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Filosofia della comunicazione 2016/2017

Lezione 1

Quattro schemi sulla comunicazione (più uno) e quel che ne consegue

La prima domanda: Che cos'è la comunicazione?

  • Scambio di dati;
  • Atto con cui si entra in contatto con il mondo e con la natura;
  • Relazioni mediate da canali;
  • Dire di sé, degli altri e delle cose che ci circondano;
  • Movimento, processo (da A a B e viceversa);
  • Forma e strumento di conoscenza (apprendere);
  • Creazione di una realtà ulteriore, intersoggettiva;
  • Linguaggio;
  • Trasmissione di un messaggio;
  • Azione e ricezione.

Elementi comuni rispetto a tutto ciò che ci siamo detti a proposito della domanda iniziale: interazione e strumento di conoscenza.

Partiamo cambiando domanda: Dove inizia la comunicazione?

  • Si potrebbe cominciare con il DNA in quanto il codice genetico è una forma di comunicazione essenziale che dispone di sofisticati meccanismi di traduzione;
  • O si potrebbe cominciare dalla comunicazione animale che dispone di meccanismi che conosciamo tutti un po', o che indoviniamo;
  • Oppure si potrebbe cominciare con la comunicazione non verbale, che ha anche aspetti professionali.

Per ciò che concerne il primo punto possiamo dire che le varie unità di DNA sono diverse le une dalle altre in base alle disposizione delle molecole, e allo stesso modo l'informazione è composta da un sistema di differenze organizzate. Il DNA viene letto da meccanismi chimici e successivamente tradotto in proteine al fine di avere conseguenze fisiche.

Elementi:

  • Collezione di differenze (serie ordinata di differenze);
  • Meccanismo di traduzione (principio di pertinenza che distingue l'informazione vera e propria dal rumore. Es.: telefonata);
  • Conseguenze visibili.

Si parla di limite inferiore, ovvero di quel limite secondo il quale i dati diventano significativi per l'informazione. Questi dati possono dar luogo alla comunicazione anche se si tratta di una comunicazione un po’ strana in quanto non necessariamente riguarda il contatto o le relazioni tra le persone, bensì l'esistenza di qualche discontinuità. Un dato è un sistema di comunicazione sul quale si registrano sistemi di pertinenza che restano permanenti.

Comunicazione/Informazione

Bisogna parlare di pertinenza in quanto essa rappresenta la premessa perché ci sia comunicazione. È fondamentale che qualche dato che circola nell'ambiente, nei sistemi informatici e nei nostri sensi venga rilevato come pertinente ovvero importante rispetto a certi problemi che ci poniamo.

Geni/Memi: unità di senso, di comunicazione.

A tal proposito Tarde parla di imitazione nel libro “Le leggi dell’imitazione: Studio sociologico” e sostiene che all'origine della sociologia vi sia anche un'analisi sul suicidio dimostrante che esiste un comportamento collettivo riguardante il funzionamento della società. Tarde individua anche l'importanza del contagio: pensiamo al modello del formicaio contatti→locali che producono la giusta dose di dispersione ed imitazione. Questo tipo di pratica si basa su di un funzionamento che è diverso dall'intenzionalità individuale.

Etologia: scienza che si occupa del comportamento animale (Konrad Lorenz, Mainardi).

Zoosemiotica: scienza che si occupa principalmente della comunicazione animale (Sebeok).

Lorenz nel libro “L'altra faccia dello specchio” si pone in maniera teorica il problema di dove e quando possiamo parlare di comportamento animale vero e proprio. Lui colloca questo inizio con la nascita delle amebe, ovvero con la nascita di quegli organismi che reagiscono alle differenze ambientali in maniera automatica.

C. S. Peirce, fondatore del pragmatismo in America, avendo una formazione storico-filosofica suggerì che nel momento in cui noi guardiamo al funzionamento dei processi sociali e naturali dobbiamo distinguere tra:

  • Una firstness (primità) proprietà;
  • Una secondness (secondità) causalità;
  • Una thirdness (terzietà) fase in cui si verifica la comunicazione vera e propria.

L'informazione diventa comunicazione nel momento in cui viene utilizzata. La comunicazione rappresenta infatti un'azione che si esercita attraverso un senso, attraverso un contenuto cognitivo, attraverso un'immagine o una rappresentazione.

