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LEZIONE 1

21.09.2023

DIATESI

 

Attiva soggetto e oggetto sono separati, il soggetto compie l’azione (il cane morde il

postino)

 

Passiva soggetto e oggetto sono separati, l’oggetto subisce l’azione (il postino è morso

dal cane)

 

Riflessiva soggetto e oggetto coincidono (Marco SI lava = Marco lava se stesso MA

nella frase Marco si lava la faccia soggetto e oggetto non coincidono eppure il SI è

riflessivo);

Il SI è sempre riflessivo?

Es.

“MI stendo” RIFLESSIVO

“MI storto” RIFLESSIVO

“MI arrampico” NON RIFLESSIVO

“SI vergogna” NON RIFLESSIVO

Nei verbi riflessivi il soggetto compie e allo stesso tempo subisce l’azione, questi verbi sono

sempre accompagnati da “MI, TI, CI, SI o VI”

La forma riflessiva può essere

 

RIFLESSIVA PROPRIA “mi, ti, ci, si, o vi” hanno la funzione di complemento

oggetto

 

RIFLESSIVA APPARENTE “mi, ti, ci, si o vi” hanno la funzione di complemento di

termine

I VERBI IMPERSONALI

Sono i verbi che non hanno un soggetto e sono usati alla terza persona singolare

Sono verbi impersonali i seguenti:

 I verbi che indicano fenomeni atmosferici

 I verbi come bagnare, accadere, capitare, sembrare

 Tutti i verbi preceduti da “si” alla terza persona singolare (si può, si va, si dice…)

!!! Che funzione ha il SI nelle seguenti frasi? !!!

Piove e non SI può uscire.

Come SI dice ciao in cinese?

Questo non SI fa.

Non SI dicono le parolacce.

I verbi riflessivi possono essere

a) Pronominali

b) Propri

c) Reciproci

d) Apparenti

Es. “Mario e Lucia si sposano”, “Don Gigi ci sposa”

I clitici Ho incontrato Mario ieri e gli ho detto che sarei partito. Dove l’hai incontrato? Al cinema:

mi ha detto che sua moglie non sta bene. Ah sì? Non ne sapevo niente.

SIGNIFICATI SIMILI POSSONO ESSERE RESI DA PARTI MORFOLOGICHE DIFFERENTI (Es.

puntuali (aggettivo) = in orario)

CHE, QUALI SONO LE SUE FUNZIONI?

 Congiunzione

 

Pronome relativo sostituisce un nome e serve a mettere in relazione due

proposizioni, la reggente e la relativa 

Es. ho comprato quel disco CHE ti piaceva tanto pronome relativo diretto

Es. la ragazza alla quale (che) ho portato lo zaino si chiama Lucia pronome relativo

indiretto

 Subordinante generico

LEZIONE 2

22.09.2023

A che cosa serve la grammatica?

È una disciplina che serve a parlare e scrivere meglio, viene dalla definizione del vocabolario

dell’Accademia della Crusca del 1612

Più di recente Serianni ha dato una definizione utile e l’ha definita come “insieme di regole che ne

governano il sistema fonologico, morfosintattico e lessicale alla cui complessa interazione si deve il

funzionamento della lingua stessa intesa come codice semiotico deputato alla comunicazione

interpersonale”

Che rapporto c’è tra lingua e grammatica?

La grammatica è la norma, un insieme di regole per il funzionamento di un codice semiotico, la

lingua è fatta anche di altri elementi; il lessico è sotteso anche ad altre regole.

Che cosa si intende con USO della grammatica?

A livello intuitivo (linguistica ingenua) l’uso è l’insieme di regole simili a quelle della moda. Certi

malapropismi nell’abbigliamento suggeriscono qualcosa, lo stesso fa il linguaggio (“Jo raga”,

“prof”). Queste espressioni sono tipiche di un contesto comunicativo (variabili linguistiche che si

applicano non solo al latino): diacronica (legata al tempo), diamesica (legata al registro: parlato vs

scritto) 

NORMA un insieme di regole che riguardano tutti i livelli della lingua (fonologia, morfologia,

sintassi, lessico, testualità) accettato da una comunità di parlanti e scriventi in un determinato

 

periodo e contesto storico-culturale la norma codifica la lingua “italiano standard” varietà di

lingua soggetta a codificazione normativa e che vale come modello di riferimento per l’uso corretto

della lingua e per l’insegnamento scolastico

È un modello prescrittivo di riferimento e criterio di valutazione delle produzioni linguistiche

