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Appunti lezione di Filosofia - Università di Torino Appunti scolastici Premium

Appunti di Storia della filosofia basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Steila dell’università degli Studi di Torino - Unito, Facoltà di Psicologia, Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia della filosofia docente Prof. D. Steila

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via prima in quanto più leggeri: la morte e disgregazione di atomi. Per questo che la paura della morte

e infondata: quando questa sopraggiunge non sentiamo nulla, non siamo più.

L 'anima e in relazione con il mondo consentendo di conoscere. L a conoscenza è data dal fatto che ogni

corpo ha u alone di atomi che riproducono l'immagine dell'oggetto: questi si allontanano e

s'imprimono sui nostri organi di senso, consentendoci di conoscere le cose così come sono. L e

sensazioni sono date da immagini che si proiettano sui nostri organi.

A G O S T I N O ‐ presenta il pensiero cristiano. I l mondo è creatura di D io, è bello ed ordinato: tutto e

armonico e bello poiché è espressione di D io che è buono. L a bellezza sta in tutte le cose per evitare

che qualcuno si possa allontanare dalla verità senza conservarne un'immagine. C iò che attrae nel

piacere fisico e l'armonia: la suprema armonia dev'essere ricercata in noi stessi = introspezione.

L 'anima, che è sostanza spirituale, incorporea ed immortale, indaga su di sé, cerca di conoscersi .

L 'uomo è sia esterno che interiore, dove abita la verità: è l'anima che porta la verità divina.

L 'interiorita può essere raggiunta quando si raggiunge la consapevolezza della natura spirituale

dell'anima. Quando trascendiamo noi stessi, trascendiamo l'anima razionale e tendiamo la dove sta la

lume della ragione (concetto di lume poiché illumina la verità aiutandoci a riconoscerla). L a verità sta

dentro di noi, ed raggiunta poiché D io ci guida.

S e siamo in grado di dubitare ciò implica che ci deve essere una certezza in noi stessi che sostiene i

dubbi che abbiamo : se ho un dubbio e perché ho un'idea di verità.

Agostino sostiene che per raggiungere la verità l'anima deve guardare all'interiorita di ognuno di noi,

mentre Platone sosteneva che essa dove staccarsi dal corpo e salire verso il mondo delle idee.

T O M M A S O D 'A Q U I N O sostiene che l'anima sia il principio di vita, e la vita si manifesta nella

conoscenza e nel movimento. L 'anima non è corpo, ma è atto di un corpo (ripresa del pensiero

aristotelico). I l corpo non è vivente ma è reso tale grazie all'anima (se il copro fosse vivente sarebbe

principio di vita ma così non è).

L 'operazione intellettetiva (anima dell'uomo) è incorporea e sussistente, cioè indipendente. L 'uomo

può conoscere la natura di tutti i corpi,poiché chi ha la facoltà di conoscere non deve possedere

nessuna delle caratteristiche delle cose nella sua natura, altrimenti non potrebbe conoscerle. S e noi

avessimo delle caratteristiche comuni alla cose del mondo, avremmo una conoscenza limitata, ma

dato che noi siamo diversi grazie all'anima possiamo conoscere: l'anima e incorporea e quindi può

conoscere ciò che è corpo. E ssa agisce in modo indipendente dal corpo, mentre la percezione dipende

dati organi di senso,ossia dipende dal corpo (infatti in base all'organo stimolato possiamo avere una

limitata conoscena::se stimoliamo l'occhio possiamo conoscere solo ciò che vediamo. L 'anima invece

ci fa conoscere tutto). Gli animali hanno solo un'anima sensitiva che dipende dal corpo, l'uomo ha

quella intellettiva, che è indipendente.

All'inizio si pensava che tutta la conoscenza si basasse sulla sensazione, in quanto il senso e l'intelletto

erano materiali. C on Platone senso ed intelletto sono distinti ed incorporei, appartenenti all'anima.

I nfine Aristotele sostiene che l'intelletto svolge funzioni senza organi corporei, mentre i sensi

richiedono il corpo (anima intellettiva e anima sensitiva).

