FISIOLOGIA DEGLI ORGANISMI MARINI
Adattamento ed ambiente marino
Adattamento: comprende la modifica delle caratteristiche che facilitano una maggiore capacità di
sopravvivenza e riproduzione in un certo ambiente.
Ambiente: somma di tutto ciò che esiste intorno ad un organismo vivente, incluse forze naturali e altri
esseri viventi e danno le condizioni per lo sviluppo e la crescita degli organismi così come pericoli.
Omeostasi: la tendenza di un organismo al mantenimento dello stato stazionario, stabilità interna,
dovuto alla risposta ad ogni situazione o stimolo che tenderebbe a disturbare la condizione o la
funzione normale.
5 zone in cui è diviso l’ambiente marino:
1. Epipelagica: fotica, fotosintesi, ricchezza e elevata biodiversità, fino a 200 metri.
2. Mesopelagica: poca luce, bioluminescenza, presenza di specie che si nutrono in superficie, fino
ai 1000 metri
3. Batipelagica: oscurità completa, temperature basse, alta pressione. Qui troviamo specie
carnivore, poiché non abbiamo organismi vegetali che fanno la fotosintesi. Cicli lenti, bassa
fecondità e alta longevità, fino ai 4000 metri.
4. Abissale: nessuna luce, alta pressione parziale di ossigeno, presenza principalmente di
invertebrati, fino ai 6000 metri.
5. Adale: presenza di poche specie molto adattate (oloturie, bivalvi e policheti), fino a 11 000 m.
Salinità:
Gli elementi più abbondanti sono Na+, Cl-, Mg2+ e SO42-. Calcio
e bicarbonato hanno concentrazioni inferiori ma costituiscono le
parti dure e minerali degli organismi. Il contenuto di Sali in
grammi per kg di acqua è definito “salinità”.
La salinità media corrisponde a circa 35g/Kg o 35 parti per
mille.
Nel Mediterraneo la salinità è di 38/39 parti per mille e nel
Mar Rosso di 40 parti per mille.
La presenza di sale comporta un’elevata pressione osmotica
dell’ambiente (ossia la pressione che si sviluppa per la semplice
presenza di sale), che innesca risposte fisiologiche da parte
degli organismi, adattative o comportamentali.
Gas disciolti
L’ossigeno è presente in acqua a concentrazioni costanti, circa
5-6 ml/L. Lo strato superficiale degli oceani è in genere
soprassaturo di ossigeno (8ml/L), in parte per la fotosintesi, in
parte per i processi di scambio all’interfaccia aria-acqua.
Decresce in maniera marcata nelle zone superficiali e poi
ricresce negli strati profondi. Nelle zone polari, la
concentrazione di ossigeno non aumenta. Dipende da tre
parametri:
salinità, temperatura e pressione. Inoltre, dipende da
fotosintesi, respirazione, venti e correnti. 1
L’anidride carbonica ha un’elevata solubilità ed è presente con
una concentrazione di 10mg/L e la sua concentrazione viene
aumentata dalla respirazione degli organismi e dai processi di
decomposizione e diminuita dalla fotosintesi clorofilliana. È
importante perché permette la formazione di strutture
scheletriche degli organismi marini e dei gusci calcarei delle
conchiglie (carbonato di calcio: scheletri o conchiglie).
Mantiene costante il tasso di acidità attraverso un meccanismo tampone: fra biossido di carbonio, acido
carbonico, bicarbonato e carbonato si forma un equilibrio che permette un pH stabile (7,8 – 8,3).
Densità e viscosità
Gli organismi in genere tendono ad essere più densi dell’acqua che li circonda e ad affondare. Devono
quindi sviluppare delle strategie di galleggiamento.
La viscosità è una proprietà dei fluidi che indica la resistenza allo scorrimento. Negli oceani diminuisce
al crescere della temperatura e aumenta con la salinità, influenzando il galleggiamento e il movimento
degli organismi.
Temperatura Luce:
la componente della luce che
penetra nell’acqua subisce un
processo di diffusione e
assorbimento. L’intensità
della radiazione solare che si
propaga nell’acqua decresce:
dopo i primi 50 cm è ridotto
del 50% e solo l’1% arriva ai
100-150 m. Sulla base della penetrazione distinguiamo 3
zone:
Eufotica: in cui sono possibili i processi di fotosintesi;
‐ Disfotica: costituite dalle acque penetrate dalle
‐
lunghezze d’onda del blu fino al limite inferiore di assenza di luce.
Afotica: assenza di luce e di vita vegetale.
