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Definizione di architettura

Secondo noi: connubio di arte e tecnica + interesse per una società che ospiterà l'architettura (in modo da soddisfare i bisogni dell'uomo). Tema della casa dell'uomo: abitare, abitare sulla Terra.

Leon Battista Alberti

  • Architetto del Rinascimento
  • Il primo che unisce all’ars mecanica (sapere che si tramanda in cantiere, in laboratorio, in un’officina) un’ars liberalis (conoscenza teorica, ci si può scrivere sull’architettura).
  • L’architetto è colui che con la mente (cioè con la razionalità) e con l’animo (cioè con la suggestione) saprà mettere insieme i corpi (volumi, parti) per dare spazi di grande dignità agli uomini.

Le Corbusier

  • Grandi dell’architettura del ‘900
  • “Gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce” definizione più artistica. Composizione di volumi che nel gioco di luci e ombre si muovano e vengano messi in movimenti secondo principi di geometria.

Alvar Aalto

  • Un altro architetto grande del ‘900, finlandese
  • “È una cosa molto molto difficile da dire”, per gli altri c’è un tentativo di sintetizzare una definizione. Alvar Aalto sta dicendo che l’architettura la puoi raccontare solo attraverso i suoi elementi, le sue forme. È un rimando all’emozione indicibile di fronte all’arte.

Mies Van Der Rohe

  • Anche lui del ‘900
  • “Chiarezza costruttiva portata alla sua costruzione esatta”.
  • Scavare (fare fondazioni), elevare, coprire.

Temi che tornano in queste definizioni

  • Arte
  • Tecnica (consente l’utilizzazione di un oggetto/un manufatto)

L’insieme e l’interazione di due grandi elementi (arte e tecnica) danno vita e corpo all’architettura.

William Morris

  • Pensatore dell'800, liberty
  • “Noi non possiamo sottrarci all’architettura perché l’architettura è intorno a noi: tutto è architettura, tranne il deserto”.
  • È un designer, si occupa di tessuti
  • Il mondo che ci circonda non può che riverberare il bisogno di qualità, forma e spazio che quella società esprime in quel luogo.
  • L’architettura non è soltanto il tempio, la biblioteca, il museo (non solo nella costruzione di edifici) ma come esito del mondo (in quanto lavoro dell’uomo).

L’uomo utilizza uno spazio per poter stare sulla Terra. Gli uomini per poter abitare devono agire sullo spazio:

  • Es. Delle colline sono state terrazzate dall’uomo per coltivare l’uva: non erano così all’inizio.
  • Es. Risaie.
  • Es. La pianura padana è uno degli esempi più straordinari di agire umano diversificato, anche guardando campi coltivati, pioppeti. Anche questa è architettura, ma il sapere contadino ha organizzato in quel modo non tanto per bellezza ma per un principio di organizzazione dello spazio per trarne benefici. La disposizione è in questo modo non in modo casuale ma sono messi così in seguito al sapere contadino (il vento che deve passare, il sole, secondo la pendenza naturale del terreno).
  • Es. In Cina hanno spostato le montagne per rendere produttivo il suolo, non in modo casuale, ma secondo un sapere accumulato nel tempo, dai coltivatori antichi affinché la disposizione dia risorse il numero maggiore possibile.

Anche questa è architettura: sono manufatti, sono artefatti (= fatti ad arte, secondo una conoscenza): definizione senza concezione etica.

Prof. Roberto Spagnolo

  • “Architettura è trasformazione dello spazio e di ciò che nello spazio c’è già”.
  • Si è portati a pensare che architettura sia l’aggiungere o il togliere qualcosa a ciò che già c’è, una sommatoria o una sottrazione: è sbagliato e perverso. Non si lavora mai per addizione o sottrazione. Il progetto di architettura lavora per trasformazione.
  • Es. Ogni volta che aggiungo il garage alla mia villetta.
  • Es. Quando sposto una collina in Francia Corta.

