APPUNTI
Estetica e Design
di Andrea Mecacci
ESTETICA PER IL DESIGN
ESTETICA= Dominio dell’esperienza sensibile
Il termine ESTETICA viene introdotto nel 1750 da Baungarten. Precedentemente l’ ESTETICA, non era con-
siderata un sapere autonomo/indipendente. Con Baungarten diventa sapere etico.
Emergono 3 profili di questa materia:
-Conoscenza (Baungarten)
-Bello (Kant/Hume sostengono che l’estetica riflette il buon gusto)
-Arte (Secondo Hegel l’estetica si interroga sulla forma dell’arte)
In Grecia, durante il periodo classico, l’estetica è riconducibile a 3 momenti :
-Produzione
-Rappresentazione
-Bello
In Grecia, alla base della produzione artistica vi era la techne (tecnica/arte). La produzione artistica era dettata
da regole precise (es. IL CANONE DI POLICLETO; CORPO 8 VOLTE LA TESTA).
Di conseguenza, possiamo affermare che l’arte, in Grecia, non è creatività, ma è il frutto di un sapere assimilato.
Si esercita la conoscenza assimilata tramite la techne.
Un importante filosofo, che sostiene l’unione tra arte e conoscenza è ARISTOTELE.
Aristotele afferma: DOVE NON ARRIVA LA NATURA, INTERVIENE LA TECHNE.
In poche parole, la TECHNE è prodotto dell’uomo ed è imitazione (in alcuni casi) della natura.
Il prodotto tecnologico e artistico dell’uomo sono due componenti della Techne.
Quando l’uomo imita la natura si parla di Techne mimetike, ovvero rappresentazione della natura (quadri-scul-
ture ecc).
Il Bello ha diverse periodi: Antichità, Medioevo e Modernità.
ANTICHITÀ (arte classica/greci): il bello è oggettivo. Un oggetto per essere bello deve avere determinate ca-
ratteristiche. Questa idea viene espiata in GRANDE TEORIA e BELLO IDEALE
GRANDE TEORIA: il bello è una dimensione di calcolabilità. --> POLICLETO
IL BELLO IDEALE: dobbiamo ispirarci ad una bellezza ideale
Nel MEDIOEVO: Il bello riguarda la facoltà conoscitiva. Per la bellezza si richiedono tre doti: perfezione: poi-
ché le cose incomplete sono deformi, di conseguenza proporzione ed infine chiarezza come sosteneva Tomma-
so D’aquino nel “Il bello come proporzione, perfezione, chiarezza”.
Nella MODERNITÀ: La bellezza diventa soggettiva. Kant afferma che il gusto è la facoltà di giudicare il bello.
Non si sente più la necessità di giudicare una persona con criteri extra-estetici.
Nel mondo Greco, il bello era strettamente legato al buono, di conseguenza essi giustificano i canoni estetici di
una persona affermando che esiste la bellezza interiore.
ES: Socrate è brutto esteticamente ma è una buono, di conseguenza è una bella persona.
PLATONE
Precedentemente a Platone, vi erano 3 correnti:
1) La grande Teoria dei Pitagorici:
La bellezza nasce dalle proporzioni delle parti. Alle base di questo principio vi è la matematica. Il corpo, secon-
do POLICLETO, deve essere 8 volte la testa.
2) Teoria Relativista dei Sofisti:
Il bello è relativo, ovvero relativo a dei gruppi. Il bello è una dimensione culturale-antropologica.
ES. I giovani hanno gusti diversi rispetto a i vecchi.
3) Teoria idealistica di Socrate:
Socrate afferma che ci sono 2 idee di bello: idealistico e funzionalistico
-Idealistico: La bellezza è idealizzazione del bello nell’arte.
-Funzionalistico: L’idea secondo cui la bellezza è appropriazione del fine.
ES. Il martello è bello se riesce ad adempiere le sue funzioni, cioè battere il chiodo.
Questo concetto viene spiegato nel I MEMORABILI di Senofonte, dedicato a Socrate.
“Non è la calcolabilità del bello, non è la relatività del bello, ma è la capacità di un oggetto/immagine di adem-
piere alle sue funzioni per cui è stato creato”.
Secondo SOCRATE, la natura fornisce esempi sbagliati di bellezza mentre l’arte espone giustamente il con-
cetto di bellezza.
La natura va idealizzata e migliorata tramite l’arte.
Un esempio lampante è Zeusi, pittore famoso invitato a Crotone nel tempio di Era, per dipingere Elena di
Troia, la donna più bella della Grecia.
Si pone i seguenti quesiti “Cosa devo dipingere? Con che criterio devo dipingere?”
