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Appunti esercitazione I semestre

Italiano per la comunicazione: letteratura e giornalismo

Giulia Mazza, Simona Pagani

Introduzione: Manzoni

Il 24 aprile 1821, Alessandro Manzoni abbozza Fermo e Lucia. L’incipit di Fermo e Lucia è l’esempio della fatica che un autore fa per raggiungere la forma perfetta di ciò che vuole comunicare. Infatti, il testo è pieno di cancellature e riscritture.

Nel 1823, Manzoni termina Fermo e Lucia (il primo abbozzo de I promessi sposi), e torna al principio del romanzo, lasciando al lettore una seconda introduzione, modificando la prima e chiedendo perdono al pubblico.

Nel 1827, Manzoni pubblica I promessi sposi. La seconda edizione del romanzo esce nel 1840. Tra queste due edizioni passano quasi 20 anni di tentativi e sforzi per trovare la forma perfetta del romanzo.

Cosa fa l’autore per perfezionare il romanzo?

  • Confronto con i contemporanei: Si confronta con gli amici, in particolare con Ermes Visconti, nobile milanese, e il francese Claude Flouriel, che commentano le bozze del romanzo.
  • Viaggio: Manzoni si mette in viaggio (“sciacquare i panni in Arno”) e decide di usare la lingua italiana che corrisponde maggiormente al suo intento comunicativo. È una lingua espressiva.
  • Scrive il famoso “dizionario di Manzoni”: studio di chi ha lasciato impronte prima di noi.

Panorama culturale attuale

I dati sulla lettura che l'ISTAT ha raccolto tra il 2014 e il 2015 mostrano che, in generale, in Italia leggiamo poco. Si stima che solo il 42% delle persone dai 6 anni in su abbia letto almeno un libro (escludendo testi scolastici) in un anno. Tra questi, le donne leggono di più degli uomini e dai 19 anni in poi la quota di lettori tende a diminuire.

Questi dati ci fanno capire che ci stiamo allontanando dal libro, ma ci stiamo spostando verso altri modi di informazione e intrattenimento. Se 1 famiglia su 10 non possiede un libro, 6 persone su 10 hanno accesso a Internet.

Il mestiere del giornalismo, in particolare, ha da sempre avuto un forte legame con i mezzi che trasmettono informazioni e anche adesso si sta adeguando al nuovo panorama culturale.

Le conseguenze di questo panorama culturale

Se si legge meno e in modo diverso, si deve comunicare in maniera diversa. Ilaria Bonomi ha scritto un testo che indaga le tematiche dei cambiamenti e modifiche che avvengono grazie a questa nuova rivoluzione tecnologica. Lo scritto dà sempre meno informazioni in forma scritta, mentre video e foto ne forniscono di più.

La multimedialità (aumento di foto, audio e video) sta modificando radicalmente la modalità di fruizione. Non c'è più un testo continuo che si può leggere senza distrazioni; è una lettura sempre più frammentata e interrotta. Secondo Bonomi, l’80% del tempo della lettura si concentra, così, sulla parte alta della pagina.

Ci sono, quindi, delle conseguenze su come vengono scritti gli articoli. Chi è chiamato a scrivere deve trovare modalità di scrittura tali da essere il più efficace possibile e mantenere l'attenzione del lettore.

Per una definizione di giornalese

Tentativo di definire quali caratteristiche potrebbe avere un linguaggio giornalistico:

Esiste una lingua dei giornali?

Questo è un problema che ci si pone già dall'inizio del giornalismo.

Beccaria

Beccaria assegna un ruolo fondamentale al giornalismo come elemento promotore che ha aiutato a far crescere e diffondere una nuova lingua italiana. A partire dall'800, infatti, il giornalismo aiuta a diffondere l'italiano tra la borghesia e i ceti medi che prima parlavano una lingua non comune.

Ha avuto, quindi, una funzione mediatrice e unificante: questo italiano ha saputo cogliere ciò che proveniva dall'italiano scritto e ciò che proveniva dall'italiano più colloquiale, offrendo l'esempio di un italiano medio. Ha anche una funzione unificante: attingendo da varie varietà linguistiche ha creato un italiano nuovo. Ha offerto un esempio nuovo di italiano adatto a scritture più solenni.

Caratteristica del giornalismo italiano è quella di essere nato un po' all'ombra della letteratura ed è lì che questa professione ha tentato di dar vita a un italiano nuovo. Fin dall'inizio, però, ha risentito di trovarsi a metà strada tra due tendenze opposte e pressanti: la tradizione scritta e la tradizione del parlato. La scrittura giornalistica tende, così, ad essere un po’ a metà tra le due tendenze, vicina al parlato, al linguaggio colloquiale, ma subendo anche le pressioni di ciò che proviene dalla tradizione scritta.

