1. Introduzione al neuromarketing
Per misurare cosa avviene nella mente dei consumatori quando vengono “colpiti” da stimoli
di comunicazione e di marketing occorre usare un complesso sistema di strumenti e di
strategie che comprende sia i modelli classici di analisi e studio sia quelli innovativi offerti
dalle neuroscienze. Sono stati sviluppati dalla psicologia cognitiva e dalla psicofisiologia
degli strumenti che permettono di studiare gli effetti della comunicazione senza chiedere
direttamente ai consumatori cosa stanno provando.
Lo sviluppo degli studi psicologici e psicosociali sulla persuasione e sulle dinamiche
comunicative trova la sua origine in tre ambiti specifici:
● Psicologia clinica
Grazie allo sviluppo della teoria freudiana è sempre stata attenta alla dinamica
comunicativa. Attraverso la comunicazione si può accedere alle origini del
malessere, individuandone la funzione adattiva e cercando poi di produrre un
cambiamento che può essere comportamentale o attitudinale.
● Studi dell’efficacia della propaganda politica e militare
Numerosi sono gli studi che hanno cercato di spiegare quali fossero i meccanismi
individuali, gruppali e sociali in grado di misurare l’efficacia della propaganda politica
e militare. Gli studi della Scuola di Yale si sono concentrati sulle variabili che
possono spiegare la persuasione di massa.
● Preoccupazione in occasione dello sviluppo della comunicazione mediatica
Negli anni ’50 in America si ebbe grande preoccupazione a causa dello sviluppo
della comunicazione mediatica con la nascita e la diffusione della TV, momento
storico in cui si radicalizzava il processo di democratizzazione della società
americana e in cui l’interesse sui processi persuasivi degli elettori è andato alla
ribalta del dibattito sia politico che sociale.
Strumenti classici di studio della comunicazione e della
persuasione
Analisi del contenuto: Uno dei primi elementi di studio dell’efficacia della comunicazione
concerne l’analisi del contenuto, il quale permette di individuare quali siano i principali
aspetti su cui si intende fare forza per persuadere un gruppo di consumatori e gli elementi
che si vogliono volutamente omettere.
L’analisi del contenuto ha inoltre un’applicazione di grande valore nel studiare di come un
fenomeno viene rappresentato mediaticamente, la rappresentazione della realtà che noi
abbiamo è l’esito di un processo interpretativo in cui le aspettative (anche create della
comunicazione) giocano un ruolo determinante.
Analisi degli effetti della comunicazione: L’analisi degli effetti della comunicazione si basa
principalmente sull’analisi dell’effetto di esposizione. Diverse sono le teorie:
● Teoria dell’uniformità dell’effetto
: gli individui sottoposti a una comunicazione
mediatica vengono influenzati in maniera simile. Teoria di matrice statunitense nata
dagli studi della propaganda e sui meccanismi di influenzamento sociale, chiamata
anche bullett theory o teoria del proiettile magico.
Allora si pensava che i media potessero plasmare l’opinione pubblica e influenzare le masse
a favore di qualunque punto di vista. Si tratta di una teoria che non prende in considerazione
la specificità culturale, valoriale, sociale e personale del target.
● Effetto della ripetizione : la ripetizione del messaggio facilita il suo apprendimento e
contribuisce a determinare la gradevolezza e l’accettazione del messaggio.
● Teoria degli effetti condizionali : i media possono sostanzialmente influenzare
l’audience, ma in particolari condizioni e per particolari soggetti. Si riconosce
maggiore funzione attiva da parte dell’ascoltatore.
● Teoria degli effetti limitati : le campagne di persuasione hanno successo soprattutto
con gli individui che sono già d’accordo con le opinioni presentate o che comunque
sono già sensibilizzati ai temi proposti. Il contenuto dei messaggi quindi viene
interpretato, accettato o rifiutato. La comunicazione è pertanto influenzata dai
processi di base del funzionamento cognitivo come la percezione, l’attenzione, la
decisione, la motivazione influenzati e determinati dal contesto culturale e sociale.
● Teoria dell’agenda setting : i media indicano quali sono le informazioni e le notizie a
cui occorre prestare più attenzione e quale è la loro importanza relativa in un dato
momento. Alla base della sua efficacia vi è il funzionamento cerebrale, poiché siamo
circondati da innumerevoli stimolazioni ambientali, sociali e personali, siamo costretti
a semplificare, l’agenda setting ci aiuta a farlo facendoci risparmiare energia.