Allora lui chiede di farsi portare le 5 ragazze più belle di Crotone. E unisce le singole parti più belle di ognuna.
Con ciò si vuole sottolineare l’idea secondo cui la bellezza non è data dalla natura ma è la combinazione di
caratteristiche naturali che creano un immagine perfetta.
PLATONE elabora, secondo questa incognita riguardante la bellezza: IL BELLO IDEALE e LA CONDANNA
DELL’ARTE.
LA CONDANNA DELL’ARTE: Egli afferma che ci sono 2 realtà: il mondo delle idee (il mondo vero) e il no-
stro mondo ( il mondo falso).
Abbiamo una dimensione scissa della realtà.
Secondo Platone nel mondo delle idee, c’è la verità.
Nella 10° libro della REPUBBLICA utilizza l’esempio del letto: L’idea e la forma del letto che ha l’artigiano
prima di crearlo, è la verità. La realizzazione dell’idea è una copia dell’idea. L’arroganza dell’artista sta nel di-
pingere l’idea del letto. Ovvero una copia dell’idea del letto. In quanto non si può, attraverso un quadro o una
scultura e testare la sua utilità.
Egli definisce l’arte come DOXA (opinione) dell’artista. Essa inganna e svia l’uomo dalla verità.
IL BELLO IDEALE: -Non è una dimensione percettibile
-È metafisico
-È oggettivo, ovvero esiste un innato senso del bello ma non tutto ciò che piace è bello
- Ci sono gradi di bellezza, ad esempio la bellezza metafisica è il grado più alto, mentre la bellezza fisica è il
più basso.
Nel IPPIA, dove Platone mette come portatore delle sue teorie Socrate, c’è un dialogo circa la definizione di
bello.
Socrate domanda ad Ippia (filosofo sofista) “Che cos’è il bello?”. Vuole sapere L’IDEA DI BELLO
Ed inizia ad elencare 3 cose:
1) Una bella ragazza
Ma Socrate a questa affermazione sottolinea che “ciò che è bello non può essere anche brutto”, “Una ragazza
può essere più bella di una vacca ma più brutta di una Dea”.
2) L’ oro ( ciò che appare bello a gli occhi di tutti)
Socrate risponde: “Se devo cucinare... un mestolo d’oro è meglio di un mestolo di legno?” Di conseguenza ,
neanche l’oro può rappresentare l’idea di bellezza perché il bello deve essere direttamente proporzionale alla
funzionalità.
3) Una vita lunga e felice
Ma Socrate gli ricorda che è una definizione troppo generale, per alcuni vivere significa lavorare, per altri no,
alcuni vorranno vivere a lungo, altri no.
In fine Socrate dice che le cose belle sono un enigma.
Solo interrogandosi sull’amore egli arriva al concetto di bello.
Nel SIMPOSIO di PLATONE; Il Dialogo Tra Socrate E Diotima
Nel dialogo tra Socrate e Diotima, ella gli fa notare che il bello sta nel corpo e si accende tramite il desiderio
sessuale. Ma di conseguenza viene lecita la domanda “E’ solo il corpo ciò che si desidera?”
Lei risponde che il bello sta in ciò che la donna esprime. In ciò che va oltre il corpo: Il bello spirituale. Mentre
il bello fisico, secondo Platone, è effimero, cambia: ci deve essere una bellezza più forte, che può rimanere
immutata nel tempo.
E per poter piacere, l’anima deve anche arricchirsi con la conoscenza.
Infine afferma che la bellezza è in se e per se/ uniforme per sempre.
Questa concezione di bello di Platone, viene riconosciuta come bello doppio, ovvero una bellezza superficiale,
sia negativa che positiva: negativa perché interagisce con i sensi, positiva perché ci permette di immaginare la
vera idea di bellezza.
ARISTOTELE
A differenza di Platone, Aristotele si allontana dall’ impostazione metafisica e si diletta nella concretezza.
L’estetica secondo Aristotele è composta da:
-TECHNE (dimensione tecnica produttiva)
-MIMESIS (la rappresentazione è dimensione conoscitiva e non è più condannabile; Il confronto con le imma-
gini migliora la conoscenza a differenza di Platone che affermava che la mimesis inganna e svia l’uomo dalla
verità):
-KATHARSIS --> Catarsi (dimensione emotiva) Le forme di un oggetto provocano una risposta emotiva.
I greci affermavano che la techne si esercita sia nelle belle arti che nelle arti applicate. A differenza delle popo-
lazioni post-greche che credevano che l’artista interpretasse le belle arti generando solo un’esperienza estetica,
mentre l’artigiano con le arti applicate lavorasse per i bisogni dell’uomo e non dello spirito.