Il linguaggio giornalistico per Beccaria rispecchia, così, il linguaggio di chi lo legge. I testi dei quotidiani contengono derivati che si basano su sistemi diversi, così come nella società coesistono linguaggi diversi per toni stilistici diversi, per terminologia tecnica e specialistica (es. il biologo non parla come il telecronista, il critico d’arte non parla come il sindacalista).

Gatta

L'italiano dei giornali attinge dal lessico specialistico ma parla anche in modo colloquiale. È difficile per questo definire una lingua dei giornali. Ci sono molte categorie (es. cinema) che hanno un dizionario, una varietà linguistica propria. Tutt’ora si parla del linguaggio giornalistico in modo negativo.

Giornalese: in negativo indica una scrittura che oscilla tra gergo ed enfasi e con le sue caratteristiche fa sì che spesso abbia come esito l'essere poco chiara, poco elegante e poco precisa al lettore.

De Amicis

De Amicis è stato corrispondente di giornali. Ha iniziato a scrivere come corrispondente di guerra. De Amicis fa capire come sin dal principio fosse arduo definire quale lingua stessero parlando i giornali perché non si fa distinzione tra linguaggio poetico e famigliare (avvicinarsi ai lettori).

Fa alcuni esempi tratti dalle pagine dell'epoca. De Amicis dice che è diffusa la tentazione di andare ad attingere ai dialetti, ma così i giornalisti parlano un linguaggio troppo complicato. Già allora vi era un tipo di produzione scritta spezzettato, nuovo. Uno stile di linguaggio che De Amicis definisce spezzettato, asmatico e ridicolissimo.

Eco

All'interno di una stessa rivista troviamo lingue diverse. Quindi non solo vi è la necessità di trovare una lingua comune giornalistica, ma a volte anche una lingua che accomuni una stessa testata. Umberto Eco, in “Guida all’interpretazione del linguaggio giornalistico”, parla di diversi registri e gerghi specializzati.

In molti casi già il titolo del testo (la testata) serve per selezionare il pubblico, fa da codice. Ciascun titolo parla la lingua del suo giornale e del suo pubblico. Ogni giornale dà, quindi, al titolo una sfumatura diversa: tante notizie, sfumature diverse (più politica, più romantica, più tribunale) si cercano nel lessico qualcosa che possa interessare uno specifico lettore.

Il giornalese

Caratteristiche:

  • Frettoloso: velocità esponenziale del processo di scrittura dei testi, ma allo stesso tempo ridondante con la ripetizione di stesse parole, stesse formule.
  • Colloquiale: linguaggio colloquiale, ma che non vuole rinunciare alla tradizione scritta.
  • Specializzato: ma spesso anche approssimativo.
  • Mimetico: torna sulle stesse formule, ma propone anche usi creativi della lingua.
  • Lento a rinnovarsi: poiché propone a volte termini poco utilizzati, ma anche una lingua che lancia nuove mode linguistiche.
  • Riconoscibile: poiché fa fatica a mutare, ma coglie anche le novità linguistiche che arrivano al suo pubblico.

Proprio per affrontare questa “funzione creativa del giornale” nel testo 11 c’è la presentazione del nuovo Zingarelli 2017 che aiuta a definire le tendenze della lingua italiana. Dove i giornali sono la prima “casa” scritta delle parole, il dizionario è l'ultima. I termini contenuti nel comunicato dello Zingarelli sono per lo più neologismi, di cui il 10% di origine inglese. (Neologismo: parola nuova che sono contenute nel dizionario)

Esempi: webete, petaloso, curvy, stepchild adoption, speed date, etc. Parole da salvare: ogni anno lo Zingarelli inserisce anche parole che stanno scomparendo dall'uso.

Aldilà della funzione creativa e innovatrice del giornale c'è la funzione distruttiva, l’impoverimento linguistico dettato dal fatto che sempre più spesso chi si occupa di comunicazione attinge a un vocabolario sempre più superficiale. Se la fretta determina il modo di scrivere, si pesca da una varietà stilistica limitata perché si deve utilizzare un lessico familiare che tutti possono comprendere senza sforzo. Il risvolto di questa capacità creativa è la funzione che impoverisce la nostra lingua.

Bertezaghi

Una delle conseguenze della povertà linguistica che si manifesta nella pagina è il tormentone (testo 12). Si creano una serie di cliché, stereotipi. Bartezaghi è autore della rubrica su Repubblica e segue da vicino il mutare e crescere della lingua italiana. Dedica il testo del 2010 al fenomeno del tormentone che definisce come una piccola frase capace di destare l'occhio.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sese07 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Italiano per la comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rossi Letizia.
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