● Teoria della coltivazione : il modo in cui i media ci indicano come dobbiamo pensare
alle cose. I mass media hanno un ruolo di socializzazione in grado di plasmare le
percezioni. Il termine “Mainstreaming” fa riferimento al processo attraverso il quale la
visione televisiva conduce a una omogeneizzazione nelle concezioni del mondo.
Numerosi studi hanno dimostrato che tra coloro che hanno una grande abitudine alla
visione televisiva o mediatica (heavy viewers) si registra una diversa visione del
mondo e della realtà rispetto a coloro che non hanno una grande esperienza
televisiva (light viewers).
Criteri di efficacia della comunicazione
La teoria della coltivazione non considera fonti differenti di socializzazione e l’influenza di
fattori individuali, affettivi e motivazionali. Si è dimostrato che gli effetti persuasivi e di
propaganda ottenuti con i film o le trasmissioni radio erano decisamente limitati. Vi è una
relazione positiva tra le opinioni che la gente possiede e ciò che legge o sceglie di ascoltare.
Possiamo quindi individuare una delle prime mappe descrittive che mira a stabilire criteri ai
quali un determinato messaggio deve conformarsi per aspirare all’efficacia della
comunicazione persuasiva:
● Credibilità : va distinta dalla verità, riassume validità e attendibilità del contenuto del
messaggio.
● Coerenza : importanza dell’organizzazione logica degli elementi che vengono portati
a sostegno di una determinata argomentazione.
● Congruenza : capacità di trovarsi al momento giusto, nel luogo giusto, con le parole
giuste.
● Consistenza : valore e importanza della continuità temporale della comunicazione
persuasiva, la non contraddittorietà e la costanza della proposta dal persuasore.
Modelli di studio della comunicazione
Molti esperti in comunicazione hanno attinto a piene mani dagli studi psicologici. La
psicologia è nata come scienza del comportamento nel 1879, studiare la comunicazione
significa servirsi di costrutti prettamente psicologici. Il marketing e la pubblicità vedono nella
psicologia l’occasione di comprendere i principi di base delle dinamiche di funzionamento
individuale e sociale. Non si possono comprendere i principi della comunicazione e della
persuasione pubblicitaria senza servirsi di conoscenze e teorie sviluppate dalla ricerca
psicologica.
Tra le principali applicazioni degli studi di psicologia troviamo molti punti di contatto e di
convergenza tra diversi mondi, tra i quali applicazioni in ambito pubblicitario e di
comunicazione, lo testimoniano le scoperte dei pionieri dei primi studi psicologici
● John B. Watson: Uno dei fondatori della psicologia del comportamento (1913) e
presidente della Psychology Association. Egli applicò le teorie del comportamento al
mondo della pubblicità. Fu uno dei primo a introdurre innovazioni nelle tecniche di
vendita: collocazione strategica dei prodotti in prossimità delle casse, meccanismi di
studio per rilevare l’efficacia di uno spot pubblicitario, utilizzo di personaggi famosi
negli spot.
● Wilhelm Wundt: Fondatore della psicologia scientifica, fondò il laboratorio di Lipsia
nel 1879, dedicato a individuare le leggi base del processo percettivo. Grande
contributo di Wundt per l’individuazione delle soglie percettive (soglia assoluta e
soglia differenziale).
● Edward Wheeler Scripture: Uno dei primi studiosi che valorizzando le ricerche
svolte sotto la supervisione di Wundt nel 1895 ha pubblicato ciò che può essere
considerato il primo lavoro dedicato allo studio della risposta attentiva alle
stimolazioni e all’influenza delle aspettative e dei sentimenti sui processi decisionali.
● Harlow Stearns Gale: Uno dei precursori sia delle teorie del subliminale sia della
percezione inconsapevole.
● Waler Dill Scott: Nei suoi lavori faceva riferimento alla capacità di attrazione e
memorizzazione del messaggio nel rispetto di una logica prettamente razionale.
La psicologia della pubblicità si è affermata all’interno di una società dove l’immagine del
consumatore ha sempre oscillato tra l’assoluta semplicità del modello stimolo-risposta
proposto dal comportamentismo e la precisione tecnologica e razionalistica del cognitivismo,
tipica del secolo scorso.
