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Estetica

2/03 LEZIONE 1

L’estetica nasce nel 700 e fornisce gli strumenti per dare un giudizio; siamo in grado

di dare giudizi negativi su opere d’arte oggettivamente brutte.

Illuminismo -> unione tra ragione e sentimento, la sua essenza è la loro

combinazione.

Illuminismo francese -> estetica del sentimento.

Estetica Tedesca

In Germania, inizialmente non aveva a che fare con le opere d’arte ma con la nostra

percezione degli oggetti (perché una sedia è nera?).

In Germania si stava sviluppando la scolastica e ci dice che: la filosofia è sistematica

(cosa può essere e non può essere trattato filosoficamente) e l’estetica può essere

trattata in modo sistematico (cosa può essere oggetto di estetica e cosa no); e

l’immaginazione è il fondamento della filosofia estetica (ci permette di fruire di un

oggetto come un’opera d’arte).

Nell’800 tutto ciò che è disgustoso può essere oggetto di giudizio estetico.

L’estetica classica tedesca pone delle posizioni filosofiche:

• estetica della forma -> guardiamo al disegno.

• estetica del contenuto -> guardiamo cosa ci vuole dire il disegno.

• estetica del paesaggio -> guarda s della bellezza.

• estetica dell’opera d’arte.

• estetica della ricezione -> cosa prova chi lo guarda.

• estetica della produzione -> cosa prova l’artista.

Estetica dell’800

Kant -> estetica della forma, paesaggio, ricezione.

Hegel -> estetica del contenuto, opera d’arte e produzione.

Estetica Inglese

Si definisce nel contesto dell’empirismo (si occupa del modo in cui percepiamo gli

oggetti, come definire il concetto di causa ed effetto), questo pensiero viene

applicato alle opere d’arte.

L’estetica empirista non si limita a guardare l’oggetto ma a formulare un giudizio e

l’oggetto ha caratteristiche che colpiscono il soggetto.

Atkinson -> il bello non è oggettivo ma si basa sui sentimenti provati dal soggetto,

per lui il bello è un senso interno, come i 5 sensi.

Si cerca una regola che faccia in modo che tutti i soggetti percepiscano quell’oggetto

come bello -> senso comune.

Hume -> formula una regola del gusto, secondo lui il bello è soggettivo, analizza le

facoltà del soggetto e le qualità dell’oggetto.

Per lui la bellezza e bruttezza fanno parte dei sentimenti del soggetto, ma non fanno

parte delle qualità dell’oggetto (un oggetto non è disgustoso, ma siamo noi a vederlo

così) in ogni uomo c’è il senso comune e tutti pronunciano un giudizio davanti ad

un’oggetto.

Per definire la regola del gusto, scrisse che il senso della bellezza può essere

paragonato alla paura della morte o all’amore per la vita.

Burke -> secondo lui ci sono due sentimenti (il bello e il sublime) abbiamo

un’attrazione e una repulsione, come un amaro eccessivo, un fetore intollerabile o

una tempesta (possiamo provare piacere perché la componente immaginaria ce lo

permette), il sublime tiene viva l’attenzione.

Il pasto nudo - Cronenberg -> ci sono le caratteristiche del disgusto (organico e

corpo), il protagonista viene rappresentato lucido fino a quando non prova disgusto

per gli insetti che si trova davanti e quando li schiaccia perde la propria umanità (è

come se uscisse dalla sua umanità quando supera il disgusto; mantenere la soglia di

disgusto è quello che ci mantiene umani).

9/03 LEZIONE 2

Disgusto -> è una delle più violente sensazioni del nostro sistema percettivo e non ci

possiamo sottrarre, ci spinge da allontanarci da un oggetto (per paura di essere

contaminati), definisce i confini dell’estetica, è fondamentale per l’arte

contemporanea e permette di vedere il legame tra estetica ed etica.

Il termine nasce in opposizione al gusto che nasce con l’estetica nella metà del XVIII

secolo, è la capacità di dare un giudizio all’oggetto che abbiamo di fronte, nessuno

gli dà regole, quindi si regola da solo, si sviluppa quando arte ed estetica sono

autonome, è possibile solo se si ha una formazione culturale perché è una cosa

raffinata e complessa.

