Finanza internazionale
Libro "La gestione dei mercati finanziari internazionali"
Damilano, Viassone editore FrancoAngeli
Programma frequentanti:
- Capitolo 2 "Fondo Monetario Internazionale"
- Capitolo 3 "I mercati finanziari internazionali"
- Capitolo 9 "Risk Management UniCredit"
Questi capitoli selezionati saranno resi disponibili su moodle. Oltre a questo: Libro Isedi, capitoli: 2, 3, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 16 da fare in tutti i capitoli, i frequentanti fanno le prime slide su moodle e verranno ridotti i capitoli dell'ultimo libro. Frequentanti fino a Settembre 2017. Per il momento solo slide su moodle OK!
Il ruolo del Fondo Monetario Internazionale
Analizzeremo le politiche economiche e finanziarie dalla seconda guerra mondiale ad oggi, osservando il ruolo delle istituzioni finanziarie. Ci occuperemo sia di economia che di politica perché sono unite tra loro, osserveremo come il mercato nazionale degli anni '50 sia diventato oggi un mercato globale con flussi di denaro provenienti da tutto il mondo.
Gli anni '40 iniziarono con gli accordi di Bretton Woods nei quali agganciarono la convertibilità del dollaro all'oro. Il mondo svegliato all'indomani della seconda guerra mondiale era diviso in due parti: gli USA in crescita e l'Europa completamente distrutta. Gli Stati Uniti avevano l'obiettivo di diventare la prima potenza mondiale, durante le prime trattative ci furono due visioni differenti, le quali incarnavano due economisti: White e Keynes.
Da quel momento il dollaro ha iniziato ad essere la moneta più forte al mondo, l'obiettivo era quello di impedire crisi dei mercati finanziari e squilibri macroeconomici. L'introduzione di Bretton Woods significava però un sistema di cambi fissi anche per tutte le altre divise. Lo stesso accordo istituì il Fondo Monetario Internazionale "superbanca" con l'obiettivo di erogare finanziamenti in caso di squilibri della bilancia dei pagamenti degli Stati aderenti. Il sistema così creato prese il nome di "Gold Exchange Standard" con tassi fissi tra le valute dei diversi paesi aderenti.
Oltre al Fondo Monetario negli stessi anni furono create due istituzioni molto importanti:
- WTO; con l'obiettivo di gestire i flussi commerciali e regolare i commerci internazionali
- Banca Mondiale
Il compito del FMI è quello di supervisionare e fornire aiuto finanziario andando a pareggiare gli scompensi della bilancia commerciale, garantendo così tassi di cambio fissi tra le diverse valute. Ad oggi conta la partecipazione di 178 paesi; la gestione ed il potere decisionale è dato in funzione delle quote versate (maggior potere ai paesi più industrializzati). Questa situazione è stata poi modificata andando a tutelare anche i paesi meno industrializzati.
Altrettanto importante in questi anni fu il "Piano Marshall" il quale consisteva in aiuti economico-finanziari per l'Europa, tra i vari obiettivi oltre a quello di fare rinascere l'Europa fu quello di promuovere il commercio internazionale, in modo tale da creare un mercato per gli USA. Questo ha effettivamente portato sviluppo per l'Europa e nello stesso tempo l'America ebbe una crescita ancor più rilevante per l'industria.
Il fondo monetario, attraverso i suoi primi strumenti, riusciva a correggere gli squilibri di breve termine, al fine di mantenere il Gold Standard; per questo motivo non esisteva speculazione, vi era il divieto di movimenti di capitale. Il sistema finanziario creato era quindi di tipo "locale".
Riassumendo:
- Bretton Woods / convertibilità del dollaro in oro (Gold Standard Exchange)
- FMI
- Piano Marshall
Gli anni '50 - '60 iniziarono con le prime evidenze di crescita in Europa del piano Marshall, nascono così nuove aspirazioni nel vecchio continente che portarono alla creazione dei primi accordi di scambio commerciale. Per competere con gli USA, progressivamente, è stata attuata la libertà di movimento per le merci, persone e capitali. L'obiettivo era quello di garantire la pace all'interno della comunità. (esempio: l'accordo sull'acciaio e il carbone era la base per mettere a freno l'industria bellica classica; questo evitava una potenziale guerra all'interno dell'Europa)
Ulteriori istituzioni furono create: Euratom (gestione del nucleare), CEE, l'EFTA (accordo del Nord Europa). Molte istituzioni furono create, molti furono anche i vincoli e le problematiche ma il tutto confluì nella CEE (comunità economica europea). A Bruxelles fu creato il centro burocratico dell'Europa, all'inizio ad esclusiva guida Francese (De Gaulle), questo ha creato un notevole sviluppo del commercio interno.