Ma qualcuno parla questa lingua? No, ma comunque alcuni termini li utilizziamo

Noi usiamo la lingua neostandard che si confronta con la norma è una “ristrutturazione”

dell’italiano standard

L’italiano è stato per secoli una lingua di inchiostro, usata soprattutto nella comunicazione scritta

perché il parlato era dei dialetti

1) 3 corone (XIV secolo) dante, Petrarca, Boccaccio (toscano)

2) Pietro Bembo (XVI secolo)

Nel 1861 l’italiano entra a far parte della politica linguistica, prima di Manzoni era una lingua di

“carta”, solo scritta 

3) Manzoni (XIX secolo) l’italiano torna ad essere una lingua parlata,

Abbiamo tre punti su cui si articola il nostro agire comunicativo

 

Norma modello

 

Uso pratica

 

Italiano standard varietà di lingua, più comunemente utilizzato

Alcune cose sono competenze specifiche della scuola (es. in Piemonte il passato remoto non si

utilizza, è tipico del mezzogiorno italiano, sarà compito della scuola insegnarlo)

Quali sono le fonti della norma oggi?

 Le grammatiche, ne esistono due grossi gruppi

 Sincronica o diacronica (storica)

 

Sincronica stato di una lingua in un dato momento temporale, si occupa

della lingua del suo tempo o del tempo di cui decide di occuparsi (es. Serianni

 sincronica normativa)

 

Diacronica ci parla dello sviluppo nel tempo (es. Patota, storia della lingua)

 Descrittiva o normativa

 

Descrittiva descrive una lingua

 

Normativa presenta un modello di lingua

 I dizionari

 Repertori del buon uso (es. sito dell’Accademia della Crusca)

LEZIONE 3

05.10.2023

Serianni ci dice nell’introduzione della sua grammatica che la sua intenzione è costruire una

grammatica che sia da un lato uno strumenti che fosse didattico ma che avesse sufficiente valore

scientifico

Serianni parla di lingua italiana ma che cosa intende? Sia il parlato che lo scritto? Il registro

formale? E quale varietà regionale si deve considerare? NON il dialetto

Crede che comunque gli elementi unificatori della lingua parlati nella penisola siano superiori, più

forti e coesivi rispetto a ciò che distingue le parlate della penisola; parlando italiano riusciamo a

comprenderci senza esitazioni da nord a sud

Nel registro linguistico (variabile diafasica) abbiamo due poli fondamentali della comunicazione:

 Scritto formale, quello più alto (linguaggio giuridico)

 Orale informale

Da un lato fa un investimento di tipo descrittivo (se e quando viene usata una determinata

espressione) e dallaltro dice se secondo lui sia da includere o da escludere nel registro scritto

formale (normativa) 

Queste due lingue (scritta e orale) sono in mutuo regime di scambio lo scritto è sorvegliato, il

parlato no

Ora è la lingua scritta che arieggia i modi del parlato, con la sua mancanza di programmazione, le

sue ridondanze, le sue esitazioni… più spesso di quanto non si creda è il parlato quotidiano che

si modella più o meno consapevolmente sulla lingua scritta

I fattori di variabilità che influenzano la lingua sono:

1. Diafasica

2. Tradizione grammaticale rigorosamente normativa

E quindi le forme accettate che non sono standard e appartengono solo al parlato? Fanno parte

dell’italiano “dell’uso medio” (Sabatini, 1985), “italiano neo-standard” (Berruto, 1987) elemento

intuitivo molto significativo, la lingua che parliamo quando torniamo a casa, che sentiamo in

televisione, è un italiano che può essere tollerante (es. “a me mi”)

Serianni si pone un’altra questione su alcuni costrutti su cui possono nascere perplessità (es.

accento sulle parole) la sua grammatica avrebbe detto qualcosa con prudenza e discrezione

senza pretesa di risolvere la questione perché è un problema dei parlanti

PROPOSTA DI RIFLESSIONE qual è l’ordine degli argomenti da trattare nella descrizione

grammaticale: tradizione o innovazione? Perché Serianni sceglie di iniziare dal nome (anziché

dalla parte più importante della frase cioè il verbo?) e non lo chiama sostantivo? La grammatica di

Serianni è una grammatica sincronica, ciò nonostante non è priva di variabile diacronica

GRAMMATICHE STORICHE

 

Meyer – Lubke tra i primi ad occuparsi di grammatica storica dell’italiano

 

Gerhard Rohlfs grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti (mise

sullo stesso piano il toscano e tutte le parlate della penisola), Torino, Einaudi, 1966 –

1969

 

Pavao Tekavcic grammatica storica dell’italiano

MA L’ITALIANO NON DERIVA DAL TOSCANO DEL ‘300 CHE A SUA VOLTA DERIVA DAL

LATINO PARLATO?

