22/02/2016
Paleopatologia:
Il termine “Paleopatologia” deriva dal greco paleo, pathos e logos, quindi letteralmente “studio
delle malattie antiche”, coniato dal fisico tedesco Shufeldt nel 1892-1893.
La Paleopatologia è stata definita da Sir Armand Ruffer (uno dei suoi fondatori) come “the
study of disease in ancient human remains” ed è diventata negli ultimi anni una vera a propria
branca autonoma della Medicina, comprendente storia, archeologia, antropologia fisica ed
anatomia patologica. Studia le malattie delle popolazioni del passato attraverso l'esame dei
resti umani antichi, siano essi scheletrizzati o mummificati. Ha quindi un approccio
completamente differente dalla Storia della Medicina, che predilige la storia dei medici e delle
terapie, ma studia anche le malattie del passato basandosi esclusivamente sulle fonti storico-
letterarie.
La paleopatologia riveste un duplice interesse:
1. Antropologico: Dalle caratteristiche e dall'incidenza delle diverse malattie del passato è
possibile risalire, indirettamente, alle abitudini ed allo stile di vita delle antiche
popolazioni. Ha tuttavia anche un interesse storico, per definire la “cartella clinica” di
personaggi famosi.
2. Lo studio dell'origine di alcune importanti malattie dell'epoca attuale, come il cancro e
l'arteriosclerosi, e la ricostruzione delle origini e delle prime vie di diffusione delle
malattie infettive, non possono non suscitare un forte interesse in medicina.
Questa disciplina ha iniziato ad avvalersi delle più moderne tecnologie di indagine diagnostica
utilizzate in medicina, applicandole ai reperti umani antichi: raggi X, endoscopia, microscopia
ottica, microscopia elettronica a trasmissione e scansione, spettroscopia ad assorbimento
atomico, diffrattometria a raggi X, spettroscopia infrarossa, radiocarbonio, etc.
Immunoistochimica: applicazione degli anticorpi allo studio dei tessuti molli antichi
• Nuove tecniche radiologiche come la tomografia assiale computerizzata (TAC), per
• studiare le mummie senza metodi invasivi.
Applicazione degli isotopi stabili del carbonio e dell'azoto (¹³C, ¹⁵N) che ha reso la
• paleonutrizione una scienza quasi esatta .
Studio del DNA antico (aDNA) che ha rivoluzionato la paleogenetica e la conoscenza
• delle malattie infettive del passato.
La Paleopatologia all'università di Pisa:
La Divisione di Paleopatologia dell'Università di Pisa si è specializzata da tempo nello studio di
reperti umani mummificati. I risultati più brillanti sono stati ottenuti nel campo delle malattie
infettive ed in quello dei tumori.
Malattie infettive: Primi tentativi di identificazione di microrganismi patogeni (virus e
• batteri) in tessuti antichi, effettuati con metodo e rigore scientifico, risalgono agli anni
'70 in mummie precolombiane del Perù e del Cile.
Negli anni '80 l'équipe di Paleopatologia di Pisa dette inizio allo studio sistematico delle
• mummie conservate nel nostro paese, procedendo alla loro schedatura ed al relativo
esame autoptico od endoscopico (Fornaciari).
Alcuni risultati ottenuti dal gruppo di ricerca dell'Università di Pisa:
1986: Mummia infantile proveniente dalla Basilica di San Domenico Maggiore recante i
✔ segni macroscopici del vaiolo con le tipiche pustole cutanee.
1989: Mummia di Maria d'Aragona con le vesti ancora in situ, che aveva contratto la
✔ sifilide venerea.
1992: Tripanosomiasi in una mummia precolombiana di una giovane donna proveniente
✔ da Cuzco, Perù (X-XIII secolo d.C) conservata nel museo archeologico di Firenze.
1996: Cancro del colon con mutazione dell'oncogene K-ras del re di Napoli Ferrante I di
✔ Aragona del '400.
2003: Virus del papilloma umano del '500.
✔ 2011: Malaria e Leishmaniosi nei Granduchi de' Medici.
✔
Il concetto di Patocenosi:
Il concetto di Patocenosi è stato introdotto per la prima volta da Mirko Grmek nel 1969. Lo
studioso ideò il termine in analogia con quello di biocenosi, che identifica un complesso di
diverse specie animali o vegetali, coabitanti in un determinato ambiente, detto biotipo, ed
interagenti tra loro nella lotta per la sopravvivenza.