S econdo T ommaso il principio intellettivo è incorruttibile. L a corruzione potrebbe eser "per sé" o "per

accidens". N el primo caso, chi possiede direttamente l'essere non può soggiacere alla generazione e

alla corruzione se non che direttamente. N el secondo caso, gli esseri non sussistenti nascono e

muoiono in seguito alla generazione e corruzione del composto. S olo l'anima dell'uomo essendo

sussistente ed essendo forma non può separarsi da sé e quindi non cessa di esistere = ha l'essere di

per sé. S oggiace alla generazione e alla corruzione di per sé. L 'anima degli animali essendo non

sussistente di per se, muore con il corpo, mentre quella dell'uomo e immortale, non può essere

distrutta.

Ogni essere desidera sopravvivere, ossia vivere nel modo migliore. Ma la cognizione segue il

desiderio: l'intelletto desidera vivere sempre poiché percepisce l'essere su un piano assoluto, no limita

nel qui et ora

I ntelletto è puro mq è operazione dell'anima unita al corpo: si giunge alla conoscenza grazie e ai dati

forniti dai sensi e all'operare dell'intelletto. S e intelletto opera da solo concepisce la realtà in modo

diverso e molto più simile agli angeli. L a piena beatitudine dell'anima si raggiunge quando essa si

ricongiunge al corpo.

C A R T E S I O ‐ appartiene al periodo della R ivoluzione I ndustriale: Galileo sostiene lira che il mondo

sia scritto in un linguaggio scientifico e che il mondo può essere studiato e concepito da un punto di

vista scientifico.

"S uppongo che tutto sia falso" = ricerca di una certezza che sia il fondamento di un sapere certo.

T eoria del dubbio metodico: mettere in dubbio tutto per cercare una certezza che non può essere

contestata. L a percezione è il primo modo per entrare in contatto con mondo, ma i nostri sensi ci

ingannano "tutto quello che vedo è falso". T utto ciò che arriva dai sensi è effimero.

Ma il dubbio da dove arriva? Per avere un dubbio dovrei avere una nozione di verità, ma nel momento

i cui tutto è messo in discussione anche le verità matematiche non sono più certe (potrebbero essere

state costruite dall'uomo,e che non derivino da D io). Ma nel momento che mettiamo in dubbio tutto,

io ci sono o no? "I o ero certamente" = continuo ad esistere. Anche il dubbio radicale non fa cadere

questa contastazione: potrei essere vittima di un D io ingannatore, ma anche in questo caso "io sono":

se D io mi inganna vuol dire che esisto.

"I o esisto" e l'unica verità certa = "coito ergo sum", penso dunque sono. I l fatto che io penso implica

che io esisto.

Ma che cosa sono io? C 'È in corpo che funziona come una macchina (visione meccanicista, mondo

come macchina spiegato tramite materia e movimento). Ma le azioni del corpo sono soggette al

dubbio. N on sono corpo in quanto questo è in dubbio, e di conseguenza non sono nemmeno anima,

poiché tutte le funzioni relative ad essa richiedono il corpo, ma quest'ultimo non esiste. R imane solo il

pensiero, unica cosa che non ci viene sottratta. I o sono finché penso, quando non penso più non sono

più = io sono una cosa pensante, cioè una cosa che dubita, intende, afferma, nega, vuole, immagina e

sente (sentire nel senso di essere consapevoli, non nel senso di avere percezioni perché questa è

funzione del corpo e quindi non esiste).

L a mia coscienza e vera, nella quale ci sono idee chiare di perfezione, derivanti da D io che è

onnipotente: grazie a tali idee io sono certo della mia distinzione tra mente e corpo. L e cose materiali

esistono poiché le percepisco in modo chiaro e distinto, perché D io fa tutto ciò che è percepibile in

modo chiaro = il fatto di percepire le cose in modo chiaro e distinto implica che sono diverse. I l fatto

di avere un'idea chiara e distinta della mia essenza porta al riconoscermi come cosa pensante, diversa

da tutto ciò che è corporeo: mente e corpo sono distinti.

D istinguiamo quindi la R es cogitans e la R es extensa, poiché riconosco la mia natura in modo chiaro e

distinto, e dall'altro ho idea chiara del corpo come cosa estesa (dualismo). Questa conoscenza e legata

al fatto di avere idee innate e distinte e chiare di pensiero ed estensione: so di esistere come cosa

pensante perché ho idea chiara della mia natura,ma sono unito ad un corpo di cui ho idea chiara di

corpo come cosa estesa = io sono distinto dal corpo.

