Definizioni
La psicologia dell'arte è una disciplina che si occupa di indagare e spiegare i processi psicologici coinvolti nelle esperienze di produzione e di fruizione di un'opera d'arte. Dato il suo carattere intrinsecamente pluridisciplinare, è difficile delimitarne a priori i settori di pertinenza e definirne lo statuto teorico e metodologico. Molteplici e variabili (in base agli interessi e alle prospettive) sono i suoi territori di confine: dall'estetica alla storia, alla teoria e alla critica dell'arte, dalla letteratura alla medicina e alla psichiatria, attraverso antropologia, sociologia, pedagogia e semiotica, per non parlare delle diverse pronunce e declinazioni riferibili all'ambito storico, teorico e disciplinare relativo all'universo stesso della psicologia e dei suoi diversi indirizzi.
La psicologia è quella disciplina che studia la mente e il comportamento umano. La mente non è un’entità che si può osservare direttamente.
“A tutt’oggi, non ho trovato miglior definizione dell’arte di questa, L’arte è l’uomo aggiunto alla natura – natura, realtà, verità. Ma col significato, il concetto, il carattere che l’artista sa trarne, che libera e interpreta.”
Vincent Van Gogh - Lettera al fratello Theo, 1879.
Stele di Ur-Nammu - Il sovrano è investito dalla luce diurna e notturna. Quindi dai cieli, ed è luce fatta uomo, una divinità in comunione con il sole e la luna. La luce come entità che investe la famiglia e i raggi della luce toccano la famiglia reale.
Vaso di Euphronios - Aztec sun stone - Aveva la funzione di segnare le stagioni, era una specie di calendario che comunque grazie alla sua complessità risulta arte.
Regula sancti Benedicti abbatis - Giotto – resurrezione di Lazzaro - Giotto è uno dei primi ad avere delle committenze importanti e uno dei primi ad essere visto in maniera diversa da “artigiano.”
L’arte è sempre la rappresentazione di qualcosa. Campbell’s soup 1 di Warhol è la rappresentazione della società consumistica.
Myths of creation and destruction - I teschi sono messi come spartito musicali, anche la musica di sottofondo che riproduce lo spartito fa parte dell’opera.
Tassonomie
Branca della biologia che studia comparativamente i diversi organismi viventi e li raggruppa in base a caratteristiche comuni. La tassonomia è quindi un metodo e un sistema di descrizione e classificazione. Il termine può essere esteso ad indicare classificazioni sistematiche anche di entità non naturalistiche. Affinché una tassonomia sia efficace e abbia senso, caratteristiche comuni interclasse e le specificità intraclasse si devono poter individuare, e quindi distinguere.
Quali sono le caratteristiche e le specificità proprie delle diverse manifestazioni artistiche? In linea generale, le tassonomie partono da macro aspetti della realtà, affinando poi la classificazione tramite l’individuazione di caratteristiche distintive. Per esempio, per quanto concerne il regno naturale possiamo distinguere tra entità biologiche (che cioè hanno bisogno di un apporto energetico per svilupparsi) da entità non biologiche. Tra le entità biologiche possiamo distinguere poi il regno animale da quello vegetale, e così via.
Si possono tuttavia determinare tassonomie partendo da altre caratteristiche. Per esempio nel regno animale possiamo classificare in base al modo in cui l’animale si sposta nell’ambiente, al modo in cui si riproduce, in base ai colori o ad altre caratteristiche della livrea, ecc.
Massironi ha tentato di creare un diagramma in cui poter illustrare le funzioni del disegno. Esistono disegni figurativi e disegni non figurativi. Al centro di questo diagramma abbiamo gli ideogrammi e i pittogrammi. Un disegno che non rappresenta nulla non ha una finalità comunicativa.
Per l’arte possiamo avere una classificazione classica, classificare per caratteristiche “materiali” dell’opera, per modalità e fruizione oppure per dinamicità o evoluzione temporale. Alcuni arti sono multidimensionali e altre invece rimangono fuori e non hanno una classificazione nonostante siano delle arti.
- Classificazione classica (le sette arti + altro): pittura, scultura, architettura, teatro, letteratura, musica, cinema.
- Caratteristiche “materiali” dell’opera: si dividono in supporto bidimensionale, sviluppo ambientale (opere tridimensionali), linguaggio scritto e suoni.