Quando proviamo disgusto sembra che entrino in gioco tutti i sensi, ed è una forma

di stato d’allarme.

Il disgusto indica: ciò che è appetibile e ciò che è insopportabile.

Il disgusto è complementare alla teoria del desiderio che è controllabile e ci porta a

volere una vicinanza all’oggetto, non è un contrario simmetrico perché nel disgusto

si può trovare una forma di desiderio.

La teoria del disgusto si avvicina alla teoria del riso, perché sono due cose inevitabili

e non riusciamo a controllarci, possono essere associati perché il deridere è una

forma di esclusione e rifiuto.

A fine 700 nasce la borghesia e tutti possono dare dei giudizi (tutti hanno un senso

comune).

Nasce il buon gusto (diverso dal gusto) ci permette di osservare determinati oggetti e

ci permette di fare delle distinzioni tra persone colte.

Il gusto si basa su ciò che è puro e impuro, nasce l’idea che si debba limitare il buon

gusto per evitare che venga contaminato con il disgusto.

Kant -> primo teorico del disgusto, sostenne che il disgusto si impone e ci dice che

siamo vivi perché abbiamo una reazione.

Nietzsche -> per lui è un dire “no” in modo spontaneo ed energico, sostiene che

siamo obbligati a dire no ed è come una voce che proviene dall’inconscio ma ne

siamo consapevoli.

Il disgusto ha un carattere naturale o culturale? La risposta è entrambi.

Nel XVIII secolo è qualcosa di naturale.

Nel XIX secolo, c’è stata la tematizzazione del disgusto e Darwin sostenne che era

un sentimento che caratterizzava l’evoluzione umana (è un qualcosa che si evolve e

progredisce a seconda delle diverse culture).

Freud -> sostiene che le persone lo hanno sviluppato quando si è evoluta la civiltà,

sarebbe un sintomo nevrotico dato dalla rinuncia dei nostri impulsi primitivi ed è

anche un organo sociale inibitore perché pensa che sia un organo sviluppato

culturalmente e passato da madre a figlio.

Benjamin -> sostiene che solo gli uomini provano disgusto, mentre gli animali no e

si conosce veramente una persona quando sappiamo cosa la disgusta.

Arte e disgusto

Arte contemporanea -> lavora con parti del corpo soggetti a plastinazione (cadaveri

trasformati in opere d’arte), ci porta a cercare nell’arte gli stimoli che non riceviamo

nella vita quotidiana.

16/03 LEZIONE 3

Il disgusto si distingue dalla paura e dall'odio perché ha una forma di immediatezza

e possiede una sfumatura psicologica; il disgusto non si prova mai di fronte a

qualcosa di inorganico ma solo davanti ad oggetti vivi.

Può rimandare alla paura, la paura è uno stato d'animo del soggetto e la riflettiamo

su di noi; la paura riguarda noi, il disgusto riguarda l'oggetto.

Il disgusto guida alla conoscenza perché si concentra sull'oggetto, si colloca tra

paura e odio e viene definita come un’attrazione macabra al disgustoso (il disgusto

prevede una relazione con l'oggetto, si fugge ma allo stesso tempo si va verso

l'oggetto), è un'attrazione verso un qualcosa di dannoso ma irresistibile.

Tutte le sensazioni di disgusto culminano nella putrefazione che mette in campo il

disgusto tattile, visivo e olfattivo.

Kolnai -> disgusto ha a che fare con il decadimento della vita e con la vita stessa,

alcune cose della vita quando si avvicinano alla putrefazione creano disgusto

(affinità con la morte).

Parla anche di desiderio di morte (riferimento a Freud), si ha una relazione tra

disgusto, morte e vita; il disgusto ci vuole allontanare dalla morte ma allo stesso

tempo le siamo vicini (proviamo disgusto quando siamo vicino all’oggetto); il disgusto

lo proviamo davanti anche alla vita rigogliosa e secondo lui esistono due tipi di

disgusto:

- disgusto proibitivo -> esclude godimento e fascinazione.

- disgusto dovuto alla nausea -> da un eccessivo godimento di qualcosa (ricchezza

della vita o per la vita).

