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La polemica sul metodo

Nella seconda metà dell’Ottocento si affermano due scuole contrapposte: tratta della polemica sul metodo (via, che si percorre per arrivare a uno scopo o fine) di analisi alla base dell’indagine del comportamento umano.

Tratta quindi del conflitto, confronto, diatriba tra:

  • 1 - Monisti: un solo metodo attraverso il quale si arriva alla conoscenza: scienze naturali (fondamentalmente fisica). A seconda dell’oggetto indagato; più metodi.
  • 2 - Pluralisti metodologici: -> scienze naturali, ma non è l’unico metodo delle.

Si è monisti o pluralisti metodologici a seconda di come rispondiamo alla problematica mente-corpo, cioè a seconda della concezione che si ha della mente.

Es: Il metodo con cui si indaga un atomo non è il metodo con cui si indaga un uomo.

Gnoseologia

Gnoseologia (riflessione sulla conoscenza, teoria della conoscenza, termini sinonimici con epistemologia).

Si occupa innanzitutto di che cosa significhi conoscere, tratta il problema del tipo di metodo utilizzato per lo studio del comportamento umano.

Affronta:

  • 1) Conoscere terminologie proprie, anche per comprendere gli argomenti a favore dell’identità, anticipiamo concetti e argomenti che troveremo dopo.
  • 2) Tutto il corso tratta fondamentalmente della problematica mente-corpo perché è alla base della gnoseologia delle scienze umane la quale di per sé tratta il problema del monismo e pluralismo metodologico a seconda della concezione che si ha della mente. Se penso che gli stati mentali non siano descrivibili con il linguaggio e strumenti della fisica, l’attività mentale non può essere ridotta solo ed esclusivamente ad eventi causali il metodo sarà pluralistico.
  • 3) Ogni teoria presuppone una gnoseologia. Es: Spesso i teorici della mente (scienziati, studiosi), quando avanzano una loro teoria, sposano una gnoseologia in contrasto rispetto a ciò che viene sostenuto.

Chi è naturalista e riduzionista? Naturalista afferma l’esistenza esclusivamente di entità fisiche e della loro relazione fondamentalmente di carattere causale; riduzionista che l’identità fra stati mentali e processi fisici è un’entità che noi possiamo comprendere abbiamo accesso, se si è naturalisti riduzionisti, il tipo di gnoseologia è una gnoseologia di tipo riduzionista anche se non sempre così.

La matematica si distingue ad esempio dalla fisica: la fisica è fatta di leggi, le leggi sono generalizzazioni a partire da regolarità osservate, la matematica invece è costituita da regole, una delle caratteristiche fondamentali dell’attività mentale è quella di seguire regole.

Uno potrebbe pensare che la scienza naturale di base sia la fisica, se pensiamo che la biologia sia costituita da entità che sono riducibili nei loro costituenti fisici e a questo punto linea di principio che la scienza di base che è alla base di tutte le scienze sarebbe la fisica, in realtà non c’è una scienza unica, non c’è un metodo unico per arrivare al sapere riguardanti le cose perché le cose si manifestano in modi differenti.

Implicazione

Implicazione (branca logica) rapporto tra 2 enunciati (antec e conseg):

  • Logica: l’implicazione logica è tale per cui se è vero l’antecedente necessariamente è vero il conseguente esempio se un bicchiere è mezzo pieno questo implica che il bicchiere sia mezzo vuoto. La negazione della verità di una implicazione logica è una contraddizione se io dico che P non implica necessariamente Q mi sto contraddicendo perché il significato stesso di bicchiere mezzo pieno implica logicamente dal punto di vista dei significati il bicchiere mezzo vuoto. L’implicazione logica dipende dai significati stessi che noi usiamo.
  • Non logica è detta materiale: quando la verità dell’antecedente non implica necessariamente la verità del conseguente ad esempio se è vero che questa mattina tutta la strada è bagnata -> ha piovuto. In realtà qualcuno potrebbe aver buttato dell’acqua in strada. Questa implicazione si basa su una relazione causale evidentemente penso che la causa delle strade bagnate sia stata la pioggia.

