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Egittologia

Protodinastico: I/II dinastia

Di queste dinastie si sa poco; esistono solo delle attestazioni di nomi di re fatte sopra delle etichette di osso che dovevano accompagnare degli oggetti per certificarne l'appartenenza al faraone. Quindi si può parlare della nascita della scrittura, i geroglifici egiziani compaiono nella loro forma decodificata sin dall’inizio, non c’è periodo di “gestazione” e non si conosce ancora come questo sistema scrittorio si sia formato. Questi primi testi sono testi brevi, sono etichette appunto che indicano che l’oggetto appartiene al faraone e provengono tutti da ambienti funebri, per lo più da tombe ritrovate ad Abydos. Altre attestazioni sono i primi documenti, tra cui le tavolette/tavolozze.

Nome del re e cartiglio

Come riconoscere il nome del re? Incluso in una cosa chiamata “cartiglio”, di forma ovale, e all’interno vi si trova appunto il nome del re o della regina (a partire dalla IV dinastia in poi); prima il cartiglio aveva un’altra forma di facciata di palazzo (I-II-III dinastia), si vede il palazzo visto dall’alto, in prospettiva.

Narmer

Uno dei faraoni del periodo protodinastico, vissuto intorno al 3150 circa a.C., il primo che ha unificato l’Egitto perché prima di questo periodo esso era un insieme di città autonome l’una dall’altra, in conflitto tra di loro; c’erano all’interno diverse religioni perché ognuna di queste città aveva sviluppato una propria teologia mettendo al centro dell’interesse religioso divinità diverse tra di loro. Rimangono due centri di potere, il Delta e la Valle del Nilo propriamente detta (dove sorgeva Menfi). La storia egiziana è caratterizzata dal dualismo che la accompagnerà sino alle ultime dinastie: Alto e Basso Egitto. Essere re delle “Due Terre” significa essere il faraone. Alto e Basso Egitto significava che gli egiziani per orientarsi guardavano la sorgente del Nilo (chi voleva orientarsi guardava il Sud, perché quello che conta per loro era la corrente del Nilo che partiva dal sud e arrivava al nord), perciò il Sud per loro era l’Alto Egitto, e di conseguenza il nord il Basso Egitto. L’Alto Egitto aveva clima arido (perfetto per la conservazione dei manufatti) e poca terra coltivabile, il basso era molto ricco di selvaggina e più coltivabile. Le necropoli le costruivano al confine tra la terra coltivata e l’inizio della zona desertica, e ciò consentiva lo sviluppo di tombe per il fatto che si era fuori dalla parte abitabile.

Il primo ad aver unificato l’Egitto fu Narmer: di lui ci resta una tavoletta di fard alta 50cm, double face. Il re è rappresentato e vi compare anche il suo nome al centro di vacche a testa umana, divinità; rappresenta un re guerriero che sta spaccando la testa ad un nemico (il cui nome è Uash, scritto già in geroglifico vicino alla sua testa), sul quale ha avuto la meglio, che tiene per il ciuffo di capelli. Dietro si trova un dignitario, un porta-sandali. Accanto al re c’è un gruppo formato da un falco (animale associato al faraone) che con un uncino ed una corda tiene prigioniero per il naso la testa di un personaggio con la barba: il collo di costui diventa un geroglifico (fusione di 2 geroglifici: testa umana e segno delle terre paludose), un territorio acquitrinoso da cui spuntano dei fiori di piante di papiro, ed indica i territori paludosi del Delta. Ciò sta a significare che il re sottomette i gruppi umani del Delta del Nilo, del Basso Egitto. La corona del re, una specie di cuffia, viene chiamata “corona bianca” ed è il tipico abbigliamento vestito dal faraone in qualità di re dell’Alto Egitto. Sotto ci sono altri due nemici atterrati.

Nel retro della stessa tavoletta: presenta di nuovo il nome di Narmer, sotto c’è il re con sempre il porta sandali. Il faraone ha un’altra corona, la “corona rossa”, corona del Basso Egitto. Lui quindi si presenta nella sua nuova veste di faraone del Basso Egitto ed è per questo che gli egittologi pensano che costui sia stato il primo ad unire le due terre. Il re è accompagnato da una donna (non si sa chi sia) e da una serie di uomini che portano una serie di stendardi; il re sta passando in rassegna una serie di nemici a cui gli è stata tagliata la testa, posizionata tra le gambe in segno di disprezzo. Sotto vi è una composizione araldica che non ha nulla di storico, due bestie mitologiche che formano un cerchio in cui veniva preparato il phard. Sotto ancora vi è un toro (simbolo del faraone) che con le corna distrugge un nemico e la sua città, raffigurata con una cinta muraglia fatta di mattoni caduti a terra. Tutto ciò simboleggia un solo ed unico regno.