(L e idee innate date da D io sono idea di pensiero e di estensione, che consentono di percepire e

conoscere il pensiero e il corpo in modo chiaro e distinto: questo modo di percepire implica che sono

due cose distinte, la R es cogitas e la R es extensa).

R es extensa: corpo esteso, occupa spazio ed è scomponibile. R es cogitans: mente non è estesa ma

unita.

C ritiche di Arnauld: "io dubito se ho un corpo, ma no dubito che io sono. D unque io non sono un

corpo in quanto dubiterei di me stesso. Ma io potrei essere un corpo che pensa". C artesio risponde che

è possibile che ciò che pensa sia fisico ma non ho conoscenza di ciò.

Arnaud porta l'esempio del trainagolo io ho idea del triangolo rettangolo senza conoscere il teorema

di Pitagora: se D io crea tutto ciò che concepisco in modo chiaro e distinto, allora dovremmo avere

triangoli slegati dal teorema ed altri legati ad esso per coloro che conoscono entrambi. C artesio

riconosce la validità di tale obiezione, ma ribatte spiegando che il triangolo non è una cosa completa.

Anima e corpo sono cose complete, create da D io e sussistenti per sé: sono sostanze ricoperte da

attributi per riconoscerle come sostanze.

L a presenza dell'anima determina la differenza tra uomo ed animali. Gli animali infatti sono delle

macchine corporee. Per distinguere un autonoma da un animato valutiamo il linguaggio, poiché i

primi non ne possiedono uno per adattarsi ed esprimersi; le macchine agisconoi base agli organi che

hanno e sono predeterminate, ossia le loro azioni sono stabilite a priori, agendo in virtù non della

ragione ma in base agli organi.

L 'uomo e tale in quanto è corpo animato, e quando mi percepisco in quanto cosa pensante, mi

percepisco nella mia totalità come cosa unità poiché mente non è scomponibile.

Ma perché se il corpo viene lesionato sento dolore? L 'anima e immortale, e distinta dal corpo, com'è

possibile ciò? C 'è un'interazione tra mente e corpo:le sensazioni di dolore mi insegnano che sono

strettamente congiunto con corpo da costituire un tutto con esso. L e sensazioni corporee sono

pensieri confusi dati dalla mescolanza del corpo e della mente. L 'anima dunque pensa, agisce e patisce

poiché è legata al corpo, ma C artesio spiega maggiormente la divisione piuttosto che la loro unione.

L a mente non arriva a concepire la distinzione tra anima e corpo e contemporaneamente la loro

unione,ponendo il problema di come essi interagiscono. L e passioni dell'anima sono percezioni (per

indicare pensieri che non sono azioni dell'anima), sentimenti (ricevute come oggetti di sensi esterni)

ed emozioni (che scuotono l'anima) che fanno riferimento all'anima e causate, mantenute e fortificate

dal moro di alcuni spiriti). L o stimolo sugli organi giungono al cervello attraverso la compressione di

spiriti animali passanti nei nervi, mettendo in moto la ghiandola. L 'anima e passiva nelle passioni

poiché sono date dal corpo: I fatti fisici sono tradotti in passioni dell'anima. Mentre non possiamo

controllare le emozioni perché giungono dal corpo, possiamo controllare le azioni.

L 'anima ha sede nella ghiandola pineale, che è un organo singolo nel mezzo del cervello, da cui si

irradia i tutto il corpo grazie agli spiriti (neuroni). Ma l'anima non è estesa, e non dovrebbe occupare

spazio: come si spiega tutto ciò? N on si hanno risposte poiché C artesio muore prima di risolvere

questo problema.

I l dualismo può essere epistemologico, che mira a spiegare gli eventi i termini neurologici o

psicologici; ontologico delle sostanze, dove anima e corpo sono sostanze sparate (C artesio); ontologico

delle proprietà, ovvero anima e corpo sono proprietà distinte ed irriducibili di un'unica sostanza.

S P I N O Z A ‐ sostenitore del dualismo ontologico delle proprietà. S ostiene l'idea di un ente che è

causa di sé e non ha bisogno di altro = la sua essenza è l'esistenza. È una sostanza, ossia è ciò che è in

sé ed è concepito per sé. U n'unica sostanza indipendente = D io, non in senso religioso (è tutto ciò che

è, ossia l'essere).

