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affermata la tendenza a creare grandi immagini proiettate, scrivendo sulle facciate degli edifici con

la luce, realizzazioni che mostrano la copiosa immaginazione dei graffiti virtuali, il loro potere

spettacolare ed evocativo, e insieme la possibilità di veicolare messaggi, anche politici, usando la

città come un grande schermo vivo.

La partecipazione viene incoraggiata anche grazie a workshop e presentazioni che svelano al

pubblico gli strumenti, le tecniche di comunicazione dei graffitisti.

Le attrezzature per gli interventi vengono spesso collocate su piccoli veicoli dotati di uno o più

proiettori digitali, computer portatili con capture card, amplificatori audio e casse, videocamere con

teleobiettivo e addirittura puntatori laser. Questi mezzi, ricavati da tricicli industriali in disuso o da

assemblaggi di diversa provenienza, consentono la mobilità e una certa versatilità, oltre a

corrispondere alla filosofia dei bikers, sostenitori e protagonisti di molte manifestazioni di laser tag.

Graffiti Research Lab, noti con la sigla GRL, ha compiuto le esperienze più interessanti in questo

nuovo ambito di sperimentazione ed è uno dei nomi emergenti della scena internazionale dei new

media.

Jenny Holzer

Jenny Holzer, protagonista fra le più note delle figure dell’arte concettuale, è una delle figure più

interessanti del panorama contemporaneo internazionale.

I suoi truism, nella traduzione italiana letteralmente verità, sentenze, costruiscono, dagli anni

Settanta, un messaggio nella folla di segnali di una comunicazione ormai affidata a frammenti dove

il linguaggio banalizzato del quotidiano si moltiplica ovunque, anche sui muri della città.

Sono frasi spesso ambigue e contraddittorie quelle scelte dell’artista per i suoi interventi di public

work, aforismi in bici tra coinvolgimento emotivo e razionalità. D’altra parte la Holzer appare

soprattutto interessata a sollecitare l’ osservatore, a creare in lui una certa urgenza nel rendersi

consapevole del proprio ruolo di bersaglio di messaggi, nel confrontarsi con questioni scottanti.

La prima serie dei “truism” risale al 1977: le sentenze,stampate su manifesti anonimi, apparivano

per le strade di New York accanto ai graffiti metropolitani di quella che sarebbe stata la poi definita

SteetArt; negli anni successivi la gamma dei supporti si allarga a oggetti di diverso genere,

magliette e gadget e poi pannelli pubblicitari e elementi di arredo urbano, fino a intere facciate di

edifici o anche il passaggio naturale. Spazio urbano o natura, dimensione quotidiana o tempo

immobile dello scenario, con parole sue o con testi e documenti di altri, la Holzer affida alla luce la

propria sensibile interpretazione.

E’ dagli anni 90 che l’artista ha iniziato a utilizzare testi su grandi strutture architettoniche come il

campanile di Utrecht o il monumento alla Battaglia delle Nazioni di Lipsia del 1996 con una

proiezione laser ,oggi la Holzer preferisce impiegare una pellicola di grande formato e un proiettore

con lampada a 6000 watt.

Negli anni più recenti agli interventi di public art si affiancano i progetti per la rete, come “Please

change beliefs” (1995): entrambi gli ambiti operativi testimoniano l’ interesse primario dell’artista, la

possibilità di intervenire in presenza di un pubblico più largo possibile; così il web, che permette

anche un’interattività meno mediata con il fruitore, diviene uno strumento particolarmente

congeniale dove linguaggio e tecnologia possono pacificamente incontrarsi.

Peter Sandbichler

L’istallazione “Passage”, intitolata anche “47,16° Nord”, di Peter Sandbichler realizzata a

Innsbruck, rappresenta un interessante esempio di traduzione visuale di condizioni propriamente

“immateriali”.

“Ogni luogo sulla terra è un punto definibile con precisione”, scrive l’ artista che disegna una

possibile oggettiva mappatura del sistema in grado di rilevare e visualizzare il ciclo solare per

impiegarla nel progetto di uno spazio urbano dalla immediata connotazione di luogo di transito.

La vasta superficie vetrara, disegnata da una griglia di 960 punti luminosi black-oriented composta

da molteplici crome tramite un preciso calendario, appare mutevole, sempre diversa in base alla

registrazione delle ore di sole nella città. Ogni ventiquattro ore, attraverso i comandi digitali, due

differenti combinazioni generate dai rilevatori di luce sono in grado di attivare un gruppo di colori

per la notte e un altro per il giorno, in modo da restituire alla città i dati sotto forma di una

proiezione multimediale.

L’opera introduce una serie di originali legami con la scena cittadina; le dinamiche che seguono il

flusso delle immagini nel e per il contesto urbano subiscono i tempi dei fenomeni naturali. Si

attende giorno per giorno il cambiamento, si può tentare una previsione, registrare con la memoria

le configurazioni preferite, leggere nelle forme aggregate delle luci che sono come pixel giganti,

figure improbabili o potenziali somiglianze come nel gioco delle nuvole.

Alberto Garutti

L’opera di Alberto Garutti recentemente concepita per il MAXXI di Roma segue la realizzazione di

una serie interventi dell’ artista che interpretano il senso di appartenenza della collettività,

operazioni che si sviluppano a partire da una relazione affettiva con i luoghi e con gli individui

legati a quei luoghi. “La prima cosa che naturalmente faccio- scrive Garutti - quando mi viene

chiesta una mostra è “ascoltare” il luogo dove essa si svolgerà.

