Igiene
Il termine igiene deriva da Igea, figlia di Ascelpio, personificazione della salute sia
fisica che spirituale. Igea veniva associata alla prevenzione dalle malattie e al
mantenimento dello stato di salute. Dal punto di vista concettuale assume significati
connessi alla tutela e promozione della salute.
L’igiene è maggiormente finalizzata alla prevenzione, alla tutela e alla promozione
della salute. Può essere considerata come quella parte della medicina che pone
attenzione al soggetto “sano” piuttosto che al malato. L’igiene pone maggiormente
l’attenzione sui gruppi di popolazione, piuttosto che al singolo individuo allo specifico
caso clinico. Ha come obiettivo la sicurezza sanitaria delle popolazioni
L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha definito la salute come uno
completo stato di benessere, fisico, psichico e sociale e non solo assenza di malattia o
di infermità.
La prevenzione rappresenta l’obiettivo fondamentale dell’igiene e viene classificata
in: 1. Prevenzione primaria: (eziologico-ambientale)
2. Prevenzione secondaria: (patogenetica-clinica)
3. Prevenzione terziaria: (riabilitativo-sociale)
Ognuna di queste fasi dispone di propri strumenti per tutelare la salute. Il movimento,
in termini di salute, non è connesso all’azione di contrasto alla sedentarietà, ma ha
anche valenza di “fattore protettivo” nei confronti di diverse patologie cronico
degenerative ad elevata incidenza e mortalità. L’attività motoria preventiva e
adattata rappresenta un contesto avanzato per inserire il movimento all’interno di più
vaste azioni mirate di prevenzione.
Obiettivi, metodi e strumenti dell’igiene
Gli obiettivi dell’igiene sono rappresentati dalle malattie e dalla tutela della salute
delle popolazioni, ma anche dal mantenimento della condizione di benessere. Per
raggiungere questi obiettivi, essa impiega diversi strumenti in cui confluiscono
competenze diverse. Il metodo fondamentale è costituito dall’epidemiologia.
L’epidemiologia, ovvero lo studio sulla popolazione, studia lo stato di salute e di
malattia della popolazione ed i relativi fattori di rischio che agiscono come
determinanti nel continuum salute-malattia, secondo il modello multifattoriale. Essa
viene utilizzata per:
Osservare e valutare l’andamento delle malattie, nonché lo stato di
salute/benessere nella popolazione o in un gruppo di soggetti definito
Individuare le cause di malattia, ovvero gli agenti eziologici o i fattori di rischio,
che ne determinano l’insorgenza o ne influenzano la progressione
Individuare interventi atti a migliorare le condizioni di vita, e verificarne
l’efficacia
Valutare gli interventi di prevenzione, di promozione della salute, di diagnosi e
di cura, anche alla luce del rapporto costi/benefici
L’obiettivo fondamentale dell’epidemiologia è la prevenzione. L’epidemiologia può
essere di tipo osservazionale o sperimentale:
1. Epidemiologia osservazionale: può essere finalizzata a descrivere la
situazione del continuum salute/malattia nello spazio e nel tempo, o a
comprendere le cause della malattia, a verificare ipotesi di causalità, a proporre
connessioni con altri fenomeni o associazioni di casualità.
Demografia
La demografia rappresenta l’analisi delle caratteristiche delle popolazioni. È una
disciplina strettamente connessa all’epidemiologia, studia le popolazioni in riferimento
alla loro composizione statistica (densità, distribuzione per età, sesso), e dinamica
(mortalità, natalità, immigrazione ed emigrazione) facendo uso di indicatori. Le
rilevazioni sono effettuate attraverso il censimento o indagini a campione. La fonte
principali dei dati è rappresentata dall’anagrafe. I paesi più sviluppati sono
caratterizzati da una vita media molto elevata e da bassa natalità e bassa mortalità
infantile e giovanile, dove le principali cause di morte sono le malattie cronico-
degenerative in età avanzata. Nei paesi più poveri si assiste ad un’elevata natalità ma
una più alta mortalità infantile e giovanile, con vita media breve e popolazione anziana
ridotta e le malattie infettive risultano tra le prime cause di morte.