L 'essere ha più modalità di rappresentazione, ovvero attributi attraverso cui manifesta la propria

esistenza ed che sono percepiti dall'intelletto. T ali attributi sono infiniti, ma noi ne conosciamo solo

due: estensione e pensiero.

Gli uomini sono dei modi, cioè particolari specificazioni degli attributi: il corpo e modo

dell'estensione, mentre la mente e modo del pensiero. I l corpo e la mente sono la stessa cosa, ma vista

da punti di vista diversi: sono modi degli attributi di un'unica sostanza.

H O B B E S ‐ presenta una soluzione al dualismo di tipo monista = un unico principio che è la materia.

T utto è corpo, materia in movimento, e la mente e una funzione del corpo. I l pensare implica che sono

pensante e quindi "io sono", ma "io sono pensante" è diverso da "io sono una cosa pensante". È qui

l'errore di C artesio: egli fa una distinzione tra il soggetto e le sue funzioni, dato che il pensare

potrebbe essere una funzione esercitata dal corpo e non da una sostanza immateriale. I noltre, la

sostanza è qualcosa di corporeo e quindi il parlare di sostanza incorporea è un concetto

contraddittorio.

H obbes dà una spiegazione materialista di tutte le cose, anche del mentale.

Anche il pensiero e rappresentazione di qualche qualità di oggetti esterni: l'origine dei pensieri sono e

sensi. I l materialismo di H obbes sostiene la teoria dell'identità, cioè sostiene un uguaglianza tra eventi

mentali ed eventi fisici.

L a causa della sensazione è l'oggetto esterno che agisce sui nostri organi in modo immediato o

mediato. L 'azione giunge al cervello e al cuore tramite nervi e registrano tali informazioni, suscitando

una reazione di resistenza rivolta all'esterno, causando una sensazione esterna. L e qualità sensibili

non sono proprietà dell'oggetto ma è data da come lo stimolo viene registrato: le qualità sensibili sono

date da un effetto di movimento. L a sensazione è un'immagine causata dal moto degli oggetti esterni

sui nostri organi ed è fonte di conoscenza = conosciamo tramite l'esperienza (empirismo).

L a sensazione di per se è neutra, ma accompagnata dall'appetito o dall'avversione: le passioni

giungono in seguito alla sensazione è i fantasmi prodotti dagli oggetti esterni possono assecondarne il

moto o esserne di intralcio. N el primo caso si prova desiderio, appetito, mentre nel secondo caso

avversione. È da questo che nasce la vita emotiva e tutti i sentimenti sono loro manifestazioni sotto

forma di diverse combinazioni. I l desiderio e l'avversione sono i moti dell'animo,causati dall'azione

degli oggetti su di noi, che possono favorire o meno il movimento vitale. L e nozioni di bene e male

nascono per indicare gli oggetti del desiderio o di avversione e usate in relazione al soggetto, poiché

nulla è bene o male di per sé. L e passioni sono perturbazioni dell'animo, moti vari del sangue e degli

spiriti che causano dei fantasmi, immagini riguardanti il bene e il male destati nell'animo,. Gli oggetti

esterni causano immagini che o guidano la vita, desiderio, o la ostacolano, avversione. S ono i moti

fisici che causano passioni. I l desidero e l'avversione dipendono da come siamo fatti: sono automatici,

non controllabili. Ma siamo capaci di ragionare sulle conseguenze, ovvero di decidere le azioni da

mettere in atto.

L a natura ci ha fatto in modo da desiderare e ricercare il benessere, per cui il bene primo è la

conservazione, cioè desiderio di vita, salute e sicurezza. Per ciò che vengono poste delle leggi per

controllare le azioni: l'uomo infatti è come un lupo, antisociale ed aggressivo. I l convivere e una

decisione per favorire la conservazione con conseguente nascita del S tato. E sso assume dei poteri ed

in cambio offre sicurezza agli uomini, sicurezza che in natura non esisterebbe dato che sono tutti

contro tutti.

L a volontà è determinata, poiché non possiamo decidere cosa desiderare, ma siamo liberi di agire.

Quando prendiamo delle decisioni mettiamo in atto un'azione volontaria. L a presa di decisioni

implica un processo di deliberazione, dove tra la libertà di agire in molti modi diversi, agisco in base a

quello che decido.