La somma e la sottrazione non modifica le condizioni, perché aggiungo o tolgo qualcosa che c’è già. Nel momento in cui si costruisce si scava, cambiano le condizioni del suolo, cambiano le ombre e le luci, cambia la prospettiva, cambiano le condizioni di vita degli abitanti e cambia la loro condizione di sentirselo proprio. L’architettura agisce in modo strutturale tra le cose. Quando si dà il via alla costruzione lo spazio precedente si modifica e lo spazio nuovo a cui io ho dato vita si presta a future modifiche (modificazioni continue).

L’architettura è un processo dialettico, processo continuo tra natura e artificio: lo spazio naturale viene modificato per mettere l’uomo nelle condizioni di abitare.

Abitare: non solo definizione restrittiva di residenza.

Artificio: non ha concezione negativa, perversa, sbagliata, falsa, ma neanche positiva. È ciò che è fatto secondo ragione, arte, progetto.

La natura è anche maremoti, terremoti, non è solo positiva. È capace di fare molti danni all’uomo. Non è che ciò che natura è bello e ciò che è artificio è brutto.

Martin Heidegger: Abitare= stare sulla Terra, prendersi cura della Terra.

Il progetto di architettura è un continuo modificare lo spazio da così com’era a così come sarà e l’architetto è l’artefice di quest’opera. Lavoreremo come architetti in posti già compromessi, difficilmente le commissioni saranno in posti incontaminati. Il nostro operare come architetti sarà lavorare modificando il rapporto già esistente tra natura e artificio, determinato da qualcun altro prima di me: io architetto però devo capire quelle condizioni per poterle modificare.

Saremo chiamati ad agire nelle città (capita anche di lavorare nella campagna, ma non è un luogo incontaminato, non è abitato da fiere e belve). Se la città era il luogo di civilizzazione, il fuori era barbaria nella storia, almeno fino a metà ‘900. Si era tramandato un modo di pensare e connotare la vita e vedere città/campagna come una coppia antinomica (simile a fuori/dentro, bello/brutto, interno/esterno, amore/odio): due parole che hanno due significati opposti. La città escludeva tutto quello che stava fuori. Era il luogo dei grandi cambiamenti, il luogo prevalente dell’architettura, in cui sono massificate le opere di modifica del mondo: questo processo dura almeno 4000 anni (le città non sono state costruite in una notte). La città è l’esito di queste trasformazioni successive, in momenti storici particolari che si sono contaminati, stratificati fino a arrivare a quello che vediamo noi oggi. Oggi non hanno più le mura perché la città ha fagocitato la campagna.

È concluso il rapporto preciso tra città e campagna.

  • Es. Tra Bergamo e Milano non si nota il passaggio tra una città e l’altra, tra le quali vi è una sospensione della città grazie alla campagna: in alcuni territori c’è una continuità.

Dovremo imparare a distinguere le differenze tra le città e nella città stessa, essendo proprio l’esito di momenti storici diversi. Dovremo avere uno “sguardo attento e intenzionale” per poter cogliere queste differenze.

Es. Non posso prendere una casa costruita a New York 2 anni fa e metterla a Bergamo semplicemente: sarebbe una semplice addizione, la casa non è un semplice oggetto da sommare. Perché la casa mi modifica l’ambiente e la vita.

È in questo che consiste la differenza tra architettura e design: un oggetto è fatto per stare ovunque, un edificio mette le radici, scava. L’architettura è una violenza al suolo, ha bisogno di scavare. Forzo una condizione preesistente, impongo la mia architettura.

  • Es. in India venivano mandati i sacerdoti con delle aste da piantare nel terreno per propiziarsi gli dei e i demoni che abitavano il suolo, prima di iniziare a costruire in quello stesso luogo.

70% lezioni frontali. Frequentare in orario, con interesse.

30% noi che dobbiamo costruire un elaborato (fascicolo) in cui riportiamo alcuni passaggi che abbiamo imparato. In forma individuale, da consegnare all’esame. Sia per gli studenti frequentanti che non frequentanti. Questo elaborato. Insieme aspetti grafici e aspetti scritti. Disegno di una casa non progettata da noi, bassa-media complessità, che noi dobbiamo ridisegnare nelle sue articolazioni principali (vista dall’alto, piante, sezione, prospetti, schizzi, diagrammi, viste prospettiche) con vari materiali, a mano libera, edifici che sono diventati simbolo della cultura architettonica. Ci indicheranno questi edifici, ridisegneremo in scala appropriata (la indicheranno). Va stampato tutto in formato A3. Preferibilmente consegnare gli originali dei disegni. Viene valutata anche l’impaginazione.