Trasformazione del latino nelle parlate romanze, aspetti:

 Fonetici

 Morfologici

 Sintattici

VII d.C.

 Il dittongamento toscano

  

Passaggio di E > I in protonia DE > DI (de nocte di notte)

Età imperiale

 Affievolimento e scomparsa del neutro

VII secolo

 Formazione della preposizione DA < DE + AB

In latino l’ordine delle parole era libero e normalmente il verbo era collocato alla fine della frase, la

funzione logica era determinata dalle declinazioni

SOGGETTO – OGGETTO – VERBO

Es. Paulus Corneliam amat

Ma se l’ordine delle parole è libero allora vi erano altre possibilità

 Paulus Corneliam amat

 Corneliam Paulus amat

 Corneliam amat Paulus

 Paulus amat Corneliam 

Latino: Antiochus epistulis bellum gerit italiano: Antioco fa la guerra con le lettere

In italiano (generalmente)

SOGGETTO – VERBO – OGGETTO

Paolo saluta Marcello

 Se cambio l’ordine delle parole vuol dire che la frase è marcata, voglio enfatizzare un

elemento della frase (es. spesso il male di vivere ho incontrato)

Alla scomparsa del sistema dei casi (latino) ecco che le funzioni logiche delle parole all’interno

della frase sono state assunte da tre elementi

1. Posizione

2. Uso dell’articolo

3. Preposizione

Salto temporale il latino no veniva più parlato dalle persone (cfr. placiti capuani), parliamo ora di

parlate locali (NO dialetti fino al 1500)

Il latino continua comunque ad avere un ruolo fondamentale nell’istruzione e nella letteratura

Nel Medioevo, attraverso i volgarizzamenti, si verificò un’interessante dialettica latino – volgare; la

capacità di scrivere divenne patrimonio di un gruppo specializzato (chierici e notai)

Accanto ai volgarizzamenti ci sono le opere delle tre corone (Dante, Petrarca e Boccaccio), da una

parte abbiamo una tradizione di lingua scritta dotta (se la guardiamo dal 1300) e una novità di

successo di grandi opere in volgare (toscane) accompagnate da una lingua parlata che è volgare

su tutta la penisola; ecco che la lingua parlata in una regione assume il ruolo di lingua scritta

Si riteneva che il volgare non avesse una sua grammatica ma le opere delle tre corone mettono in

discussione l’idea dell’agrammaticalità del volgare, possibile che opere illustri fossero possibili in

lingue prive di grammatica?

LEZIONE 4

09.10.2023

DE VULGARI ELOQUENTIA

L’italiano deriva dal fiorentino del 300? Sì, vero, ma dobbiamo approfondire il discorso con Dante

che si è occupato di lingua e ha trattato anche il volgare, ha riflettuto e promosso la lingua italiana

in una politica linguistica:

TRATTATO “De vulgari eloquentia”

Dante teorico della lingua scrive un trattato sul volgare, ponendosi come critico e promotore

del volgare. Testo critto in latino in cui dichiara fin da subito di essere il primo ad occuparsi

dell’eloquenza del volgare. Per la prima volta discute di una lingua comune (sia del volgare sia

dell’eventualità di una lingua comune) che sarebbe stata impiegata come base letteraria (lingua

per opere letterarie e poesia):

Caratteristiche:

 

Titolo in latino scelta legata ai destinatari dell’opera, per la comunità dei letterati, per i

dotti, la cui lingua era appunto il latino

 La lingua utilizzata non è una lingua per il popolo, destinata a tutti ( domanda esame)

 Il volgare che Dante ricerca è una lingua particolare, non di uso corrente/quotidiano, ma è

quella della letteratura e poesia; la scelta di un volgare letterario volgare illustre

(“illustris” è espressione di Dante) 

Dove trovare questo volgare? (quesito che Dante si pone) Fa una riesamina delle lingue che

dicono “sì”, cioè i dialetti della penisola italiana. Dante individua 14 volgari della penisola e ricerca

la parlata più decorosa e illustre: il volgare è come una pantera di cui Dante si mette alla caccia.

a. Il volgare romano è piuttosto dice “tristiloquio”, il più brutto dei volgari italiani (il romanesco