L’indicatore statico che meglio rappresenta la struttura di una popolazione è la
piramide delle età che riporta gli individui della popolazione oggetto dello studio
suddivisi per sesso e fasce d’età. I paesi in via di sviluppo hanno configurazione a
piramide, con base larga (elevate fertilità e natalità), che rapidamente si restringe
man mano che si sale, a testimonianza di elevata mortalità neonatale ed infantile.
Per i paesi industrializzati la curva assume una forma di poligono irregolare a “bulbo”,
con base stretta senza restringimento dovuta alla basse mortalità infantile, con
speranza di vita che raggiunge gli 80 anni ca.
La curva di Lexis mostra che per una determinata popolazione l’andamento della
mortalità in funzione dell’età. Da questa curva è possibile osservare che se le morti
avvenissero solo per cause biologiche/fisiologiche, si dovrebbero distribuire in maniera
da formare una curva a campana di tipo Gaussiano, in cui il punto più alto rappresenta
l’età in cui si registra il numero maggiore delle morti e che corrisponde anche alla vita
media di quella popolazione.
Principali misure in epidemiologia
Per lo studio della frequenza e della distribuzione del fenomeno salute/malattia riferito
alla popolazione sono fondamentali i tassi. Questi si ricavano dal rapporto tra il
numero di eventi/casi (N) e la popolazione (P) in cui si sono generati, moltiplicando per
una costante (K) multipla di 10, e sono riferiti ad un determinato periodo di tempo.
N
Tasso= XK
P
A seconda della tipologia e precisione della misura i tassi possono essere:
Tassi grezzi: fornisce la misura del numero totale di eventi per un determinato
fenomeno avvenuto in un determinato periodo di tempo in una popolazione
definita
Tassi specifici: sono riferiti ad un determinato evento che si è verificato in un
determinato gruppo o fascia di popolazione
Tassi standardizzati: sono il risultato di quei tassi che vengono “corretti” in
quanto altre variabili e makers li possono influenzare notevolmente
Il tasso grezzo o di mortalità indica il numero totale delle morti per tutte le cause in
una determinata popolazione ed è riferito ad un determinato periodo di tempo. Questo
tasso non è molto utilizzato poiché non specifica le cause di morte e le variabili della
popolazione. I tassi specifici di mortalità sono più utili poiché si riferiscono ad una
specifica causa di morte o a più variabili insieme. In genere si calcolano ponendo al
numeratore il numero di morti per causa specifica ed al denominatore la popolazione
suscettibile o di interesse
I tassi di morbosità misurano la frequenza e l’entità delle malattie nella popolazione.
Le misure fondamentali non la prevalenza e l’incidenza. La prevalenza indica il
numero totale dei casi di una determinata malattia presente in una popolazione, essa
può essere calcolata in un determinato momento (T ) e viene definita prevalenza
0
puntuale. Può anche essere riferita ad un determinato periodo di tempo (T -T ) e si
1 0
definisce prevalenza periodale. L’incidenza indica il numero di nuovi casi di malattia
che insorgono in un determinato periodo di tempo.
Altra misura importante è la letalità che contribuisce a indicare la rilevanza ed il
grado di gravità di una malattia poiché fornisce il numero di morti nel gruppo di
persone che si sono ammalate per quella malattia, ovvero indica la probabilità che
quella patologia conduca a morte.
Prevalenza ed incidenza sono correlate tra loro con la durata della malattia. La durata
dipende dal tempo che intercorre tra l’insorgenza dell’evento e la conclusione della
Prevalenza=Incidenza X Durata della malattia
malattia: . In alcuni casi la prevalenza può
essere sovrapponibile all’incidenza. In malattie croniche, la prevalenza aumenta
costantemente con l’aumentare dei nuovi casi. Per le malattie di lunga durata la
prevalenza può aumentare anche quando l’incidenza rimane costante, o in alcuni casi,
quando diminuisce.
Cenni di statistica
La statistica è la disciplina che si occupa dello studio quantitativo dei fenomeni
collettivi che risultano da eventi singoli o individuali e permette di:
Descrivere gli andamenti delle singole variabili
Determinare quanto le differenze osservate siano reali
Determinare modalità e forza di associazione tra le variabili
Questo metodo permette di esprimere in cifre questi fenomeni, riducendo il rischio di
errore sulla base dei limiti della metodologia adottata. Il risultato è quello di giungere
ad una sintesi dei dati osservati e di valutarne le differenze e le relazioni reciproche.