‐
Propagazione suoni
In acqua il suono si propaga più velocemente; quando l’energia viene emessa da una sorgenete all’interno
di una massa omogenea di acqua di mare, si producono delle superfici sferiche, centrate sulla sorgente
che si smorzano all’aumentare della distanza. La velocità in generale aumenta con la profondità e
l’attenuazione è dovuta alla conversione di energia acustica i calore e alla riflessione delle particelle
sospese e delle bolle di gas.
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PERCEZIONE DELL’AMBIENTE
Gli organismi animali possiedono la capacità di percepire i cambiamenti dell’ambiente e organizzare
risposte. Le variazioni dell’ambiente sono rilevate continuamene da organi di senso specializzati, i
recettori sensoriali. L’informazione sensoriale si bassa quindi sulla presenza di recettori (cellule 2
specializzate per recepire la presenza di uno stimolo, un cambiamento nell’ambiente). Possono essere di
diversi tipi:
Fotorecettori
‐ Termocettori
‐ Nocicettori: rilevare danni ai tessuti
‐ Meccanorecettori: sono sensibili a variazioni indotte da eventi meccanici (tatto. Udito, senso
‐ dell’equilibrio.)
Chemorecettori
‐
Il recettore deve informare della presenza di uno stimolo, in modo completo. Ogni informazione deve
localizzare lo stimolo per intensità, durata e localizzazione (possono essere codificati nei potenziali
d’azione e nel tempo in cui il neurone è attivo).
I recettori sono sensibili ad una specifica forma di energia ma, indipendentemente dalla natura dello
stimolo, l’informazione recepita si traduce in una variazione della permeabilità ionica della membrana,
mediata dall’apertura o dalla chiusura di canali specifici. Per fare questo operano la trasduzione (ossia
trasformare lo stimolo in una modifica del potenziale di membrana) che poi porterà al rilascio dei
neurotrasmettitori.
Se la depolarizzazione non supera la soglia, non ci sono potenziali d’azione.
I recettori sono caratterizzati dalla presenza di una sinapsi che può essere elettrica o chimica.
In quella elettrica, il potenziale generato dal recettore origina delle correnti elettrotoniche che
raggiungono il primo nodo di Ranvier, che funziona da encoder dove viene innescato il potenziale
d’azione.
In quella chimica, le correnti elettrotoniche generano la liberazione di un neurotrasmettitore che
legandosi a recettori post – sinaptici, genera un potenziale post-sinaptico eccitatorio che tramite
correnti elettrotoniche attiva l’encoder.
Quasi tutti i recettori sensoriali, oltre a ricevere un’innervazione afferente che attraverso vie
sensitive trasmette i potenziali ai centri nervosi, possiede anche un’innervazione efferente che tramite
vie provenienti dai centri nervosi, porta segnali in grado di modificare la risposta dei recettori agli
stimoli. Le cellule ciliate fanno parte di
diversi organi sensoriali. Queste
cellule di solito sono incluse in
cellule di sostegno in modo tale
che le ciglia sporgano al di fuori.
Le ciglia sono distinte in un
chinociglio, un singolo ciglio lungo
dotato di mobilità (le cellule della
coclea di mammifero ne sono
sprovviste) e una serie di
stereociglia di lunghezza
decrescente non dotate di
mobilità. Quando la pressione o
uno stimolo muovono il fascio di
sterociglia, il loro movimento modifica la permeabilità della membrana: se sono piegate verso il
chinociglio, la membrana si depolarizza, viceversa si iperpolarizza. La turbazione del recettore modula
il rilascio di un neurotrasmettitore dal polo basale della cellula che determina la frequenza di scarica
dei neuroni afferenti che inviano le informazioni al sistema nervoso centrale. 3
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SISTEMA UDITIVO
I suoni e le vibrazioni si propagano molto meglio in acqua che nell’aria. Il principio del sistema uditivo è
lo stesso degli animali terrestri; è un sistema che rileva vibrazioni nell’ambiente esterno. I suoni
consistono in onde alternate di compressione e decompressione, generate dal movimento delle molecole
d’acqua. Solo alcuni artropodi e i vertebrati sono in grado di individuare l’origine dei soni e nei
vertebrati l’organo deputato a questa funzione è l’orecchio. Le cellule utilizzate per rilevare le
variazioni di pressione prodotte dai suoni sono le cellule cigliate e sono contenute nell’orecchio interno.
Molti vertebrati possiedono l’orecchio esterno, per raccogliere e amplificare le onde sonore trasmesse
dall’aria (vertebrati terrestri) e un orecchio medio, per amplificarle e trasmetterle all’orecchio interno,
che contiene anche gli organi per l’equilibrio.