I/II dinastia chiamate “Abidene” o “Timite”

Chiamate così perché stanno al sud dell’Egitto; a Timis è stato scoperto un cimitero monumentale che presenta diversi problemi, il primo dei quali è che il cimitero non presenta corpi. Allora si cerca di capire dove possano essere stati sepolti questi corpi dei re: siccome è un periodo in cui si parla molto dell’unità dell’Egitto e quindi dei faraoni che hanno unito il nord con il sud, si è ipotizzato che questi re avessero una tomba doppia, una vera da qualche parte ed una ripetuta. Abydos sarebbe stata quella dell’Alto Egitto (dissero che le tombe furono però state derubate). C’era un altro problema però, ovvero che un’altra necropoli sempre con gli stessi nomi di questi faraoni della I e II dinastia è stata ritrovata a Menfi, Saqqara per la precisione (insieme a Tebe è la necropoli di Menfi, della capitale); neanche qui sono stati trovati dei corpi, ma le tombe che sono state ritrovate ad Abydos umili e povere, sono a Saqqara invece enormi.

Ad esempio, a Saqqara è stata ritrovata la tomba di Uag (faraone della I dinastia), una struttura gigantesca e gli inglesi dissero che siccome queste tombe sono più monumentali, allora i corpi di questi primi faraoni erano stati seppelliti lì a Saqqara. La tomba regale è suddivisa in due parti, la prima costruita di mattoni fatti seccare al sole e creano delle lesene e che ricordano i templi delle divinità Mesopotamiche. Gli spazi (rettangoli) sono dei magazzini in cui si trovavano i beni di famiglia.

Quando c’è un culto, a qualunque tomba del faraone viene assegnata una serie di terre d’Egitto che sarà collegata alla fondazione del tempio, che apparterranno a quel tempio, i cui prodotti andranno poi a finire all’interno dei magazzini della tomba. Sotto a questa struttura c’è un pozzo che scende sotto terra, e lì si trovavano più camere sepolcrali, in una delle quali si trovava il corpo del faraone; questa struttura rimarrà sigillata.

Antico regno, dalla III dinastia

Djoser (2.600/2.650 a.C.), faraone con cui inizia forse la III dinastia. Con lui iniziano le grandi costruzioni. Sulla parte ovest del Cairo, scendendo verso sud si trovano necropoli: Saqqara, Giza, Abusir, tutte necropoli di Menfi. Esse coprono circa 500 km. La più grande area è quella di Saqqara: tutta la parte montagnosa è occupata di tombe di tutti i tipi, faraoni, regine e altri; il fulcro è costituito dalla Piramide a gradoni, fatta costruire da Djoser. Vicino ci sono poi altre piramidi.

Questo complesso di Djoser è il primo complesso costruito con l’uso della pietra. È con lui che infatti inizia anche la costruzione delle piramidi. Quella sua è la prima piramide costruita e si trova al centro del complesso chiuso da un muro di cinta lungo che ha diverse entrate ma sono false porte; la vera porta che dà accesso a questo edificio è una sola che si trova a sud-est e dà accesso ad un cortile colonnato. Questo complesso ha lo stesso motivo di quello di Narmer, fatto però in pietra al posto di mattoni. Il decoro parietale a facciata di palazzo sarà sempre impiegato in ambito funerario, anche per i sarcofagi.

Dalla porticina si accede al corridoio fiancheggiato da colonne formate da steli di papiro; in tutto il complesso si vede la diffidenza nei confronti della pietra come materiale da costruzione, nel senso che si vede molto bene che le maestranze hanno provato a mettere in opera questo materiale senza averne fiducia: si è cercato di sostituire la pietra con materiali organici, come appunto le colonne.

