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Lezione 1: la sequenza di Santa Eulalia

Luogo: Lilla, Calais, è un’abbazia distrutta più volte, della quale restano degli edifici del 17 secolo, 9 secolo. Siamo nei secoli bui e la cultura si custodisce nelle abbazie. La sequenza di Santa Eulalia è anche detta Cantilena di Santa Eulalia, sono 28 versi.

Problema di terminologia: Cantilena di Santa Eulalia [Cantilena si utilizzava in ambito romantico per designare i primi testi romanzi]. Sequenza: è un termine più preciso; perché si tratta di un inno liturgico.

Questo testo risale agli anni 881-882, è difficile dare una data precisa perché il testo è copiato all’interno di un manoscritto su alcune carte che erano rimaste vuote accanto ad un inno latino di cui il testo francese non è una traduzione ma una rielaborazione. Ed è anche uno dei primi testi che si studia in filologia germanica, il Ritmus Teutonicus che è una delle prime testimonianze dell’antico germanico.

Questo testo germanico è una esaltazione di una vittoria di un re carolingio che ha avuto luogo nell’881, il re è morto nell’882, ma nel testo non c’è alcun riferimento alla sua morte, questo è un fatto d’armi di cui è rimasta traccia in una canzone di gesta che analizzeremo.

Abbiamo però un problema: noi sappiamo ormai da secoli che una lingua romanza già si parla, esiste e questo è il primo testo scritto. Nei concili si esortavano i pastori a predicare in lingua romana rustica cioè in latino rustico, cioè il latino dei contadini per dar loro la possibilità di comprendere e quella lingua sarà quella che diventerà la lingua romanza che esiste che però non viene messa per iscritto.

Cosa accade?

Il latino era la lingua di tutto il latino mediterraneo e dell’impero romano.

C’era un vasto impero, in cui essendoci un tessuto urbano e amministrativo erano necessari dei funzionari, c’era una scuola che insegnava, c’era una norma per la lingua scritta. Quando l’impero romano lascia il posto ai Regni delle Grandi Migrazioni Barbariche questa necessità non c’è più, non c’è più un apparato amministrativo, non ha senso l’esistenza della scuola e quindi la lingua latina si mantiene soltanto nell’ambito della chiesa per poter leggere i testi sacri e per la liturgia; il latino però si particolarizza in questo modo.

Cosa capita tra ottavo e nono secolo, in particolare l’ottavo?

Davanti all’avanzata araba con la Battaglia di Poitiers, Carlo Martello 736, si ricrea un impero centralizzato, quello carolingio nel quale c’è la necessità di comunicare: esso ha un’amministrazione, ha missi dominici, ha degli ispettori e quindi è indispensabile avere una lingua comune. Il latino è però diventato una lingua frammentata, la lingua che si parla è quella romanza quindi per poter riutilizzare nuovamente il latino lo si normalizza, sul modello degli scrittori classici cioè quelli che vanno dalla fine della Repubblica all’inizio dell’impero attorno alla nascita di Cristo] in questo modo il latino diventa una lingua distaccata da quella romanza, che evolve ancora più rapidamente e si distacca da quella romanza fino a diventare una lingua parallela.

I primi testi scritti in lingua romanza risalgono alla fine del 9 secolo e appartengono all’ambito della chiesa perché godono del prestigio dei testi religiosi e per tale motivo possono accedere allo scritto. Lo scritto era utilizzato per la lingua della comunicazione, della diplomazia e la lingua sacra.

Bisogna però tener conto della difficoltà di scrivere in dialetto legata al fatto che non si ha una regola, per tale motivo questo processo di accesso allo scritto dei testi della lingua parlata è stato più lento. Nella prima fase abbiamo dei testi che hanno una valenza politica: come i giuramenti di Strasburgo (La divisione dell’impero carolingio, i giuramenti reciproci Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico contro Lotario alla morte di Ludovico il Pio) quindi un testo che aveva una pregnanza politica, limitato inserito in una cronaca latina.

Dei testi autonomi invece non in latino abbiamo come primo testo la sequenza di Santa Eulalia che si situa in questo contesto in cui la lingua che si parla non è degna ed è difficile da trasporre nello scritto. Tale fenomeno si verifica in un contesto in cui non c’è più contatto fra il latino normato della rinascenza carolingia e la lingua che viceversa si passa. Questo è ciò che porta a questa situazione nuova, i testi che prima circolavano solo oralmente accedono allo scritto.