Analogamente, per patocenosi si intende l'insieme delle malattie presenti in una specifica
popolazione umana in una determinata epoca; la patocenosi è dunque l'insieme dei dati
epidemiologici stabili in una popolazione e corrisponde al suo “stato di salute”.
All'interno di una stessa patocenosi, due malattie possono essere tra loro in un rapporto di:
1. Simbiosi: Due malattie possono essere favorite dalle stesse condizioni ambientali, come
nelle società occidentali tecnologicamente avanzate, caratterizzate da sedentarietà e da
ipernutrizione, che sono alla base dell'insorgenza di malattie “da usura” quali diabete,
arteriosclerosi, artrosi, cancro. I casi di simbiosi si possono verificare in presenza di un
legame eziologico (o causale) a livello dei singoli individui; ad esempio la tonsillite da
streptococco, in assenza di trattamento, provoca una malattia reumatica che è alla base
dello sviluppo di un'endocardite che produce vizi valvolari anche gravi del cuore. Il
sinergismo di tipo genetico può causare casi di simbiosi tra due malattie, come avviene
nella razza ebraica, che è geneticamente predisposta all'insorgenza ia della tubercolosi
che della policitemia vera. Infine l'interazione complessa di più fattori sia a livello sociale
che individuale, favorisce questo tipo di rapporto tra due malattie; ad esempio in
presenza di malnutrizione con le patologie da essa derivanti, quali l'avitaminosi e le
anemie, si verifica una predisposizione a contrarre malattie infettive, come il tifo
addominale.
2. Antagonismo: Due malattie sono in contrasto tra loro e la coesistenza non risulta
possibile, in quanto una esclude l'altra. Può risultare da un conflitto tra lo stato genetico
dell'individuo ed il germe che causa una specifica patologia. Ne costituisce un esempio il
rapporto tra l'anemia mediterranea o l'anemia falciforme e la malaria: il
danneggiamento dei globuli rossi provocato da queste malattie emolitiche congenite
impedisce infatti al plasmodio della malaria di replicarsi; quando il parassita penetra nel
globulo rosso, questo va incontro a distruzione, permettendo all'individuo colpito di
sopravvivere. I casi più frequenti di antagonismo si verificano in presenza di una
complessa serie di cause eterogenee. Le malattie infettive tipiche dell'età giovanile,
quali tifo addominale e tubercolosi, sono in posizione di netto antagonismo rispetto alle
malattie che caratterizzano l'età avanzata, semplicemente perché un individuo che
muore precocemente di malattia infettiva, non potrà contrarre il cancro o
l'arteriosclerosi, malattie tipiche dell'età avanzata.
3. Indifferenza: Due malattie non interferiscono in alcun modo l'una con l'altra. Non esiste
una relazione sinergica o antagonistica fra due malattie, isolate dal resto della
patocenosi, bensì una interdipendenza complessa di tutte le malattie presenti in una
popolazione. Si evidenzia quindi la necessità di applicare modelli matematici allo studio
delle patocenosi del passato.
Secondo Grmek infatti in ogni patocenosi esistono poche malattie molto frequenti e moltissime
malattie rare. La patocenosi è un complesso di malattie, variabile in senso qualitativo e
quantitativo in cui la frequenza di ogni malattia dipende da altre malattie ed è tendente verso
l'equilibrio (che può essere rotto da qualche evento).
Leggi di regolazione delle patocenosi:
1. Dipendenza genetica: Le caratteristiche della patocenosi dipendono da quelle
dell'assetto genetico degli ospiti e dei patogeni
2. Influenza esterna: Le caratteristiche della patocenosi dipendono da quelle
dell'ecosistema di cui essa fa parte
3. Influenza interna: La frequenza e la distribuzione di ciascuna malattia in una patocenosi
dipendono dalla frequenza e dalla distribuzione di tutte le altre malattie all'interno della
patocenosi
4. Congruenza: La patocenosi di una popolazione è la sola congruente (la sola possibile) a
quella della popolazione
5. Equilibrio: La patocenosi tende all'equilibrio (stabilità)
Studio della patocenosi:
1. Sincronico: in una determinata epoca
2. Diacronico: in epoche diverse
Si ha quindi una dinamica della patocenosi:
1. Periodi di equilibrio
2. Periodi di rottura
La rottura dell'equilibrio è avvenuta parecchie volte nel corso del tempo.