Pesci
I pesci per motivi idrodinamici mancano dell’orecchio esterno e dell’orecchio medio, mentre l’orecchio
interno è costituito da 3 organi otolitici, il sacculo, la lagena e l’utricolo per la recezione dei suoni e da
3 canali semicircolari per l’equilibrio. All’interno degli organi otolitici è presente la macula, epitelio
sensoriale costituito da cellule cigliate orientate in diverse direzioni e immerse in un liquido chiamato
endolinfa. In questo è sospeso un otolite, composto da carbonato di calcio e da una matrice organica.
Il fascio di ciglia sulla superficie delle cellule è composto da un chinociglio e numerose stereociglia.
La macula dei pesci è stimolata attraverso l’azione di un principio di inerzia. Quando viene emesso un
suono si crea un’onda pressoria che urta contro la superficie del corpo e determina uno spostamento
dell’otolite con un certo ritardo, dovuto alla diversa densità.
Il movimento dell’otolite causa una deflessione delle stereociglia che se avviene nella direzione del
chinociglio depolarizza la cellula. Questa depolarizzazione è seguita da un aumento di eccitazione delle
fibre nervose afferenti che trasmettono l’informazione sensoriale ai centri nervosi superiori. Questo
meccanismo è definito stimolazione diretta dell’orecchio e permette ai pesci di percepire suoni a bassa
frequenza compresi tra 100 e 1000 Hz. 4
Elasmobranchi
Oltre ai 3 organi otolitici e ai canali semicircolari, negli elasmobranchi è presente una struttura
chiamata la macula negletta. Si ritiene deputata esclusivamente al rilevamento di suoni, priva di otolite.
Negli altri organi l’otolite è composto da una matrice gelatinosa contenente cristalli di carbonato di
calcio. Possono percepire suoni tra
10 e 800 Hz e suoni tra 50 e 150
Hz grazie alla linea laterale.
Un’altra caratteristica è la
presenza di un dotto endolinfatico
che si diparte dal sacculo e termina
all’esterno con un poro
endolinfatico, mettendo in
comunicazione diretta l’orecchio
interno con l’ambiente esterno.
Teleostei
L’orecchio interno è costituito dai canali semicircolari e dai tre organi otolitici che consentono di udire
suoni tra 250 e 1500 Hz. Molte specie di teleostei hanno però evoluto strutture uditive accessorie ad
esempio camere piene di gas (bolle) connesse con l’orecchio interno che possono amplificare lo stimolo
sono perché sono più comprimibili dei tessuti circostanti e subiscono maggiori variazioni in risposta alla
pressione.
Molte specie di teleostei sono provviste di
vescica natatoria, utilizzata per il
galleggiamento, mentre nei ciprinidi e nei
caracidi, la parete anteriore è connessa
all’orecchio interno attraverso una catena di 3
– 4 ossicini noti come ossicini di Weber. I
suoni che si propagano nell’acqua evocano onde
di frequenza simili nel gas della vescica
natatoria e le vibrazioni sono trasmesse
attraverso gli ossicini di Weber e il seno impari
agli organi otolitici.
Questo meccanismo è la stimolazione indiretta
dell’orecchio e consente di ampliare la
larghezza della banda acustica a 3000 Hz e si
abbassare la soglia di eccitabilità e quindi di
estendere il raggio uditivo nello spazio e nel
tempo. I mormiridi invece
hanno una piccola
vescica
nell’orecchio interno, la bolla timpanica, piena di gas in connessione con le
cellule cigliate della macula del sacculo. Le variazioni di pressione
modificano il volume della bolla e attiva le cellule cigliate del sacculo
amplificando la loro gamma di frequenza. 5
Nei clupeidi (aringa, sardina, alice), dalla parte
anteriore della vescica emergono due dotti che
entrano nella cavità cranica e ognuno termina in
una sfera ossea (bolla otica) parzialmente
riempita di gas. Una spessa membrana elastica
divine un compartimento inferiore più grande
pieno di gas da un compartimento superiore
contenente perilinfa, connesso con un’apertura
alla macula dell’utricolo. I suoni che si propagano
nell’acqua determinano vibrazioni nella vescica
che raggiungono la membrana della bolla
provocando un movimento della perilinfa, che viene trasmesso all’utricolo, deputato a rilevare i suoni.
Alcuni clupeidi sono in grado di rilevare anche gli ultrasuoni.