L O C K E ‐ sradica il dualismo cartesiano. È l'intelletto che pone gli uomini al di sopra di tutti gli altri

organismi sensibili. C erco di indagare la capacità di comprendere senza studiare la mente: l'obiettivo

è quello di comprendere l'origine, la certezza e l'estensione della conoscenza umana, dove credenza,

opinioni ed assenso ne sono i diversi gradi.

D efinendo la comprensione possiamo individuare i limiti oltre i quali l'uomo non può andare: si pone

un limite tra conoscibile e il non conoscibile. C iò che non possiamo conoscere è la sostanza, ciò che

resta alla base degli accidenti (qualità sensitive), da cui derivano le idee semplici, ossia è il sostegno

del sensazioni che proviamo, ma non si sa su quale sostanza questi si appoggino. C i sono idee semplici

sempre unite, che vengono chiamate con un unico nome poiché non sappiamo come sussistino di per

sé.

U siamo il concetto di sostanza poiché non capiamo come le idee semplici di qualità possano sussistere

in modo autonomo. L a sostanza è un sostegno supposto, ma sconosciuto, di qualità che percepiamo e

che non possono esistere senza qualcosa che le tiene insieme = substantia, ciò che sta sotto. (T utto ciò

vale anche per le funzioni mentali: non capiamo come possano sussistere di per se, per cui

ipotizziamo l'esistenza di una sostanza spirituale che le tiene unite).

Anche per L ocke, è l'esperienza che fonte di conoscenza: ciò che noi conosciamo, lo conosciamo a

partire dai sensi. Grazie all'esperienza infatti siamo certi dell'esistenza delle idee semplici, ma non

della sostanza che è un'ipotesi per dar spiegazione a qualcosa che non possiamo conoscere.

I l nostro modo di funzionare implica che c'è qualcosa di sottostante di cui nulla sappiamo. I l concetto

di sostanza ha un uso pratico, per organizzare le qualità percepite. C ome la sostanza metta in moto gli

oggetti mediante il pensiero, così è misterioso come la sostanza causi il movimento mediante

l'impulso.

Abbiamo idea di materia e pensiero, ma non di come questi siano causati. N on possiamo sapere se

l'onnipotente ci ha dato un'anima diversa dal corpo, o se essa è funzione del corpo.

D istinguiamo tra conoscenz certa, quella conoscibile, e conoscenza di fede, a cui possiamo credere o

meno, ma che non è certa. L 'idea di un'anima immortale ha un valore etico, volta a far sì che gli

uomini si comportino bene per essee accettati dall'aldilà. Ma non possiamo essere certi della sua reale

immortalità, perché ciò va oltre i limiti della nostra conoscenza.

B E R K E L E Y ‐ sosteneva che se c'era una sostanza questa poteva essere solo spirituale. L a materia

non esiste. I nostri pensieri, idee ed emozioni non possono esistere senza mente, ma anche le

percezioni esistono solo nella mente: noi conosciamo grazie alle idee che sono percepite da una

mente.

Gli oggetti possono essere percepiti in modo indiretto, cioè quando fuori dal mio campo percettivo in

quanto ci sono altri che li stanno percependo. L 'essere delle cose è un percipi, ossia essere percepito:

non hanno un'esistenza propria, ma esistono poiché vi sono delle menti che li percepiscono. I l fatto

che questi esistono sempre è dato dal fatto che c'è un D io che tutto percepisce: le cose esistono in virtù

di uno spirito che li percepisce. S olo la sostanza pensante, la mente che percepisce esiste.

Ma se ognuno di noi percepisce in modo diverso, com'è possibile che le nostre realtà siano tutte

collegate? D io che tutto percepisce fa si che il mondo sia intersoggetivo, che fa sì che vi sia armonia tra

le diverse percezioni di persone diverse.

H U M E ‐ sostiene che se non possiamo conoscerla, la sostanza non c'è.

I l pensiero ha un'apparente libertà: può viaggiare ed immaginare, ma tutto ciò è legato ai dati forniti

dall'esperienza. Ogni volta che pensiamo, lego cose di cui ho avuto già esperienza.

L e percezioni della mente possono essere pensieri ed idee, deboli, rimangono quando non c'è la

percezione; impressioni e percezioni, vivide e vivaci, dovute ad un'immediata esperienza. I o ho

un'impressione che diventa idea quando viene a mancare l'esperienza immediata = idee sono copie

delle impressioni. I l passaggio da un'idea all'altra è dato dai principi di somiglianza, di contiguità,di

causa e effetto. T ali principi uniscono le idee nell'immaginazione.