Neolitico: passaggio dal nomadismo al sedimentarismo (cambiamento della dieta)
• Urbanizzazione
• Alto Medioevo: migrazioni dei popoli provenienti dall'Asia (introduzione di nuove
• malattie)
Espansione coloniale: contatto tra colonizzatori e popolazioni indigene
• Rivoluzione industriale: formazione di vasti sobborghi sovraffollati in cattive condizioni
• igieniche
Rivoluzione antibiotica: debellamento di molte malattie infettive che fino ad allora
• avevano rappresentato la principale causa di morte
AIDS
• →
Causa della rottura della patocenosi scambio intercontinentale di agenti patogeni:
America: vaiolo, peste, lebbra, raffreddore
• Europa: sifilide venerea
• →
Aumento delle malattie infettive tubercolosi. Contagio interumano (passa da uomo ad uomo)
favorito dalle periferie. (fine XVIII secolo in Inghilterra).
L'eliminazione delle malattie infettive provoca l'aumento di altre malattie infettive che prima
→ →
non erano frequenti. Aumento di tumori (cancro) e arteriosclerosi a causa
dell'allungamento della vita media.
1977 AIDS: nuovo virus di origine africana. Scompigliò la patocenosi occidentale rendendo più
→
frequenti alcune malattie che prima erano rare. Compaiono anche tumori rari vengono tenuti
a bada dal nostro sistema immunitario (anticorpale).
Bioarcheologia:
La Bioarcheologia (Clark Larsen): Approccio nuovo applicato a tutti gli aspetti fisici dello
scheletro o dei resti umani antichi. Non considera più lo scheletro ed i reperti umani antichi
come qualcosa da studiare in laboratorio.
Larsen collegò il tutto con l'ambiente in cui gli individui erano vissuti (ambiente naturale,
culturale,etc). →
Studiò gruppi umani nordamericani Indiani del golfo della Georgia:
Prima del 1150 erano raccoglitori e cacciatori preistorici con abitazioni sparse (gruppi
• mobili sul territorio). Periostiti tibiali (Lesioni infettive ossee superficiali che colpiscono
la parte esterna dello scheletro). Il 9,5% di questi indiani le aveva.
→
1150-1550 agricoltori preistorici del mais (dal sud America). Villaggi più grandi (civiltà
• proto-urbane) e densamente abitati. Le periostiti balzarono dal 9,5 al 19,8%.
L'ambiente era diventato più infetto perché la densità abitativa in ambienti malsani
aveva portato ad un passaggio di germi maggiore da uomo ad uomo. La qualità
dell'alimentazione ed abitativa peggiorarono.
1605-1680: arrivo delle prime missioni (missionari spagnoli). Inizialmente non si ha un
• cambiamento e si rileva un leggero calo delle periostiti. I villaggi si raccolgono intorno
alle abitazioni di missionari. Periostiti al 15,4%.
1686-1702: la monocultura del mais viene intensificata. Vi sono insediamenti stabili ed
• affollati. Abitazioni scadenti e malsane. Gli indiani acculturati dai missionari (e convertiti
parzialmente) venivano considerati manodopera gratuita e quindi mantenuti con
pochissima spesa. Il cibo era scadente, vi fu un aumento dell'affollamento abitativo. Le
periostiti saltarono al 59,3%.
Schema di Hoffmann di un paleoclimatologo: parte dallo schema tradizionale. Mette insieme un
ambiente culturale ed un ambiente naturale. Da questa interazione emergono le strutture e gli
aspetti biofisici delle società. Grazie ad Hoffmann questo rapporto statico si dinamizza. L'uomo
attraverso i programmi/interventi di lavoro,
interviene sull'ambiente naturale,
cambiandolo. A sua volta questo intervento
si riflette sull'ambiente culturale. I due
ambienti non sono stabili e separati ma
interagiscono tra loro.
Questo modello può essere assegnato a
qualsiasi periodo. Fino ad ora gli studi
storici ed archeologici interpretavano la
cultura materiale o il ritorno in seguito
all'esperienza nell'affrontare l'ambiente. Il
corpo umano diventa una specie di “elemento modificato dall'ambiente della cultura materiale”.
L'ambiente e la
cultura interagiscono.
Questa interazione fa
sì che l'attività fisica
sia diversa. Questo si
riflette sulla forma
fisica attraverso i
marcatori funzionali.
L'alimentazione
interviene sulla
statura e gli indicatori
di stress.
Le malattie vengono
individuate dalla
paleopatologia.
Il nostro obiettivo è la
costruzione dello stile di vita di popolazioni passate.
