grandi

belle donne molto coraggiose.

Eroina del poema di Tassoni (non suona molto musicale) è oggetto di desideri di

Renoppia

vari cavalieri

Bruni gli occhi e i capelli e rilucenti,

RITRATTO DI RENOPPIAsorda da un orecchio, ci vede male, atteggiamenti non troppo

eleganti

Rose e gigli il bel volto, avorio il Marco Bruno delle Anguille di

autore

petto, sonetti in lode di cose strampalate, per

Le labbra di rubin, di perle i denti, esempio aveva scritto un sonetto in lode al

D’angelo avea la voce e vomito di bella donna

l’intelletto. Questi poeti volevano rovesciare il concetto

Maccabrun dall’Anguille in que’ di bellezza petrarchesca

comenti

Che fece sopra quel gentil sonetto,

Questa barbuta e dispettosa vecchia,

Scrive ch’ell’era sorda da un’orecchia.

35

Tassoni ha voluto costruire il suo poema in forma tradizionale – ottava rima – viene diviso in

12 canti (come l’Eneide)

1° canto – Guelfi – attaccano Modena – Ghibellina, i modenesi inseguono i

Bolognesi

bolognesi fino a bologna e rubano una secchia di legno 1325 era successo davvero –

nel

secchia accolta trionfalmente

2° cantoscoppio della guerra, guerra preceduta da un concilio degli dei in cui si decide per

chi devono parteggiare gli dei. Venere e Marte scendono sulla terra per favorire i modenesi,

Giunone e Apollo favoriscono i bolognesi

3° cantoVenere va in Sardegna per incitare re Enzo

4°-5° cantoassedio e la presa di Castelfranco da parte dei modenesi – episodio storico

avvenuto nel 1323 -digressione

6° cantoi bolognesi fanno prigioniero re Enzio-1249

7° cantomodenesi in fuga, ma la bella modenese Renoppia ferma i bolognesi

8° cantoi padovani vengono in aiuto ai modenesi – avvenuto davvero nel 1247 – tregua di

10 giorni. entra in gioco l’aedo Scarpinello che si mette a raccontare un mito erotico – il

racconto viene interrotto da Ranoppia che gli tira una ciabatta rimproverandolo per non

raccontare storie intelligenti – cambia storia, ma cade sempre sull’eroticità

9° canto la tregua, Tassoni si inventa una giostra medioevale – giostra tra cavalieri

durante

– chi vincerà, avrà come premio Renoppia. Melindo sbalza dal cavallo tutti gli avversari, ma il

padre che è un mago che è preoccupato che il figlio si faccia male, lo predestina ad essere

battuto soltanto dal guerriero più codardo sulla faccia della terra.

10° cantoVenere va per mare a chiedere l’intervento del re di Napoli. Il conte di Culagnia

vuole avere Renoppia e quindi decide di avvelenare la moglie – chiede all’amante della moglie

di avvelenarlo, ma gli da un purgante che alla fine beve lui-la moglie fugge con l’amante e la

tinge conte non riconosce la moglie

il

11° canto tra l’amante della moglie e il conte

duello

12° cantoriprendono le ostilità tra gli eserciti – e alla fine queste ostilità sono ricomposte

dall’intervento dell’ambasciatore del papa. Ai modenesi rimane la secchia, ai bolognesi

rimane re Enzio. Tutti tornano a casa a mangiarsi l’oca. Padre Pozzi ha pensato ad

un’interpretazione dell’oca

è diventata l’emblema della vanità sciocca e rumorosa – oca= donna bella che parla

l’oca

tanto.

Mangiare l’oca fa parte delle tradizioni locali realmente esistenti il poema con una

chiudere

realtà molto vera. C’è volontà di abbassare la grandezza della storia alla quotidianità dell’oca

che dice tanto, ma nulla di importante.

Tutta quella grandiosità della storia che Tasso voleva mettere non ha più significato agli occhi

degli uomini storia è messa a disposizione della stupidità umana – gli elementi che

la

traducevano l’eroicità delle battaglie e degli scontri all’ultimo sangue si sono ridotti in nulla

Questa guerra è stata inutile -oca= metafora della storia, non si crede più nei valori e negli

ideali in cui si era creduto.

L’eroismo non ha più senso e non è più sentito come lo era precedentemente.

La secchia rapita - Proemio Esordisce con un termine molto assertivo, indica

incertezza.

Vorrei cantar quel memorando sdegno

ch'infiammò già ne' fieri petti umani Vorrebbe cantare quello sdegno che ha infiammato

un'infelice e vil Secchia di legno i fieri petti umani secchia di legno che

una

che tolsero a i Petroni i Gemignani. tolsero i modenesi ai bolognesi.

Febo che mi raggiri entro lo 'ngegno Di solito si invocano le muse o il Dio Apollo e lui fa

l'orribil guerra e gl'accidenti strani, così che mi fai ruminare dentro il cervello

Febo,

tu che sai poetar servimi d'aio

e tiemmi per le maniche del saio. tutto ciò che ha scaturito il ratto della secchia,

fammi da maestro e guidami – come se fosse un

bambino tirato dalle maniche del grembiule

Dedica dedicato ad Antonio Barberini,

E tu nipote del Rettor del mondo poema

del generoso Carlo ultimo figlio, nipote di Urbano VIII, se vuole lasciare da parte i

ch'in giovinetta guancia e 'n capel biondo suoi alti studi per qualche momento questo

leggi

copri canuto senno, alto consiglio, poema che vedrà Elena trasformata in un secchio.

se da gli studi tuoi di maggior pondo

volgi talor per ricrearti il ciglio, 36

vedrai, s'al cantar mio porgi l'orecchia,

Elena trasformarsi in una Secchia. Inquadra la vicenda nel Medioevo – spesso

Già l'aquila romana avea perduto

l'antico nido, e rotto il fiero artiglio costruisce l’elemento più satirico nella parte finale

tant'anni formidabile e temuto rilevare l’elemento di per sé e perché è in

fa

oltre i Britanni ed oltre il mar vermiglio; contrasto con ciò che viene prima Presenta l’aquila

e liete, in cambio d'arrecarle aiuto, romana un po’ messa male – il suo artiglio potente

l'italiche città del suo periglio, iniziava a rompersi, in questo venir meno

ruzavano tra lor non altrimenti dell’autorità imperiale emergono le antiche città

che disciolte polledre a calci e denti. italiane che sono contente e liete di sentirsi più

liberesi scontrano tra di loro perché divise tra

presidi Guelfi e Ghibellini.

RuzareSi scontrano non troppo violentemente,

come fanno le puledrine che si colpiscono a calci e

denti

Con il venir meno dell’autorità imperiale, queste

città si facevano guerra tra di loro con molta

superficialità

Si riferisce alla repubblica di Venezia, denominata

Sol la reina del mar d'Adria, volta

de l'Oriente a le provincie, a i regni, con la perifrasi ‘regina del mare adriatico’ era

da le discordie altrui libera e sciolta libera dalle lotte che contrapponevano le varie

ruminava sedendo alti disegni, città italiane e nutriva nuovi progetti di

e gran parte di Grecia avea già tolta ampiamento del suo potere.

di mano a gli empi usurpatori indegni; In questa epoca, solo Venezia si ergeva a difesa

l'altre attendean le feste a suon di squille dell’Europa combattendo contro i turchi.

a dare il sacco a le vicine ville. Conclusioneritorno alla caratterizzazione delle

altre città= aspettavano le feste della domenica

per saccheggiare le città vicine.

Immagine restituita dell’Italia

Part'eran ghibelline, e favorite

da l'imperio aleman per suo interesse; medioevaleimmagine molto disincantata, proprio

part'eran guelfe, e con la Chiesa unite in questo disincanto si iscrive bene la vicenda

che le pascea di speme e di promesse: raccontata nel poema (antagonismo tra guelfi e

quindi tra quei del Sipa antica lite ghibellini – poteri dell’impero e della chiesa

e quei del Potta ardea, quando successe vengono descritti per il loro interesse)

l'alto, stupendo e memorabil caso, Sipaquelli che dicono si, bolognesi

che ne gli annali scritto è di Parnaso. Pottaquelli che indicano il sovrano con ‘potta’,

modenesi

I due schieramenti si scontravano per il conflitto

tra guelfi e ghibellini rapimento della secchia

il

da vita al poema eroico.

perifrasi astronomica per designare il momento in

Del celeste Monton già il sol uscito

saettava co' rai le nubi algenti, cui succedono i fatti ironica, non vuole

perifrasi

parean stellati i campi e 'l ciel fiorito, imitare Dante, uso dell’inversione cielo(fiori) e

e su 'l tranquillo mar dormíeno i venti; campi(stelle) tipica mariniana.

sol Zefiro ondeggiar facea su 'l lito Montone=arietequando il sole inizia ad uscire dal

l'erbetta molle e i fior vaghi e ridenti, mese dell’ariete, inizio della primavera. Il mare era

e s'udian gli usignuoli al primo albore tranquillo. Solo Zefiro (vento che annuncia la

e gli asini cantar versi d'amore: primavera) faceva muovere l’erba e i fiori

in maniera comica i modelli marinisti

scimmiotta

e petrarcheschi fino al penultimo verso che

asini

cantano versi d’amore

Tassoni è modenese dalla parte dei

quando il calor de la stagion novella, sta

che movea i grilli a saltellar ne' prati, modenesi. Tratta i bolognesi in maniera ridicola, si

mosse improvisamente una procella definiscono usuari di portare insulti alle città

di Bolognesi a' loro insulti usati. nemiche.

Sotto due capi a depredar la bella Come gli asini risvegliano i loro sensi, si svegliano

riviera del Panaro usciro armati, anche i bolognesi.

37

I bolognesi si avviano sotto la guida di due capi,

passaro il fiume a guazzo, e la mattina

giunse a Modana il grido e la ruina. attraversano il fiume Panaro e giunsero a Modena

svegliando bruscamente i cittadini.

Descrizione geografica della città di Modena

Modana siede in una gran pianura

che da la parte d'austro e d'occidente le descrizioni di Ariosto e di Tasso (Parigi e

ricalca

cerchia di balze e di scoscese mura Gerusalemme)

del selvoso Apennin la schiena algente; Tassoni prende spunto da modelli affermati, ma lo

Apennin ch'ivi tanto a l'aria pura fa a modo suo. Modena sta in una pianura protetta

s'alza a veder nel mare il sol cadente, dall’appennino – protetta a sud e ad ovest, è

che su la fronte sua cinta di gielo cerchiata dalla catena degli appennini.

par che s'incurvi e che riposi il cielo. L’appennino, da qui, si alza verso la costa adriatica

dove il sole cala tramontando.

Descrizione geografica della città di Bologna.