Possiamo dire con certezza tutto ciò che è legato alla percezione ma a livello particolare, non

universale (oggi sorge il sole ma potrebbe non essere sempre così). N on ho garanzie sulla certezza ed

universalità dei fatti naturali, e quindi non è possibile una scienza sulla natura, poiché ciò che si dice e

valido solo a prova contraria.

N on esiste alcuna relazione oggettiva tra gli eventi, ma la relazione è data dall'abitudine (sono

abituato a vedere A con B , ma non è detto che la loro relazione abbia valore universale ed oggettivo).

L e percezioni sono esistenze distinte che formano un tutt'uno in quanto sono connesse:

razionalmente non c'è alcuna connessione, ma la natura ci ha donato la capacità dell'immaginazione.

L 'immaginazione serve per unire le percezioni, per favorire l'adattamento e prevedere gli eventi:

organizziamo le idee in base ai principi che ci consentono di mettere in relazione i fatti i base

all'abitudine. I l fine della conoscenza e pratico,utile per la sopravvivenza, ma non c'è alcuna verità

assoluta. N on si ha idea perfetta di nulla al di fuori della percezione.

Anche il concetto di sostanza viene abolito, ma noi continuiamo a pensare in termini di corpi in

quanto c'è bisogno di qualcosa che sostenga l'esistenza delle percezioni: è L 'immaginazione che ci

consente di attribuire delle proprietà ai diversi oggetti.

L a ragione pretende di dire qualcosa a priori ma ciò non è possibile: noi possiamo conoscere solo a

posteriori in seguito all'esperienza. E questo determina che non possiamo stabilire leggi universale

basandosi solo sull'esperienza, poiché le cose potrebbero non essere sempre così. N on si può unire

l'esigenza universale della ragione con la ricchezza dell'esperienza.

L 'immaginazione e quella capacità di riconoscere una conoscenza naturale, che è particolare e non

universale. È determinata dai principi e dall'abitudine che ci porta a ritenere che A sia così in quanto

abitualmente lo percepiamo così.

Parlando di noi stessi,ci imbattiamo in una particolare percezione: siamo costituiti di percezione. L 'I o

non è un'impressione, e ciò a cui vengono riferite le idee ed impressioni. L a teoria dell'identità

sostiene che noi siamo fasci di percezioni diverse che si susseguono in modo rapido: la mente e come

un teatro dove appaiono le percezioni. N o esiste un'idea dell'I o in modo razionale, poiché per avere

un'idea dovremmo avere un'impressione, ma l'I o e ciò a cui vengono riferite le nostre impressioni ed

idee. N on esiste alcuna impressione costante che dà origine all'idea dell'I o, poiché quando mi indago

vedo solo percezioni. L 'immaginazione consente di unire le diverse percezioni in un'unica sostanza

favorendo l'identità personale che consente di percepirmi in modo uguale,grazie anche alla memoria.

I n realtà non c'è percezione di noi stessi in modo totale, ma l'immaginazione ci consente di passare da

una percezione all'altra, cadendo nell'errore di parlare d'identità. L 'identità deriva dall'applicazione

dei principi e dalla memoria che ci consente di percepirci uguali.

K A N T ‐ cercò di spiegare la possibilità di avere una conoscenza certa ed oggettiva derivante

dall'esperienza, opponendosi al pensiero di H ume. "R agione umana è destinata ad essere tormentata

da fatti non risolvibili", determinando il fatto che bisogna interrogarsi individuando le pretese

legittime secondo le sue eterne ed immutabili leggi, cioè stabilire i limiti individuando ciò che si può

conoscere in modo valido.

B isogna seguire l'esempio della logica, una scienza che procede in avanti , con eventuali abbandoni o

chiarimenti. È nata da Aristotele ed ha il vantaggio di essere un sapere che prescinde dai contenuti,

occupandosi della forma ed avendo individuato i propri limiti.

L e scienze hanno bisogno di razionalità, di qualcosa stabilito a priori per poter essere universali, come

la matematica e la fisica, che per K ant sono scienze universali: la prima è pura, la seconda

strettamente legata all'esperienza.