La metodologia fondamentale prevede: la programmazione della ricerca, la raccolta
dei dati, la loro rappresentazione ed elaborazione. I dati devono essere raccolti in
maniera oculata e obiettiva e successivamente devono essere rappresentati in tabelle
o grafici. I dati raccolti vengono poi elaborati attraverso processi che permettono di
ottenere degli indici (valori medi, indici di variabilità e di simmetria).
I valori medi sono rappresentati da:
Media aritmetica
Media geometrica
Media ponderata
Mediana
Moda
L’entità della variabilità dei dati può essere valutata con il campo di variazione, cioè
dalla differenza tra il valore minimo e il valore massimo. Attraverso il calcolo della
varianzae della deviazione standard è possibile conoscere quanto sono dispersi i
valori rispetto alla media. Altre misure di variabilità sono: il coefficiente di variazione e
l’errore standard
I metodi dell’epidemiologia
Tipi di studi epidemiologici: osservazionali e sperimentali
Gli studi osservazionali sono quelli dove il ricercatore si limita ad osservare i
fenomeni in studio senza poter intervenire direttamente a controllare o modificare le
condizioni. Tali studi si distinguono in studi descrittivi e studi analitici che a loro
volta si dividono in costruttivi o investigativi. L’epidemiologia descrittiva tende a
descrivere la situazione, l’epidemiologia costruttiva tende a dimostrare associazioni e
nessi di casualità, verificando o confutando l’ipotesi
Epidemiologia descrittiva
L’epidemiologia descrittiva studia la distribuzione del fenomeno salute/malattia
nella popolazione presa in esame ed è definita “descrittiva” poiché viene osservata e
descritta una situazione senza interferenze da parte del ricercatore. Le variabili
considerate mostrano con una buona attendibilità lo stato di salute/malattia nella
popolazione e sono fonti importanti per la valutazione e programmazione sanitaria.
Possono essere classificate come descrizione di persone, tempi e luoghi.
L’epidemiologia osservazionale descrittivaesamina la distribuzione nella
popolazione del continuum salute-malattia in funzione delle caratteristiche delle
persone, valuta cosa hanno in comune le persone affette. La distribuzione temporale
dei fenomeni fornirà importanti indicazioni relative a quando una malattia si manifesta
o quanto dura. In questo modo la concentrazione nel tempo dei casi suggerirà la
presenza di un evento epidemico, la presenza di una ciclicità pluriennale o stagionale
fornirà indizi sui fattori di rischio o agenti eziologici, la durata della malattia consentirà
di formulare ipotesi sui meccanismi patogenetici in modo tale da programmare
interventi di prevenzione ed assistenza sanitaria. La distribuzione spaziale dei
fenomeni fornisce importanti indicazioni sulla distribuzione dei casi in relazione
all’area geografica, su cosa possa emergere in comune tra i luoghi in cui si distribuisce
la malattia.
Gli studi epidemiologici descrittivi fondamentali sono:
Studi “case reports”: Forniscono una dettagliata descrizione di segni e sintomi
o risultati di laboratorio relativi ad un “caso tipico” o ad un gruppo di casi clinici
con caratteristiche inusuali. Hanno il vantaggio di essere molto economici e
derivano da osservazioni sporadiche realizzate durante la normale attività
clinica
Studi “case series”: Forniscono una dettagliata descrizione di segni e sintomi
o risultati di laboratorio relativi ad un maggior numero di casi clinici con
caratteristiche inusuali, che potrebbero far pensare ad una nuova forma di
patologia o ad una particolare manifestazione clinica. Precisano i risultati degli
studi case report. Sono molto economici e precisano meglio le caratteristiche di
presentazione clinica della patologia, sono validi per generare ipotesi ma non
per valutarle.