Da l'oriente ha le fiorite sponde

del bel Panaro e le sue limpid'acque; Bologna è bagnata a oriente dal fiume Panaro, a

Bologna incontro, e a la sinistra l'onde ovest ha il fiume nel quale il figlio di Apollo morì

dove il figlio del sol già morto giacque; (Po)

Secchia ha da l'aquilon, che si confonde

ne' giri che mutar sempre le piacque, Dalla parte del nord ha il fiume Secchia, che ha un

divora i liti, e d'infeconde arene corso tortuoso e pericoloso le sue

con

semina i prati e le campagne amene. inondazioni provoca infecondità nelle campagne

che stanno attorno

i modenesi non avevano nessuna forma di difesa,

Viveano i Modanesi a la spartana

senza muraglia allor né parapetto, non avevano mura e vivevano sfidando il rischio

e la fossa in piú luoghi era sí piana, senza precauzioni. La fossa che circondava la città

che s'entrava ed usciva a suo diletto. era così colma di terra in alcuni punti, che si

Il martellar de la maggior campana poteva passare tranquillamente.

fe' piú che in fretta ognun saltar del letto, La mattina in cui arrivano i bolognesi si sparge il

diedesi a l'arma, e chi balzò le scale, grido e la rovina e ciò sveglia i modenesi in

chi corse a la finestra, e chi al pitale; maniera bruscala campana suona presto e fa

alzare dal letto tutti- risvegliarsi precipitoso detto

in maniera tutt’altro che eroica. Pitale=vaso da

notte

Chi nella fretta si è infilato una scarpa una

chi si mise una scarpa e una pianella,

e chi una gamba sola avea calzata, ciabatta, chi si era infilato solo una gamba, chi ha

chi si vestí a rovescio la gonella, indossato la gonnella al rovescio, chi ha cambiato

chi cambiò la camicia con l'amata; la camicia con l’abito dell’amata, chi prende una

fu chi prese per targa una padella padella al posto dello scudo, chi mette un secchio

e un secchio in testa in cambio di celata, in testa al posto dell’elmo e chi prende un roncone

e chi con un roncone e la corazza minacciando in piazza.

corse bravando e minacciando in piazza. 02.03.2018

La secchia rapita – il concilio degli dei

La fama è personificata che porta i giornali

La fama in tanto al ciel battendo l'ali postina

con gli avisi d'Italia arrivò in corte, Porta in giro gli eventi.

ed al re Giove fe' sapere i mali L’olimpo è la corte di Zeus, ma non è casuale.

che d'una Secchia era per trar la sorte. La fama porta gli avvisi d’Italia alla corte di Zeus e

Giove, che molto amico era a i mortali Giove(paragonato al papa) viene a sapere il destino

e d'ogni danno lor si dolea forte, della secchia.

fe' sonar le campane del suo impero Iliademolto presente in tutto il poema. Tassoni

e a consiglio chiamar gli Dei d'Omero. richiama esplicitamente il fatto che ciò che seguirà

sarà un richiamo al quarto libro dell’Iliade

Nell’olimpo ci sono le stalle da cui escono i cocchi

Da le stalle del ciel subito fuori

i cocchi uscir sovra rotanti stelle, degli Dei (ruote=stelle rotanti)

e i muli da lettiga e i corridori I muli – animali da traino rozzi – sono destinati a

con ricche briglie e ricamate selle: sostenere le lettighe, e ci sono i cavalli con briglie

piú di cento livree di servidori dorate. I cocchi sono accompagnati da maggiordomi

si videro apparir pompose e belle, e cocchieri – servitori in livrea (abito del servo)

che con leggiadra mostra e con decoro 38

seguivano i padroni a concistoro. Descrizione di una seria di Dei che si presentano al

cospetto di Giove.

Apollocorre prima di tutti, sta già sul cocchio nella

Ma innanzi a tutti il Prencipe di Delo

sopra d'una carrozza da campagna mitologia. Viene rappresentato sopra una carrozza di

venía correndo e calpestando il cielo campagna che calpesta e percorre il cielo e il suo

con sei ginetti a scorza di castagna: cocchio è guidato da 6 cavalli di razza spagnoli che

rosso il manto, e 'l cappel di terziopelo hanno il manto marrone di castagna.

e al collo avea il toson del re di Spagna: Sfarzo nell’abbigliamento – Apollo è rappresentato in

e ventiquattro vaghe donzellette questo modo: si accentua il suo modo d’essere

correndo gli tenean dietro in scarpette. vestito spagnolesco – manto rosso, cappello di velluto

e al collo ha il manto di un montone.

Apollo è il sole e quindi è attorniato dalle ore(24

donzelle)

Palladeviene avanti su una cavalla bianca, è

Pallade sdegnosetta e fiera in volto

venía su una chinea di Bisignano, vestita con un abito che lascia scoperta parte della

succinta a mezza gamba, in un raccolto gamba – abito di moda mezzo greca e mezzo ispana.

abito mezzo greco e mezzo ispano: Pallade vestita in modo strampalato, non rispecchia il

parte il crine annodato e parte sciolto canone greco, ma aggiunge elementi stravaganti

portava, e ne la treccia a destra mano un mazzo di piume d’aironi messi insiemi alla

ha

un mazzo d'aironi a la bizzarra, bizzarra e legata all’arcione aveva una scimitarra

e legata a l'arcion la scimitarra. (arma araba, uso di quest’arma diffuso anche in

spagna)

Venere con 2 cocchi, nel primo c’è lei, le 3

Con due cocchi venía la Dea d'Amore: procede

nel primo er'ella e le tre Grazie e 'l Grazie e il figlio Cupido. Il primo cocchio è tutto ai

figlio, colori dell’amore e i paggi son vestiti in bianco e

tutto porpora ed or dentro e di fuore, vermiglio.

e i paggi di color bianco e vermiglio; Nel secondo sedevano i servitori di vario rango –

nel secondo sedean con grand'onore accompagnatori come cortigiani da cappa e da

cortigiani da cappa e da consiglio, consiglio, c’è il bracciere che le da il braccio, e

colui

il braccier de la Dea, l'aio del putto, lo scalco (taglia la carne), c’è il precettore di Cupido e

ed il cuoco maggior mastro Presciutto. il mastro cuoco

Saturnomolto vecchio e pieno di catarro, si era

Saturno, ch'era vecchio e accatarrato

e s'avea messo dianzi un serviziale, fatto un clistere poco prima – sta chiuso in una lettiga

venía in una lettiga riserrato portata dai muli. Sotto il sedile ha il vaso da notte.

che sotto la seggetta avea il pitale;

Marte sopra un cavallo era montato Martesopra un cavallo che si impennava –

che facea salti fuor del naturale; rappresentato con abiti alla moda del 600

le calze a tagli e 'l corsaletto indosso, spagnolesco. Ha i pantaloni a strisce e il corpetto

e nel cappello avea un pennacchio della corazza, nel cappello un pennacchio rosso.

rosso. Celere e Bacco vengono insieme (dea del grano e

Ma la Dea de le biade e 'l Dio del vino

venner congiunti e ragionando insieme; dio del vino)

Nettun si fe' portar da quel delfino

che fra l'onde del ciel notar non teme: Nettunosi fa portare da un delfino che non ha

nudo, algoso e fangoso era il meschino, paura di nuotare tra le onde del cielo. Quadretto

di che la madre ne sospira e geme, familiare: Nettuno si presenta sporco, pieno di alghe

ed accusa il fratel di poco amore e nudo e la madre (madre terra: Rea)rimprovera

che lo tratti cosí da pescatore. Giove di trattare il fratello Nettuno in maniera poco

degna – come un pescatore

Dei assenti (dea della caccia) era nei boschi

Non comparve la vergine Diana Diana

che levata per tempo era ita al bosco della maremma – zona particolarmente selvaggia - a

a lavare il bucato a una fontana lavare il bucato in una fontana tardi quando il

torna

ne le maremme del paese Tosco; vento di tramontana girava già il suo carro e il cielo

e non tornò, che già la tramontana era già scuro.

girava il carro suo per l'aer fosco; Sapendo che non verrà, la madre (Dea Latona) va a

venne sua madre a far la scusa in scusarla da Giove mentre fa la calza a maglia Tassoni si

fretta, 39

lavorando su i ferri una calzetta. soprannomina Gasparo Salvioni per dare delle note scriveva

che Latona viene avvicinata ad una vecchia meretrice

Giunone Lucina presiede alle nascite non

Non intervenne men Giunon Lucina,

che 'l capo allora si volea lavare; interviene perché si vuole lavare la testa.

Menippo, sovrastante a la cucina Gasparo Salvioni mette una nota dicendo che queste dee che non

di Giove, andò le Parche ad iscusare partecipano perché si comportano come tante donne che trovano

che facevano il pan quella mattina, delle cose più importanti per loro.

Menippo filosofo antico che ci ha lasciato molto

indi avean molta stoppa da filare;

Sileno cantinier restò di fuori poco, che interviene spesso nei dialoghi di Luciano.

per inacquare il vin de' servidori. Interviene con un intento satirico, per schernire le

abitudini dei ricchi. Menippo fa il capocuoco nella

cucina di Giove che le parche non possono

dice

andare perché dovevano impastare il pane e perché

avevano molta stoppa da filare (filo della vita degli

uomini)

Silenosatiro che è sempre insieme a Bacco – non

va perché deve annacquare il vino dei servitori.

Salvioni annota che questo succedeva nella corte del papa

Presentazione della grande sala dove avviene il

De la reggia del ciel s'apron le porte,

stridon le spranghe e i chiavistelli d'oro; congresso degli dei come si poteva

descritta

passan gli Dei da la superba corte descrivere lo splendore delle stanze papali – i muri

ne la sala real del Concistoro: erano sottratti ai muri della morte – niente di più

quivi sottratte a i fulmini di morte splendido di questo ambiente.

splendon le ricche mura e i fregi loro;

vi perde il vanto suo qual piú lucente

e piú pregiata gemma ha l'Oriente. Fa vedere il corteo di questi personaggi –

Posti a seder ne' bei stellati palchi

i sommi eroi de' fortunati regni, all’immagine degli dei è sovrapposta l’immagine dei

ecco i tamburi a un tempo e gli prelati dove si riunisce il concistoro

oricalchi Quando si son seduti tutti, i tamburi e gli oricalchi

de l'apparir del Re diedero segni. annunciano l’apparire del re/papa (Giove) che è

Cento fra paggi e camerieri e scalchi preceduto da una serie di paggi, camerieri, scalchi,

veníeno, e poscia i proceri piú degni; magnati dell’olimpo ed Ercole con la sua mazza

e dopo questi Alcide con la mazza,

capitan de la guardia de la piazza. Ercole non era ancora guarito dalla

E come quel ch'ancor de la pazzia

non era ben guarito intieramente, pazziasventolava la mazza

per allargare innanzi al Re la via

menava quella mazza fra la gente;

ch'un imbriaco svizzero paría,

di quei che con villan modo insolente

sogliono innanzi 'l Papa il dí di festa

romper a chi le braccia, a chi la testa. Mercurio ha un cappellino che gli ha dato Giove e ha

Col cappello di Giove e con gli occhiali

seguiva indi Mercurio, e in man tenea gli occhiali – tiene in mano una borsa che contiene

una borsaccia, dove de' mortali richieste e suppliche dei sudditi.

le suppliche e l'inchieste ei raccogliea; Solitamente Mercurio è il postino degli dei, in questo

dispensavale poscia a due pitali caso ha tutte le richieste rivolte al papa(Giove) e va a

che ne' suoi gabinetti il Padre avea, depositarle in due gabinetti.

dove con molta attenzion e cura Il papa Giove, 2 volte al giorno, va ad esaminare le

tenea due volte il giorno segnatura. suppliche.

Segnatura apostolica vaticana tribunale

supremo

del papa.

Alla fine arriva Giove con le stelle trovate in testa e

Venne al fin Giove in abito reale

con quelle stelle c'han trovate in testa, sulle spalle un manto imperiale che era solito portare

e su le spalle un manto imperiale quando era festa.

che soleva portar quand'era festa; Gli viene messo in mano lo scettro pastorale.

lo scettro in forma avea di pastorale Ganimede – serve a tavola gli dei – teneva in mano la

e sotto il manto una pomposa vesta coda del manto

donatagli dal popol Sericano, 40

e Ganimede avea la coda in mano. Tutti lo salutano inchinandosi – a destra aveva il fato,

A l'apparir del Re surse repente

da i seggi eterni l'immortal Senato, a sinistra la fortuna. La morte e il tempo gli facevano

e chinò il capo umíle e riverente lo sgabello (li tiene sotto i suoi piedi)

fin che nel trono eccelso ei fu locato.

Gli sedea la Fortuna in eminente

loco a sinistra, ed a la destra il Fato;

la Morte e 'l Tempo gli facean predella,

e mostravan d'aver la cacarella. Giove gira lo sguardo – cenno di Giove – richiedendo

Girò lo sguardo intorno, onde sereno

si fe' l'aer e 'l ciel, tacquero i venti, silenziotutto l’universo si placa e lui inizia a parlare

e la terra si scosse e l'ampio seno di tutte le battaglie che hanno scosso il mondo,

de l'oceano a' suoi divini accenti. iniziando da molto lontano (guerra tra topi e rane) e

Ei cominciò dal dí che fu ripieno cita le grandi guerre della mitologia, quelle con cui gli

di topi il mondo e di ranocchi spenti, dei hanno grande familiarità.

e narrò le battaglie ad una ad una

che ne' campi seguîr poi de la luna. Ora si sta preparando una guerra maggiore

- Or, disse, una maggior se tra

n'apparecchia bolognesi e modenesi.

tra quei del Sipa e la città del Potta: Ci sarà questa guerra, si sono già rotti la testa tante

sapete ch'è tra lor ruggine vecchia volte e hanno iniziato una guerra per una secchia e

e che piú volte s'han la testa rotta; siccome questa guerra non finirà se non

ma nuova gara or sopra d'una Secchia interveniamo, succederà qualcosa di brutto chiede

han messa in campo; e se non è consiglio

interrotta,

l'Italia e 'l mondo sottosopra veggio:

intorno a ciò vostro consiglio chieggio.

- Il più anziano degli dei non è minimamente

Qui tacque Giove, e 'l guardo a un

tempo affisse interessato agli uomini

nel padre suo, che gli sedea secondo.