K ant individua due tipi di giudizi. I l giudizio analitico, dove il predicato nulla aggiunge al significato

del soggetto ("gli scapoli sono uomini"): illustro e esplicito il significato di un concetto. S i tratta di

giudizi a priori, poiché la conoscenza è indipendente dall'esperienza. I l giudizio sintetico, dove il

predicato aggiunge delle informazioni al contenuto del soggetto ("i corpi sono pesanti"): si accresce il

significato di un concetto in base all'esperienza. S i tratta di giudizi a posteriori poiché la conoscenza si

amplia in seguito all'esperienza. Ma sono possibili dei giudizi sintetici a priori? D ei giudizi in grado di

aumentare la conoscenza indipendentemente dall'esperienza?

"L a ragione vede solo ciò che lei stessa produce secondo il proprio disegno". L o scienziato non pone

domande casuali alla natura, ma secondo la ragione ed è lui che trova ciò che stava cercando: produce

gli esperimenti i base alle ipotesi di partenza. È un attivo organizzatore di esperienza. L a ragione tiene

i principi che determinano la validità di legge dei fenomeni, e l'esperimento viene pensato in base a

tali principi: la natura risponde ala domande che la ragione le pone. L a matematica e la fisica sono

effetti di una rivoluzione che ha portato al cambiamento dei metodi: anche la filosofia dovrebbe

seguire lo stesso esempio. B isogna abbandonare l'idea per cui l'intelletto si deve adattare all'oggetto

esterno. L 'ipotesi è che gli oggetti si possano adeguare alla conoscenza, ai principi, modelli a priori che

noi abbiamo: ciò consente una conoscenza a priori. È l'oggetto che si deve adattare alla nostra facoltà

intuitiva.

N oi conosciamo a priori le forme, i modelli, usati per organizzare le percezioni: il mondo non è così

come noi lo percepiamo, ma il modo in cui lo vediamo dipende da come organizziamo le percezioni

grazie alla ragione. Ognuno di noi possiede delle categorie, ossia delle conoscenze a priori in vasetti

alle quali organizzare e dati dell'esperienza.

Parliamo di F enomeno, ovvero la realtà così come ci appare: noi siamo nel mondo dei fenomeni, ma

sappiamo che la realtà è diversa da come la percepiamo. I l fenomeno non appartiene all'oggetto i se

stesso, "ma è nel rapporto di esso col soggetto e dunque inseparabile dalla sua rappresentazione". N on

è parvenza, cioè apparenza ingannevole: questa implicherebbe l'attribuire all'oggetto in se ciò che

appartiene al fenomeno. All'opposto c'è il N oumeno, ovvero qualcosa concepito dalla mente come non

fenomeno. I l mondo appare secondo del forme che sono comuni a tutti, non in modo soggettivo,

motivo per cui la realtà è uguale per ognuno di noi.

I l concetto trascendentale significa che la conoscenza si occupa del nostro conoscere nella misura in

cui ciò è possibile a priori ‐> deduzione trascendentale è la dimostrazione della legittimità di una

pretesa di fatto.

"L 'I o organizzare le esperienze di un I o empirico": il soggetto applica le categorie per ordinare le

percezioni del'I o empirico. S i parla del I o‐penso, che non è oggetto di conoscenza, ma è funzione

dell'unificare la mia conoscenza. D eve accompagnare tutte le mie rappresentazioni per evitare di

avere qualcosa che potrebbe essere pensato. N oi applichiamo delle categorie agli oggetti

dell'esperienza, ma è uso legittimo? L 'intelletto svolge la funzione unificatrice del molteplice delle

intuizioni sensibili. L 'unificazione presuppone l'esistenza di un'unità del molteplice (principio che

realizza l'unificazione) = I o‐penso o unità sintetica. L 'I o‐penso è dunque quell'unità che organizza le

mie rappresentazioni e consente l'applicazione delle categorie. L 'I o empirico invece accompagna le

singole rappresentazioni distinte tra loro.

I o‐penso è il principio supremo della conoscenza , che consente l'unificazione delle percezioni per

consentire di conoscere la realtà. U na rappresentazione è oggetto di conoscenza i quanto ne sono

cosciente, ma la coscienza delle singole rappresentazioni e possibile in quanto le riferisco ad un'unica

autocoscienza. L 'unità del molteplice è data dall'attività sintetica dell'intelletto. L 'I o‐penso deve

accompagnare tutte le mie rappresentazioni agendo tramite le categorie: il mondo dei fenomeni e

conosciuto grazie all'unificazione.