Il museo romano, ancora in fase di costruzione, il cui progetto si deve a Zaha Hadid, ospita la

realizzazione di Alberto Garretti: “in una sala del nuovo museo MAXXI le luci vibreranno quando in

Italia un fulmine cadrà durante i temporali. Quest’opera dedicata a tutti coloro che passando di lì

penseranno al cielo”.

200 lampade alogene geometricamente sistemate su treppiedi metallici in un ambiente al primo

piano, saranno connesse con il CESI - Centro Elettrico Sperimentale Italiano - per accedere in

tempo reale ad un sistema di monitoraggio dei fulmini rilevati sul territorio nazionale. Ad ogni

fulmine caduto le luci, tenute al minimo dell’intensità ma sempre illumina, subiranno un’accensione

improvvisa per poi lentamente affievolirsi.

Visibile dall’esterno attraverso le finestre il fenomeni naturale, peraltro uno dei più affascinanti e

complessi, visualizzato tramite l’istallazione, viene reso disponibile all’emozione di tutti come

illustra lo stesso Garretti: “la macchina luminosa allestita nel cuore del museo non vuole ‘rilevare’

un fenomeno elettrico, ma ‘rivelare’ agli spettatori il legame di consanguineità tra arte e natura.

Immagino la sala del MAXXI diventare un luogo sensibile, in grado di perdere le sue dimensioni

fisiche e il rapporto con il tempo e trasformarsi in una sorta di ambiente di meditazione tra il cielo e

la città.

Rafael Lozano-Hemmer

Rafael Lozano-Hemmer è nato a Città del Messico nel 1967. Nel 1989 ha ricevuto una Laurea in

Chimica Fisica presso la Concordia University di Montreal, Canada.

Artista elettronico, sviluppa installazioni interattive che sono all'incrocio tra architettura e

performance art. Il suo interesse principale è nella creazione di piattaforme per la partecipazione

del pubblico, per pervertire tecnologie quali la robotica, la sorveglianza computerizzata o reti

telematiche. Ispirato da fantasmagorie, carnevale e animatronics, la sua luce e ombra opere sono

"antimonuments per Agenzia alieno”.

Da un contributo teorico importante per capire i movimenti, l’arte attuale.

Tecnologia e arte insieme.

Per lui è irrinunciabile confrontarsi con qualcosa che è come una seconda pelle.

Egli utilizza degli algoritmi, teoria del caos

Lui stesso non può controllare ciò che accadrà perche il pubblico può cambiare, modificare l’opera,

perciò ogni spettatore vive l ‘intervento in modo diverso, con una diversa interpretazione.

Gli artisti devono interagire con la tecnologia perché ormai fa parte della nostra vita.

I lavori sono caratterizzati dall’ interattività che consente a Lozano di coinvolgere il pubblico.

EDWARD HOPPER 1882-1967

Nato e cresciuto a Nyack , una piccola cittadina nello Stato di New York, da una famiglia borghese,

Hopper studia per un breve periodo illustrazione e poi pittura alla New York School of Art.

Si reca in Europa, e soprattutto le esperienze parigine lasciano in lui un segno indelebile,

alimentando quel sentimento francofilo che non lo avrebbe mai abbandonato, anche dopo essersi

stabilito definitivamente a New York, dal 1913.

Alto un metro e novanta, nonostante la forte presenza fisica, era famoso per la sua reticenza,

scriveva o parlava pochissimo del suo lavoro. Scomparso all’età di ottantaquattro anni, la sua arte

gode della stima della critica e del pubblico nel corso di tutta la carriera, nonostante il successo dei

nuovi movimenti d’avanguardia.

C’è chi lo ritiene un narratore di storie e chi, al contrario, l’unico che ha saputo fermare l’attimo.

Uomo schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio.

Egli ritrae soprattutto la solitudine delle donne e dell’America in generale.

Amava frequentare i porti perché amava l’ingegneria navale.

Le sue prime opere erano dei ritratti (non c’è introspezione psicologica, li usa solo per mettere in

risalto la luce).

Dopo il diploma lavora come pubblicitario e con i soldi guadagnati vola a Parigi (erano gli anni delle

avanguardie), non era interessato solo all’atmosfera ma anche agli artisti come Degas e Cezanne.

Con il secondo viaggio in Europa egli diventa un REALISTA ma con un’attenzione verso le forme

geometriche.

GRANDE BACINO

Attenzione verso la luce, coglie anche scorci inutili che sono però particolari

STAZIONE DI UNA PICCOLA CITTà

Interesse per gli scenari abbandonati. Maturazione.

CASA A CAPE COD

Fa molti quadri ispirati all’America. Ispira voltoli americani soprattutto HICKOCK e i film horror.

Il boschetto è un elemento che compare in molte sue opere.

MATTINO IN SOUTH CAROLINA

E’ un miscuglio di varie cose e di vari ricordi ed è dipinto durante la terza fase, attraverso la quale

grazie alla sua memoria egli dipinge i quadri.

I DUE ATTORI

e’ la sua ultima opera,si presuppone sia lui con la moglie ed è un quadro che conclude il ruolo

dell’artista

AUTORITRATTO

Matita.

Autoritratto privo di espressione.

SOIR BLEU

Opera del periodo parigino. I personaggi sembrano messi a caso onon c’è comunicazione tra di

loro. L’uomo utilizza la maschera di pierrot per nascondersi, il personaggio con i cappello può

essere Van Gogh.


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chenz2

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Design
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chenz2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Nuova Accademia di Belle Arti - NABA o del prof Fagone Chiara.

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