Sorrise il vecchio, e tirò un peto, e

disse:

- Potta, i' credea che ruinasse il mondo.

Che importa a noi se guerra, liti e risse

turban là giú quel miserabil fondo?

E se gli uomini son lieti o turbati?

Io gli vorrei veder tutti impiccati. - è d’accordo, chi è nato nella terra si arrangi –

Marte a quella risposta alzando il ciglio Marte

- O buon vecchio, gridò, son teco noi possiamo godere perché siamo nati nel cielo.

anch'io;

che importa a questo eterno alto Se Venere non me lo impedisce, renderò infelice sia

consiglio una città che l’altra

se stato è colà giú turbato o rio? Tassoni voleva dare l’idea di quanto la corte papale si

Chi è nato a perigliar, viva in periglio: interessa agli affari degli uomini

viva e goda nel ciel chi è nato Dio.

Io, se la Diva mia nol mi disdice,

l'una e l'altra città farò infelice 06.03.2018

Arcadia

Crudeli – Rolli – Metastasio all’età dell’arcadia – prima parte del 1700 (prima

appartengono

della grande stagione illuministica e illuminismo sono una la premessa dell’altra.)

arcadia

L’Arcadia fa pulizia negli approcci di rappresentazione della realtà – si pone in relazione con

l’affermazione della ragione illuministica.

Valutando le cose dal punto di vista letterario, il più grande poeta “illuminista” è Parini

diceva che Parini aveva sempre tenuto il piede anche nello stile dell’arcadia

Carducci

(leggendo le odi, si vede che questo piede è ben impiantato in terreno arcadico)

Età dell’arcadia= ultimo decennio del 600 e prima metà del 700, ma bisogna andare anche

oltre. Se ci riferiamo all’accademia dell’arcadia, che esiste tutt’oggi, continua ad influire sul

41

gusto della poesia in Italia anche successivamente. Non ci sono limiti temporali precisi per

parlare di arcadiadurante l’800 si è vista una forte impronta che deriva dai modi di fare

poesia dell’arcadia.

ARCADIA che fu fondata a Roma attorno a Cristina di Svezia – il nucleo

accademia

propagatore è romano, molto legato agli ambienti ecclesiastici romani – molti cardinali e

prelati partecipano all’attività dell’arcadia, ma ciò che è particolarmente interessante è il fatto

che l’arcadia funziona propagandosi in tutta Italia. A partire dalla sede centrale dove sta il

custode generale dell’arcadia, a partire da lì questa accademia fonda colonie in tutte le città

d’Italia. Tutto il territorio italiano (politicamente non è unito)vede il nascere di colonie

arcadiche che assumono dei nomi particolari (dal fiume che le attraversa, nomi di fiumi o

luoghi geografici latinizzati)

Per una serie di anni, da tutte le varie colonie sparse per l’Italia, venivano spediti i testi a

Roma dove venivano selezionati e pubblicati in alcuni volumetti. Nella sede madre romana,

c’è un collegamento con la curia papale – non ci sono solo cardinali, ci sono anche letterati

di vario tipo (letterati, giornalisti, poeti, nobili, dame, professionisti non nobili, avvocati,

medici, notai poetesse – molte donne presenti)

Le istituzioni accademiche, solitamente sono molto legate al territorio di provenienza – posto

dove si riunivano i nobili locali per parlare di fatti dotti della città- non c’era la volontà di unire

l’aspetto letterario. colonie

Tutti i componenti delle sanno scrivere sonetti, canzonette, tutti sanno scrivere per

le poesie d’occasione.

Età dell’arcadiapoeti più grandi e poeti meno grandi, ma tutti sapevano scrivere versi.

Chi ha il ruolo di accademici e si ritengono letterati, si sentono in obbligo a produrre versi.

Solitamente si pensa al poeta come una grande personalità individuale molto riconoscibile

dei versi, si dovrebbe riconoscere lo stampo letterario.

leggendo

Nell’epoca dell’arcadia, non spiccano grandi personalità caratteristica dominante non è

la

quella di essere unici e irripetibili, tutti si somigliano un po’ perché si va diffondendo grazie

alla rete delle colonie, si diffonde un gusto livellato e omogeneo. Non interessa tanto che i

versi scritti siano caricati dell’individualità singola – quello che viene riconosciuto e

apprezzato, è che viene apprezzato il linguaggio parlato e compreso da tutti.

Nella poesia dell’arcadia, ci sono temi ricorrenti: per esempio il tema della partenza

(fotografia del momento in cui gli innamorati si separano) voleva dire un poeta che

cosa

cantava questo tema per l’ennesima volta?

Non si annoiava mai, la novità consisteva nel trovare un’immagine nuova per descrivere

questa situazione della partenza – inventare una maniera metrica (ritmo della poesia) diversa

da quelli a cui si associava quella poesia.

Il concetto di novità non riguarda il tema, ma il modo in cui è espresso il tema.

Poeti innovatoripoeti che hanno creato nuove forme metriche. (nuovo modo di fare poesia di

Savioli, Solitario Bosco Ombroso di Rolli, inventa una nuova forma metrica – inventa

l’endecasillabo cercando di fare il ritmo del verso catulliano.

Rolli non inventa nulla, ricalca Catullo apprezzato moltissimo, gli arcadi pensano che si

è

debba ritornare alla grazia, alla limpidezza e all’ordine della poesia antica (visione ideologica

dell’antico)

Poeta che non solo ridà la materia catulliana, ma da anche il ritmo originale di quei versi

catulliani – sulla base di questo ritmo, a volte inventa anche di suo. Da a questa poesia una

nuance d’antico che piace moltissimo negli anni dell’arcadia. Questo significa che, quella

novità di cui si parlava, poteva essere ricostruita attorno alle forme (ritmi dati principalmente

dalla metrica)

Le accademie designavano un tema sul quale tutti dovevano esibirsi – ‘la salubrità dell’aria’ di

Parini, nasce perché l’accademia dei trasformati, di cui faceva parte, aveva dettato il tema

dell’aria – non solo Parini recitò dei versi o della prosa riguardo l’aria. I poeti erano chiamati a

fare questo anche per ragioni encomiastiche –

Modo totalmente lontano da come recepiamo noi la poesiase vogliamo leggerla, partiamo

dal presupposto che ci coinvolga e ci interessi – attraverso quella poesia vogliamo sapere

cosa pensa e cosa vuole comunicare il poeta. 42

Il poeta è sempre stato paragonato ad una persona un po’ strana e un po’ a modo suo, non

conformista. È un personaggio astratto – la poesia è un obbligo socialein quella società, nei

ceti privilegiati

Poesia d’occasione non significa poesia di scarsa qualità.

Rolli è un grande mediatore culturale Inghilterra pubblicò molti testi della letteratura

in

italiana, tra cui un testo che in Italia non era stato pubblicato.

Ciò che domina è la musica e il ritmo sempre uguale nella composizione dell’opera. Poesia per

essere musicata – questa canzonetta è stata musicata in tutta Europa.

Discorso del ritmomolto più generale, tutte queste poesie sono poesie che vengono esibite

e fruite in contesti sociali (accademia – posto in cui uomini e donne si riuniscono, qualcuno

recita i propri versi, gli altri ascoltano e commentano) Canzonette: molti testi si potevano

musicare dice di averla sentita cantare dalla madre – questo tema ci suggerisce che

Goethe

siamo nell’età dei melodrammi Metastasiani a questi melodrammi, l’italiano era la

grazie

lingua associata alla musica in tutta Europa.

Questa canzonetta si capisce che è stata creata per essere musicataritmo ripetitivo

Rolli – Solitario bosco Struttura molto semplice

ombroso di ottonari, 2° e 4° verso sono in rima con una

quartina

parola tronca (una sillaba in meno) le tronche in consonanti si

Solitario bosco ombroso, affermano in questi anni.

a te viene afflitto cor, Tutte strofette di 4 versi in qui 2^ e 4^ rima sono in rima

per trovar qualche riposo tronca senso di pulizia, poesia lineare, immediatamente

da

fra i silenzi in questo orror comprensibile attraverso il suono.

Ogni oggetto ch’altrui piace Non ci sono enjambement verso coincide con il

ogni

Per me lieto più non è: segmento sintattico contribuisce alla linearità del

tutto

ho perduta la mia pace, testo.

son io stesso in odio a me.

La mia Fille, il mio bel foco, Tema della partenza

dite, o piante è forse qui?

Ahi! La cerco in ogni loco;

eppur so ch’ella partì

Quante volte, o fronde Quante volte sono venuto sotto quest’ombra con la mia

grate, amata

la vost’ombra ne coprì! Quanto è passato in fretta quel tempo

Corso d’ore sì beate

quanto rapido fuggì!

Dite almeno, amiche fronde, Lui parla alle fronde e sembra che le fronte lo rassicurino.

Se il mio ben più rivedrò: Il suo ben: modo di chiamare l’amata.

Ah! Che l’eco mi risponde Lei non c’è, lui non sente nulla, ma gli sembra che quel vento

E mi par che dica no. gli restituisca la voce di lei

Sento un dolce mormorio; Sente un sospiro che gli dice che lei tornerà

un sospir forse sarà

un sospir dell’idol mio,

che mi dice tornerà.

Ah! ch’è il suon del rio, che In realtà si rende conto che è il rumore delle acque che

frange sgorgano in un ruscello. Trasferisce sul rumore delle acque il

fra quei sassi il fresco umor suo sentimento per la lontananza della donna.

e non mormora ma piange

per pietà del mio dolor

Ma se torna, vano e tardo Se torna, il suo ritorno sarà inutile perché il suo dolce

Il ritorno, oh Dei! sarà; sguardo sarà rivolto al suo cenere. (argomento di cui si

chè pietoso il dolce sguardo ricorderà Foscolo)

sul mio cener piangerà 43

Come Petrarca, Rolli si trova a frequentare luoghi della natura che prima aveva frequentato

con l’amata e ora lei non c’è. Natura orrorosa, non rassicurante senza la presenza della donna

amata. La natura ci appare in veste cupa e ciò viene racchiuso nel termine ‘orrore’ anche

questo termine ha riferimenti petrarcheschi.

Questa poesia tratta il tema della partenzadi questo tema aveva scritto anche Metastasio

Strofette costituite da 2 quartine

Ecco quel fiero istante;

Nice, mia Nice, addio.

Come vivrò, ben mio,

così lontan da te? Ecco, è arrivato quel momento crudele, addio, Nice, mia cara Nice. Come potrò

mai vivere, amore mio, così lontano da te? Io vivrò sempre dolorosamente, non

Io vivrò sempre in pene, starò mai più bene; e tu, chissà se ti ricorderai mai più di me

io non avrò più bene;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Soffri che in traccia Permetti almeno che il mio pensiero in cerca della pace che ho ormai perduto,

almeno venga il mio pensiero, che insegue le impronte dei tuoi piedi. Durante il tuo

di mia perduta pace percorso, mi avrai sempre vicino, e tu chissà se ti ricorderai mai di me!

venga il pensier seguace

su l'orme del tuo piè.

Sempre nel tuo cammino,

sempre m'avrai vicino;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Io fra remote sponde Io camminando triste in luoghi lontani, chiederò continuamente ai sassi dov’è la

mesto volgendo i passi, mia ninfa, la mia amata. Giorno dopo giorno, continuerò sempre a chiamarti ad

andrò chiedendo ai sassi, ogni ora, e tu chissà se ti ricorderai mai di me!

la ninfa mia dov'è?

Dall'una all'altra aurora

te andrò chiamando

ognora,

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Io rivedrò sovente

le amene piagge, o Nice, O Nice, io rivedrò spesso i bei luoghi, dove vivevo felice, quando vivevo con

dove vivea felice, te. Tantissimi ricordi saranno per me motivo di sofferenza, e tu chissà se ti

quando vivea con te. ricorderai mai di me! Dirò: “Ecco quella fontana dove si arrabbiò molto con me,

A me saran tormento ma poi in segno di pace, mi diede la sua mano come pegno”. Qui si viveva di

cento memorie e cento; speranza; là si soffriva insieme per amore; e tu chissà se ti ricorderai mai di me!

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Ecco, dirò, quel fonte,

dove avvampò di sdegno,

ma poi di pace in pegno

la bella man mi diè.