L 'anima non è oggetto di riflessione razionale: si tratta di un paralogismo, un sillogismo errato. "C iò

che non può essere pensato se non come soggetto non esiste che come soggetto, che però è sostanza.

U n essere pensante non può essere pensato che come soggetto. D unque esso esiste come sostanza".

N ella prima parte l'essere è dato dall'intuizione, mentre nella seconda parte l'essere è inteso come

soggetto in relazione al pensiero. I l termine medio e il soggetti che però assume due significati diversi:

come cosa e come pensiero. Ma il ragionamento è errato. S i conclude che il soggetto è ciò che

consente di applicare le categorie, ma di cui nulla si sa come sostanza. N on possiamo applicare al

categoria di sostanza all'I o‐penso. N oi possiamo conoscere tutto ciò cui applichiamo le categorie:

dell'anima nulla possiamo sapere.

L 'errore è che si applica la categoria di sostanza all'I o‐penso, poiché si presuppone che I o, essendo

soggetto di tutti i miei pensieri, sono sostanza. Ma non ho intuizione intellettuale dell'anima, per cui

non posso applicare al categoria. N ulla posso sapere su essa.

N ell'Ottocento la psicologia diventa autonoma, allontanandosi dalla filosofia. Abbiamo due correnti

opposte. L 'I dealismo, che sostiene che il trascendentale e l'assoluto dominatore, costruttore

dell'esperienza, dove la psicologia è ancora legata alla filosofia. I l Positivismo, che sostiene che ciò che

conta è l'oggetto, sviluppando una scienza naturale per giungere alla verità. S i parla di psicologia

scientifica, presentando un rapporto complicato con la filosofia. "Psicologia e filosofia hanno avuto un

lungo matrimonio, per giungere ad un violento divorzio".

W U N D T ‐ lo psicologo deve studiare i fatti empirici, abbandonando la metafisica. L a psicologia e

coordinata con una scienza naturale, ma facendo attenzione a non cadere in ambito fisiologico : per

mantenere una certa autonomia, la psicologia deve considerare il rapporto con la filosofia.

J A M E S ‐ se mi guardo all'interno vedo un tutt'uno = flusso di coscienza, no singole percezioni

distinte. L 'esperienza si dà confusa, complessa che dev'essere poi organizzata e distinta un base agli

scopi individuali. Percepiamo cose uguali, ma organizzate diversamente. L eggiamo la realtà in base ai

nostri bisogni, e la verità è legata al fine pratico.

I pensieri e le cose sono nomi che vengono dati in base al seno comune. L a coscienza, però, non è una

cosa ma una funzione, la funzione del conoscere. E necessaria non solo per capire come le cose sono,

ma anche come sono conosciute.

L 'esperienza è pura, il dato di partenza che viene organizzato, alla base della relazione tra soggetto ed

oggetto. È il punto di intersezione che la collega poi all'aspetto soggettivo o oggettivo, in base alle

nostre necessità. L a soggettività e l'oggettivita sono funzionali, indicano il modo in cui l'esperienza

viene considerata. L 'esperienza pura e ciò che è immediato, presente nel qui et ora, che viene

raddoppiata quando considerata e assume significato in base alle nostre necessità.

H U S S E R L ‐ è il fondatore della fenomenologia per affrontare il problema del rapporto tra soggetto

ed oggetto. L a filosofia deve assumere il linguaggio e la forma di una scienza e rinunciare a quella

profondità da sempre lodata: bisogna trasformare la confusione in chiarezza. L a filosofia deve essere

come una scienza rigorosa con certezza ed univocità propria. Ma se la cosa è esterna alla coscienza è

un mistero capire come sia possibile raggiungerla, conoscerla: l'oggetto è oggetto di conoscenza se

sono sulla stessa linea, non possiamo conoscere nulla che va oltre i limiti. T utto quello che sta

all'interno dei limiti è fenomeno.

L a teoria della conoscenza studia la relazione tra soggetto ed oggetto: la coscienza ha una relazione di

qualche tipo con l'oggetto. L a coscienza è il principio su cui si può fondare la scienza fenomenologica:

è il dato certo, l'unico aspetto che rimane dopo aver messo tra parentesi il mondo naturale. È


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher noemi_bellino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Steila Daniela.

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