24/02/2016
Basilica di San Domenico Maggiore (Napoli):
La monumentale sacrestia della Basilica di San Domenico maggiore custodisce 38 arche (poste
su una tribuna lignea a circa 4 mt di altezza) con i corpi di dieci sovrani e principi argonesi e di
altri importanti personaggi deceduti dalla seconda metà del XV a tutto il XVI secolo. L'approccio
a questo studio fu paleopatologico. Lo stato di conservazione era eccellente. Le arche e le bare
di San Domenico Maggiore, con i corpi mummificati ancora ben conservati, sono state tutte
esplorate da una équipe dell'Istituto di Anatomia Patologica dell'Università di Pisa.
I corpi furono sottoposti a regolare autopsia.
La mummia più interessante fu quella di un bambino di due anni, vestito con l'abito
• monastico dell'Ordine Domenicano. La datazione col ¹⁴C dimostrò che il bambino era
deceduto intorno alla metà del XVI secolo. Il bambino era stato imbalsamato in quanto
costituiva una mummia artificiale. Il corpo era stato riempito di sostanze conservanti.
Questo bambino presentò un'eruzione cutanea diffusa ancora evidente (esantema
vescicolo-pustoloso). L'eruzione investiva anche gli arti. Vi era un nucleo centrale
cristallino circondato da un alone più chiaro. In vita era una grande pustola centrale
circondata da un arrossamento.
Vaiolo: malattia esantematica molto diffusa in passato che colpiva periodicamente le
popolazioni occidentali. Non c'era individuo che non fosse andato incontro a questa
malattia. La maggior parte degli individui guarivano.
Nel 1978 grazie alle campagne di vaccinazione dell'OMS si verificò l'ultimo caso di
vaiolo. Fu considerato da quell'anno in poi completamente debellato.
Come venne studiata la mummia:
La tecnica immunoistochimica dell'immunofluorescenza indiretta su sezioni incubate con
anticorpo anti-vaiolo mostra una tipica positività puntiforme. Intorno vi erano zone più brillanti
che mostravano che gli anticorpi si fissavano al substrato (ai tessuti). Passo successivo fu
vedere se la positività anticorpale corrispondeva all'esistenza del virus.
Particelle simil-virali a forma di tetraedro (brick-like) tipiche degli orthopoxvirus, osservate al
microscopio elettronico con la tecnica della colorazione negativa con tetrossido di osmio.
Tecnica veloce usata dall'OMS per individuare rapidamente un caso di vaiolo.
Al microscopio elettronico comparvero numerose strutture ovalari elettrodense costituite da
una regione centrale più densa (core) circondata da una zona più a bassa denstià.
Dopo incubazione con antisiero contro il virus del vaiolo e successiva marcatura con proteina A-
oro (immunogold) alcune particelle apparivano completamente ricoperte dal complesso
proteina A-oro mentre altre lo erano solo parzialmente.
→
La struttura proteica del virus era intatta lasciò tutti di stucco.
Il DNA del virus era frammentato per cui era impossibile che questo virus avesse attività
biologica.
Anemie: si assiste ad una considerevole diminuzione nella prevalenza delle anemie
• croniche, con una inversione di
tendenza nell'alto Medioevo, in
accordo con l'ipotesi che lo
sviluppo culturale ebbe un
impatto positivo sulle condizioni
di vita.
Questa curva valuta in senso
diacronico (nel tempo) a partire
dal periodo preistorico antico la
presenza di anemie. Sono lesioni
a livello osseo sotto forma di
forellini. C'è un calo della % di
resti con lesioni dovute ad
anemie. Miglioramento delle
condizioni di vita. Il
miglioramento non fu a senso
unico.
Artrosi: malattia degenerativa
• delle articolazione che
attualmente colpisce le persone
anziane. In passato non era
dovuta all'età avanzata ma
all'attività fisica (uso strenuo
delle articolazioni per le attività
agricole). Il progresso tecnologico
ha contribuito a ridurre la
degenerazione articolare nel
corso del Medioevo.
Infezioni: % di individui con
• infezioni ossee (periostiti) nelle
diverse epoche: è evidente il
rapporto con la densità abitativa.
Le infezioni ossee aumentano
progressivamente (picco
→
nell'antichità classica
urbanizzazione). È la densità
abitativa che condiziona
l'insorgenza di malattie infettive
che lasciano tracce sullo scheletro.
Lebbra: ha un andamento
oscillatorio. E' documentata
in paleopatologia a partire
dall'Antichità classica,
aumenta nel Medioevo e
declina nella prima Età
moderna.
Sappiamo di essa attraverso
citazioni letterarie.
Aumenta nel basso Medioevo con le crociate. Nel XV secolo la lebbra regredisce
spontaneamente ed abbandona l'Europa mediterranea nel XVII secolo, parallelamente
all'aumento della tubercolosi in Età mo
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