Qui si vivea di speme;

là si languiva insieme;

e tu, chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Quanti vedrai giungendo Quanti uomini vedrai mentre arrivi alla tua nuova abitazione, quanti che ti

al nuovo tuo soggiorno, verranno intorno offrendoti amore e fedeltà! Oh Dio! Chissà se tra tante dolci

quanti venirti intorno attenzioni e pianti, oh, Dio, chissà se ti ricorderai mai di me!

a offrirti amore e fé!

Oh Dio! chi sa fra tanti

teneri omaggi e pianti,

oh Dio! chi sa se mai

ti sovverrai di me! 44

Pensa qual dolce strale, Cara, pensa che piacevole freccia lasci nel mio petto, pensa che Fileno [= il poeta

cara, mi lasci in seno: stesso] ti amò senza sperare in una ricompensa. Vita mia, penso a questo addio

pensa che amò Fileno crudele e rovinoso; pensa… ah, chissà se ti ricorderai mai di me!

senza sperar mercé:

pensa, mia vita, a questo

barbaro addio funesto;

pensa... Ah chi sa se mai

ti sovverrai di me!

Petrarca – Rolli – Alfieri delle tessere comuni che compaiono in tutti i versi, ma

hanno

assume significati diversi.

Rollimancanza di profondità di riflessione, di meditazione religiosa presente in Petrarca, non

c’è preoccupazione per la sorte dell’anima del poeta.

Alfieriutilizza questa lingua poetica per dire di sé in maniera originale – fa sua la materia

letteraria e rivive lingua di Petrarca

Alfieri – Tacito orror di solitaria selva Il silenzioso orrore causato da un bosco solitario mi allieta il cuore di

Tacito orror di solitaria selva una tristezza così dolce che nessuna delle belve feroci che lo

di sì dolce tristezza il cor mi bea, abitano si rallegra all’interno di essa come me.

che in essa al par di me non si ricrea

tra’ figli suoi nessuna orrida belva. E quanto più il mio piede si inoltra all’interno della selva, tanto più

E quanto addentro più il mio piè s’inselva,

tanto più calma e gioja in me si crea; dentro di me nascono calma e gioia; cosicchè ricordando com’ero

onde membrando com’io là godea, felice là, spesso la mia mente di nuovo si rifugia nella selva.

spesso mia mente poscia si rinselva.

Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso Esce tutta la personalità del poeta – connotazioni storiche che ci

mende non vegga, e più che in altri assai; colloca dentro la personalità e l’epoca di Alfieri. Non odia gli uomini e

né ch’io mi creda al buon sentier più appresso: non è che non vede dei difetti in se stesso, è solo che in quel

momento si sente meno oppresso dalla tirannide che annienta la sua

epoca.

MATRICE PETRARCHESCA- non rimane un’imitazione, è una

reinterpretazione dei temi per descrivere una personalità e un’epoca

totalmente diverse.

ma, non mi piacque il vil mio secol mai: ma non mi è mai piaciuta la mia epoca poco coraggiosa e, poiché

e dal pesante regal giogo oppresso, sono schiacciato dalla pesante oppressione dei sovrani, le mie

sol nei deserti tacciono i miei guai. sofferenze hanno una pausa solo nei luoghi deserti.

La sofferenza si connota come la sofferenza che viene dal suo odio

si

verso la tirannide sente al riparo dal suo dolore soltanto quando

è nei luoghi deserti, riesce ad evadere dal pesante giogo che

opprime il suo secolo

Rollirepertorio diffuso nella poesia dell’Arcadia

Tema delle 4 stagioni – fa parte del repertorio che i poeti erano chiamati a cantare.

I poeti erano chiamati a cantare non solo la scansione delle stagioni, ma anche la poesia che canta le ore del giorno

(Parini – Il giorno) 45 07.03.2018

Metastasio poeta dell’arcadia

grande

Stereotipo dell’italiano che canta sempre deriva dal melodramma metastasiano.

Melodramma= grande fortuna della lingua italiana in Europa.

Il melodramma è costituito da 2 parti:

- il recitativo parte recitata e non cantata

la

- aria o arietta nella quale il cantante esprime tutto il suo virtuosismo canoro.

parte

A questo genere del melodramma si associa la fenomenologia del virtuosismo dei cantanti – i

cantanti dovevano essere contenti di cantare quell’opera specifica – ogni cantante doveva

esprimere la propria bravura attraverso un certo numero di arie. C’era una forma di vita di

questi testi che doveva rispettare certe regole.

Siamo nell’epoca in cui è molto rilevante il virtuosismo dei cantanti cantanti si da la

ai

possibilità di esibire la propria professionalità.

I recitativi terminano in arie – le arie sono costruite su una forma metrica chiusa – poche

strofette brevi (come le strofe delle canzonette) – culmina nel senso che lì ci sono i

sentimenti, la psicologia, il dramma dei personaggi.

Ciò che interessa agli spettatori, sono gli aspetti sentimentali rappresentati.

Le ariette, costituite come strofette come canzonette e vanno pensate accompagnate dalla

musica, condensano tutti gli elementi sentimentali e gli elementi psicologici dei personaggi.

Molte di queste ariette che intendevano riunire la verità (di carattere generale che può essere

condivisa da tutti quelli che ascoltano)è facilmente ricordabile.

Caratteristica delle situazioni melodrammatiche metastasianequesti personaggi che

atteggiamento di

intervengono nei melodrammi, spesso esprimono nelle ariette un

esitazione.

Canzonette di Metastasiofar vedere come funziona la rimeria arcadica

Le canzonette scritte a Vienna, ‘la libertà’ nel 1723 e ‘la palinodia’ nel 1746

La libertà si riferisce alla libertà nei confronti di Nice – era innamorato di lei, le catene d’amore

lo bloccavano.

Schema di bipartitemolto usato nello schema dell’arcadia. – questo sistema da un ritmo molto

musicale

Grazie agl'inganni tuoi, a

al fin respiro, o Nice, b si usano sempre nomi pastorali – nomi finti che i poeti

al fin d'un infelice danno a sé e alle

ebber gli dei pietà: b donne di cui parlano

c t

sento da' lacci suoi, a Il primo verso fa rima con il primo verso della prima

sento che l'alma è sciolta; quartina,

non sogno questa volta, d coppia di versi parisillabi

non sogno libertà. d

c ultima quartinacollegata all’ultima quartina del primo

t

verso

Sento che finalmente la mia anima è sciolta da quei lacci che mi

legavano a te

Mancò l'antico ardore, Fenomenologia di chi si sente libero da questi lacci

e son tranquillo a segno, L’antico amore è venuto a mancare e io non devo fingere di

che in me non trova provare amore, sono indifferente.

sdegno

per mascherarsi amor.

Non cangio più colore Non cambio più colore se sento parlar di te,

quando il tuo nome non mi giro e non mi batte più il cuore

ascolto;

quando ti miro in volto

più non mi batte il cor.

Sogno, ma te non miro Ti sogno, ma non sei sempre nei miei sogni

sempre ne' sogni miei;

mi desto, e tu non sei 46

il primo mio pensier

Lungi da te m'aggiro Lei gli è indifferente

senza bramarti mai;

son teco, e non mi fai

né pena, né piacer.

Di tua beltà ragiono, Posso parlare della tua bellezza senza sentirmene interessato, non

né intenerir mi sento; mi so sdegnare per i torti che mi hai fatto.

i torti miei rammento,

e non mi so sdegnar.

Confuso più non sono Posso addirittura parlare di te con il mio rivale – colui che mi ha

quando mi vieni appresso; sostituito

col mio rivale istesso

posso di te parlar.

Volgimi il guardo altero, fai una cosa o l’altra – guardami serenamente o severamente

parlami in volto umano; a questi due atteggiamenti diversi, corrispondono gli altri 2 versi

il tuo disprezzo è vano, della quartina.

è vano il tuo favor; Atteggiamento estremamente razionale – si ragiona in maniera

limpida, senza essere coinvolti – terreno preparato per

l’illuminismo.

che più l'usato impero Qualsiasi atteggiamento tu abbia verso di me, sarò indifferente

quei labbri in me non perché le tue labbra e le tue parole non hanno più l’effetto

hanno; impositivo che avevano precedentemente.

quegli occhi più non sanno Geometria dei sentimenti

la via di questo cor.

Quel, che or m'alletta, o ciò che mi da piacere o ciò che mi spiace e che mi rende lieto o

spiace. mesto dipendono più da te

non

se lieto o mesto or sono,

già non è più tuo dono,

già colpa tua non è:

che senza te mi piace Prima, quando era con lei, tutta la natura era apprezzata perché

la selva, il colle, il prato; c’era lei. Ora ha un rapporto diretto con la natura- può provare

ogni soggiorno ingrato piacere/noia anche stando senza di lei

m'annoia ancor con te.

Odi, s'io son sincero; Sono sincero, sei bella, ma non come ti vedevo quando ero

ancor mi sembri bella, innamorato

ma non mi sembri quella,

che paragon non ha.

E (non t'offenda il vero) Non offenderti, ma adesso vedo anche qualche difetto che prima

nel tuo leggiadro aspetto mi sembravano bellezze

or vedo alcun difetto,

che mi parea beltà.

Quando lo stral spezzai, Analisi della psicologia – linguaggio della tradizione amorosa ha

(confesso il mio rossore) deciso di rompere lo strale d’amore e in quel momento gli

spezzar m'intesi il core, sembrava di spezzare il suo cuore.

mi parve di morir.

Ma per uscir di guai, Pur di smettere di soffrire e riacquistare la capacità di decidere

per non vedersi oppresso, per me stesso, si può soffrire.

per racquistar se stesso

tutto si può soffrir.

Nel visco, in cui s'avvenne similitudine con l’uccellino – riesce a sfuggire al vischio del

47

quell'augellin talora, cacciatore, si libera da quella colla perdendo qualche penna, ma

lascia le penne ancora, riacquista la libertà.

ma torna in libertà:

poi le perdute penne Poi in pochi giorni ricrescono le penne e da questa esperienza

in pochi dì rinnova,, diventa più cauto e non si fa più tradire – metafora per spiegare

cauto divien per prova gli inganni con cui Nice l’ha tradito

né più tradir si fa.

So che non credi estinto versi molto acuti per analizzare la psicologia – lui sa benissimo

in me l'incendio antico, che Nice pensi che lui tuttora la ami perché continua a parlarne.

perché sì spesso il dico,

perché tacer non so:

quel naturale istinto, In realtà ciò che lo continua a far parlare è l’istinto naturale che

Nice, a parlar mi sprona, ciascuno prova quando scappa da qualche rischio.

per cui ciascun ragiona Analisi razionale del comportamento umano.

de' rischi che passò.

Dopo il crudel cimento Ora si paragona al guerriero che ha attraversato una dura

narra i passati sdegni, battaglia in cui è rimasto ferito e poi si gloria per essere

di sue ferite i segni scampato.

mostra il guerrier così.

Mostra così contento Lo schiavo liberato dalle catene mostra volentieri la catena

schiavo, che uscì di pena, spezzata che lo teneva in schiavitù.

la barbara catena,

che strascinava un dì.

Parlo, ma sol parlando Lui parla per se stesso, non per lei. Vuole soddisfare se stesso.

me soddisfar procuro; Non gliene importa niente che lei presti fede in ciò che lui dice

parlo, ma nulla io curo

che tu mi presti fé

parlo, ma non dimando Parla senza preoccuparsi se lei approva ciò che dice o se è

se approvi i detti miei, tranquilla

né se tranquilla sei

nel ragionar di me.

Io lascio un'incostante; CONSIDERAZIONE FINALE definisce in maniera definitiva

Si

tu perdi un cor sincero; l’atteggiamento di lui e di lei – schiaffo morale dato a Nice.

non so di noi primiero Io lascio una persona che mi ha ingannato, tu sappi che perdi un

chi s'abbia a consolar. cuore sincero. – non so chi ci rimette di meno e chi di più.

So che un sì fido amante Sicuramente lei non troverà un altro amante fedele come lui,

non troverà più Nice; mentre lui potrà avere a che fare con altre donne che potranno

che un'altra ingannatrice ingannarlo

è facile a trovar.

Analisi lucida e razionale della psicologia umana le forme arcadiche, si nasconde un

dentro

razionalismo molto diverso dallo spirito dei poeti barocchi nella scrittura dei sonetti sugli

orologi. Modo molto studiato e molto preciso per costruire queste simmetrie prova di

la

questa professionalità del poeta che riesce a fare queste costruzioni precise e controllate è

nella Palinodia. Queste costruzioni così razionali e formalmente controllate possono essere

anche rovesciate nei contenuti.

