Lezione 1: estetica nel '700
L'estetica nasce nel 700 e fornisce gli strumenti per dare un giudizio; siamo in grado di dare giudizi negativi su opere d'arte oggettivamente brutte.
Illuminismo e estetica
Illuminismo → unione tra ragione e sentimento, la sua essenza è la loro combinazione. Illuminismo francese → estetica del sentimento.
Estetica tedesca
In Germania, inizialmente l'estetica non aveva a che fare con le opere d'arte ma con la nostra percezione degli oggetti (perché una sedia è nera?). In Germania si stava sviluppando la scolastica, la quale ci dice che: la filosofia è sistematica (cosa può essere e non può essere trattato filosoficamente) e l’estetica può essere trattata in modo sistematico (cosa può essere oggetto di estetica e cosa no); l’immaginazione è il fondamento della filosofia estetica (ci permette di fruire di un oggetto come un’opera d’arte).
Nell'800 tutto ciò che è disgustoso può essere oggetto di giudizio estetico. L'estetica classica tedesca pone delle posizioni filosofiche:
- Estetica della forma → guardiamo al disegno.
- Estetica del contenuto → guardiamo cosa ci vuole dire il disegno.
- Estetica del paesaggio → guarda s della bellezza.
- Estetica dell’opera d’arte.
- Estetica della ricezione → cosa prova chi lo guarda.
- Estetica della produzione → cosa prova l’artista.
Estetica dell'800
Kant → estetica della forma, paesaggio, ricezione.
Hegel → estetica del contenuto, opera d'arte e produzione.
Estetica inglese
Si definisce nel contesto dell'empirismo (si occupa del modo in cui percepiamo gli oggetti, come definire il concetto di causa ed effetto), questo pensiero viene applicato alle opere d'arte. L'estetica empirista non si limita a guardare l'oggetto ma a formulare un giudizio e l'oggetto ha caratteristiche che colpiscono il soggetto.
Atkinson → il bello non è oggettivo ma si basa sui sentimenti provati dal soggetto, per lui il bello è un senso interno, come i 5 sensi. Si cerca una regola che faccia in modo che tutti i soggetti percepiscano quell'oggetto come bello → senso comune.
Hume → formula una regola del gusto, secondo lui il bello è soggettivo, analizza le facoltà del soggetto e le qualità dell'oggetto. Per lui la bellezza e bruttezza fanno parte dei sentimenti del soggetto, ma non fanno parte delle qualità dell'oggetto (un oggetto non è disgustoso, ma siamo noi a vederlo così) in ogni uomo c'è il senso comune e tutti pronunciano un giudizio davanti ad un oggetto. Per definire la regola del gusto, scrisse che il senso della bellezza può essere paragonato alla paura della morte o all’amore per la vita.
Burke → secondo lui ci sono due sentimenti (il bello e il sublime) abbiamo un’attrazione e una repulsione, come un amaro eccessivo, un fetore intollerabile o una tempesta (possiamo provare piacere perché la componente immaginaria ce lo permette), il sublime tiene viva l'attenzione.
Il pasto nudo - Cronenberg → ci sono le caratteristiche del disgusto (organico e corpo), il protagonista viene rappresentato lucido fino a quando non prova disgusto per gli insetti che si trova davanti e quando li schiaccia perde la propria umanità (è come se uscisse dalla sua umanità quando supera il disgusto; mantenere la soglia di disgusto è quello che ci mantiene umani).
Lezione 2: disgusto
Disgusto → è una delle più violente sensazioni del nostro sistema percettivo e non ci possiamo sottrarre, ci spinge da allontanarci da un oggetto (per paura di essere contaminati), definisce i confini dell’estetica, è fondamentale per l’arte contemporanea e permette di vedere il legame tra estetica ed etica.
Il termine nasce in opposizione al gusto che nasce con l’estetica nella metà del XVIII secolo, è la capacità di dare un giudizio all’oggetto che abbiamo di fronte, nessuno gli dà regole, quindi si regola da solo, si sviluppa quando arte ed estetica sono autonome, è possibile solo se si ha una formazione culturale perché è una cosa raffinata e complessa.
Quando proviamo disgusto sembra che entrino in gioco tutti i sensi, ed è una forma di stato d’allarme. Il disgusto indica: ciò che è appetibile e ciò che è insopportabile. Il disgusto è complementare alla teoria del desiderio che è controllabile e ci porta a volere una vicinanza all’oggetto, non è un contrario simmetrico perché nel disgusto si può trovare una forma di desiderio. La teoria del disgusto si avvicina alla teoria del riso, perché sono due cose inevitabili e non riusciamo a controllarci, possono essere associati perché il deridere è una forma di esclusione e rifiuto.
A fine 700 nasce la borghesia e tutti possono dare dei giudizi (tutti hanno un senso comune). Nasce il buon gusto (diverso dal gusto) ci permette di osservare determinati oggetti e ci permette di fare delle distinzioni tra persone colte. Il gusto si basa su ciò che è puro e impuro, nasce l’idea che si debba limitare il buon gusto per evitare che venga contaminato con il disgusto.