Aggiunto a questo elaborato delle letture critiche (ce ne saranno altre analoghe, perciò faccio comparazione secondo il mio punto di vista + rimandi a esempi rapportati a questi, una specie di ricerca + riportare letture, posizioni, citazioni e scritti di altri autori perché li condividiamo o perché non li condividiamo). Non potrà essere minore di 6000 battute, compresi gli spazi + bibliografia. Va costruito un album.

[Vedi BeeP].

I libri vanno comprati (costruire una propria biblioteca di architettura). Il termine “paesaggio” ritorna sempre nell’architettura: si deve avere presente il contesto. Per noi architetti, il contesto che ci interessa è il contesto urbano. Ultimamente il problema del rispetto per l’ambiente e dell’inquinamento, ha allargato il contesto di cui ci si deve occupare: la globalizzazione e la scomparsa della netta distinzione tra città e campagna, definisce come contesto oggetto dell’architetto parti molto più ampie rispetto alla sola città. Il tema del paesaggio è uno degli oggetti specifici del lavoro di architetto e dei loro intenti. Se tutto lo spazio codificato dall’uomo è architettura, ci focalizziamo soprattutto sulla città. È ovvio e fondamentale che il lavoro di architetto avrà come contorno il contesto urbano, soprattutto. La città è il luogo di convivenza civile e di condensazione della vita, è lo spazio più complicato. Si può dire che esso sia il luogo preferito dell’architettura. È in città che si comprime l’effetto architettonico. Uno dei problemi di cui si occupa l’architettura è la vita (e le condizioni) all’interno della città. Qui si è concentrata la gran parte degli eventi costruttivi nel tempo: è il luogo dove si massimizza l’effetto dell’artificio (con “artificiale” non si intende un sinonimo di “falso”, ma l’esito di un processo umano, anche quando questo produce qualcosa di brutto o qualcosa di sbagliato). Si contaminano gli effetti della costruzione di un edificio (piazza, strada, ponte..). Gli effetti dell’artificialità: siamo abituati a guardare la città come un insieme denso e coeso, come se detto “città”, avessi già specificato che cosa questa sia di preciso. In realtà essa non è un universo uniforme ed omogeneo. Qui comincia ad indagare l’occhio dell’architetto (che è diverso dall’occhio del giornalista, del meterologo, del chimico, del fisico, del sociologo: le loro indagini possono avere come oggetto la città, ma questi la guardano con un punto di vista particolare al loro mestiere). L’insieme della città è complicato, tormentato, complesso, composto da forme diverse: il mio mestiere è quello di comprendere e capire quali sono queste forme diverse. Sono forme diverse in quanto articolate in:

  • Senso orizzontale Es. materiali
  • Senso verticale, nel senso che sono in tempi diversi

La città è il luogo delle differenze: uno degli assunti principali su cui si basa l’architetto è notare quali sono le differenze che caratterizzano una città. La città è fatta di ciò che è costruito, edificato: dalla quota zero sale verso il cielo: tutto ciò che è costruito elevandolo verso il cielo. Gli edifici edificati possono essere organizzati e suddivisi in classi diverse di costruito:

  • Per funzione, cioè destinazioni d’uso: Es. per l’istruzione, abitazione, sanità, amministrazione...
  • Per forma: Es. a Milano:
    • Edifici alti (in forma di torre)
    • Grattacieli: nominazione moderna, ma anche nel medioevo vi erano edifici a torre.
    • Edifici a blocco, non sono molto elevati, ma compatti. Sono stati costruiti nella loro unità per stare da soli in un’area.
    • Edifici a schiera: le villette, in cui la singola casa viene addossata all’altra.