Lezione 2

Darwin scrive “L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali” nel quale sostiene che esistono degli universali che funzionano non solo all'interno delle diverse e specifiche specie. Gli esseri umani capiscono le altre persone attraverso dei tratti pertinenti basati, ad esempio, sulle emozioni in gioco (ira, gioia, felicità). Quindi: la comunicazione non è semplicemente uno scambio di dati, ma anche e soprattutto il modo attraverso cui si può parlare di sé e quindi esprimersi (e l'oggetto stesso di un'espressione possono essere le emozioni).

A tal proposito abbiamo spesso sentito parlare dei neuroni a specchio, ovvero di quelle strutture cerebrali che si attivano dinanzi alla comunicazione, alla visione di immagini, alla lettura di testi eccetera (noi stiamo male quando il protagonista del film soffre ad esempio per una delusione d’amore empatia).

J. von Uexkull scrive nel 1933 “Ambienti animali e ambienti umani. Una passeggiata in mondi sconosciuti e invisibili” dove sostiene che ogni specie animale vive in uno specifico ambiente e che questo ambiente deve essere dato da un circolo (il mondo che un animale vede è quello che i suoi organi di senso gli consentono di vedere). Sono i recettori a dar luogo al mondo percettivo. In questi casi gli organi di senso e gli organi d'azione sono in correlazione tra loro in quanto, se ci pensiamo, quando ci arriva uno stimolo inneschiamo direttamente una certa azione.

Anche in questo caso vi è un rapporto tra comunicazione e percezione; la percezione è già un fenomeno comunicativo e funziona grazie ad un filtro in quanto non tutto quel che accade è significativo per noi (la maggioranza delle cose che vediamo non ci interessa e le scartiamo quasi automaticamente senza rendercene conto).

Sempre per quanto riguarda i fenomeni differenziali ed i tratti pertinenti, la comunicazione, dice Bateson (appartenente alla scuola di Palo Alto), è fatta di differenze che fanno differenza. L’idea è che più sono semplici gli animali e più scarsi sono i loro circuiti.

Per esempio la zecca ha tre circuiti ed il suo mondo è determinato solamente da questi tre:

  • Auto-percezione di essere pieni di sangue;
  • Percezione del sudore degli animali;
  • Percezione della verticalità degli alberi su cui arrampicarsi.

Saussure dice: “nella lingua non vi sono entità positive, ma tutto è negazione”. Pensiamo alla parola ragazzo: persona che non è più un bambino ma neanche ancora un adulto. Interviene qui il problema della complessità dei filtri, delle pertinenze e dell'organizzazione percettiva del mondo. L'idea è che ad un certo punto dell'evoluzione biologica emerga la comunicazione come capacità di condivisione e socializzazione di questa complessità.

Eco nel “Trattato di semiotica generale”, del 1975, sostiene che “La semiotica ha a che fare con qualsiasi cosa possa essere assunto come segno. È segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto significante di qualcos'altro. Questo qualcosa d'altro non deve necessariamente esistere, né deve sussistere di fatto nel momento in cui il segno sta in luogo di esso. In tal senso, la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire. Se qualcosa non può essere usato per mentire, allora non può neppure essere usato per dire la verità: di fatto non può essere utilizzato per dire nulla” (cit. pag. 17).

Eco dice quindi che la comunicazione incomincia nel momento in cui diventa possibile mentire in quanto la comunicazione si basa anche sull'uso strategico delle informazioni. A tal proposito Bettetini afferma nel libro del 2001 “Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio” che dire una cosa falsa è diverso dal mentire in quanto è possibile mentire anche dicendo la verità. La menzogna spesso è strategica perché si trasmettono delle particolari informazioni al fine di ottenere determinati risultati che possono anche essere talvolta onesti.

Comunicazione

Primo assioma della comunicazione: “Non si può non comunicare”.

Nei processi di interazione fra gli esseri umani tutto viene interpretato, in quanto appare sensato, in quanto significa. L’interpretazione chiama in causa il lettore e ogni comportamento ha valore di messaggio: anche il silenzio, la distrazione o l’isolamento di un bambino o il non comunicare del comportamento schizofrenico, costituiscono messaggi che influenzano gli altri. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche il semplice guardarsi negli occhi, si sta comunicando sempre qualche cosa all’altro soggetto.