Gli anni '60 iniziarono a delinearsi gli aspetti basilari dell'economia (PIL, inflazione, disoccupazione) ma anche il primo deficit della bilancia dei pagamenti USA rispetto al flusso di capitali provenienti dall'Europa. La FED reagì stampando dollari con la conseguente criticità che teneva in piedi il rapporto Gold Exchange (politica di benign neglect; a posteriori possiamo dire che fu una politica di benigna negligenza ovvero si cercava di fare andare avanti quanto creato a Bretton Woods), nello stesso periodo gli Stati Uniti cercarono di liberalizzare le industrie europee.
I bassi tassi di interesse di quel periodo furono sfruttati maggiormente dai paesi in via di sviluppo. (Bassi tassi d'interesse, politica monetaria espansiva)
Gli anni '70 iniziarono con l'avvio della globalizzazione, le imprese multinazionali iniziarono a prendere sempre più potere, a questo possono esserci dei pro e contro: il primo l'aumento dei flussi di capitali e il secondo il maggior potere verso grandi aziende. Le monete europee di piccolo importo in confronto al dollaro però non erano stabili; nascono così gli eurodollari e i petroldollari (tutti i flussi di petrolio sono sempre stati scambiati in dollari, i paesi produttori di dollari avevano cash flow altissimi in entrata, questi paesi potevano decidere di scambiare questi dollari con altre divise rifugio andando a mettere in crisi il sistema dei cambi fissi).
La minaccia, infatti, è stata proprio questa, il governo USA decise così di sospendere la convertibilità del dollaro onde evitare una possibile crisi, ci furono pesanti ripercussioni su tutte le valute che iniziano a fluttuare creando possibili rischi sui sistemi finanziari. Alla fine degli anni '70 i dollari nel sistema sono tanti; la forte svalutazione e la alta offerta determinarono la fine degli accordi di Bretton Woods. (Il mercato globale non riesce più a far fronte al sistema creato negli anni '40)
Al fine di controbilanciare la crescita del dollaro, le economie industriali carenti di petrolio ne hanno dovuto ridurre il consumo. Questo, insieme alle guerre in Medio Oriente, ha creato un incremento notevole del suo prezzo, creando inflazione nei paesi importatori. I petroldollari assumono quindi un valore sempre maggiore, se convertito in valute diverse dal dollaro avrebbe comportato la fine della sua centralità. Il governo USA decise quindi di spingere verso la liberalizzazione e la regolamentazione dei mercati finanziari.
In un contesto di cambi volatili, di libertà di movimento di capitali, di ingente massa di dollari (soprattutto petroldollari) e di speculazioni internazionali, il FMI fu costretto a cambiare le proprie idee incentrandole su politiche macroeconomiche con l'obiettivo di limitare gli squilibri interni. (Si trasforma in finanziatore a lungo termine per quei paesi con bilancia commerciale squilibrata dovuta soprattutto all'incremento del prezzo del petrolio)
Il contrappeso di queste politiche però erano le richieste di liberalizzazioni, con l'obiettivo che le risorse naturali venissero gestite da istituzioni pubbliche; in questo contesto i paesi OPEC iniziarono ad assumere un ruolo sempre più importante.
Il sistema del Gold Exchange Standard si evolve con l'economista Friedman, diventando un sistema dollarocentrico. L'obiettivo è creare una politica anti-inflazionistica a prescindere dalla bilancia commerciale dei singoli paesi. La teoria monetaristica sancisce una correlazione tra la massa monetaria e il PIL attraverso il ruolo di garante della FED autorità indipendente rispetto alla politica del governo americano, il cui compito è quello di dosare la liquidità del sistema attraverso i tassi d'interesse contenendo o rilanciando l'inflazione.
Gli anni '80 rappresentano gli anni del liberismo che vanno contro i pilastri dello statalismo di alcuni Stati europei. La globalizzazione, l'assenza di regole, la speculazione e l'ingegneria finanziaria crearono gli strumenti derivati promuovendo i paradisi fiscali.