Mammiferi
L’orecchio dei mammiferi terrestri viene distinto in
orecchio esterno, medio e interno. L’orecchio
esterno tramite il meato uditivo convoglio la onde
sonore alla membrana timpanica. L’orecchio media è
una camera piena di caria dove è collocata la catena
degli ossicini (martello, incudine e staffa) che
trasferiscono le vibrazioni della membrana
timpanica alla finestra ovale. Quindi l’orecchio medio amplifica ulteriormente la pressione dei suoni in
modo da superare l’impedenza dei liquidi dell’orecchio interno.
L’orecchio medio comunica con la faringe tramite la tromba di Eustachio, consentendo alla pressione
interna di equilibrarsi con quella atmosferica.
L’orecchio interno è contenuto nell’osso petroso ed è costituito dall’apparato vestibolare (controlla
l’equilibrio) e dalla coclea.
La coclea è un canale avvolto a
spirale percorso da due membrana
longitudinali (membrana basilare e
membrana vestibolare) che dividono
lo spazio in tre compartimenti: la
scala timpanica, la scala vestibolare
e la scala media.
La scala media contiene il vero
organo dell’udito, l’organo di Corti,
costituito da diverse file di cellule
ciliate immerse nell’endolinfa, un
liquido con una composizione tipica
del liquido intracellulare.
L’organo di Corti possiede due tipi di cellule ciliate:
IHC, cellule ciliate interne, le vere cellule sensoriali; ricevono un0innervazione afferente che
‐ converge nel nervo acustico attraverso cui le informazioni vengono inviate ai centri superiori;
OHC, cellule ciliate esterne, che hanno la funzione di amplificare le vibrazioni nella coclea.
‐ Ricevono una terminazione efferente e quando il potenziale di membrana si modifica, cambiano
la propria lunghezza e rigidità, aumentando la sensibilità alla frequenza delle onde che arrivano.
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Le cellule cigliate poggiamo sulla membrana basilare e sono sovrastate dalla membrana tettoria, una
lamina spessa che comprende uno strato gelatinoso. Dalle cellule cigliate hanno origine le fibre
afferenti delle cellule gangliari che convergono nel nervo acustico, deputato ad inviare le informazioni
sonore ai centri nervosi superiori. L’onda acustica determina un avanzamento della
staffa che si appoggia sulla finestra ovale e
comprime il liquido contenuto nella scala
vestibolare, facendo vibrare la membrana
basilare. Questa vibrazione provoca lo
spostamento delle cellule cigliate generando
differenze di potenziale. La scala timpanica,
collegata alla scala vestibolare tramite
l’elicotrema, completa il circuito, trasmettendo
la vibrazione della perilinfa indietro alla
finestra rotonda dell’orecchio medio.
A seconda della lunghezza delle ciglia, le cellule rispondono in maniera diversa a stimoli acustici: ciglia
più corte corrispondono a deflessione a suoni ad alta frequenza e sono più vicine alla finestra ovale.
Per i mammiferi marini, l’udito è il sistema sensoriale più importante. L’elevata viscosità e la scarsa
luminosità del mezzo acquatico hanno sicuramente favorito l’evoluzione di strutture che consentono di
ridurre la soglia di attivazione dei recettori sonori sia di ampliare la gamma delle frequenze percepibili.
Mammiferi marini facoltativi come i pinnipedi devono confrontarsi con caratteristiche ambientali
diverse da quelle che coinvolgono i mammiferi marini obbligati, come i cetacei.
Mammiferi – Pinnipedi
Le strutture fondamentali dell’orecchio sono simili a quelle dei mammiferi terrestri e fuori dall’acqua
funzionano in modo analogo, consentendo la ricezione della stessa gamma di suoni (10-15000 Hz).
I focidi, i pinnipedi più specializzati per la percezione di suoni in acqua, possono tuttavia arrivare ad
udire frequenze di 180 000 Hz. Le foche mancano di orecchi esterni ma sono provviste di due fori che
terminano in un’ampia camera timpanica. La cavità dell’orecchio medio è ampia e piena di aria; sono
ampie anche le finestre ovale e rotonda. Gli ossicini sono di dimensioni 10 volte superiori a quelle dei
mammiferi terrestri. Nell’aria queste caratteristiche creano inerzia, limitando la trasmissione delle
alte frequenze e favorendo le basse.
In acqua invece, a causa dell’elevata velocità di propagazione delle onde, l’inerzia degli ossicini è un
vantaggio e consente la percezione di alte frequenze.
Nella cavità dell’orecchio
medio troviamo il corpo
cavernoso, costituito da va
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