Disgusto per la vita organica -> è il disgusto per la vita ed è un eccesso di vita che

contiene la non vita.

Disgusto morale -> corruzione, ipocrisia e menzogna; il moralmente disgustoso lo

rappresenta paragonando la mollezza alla moralità.

Cancro della società -> parla di corruzione della società e di come si corrompe

anche il corpo, definendolo molle e putrefatto.

Disgusto per la letteratura -> la letteratura russa rappresenta il disgusto organico,

esalta la mollezza morale e il disgusto per la vita.

Miller -> il disgusto è fondamentale nella suddivisione in gruppi sociali e può avere

un ruolo di protezione dal vizio e dalla corruzione.

Il disgusto esprime comportamenti morali e segnala la crudeltà e l'ipocrisia quando ci

condizionano a formulare un giudizio moralmente sbagliato.

Sostiene che il disgusto ha a che fare con la democrazia perché mira a qualsiasi

tolleranza sociale ed è una forza antidemocratica (fonderebbe il disprezzo per le

classi sociali minori e per il diverso).

In un'epoca come la nostra si affermano dei modelli comportamentali e facciamo

finta di non provare disgusto in virtù di un qualcosa di piùalto che ci porta a simulare

tolleranza e così ci sentiamo superiori perché vinciamo la nostra sensazione di

disgusto.

Disgusto intellettuale -> quello che provavano i nobili verso i poveri, il disgusto era

socialmente accettato mentre ora ha cambiato due cose:

- il disprezzo dei ceti sociali bassi -> viene visto come qualcosa di brutto.

- forme di disprezzo verso chi sta in alto -> sembra aver ereditato dal disprezzo

aristocratico.

23/04 APPUNTI - LEZIONE 4 (Dott. Mario Farina)

La morte dell’arte

Nello sviluppo delle arti c’è un momento in cui diventa importante la riflessione

dell’artista sulla sua opera e questa riflessione ha a che fare con la morte dell’arte.

Le prime immagini disgustose compaiono contemporaneamente alle teorie sulla

morte dell’arte (800).

Le metropoli iniziano a diventare brutte e disgustose alla vista, e far finta che ciò non

stia accadendo è come nascondere la testa sotto la sabbia.

Due film sul disgusto -> Titanic - Vacanze di famiglia (Alberto Sordi):

In Titanic -> Rose fa vedere al marito un quadro di Monet, e lui è schifato.

In Vacanze di famiglia -> Alberto Sordi è la classica maschera italiana, sempliciotto

ignorante, e con la moglie va in vacanza a Venezia, si siedono su un’opera d’arte (la

sedia) e ammirano l’estintore pensando sia un’opera.

In Titanic simpatizziamo con Rose e in Vacanze di famiglia ancora oggi di fronte

all’arte contemporanea la gente rimane perplessa.

L’arte come merce da consumare nasce con il ready-made di Duchamp, selezionare

un oggetto e attribuirgli un diverso valore d’uso può essere interpretato come una

sorta di consumo attivo che lavora per avere un riciclaggio ecologico di una serie di

prodotti.

Anche la cucina è emersa in mostre d’arte recenti:

Cocido Y Crudo -> il titolo prende spunto dal libro “Il cotto e il crudo” di Strauss e

affronta la tematica relativa all’opposizione tra naturalità brutale del crudo e

l’orizzonte culturale del cotto che trasforma fino a rendere irriconoscibili gli

ingredienti di partenza.

Teatro Coliseo di Buenos Aires -> c’è una scultura di frutta che viene fatta mangiare

dal pubblico che rivela un mostruoso scheletro bianco (interesse per la collettività).

Pig Island -> installazione di McCarthy con scatole di ketchup che puzzano,

Chapman realizza un teschio coperto di vermi e mosche, Bourgeois presenta una

mostra con ampolle pieni di umori corporei.

L’arte contemporanea costringe lo spettatore a confrontarsi con reazioni estreme

come il disgusto e la repulsione: si hanno pratiche artistiche che si incentrano

sull’auto riflessione, sull’assenza, sullo splatter e body art che sviluppano i temi del

sublime in sintonia con il grottesco.