Ciò che compone la città è anche il suo opposto: lo spazio aperto: ciò che non è stato costruito, che vive tra gli elementi costruiti (piazze, parcheggi dei grandi supermercati, parchi, giardini, scali ferroviari, deposito dei pullman..). In realtà non è uno spazio naturale ma comunque costruito: non va infatti confuso lo spazio naturale con lo spazio non costruito. Lo spazio urbano è progettato e artificializzato: oltre al costruito, vi è lo spazio del non edificato ma costruito. È costruito in quanto nasce per assolvere una propria funzione: questi spazi sono “vuoti”, ma hanno un ruolo all’interno del funzionamento (tecnico, del servizio, della mobilità, del tempo libero..) della città. Da una parte lo spazio edificato, dall’altra lo spazio non edificato. Il senso è però quello di agire in maniera integrata: è dall’integrazione di questi due spazi che nasce la città, di per sé questa non è né l’una né l’altra. La strada forma una rete, come una ragnatela fatta di tipologie di strade diverse (autostrade, ciclopedonali, strerrate, asfaltate...), cioè una rete di relazione tra gli spazi della città: sia tra le infrastrutture, sia tra le altre strade. Dobbiamo essere consapevoli che per costruire una casa dovremo integrarla con un sistema presistente. Pensiamo a quello che sta sotto la città: dovremmo disegnare la metro, depositi, gallerie commerciali. Questi realizzano un altro strato di spazi abitati, che esistono solo se lo colleghiamo e li integriamo a tutta la parte superficiale. Rete di approvvigionamento idrico, rete delle fognature, della corrente, di riscaldamento. Anche se non continuamente sollecitate da apparenza, sono altri di quegli strati che rendono possibile la città. Il nostro edificio entrerà in relazione con tutte queste reti: chiameremo specialisti che si occupano di ogni rete, ma sulla base del nostro progetto. La città dall’aereo è un grande sistema che vediamo stagliarsi sui suoli agricoli che sono meno complessi di una città: non è un sistema unitario e coerente. Il nostro lavoro è mettere le mani e modificare questo sistema, dobbiamo conoscere queste reti. Oltre alla reti fisiche poi abbiamo le reti telematiche, quelle dei telefoni, di internet. È l’articolazione delle differenze in senso orizzontale. La città che vedo sono diverse anche per la loro forma, forme diverse che si sono intersecate che si sono contaminate l’una con l’altra fino a dare la forma che hanno oggi. Si costruisce in un tempo lungo: ciascuna società storica ha costruito la propria città con propri modi e proprie forme. Ci sono pezzi all’interno di una singola città molto diversi: non importa la loro funzione, ma ci accorgiamo di attraversare strati di città diverse. Questo aspetto è importante per un architetto, è il suo compito: dobbiamo costruire le forme a noi contemporanee: dobbiamo costruire la città della nostra contemporaneità. Dobbiamo capire: che cosa ha reso diverso le costruzioni di diverse epoche a seconda anche del luogo? Che cosa ha reso necessario un cambiamento di forme? Che cosa rende necessaria la differenza? Si parla di un arco storico.

  • Una delle condizioni che rende necessaria la differenza è la latitudine e al clima. Devo saperlo riconoscere.
  • Le risorse disponibili: Es. dalla possibilità di recuperare pietre terra e argilla, oppure blocchi di pietra di tufo, oppure grandi boschi e foreste che mi renderanno disponibile del legno. Man mano nel tempo rende diverso il modo di costruire e diversa la forma che rende differente la casa degli uomini.
  • Il sapere tecnico scientifico (ingegneria dei materiali) ha reso più facile costruire rispetto a prima. Es. Cattedrali gotiche e l’arco rampante: architetture medioevali: tagliando il concio di pietra, si modifica la struttura dell’arco a sesto acuto, dando forma a un arco rampante e dando la possibilità di alzare di molto gli edifici, come le cattedrali (oltre l’aspirazione al cielo e a Dio, l’uomo...
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Ingegneria civile e Architettura ICAR/15 Architettura del paesaggio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Biasil94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Spagnolo Roberto.
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