Le domande che i comunicatori e gli esperti pubblicitari si sono posti e che hanno rivolto agli
studi psicologici sono diverse, al fronte di queste domande nel secolo scorso abbiamo
assistito allo sviluppo di diversi approcci e diversi modelli in grado di dare una risposta alle
domande prototipiche della pubblicità.
● Modello teorico del comportamentismo: Si è ispirato alla teoria comportamentale.
Secondo questo modello le uniche variabili da considerare nello studio dei processi
persuasivi sono nell’ambiente esterno. Variabili intese come stimoli responsabili del
comportamento. Il consumatore veniva considerato passivo e privo di capacità
critiche. La ripetizione di un messaggio diviene il fondamento dell’efficacia della
pubblicità a discapito dei contenuti.
Modelli razionalistici
Il modello comportamentale in cui il consumatore è considerato passivo e privo di capacità
critiche lascia ben presto spazio ad altri approcci, è questo il momento in cui ci si interroga
sul ruolo delle cosiddette variabili intervenienti (carattere, atteggiamenti, opinioni), tutti
elementi che riacquistano nel campo della pubblicità dignità di studio.
In linea con il pensiero positivista e con la visione economica dell’uomo tutto ciò che non
considerava la dimensione valutativa razionale e logica non aveva valore persuasivo. La
teoria economica vede l’individuo come un soggetto capace di prendere decisioni sulla
base dell’attenta e razionale ricerca delle informazioni.
Una grossa quantità di ricerche si è occupata dei processi di dissonanza cognitiva, intesa
come lo stato di malessere determinato dall’ ’incongruenza tra comportamento agito e
proprie convinzioni o atteggiamenti. All’interno di questa visione troviamo diversi modelli, tra
i quali il modello “salesmanship theory” che nasce nel 1904 nell’età della pubblicità per
corrispondenza: secondo John E. Kennedy la pubblicità per essere efficace deve lavorare
offrendo informazioni chiare e precise in maniera accattivante, si ispirò al modello AIDA :
Attention, Interest, Desire, Action.
Il paradigma che più ha influenzato e caratterizzato gli studi psicologici della pubblicità nei
primi trent’anni del secolo scorso è quello che riconosce alla coscienza e alla ragione un
ruolo determinante.
Il cognitivismo diviene essenziale nell’analisi pubblicitaria soprattutto negli anni ‘50. Tipico
di questo modello razionalistico è il lavoro Claude Hopkins, il suo modello partiva dal
presupposto che “più si dice e più si vende”.
All’interno di questo filone si inquadra il contributo di Daniel Starch, il cui modello Starch
misura l’impatto della pubblicità sulla base di quanto viene ricordato.
Il modello di Russel Colley, il modello DAGMAR punta ancora una volta sulla
consapevolezza d’acquisto determinata da un processo di comprensione, di convinzione e di
azione, le emozioni non vengono prese in considerazione.
Chi ha maggiormente proposto un modello razionalistico per lo studio del consumatore è
Rosser Reeves, promotore del modello Unique Selling Point , secondo cui una pubblicità
per essere efficace deve puntare su un’unica caratteristica del prodotto.
Il contributo della psicoanalisi
I modelli razionalistici hanno del tutto escluso la dimensione irrazionale e soprattutto
emozionale del processo persuasivo pubblicitario. La psicoanalisi rappresenta la
concezione speculare della psicologia meccanicista, proponendo un modello in cui esiste
l’inconscio, e in quest’ultimo va individuato l’innesco motivazionale di gran parte dei
comportamenti umani.
Ernest Dichter nel 1953 è il primo autore a utilizzare e categorie psicoanalitiche per
spiegare l’efficacia pubblicitaria. Parte dalla convinzione che le ragioni delle azioni sono
spesso sconosciute e che le spiegazioni che diamo sono solo post-razionalizzazioni.
Neuroscienze
Le neuroscienze hanno permesso di scoprire l’esistenza di meccanismi persuasivi che
richiamano concetti simili a quelli trattati dalla psicoanalisi. L’esistenza di processi
inconsapevoli ha aperto la strada a nuovi modi di studiare i processi comunicativi e la
persuasione. L’emozione nell’età della razionalizzazione veniva considerata come la parte
primitiva dell’essere umano.