La mostra di Krauss e Bois s’incentra sia sul disgusto che sull’informe, che è una

forma di fruizione del disgusto.

Rosalind Krauss sostiene che l’informe, l’abiezione e l’osceno devono essere distinti

sul piano teorico, l’arte dell’abiezione sul corpo (ferito e traumatizzato), sui suoi

segreti e significati; l’arte dell’abietto incontra il corpo esposto; la ferita toglie i veli dei

feticci e porta alla verità.

Cerca la differenza tra abiezione (mette il fruitore nella necessità di identificarsi con

l’abietto o di rifiutare) e informe (sfugge al dualismo e all’ambiguità).

Hegel -> fondatore della critica dell’opera d’arte, ha cercato di concepire l’arte come

storica e dice che non sarà più ciò che è stato in passato.

Si lamenta della porta di Brandeburgo e sul fatto che compaia sui centesimi, perché

è la Berlino della riunificazione e la considera di un gusto kitsch con colonne greche,

scultura in bronzo in alto, i cavalli che impennano ed è una sorta di glorificazione

della città.

Pittura Fiamminga in Germania:

Natura morta -> una tavola dove si è già mangiato, il calice caduto (simbolo della

cena sacra) e cibo mangiucchiato; c’è qualcosa di decadente e in questi quadri è

rappresentata la vita di tutti i giorni.

Contadini a tavola -> fanno quello che ogni contadino fa la sera, la vecchia riordina, i

fratelli parlano, è rappresentata la vita quotidiana.

Il viandante sul mare di nebbia -> un’immagine non rassicurante ma terrorizzante;

essere umano usato per far vedere la potenza della natura.

Quindi vita comune a confronto con la potenza della natura.

L’opera d’arte è diventato qualcosa di autonomo e quello che diventa importante è

l’artista e non più l’opera, mentre nel Rinascimento la persona come Raffaello scrive

il nome sulla tela.

Opere d’arte dell’espressionismo e realismo:

Alfred Kubin -> scheletro abbracciato a un masso e un’altra opera con un granchio e

un bambino (sembra tratta da un incubo) hanno elementi tipici espressionisti

(teschio, allegoria e simbolismo).

Danto -> ha una nuova idea sulla morte dell’arte con dei lati positivi:

Orinatorio di Duchamp -> prendere un oggetto della vita comune e lo dichiara opera

d’arte attraverso la firma.

Campbell’s di Wharol -> l’artista elimina il gesto della firma e l’opera assume un

valore economico, che a sua volta fa assumere valore al museo.

30/03 LEZIONE 5

Estetica del 700

Schlegel -> sostiene che l’arte abbia il divieto di rappresentare il disgusto e lo

affermano anche altri artisti nel 700, perché è una cosa rivoltante e crea

un’invasione di tutti i sensi più oscuri (tatto, olfatto e gusto in un campo che deve

essere dominato da vista e udito), con Lessing viene superato.

Lessing -> stabilisce una regola per l’arte, l’istante fecondo e bisogna evitare

sempre la massima saturazione se no ci stanchiamo subito (lo stesso vale per il

cibo) e rappresentare nell’opera d’arte un’istante che sia vicino al piacere puro e se

non lo rappresenta l’opera sarà disgustosa.

L’arte deve darci un piacere che possa sempre aumentare e non si deve mai arrivare

alla dolcezza smisurata o si cadrebbe nel disgusto (lo stesso principio di “alzarsi da

tavola e avere ancora fame”).

Mendelssohn -> bello come nauseante -> è il disgusto per un piacere puro (teoria

del sentimento misto), il bello se è troppo puro diventa disgustoso (se una cosa è

troppo bella ne siamo disgustati) e il bello deve essere sempre contaminato con

qualcosa che non lo sia, come delle sensazioni spiacevoli, terrificanti o grottesche

(questo ci darà una sensazione superiore al bello puro e ci impedirà di provare

nausea).

Winckelmann -> sostiene che un bel viso piace di più se ha qualcosa di grave (per

lui i volti di Raffaello sono perfetti).

Sostiene che un dipinto che ha un fascino si esaurisce in breve tempo (come un


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Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in Graphic Design
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KillyEmancipate di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Frosinone - ABA o del prof Feloj Serena.

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