Palinodia = ritrattazione – Metastasio si rivolge nuovamente a Nice, scrive una canzonetta che

segue lo stesso schema metrico, ma ogni verso della canzonetta che scrive, termina con la

stessa parola che aveva utilizzato nel corrispondente verso de ‘la libertà’.

Placa gli sdegni tuoi; 48

perdono, amata Nice;

l'error d'un infelice

è degno di pietà.

È ver, de' lacci suoi

vantai che l'alma è sciolta;

ma fu l'estrema volta

ch'io vanti libertà. è vero che io pretesi di celare il mio antico ardore che cercai di

È ver, l'antico ardore

celar pretesi a segno mascherare lo sdegno

che mascherai lo sdegno,

per non scoprir l'amor: Ma che io cambi o no colore, ognuno si rende conto di come sta il

ma cangi o no colore,

se nominar t'ascolto mio cuore

ognun mi legge in volto

come si sta nel cor. Quando è sveglio, la vede ovunque.

Pur desto ognor ti miro,

non che ne' sogni miei; Quando non c’è, lei se la dipinge nel pensiero

che ovunque tu non sei

ti pinge il mio pensier. Non pensa ad altro che a lei

Tu, se con te m'aggiro,

tu, se ti lascio mai,

tu delirar mi fai

di pena o di piacer.

Di te s'io non ragiono,

infastidir mi sento,

di nulla mi rammento,

tutto mi fa sdegnar. Sono talmente abituato a nominarti, che finisco col parlare di te

A nominarti io sono

sì avvezzo a chi anche con il mio rivale

m'appresso

che al mio rivale istesso

soglio di te parlar È completamente dipendente dal suo sguardo altero o dal suo

Da un sol tuo sguardo

altero, detto umano

da un sol tuo detto umano

io mi difendo in vano,

sia sprezzo o sia favor. Totalmente dipendente da lei

Fuor che il tuo dolce

impero,

altro destin non hanno,

che secondar non sanno

i moti del mio cor. Tutto ciò che non viene da te, diventa oggetto di sofferenza

Ogni piacer mi spiace

se grato a te non sono;

ciò, che non è tuo dono,

contento mio non è.

Tutto con te mi piace,

sia colle, o selva, o prato;

tutto è soggiorno ingrato

lungi, ben mio, da te.

Or parlerò sincero:

non sol mi sembri bella,

non sol mi sembri quella,

che paragon non ha;

ma spesso, ingiusto al

vero,

condanno ogni altro

aspetto;

tutto mi par difetto,

fuor che la tua beltà. Ho provato a spezzare quello strale, ma mi sembrava di morire

Lo stral già non spezzai;

che in van per mio rossore

trarlo tentai dal core, 49

e ne credei morir.

Ah, per uscir di guai,

più me ne vidi oppresso;

ah di tentar l'istesso

più non potrei soffrir.

Nel visco, in cui s'avvenne

quell'augellin talora,

scuote le penne ancora

cercando libertà;

ma in agitar le penne

gl'impacci suoi rinnova;

più di fuggir fa prova,

più prigionier si fa.

No, ch'io non bramo

estinto

il caro incendio antico;

quanto più spesso il dico,

meno bramar lo so.

Sai che un loquace istinto

gli amanti ai detti sprona;

ma, fin che si ragiona,

la fiamma non passò. Il guerriero non esce dalla battaglia, ma torna sempre

Biasma nel rio cimento

di Marte ognor gli sdegni,

e ognor di Marte ai segni

torna il guerrier così. Lo schiavo torna contento perché non riesce a liberarsi della

Torna così contento

schiavo, che uscì di pena, catena

per uso alla catena,

che detestava un dì.

Parlo, ma ognor parlando

di te parlar procuro;

ma nuovo amor non curo,

non so cambiar di fé:

parlo, ma poi dimando

pietà dei detti miei;

parlo, ma sol tu sei

l'arbitra ognor di me. La implora a tornare da lui.

Un cor non incostante,

un reo così sincero

ah l'amor tuo primiero

ritorni a consolar. In lui non può trovare uno spirito ingannatore

Nel suo pentito amante

almen la bella Nice

un'alma ingannatrice

sa che non può trovar. Quartina aggiunta – se mi dai un pegno di pace, quanto io ho

Se mi dai di pace un

pegno, cantato in forma di sdegno, voglio cantarlo in forma di amore.

se mi rendi, o Nice, il cor,

quanto già cantai di

sdegno,

ricantar vogl'io d'amor.

Le tessere possono essere spostate e ricollocate della novità – il materiale è

concezione

quello, ma si può cambiare il segno con cui si affronta il tema. Le persone si parlano e si

ascoltano attraverso i versi e attraverso la musica.

Poesia che può essere classificata sotto l’etichetta della leggerezza e della semplicità

di una mentalità razionalistica, mentalità che vuole scavare nell’animo umano

riflesso

togliendo il mistero. Dentro questi versi, si può riconoscere chiunque: sono la fotografia di

atteggiamenti psicologici di tutti. Vengono esternati e ci si riconosce in questi.

50

Arcadiaconnotato come qualcosa di poco profondo, superficiale, ripetitivo, accademico.

Sembra un tipo di letteratura che ripete sempre se stessa, non si distinguono le diverse

personalità.

Rivalutazione dell’accademia dell’arcadia – liberarla dagli insulti dei quali era stata ricoperta

nel 600 e nel 700.

Elemento importante dei versi

musicalità

Carducci nella seconda metà del 1800 inizia a rivalutare l’arcadia.

Benedetto Croce, subito dopo la fine del fascismo, scrisse che dal punto di vista umanista

degli arcadi, nell’arcadia si è sviluppata una poesia sulla poesia – si rimettono in circolo delle

forme antiche.

Durante l’arcadia si riesce ad usare con estremo razionalismo e lucidità mentale il

razionalismo della poesia.

Questa poesia ha unificato il linguaggio letterario – la geografia letteraria è molto omogenea

tutte le parti d’Italia si arriva a parlare uno stesso linguaggio – motivo importante in una

in

condizione politica dell’Italia prima dell’unità politica.

Tutti i letterati parlano la stessa lingua, anche a costo di rimetterci in personalità emergenti.

Dal punto di vista sociologico, corrisponde un grandissimo ampiamento del pubblico della

poesia – non è un pubblico passivo ascolta i versi, li produce anche. Chi sa produrre

chi

versi, fa si che i ceti sufficientemente alfabetizzati producono i versi e si parlano tra di loro

attraverso i versi. L’età dell’arcadia è stata rivalutata

Nella produzione lirica di Parini, lavorano molto le forme tipiche dell’arcadico e gli apparati

dell’immaginario arcadico – immaginario che si era basato a lungo sul mondo pastorale, sulla

natura incontaminata. 08.03.2018

In virtù degli elementi caratteristici della poesia dell’arcadia, non si può parlare di una netta

separazione tra illuminismo e arcadia.

La poesia non ha quella centralità che ha sempre avuto nella tradizione letteraria.

Nell’illuminismo si fanno avanti dei generi che appartengono alla prosa – generi che hanno a

che fare con il dibattito filosofico (scrittura di saggi dai giornalisti – prosa giornalistica – si

diffonde la lettura dei giornali che sono sede di dibattiti di ogni genere che

dibattiti

accompagnano l’età delle riforme. I principi di tutta Europa, soccorsi dalla collaborazione con i

filosofi, mettono in campo una serie di riforme su tutti i terreni)

Pensando all’aspetto letterario affiancata da un forte incremento di prosa –

poesia

fondazione de ‘il Café’, giornale fondato dai fratelli Verri. Nella città di Milano in cui viene

generato il trattato di Beccaria ‘Dei delitti e delle pene’ che si scaglia contro la tortura e la

pena di morte – Pietro Verri ha contribuito alla stesura del testo.

Accademia dei pugni di amici che si riunivano in casa Verri e si confrontano senza

gruppo

istituire un’accademia istituzionalizzata – volontà di cambiare le istituzioni culturali di Milano.

Accademia dei pugni – in contrapposizione con l’accademia dei trasformati (dove opera Parini)

Verri inizialmente sta dentro l’accademia dei trasformati, poi mostra dei motivi di insofferenza

e fonda l’accademia dei pugni.

Milano e Napoli della cultura filosofica illuminista

capitali

Milano – opera anche Parini (poeta maggiore nella poesia dei quali si vedono certi caratteri

dell’illuminismo.

La pulizia fatta dall’arcadia pone le basi per la poesia di Parini che immette in queste forme

che non hanno più nulla dell’epoca barocca – poesia impegnata.

L’illuminismo di Parini non è coincidente con quella dei fratelli Verri e degli illuministi avanzati,

Parini si colloca all’interno delle idee dell’illuminismo con una posizione sua particolare e

originale dovuta ad una formazione e collocazione sociale e culturale molto

personaggi

diversi dal punto di vista sociale.

Ode in cui si vede l’origine arcadica di Parini – La salubrità dell’aria, La vita rustica (conosciuta

anche come ‘la libertà campestre’Parini da il senso di vita nei campi come vita libera dai

ritmi della città – mito della campagna contrapposto al mito della città. Campagna= luogo

idealizzato dai poeti, si costruisce il mito secondo il quale la campagna è il luogo della

serenità, il luogo della pace, dove non ci sono le angosce dal fatto di essere un luogo meno

ameno. Nella campagna, i poeti non sono oppressi da quelli che comandano. I poeti si

51

identificano con i contadini perché si specchiano in questa figura di personaggi che non

devono rispondere alle richieste dei potenti.

Odi che scaturivano da temi proposti dall’accademia dei trasformati.

Parini nutre questo mito della campagna libera dal potere anche perché ha delle ragioni

sociologiche forti che lo portano a trovarsi bene all’interno di questo mito. Lui è nato nella

Brianza – regione collinare, amena dove c’è un paesaggio collinare e dove c’è un lago di

Pusiano (nell’ode lo chiama Eupili, nome antico)

Nasce in una famiglia non ricca, studia nell’unica maniera consentitagli – non ha la stessa

origine sociale degli altri illuministi (Verri, Beccaria nobiltà – da generazioni fanno parte

alta

dell’amministrazione statale di Milano)

Parini viene dalla campagna, per poter studiare si fa prete. Dalla campagna immigrerà nella

città, si inurberà accedendo ad una realtà sociale subalterna – sarà precettore nella casa dei

nobili.

Campagna che sta intorno a Milano nella pianura Padana dalla Brianza

siamo diversa

(caratterizzata anche per la sua morfologia, sono territori collinari – caratterizzata da una

piccola proprietà agricola Milano ci sono grandi proprietari terrieri.) Spiegazione della

a

concezione di libertà di Parini nei confronti della Brianza.

Riflessione più profonda dell’ode che provoca l’insalubrità dell’aria sono le risaie e il

ciò

sistema delle marcite che sono attorno a Milano – agricoltura che può essere fatta solo in

pianura grazie a grandi investimenti agrari.

Sistema delle marcite serve per avere più tagli di fieno durante l’anno – allagamento dei

campi qui l’aria malsana grandi proprietari terrieri che stanno attorno a Milano usano

da i

il sistema delle marcite per un sistema capitalista: guadagnano di più. La logica economica

che presiedeva al sistema delle risaie e delle marcite era una logica di tipo capitalistico, logica

denunciata da Parini

Le forme arcadiche che si vedono nella descrizione idillica dei campi – si vedono nella

formulazione metrica delle odi

Denuncia di carattere sociale di una condizione sociale personale dentro queste

svelamento

forme – prende posizione rispetto a certi fenomeni sociali-economici che avvenivano nel suo

tempo.

Problema della salubrità dell’aria anche dagli illuministi nel giornale ‘il cafè’

trattato

considerando l’aspetto economico (i nobili devono darsi da fare per essere produttivi) senza

dover rinunciare alle condizioni di salute civile.

Parini non vede la possibilità di far combaciare le tendenze economiche sociali del tempo –

idee precise su come dovrebbe essere collocata l’agricoltura nei confronti dell’economia.

Il giorno – poemetto satirico che esprime le idee di Parini – dopo il pranzo, c’è un discorso tra

le persone che partecipano al pranzo che c’erano persone che si accaloravano nel

riferisce

magnificare l’intensificazione delle relazioni economiche-commerciali – la società si sta

rialzando dalla crisi economica-sociale del 1600.

