IL MERCATO
Microeconomia: “micro” perché si occupa di studiare il piccolo che succede nell’economia. La
differenza tra micro e macroeconomia dipende dal fuoco con cui si guardano le cose. La
microeconomia parte dal comportamento dell’individuo o della singola impresa. La
macroeconomia guarda le cose con un ingrandimento più piccolo e parte dal comportamento
dell’aggregato, rimanendo agnostici sul comportamento dei singoli.
La microeconomia analizza il comportamento economico attraverso la creazione e l’uso di modelli
(rappresentazioni semplificate della realtà). La semplificazione è fondamentale quando si studiano
ambiti complessi come l’ambito economico: i modelli eliminano i dettagli irrilevanti (i dettagli
rilevanti e irrilevanti dipendono dal fenomeno economico studiato). Lo stesso oggetto di analisi
può essere analizzato facendo riferimento a ipotesi diverse in funzione dell’obiettivo dell’analisi.
Esistono variabili indipendenti e variabili dipendenti: la microeconomia cerca di trovare la
relazione tra esse. Anche qui la scelta di definire le variabili in un modo o nell’altro è a cura del
modellatore dell’analisi.
Tutta l’analisi economica sarà sempre basata su due principi:
• Principio di ottimizzazione: gli agenti individuali (individui o imprese analizzate) devono
fare il meglio che possono in base al loro obiettivo e ai vincoli che hanno.
• Principio di equilibrio: l’analisi economica vuole cercare di identificare comportamenti di
equilibrio, cioè comportamenti degli agenti tali per cui nessun agente ha un incentivo a
cambiare tale comportamento, ossia una situazione di calma se non cambiano fattori
esterni o variabili.
ESEMPIO di analisi microeconomica: prezzo e quantità di appartamenti da affittare
Ipotizziamo che ci siano due tipi di appartamenti, determinati dalla loro posizione geografica:
appartamenti in centro città (quelli che tutti vogliono) e appartamenti in periferia (quelli che
nessuno vuole). Questa è un’ipotesi semplificativa, non realistica: noi sosteniamo che tutti gli
appartamenti in centro siano uguali e che tutti quelli in periferia siano uguali; quindi considerarli
tutti è come considerarne uno. Gli appartamenti in periferia hanno un prezzo identico, cosa che
non consideriamo. Consideriamo, invece, i consumatori, che sono così tanti da fare in modo che
nessuno di loro può essere considerato come un agente che modifica l’analisi. Ipotizziamo che i
consumatori prendano il prezzo come dato, cioè che non abbiano capacità di contrattare.
Sosteniamo anche che i consumatori abbiano diverse disponibilità a pagare: queste si possono
mettere in ordine decrescente. La quantità di appartamenti è quindi lo stesso del numero dei
consumatori. I consumatori sono tantissimi, quindi tendono all’infinito e la loro dimensione
diventa minima, è piccola rispetto al mercato. Dato un prezzo, dal grafico, si riesce a capire quanti
sono i consumatori disposti a pagare quel prezzo e quindi quanti sono i consumatori che
chiederanno quel dato appartamento. Prezzo: variabile indipendente (asse y). Quantità
domandata: variabile dipendente (asse x).
Funzione di domanda: mette in relazione il prezzo con la quantità domandata D(p).
à
Concetto di orizzonte temporale di analisi:
• Di breve periodo: orizzonte sul quale le imprese sono costrette a usare fattori di
produzione in quantità fissa nel nostro esempio vuol dire che la quantità di
à
appartamenti è fissa (offerta: S)
• Di lungo periodo
L’equilibrio si trova nel punto in cui la domanda interseca la retta dell’offerta ci sarà un prezzo
à
di equilibrio e una quantità di appartamenti di equilibrio. (principio di equilibrio rispettato da
un’unica coppia prezzo – quantità di appartamenti).
STATISTICA COMPARATA: utilizzabile per affrontare altre situazioni monopolista discriminnte;
à
monopolista puro; controllo degli affitti.
S P1, p2, p3 sono eventuali
P1 prezzi del monopolista. L’area
P2 trovata sul grafico è il suo
D
Pm profitto (€ x quantità).