Per Aristotele , la techne è collegata alla natura ma non è un prodotto della natura, ma dell’uomo. Tra il mon-
do, la natura e i prodotti della natura c’è un parallelismo: “Alcune cose che la natura è incapace di effettuare, la
techne la compie, altre invece le imita”. <-- TECHNE POIETICHE
Poetica
La di Aristotele è il primo saggio di Estetica della cultura occidentale. In questo testo, si dice che ci sono
2 dimensioni:
1)Mimesis (come si struttura l’arte)
Al contrario di Platone che sosteneva fosse una falsificazione della verità.
Secondo Aristotele non è ne una falsificazione della realtà e ne è la realtà: è verosimile.
Il campo della mimesis è una doppia dimensione.
ES. Ciò che nella realtà mi fa orrore, in un film mi affascina.
Aristotele, ci da un definizione non precisa del bello, sia per quanto riguarda la realtà sia per la mimesis.
Il bello deve contenere:
-Ordine
-Grandezza
-Proporzione
Il bello, secondo Aristotele è ciò che non procura disagio ai sensi.
La bellezza equivale ad una forma adeguata (un bambino è bello se è adeguato alla sua età, lo stesso per gli
adulti e gli anziani).
2)Katharsis (come si percepisce l’arte)
E’ una risposta emotiva all’arte. Questa emotività si può trasformare in esperienza estetica.
Es. “Dopo aver visto la Guernica di Picasso, ho un altro modo di guardare i quadri e la stesura del colore”. Quin-
di l’arte permette di cambiare ed arricchirsi, liberandosi dall’io precedente.
IDEA DI BELLO NEL 1700
Nel 1700, l’estetica diventa disciplina autonoma, da oggettiva a soggettiva.
Esprime solo valori estetici.
Tuttavia questa conflittualità tra oggettivismo e soggettivismo persiste ancora molto:
Con il Neoclassicismo di WINKELMANN (1761) si ripropone l’idea di bellezza oggettiva. (Come nell’episodio
di Zeussi)
Per ottenere il bello ci devono essere 3 processi:
1) L’osservazione della natura (i principi permanenti degli oggetti visibili, es. L’uomo ha 2 gambe e 2 braccia)
2) Natura e idea
Es. Ognuno di noi ha difetti e l’artista li deve escludere per rappresentare qualcosa di bello.
3) Ideale (l’ideale è ciò che si vede solo con l’immaginazione e non con gli occhi).
La bellezza è percepita dai sensi ma concepita dalla mente.
La soggettività viene espressa nella Regola del gusto di Hume del 1757, dove egli afferma che la bellezza non è
la qualità delle cose stesse, ma la bellezza esiste solo nelle mente di un individuo; ed ogni individuo percepisce
una bellezza diversa.
Tuttavia, HUME si chiede se nonostante la diversità dei gusti ci sia un punto di incontro per tutti.
Egli allora ricava, paradossalmente, i criteri di gusto della soggettività:
“Se io preferisco un disegno di un bambino rispetto ad un disegno di Picasso, cado nell’insensatezza”.
La mia libertà di gusto è vincolata dal contesto in cui mi trovo.
ES. “Tra un ragazzo e Brad Pitt potrò dire che, per me, è più bello quel ragazzo ma cado nell’insensatezza per-
ché il mio gusto è diverso dal giudizio comune del contesto in cui mi trovo”.
Per trovare il gusto comune:
-Dobbiamo indagare sull’uomo ( su chi esprime il giudizio)
-Successivamente raggiungere un empirica generalità e non un’incondizionata universalità
-Affinare il gusto e capire la bellezza.
Le condizioni per avere giudizio nel gusto sono:
-Natura Sana --> corretto funzionamento degli organi di senso
-Natura Dotata --> possedere delicacy, ovvero capacità di riconoscere il buon gusto tramite la cultura, visto
che non è un sapere solo naturale ( se uno non nasce con un’innata dote per la matematica può acquisirla tra-
mite la conoscenza e la cultura)
-Natura Educata --> affinare i sensi con la pratica
-Assenza di pregiudizio --> nel giudizio estetico non ci deve essere pregiudizio perché inquina il gusto
-Buon senso --> intervento della ragione
Se mancano questi 5 punti c’è cattivo gusto.
Sono i critici che dicono dove e come si deve esercitare il buon gusto.
Noi siamo abituati a vedere l’arte come una cosa effimera e mutabile a differenza della scienza ritenuta certezza
assoluta.
Per Hume, l’arte è più certa della scienza, perché la scienza è sottoposta continuamente a dubbi e dibattiti, men-
tre l’apprezzamento per alcune opere è universale.
E queste opere universali sono, ad esempio, Pantheon, Venere di Milo, Gioconda ecc..
Opere che rappresentano il senso comune del bello.