Parini in quei versi ci fa capire che, coloro che son diventati i paladini del commercio, non

capiscono che la vera vocazione dell’Italia è una vocazione agricola e che bisognerebbe

incrementare il progresso dell’agricoltura mantenendo questa connotazione agricola. Parini

dice tutto ciò facendo ricorso ad un linguaggio neoclassico. Sempre nel riferire i discorsi della

mensa del giovin signore, depreca il lusso molto dibattuta, si trova discussa

questione

anche nelle pagine del café e rispecchia un dibattito molto più vasto=questione della bontà

del lusso. Quelle stesse persone che sono sostenitrici dell’ideologia del progresso e del

commercio sono sostenitrici dell’industria del lusso – Mandeville sostiene che i vizi privati

erano condannati dal moralismo – non era totalmente da condannare perché si dava lavoro ai

produttori di beni di lusso faceva girare l’economia (la circolazione di questi tipi di beni

si

che fomentano l’import-export – si cercava di favorire l’industria italiana e in generale gli

illuministi del cafè si schieravano a favore dell’industria del lusso – sia per chi comprava che

chi produceva.

Anche su questo tema, Parini prende la parola e si schiera contro questa idea perché agisce in

lui il suo essere cristiano – attaccato a dei valori tradizionali che deprecano l’idea che

l’arricchimento e il lusso sia un qualcosa di moralmente accettabile.

52

Quando fu dato come tema la seta nell’accademia dei trasformati- una delle più importanti

industrie della Lombardia- Parini risponde a questa richiesta accademica di cantare la seta, lo

fa con un sonetto accusando il baco da seta che porta la Lombardia a darsi ai beni di lusso a

discapito dei materiali poveri – canapa.

Parini presenta il pericolo che anche i contadini vogliano vestirsi di seta facendoli diventare

avidi e avari – il contadino rinuncia alle opere di Aracne (smette di fare i tradizionali lavori di

tessitura del lino e della canapa – piante che si usavano nelle campagne per fare i fili per i

tessuti) e ricorre al mercato della seta. Questi contadini che vivevano felicemente

nell’economia di autoconsumo –

Logica del mercato che minaccia di entrare nelle campagne per colpa del baco= importato

dalla Cina (verme infelice), l’uomo ripone le sue aspettative in un verme che viene a

distruggere l’universo morale che si collega al mondo contadino.

Nel 1791 raccoglie le odi in un libro. Il termine ode non risponde ad una forma metrica. La

musicalità dei ritmi non arriva alla cantabilità dei testi precedenti. Pur andando alla ricerca di

una marcata ritmicità, invitano però ad una riflessione molto più profonda sui contenuti.

ODE salubrità Tutti settenari piani

La Esordisce mettendo in evidenza la bontà della sua aria – aria della

dell’aria campagna che gli ha dato la vita.

Oh beato terreno

Del vago E mio, Parini si vede immerso nella sua campagna natia, è come se ci volesse

UPILI

Ecco al fin nel tuo seno descrivere un suo rimetter piede in quella terra: è come se arrivasse lì

M’accogli; e del natìo dopo aver trascorso una settimana in città e tira un sospiro di sollievo

Aere mi circondi; 5

E il petto avido inondi. Prima ha detto petto inondato dall’aria. Ora fa riferimento ai polmoni

(termine inusuale per il contesto lirico) – inserimento di termini del

linguaggio scientifico.

polmon

Già nel capace Filosofia sensistica la nostra conoscenza parte dai sensi e

tutta

Urta sè stesso e scende dalle sensazioni.

Quest’etere vivace, La filosofia sensistica ha messo in circolo un linguaggio scientifico –

Che gli egri spirti Parini si è inappropriato di questi termini unendo un immaginario

accende, 10 classico (Eupili, figurazioni mitologiche), ma c’è anche un linguaggio

E le forze rintegra, scientifico moderno.

E l’animo rallegra. Modalità di descrivere il respiro scientifico, vorrebbe farci

modo

vedere il meccanismo fisiologico dell’aria frizzante che entra a forza

dentro il polmone.

Immissione nel polmone dell’aria fresca – fa rinvenire gli spiriti malati.

Dall’effetto fisiologico, si passa agli effetti emozionali che

descrizione

fa tesoro degli aspetti fisiologici e scientifici.

Però ch’austro scortese Spiegazione delle motivazioni dell’aria buona della Brianza.

Quì suoi vapor non mena: C’è aria buona perché il vento umido di scirocco non porta i suoi vapori

E guarda il bel paese 15 molesti ed è protetta anche dai venti gelidi del nord.

Alta di monti schiena,

Cui sormontar non vale

Borea con rigid’ ale.

Nè quì giaccion paludi, E poi non ci sono paludi ci sono quei vapori umidi, pieni di cose

non

Che dall’impuro letto 20 nocive che provengono dalle evaporazioni delle paludi e mandano

Mandino a i capi ignudi nuvole infette ai contadini

Nuvol di morbi infetto: Risaie e marcite malaria

E il meriggio a’ bei colli Il sole alto del pomeriggio asciuga i colli.

Asciuga i dorsi molli.

Pera colui che primo 25 Maledizione utilizzando la concezione classica – dietro a queste

Sta

A le triste ozïose sembianze che ci parlano con un linguaggio antico, in realtà sta

Acque e al fetido limo facendo una denuncia connotata e ben databile dal punto di vista

La mia cittade espose; dell’attualità politico-sociale di ciò che sta denunciando.

E per lucro ebbe a vile Sia maledetto colui che ha esposto la mia città alle tristi oziose acque

La salute civile. 30 (dieresi ozïose stagnanti e sempre ferme) per un proprio personale

profitto disprezzando la salute comune

Immagina una specie di contrappasso dantesco – il primo che ha

Certo colui del fiume

Di Stige ora s’impaccia inventato le risaie e le marcite sia condannato all’inferno con una legge

Tra l’orribil bitume, di contrappasso per analogia sia immerso nell’orribile palude

che

Onde alzando la faccia fangosa, alzando la faccia da quel fango, bestemmia e maledice il fango

Bestemmia il fango e e le acque che gli erano piaciute tanto in vita

l’acque, 35

Che radunar gli piacque. 53

Si rivolge agli abitanti di Milano – guardate chi è costretto a lavorare

Mira dipinti in viso

Di mortali pallori nelle risaie e sono malati di malaria – fanno il loro lavoro dentro al

Entro al mal nato riso malnato riso.

I languenti cultori; 40

E trema o cittadino, Trema cittadino che sei costretto a sopportare gli effetti delle risaie

Che a te il soffri vicino. l’odore delle risaie

senti

Contrapposizione alla stanza precedente idillica della

Io de’ miei colli ameni immagine

Nel bel clima innocente campagna

Passerò i dì sereni 45 Contadini= beata gente – lavora da mattina a sera, ma che è felice ed è

Tra la beata gente, in salute

Che di fatiche onusta Mito della campagna – mito costruito nei secoli – tradizionalmente

È vegeta e robusta. la figura del poeta si raffigura in quella del villano, libero e felice nei

campi.

Qui il poeta si sente libero – è nel su mondo, non è oppresso dalle

Quì con la mente sgombra,

Di pure linfe asterso, 50 richieste dei potenti

Sotto ad una fresc’ ombra Libertà campestre poeta si rispecchia in questi contadini idealizzati,

il

Celebrerò col verso contadini che stanno sparsi per le campagne

I villan vispi e sciolti Celebra con la poesia i villani= pieni di vitalitàesercitano un mestiere

Sparsi per li ricolti; utile – opposto delle figure parassitarie che ci sono nella società (figure

che saranno rappresentate nel poema ‘il giorno’)

E i membri non mai E celebra i lavoratori del grano il pane da quel grano.

produrranno

stanchi 55 E celebra i fianchi ballerini delle villane delle contadine, sono

vitalità

Dietro al crescente pane; piene di vitalità

E i baldanzosi fianchi Parini rivendica la sua collocazione di poeta nel contesto campestre

De le ardite villane;

E il bel volto giocondo

Fra il bruno e il rubicondo, 60

Dicendo: Oh fortunate Li celebrerà dicendo: “siete fortunati che potete sempre respirare

Genti, che in dolci tempre quest’aria serena, aria sempre ricambiata grazie ai venti e i fiumi

Quest’aura respirate

Rotta e purgata sempre

Da venti fuggitivi 65

E da limpidi rivi.

Ben larga ancor natura Ma chi è stato a voler scacciare dalla città il cielo e l’aria pura?

Fu a la città superba Sono stati coloro che volevano seguire l’avarizia e la pigrizia

Di cielo e d’aria pura: La città era stata collocata in un contesto naturale favorevole, ma

Ma chi i bei doni or serba 70 questo contesto naturale favorevole è stato rovinato dall’uomo –

Fra il lusso e l’avarizia nessuno conserva più i bei doni che erano stati fatti ai cittadini- ora

E la stolta pigrizia? vivono di rendita. Vogliono vivere grazie a quello che l’economia

produce

Contrapposizione campagna-città= punti fermi dell’ideologia pariniana.

Ahi non bastò che intorno sviluppa il concetto dell’avarizia bastò avere putridi stagni

Non

Putridi stagni avesse; (risaie) attorno, la città iniziò questa forma di coltivazione delle marcite

Anzi a turbarne il giorno 75 sotto le mura stesse della città per produrre più fieno

Sotto a le mura stesse

Trasse gli scelerati

Rivi a marcir su i prati

E la comun salute Fienoserve per alimentare le mute dei cavalli che tirano i cocchi dei

Sagrificossi al pasto 80 signori cocchi dei signori sono un pericolo pubblico =investono

questi

D’ambizïose mute, i pedoni

Che poi con crudo fasto I nobili non hanno nessuna attenzione nei confronti di quelli che vanno

Calchin per l’ampie strade a piedi – non si possono permettere di andare in carrozza – critica

Il popolo che cade. sociale

Il sistema delle marcite mette a rischio la salute comune

Idea del profumo dell’area dei campi della sua Brianza – profumo del

A voi il timo e il croco 85

E la menta selvaggia timo, zafferano, della menta selvaggia profumati che si

atomi

L’aere per ogni loco sprigionano da queste erbe. – questi profumi pungono le narici.

De’ varj atomi irraggia, A voi questo contadini

ai

Che con soavi e cari In cittàquadro distorto

Sensi pungon le nari. 90 Aria lenta= aria resa pesante – non mossa dai venti stagnante

Ma al piè de’ gran palagi resta

Là il fimo alto fermenta; tra le case alte

E di sali malvagi Linguaggio usatoneoclassico

Ammorba l’aria lenta,

Che a stagnar si rimase 95

Tra le sublimi case. 54

Funzionamento dell’organismo umano unito al linguaggio letterario.

Quivi i lari plebei

Da le spregiate crete Lari plebei del popolo

case

D’umor fracidi e rei Gli abitanti di queste case rovesciano i vasi da notte(spregiate crete)

Versan fonti indiscrete; 100 per strada – non ci sono sistemi fognari

Onde il vapor s’aggira;

E col fiato s’inspira. Ci sono animali morti proibito avere questi malcostumi. Tutto

Spenti animai, ridotti era

Per le frequenti vie, questo contribuiva a rendere l’aria della città insalubre

De gli aliti corrotti 105

Empion l’estivo die: Spettacolo orrendo, ma il cittadino si imbatte spesso in ciò.

Spettacolo deforme

Del cittadin su l’orme! Carri stercorari dovevano girare solo di notte e dovevano essere

Nè a pena cadde il sole 

Che vaganti latrine 110 richiusi dopo l’uso, invece circolavano anche mentre la gente girava

Con spalancate gole ancora e in più non venivano chiusi.

Lustran ogni confine

De la città, che desta Latrine vaganti

Beve l’aura molesta. Temidea della giustizia in maniera arrabbiata. Le leggi non

Gridan le leggi è vero; 115 guarda

E Temi bieco guata: sono rispettate, c’è mancanza di senso civico individualistica

pigrizia

Ma sol di sè pensiero dei singoli cittadini. Nessuno pensa al bene comune.

Ha l’inerzia privata.

Stolto! E mirar non vuoi

Ne’ comun danni i tuoi? 120 Prosperità delle villanelle – il poeta torna a riflettere su se stesso e sulla

Ma dove ahi corro e vago

Lontano da le belle propria poesia a se stesso cosa sta rincorrendo andando

chiede

Colline e dal bel lago lontano dalle belle colline e dalle contadine del lago di Pusiano un’aria

E dalle villanelle, così sana fa ondeggiare il petto a loro.

A cui sì vivo e schietto 125

Aere ondeggiar fa il petto? Si risponde allontana perché la sua è una poesia civile – vuole che

Va per negletta via si

Ognor l’util cercando ci sia il dolce, ma anche il civile nella sua poesia.