P3 Qm
In CONCORRENZA PERFETTA vi è un prezzo equilibrio (p*). In MONOPOLIO il monopolista fissa il
Pm (prezzo medio) per massimizzare l’area di profitto i prezzi sono più elevati del p* e le
à
quantità minori di q*.
OPERATORI ECONOMICI: governo, imprese, famiglie. Ad esempio, il governo nel mercato degli
2
affitti può calmierare i prezzi, fissando un prezzo massimo al m o prevedendo sconti in imposte
(politica economica).
EFFICIENZA PARIETANA: un’allocazione è pareto – ottimale quando non esiste un’allocazione
alternativa tale che tutti gli individui stiano altrettanto bene e almeno uno stia altrettanto meglio.
La seconda allocazione si dice pareto – dominante.
Miglioramento paretiano: possibilità di migliorare la soddisfazione di qualcuno, senza ridurre
quella di qualcun altro.
- Allocazione permette MP: pareto inefficiente
- Allocazione non permette MP: pareto efficiente
Esempio: l’allocazione ½ e ½ è pareto efficiente perché non si possono cambiare le quote senza
causare insoddisfazione in una delle due parti.
CRITERIO DI PARETO: si occupa di non sprecare risorse non bada a uguaglianza/discriminazione
à
e punta solo all’ottimizzazione
- Meccanismo concorrenziale: Pareto Efficiente
- Monopolista discriminante: Pareto Efficiente
- Monopolista non-discriminante: Pareto-inefficiente
- Controllo degli affitti: Pareto-inefficiente
TEORIA DEL CONSUMATORE
Il CONSUMATORE è un individuo razionale che applica il principio di ottimizzazione. Applica scelte
tra panieri di consumo e i vincoli che ha a disposizione reddito e prezzi imposti.
à
PANIERE DI CONSUMO: lista di quantità di beni e servizi che sono a disposizione del consumatore
(rappresentato come un vettore) X = (x , x )
à 1 2
VINCOLO DI BILANCIO: tutte le quantità di beni e servizi che il consumatore può acquistare dato
un reddito e i prezzi dei beni
£
p x + p x m p x = spesa bene 1 m = reddito consumatore
1 1 2 2 1 1 p x = spesa bene 2
Potere d’acquisto 2 2
del consumatore
RETTA DI BILANCIO: insieme dei panieri la cui spesa esaurisce il reddito
" # $
" "
p x + p x = m x = −
à
1 1 2 2 ! # #
! !
m
p ! # Derivata vincolo di
"
retta di bilancio inclinazione: −
à # ! bilancio:
p
! %
=−
p
% !
Vincolo di
bilancio m
p
%
COSTO OPPORTUNITÀ: costo economico di rinuncia ad una condizione più favorevole se voglio
à
aumentare il consumo di un bene, di quanto devo diminuire il consumo di un altro?
VARIAZIONE DEL VINCOLO E DELLA RETTA DI BILANCIO se non acquisto bene 2, posso
à
"
acquistare unità di bene 1.
# " £
VARIAZIONE DEL REDDITO p x + p x m + n m > 0, n > m
1 1 2 2
m+n L’inclinazione non varia. La
p
# variazione del reddito (positiva o
negativa) comporta una
m traslazione della retta di bilancio
p
# esternamente o internamente.
m m+n
p p
! !
VARIAZIONE DI PREZZO
m Sempre la stessa angolazione. ap1 ap2
p1 p2
à à
p L’aumento del prezzo comporta a
# = variazione del prezzo
una traslazione della retta
m internamente stesso effetto
à a ap1x ap2x
> 0 + = m
à
ap 1 2
" della diminuzione del reddito.
m m
ap p
! !
INFLAZIONE: aumento generalizzato dei prezzi
VARIAZIONE DI 1! PREZZO: l’aumento del prezzo di un solo bene provoca la rotazione verso
l’interno e l’arco del vincolo di bilancio diminuisce
p1 p1’ > p1
à
Nuovo vincolo di bilancio p2 p2
à
' # &
"
con inclinazione − m m
à
'$ #
" !
m " # &$
" "
p1’x1 + p2x2 = m x = −
à
p ! # #
# ! !
"
se x2 = 0 x1 =
à # &
"
m
m p
p ′ !