Le diverse direttive derivanti dal "Consenso di Washington" e dagli organi internazionali sono focalizzate su riforme volte alla stabilizzazione macroeconomica e al pareggio di bilancio dei paesi, il tutto è stato accompagnato da liberalizzazioni commerciali e privatizzazioni.
La scuola di Chicago
L'impostazione monetaristica ha causato, a fronte di una variazione dei tassi d'interesse, un notevole incremento dei debiti pubblici (Argentina, Tigri Asiatiche), il FMI a questo punto cercò di introdurre i "Piani di aggiustamento strutturale" (PAS) cercando di promuovere investitori in quei paesi, andando ad aumentare la produzione; la contropartita però la ebbero in liberalizzazioni e privatizzazioni con tagli drastici al Welfare. Le banche internazionali non svolgono però la stessa attività, il FMI si trovò quindi da solo a finanziare questi paesi in difficoltà.
Gli anni '90 assistiamo anzitutto al crollo del muro di Berlino e la fine della guerra fredda, questo sancì il successo della politica americana con l'ottica di sviluppo e crescita. Se nell'Europa centrale si cresceva, nei paesi in via di sviluppo gli speculatori determinarono svalutazioni delle divise e diminuzione della domanda interna facendo diminuire la crescita (crisi asiatica).
Questo portò ad un periodo di contestazione al FMI, il quale non aveva incoraggiato la crescita internazionale ma solo locale a singoli paesi. Furono quindi accusati di preservare gli interessi più industrializzati piuttosto che cercare di far crescere paesi in via di sviluppo con politiche di medio-lungo periodo. I mercati finanziari appaiono quindi privi di regolamentazione.
Gli anni 2000 iniziano con la bolla speculativa della New Economy, l'attacco alle Torri Gemelle e le guerre in Medio Oriente. Questo ha spinto il governo USA e la FED al taglio delle tasse, a politiche monetarie espansive e bassi tassi d'interesse, incentivando così le famiglie ad indebitarsi sostenendo i consumi interni. La carenza di fiducia ha spinto contemporaneamente gli investitori internazionali a ridurre l'impegno verso i paesi in via di sviluppo di fatto abbandonandoli (crisi drastica dell'Argentina), di fronte a questo contesto cambia il ruolo del FMI (con peso maggiore per i paesi più industrializzati).
Oggi possiamo paragonare la crisi dei nostri giorni a quella del 1929, il fallimento di Lehman Brothers fu causato dalla facilità del credito bancario, speculazione dei prodotti derivati determinando una fortissima contrazione della liquidità in diversi paesi. In Europa l'insicurezza porta alla crisi del debito sovrano di molti paesi, tra cui il nostro, questo però in un mondo sempre più interconnesso porta un'espansione veloce delle debolezze. In questo contesto, il FMI intervenne per garantire la fiducia negli investitori sostenendo l'economia a breve e lungo termine. L'oggetto degli interventi non deve essere limitato a pochi paesi colpiti con politiche di breve termine ma anche verso politiche di più lungo periodo.
Forex Flash è un report che indica le variabili che influenzano il tasso di cambio. Tutti gli eventi politici e le decisioni in merito a variabili macroeconomiche portano oggi fluttuazioni del tasso di cambio. Questo fa capire come oggi il mondo sia sempre più interconnesso. I tassi forward sono quelli effettivi; le banche però faranno delle proprie aspettative le quali derivano da analisi sulla situazione macroeconomica e politica.
I mercati finanziari internazionali: tendenze evolutive
Il sistema finanziario è un insieme organizzato (vi sono regole, prassi) formato da intermediari finanziari, clienti, strumenti (azioni, obbligazioni e derivati) e mercati finanziari. L'attività finanziaria è rappresentata dalle negoziazioni che avvengono nei mercati, esse hanno come obiettivo quello di trasferire risorse dal nostro portafoglio ad un altro (se siamo in disavanzo venderemo un'azione che possediamo in portafoglio). Il sistema è propedeutico ad aiutare i soggetti in disavanzo e far incontrare i soggetti in avanzo. Il trasferimento dei fondi ha quindi l'obiettivo di creare equilibrio.