Ad un certo punto si sente il bisogno di scrivere questi testi perché la lingua latina era diventata completamente diversa, quindi la lingua stessa parlata viene percepita come un mezzo di trasmissione autonomo che prima non era necessario. Partiamo dal presupposto che in una lingua c’è sempre una stratificazione, questa situazione fino al momento in cui il latino non si rinormalizza è la realtà, per cui si utilizzerà un latino più alto in ambiti più alti però quando si tratta di farsi capire dalla gente che non scrive si predica in lingua volgare, quindi questa lingua esiste, ha una sua fisionomia ma per vederla accedere allo scritto necessita di tempo e si tratta di una trascrizione molto dipendente dal latino; abbiamo delle desinenze e dei termini latini perché la lingua romanza non esiste nello scritto ma esiste nel parlato.

Il testo

Testo Originale Adattamento francese

Buona pulcella fut Eulalia, Bel auret corps, Eulalie fut une fille de valeur, bellezour anima. Voldrent la veintre li Deo Elle avait un beau corps, l’âme encore plus belle. inimi, Les ennemis de Dieu voulurent la vaincre,

4 Voldrent la faire diaule servir. Elle no’nt 4 Ils voulurent lui faire servir le diable. Elle n’écoute escoltet les mals conselliers, Qu’elle Deo pas les mauvais conseillers, raneiet chi maent sus en ciel. Ne por or Pour qu’elle renie Dieu qui est en haut dans le ciel. ned argent ne paramenz, Ni pour or, argent, habits de prix,

8 Por manatce regiel ne preiement, Niule 8 Ni par menace de roi [? ou cadeau] ni prière, Rien cose non la pouret omque pleier La polle ne put jamais plier la jeune fille sempre non amast lo Deo menestier. E A ne pas toujours aimer le service de Dieu. por o fut presentede Maximiien, Et pour cela elle fut menée en présence de Maximien,

12 Chi rex eret a cels dis soure pagiens. II 12 Qui alors était roi sur les païens. li enortet, dont lei nonque chielt, Qued elle Il l’exhorte – ce dont elle n’a que faire – A ce qu’elle fuiet lo nom christiien. Ell’ent aduret lo abandonne le nom chrétien. Elle affirme avec force suon element que son âme [?]

16 Melz sostendreiet les empedementz 16 Soutiendrait mieux les obstacles Plutôt que Qu’elle perdesse sa virginitet. Por o’s furet perdre sa virginité. Pour cela elle mourut en grande morte a grand honestet. Enz enl fou lo dignité, getterent, com arde tost; Ils la jetèrent dans le feu, pour qu’elle brûle vite;

20 Elle colpes non auret, por o no’s coist. 20 Elle n’avait pas de fautes, aussi ne brûla-t-elle A czo no’s voldret concreidre li rex pas. pagiens; A cela le roi païen ne voulut pas se résigner, Il Ad une ’spede li roveret tolir lo chief. La ordonna de lui couper la tête avec une épée. La domnizelle celle kose non contredist: jeune fille ne s’opposa pas à cela;

24 Volt lo seule lazsier, si ruovet Krist. In 24 Elle voulait quitter le monde, ainsi elle prie le figure de colomb volat a ciel. Tuit oram Christ. que por nos degnet preier Elle vola au ciel en forme de colombe. Tous prions Qued auuisset de nos Christus mercit pour qu’elle daigne intercéder pour nous, Afin que le Christ ait pitié de nous

28 Post la mort et a lui nos laist venir Par 28 Après la mort, et nous laisse venir à lui Par sa souue clementia. clémence.

Traduzione italiana

Una brava ragazza era Eulalie.

Bella nel corpo, era ancora più bella nell'anima.

I nemici di Dio volevano vincerla,

Volevano farla servire il diavolo.

Ma lei non ascolta i cattivi consiglieri:

Chi vuole che rinneghi Dio che abita nei cieli!

Né per l'oro, né per l'argento, né per gli ornamenti,

Per le minacce del re, né le sue preghiere:

Niente potrebbe mai piegarsi

Questa ragazza così che non ha sempre amato il servizio di Dio.

Per questo motivo è stato presentato a Massimiano,

Chi era il re dei pagani a quei tempi.

La esorta, il che non gli importa,

Che rifiuta il nome Christian.

Quindi raccoglie tutta la sua determinazione

Preferirebbe subire le catene

Piuttosto che perdere la sua verginità.

Ecco perché è morta con grande coraggio.