Credenza, conoscenza e giustificazione

Credenza = intendiamo qualunque opinione che possa essere vera o falsa; uno potrebbe pensare che la conoscenza sia una credenza vera: “io credo che domani piove ed è vero che domani piove” -> posso pensare che io abbia una certa conoscenza riguardante il tempo atmosferico, in realtà non basta che una credenza sia V per essere conoscenza perché poniamo che una persona, è l’esempio che troviamo all’interno del libro, entri in un bar completamente sbronzo e nei fumi dell’alcol dica al proprietario del bar: “in questo bar c’è un maiale di cinta”, ora guarda caso senza che lui sappia niente il proprietario del bar è un amante dei maialini di cinta e tiene per compagnia un maiale di cinta e quindi il cliente del bar ha detto il vero ma è conoscenza questa?

Il suo indovinare è del tutto causale dunque non è conoscenza, tra l’altro se il maialino non ci fosse stato, ed è questa la dimostrazione, lui avrebbe continuato a credere che il maiale c’era, dobbiamo aggiungere alla credenza vera qualcosa che faccia covariare la credenza nel mondo e la rende conoscenza: viene chiamata giustificazione.

La giustificazione delle credenze e ciò che permette la covariazione tra credenza e mondo e dunque permette la conoscenza.

Tuttavia non è detto che una credenza giustificata sia necessariamente connessa alla verità, infatti posso avanzare argomenti giustificati, evidenze sensibili o ragionamenti corretti, ma avere una credenza falsa.

Conoscenza e sapere sono due concetti ritenuti sinonimi conoscere know something, sapere to know that e poi una frase secondaria. La differenza tra conoscere e sapere è puramente grammaticale non ha differenza di significato.

È un concetto definibile, non primitivo, ma riducibile ad altri concetti: una conoscenza è credenza (opinione) vera giustificata.

Se il concetto in questione è definibile senza altri concetti (concetto primitivo) -> importante per il concetto di causa, c’è un concetto di causa che è primitivo di cui dobbiamo avere esperienza e c’è un concetto di causa invece che non è primitivo ed è riducibile ad altri eventi.

Lo scetticismo

Ogni teoria della conoscenza si caratterizza a seconda del modo in cui risponde alla sfida scettica, due tropi (tipo di argomenti degli scettici):

  • 1) Diallelo.
  • 2) Regresso.

L’oppositore del filosofo è il dogmatico: colui che afferma senza provare.

Lo scettico non dice che noi non possiamo conoscere, perché sarebbe a sua volta un dogmatico, sostenendo una verità, e si contraddirebbe.

Sostiene che non possiamo sapere se stiamo conoscendo o meno, perché non possiamo giustificare le nostre credenze.

Mettono in discussione non le credenze V ma la giustificazione a queste. Avanza dubbi riguardo alla giustificazione.

Lo scetticismo è una teoria del IV secolo a.C. Gli scettici chiamavano i propri argomenti -> tropi.

Gli argomenti scettici si distinguono in due tipi: argomenti epistemici ed argomenti metaepistemici. Gli argomenti epistemici sono quelli che si fondano su possibilità concrete, ad es. “io vedo la signorina, ma non può essere che io stia sognando, oppure che io abbia un problema alla vista?” I tropi epistemici si rifanno a possibilità concrete che le nostre conoscenze siano errate.

Invece i tropi metaepistemici individuano strutture argomentative generali riguardo alla conoscenza.

I tropi più forti sono quelli che uniscono argomenti epistemici e metaepistemici, cioè, che a partire da possibilità concrete, si individuano strutture argomentative generali.

Tipi di tropo

1 - Scenario scettico (tropo epistemico): questo primo argomento è molto famoso ed è stato formulato da un filosofo del 600, Cartesio. Egli utilizza un dubbio scettico per formulare la propria filosofia.

Ipotesi dello Scenario scettico: egli usava il demone maligno, noi lo riformuliamo riferendoci allo scienziato alieno.

“Tu credi di fare lezione in realtà c’è un demone maligno che produce tutti i contenuti che ti fanno credere di stare a lezione” uno scienziato ti sta condizionando nel credere che tu stai facendo lezione. Tra l’altro questi scenari oggi sono plausibili perché abbiamo la realtà virtuale, lo scienziato produce in noi credenze che hanno come contenuto la realtà virtuale.

Io mi giustifico dicendo “faccio lezione perché per prima cosa tocco il computer, ho sensazioni tattili del computer, poi mi ricordo di aver fatto lezione”, cosa risponde lo scettico? È sempre lo scienziato alieno che produce le sensazioni tattili e lui che produce un ricordo fittizio di essere stato a lezione. La risposta che dà lo scettico è che le azioni non sono giustificate perché anche i contenuti sensibili e i ricordi sono prodotti dallo scienziato alieno.