è volgare popolare e Dante non lo vuole);

b. Il dialetto toscano? Niente di meglio: i toscani sono rimbecilliti dalla loro stupidità, è

pretesa da parte loro voler rivendicare il monopolio del volgare illustre. Dante dice: “Visto

che i toscani folleggiano più degli altri in questa ebrezza (rivendicano questo monopolio e

sono così più pazzi), io analizzo uno per uno i volgari municipali, quelli locali e li boccerò

tutti”;

c. E il Piemonte? È menzionato? Trento, Torino (piemontese per lui è “turpissimum”) e

Alessandria sono così vicine ai confini che non possono avere una parlata pura per

Dante è motivo di diffidenza (cfr. “trattato” vi è argomentazione filosofica)

E quindi? Il volgare che Dante ricerca è il volgare ILLUSTRE, una lingua particolare che si

caratterizza per essere innalzato sia dal potere (della parola) che dal magistero che a sua volta

innanzi i suoi con onore e gloria (potere della parola intelletto che si realizza attraverso la

parola). Il volgare può cambiare il cuore umano, la volontà, può far volere e disvolere.

Quindi è illustre, cioè, “dà luce/lustro”: afferma l’idea dell’elevare, del persuadere, del dare luce e

prestigio.

Inoltre, il concetto di “magistero” va ad approfondirsi con altri concetti proposti da Dante; questo

volgare illustre è:

a. CARDINALE (cfr. cardini della porta): come una porta si muove su suoi cardini, così questo

volgare illustre è in perno con tutti gli altri volgari, assumendo quindi la funzione di guida;

b. AULICO (non è sinonimo di lingua alta. Sinonimo di palatino, regale): è un volgare degno di

una reggia, che questa esista oppure no;

c. CURIALE, cioè degno del supremo tribunale, ossia quello della curia di Roma.

UTILIZZO E MODELLO “Ma il volgare illustre? È utilizzato da qualcuno?” Sì, Dante ha come

modello effettivo quello che lo hanno preceduto tra cui Guido delle Colonne, Giacomo da Lentini,

Guinizzelli, gli stilnovisti (corte cosmopolita).

Il volgare non è una lingua rustica, di campagna ma è perfetta, ben strutturata (Trissino dirà che

il volgare di Dante sarà quello delle corti ma i commentatori non saranno d’accordo). Il volgare

illustre è primo di forme locali, elementi plebei, regionalismi marcati propri della lingua parlata è

un modello di lingua scritta: nel 1300 in una regione d’Italia vi è una forte corrispondenza tra lingua

scritta e parlata. Da questo momento con questo trattato (peculiarità dell’italiano) la lingua parlata

e scritta si staccheranno.

Trabalza, “Storia della grammatica italiana”, 1908:

1. Idea dell’illustre = qualità dei rerum vocabula

2. Per avere un volgare adatto alla poesia e prosa bisogna che la costruzione dei vocaboli sia

perfetta (retta vocabulorum constructio)

3. Perfetta struttura lessicale (constructionum prolatio)

Il potere e il magistero ci sono precondizioni del volgare: lessico adeguato, adeguata struttura

morfologica e sintattica. Dante risponde politicamente all’assunto “Il volgare non ha una

grammatica” (critica che si faceva). Il volgare illustre ha una struttura al pari del latino, non come il

volgare contadino.

ESITI Il trattato non ebbe gran successo: scarsissima circolazione, pressoché ignoto nel 1400,

riscoperto nel 1500. Ricordiamoci che non possediamo autografi di Dante = non abbiamo il

manoscritto originale, solo delle versioni. Tuttavia, Dante ebbe da subito enorme successo e

godette di straordinario prestigio (Petrarca e Boccaccio contribuirono al successo di Dante).

Dante non influenzò la poesia e la prosa con il suo trattato ma influenzò comunque con la sua

commedia.

Alcune caratteristiche della commedia li ritroveremo moltissimo, come ad esempio:

Polimorfia:

 Variabilità linguistica morfologica (“diceva” e “dicea”)

 Alternanza di forme della scuola poetica siciliana che convivono con quelle toscana

(“vorrei” e “vorria”)

 

Dal Serianni e dal Patota spunti per interpretare i perfetti forti e deboli, ossia passati

mpio “Tacqui/tacetti”, “Vidi/vedei/vedetti”.

remoti forti e deboli, come ad ese

Variabilità lessicale:

 Padre/patre

 Madre/matre

 Lasciare/lassare

 Manicare-manducare/magiare

 Re/rege

 Specchio/speculo,

 Speranza/speme

Eredita forme che non dittongano:

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexia_squarcina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Grammatica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Corino Rovano Silvia Margherita.
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