Se si vuole studiare adeguatamente l’efficacia della comunicazione occorre ribaltare il
paradigma di studio che vedeva il decisore come un soggetto razionale.
David Ogilvy scrisse che uno dei grossi problemi nel campo delle ricerche di mercato è che
“le persone non pensano ciò che sentono, non dicono ciò che pensano e soprattutto non
fanno ciò che dicono”.
Oggi sappiamo che il modello più adeguato per comprendere i comportamenti di acquisto è
quello che riconosce all’emozione un ruolo non più secondario ma determinante, un modello
che vede l’uomo come una “macchina emotiva” capace di eccelse razionalizzazioni
(Damasio). La razionalità interverrebbe a posteriori la giustificazione alle decisioni prese in
maniera emotiva.
Graves riporta in un suo testo numerose casistiche che dimostrano che a fronte di quanto
dichiarato dai consumatori, i comportamenti di consumo agiti possono essere assai diversi.
Barilla con il prodotto Alixir cercava di rivolgersi a un segmento di mercato salutista e
➔ disposto a pagarlo un prezzo alto. Il prodotto rimase sul mercato poco tempo e fu
subito ritirato, eppure le ricerche e gli studi effettuati avevano prospettato altro.
I consumatori spesso non hanno consapevolezza dei veri motivi per cui acquistano alcuni
prodotti o hanno certe opinioni o atteggiamenti.
Neuromarketing
Il neuromarketing , termine coniato da Ale Schmidts, studia le relazioni senso-motorie,
cognitive e affettive che gli stimoli di marketing hanno su un soggetto, viene misurato
direttamente ciò che è più istintivo e fisiologicamente incontrollabile come l’attivazione
emozionale. Possiamo individuare tre diversi elementi per cui si ritiene necessario servirsi di
tecniche neuroscientifiche della comunicazione.
1. Le nostre scelte sono spesso basate su processi inconsapevoli
2. Le emozioni guidano i comportamenti e le nostre decisioni
3. Le nostre scelte avvengono istantaneamente e intuitivamente
Le neuroscienze studiano il sistema nervoso partendo dall’analisi dei processi biologici,
integrandoli con quelli di psicologia e psicofisiologia. Grazie alle tecniche più sofisticate si è
potuto studiare con maggior chiarezza molte parti del cervello
● Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI) o Emissioni di Positroni (PET) : Gli
strumenti di Brain Imaging si sono basati sull’uso della risonanza magnetica in grado
di misurare il flusso sanguigno nelle parti più profonde di esso.
● Magnetoencefalografia (MEG) : Attiva i campi magnetici determinati dall’attivazione
elettrica del cervello.
● Elettroencefalogramma (EEG
): i più sofisticati permettono di avere una
rappresentazione delle attività cerebrali come giusto compromesso tra un eccessivo
dettaglio e l’economicità e la portabilità dello strumento
Strumenti per misurare l’efficacia del neuromarketing
Il neuromarketing può contribuire efficacemente a valutare tre processi fondamentali:
● Attenzione : può avvenire in due modi, Top-down (in maniera guidata) o bottom-up
(in maniera spontanea).
● Emozione : è possibile misurare la valenza (la direzione dell’emozione, positiva o
negativa) e la motivazione (in termini di evitamento dello stimolo o di approccio ad
esso).
● Memorizzazione : con due dimensioni di interesse, in entrata, la codifica delle
informazione e il loro radicamento nel sistema mnemonico e il riconoscimento e in
uscita, ovvero il recall, ciò che si è memorizzato del riconoscimento.
Le principali classi di strumenti di indagine sono:
● Self report : è importante anche misurare ciò che razionalmente le persona
dichiarano
● Misura dei comportamenti : si valutano le azioni di acquisto e le reazioni fisiche
visibili
● Neuroimagine : si misurano le attivazioni del cervello con tecniche come la risonanza
magnetica o l’elettroencefalogramma.
● Misurazione delle attività psicofisiologiche : correlate allo stato emotivo o al
processo cognitivo in cui si trova la persona di fronte a uno stimolo
Gli strumenti che si possono usare sono:
● Eye tracking : è uno strumento che misura il comportamento visivo con cui si
producono delle informazioni idonee a valutare come si muovono gli occhi nello
spazio, su un’immagine o su un filmato. Il principio alla base è la cosiddetta ipotesi
mente-occhio, secondo la quale ciò che una persona s
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