!
TASSE O SUSSIDI aumento/diminuzione del prezzo
à
- ±
tassa/sussidio quantità: p1 p1 t
à
- tassa/sussidio ad valorem: p1 (1 + t)p1 [esempio IVA: (1 + 0,22)p1]
à
- ±
tassa/sussidio (sul reddito) globale: m m T [à causa traslazione retta]ù
à
RAZIONAMENTO: consumo limitato per legge sulla quantità
PREFERENZE
Consideriamo un consumatore e due panieri: X = (x , x ) e Y = (y , y ).
1 2 1 2
Relazione di preferenza forte (o stretta), cioè o una o l’altra:
• X è strettamente preferito a Y Y non può essere strettamente preferito a X
à
• X è indifferente a Y
Relazione di preferenza debole:
• Se X è debolmente preferito a Y e Y è debolmente preferito a X, allora X è indifferente a Y
i due panieri sono indifferenti tra loro
à
• Se X è debolmente preferito a Y e Y non è debolmente preferito a X, allora X è
strettamente preferito a Y usando la relazione di preferenza debole, si può includere
à
quella di preferenza forte
ASSIOMI SULLE PREFERENZE: caratteristiche minime che servono alle preferenze per sviluppare
una teoria
• COMPLETEZZA: dati due panieri qualsiasi, il consumatore è sempre in grado di dire se
preferisce debolmente il primo al secondo o viceversa o entrambe le cose.
• RIFLESSIVITÀ: ogni paniere è almeno tanto preferito a sé stesso (ipotesi tecnica) se ho
à
due panieri identici, sicuramente uno non può essere strettamente preferito all’altro.
• TRANSITIVITÀ: se abbiamo tre panieri tali che X preferito a Y e Y preferito a Z, allora X è
preferito a Z. Questa ipotesi può essere però violata, può essere messa in discussione più
facilmente rispetto alle altre due.
Si può rappresentare la relazione di preferenza: prendiamo un paniere di mercato X nel suo spazio
e chiediamoci quali sono i panieri diversi da X per i quali X è indifferente. I panieri che sono
indifferenti a X sono i panieri che compongono la CURVA DI INDIFFERENZA del paniere X (= luogo
geometrico di tutti i panieri indifferenti a un paniere dato). Se cerco tutti i panieri che sono
debolmente preferiti a X, chiamiamoli Y, allora per l’assioma di riflessività X appartiene a Y (X è nel
*
bordo dell’insieme Y). Esistono dei panieri di Y (Y ) che sono indifferenti a X e si trovano sul bordo
dell’insieme curva di indifferenza.
à
Se due panieri giacciono sulla stessa curva di indifferenza, allora sono tra loro indifferenti (vale
anche la frase inversa). Le curve di indifferenza, rispettando gli assiomi precedenti, non possono
mai intersecarsi.
ESEMPI DI PREFERENZE:
• Beni perfettamente sostituti: due beni che, dal punto di
vista del consumatore, sono percepiti come equivalenti,
cioè un’unità in meno di un bene può essere
compensata da un’unità in più dell’altro bene,
mantenendo invariato il livello di utilità la curva di
à
indifferenza è una retta. Se cambia il tasso di scambio
tra i beni, cambia l’inclinazione della retta.
• Beni perfettamente complementari tra loro: beni che
vanno consumati in quantità a rapporti fissi tra loro à
lo spostamento della curva di indifferenza (forma a L,
angolo retto) avviene verso sinistra se il prezzo del bene
complementare aumenta, verso destra se il prezzo
diminuisce. La proporzione di consumo è costante,
perché i beni sono consumati congiuntamente in
proporzioni fisse.