La calda fantasìa, Va per una via solitamente trascurata dai poeti in cui si va a

poesia

Che sol felice è quando 130 ricercare l’utile

L’utile unir può al vanto

Di lusinghevol canto.

Ode alla caduta – Parini ha 56 anni – considerato vecchio

1785

Parini non fa più il precettore in una casa di signori poeta da pochi anni

consacrato

Parini non è più giovane, ha assunto un ruolo che gli è comunemente riconosciuto. Ruolo,

prestigio e fama gli sono riconosciuti professore nelle scuole pubbliche.

è

Raccolta di Ripano Eupilino

Metrica non troppo usata nel 700, rime alterne abaB con variante che il B finale è un

endecasillabo.

Trae spunto da un episodio che non si sa se è accaduto – Parini cade e viene soccorso da un

passante passante lo riconosce e gli fa una predica e gli da dei consigli che vorrebbero da

il

lui un atteggiamento opposto a quello che ha realmente. Gli suggerisce di cambiare strada e

di comportarsi come si comportano tutti gli altri – adulando i potenti

La caduta

Quando Orïon dal cielo Clima invernale – costellazione di orione=

Declinando imperversa; tipicamente invernale, tramonta nel cuore

E pioggia e nevi e gelo dell’inverno orione tramona, scatena le

quando

Sopra la terra ottenebrata versa, tempeste

Quando c’è questo tempo in questa stagione, la città

Me spinto ne la iniqua

Stagione, infermo il piede, 5 mi vede obbligato a camminare nonostante il difetto

Tra il fango e tra l’obliqua nel cammino

Furia de’ carri la città gir vede; Oltre al pericolo dell’inverno, c’è anche il pericolo

delle carrozze. (lo ripete dopo 26 anni)

La città vede lui che stramazza spesso a terra o

E per avverso sasso

Mal fra gli altri sorgente, 10 perché inciampa su un sasso sporgente o perché

O per lubrico passo scivolo.

Lungo il cammino stramazzar sovente. Incidente che poteva succedere molto facilmente

Il bambino ride, poi però gli si gonfiano gli occhi di

Ride il fanciullo; e gli occhi

Tosto gonfia commosso, 55

pianto appena vede che mi sono ferito il gomito, le

Che il cubito o i ginocchi 15

Me scorge o il mento dal cader ginocchia o il mento nel cadere

percosso. Accorre un adultolo riconosce dicendo ‘oh poeta,

Altri accorre; e: oh infelice

E di men crudo fato degno di una sorte meno crudele’ e gli si avvicina, lo

Degno vate! mi dice; solleva

E seguendo il parlar, cinge il mio

lato 20 Gli toglie la terra di dosso.

Con la pietosa mano;

E di terra mi toglie; Gli raccoglie il bastone inutile su cui si sorreggeva e il

E il cappel lordo e il vano cappello sporco che erano dispersi nella via

Baston dispersi ne la via raccoglie:

Te ricca di comune 25 Soccorritore chiarezza del discorso di questo soccorritore

Censo la patria loda; – stile molto raffinato e complesso che rendono più alto il

Te sublime, te immune dettato. Se non ci fossero, sarebbe un semplice resoconto

Cigno da tempo che il tuo nome roda di cronaca.

La patria è ricca, la patria ti loda come un cigno, la

cui fama non è in grado di erodere

La patria ti loda, dice che sei un poeta sublime, un

Chiama gridando intorno;

E te molesta incìta 30 cigno (tradizione poetica per elogiare), ti sollecita a

Giorno,

Di poner fine al porre fine al ‘giorno’ (aveva pubblicato il mattino

Per cui cercato a lo stranier ti addita. qualche anno prima- aveva promesso di descrivere

tutta la giornata del giovin signore – mancava la sera)

Tu sei conosciuto al di fuori dei confini nazionali per

questa composizione.

debole per l’età e per la debolezza costituzionale

Ed ecco il debil fianco tu

Per anni e per natura continui a trascinare nel suolo il tuo debole fianco –

Vai nel suolo pur anco 35 guarda in che condizioni sei, tu che sei così un grande

Fra il danno strascinando e la paura: uomo

La tua poesia così lodata non ti permette di metterti

Nè il sì lodato verso

Vile cocchio ti appresta, in salvo grazie ad una carrozza

Che te salvi a traverso

De’ trivii dal furor de la tempesta. 40 Sdegnosa anima aveva chiamato ‘alma

Sdegnosa anima! prendi Virgilio

Prendi novo consiglio, sdegnosa’ Dante ravvicinano le figure di Dante e

si

Se il già canuto intendi di Parini – entrambi uomini liberi. (Parini si rispecchia

Capo sottrarre a più fatal periglio. in Dante esiliato per le sue idee politiche)

Cambia stradaprendi una nuova decisione se vuoi

sottrarre il tuo capo ad un pericolo che potrebbe

essere fatale.

Gli fa il quadro della sua situazione hai parenti

Congiunti tu non hai, 45 non

Non amiche, non ville, importanti, non hai amiche – protettrici nobili. Non hai

Che te far possan mai ricchezze che possano farti passare avanti davanti a

Nell’urna del favor preporre a mille. mille altri nella sorte (come se potesse essere

manovrata da amiche, parenti potenti vantaggi

della sorte= acquistabili

Se sei in questa situazione, non puoi far altro che

Dunque per l’erte scale

Arrampica qual puoi; 50 conquistarti il favore dei potenti in un altro modo.

E fa gli atrj e le sale negare la sua idea di poesia – negare

dovrebbe

Ogni giorno ulular de’ pianti tuoi. l’idea di una poesia impegnata che non si piega al

potere dei potenti. Dovrebbe fare una poesia che sia

intrattenimento per i potenti.

Sali più che puoi per le scale dei potenti e vai nelle

loro stanze a reclamare i tuoi bisogni.

o ti arrampichi direttamente alle porte dei potenti

O non cessar di porte

Fra lo stuol de’ clienti, oppure ti aggreghi al gruppo dei clienti – aspettano

Abbracciando le porte 55 gli avanzi del cibo

De gl’imi, che comandano ai potenti; altro modo per entrare nelle grazie dei

un 56

potentiinserisciti nelle schiere dei faccendieri.

Grazie a loro, infilati nelle stanze più interne e più

E lor mercè penètra

Ne’ recessi de’ grandi; segrete dei grandi.

E sopra la lor tetra Sopra la loro noia, racconta le storie facendo

Noja le facezie e le novelle spandi. 60 l’intrattenitore per far passare il tempo – occupati di

cose divertenti.

Oppure, se sei capace, trova la strada per entrare nel

O, se tu sai, più astuto

I cupi sentier trova silenzio dove si cova il destino dei popoli.

Colà dove nel muto

Aere il destin de’ popoli si cova; Gli consiglia di entrare nei circoli di coloro che

E fingendo nova esca 65

Al pubblico guadagno, governano inventando nuove fonti di introiti fiscali.

L’onda sommovi, e pesca Muovi le acque di questi poteri e, lusingando questi di

Insidioso nel turbato stagno. aver suggerito dei metodi per guadagnare di più,

cerca di prenderti la tua parte

Tocca il culmine Parini nel cuore.

Ma chi giammai potrìa tocca

Guarir tua mente illusa, 70 Deve farla finita di amare la sua musa – idea di

O trar per altra via poesia che non si fa corrompere dai potenti.

Te ostinato amator de la tua Musa? Dovrebbe lasciarla per preferirla ad una vile mima-

attrice che si metta a divertire, che avallino i piaceri

dei potenti.

Lascia la tua musa, oppure fai versi tali che

Lasciala: o, pari a vile

Mima, il pudore insulti, insultando il pudore, diletti il pudore che sta dietro al

Dilettando scurrile 75 fasto occulti – fai poesia volgare.

I bassi genj dietro al fasto occulti. Ha offeso la sua musa – la poesia. Parini non resiste e

reagisce

Mia bile= indignazione già sopportato

Mia bile, al fin costretta, aveva

Già troppo, dal profondo troppo. Dal profondo petto getta una risposta.

Petto rompendo, getta

Impetuosa gli argini; e rispondo: 80 Chi sei tu che mi tiri su il corpo, ma cerchi di buttare

Chi sei tu, che sostenti

A me questo vetusto nel fango il mio animo?

Pondo, e l’animo tenti Sei pietoso, non sei giusto

Prostrarmi a terra? Umano sei, non

giusto. Parini gli riassume che cosa vuol dire essere un buon

Buon cittadino, al segno 85

Dove natura e i primi cittadino:

Casi ordinàr, lo ingegno il buon cittadino guida il suo ingegno verso quella

Guida così, che lui la patria estimi. meta in cui la natura e le sue prime esperienze lo

hanno indirizzato guida in modo che la patria lo

lo

stimi. Formazione del buon cittadino= assecondando

le doti naturali, guida il cittadino verso una meta che

lo renda degno di essere cittadino della patria

Quando poi si trova ad avere bisogno perché è

Quando poi d’età carco

Il bisogno lo stringe, 90 vecchio, può anche chiedere, ma deve farlo in

Chiede opportuno e parco maniera opportuna e con atteggiamento dignitoso –

Con fronte liberal, che l’alma pinge. non deve prostrarsi di fronte ai potenti.

Si fa capire ai potenti qual è il suo intimo sentire, che

non è un servilismo, ma è l’esternazione di un

bisogno.

E se i mortali – uomini a cui si rivolge – gli voltano le

E se i duri mortali

A lui voltano il tergo, spalle, si fa contro le avversità scudo e corazza della

Ei si fa, contro ai mali, 95 sua costanza.

Della costanza sua scudo ed usbergo. Non si umilia per il dolore, ma non si alza nemmeno

Nè si abbassa per duolo,

Nè s’alza per orgoglio. per orgoglio e detto questo, si stacca dall’uomo che

E ciò dicendo, solo l’aveva soccorso e me ne vado con uno sguardo di

Lascio il mio appoggio; e bieco indi mi rimprovero.

57

toglio. Grato per il soccorso ricevuto, ma disprezzo il

Così, grato ai soccorsi,

Ho il consiglio a dispetto; consiglio che ho ricevuto e senza alcun rimorso e

E privo di rimorsi, pienamente sicuro, con il mio piede malsicuro ritorno

Col dubitante piè torno al mio tetto. a casa mia.

Ode alla Musa – 1795 – ode indirizzata a Febo D’adda – allievo di Parini

Ode d’occasione – smentisce l’idea che si ha normalmente della poesia d’occasione

(solitamente è una poesia frivola di cui ci si può dimenticare realtà da luogo ad una

in

poesia altissima – testamento morale e letterario di Parini.)

Febo D’adda si è sposato con una nobile e ora la nobile sta per avere un bambino Parini

coglie l’occasione per invitare Febo D’adda a tornare a fare poesia – tornare alla Musa –

effettivamente così successe a Parini un’ode ben fatta intitolata all’amicizia

offrì

ABAb endecasillabi + 1 quinario

3 15.03.2018

Alla Musa Temercante che non ama la musa

Mercantetrascorre la sua vita lontano dalla famiglia,

insegue la ricchezza via mare – è chiamato dai luoghi

Te il mercadante, che con ciglio dove può fare affari tra voglia di

contrapposizione

asciutto arricchirsi e amore per i figli

Fugge i figli e la moglie ovunque il -ode-celebrazione degli affetti familiari. Idea di

chiama Pariniidea non scontata, i matrimoni non erano

Dura avarizia, nel remoto flutto, d’amore, erano matrimoni per convenienza economica.

Musa, non ama. (primogenitosi sposa, gli altri vanno nell’esercito o

finivano in convento-monastero)

Parini vede gli affetti dislocati dove le ragioni

socioeconomiche non esistono che esalta

contadini

in quanto sostengono l’economia nazionale.

La musa non ama nemmeno quello che ricerca in

maniera affannosa una carriera – ambiziosi che non

Nè quei, cui l’alma ambizïosa mirano ad arricchirsi (non solo), ma cercano di fare

rode 5 una scalata politica – fare carriera nel potere.

Fulgida cura; onde salir più Inversione sintatticascrittura basata sul modello

agogna; latino – verbo in fondo alla frase.

E la molto fra il dì temuta frode Dopo una giornata in cui sta attento a non essere

Torbido sogna. ingannato, di notte sogna quella paura che lo

accompagna tutto il giorno

Nè giovane, che pari a tauro Ultima categoria di uomini non amati dalla

irrompa musaquelli che vivono nella lussuria – per Parini ci

Ove a la cieca più Venere piace: 10 deve essere posto per l’amore fisico nella vita, ma lo

Nè donna, che d’amanti osi gran concepisce all’interno del matrimonio – lo concepisce

pompa stemperato di tutti gli eccessi libidinosi morale

Spiegar procace. sessuale esercitata all’interno del matrimonio.