Kant → primo teorico del disgusto, sostenne che il disgusto si impone e ci dice che siamo vivi perché abbiamo una reazione. Nietzsche → per lui è un dire “no” in modo spontaneo ed energico, sostiene che siamo obbligati a dire no ed è come una voce che proviene dall’inconscio ma ne siamo consapevoli. Il disgusto ha un carattere naturale o culturale? La risposta è entrambi. Nel XVIII secolo è qualcosa di naturale. Nel XIX secolo, c’è stata la tematizzazione del disgusto e Darwin sostenne che era un sentimento che caratterizzava l’evoluzione umana (è un qualcosa che si evolve e progredisce a seconda delle diverse culture). Freud → sostiene che le persone lo hanno sviluppato quando si è evoluta la civiltà, sarebbe un sintomo nevrotico dato dalla rinuncia dei nostri impulsi primitivi ed è anche un organo sociale inibitore perché pensa che sia un organo sviluppato culturalmente e passato da madre a figlio. Benjamin → sostiene che solo gli uomini provano disgusto, mentre gli animali no e si conosce veramente una persona quando sappiamo cosa la disgusta.
Arte e disgusto
Arte contemporanea → lavora con parti del corpo soggetti a plastinazione (cadaveri trasformati in opere d’arte), ci porta a cercare nell’arte gli stimoli che non riceviamo nella vita quotidiana.
Lezione 3: differenze tra disgusto, paura e odio
Il disgusto si distingue dalla paura e dall'odio perché ha una forma di immediatezza e possiede una sfumatura psicologica; il disgusto non si prova mai di fronte a qualcosa di inorganico ma solo davanti ad oggetti vivi. Può rimandare alla paura, la paura è uno stato d'animo del soggetto e la riflettiamo su di noi; la paura riguarda noi, il disgusto riguarda l'oggetto. Il disgusto guida alla conoscenza perché si concentra sull'oggetto, si colloca tra paura e odio e viene definita come un’attrazione macabra al disgustoso (il disgusto prevede una relazione con l'oggetto, si fugge ma allo stesso tempo si va verso l'oggetto), è un'attrazione verso un qualcosa di dannoso ma irresistibile.
Tutte le sensazioni di disgusto culminano nella putrefazione che mette in campo il disgusto tattile, visivo e olfattivo. Kolnai → disgusto ha a che fare con il decadimento della vita e con la vita stessa, alcune cose della vita quando si avvicinano alla putrefazione creano disgusto (affinità con la morte). Parla anche di desiderio di morte (riferimento a Freud), si ha una relazione tra disgusto, morte e vita; il disgusto ci vuole allontanare dalla morte ma allo stesso tempo le siamo vicini (proviamo disgusto quando siamo vicino all’oggetto); il disgusto lo proviamo davanti anche alla vita rigogliosa e secondo lui esistono due tipi di disgusto:
- Disgusto proibitivo → esclude godimento e fascinazione.
- Disgusto dovuto alla nausea → da un eccessivo godimento di qualcosa (ricchezza della vita o per la vita).
Disgusto per la vita organica → è il disgusto per la vita ed è un eccesso di vita che contiene la non vita. Disgusto morale → corruzione, ipocrisia e menzogna; il moralmente disgustoso lo rappresenta paragonando la mollezza alla moralità. Cancro della società → parla di corruzione della società e di come si corrompe anche il corpo, definendolo molle e putrefatto.
Disgusto per la letteratura → la letteratura russa rappresenta il disgusto organico, esalta la mollezza morale e il disgusto per la vita. Miller → il disgusto è fondamentale nella suddivisione in gruppi sociali e può avere un ruolo di protezione dal vizio e dalla corruzione. Il disgusto esprime comportamenti morali e segnala la crudeltà e l'ipocrisia quando ci condizionano a formulare un giudizio moralmente sbagliato. Sostiene che il disgusto ha a che fare con la democrazia perché mira a qualsiasi tolleranza sociale ed è una forza antidemocratica (fonderebbe il disprezzo per le classi sociali minori e per il diverso). In un'epoca come la nostra si affermano dei modelli comportamentali e facciamo finta di non provare disgusto in virtù di un qualcosa di più alto che ci porta a simulare tolleranza e così ci sentiamo superiori perché vinciamo la nostra sensazione di disgusto.
Disgusto intellettuale → quello che provavano i nobili verso i poveri, il disgusto era socialmente accettato mentre ora ha cambiato due cose:
- Il disprezzo dei ceti sociali bassi → viene visto come qualcosa di brutto.
- Forme di disprezzo verso chi sta in alto → sembra aver ereditato dal disprezzo aristocratico.
Lezione 4: la morte dell'arte
Nello sviluppo delle arti c’è un momento in cui diventa importante la riflessione dell’artista sulla sua opera e questa riflessione ha a che fare con la morte dell’arte. Le prime immagini disgustose compaiono contemporaneamente alle teorie sulla morte dell’arte (800). Le metropoli iniziano a diventare brutte e disgustose alla vista, e far finta c...