• “Mali”: un male è un bene negativo, cioè un bene che
non piace al consumatore, che può essere compensato
con un altro bene inclinazione della retta (curva di
à
indifferenza) positiva
• Beni neutrali: il consumatore è indifferente nel
consumare o meno il bene in questione
• Sazietà: situazione per la quale un consumatore ha uno
specifico paniere che è preferito a tutti gli altri. Le curve
di indifferenza sono concentriche intorno al paniere di
sazietà, quello preferito dal consumatore.
• Beni discreti: invece che misurare i beni in termini
continui, consideriamo che i beni siano disponibili solo
in quantità discrete (la rappresentazione non può essere
continua) la curva si trasforma in un insieme di punti.
à
Altre ipotesi sulle preferenze di un consumatore:
• Monotonicità: per un consumatore con preferenze monotone, panieri che contengono
quantità maggiori di un bene sono preferiti a panieri che contengono quantità minori di
uno stesso bene (più è preferito a meno). Questa ipotesi si contraddice con la condizione di
sazietà, in cui la monocità è presente solo in un sottoinsieme che non comprende il punto
di sazietà. Data una curva di indifferenza (inclinazione
negativa), tutti i panieri che si trovano a nord
Panieri
migliori est della curva sono preferiti a tutti i panieri
Panieri che si trovano su di essa tutti i panieri che si
à
peggiori trovano sulla curva sono preferiti a quelli che
vi si trovano al di sotto.
• (Stretta) convessità: dati due panieri indifferenti X e Y, il consumatore preferisce sempre un
terzo paniere Z composto dalla combinazione dei due panieri X e Y combinazione
à
convessa dei due panieri: prendo un parametro “t” compreso tra 0 e 1 (esclusi) e costruisco
un nuovo paniere Z che contiene t volte il paniere X e (1 – t) volte il paniere Y. La
combinazione convessa contiene una quantità bilanciata dei due beni.
Î
t ]0, 1[
Z = t X + (1 – t) Y
SAGGIO/TASSO (= rapporto) MARGINALE (perché si fa riferimento a variazioni piccole) DI
SOSTITUZIONE (di un bene con l’altro) (MRS: Marginal Rate of Substitution): modo per
rappresentare le curve di indifferenza, chiedendosi qual è il rapporto in cui possono essere
sostituiti i beni lasciando i panieri sulla stessa curva di indifferenza. Paniere di partenza A: contiene
una certa quantità x di un bene 1 e una certa quantità x di un bene 2; consideriamo una curva di
1 2
indifferenza convessa in cui vale la monotonicità. Immaginiamo di voler proporre al consumatore
un altro paniere, B, con differenti quantità di beni 1 e 2 se aumentiamo il bene 1, quanto bene
à
2 in meno si deve avere per rimanere sulla stessa curva di indifferenza? La variazione di bene viene
($
DX DX DX !
chiamata (in questo caso > 0, quindi < 0 = inclinazione della retta che passa per i
à
1 2 ($ "
due beni). ($ '$
! !
MRS = =
lim -− . −
($ '$
D$ →* " "
"
Nel caso in cui il bene 2 sia un bene aggregato, il MRS può essere considerato come la disponibilità
marginale a pagare di un bene rispetto all’altro, in unità quindi in euro se il MRS è grande, vuol
à
dire che sono disposto a pagare molto per aumentare il consumo del bene 1.
UTILITÀ
In epoca vittoriana, l’utilità era la misura del benessere derivato dal consumo. Oggi l’utilità è una
maniera alternativa per determinare le preferenze di un consumatore.
FUNZIONE DI UTILITÀ: regola che associa per ogni singolo consumatore a un dato paniere di
consumo (variabile indipendente) un numero reale (variabile dipendente) dominio: spazio dei
à
beni, codominio: retta dei reali. Se un paniere x è preferito a un paniere y, il valore associato a x è
più grande del valore associato a y.
+
u(x , x ) R t.c. se x è preferito a y, allora u(x) > u(y) e se x è indifferente a y, allora u(x) = u(y)
à
1 2
L’utilità è ordinale, cioè è rilevante unicamente l’ordine dato ai panieri.
ESEMPIO
Se ho una funzione con due variabili indipendenti (x , x ) e una variabile dipendente (z), posso
1 2
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