Lo gettarono nel fuoco in modo che bruciasse rapidamente:

Dal momento che era senza peccato, non è bruciata.

Ma a questo, il re pagano non voleva arrendersi:

Ordinò che gli fosse tagliata la testa con una spada,

La giovane donna non si oppose affatto,

Tutti pronti a lasciare il mondo su richiesta di Cristo.

Aveva la forma di una colomba che volò in paradiso.

Chiediamo tutti che si degni di pregare per noi

In modo che Gesù Cristo possa avere pietà di noi

Dopo la morte e che a lui ci lascia venire,

Per sua misericordia.

Testo originale: ci sono coppie di versi in una metrica che si può far sentire nel parlato ma che nello scritto non risulta; il testo è semplice e breve ed è il primo testo scritto in lingua romanza.

Si tratta del Martirio di Eulalia di Merida; martirizzata nel 4 secolo; le radici del testo sono nell’agiografia latina; in quelli stessi anni in una abbazia lì vicina, c’è stata una transazione di reliquie quindi il contesto è proprio quello in cui il testo è scritto. Il testo dipende dall’inno latino ma viene rielaborato, mentre l’inno latino è un elogio lirico qui abbiamo una dimensione didattica si racconta il martirio della santa.

Eulalia rifiuta il matrimonio che nel testo viene presentato come “Il servizio del diavolo” voluto dai pagani, che provano a convincerla ma lei rifiuta per non rinnegare Dio che l’ha nell’alto dei cieli.

È un sistema particolare: nel nostro mondo il matrimonio non è il peggior peccato, per il testo viceversa sposarsi, avere contatto sessuale e questo è un peccato. L’ambiente da cui il testo emana è un ambito monastico in cui il rifiuto del sesso è la cosa più importante di tutto.

Abbiamo il rifiuto del mondo terreno, identificato per la giovinetta nel rifiuto del matrimonio, le si propone oro, argento ma lei continua a volere il servizio di Dio, vedete questa opposizione manichea tra il servizio del Diavolo e il servizio di Dio e poi c’è la descrizione del martirio vero e propria la portano davanti a Massimiano, Massimiano la esorta ma lei è irremovibile, piuttosto che perdere la sua verginità preferisce la morte. Muore in grande dignità e viene dato il dettaglio del martirio: prima viene gettata nel fuoco ma non brucia perché non ha peccato, il re pagano a quel punto ordina che le venga tagliata la testa. La giovinetta non si oppone, decide di morire, il male non ha potere in lei, che fa questo per restare fedele al servizio di Dio, le tagliano la testa, lei prega Cristo e sale in cielo sotto forma di colomba.

Il testo si conclude con: “Preghiamo tutti perché si degni di intercedere per noi perché Cristo abbia pietà di noi e ci lasci venire da Lui dopo la morte” Da qui comprendiamo che siamo all’interno di una liturgia che tutti possono capire, qui abbiamo la prima testimonianza di questa cultura in cui l’ambiente di produzione è quello monastico. Le radici sono nella cultura latina, abbiamo menzionato prima la presenza di questo elogio lirico, l’autore di questo testo si è identificato con un nome ma di lui non conosciamo niente; abbiamo solo il testo che si ispira ma lo elabora in modo che abbia una dimensione didattica (serve per insegnare ai fedeli). In questo mondo manicheo il male non può vincere. Si tratta di un testo liturgico o paraliturgico, in cui la dimensione della preghiera è essenziale.

Il Cantico Meulalie è quello che viene rielaborato nel testo romanzo ma il Cantico Meulalie stesso dipende da un inno del poeta cristiano Prudenzio che è del 4 secolo che è molto più lungo, retoricamente costruito e che proviene da fonti scritte, appartenenti alla cultura latina che passano grazie alla motivazione religiosa in lingua romanza

Come accedono allo scritto in lingua romanza?

Ritorniamo al testo originale: il Cantico Meulalie è anonimo, nel manoscritto abbiamo il Cantico Meulalie e la Sequence de Saint Eulalie e poi il Ritmus Teutonicus, abbiamo questo insieme di tre testimonianze. L’accesso allo scritto si verifica in un ambiente plurilingue è gente che maneggia il vecchio germanico, il latino, la lingua romanza.