→ Da questo tropo si ricava il diallelo o Circolo del demonio come lo chiamano i tedeschi Loris Klaus: → un circolo vizioso in cui i 2 contenuti (l’antecedente e il conseguente) si richiamano reciprocamente.

Tutte le mie giustificazioni presuppongono che è V che io faccio lezione se sia F il condizionamento dello scettico, ma è F che lo scienziato mi condiziona in quanto è V che io faccio lezione: per cui non ho nessuna giustificazione volta volta da dare, mi muovo in circolo: dunque P è vera se è vero che è falsa Q ma è vero che falsa Q se è vera P. L’ipotesi anche se è fantastica non è contraddittoria.

2 - Come secondo tropo troviamo il regresso e qui abbiamo direttamente il tropo metaepistemico. Ora il nostro scettico: lei ha credenza di fare lezione, la credenza per essere conoscenza deve essere giustificata, come giustifica questa credenza con altre credenze?: io credo di fare lezione, perché vedo il computer, interloquisco, mi ricordo, tutte queste credenze giustificano la presenza in questione.

Quindi la credenza iniziale, il fatto di fare lezione deve essere giustificata da altre credenze fino all’infinito: P. è giustificata da Q e Q da R, R da S e così via all’infinito.

Ogni credenza deve essere giustificata, ma è giustificata solo da un’altra credenza, quest’altra credenza a sua volta dovrà essere giustificata per giustificare, e così via all’infinito ... nessun essere umano è in grado di contemplare un numero infinito di credenze/ragioni. Per essere giustificati nel credere in qualcosa si deve crederla sulla base di buone ragioni, cioè esse stesse devono essere credenze giustificate, che però sono infinite -> ma è umanamente impossibile avere credenze giustificate e quindi avere conoscenza.

→ Vizioso cioè che nessuno degli stadi realizza il suo compito, ma che viene spostato allo stadio successivo (gli stadi si annullano); non comprendendo i costituenti, non comprendo il significato, il quale va dato all’inizio.

Per l’infinitista, non è vizioso ma digeribile quando:

  • Quando è un autentico regresso, cioè quando si può passare di stadio in stadio.
  • E si può passare di stadio in stadio perché ad ogni stadio ogni credenza è parzialmente giustificata, anche se ha bisogno di un’altra giustificazione, perché l’entità in questione svolge il suo compito, giustifica.

Teorie gnoseologiche

Le teorie della conoscenza si differenziano a seconda di come rispondono allo scetticismo. Il filo rosso delle teorie della conoscenza è lo scetticismo nella sua versione più radicale quella che viene chiamata Pirroniana.

Le teorie della conoscenza:

  • Interniste: il soggetto conoscente (epistemico) può accedere alla giustificazione e quindi può dare una giustificazione.
  • Es. domani piove. Perché? devo poter giustificare la mia credenza.
  • Ubbidiscono a regole seguendo le quali si conosce o si può conoscere.

→ Regola data regola, ma che può anche essere applicata male (ammette errori), ciò che ci dà indicazioni su come applicare quella.

→ Legge (non ammette errori) intese come generalizzazioni a partire da regolarità.

Es. se mi avvicino al fuoco sento calore ogni volta che mi avvicino, quindi generalizzo che ogni essere umano se si avvicina al fuoco sente calore.

La natura si svolge secondo successioni causali, è costituita da regolarità. Le successioni causali sono quello che sono; al più sono io che posso sbagliare a formulare la legge.

Tra le Interniste, quelle più importanti sono fondazionismo e coerentismo, poi abbiamo l’infinitismo.

Fondazionismo

I pensieri possono essere V o F però non possiamo sbagliarci riguardo ai pensieri che abbiamo, Giovanna e Francesco litigano Francesco dice a Giovanna che non lo ama più ma in realtà Giovanna dice che lo ama ancora. Giovanna risponde lo so io quello che penso perché io ho accesso diretto ai miei pensieri e ne conosco il contenuto.

Sostiene l’esistenza di credenze auto-evidenti che stanno alla base di ogni altra credenza, alla base della conoscenza → quelle credenze che giustificano sé stesse, quindi il loro manifestarsi coincide con la loro esistenza.