- Modalità di fruizione: percezione visiva, lettura, percezione acustica, percezione multimodale.
- Dinamicità o evoluzione temporale: simultaneità o presente fenomenico (hic et nunc), fruizione “diacronica.”
L’architettura è l’unica tra le arti che ha una funzione reale.
Classificazione classica (le sette arti)
- Pittura: oltre alle varie tecniche pittoriche, comprende il disegno, l’incisione. Problema: comprende anche la grafica digitale?
- Scultura: comprende molte delle cosiddette arti plastiche. Problema: Land art?
- Architettura: tutto ciò che ha a che fare con la progettazione e costruzione di ambienti e luoghi. Problema: Land art?
- Teatro: tutto ciò che ha a che fare con la rappresentazione teatrale. Problema: La lirica?
- Letteratura: tutte le arti che si avvalgono del linguaggio scritto. Problema: il testo teatrale? Il fumetto?
- Musica. Problema: le colonne sonore scritte per il cinema? Lo spartito? La lirica?
- Cinema: tutte le produzioni cinematografiche. Si possono includere anche le produzioni televisive. Problema: esiste un’arte radiofonica?
Il buono, il brutto e il cattivo
“C’è una classe di oggetti che ha la proprietà di indurre in chi li osserva, o si intrattiene con essi, uno stato psicologico attrazione, ammirazione, piacere, emozione, curiosità, interesse, meraviglia ... Sono oggetti artificiali particolari, costruiti per gli scopi più diversi, che vengono chiamati opere d’arte.”
Prima distinzione La funzione
Le opere d’arte sono oggetti artificiali e non naturali, al fine di esprimere o rappresentare qualcosa. Lo scopo di un’opera d’arte non esaurisce per cui è stata concepita. Ogni periodo storico costruisce un’esperienza estetica, per cui un’opera d’arte può essere percepita in un modo dal contemporaneo e in un modo diverso da un altro.
Esempio: Un edificio progettato da un architetto ha certamente la funzione di accogliere le persone entro uno spazio definito. Tale funzione fa parte dello scopo, ma non la esaurisce, in quanto lo spazio può essere modulato in funzione simbolica, emotiva, ecc.
Estetica la disciplina filosofica
Termine con cui, a partire dal 1700, si indica che si occupa del bello e dell’arte.
Il termine deriva dal greco aistētikòs = sensibile, capace di sentire, dal tema aisthànomai = percepisco attraverso i sensi, e aisthêsis = sensazione, sentimento. Il termine “estetica” fu introdotto da Alexander Gottlieb Baumgarten: teoria della conoscenza sensibile, la quale si occupa sia della mera conoscenza sensibile (che deriva dalla percezione) che della “teoria del bello.”
Immanuel Kant - Critica del giudizio (1790): estetico = il giudizio di bello e di sublime nella natura e nell’arte. Estetica = il bello e il sublime in arte e natura.
Il termine estetica indica una teoria sensibile della conoscenza, Kant ha spostato l’attenzione dell’estetica sia all’arte che alla natura. Il termine estetica non si riferisce in modo esclusivo al mondo dell’arte. L’estetica diventa il bello e il sublime in arte e in natura. Il bello è l’unico fattore che rientra nell’esperienza. Le emozioni sono parte dell’estetica, soprattutto quando si parla di arte. Il bello non è brutto per definizione. In arte qualcosa è bello a prescindere da quello che è raffigurato.
Il Bello è l’unico fattore che rientra nell’esperienza estetica suscitata dalla fruizione di un’opera d’arte?
Qual è la differenza tra bello e buono?
Gli aggettivi “bello” e “buono” indicano entrambe esperienze positive, sensazioni piacevoli legate a esperienze. Ma quando è corretto usare l’aggettivo “buono” invece di “bello”, e viceversa? A quali esperienze rimandano quegli aggettivi?
Un cattivo dipinto è un dipinto in cui la tecnica pittorica e/o l’abilità dell’esecutore sono mediocri, oppure inadeguati al compito. È brutto quando raffigura una cosa fatta oggettivamente male quindi è spiacevole alla vista. Quando si fa una cosa brutta e cattiva non è arte.