Nel manoscritto abbiamo l’inno latino il Cantico Meulalie, la sequenza francese, i due dipendono da un testo latino molto più antico che è quello di Prudenzio il poeta cristiano (4 secolo 348-405). La dimensione è quella liturgica quella della preghiera. C’è questa idea (non condivisa da tutti) che il contesto del testo del testo sia quello liturgico e questo lo si deduce dal primo e dall’ultimo verso. È altamente probabile che il testo venisse cantato sul modello dell’Alleluia.

Percepiamo l’influenza del latino, vedete come il fuit auret sono consonanti finali che sicuramente non erano pronunciate, sono un resto della scrittura latina, Deo è un dativo, Rex è il termine latino, A czo no’s voldret concreidre li rex pagiens: questo cz è quello che darà poi la cediglia, la zeta che passa sotto la c per segnalare il suono. Krist (Romanzo) – Christus (Latino): vedete come la cultura è ancora quella latina.

La metrica

La metrica: si tratta probabilmente di decasillabi però non dappertutto, prendete il verso dieci sono 14, questo vuol dire che quando si canta la dizione segna i tempi forti, segna le sillabe, nello scritto soprattutto quando non esiste una scrittura normalizzata i termini non si conformano a questa pronuncia.

Il problema della metrica: nella scrittura non si hanno gli strumenti per far corrispondere lo scritto al parlato e quindi ci sono questi strascichi del latino che inducono in errore, pertanto si è ipotizzato che i versi fossero uniformi soltanto a due a due cioè all’interno di una coppia, questo meccanismo però non funziona sempre e quindi è più probabile che siano dei decasillabi scritti in modo bizzarro. Il decasillabo è il metro che si impone nei primi testi che vengono scritti nella canzone di gesta, nelle canzoni di Santi, è un metro che fa parte della cultura romanza e che qui troviamo in un ibrido latino. Nel momento in cui non ci sono più scambi, ogni zona diventa più o meno chiusa, il latino evolve autonomamente, quindi si crea un problema di intercomunicazione, e di incomprensione che si risolve per quanto riguarda lo scritto con il latino non umanistico ma normalizzato. Si è parlato in questa fase di rinascenza carolingia: il latino si normalizza sui testi classici e accanto a questo la lingua parlata evolve completamente.

Lezione 2: Saint Alexis

Luogo: Normandia – Abbazia du Bec – è una abbazia normanna - 11 secolo, qui è stata composta la Vie de Saint Alexis.

È un testo più lungo rispetto all’inno di Santa Eulalia, questo è un testo che potremmo definire tra virgolette “narrativo” che ci racconta la vita di Saint Alexis, un testo di 625 versi, composto di lasse di cinque versi assonanzati. I cinque versi sono in realtà una normalizzazione dell’editore.

È il primo testo che incontriamo ieri avevamo coppie di versi, i versi sono decasillabi anche in questo caso ed è un testo che racconta la storia di Sant Alessio.

Sant’Alessio figlio di un nobile di Roma, per assicurare la continuità della stirpe e del lignaggio su richiesta del padre si sposa, però la notte di nozze guarda la sposa e non può consumare il matrimonio perché questo lo porterebbe a peccare, il matrimonio è considerato come un abbandono della legge divina e quindi lascia il suo anello e il suo cinturone, il segno del suo comando e della sua dignità e fugge. Vive per 17-18 anni povero e di elemosina e ritorna nella casa del padre senza essere riconosciuto, la sposa è restata nella casa del padre, torna non è riconosciuto e passa il resto della sua vita in un sottoscala, villaneggiato dai servi, quando sente la morte avvicinarsi scrive su una pergamena la sua storia e muore, il padre viene per prendere questa pergamena il morto non la lascia, vanno a cercare il Papa egli viene, il morto lascia la pergamena, il Papa la legge, tutti riconoscono Sant’Alessio e si disperano e il Papa viceversa con i due imperatori dice che al contrario abbiamo un nuovo Santo che intercederà per noi, la vicenda si svolge a Roma, e tutti si convertono e danno il loro beni in elemosine e la storia finisce così.

Si tratta di una storia strutturata, con un inizio e una fine, con una serie di nodi logici, il testo che leggeremo è costituito dalle prime lasse, il prologo fino alla scena della notte di nozze che non sarà la notte di nozze, un testo strutturato che appartiene allo stesso ambito religioso che abbiamo visto con Saint Eulalie, che era della fine del nono secolo, qui siamo a metà dell’undicesimo, difficilmente databile qui non abbiamo degli elementi esterni come per Santa Eulalia per poterlo datare. I tempi di

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher samanthalopetuso di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Roccati Giovanni Matteo.
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