Hume, tripartisce questo senso comune:
1) FASCINO DURATURO --> I monumenti, le statue ecc vanno al di là del tempo.
2) FASCINO AMPIO --> Le opere rispecchiano il gusto comune nonostante il livello culturale che si ha: sia se
si è analfabeta o istruito.
3) FASCINO DIFFUSO --> Le opere vanno oltre il contesto culturale: che sia occidentale o orientale.
Tuttavia, il senso comune di bello, viene espresso tramite la regola del gusto, stabilita da giudici competenti
(critici).
LEGGE DI HUME
“Nella nostra vita, per conoscere il mondo, abbiamo solo 3 guide: l’esperienza, l’osservazione e l’analogia (il
confronto)”.
KANT
Kant riprenderà il concetto di gusto di Hume:
GIUDIZIO DI GUSTO DI KANT
“Il gusto è la facoltà di giudicare il bello”.
Kant capisce che noi usiamo 2 tipi di giudizio:
1-DETERMINANTE --> giudizio oggettivo:
E’ un dato universale, che Kant chiama concetto.
ES. La Scienza.
Per Kant, questo giudizio non interessa l’estetica.
Per Kant la bellezza non è un concetto e non è universale.
2-RIFLETTENTE --> giudizio soggettivo
E’ il sentimento di piacere suscitatosi davanti un’opera d’arte.
E’ DATO IL PARTICOLARE E NON L’UNIVERSALE.
ES: Posso dire che mi piace quel quadro, ma non tutti i quadri.
Per Kant, non conta l’oggetto del nostro piacere ma il modo in cui noi riconosciamo questo piacere.
Ma quali sono le condizioni per giudicare il bello?
Secondo Kant, ci devono essere 4 condizioni:
1) DISINTERESSE
ES: Un uomo dice che un altro uomo è bello, senza provare interesse nei suo confronti.
Il disinteresse permette di notare la distinzione tra bello, buono e piacevole:
Buono, Bello e Piacevole sono tre tipi di piaceri diversi:
-Buono --> Ciò che riguarda la sua moralità e la sua utilità
ES. Una suora è un esempio di moralità.
-Bello --> La bellezza di un oggetto non è dettata dalla sua utilità: è solo contemplativa.
-Piacevole --> Interessa i sensi.
2) UNIVERSALITÀ SENZA CONCETTO --> Il mio giudizio estetico cerca il consenso degli altri
ES. Andrea dice che Roberta è bella
Alessio dice che Robertina è bella
Antonio dice che Robertona è bella
Dice che E’ bella
ed --> E’ la pretesa di universalità.
Andrea Alessio e Antonio Roberta Robertina e Robertona
ed --> sentimento soggettivo
ES Foto di Mark Zuckerberg con la moglie e la figlia.
Noi ricerchiamo un bello che sia giudicato tale dagli altri.
3) FINALITÀ SENZA SCOPO --> La bellezza deve essere un valore in se.
Es: un Opera d’arte.
Questo tipo di bellezza, definita libera, ovvero senza scopo, è difficile da trovare, infatti noi spesso troviamo la
bellezza aderente:
La bellezza ideale --> senza un idea di base, come ad esempio disegnare senza uno scopo.
Un azione “pura”.
La bellezza aderente --> La bellezza di un oggetto è legata alla sua funzionalità. L’oggetto deve aderire alla mia
visione di bello.
ES: A mia nonna non piace la Sagrada famiglia come chiesa, perché crede che la facciata debba essere come
quella di Piazza San Marco a Venezia.
4) PIACERE NECESSARIO --> La bellezza è un piacere ingestibile. Va al di là della volontà del soggetto.
LA BELLEZZA È DISINTERESSE, UNIVERSALITÀ SENZA CONCETTO, FINALITÀ SENZA SCO-
PO E PIACERE NECESSARIO.
Queste 4 condizioni sono soggettive ma valide per ognuno e si trovano nel senso comune.
Secondo Kant, il genio è colui che è in grado di darci un estetica nuova.
HEGEL
Hegel afferma “Il bello si determina come la parvenza sensibile dell’idea”.
E si domanda :” Come è possibile che una forma sensibile (un quadro, una scultura ecc..) si faccia portatrice
di un senso?”
Egli risponde che l’estetica si occupa del bello artistico e non naturale.
NOTA
Questo porterà ad un svalutamento dell’artigianato.
Come si indaga l’arte?
1) Metodo Aristotelico --> Osservo tanti quadri e ne estrapolo le parti belle.
2) Metolo Ideale --> Partire dall’universalità, ovvero guardare l’arte in generale.
3) Metodo Dialettico --> Unire i primi due metodi. Ed affermare che l’arte è realt&a
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