Il primo assioma sostiene proprio che qualunque cosa tu faccia, dovunque tu ti trovi stai comunicando e questo ci porta a pensare che esista una comunicazione a più livelli. Non può non succedere che non si trasmetta un messaggio o che non lo si riceva in quanto la comunicazione non è un processo interamente volontario che possiamo controllare.

  • Tutti gli umani, tutti gli esseri viventi, in un certo senso anche le cose “comunicano”, non perché sia un obbligo giuridico o morale, ma proprio perché non si può non comunicare, come non si può non essere in un luogo.

(“Pragmatica della comunicazione umana”, 1971, Watzlawick, scuola di Palo Alto). I fatti del mondo significano in quanto sono racchiusi entro categorie ed entro schemi di conoscenza (io capisco una cosa solo se la inserisco all’interno di categorie/schemi/griglie che conosco). Inoltre, se ci pensiamo, un discorso ha senso solo se le parole seguono un ordine strutturale e per questo possiamo dire che la comunicazione in qualche modo “trasuda”.

  • Noi però dovremo limitarci alla comunicazione sociale e in particolare a quella che passa attraverso la mediazione di luoghi e strumenti. Quella pienamente umana e professionale.

Il tema della comunicazione è moderno, anche dal punto di vista del pensiero e dell'analisi: l’idea che tutto sia comunicazione è infatti relativamente nuova. Procediamo con quattro schemi (più uno):

  1. Piramide;
  2. Freccia;
  3. Rete;
  4. Schiuma;
  5. + Circolo (o cerchio dei cerchi).

1. Anni trenta. La comunicazione di massa

Schema a Piramide: vi è un solo emittente che è attivo e tutta una serie di destinatari che sono i target specifici della comunicazione e che sono passivi. Questi sono anche gli anni in cui diventano operative alcune grandi invenzioni come:

  • Cinema (1896, Fratelli Lumiere);
  • Radio (inizio ‘900); una persona sola poteva rivolgersi a tantissime altre persone nello stesso momento; il problema però fu che gli emittenti erano pochi oltre al fatto che in tutta Europa era lo stato a organizzare le trasmissioni radio perché poteva controllarle attraverso la censura;
  • Amplificazione sonora (altoparlante);
  • Sviluppo della stampa ed in particolare l'invenzione delle rotative che permisero di stampare più giornali nello stesso tempo con la possibilità anche di inserire illustrazioni che portano all'affermarsi della pubblicità. Nasce così la possibilità di registrare (immagini, suoni, immagini in movimento) e di trasferire contenuti (con l'invenzione della macchina e delle navi a vapore, oltre che del treno, i tempi di trasporto si ridussero moltissimo).

L’idea era quella di pensare ai destinatari come delle masse, ovvero come delle organizzazioni complesse, compatte e articolate: tale condizione passiva dei destinatari era ben vista sia dall'estrema destra che dall'estrema sinistra, e nella Prima guerra mondiale, ad esempio, le masse venivano militarizzate per cui milioni di persone seguivano gli ordini di un solo emittente. Cominciò così a svilupparsi anche la propaganda di guerra: gli alti comandi e gli stati dovevano comunicare con i soldati solamente in maniera verticale (tipo di comunicazione oppressiva e imponente dall'alto verso il basso e non viceversa).

Esempi riguardanti la propaganda di guerra:

  • Immagine 1: I want you for U.S army
  • Immagine 2: Britons You. Join your country's army! God Save the King

In queste immagini possiamo notare un'interpellazione molto evidente verso il destinatario in quanto non solo il dito ma anche lo sguardo del soggetto rappresentato nell’immagine è rivolto dritto verso lo spettatore, verso di noi ascoltatori. Questo è un modello di comunicazione che corrisponde ad una teoria le cui ricerche si basano principalmente su questa domanda: chi dice che cosa a chi con che mezzi e con che risultati? Le relazioni nella comunicazione di massa vengono viste come monodirezionali per cui non vengono considerate le idee e le posizioni dei destinatari. Questa teoria è stata oggetto di critiche e forti discussioni nel corso del tempo.