Esempio l’Ultima cena è un bel dipinto, in quanto a composizione armonica, resa dello spazio, capacità di rappresentazione degli “accidenti” e dei “moti mentali.” È un cattivo dipinto, in quanto la tecnica adottata da Leonardo non era adatto alla tecnica dell’affresco. L’ultima cena è un bel dipinto perché c’è l’armonia della composizione. Per vedere un’opera in prospettiva bisognerebbe posizionarsi davanti al dipinto e chiudere un occhio. Leonardo ha cercato di dipingere i moti mentali che sono gli stati d’animo che sono sottili e i sentimenti. È anche un cattivo dipinto perché ha usato una tempera grassa e una tecnica dell’olio. Prima la tempera era fatta da acqua e tuorlo. Leonardo combina queste due tecniche per poter ritoccare l’affresco per diversi giorni perché la malta si asciuga troppo e non si riesce a dipingere. Questa non era la tecnica adatta a Leonardo perché era un pittore lento. Voleva fare le velature ma su un affresco questo è difficile da fare. Lui usa una tempera mista che nel giro di meno di un anno ha iniziato a collassare. Questo lo rende un cattivo dipinto, ma un bel dipinto.
Jean Dubuffet è il teorico dell’art brut. Dubuffet cercava il brutto nell’arte e andava nei manicomi per vedere le opere degli artisti che erano stati rinchiusi. Fece anche delle mostre con quei dipinti perché pensava che fossero loro i veri rivoluzionari poiché anche se erano rinchiusi erano loro gli esseri liberi.
Bello e brutto sono qualità estetiche che si possono raccogliere mediante i sensi della vista e dell’udito. Buono e cattivo sono qualità morali co-determinate dall’individuo e dalla società e sono anche qualità materiali, per esempio una cosa di buona fattura e una cosa di cattiva fattura. Quando brutto e cattivo si unisce diventa una crosta.
Sono tutte qualità edonistiche che si possono percepire tramite tutti i sensi: un buon sapore / un cattivo sapore, un buon odore / un cattivo odore, una buona ricezione acustica / una cattiva ricezione acustica, una buona resa visiva / una cattiva resa visiva...
In tempi ormai lontani, ciò che era considerato brutto aveva anche scarse qualità morali. Talvolta il brutto era in tutto e per tutto considerato immorale, cioè privo di una condotta morale e quindi qualche cosa che si avvicinava di più al regno animale (contrapposto cioè all’umano). Definire il bello è abbastanza facile anche se i canoni cambiano. Ciò che riteniamo brutto lo troviamo di solito anche ripugnante ed inferiore oltre che stupido.
Il Male, per esempio, era perlopiù rappresentato come una figura grottesca, orrida, mezzo uomo e mezzo animale, deforme, ecc. Solo in anni più recenti il Male è stato raffigurato tramite sembianze piacevoli, per esaltare la sua forza di seduzione in una società dove l’apparenza sembra contare più della sostanza. Nel XX secolo anche il diavolo si adegua, abbandonando il classico look truce e grottesco a favore di un look decisamente più seducente in linea con i nuovi stereotipi culturali.
Il bello fa parte di canoni che si ripetono e si rinnovano. Ciò che riteniamo brutto lo troviamo anche ripugnante e spesso inferiore. La caricatura in musica introduce il brutto nel suono come esigenza estetica.
Psicologia e arte, arte e psicologia
Ogni psicologo che si è interessato di arte si appoggiava ovviamente al suo bagaglio di convinzioni e di teorie. È accaduto perciò che invece di affrontare la questione arte in maniera aperta e problematica, quasi tutti gli psicologi andassero a cercare nell’arte prove a conferma delle proprie ipotesi e convinzioni psicologiche. Poiché il campo dell’arte è ampio e ricco, tutti hanno trovato qualcosa ed hanno ritenuto si trattasse di ciò che cercavano fornito rassicurazioni alla psicologia, mentre la psicologia non ha contribuito che in modo trascurabile a spiegare l’arte. [...] Il fallimento risiede nel fatto che la psicologia dell’arte non è autonomamente riuscita a stabilire con chiarezza né il suo oggetto di studio, né il metodo o i metodi con cui affrontarlo.
La psicologia dell’arte è multidisciplinare. I domani d’interesse sono: l’artista, le opere e la fruizione. Le altre voci sono: discipline, principali oggetti della ricerca, materiali, finalità.