I mercati finanziari possono essere:
- Market oriented; il trasferimento è diretto tra chi ha necessità finanziaria e chi è in eccedenza, dal punto di vista geografico sono i mercati anglosassoni
- Bank oriented; il trasferimento è indiretto e avviene tramite l'intermediazione delle istituzioni finanziarie (mercato italiano)
I mercati finanziari possono poi essere distinti anche per dimensione geografica:
- Mercati domestici (mercato italiano; le principali banche sono UniCredit, Intesa, UBI)
- Mercato finanziario internazionale (operano banche diverse dal paese di provenienza; l'esempio è una banca internazionale che opera contemporaneamente sulla piazza di Londra o New York; in un contesto internazionale le regole sono tutte diverse, spesso l'accesso a questi mercati è fatto per sfruttare vantaggi specifici)
I mercati internazionali si dividono ancora in: Esteri o euromercato (questo dipende dalla valuta dell'operazione). Sono mercati sempre di più interconnessi, nessuno oggi può pensare che la crisi di un mercato non abbia una diretta influenza su un altro mercato, l'esempio è il fallimento di Lehman Brothers. Gli operatori sono globali, questa situazione è incentivata da liberalizzazioni, globalizzazione, deregolamentazione (questo crea un rischio perché operatori poco etici possono operare indisturbati) e innovazione finanziaria. Una diretta conseguenza della deregolamentazione è l'aumento delle transazioni transfrontaliere.
I sistemi finanziari internazionali
I sistemi finanziari internazionali possono essere suddivisi in paesi:
- Paesi dell'euro
- Anglosassoni
- Giappone
- BRIC (Brasile, Russia, India, Cina)
La valutazione di un sistema finanziario è data da diversi indicatori:
- Disponibilità monetarie (M3)
- Passività verso le istituzioni finanziarie (se le banche hanno molte passività significa che hanno un potere maggiore, è indice di raccolta alta di depositi)
- Attivo di bilancio delle istituzioni finanziarie (capacità alta di finanziamento)
- Capitalizzazione di borsa (azionaria e obbligazionaria)
- Emissioni di titoli di debito internazionali (più vengono emessi titoli, più il sistema è forte/efficiente)
I paesi dell'area Euro e il Giappone si caratterizzano per sistemi Banked-oriented con una conseguente scarsità del mercato dei titoli e azionario. I paesi anglosassoni invece vedono una predominanza della borsa, gli indici dei titoli infatti hanno una capitalizzazione molto più alta. I BRIC hanno una capitalizzazione di borsa crescente (stanno subendo l'imprinting dai paesi anglosassoni ma il contesto è in continua evoluzione).
La finanza internazionale trae beneficio dall'essere extra-nazionali, i derivati ne sono un esempio.
Il mercato internazionale dei titoli
Parlando di questo mercato ci possiamo riferire ad obbligazioni, azioni, titoli di stato. Nel caso italiano i titoli di Stato non sono sempre quotati nei mercati internazionali, le operazioni dello stato italiano all'estero sono molto poche. I mercati internazionali dei titoli hanno subito una progressiva crescita, in particolare grazie ai titoli obbligazionari emessi dalle banche (emettono titoli anche su altre piazze per finanziarsi). Nell'ultimo periodo però l'incremento è stato portato avanti anche dalle Corporate. Gli enti governativi invece rimangono a livello di mercato domestico. Gran parte delle transazioni sui mercati avvengono in euro o dollaro con una preferenza verso il tasso fisso.
Attività bancaria internazionale
La banca internazionale favorisce l'integrazione economica mondiale con diversa forza a seconda dei periodi, i prestiti internazionali sono in costante aumento un esempio è il prestito sindacato (una banca assume il ruolo di capofila, analizza al mercato e seleziona la struttura tecnica e crea il prestito internazionale con altre banche). Il vantaggio per chi emette il finanziamento è che ottiene delle commissioni, il cliente ha un coordinator che lo aiuta (advisor e finanziatore), le banche finanziatrici si fidano della banca coordinatore e finanziano l'impresa. I flussi sui mercati internazionali si sono arrestati con la crisi del 2007 e con la crisi del debito sovrano del 2011, la sfiducia ha fermato le transazioni tra i diversi paesi vedendo le transazioni come un potenziale fattore di rischio. Molte banche si sono ristrette a livello locale, e chi opera all'estero spesso lo fa attraverso l'acquisto di banche locali e operando tramite quelle rispetto ad un'ottica di internazional Banking.
Risk management di un grande gruppo: il caso UniCredit
UniCredit è una grande banca commerciale con forte identità europea. La società come la conosciamo noi è la capogruppo, ha compiti centrali di indirizzo, coordinamento e controllo (attraverso le diverse funzioni CFO, CRO (Chief Risk Officer), Leg...
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