Da questo punto di vista emergono due immagini fortemente inquietanti sulla comunicazione:

  • Bullett theory
  • Teoria ipodermica

Questa teoria considera i mass media come potenti strumenti persuasivi che agiscono direttamente su di una massa passiva ed inerte. La comunicazione tra due individui viene considerata come un processo diretto tra comunicatore e ricevente senza alcun intermediario, i cui effetti sono dati per scontati e quindi nemmeno analizzati. comunicazione processo diretto di stimolo e risposta.

Y. Meyrowitz scrive “Oltre il senso del luogo” (1995) sostenendo che la comunicazione moderna e in particolare quella cinematografica e televisiva hanno cambiato il regime di visibilità (la tv ci permette di vedere le cose da vicino ad esempio). Una volta le persone potenti, come il papa, il re, erano visibili solo da lontano (Kantorowicz parla di “doppio corpo del re”) e nel momento in cui crolla la distanza crolla anche l'autorità e a tal proposito oggi si inizia anche a parlare di retorica della trasparenza. Il Papa oggi scende in piazza a stringere le mani dei fedeli e quindi la distanza rispetto a prima si riduce notevolmente.

Ma i media sono tutti uguali?

  • McLuhan: il medium è il messaggio
  • Media o generi?
  • Dove è meglio parlare?

Lezione 3

MA: Two steps of communication

La comunicazione di massa non è diretta ma passa attraverso opinion leaders su temi specifici. I riceventi della comunicazione, in questo caso, non sono individui isolati bensì raggruppati socialmente (es.: durante le campagne la comunicazione elettorale negli Stati Uniti non colpiva gli individui singoli ma i gruppi territoriali). Gli opinion leader sono personaggi che col proprio prestigio e la propria notorietà dominano e guidano, o rappresentano, l’opinione pubblica.

Secondo tale teoria il messaggio prodotto dai media (primo livello del flusso di comunicazione), viene filtrato dai rapporti interpersonali che si instaurano tra gli individui e i leader (secondo livello del flusso di comunicazione). Questi personaggi sono opinion leader solamente riguardo a certi argomenti specifici (ci sarà un opinion leader per la moda, uno per le macchine, un altro per la politica, un altro ancora per lo sport e così via.); più gli opinion leader hanno una vasta rete di rapporti con i cittadini più sarà efficace la loro azione e più avranno influenza e possibilità di essere ascoltati. La comunicazione diventa così un fatto di costituzione e di costruzione di reti sociali sovrapposte che hanno a che fare con il modo in cui gli individui si rapportano tra loro nell’ambiente.

L’obiettivo della comunicazione è proprio quello di mettere in comune delle risorse che in definitiva risultano essere immateriali ed in grado di creare reti sociali. I mass media, quindi, devono fornire agli opinion leader delle risorse immateriali che devono essere diffuse verso i cittadini. Gli opinion leader agiscono secondo strategie, a volte anche senza rendersene conto, e tutto questo trasforma la comunicazione da un fatto puramente industriale ad un fatto sociale, basato su tutta una serie di scelte che chiamano in causa il modo di essere delle persone che sono coinvolte. Gli opinion leader per svolgere il loro lavoro devono però anche essere stimolati.

Ma … usi e gratificazioni

A partire dagli anni ’50 si sviluppa un progetto di ricerca che viene chiamato “Usi e gratificazioni”, secondo il quale invece di chiedersi chi dice che cosa a chi e con quali effetti (ovvero: che cosa i media fanno agli spettatori?), ci si propone di chiedere che cosa gli spettatori fanno dei media (ovvero: che cosa facciamo di quello che riceviamo?).

Es. Perché su Facebook leggiamo soltanto alcune notizie e ne scartiamo altre? Quando scegliamo un canale piuttosto che un altro sappiamo già prima di che cosa si tratta; in sociologia della comunicazione si parla, in questi casi, di dieta mediatica in quanto noi possiamo scegliere se guardare un film, se guardare un filmato musicale, se leggere un libro online, se mandare sms o una email eccetera, in quanto oggi abbiamo a disposizione una offerta mediale e comunicativa molto ricca e varia, oltre ad essere abbastanza economica e alla portata di quasi tutti.

  • L’uso ha a che fare con qualche forma di utilità percepita o reale (es. guardare sul sito dell’Università gli orari e le aule dei corsi da seguire durante il semestre);
  • La gratificazione è invece un tema più complesso e ampio in quanto un essere umano può essere gratificato.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.lora-1993 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Volli Ugo.
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