Il piacere dei sensi deve sempre accoppiarsi alla virtù.

Venere ciecadea che nella mitologia simboleggia

l’amore carnale – la musa non ama né il giovane che

somiglia a Tauro – toro scatenato – e neppure la donna

che si preoccupa di mostrare ed esibire un gran

numero di amanti.

Sai tu, vergine dea, chi la parola Sai chi veramente ti ama? – colloquio con la musa -

Modulata da te gusta od imita; Sai chi apprezza e imita la tua parola e il puro piacere

Onde ingenuo piacer sgorga, e e la consolazione per la vita umana?

consola 15

L’umana vita? 58

Colui, cui diede il ciel placido Ritratto di chi ama la poesia colui a cui il cielo ha

È

senso concesso sensi moderati – non quell’irruenza segnalata

E puri affetti e semplice costume; nel toro sentimento puri e un costume semplice.

ha

Che di sè pago e dell’avito censo È pago di ciò che ha, di ciò che gli è stato lasciato e

Più non presume. 20 non vuole di più.

Che spesso al faticoso ozio de’ Descrizione dell’amante della poesia questo ideale

grandi di vita del poeta, è una figura di poeta che ha un

E all’urbano clamor s’invola, e vive antecedente molto presente nell’immagine del poeta.

Ove spande natura influssi blandi Colui che ama la poesia, ama appartarsi dalla città,

O in colli o in rive. dalla confusione degli uomini che si pestano i piedi per

raggiungere la vetta. Questo amante vive nella

campagna.

Faticoso ozio dei grandidescrizione ne ‘il

giorno’occupazioni in realtà oziose che occupano la

vita dei grandi.

Colui che è amato dalla musa, si cerca una compagnia

– non è quella dell’ozio cittadino – è una piccola

E in stuol d’amici numerato e compagnia di amici con cui condivide i valori. Siede ad

casto, 25 un parco delicato e desto insieme a questo

mangia

Tra parco e delicato al desco piccolo gruppo di amici – mangia con moderazione,

asside; mangia cibi leggeri.

E la splendida turba e il vano fasto (cfr. pranzo del giovin signore – i nobili cercano sapori

Lieto deride. forti, mangiano per sfizio – vini, cibi strani per

stuzzicare il loro palato dei nobili – noia)

ozio

I nobili, avendo già soddisfatto i loro bisogni primari,

devono andare alla ricerca di nuove sensazioni. Questi

amici deridono i pranzi cittadini.

Che a i buoni, ovunque sia, dona Ovunque sia, dona favori ai buoni. Sa riconoscere i

favore; valori morali il vero – concetti fondamenti per

cerca

E cerca il vero; e il bello ama l’etica. Si vuole essere sinceri con i buoni, si deve

innocente; 30 condannare la falsità. Si ama innocentemente il bello

E passa l’età sua tranquilla, il core Buono-vero-bello che si intrecciano – il bello

concetti

Sano e la mente. non può disgiungersi dal vero e dal buono.

Chi cerca il vero, il bello e il buono sta bene di salute e

di mente

Dunque perchè quella sì grata un Perché allora quella cetra sta zitta? Un giorno era tanto

giorno apprezzata da Apollo (simbolo tradizionale – lui con la

Del Giovin, cui diè nome il dio di cetra). Perché sulla cetra si posa un velo di polvere?

Delo,

Cetra si tace; e le fa lenta

intorno 35

Polvere velo?

Ben mi sovvien quando, modesto il Ricorda con molto affetto di come Febo D’adda (alta

ciglio, nobiltà milanese) amasse la poesia e come, dopo aver

Ei già scendendo a me giudice fea scritto i suoi versi, subito andava dal maestro (Parini)

Me de’ suoi carmi: e a me chiedea per chiedergli cosa gliene pareva. Il ragazzo non si

consiglio: avvaleva della sua importanza sociale nei confronti del

E lode avea. 40 non nobile Parini.

Ma or non più. Chi sa? Simile a Ora non lo fa più perché è impegnato nell’amore per la

rosa moglie. Ora probabilmente la sposa scelta da lui gli

Tutta fresca e vermiglia al sol, che porta via tutto il tempo e tutti i pensieri – non c’è più

nasce, posto per il suo maestro e per la poesia

Tutto forse di lui l’eletta Sposa

L’animo pasce.

E di bellezza, di virtù, di raro 45 E occupa il suo animo di bellezze, di grazie, di amore

Amor, di grazie, di pudor natìo casto, di pudore – tutti elementi che lo legano alla sua

L’occupa sì, ch’ei cede ogni già sposa studio della poesia che gli era stato caro,

lo

59

caro ora è lasciato in dimenticanza.

Studio all’oblìo.

Musa, mentr’ella il vago crine Parini si rivolge alla musa – esibizione di

annoda neoclassicismo (sembrano parole scritte sulla carta per

A lei t’appressa; e con vezzoso rappresentare l’immaginario neoclassico) – e la fa

dito 50 intervenire come personaggio della poesia. Immagina

A lei premi l’orecchio; e dille: e la musa e le chiede di avvicinarsi alla moglie di Febo

t’oda. mentre si pettina i capelli e di avvicinarsi vicino

Anco il marito. all’orecchio.

Giovinetta crudel, perchè mi togli Dille queste parole in modo che ti senta anche il marito

Tutto il mio d’Adda, e di mie cure il musa vuole dare un messaggio in cui le chiede

la

pregio, perché si è voluta sostituire completamente nella vita

E la speme concetta, e i dolci di D’adda musa aveva riposto molte aspettative su

la

orgogli 55 questo studente. La sposa ha sottratto la speranza che

D’alunno egregio? la musa aveva nel giovane alunno.

Costui di me, de’ genj miei si Lui ha amato me prima di te, ha iniziato ad amare me

accese quando tu eri ancora una bambina – amore per la

Pria che di te. Codeste forme poesia precedente all’amore per la donna.

infanti

Erano ancor, quando vaghezza il

prese

De’ nostri canti. 60 Non lo conoscevi ancora quando piacque a me –

Ei t’era ignoto ancor quando a me gelosia, rivalità tra la musa e la sposa –

piacque. ALLITTERAZIONE A

Io di mia man per l’ombra, e per la La musa l’ha accompagnato nei territori della poesia

lieve dandogli la mano – dove stanno le muse e dove sta

Aura de’ lauri l’avviai ver l’acque, Apollo – monte Elicona – selve di lauro(simbolo della

Che al par di neve poesia). La musa l’ha accompagnato sui territori della

poesia, l’ha avviato tramite l’acqua.

Bianche le spume, scaturir La musa l’ha accompagnato verso quelle bianche

dall’alto 65 spume che appartengono alla fonte di Aganippe fonte

Fece Aganippe il bel destrier, che nel monte Elicona – si pensa che le due fonti siano

ha l’ale: state create da un calcio di Pegaso – cavallo. –

Onde chi beve io tra i celesti immaginario mitologico.

esalto Chi beve quelle acque immortale + impara a

reso

E fo immortale. diventare poeta.

Si ricongiungono gli elementila musa dice che l’ha

Io con le nostre il volsi arti divine amato prima di lei, che l’ha accompagnato sul monte

Al decente, al gentile, al raro, al Elicone, lei l’ha reso immortale grazie all’acqua di

bello: 70 Aganippe alle arti delle muse, lo rivolse verso

grazie

Fin che tu stessa gli apparisti al il decente (decoroso), il gentile, il raro, il bello ora

fine tutte queste doti, sono riconvogliate nella figura della

Caro modello. sposa.

Quell’educazione che la musa gli ha dato, gli ha

permesso di vedere in te il modello di tutte le doti che

gli avevo insegnato – sposaincarnazione di tutti i

valori morali insegnati dalla musa

E, se nobil per lui fiamma fu desta La musa rivendica il fatto di essere stata all’origine

Nel tuo petto non conscio: e s’ei della possibilità che tra questi due sbocciasse l’amore

nodrìa – entrambi nutrivano quelle virtù e quelle idee di

Nobil fiamma per te, sol opra è bellezza che hanno permesso loro di potersi incontrare.

questa 75 La musa ha contribuito all’incontro con la donna

Del cielo e mia.

Ecco già l’ale il nono mese or Elemento occasionale – nascita del bambino

scioglie Ecco che siamo già nel 9° mese di gravidanza e già me

Da che sua fosti, e già, deh ti sia ne rallegro grembo materno ti fa appartenere al

il

60

salvo, gruppo di coloro che sono madri

Te chiaramente in fra le madri

accoglie

Il giovin alvo. 80

Lascia che a me solo un momento Lascia che lui torni da me solo un momento – tu hai

ei torni; coronato la tua storia d’amore con questo bambino

E novo entro al tuo cor sorgere che sta per nascere. Concedimi un momento in cui lui

affetto, possa tornare a ricomporre versi e vedrai che di questo

E novo sentirai da i versi adorni ritorno, ne gioverai anche tu e ti compiacerai di ciò.

Piover diletto.

Però ch’io stessa, il gomito Nuova immagine neoclassica versi saranno

questi

posando 85 sicuramente graditi perché sarò io a suggerire la

Di tua seggiola al dorso, a lui col melodia su cui Febo andrà a comporre.

suono Atteggiamentola musa appoggerà il gomito sulla

De la soave andrò tibia spirando seggiola

Facile tono.

Onde rapito, ei canterà che sposo Lui canterà rapito dal suono del flauto della musa –

Già felice il rendesti, e amante sulla musica che lei intonerà, lui canterà la felicità del

amato; 90 vostro amore amante contraccambiato e lo stai per

è

E tosto il renderai dal grembo rendere padre.

ascoso

Padre beato.

Scenderà in tanto dall’eterea mole Giunone lucinaprotegge le partorienti

Giuno, che i preghi de le incinte Quei versi che Febo scriverà sul loro felice matrimonio

ascolta. e sulla nascita, saranno portati a Parini.

E vergin io de la Memoria prole 95

Nel velo avvolta

Uscirò co’ bei carmi; e andrò La musa uscirà nascosta tra dei veli e porterà a Parini i

gentile carmi scritti da Febo. Italo cigno del cigno

immagine

Dono a farne al Parini, Italo cigno, che vola alto, al di sopra della massa volgare. Il poeta

Che a i buoni amico, alto disdegna vola alto e sta al di sopra di tutte le bassezze degli

il vile uomini.

Volgo maligno.

Il giorno

Idea di Parini sulla poesia alto linguaggio che può trasmettere valori morali. Il poeta non

più

deve essere dominato da una logica di denaro, potere, deve avere una morale sobria.

La bellezza che viene apprezzata e ricercata non esiste se non è tessuta sulla moralitàFebo

ha visto nella sposa tutto ciò che la musa gli aveva insegnato – incarnazione delle virtù –

bellezza.

Contemplazione della bellezza intimamente connessa con il contenuto etico. Parini campione

di una poesia che non si flette davanti al denaro o al potere – ideologia che si esprime in

forme molto più mature e più complesse dal punto di vista del linguaggio letterario.

Questo complesso di virtù che si concentrano intorno all’idea della famiglia è un concetto che

Parini tratta in vari modi un sonetto contro il celibato forzato (denuncia rispettivamente

c’è

il fatto che tanti figli cadetti, non potendo sposarsi, si danno alla carriera delle armi – Parini

pacifista, non accetta la guerra d’attacco, la accetta solo in difesa della patria). Celibato

religioso dovuto alle leggi sociali – non moralmente accettabile.

Parini costruisce il suo ideale di famiglia anche ne ‘il giorno’ l’universo del

rappresenta

mondo nobiliare in cui l’amore come valore umano non esiste. Satira del cicisbeo – figura che

va ben intesa sposa e cicisbeo (accompagnatore della dama, non amante, le sta

sposo,

vicino durante le attività quotidiane e le serve). Figura del cicisbeo socialmente

servita

perché le nobil donne fanno molta più vita sociale, frequentano salotti, villeggiature, teatri –

sono molto presenti nella società. I cicisbei erano figure che si dovevano occupare del

controllo e della sicurezza delle dame. A loro volte, i mariti sono cicisbei di altre dame.

Cicisbei sociale sulle mogli in società.

controllo 61


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottabellin1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Di Ricco Alessandra.

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