2 tipi di credenze auto-evidenti sono: le sensazioni o per i filosofi i Qualia (cioè l’aspetto qualitativo dell’esperienza) e i pensieri.

  • Posso dubitare che ho dolore al mio braccio, ma non posso dubitare di avere questa sensazione di dolore. Es. Arto Fantasma: anche se non posso attribuire dolore al ginocchio, provo comunque dolore; F attribuzione del dolore al ginocchio, ma V che provo dolore.

La sensazione ci rende coscienti e siamo coscienti delle nostre sensazioni. Coincide con il loro manifestarsi, V in base al loro stesso presentarsi, l’apparire (credenze riguardano entità che coincidono con il manifestarsi).

  • Lo stesso vale per i pensieri: posso pensare che una cosa sia giusta o sbagliata, ma non posso dubitare di avere quel determinato pensiero, non posso dubitare di pensare (Cartesio).

Il pensiero coincide con la sua manifestazione.

Il fondazionista risponde allo scenario scettico: sì, posso essere influenzato dall’alieno ma sono assolutamente certo dei pensieri che ho e delle sensazioni che ho cioè delle credenze delle sensazioni che ho, le credenze basate sugli stessi atti mentali non possono essere messi in discussione perché non possono essere distinti dal loro manifestarsi.

Lo scettico mi dice: Le persone a cui fai lezione, gli strumenti che usi sono tutti indipendenti, loro esistenza è distinta dal fatto che io non ho esperienza ecco perché la posso mettere in discussione, ma quando le credenze coincidono con il manifestarsi quindi non possono essere messe in discussione.

Perché tutti quei contenuti esistono indipendentemente dal fatto che si manifestano?

Le credenze autoevidenti sono più probabili del contenuto della credenza in questione e questa probabilità è quella bayesiana o soggettiva. È più probabile l’esistenza del computer indipendentemente dalla credenza di quanto in caso non avessi questa credenza questo è il fondazionalismo. A partire da questo noi arriviamo al mondo con delle inferenze probabilistiche, inoltre le credenze auto-evidenti rendono più probabili le credenze non auto-evidenti, e già questo le giustifica.

I pensieri sono coscienti quindi noi abbiamo una autocoscienza. Freud è d’accordo, parla di “inconscio” convintissimo che ciascuno di noi avesse accesso immediato ai propri Stati coscienti; dice io ho accesso immediato ai propri Stati coscienti ma non ho accesso immediato agli Stati coscienti di un altro.

Introspezione è la capacità interna di cogliere i propri stati mentali, di essere autocosciente dei propri stati mentali coscienti. Non solo abbiamo pensieri coscienti ma siamo consapevoli di averli. Concezione Solipsista io solo sono cosciente dei propri stati interni.

Obiezioni al fondazionismo

Obiezione che i coerentisti fanno ai fondazionisti: esistono stati mentali isolabili, ciascuno stato mentale deve la sua determinatezza ad altri stati mentali nel momento opportuno. Fondazionismo: “Non”.

Credenze e intenzioni differenza: credenze sono V o F, intenzioni possono essere realizzate o meno (Quinto capitolo intenzionalità).

Es: Arianna ha intenzione di andare a trovare un amico, la sua intenzione è realizzabile o meno. Devo prima poter sapere cos’è una strada, cosa sono i mezzi di trasporto, devo poter riconoscere il mio amico.

1) Ogni Stato mentale deve la sua determinatezza ad altri stati mentali senza i quali non ci sarebbero lo stato mentale in questione -> dunque ogni Stato mentale vive all’interno di un sistema di stati mentali, che non ho nel momento in cui formulo l’intenzione di andare a trovare l’amico.

È possibile che io non possieda uno di questi concetti o chi io li applichi in maniera sbagliata, dunque applicando uno di questi concetti in maniera sbagliata ne deriva che i miei stati mentali non sono possono essere autoevidenti, ma del tutto indeterminati e confusi e che quindi la mia mente non è una sorta di teatro dove l’unico spettatore è la mia autocoscienza, gli stati mentali si susseguono come eventi autoevidenti.

Questa è un’obiezione a chi vede la mente come un teatro. Invece io posso avere un pensiero, e poi rendermi conto di non avere gli altri pensieri ad esso connessi. Avviene spessiss.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara19891 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gnoseologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Cimmino Luigi.
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