Studi “trasversali” o “cross sectional”: valutano in una popolazione in un
determinato istante l’esposizione della popolazione ad un possibile fattore di
rischio e la presenza della malattia. Attraverso questi studi è possibile ottenere
informazioni sulla prevalenza puntuale di una malattia nella popolazione o nel
campione sulla diffusione del fattore di rischio nella popolazione o in alcune
fasce; possono fornire informazioni preliminari sulla correlazione tra variabile e
una malattia. I vantaggi sono dati dalla semplicità nell’esecuzione,
dall’economicità e dalla rapidità maggiore rispetto agli altri studi. Inoltre
possono essere condotti su campioni che possono essere rappresentativi
dell’intera popolazione, forniscono dati molto utili per la pianificazione delle
attività dei servizi sanitari. Hanno però lo svantaggio di non fornire indicazioni
sull’incidenza, non sono adatti per malattie rare, possono indicare una
associazione tra fattore di rischio e malattia ma non stabilirne un rapporto di
casualità.
Studi “ecologici”: valutano l’associazione tra esposizione ed effetto
analizzando la corrispondenza dei due fenomeni in diverse aree geografiche o
intervalli di tempo. Studi di rapida esecuzione svolti su dati raccolti da archivi o
fonti di dati istituzionali; sono validi per generare ipotesi, possono permettere
una iniziale valutazione della associazione esposizione-effetto. Gli svantaggi
sono la difficoltà di controllare le variabili di confondimento del fatto che la
relazione esposizione-effetto non è valutata in ogni singolo individuo
Epidemiologia costruttiva (analitica)
L’epidemiologia costruttiva si occupa di indentificare i fattori che determinano
l’insorgenza di malattia e di ricostruire i diversi momenti della storia naturale del
processo patologico. Studia le correlazioni tra esposizione ed effetto, e valuta se la
forza della associazione statistica di ogni correlazione risponde a criteri di plausibilità.
Fa riferimento a due modelli:
Modello prospettico: si osservano nel tempo gli effetti dell’azione di una
determinata variabile sulla popolazione
Modello retrospettivo: si considera una situazione di salute-malattia e si
cerca di individuare a ritroso le variabili che hanno contribuito maggiormente a
produrre la malattia
I principali studi dell’epidemiologia costruttiva sono quelli del “caso controllo” e
quelli “di coorte”.
Gli studi caso-controllo indagano il ruolo che uno o più potenziali fattori di
rischio possono aver avuto nell’insorgenza di una malattia. Si selezionano 2
gruppi di soggetti (gruppo dei “casi”) in cui l’effetto è già manifesto e il gruppo
dei “controlli”, con le stesse caratteristiche del primo e che differiscono da
questi in quanto non affetti da quella determinata malattia. L’obiettivo dello
studio è quello di se in passato i malati (casi) sono stati diversamente esposti
rispetto ai soggetti sani (controlli) ad uno o più fattori di rischio. Presentano
come vantaggi: la breve durata, il costo contenuto, la possibilità di indagare su
malattie poco diffuse o rare e la possibilità di selezionare attentamente un
campione, che permetta successivamente di estrapolare informazioni relative
all’intera popolazione. Come svantaggi e limiti invece, queste non forniscono
dati di prevalenza ed incidenza ed esiste la possibilità di errori metodologici o
avere dati oggettivi carenti sulla reale esposizione pregressa. Questo studio può
fornire indicazioni sulla presenza di un’associazione significativa tra un fattore di
rischio e la malattia, senza poter stabilire un rapporto causale.
La stima del rischio si ricava attraverso il calcolo dell’ odds ratio. L’odds è il
rapporto tra la probabilità di essere malati rispetto a quella di non esserlo e può
essere calcolato per entrambi i gruppi. Il rapporto tra i due odds costituirà
l’odds ratio.
1. Odds Ratio ca = 1 rischio di malattia è uguale tra esposti e non esposti e
quindi il fattore di rischio non è associato alla malattia
2. Odds Ratio > 1 rischio di avere la malattia superiore negli esposti
3. Odds Ratio < 1 rischio di avere la malattia è inferiore negli esposti fattore
esaminato ha valenza protettiva o preventiva
Gli studi coorte prendono in considerazione un insieme di soggetti che hanno
caratteristiche comuni: vengono definiti anche prospettici o longitudinali perché
i soggetti della coorte vengono osservati e monitorati per un certo periodo di
tempo. Vengono individuati due gruppi di soggetti sani “coorti” con
caratteristiche simili, tranne che per l’esposizione al presunto fattore di rischio.
Le due coorti vengono seguite nel tempo e viene valutata la frequenza con la
quali si ve
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