L’opera sul lettino: psicanalisi e arte
L’articolo espone una particolare applicazione all’arte ed alla letteratura della teoria psicoanalitica, la quale ha promosso importanti sviluppi in questo settore approfondendo in particolare gli aspetti che legano la creatività alle motivazioni profonde. L’emozione in genere è considerata in questo modello un affetto, ovvero una quota di energia legata alle idee, la quale interferisce nell’adattamento e altera l’equilibrio psichico.
Solo il grande artista, per Freud, è capace di trasformare i propri contenuti inconsci inaccettabili in opere d’arte di cui il pubblico possa usufruire per una catarsi immediata; solo il grande artista è capace di rendere globalmente tollerabili contenuti psichici rimossi ed inaccettabili.
L’approccio psicoanalitico all’arte ha come obiettivo quello di individuare le pulsioni sottostanti l’atto creativo, nella convinzione che siano questi il motore della creazione artistica. In sintesi, l’idea è che tramite le forme scelte o inventate l’artista condensa le proprie pulsioni e nevrosi, a livello inconscio. La creazione artistica, quindi, rappresenterebbe una risposta dell’artista a drammi interiori, perlopiù sepolti sotto la coltre della coscienza. La creazione dell’opera si costituisce come una forma di catarsi, e mediante processi empatici tale processo è esteso al fruitore che, anche a sua insaputa, soffre di drammi interiori simili. Perciò l’approccio psicoanalitico si è concentrato sulla forma in quanto veicolo del contenuto. La forma diventa il contenuto solidificato, nelle arti plastiche. In letteratura, invece, è il contenuto l’oggetto principale di analisi: ciò che lo scrittore ha inteso rappresentare è letta come metafora o insieme di simboli che permetterebbe o di individuare pulsioni e drammi personali, perlopiù inconsci, dell’autore.
Le motivazioni profonde sono motivazioni inconsce che fanno sì che reagiamo a certi stimoli in un modo diverso da altre persone. L’emozione è uno stato affettivo, è qualcosa che ci muove, qualcosa di intenso. La tristezza non è una vera emozione perché è uno stato d’animo che si può avere per giorni interi. La disperazione è un’emozione perché dura un istante, non giorni interi. Il problema della psicanalisi è che non ha le competenze per analizzare un’opera d’arte. In un discorso psicanalitico sull’arte, quasi sempre primeggia l’analogia fra l’opera d’arte e il sogno.
Leonardo non ha anticipato i suoi tempi ma è figlio dei suoi tempi solo che gli uomini non erano ancora in grado di apprezzare a pieno il suo lavoro.
Madonna delle Arpie, Andrea del Sarto
Andrea del Sarto era un uomo succube della propria moglie che gli aveva impedito di diventare un grande artista. All’epoca di Vasari era considerato una figura minore e la causa era attribuita alla moglie. Le arpie sono la rappresentazione inconscia della rabbia repressa che prova nei confronti della moglie secondo Jones. In realtà le arpie hanno un significato simbolico, è la religione cristiana che sovrasta quella pagana. Questa è un’opera commissionata in cui viene proprio richiesta la raffigurazione delle arpie.
Mulino ad acqua
È di un’artista specializzato nei paesaggi, in particolare quelli in cui è presente l’acqua. Gombrich sostiene che ogni artista metta del suo nell’opera quindi analizzandola possiamo conoscere l’artista. Noi siamo il centro del nostro mondo e l’arte è funzionale al nostro io, quindi l’interpretazione di una persona è vera quanto l’interpretazione dell’artista. La tesi della psicanalisi è che se si trova un’opera d’arte piacevole è perché si soffre della stessa nevrosi dell’artista, altrimenti non è comprensibile al fruitore.
Il ruolo dello stile
La pura forma, intesa come oggettivizzazione della rappresentazione, è una chimera. Le forme scelte da un artista sono ampiamente condizionate dallo stile dell’artista, che a sua volta è condizionata dallo stile imperante che caratterizza la società in cui l’artista si trova a vivere, nonché il suo periodo storico. Lo stile è una caratteristica complessa, che contribuisce sia a modulare che a creare il contenuto, cioè il significato dell’opera.
Gombrich si chiede se sia artisticamente più interessante l’originale di Bonnencontre, assai leziosa e stucchevole, o l’opera vista attraverso lenti deforme.
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