Vi è poi l’accesso ad una enorme corte centrale e ci si trova davanti alla piramide, all’epoca doveva raggiungere circa 60 metri (40m e qualcosa oggi). Un altro motivo che dichiara la diffidenza verso la pietra è il modulo in cui venivano costruiti questi blocchi: non si fidavano a cavare grossi blocchi (costava anche meno che cavarne di piccoli) ma solo piccoli blocchi. Chiamata “piramide a gradoni” perché ci sono 6 piani che vanno verso l’alto.

Come nasce questa piramide? Non c’era un progetto iniziale ma è il risultato di varie modificazioni che sono state effettuate durante la sua costruzione; il creatore di essa fu l’architetto Imhotep, famoso perché verrà divinizzato dopo la sua morte. Egli verrà divinizzato come divinità guaritrice, perché oltre ad essere architetto, a lui viene attribuita la scoperta delle scienze esatte, numeri, astronomia, ecc. e gli verrà anche attribuita la scoperta della medicina, quindi la possibilità di guarire. Era un tuttologo; astronomia e architettura erano collegate all’epoca.

Piramide: la tomba principale, come tutte le altre, doveva avere la forma della “mastaba” (in arabo vuol dire “panchina”, era infatti una panchina di terra battuta su cui dormono le persone), costituita da una sovrastruttura fatta di magazzini accessibili a sacerdoti e alle famiglie. In cima c’erano delle aperture a cui si accede, tramite pozzo di 10/12m, alla camera funeraria; parte dal tetto perché i sarcofagi, siccome erano troppo grossi, venivano calati dentro. Il pozzo poi veniva sigillato con pietrisco o sabbia (i vivi non avranno più accesso alla camera sepolcrale) fino ad un certo punto, la parte non sigillata dava aria e luce al magazzino. Per i re era la stessa cosa, si distingue solo per la monumentalità, bellezza e decoro.

Nella piramide di Djoser, dove i blocchi sono più piccoli ancora, si aveva la fine della mastaba iniziale, dopo poi si sono aggiunti altri blocchi. La piramide è stata più volte modificata: si pensa che sopra alla mastaba sia stata costruita una piramide più piccola, poi ampliata successivamente in una più grossa. Le specie di “B” forse erano due segnali intorno ai quali si doveva correre.

Tutto questo complesso di Djoser è un sito strano che non ha nulla a che vedere con quelli della IV dinastia: perché questo era un complesso chiuso, e, inoltre, alcuni di questi edifici ed elementi inclusi in questo recinto non saranno più visibili nelle dinastie seguenti:

  • Pilastro Djed, che mai più troveremo come oggetto decorativo parietale.
  • Altre costruzioni che non troveremo sono dei pilastri di papiro fiorito, non lasciate solo di pietra ma gli vengono aggiunto il legno.
  • Fregio di urei (serpente), altro animale associato alla regalità egiziana, mai però lo ritroveremo ad ornare la parte alta di un muro.
  • Presente anche grafito ieratico che associava per la prima volta il pre-nome con il nome di Djoser.
  • Ci sono delle cappelle sostenute da travi, cappelle di centri di culto dell’Alto e del Basso Egitto; sono anche queste trasposizioni in pietra che venivano costruite temporaneamente per festeggiare il giubileo (ogni 25 anni); il re è raffigurato in atto di correre prima con la corona bianca, poi quella rossa, poi quella doppia.
  • Sgabuzzino con due buchi mai stato accessibile da cui si vede la statua del faraone, prima statua a grandezza reale dell’Egitto fatta con tecnica polimaterica; statua di culto posta tra il fuori e il dentro, costruita a cavallo tra il fuori e il dentro perché è in qualche modo la rappresentazione di Djoser che riceve le offerte. La statua in Egitto ha un valore magico e religioso: costituisce l’alter ego della persona che rappresenta, veicolo che permette di far attraversare il tempo al proprietario stesso rimanendo indenne; il testo inciso sulla statua non deve essere cancellato, magica è la parola del nome perché una cosa senza l’altra non può funzionare. Ecco che per gli egiziani una delle cose peggiori che possono fare ai nemici è cancellare il nome del possessore dal monumento, si condanna la persona che è committente di quell’opera. Davanti alla piramide c’è il tempio funerario e da lì la statua riceve le offerte che gli vengono date.

Imhotep ha lasciato la firma su questo complesso.

La sfinge

Due teorie secondo cui o è Cheope o Chefren (IV dinastia), o padre o figlio. La IV dinastia è quella di cui si parla più spesso.

Cheope

Di Cheope non si conosce nulla, nessuna raffigurazione tranne una piccola statuina di osso: alta 6 cm ritrovata ad Abido (nel sud dell’Egitto), sul cui fondo è presente il cartiglio di Cheope. Essa si è rivelata essere la riproduzione di Cheope della XXVI dinastia, quindi di circa 2000 anni dopo, anni in cui il suo culto era ancora in vigore.

Chefren

Statua in pietra durissima in cui viene raffigurato, secondo uno schema ieratico, Chefren con il nemes, copricapo regale con un falco (Horus). Il falco si trova dietro, tra la nuca ed il collo (anche nella mummificazione viene considerata la parte più debole, la parte che si stacca con più facilità quando il corpo è già decomposto è proprio la testa; infatti tutti i testi che hanno a che fare con l’imbalsamazione contengono degli “spell”, degli incantesimi, che garantiscono che la testa rimanga attaccata al corpo), protegge la nuca stessa poiché si pensava che quella fosse la parte debole (il male colpisce sempre alle spalle); la testa deve rimanere attaccata al corpo.

Micerino

Micerino, la più piccola piramide di Giza: La piramide è piccolo gioiello perché prevedeva copertura in blocchi di granito mai terminata, probabilmente perché Micerino muore prima. A fianco 3 piramidi satelliti appartenute alle regine di Micerino e poi il tempio a monte. La parte sopra sono blocchi di calcare mentre la parte sotto si era incominciata a ricoprire con il granito (granito rosso proveniente da Assuan); si vede molto bene la procedura utilizzata per ricoprirla di granito, venivano messi i blocchi ancora non completamente squadrati, la superficie veniva spianata poi successivamente. Dentro la camera sepolcrale, nei primi dell’800, si è trovato il sarcofago esterno in pietra fatto a facciata di palazzo più uno interno in legno, rifatto però forse durante la XXVI dinastia.

Tempio a valle di Micerino

Si sono trovate una buona parte delle triadi di sculture dove predomina la figura di Micerino; stile tipico severo dell’Antico Regno, le masse muscolari trattate in una maniera convenzionale e, quello che colpisce, non è la resa naturalistica, ma la severità delle figure, Micerino nel mezzo con il piede sinistro avanti (tipica caratteristica arte egiziana) accompagnato da 2 divinità: Hathor (copricapo con due corna di vacca e al centro un disco solare) e altra divinità femminile accompagnata da uno stendardo sulla testa, divinità principale del Medio Egitto (riconoscibile appunto dallo stendardo). Sempre su queste triadi di statue compare anche un’altra divinità. Micerino ha la corona bianca, e infatti tutte queste son province del Sud, dell’Alto Egitto, e quindi forse ce ne saranno state altre in cui lui era raffigurato con la corona rossa.

Djedefra o Radjadef

Altro re della IV dinastia, contiene nel suo nome la parola “Ra”. Pare quindi che ci sia già a partire da questa dinastia una specie di rivoluzione teologica, la quale sarà quella distintiva della dinastia successiva.

V Dinastia

Piramidi molto più modeste, meno prestigiose rispetto a quelle della IV. Ma l’Egitto di questo periodo è comunque ricco, i rapporti commerciali con l’esterno aumentano. Perché questa costruzioni così modeste? Intanto c’è una rottura con la IV dinastia dovuta ad un legame diretto che i re della V dinastia hanno con il Sole (Ra). Per la prima volta un papiro letterario lega i re della V dinastia al Sole, forse anche mitologicamente; questo papiro fa nascere i primi re della V dinastia da una sacerdotessa di Ra di Heliopoli (città del Sole). La sacerdotessa è stata ingravidata da un Dio e da questo parto nascono i re della V dinastia: i re di questa dinastia seguono il culto solare. I re della V dinastia inaugurano un nuovo modulo architettonico, un nuovo tipo di monumento, il tempio solare: L’elemento culminante è una specie di obelisco tozzo (è la ricostruzione della pietra benben, un meteorite venerato ad Heliopoli e che avrebbe ispirato la forma delle piramidi) montato su un

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/02 Egittologia e civiltà copta

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aryyb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Gallo Paolo.
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