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Riassunto esame e appunti esame egittologia, prof P. Gallo Appunti scolastici Premium

Appunti di Egittologia basati su appunti personali presi durante le lezioni del prof. P.Gallo.
Argomenti:
-i principali eventi storici ed economici che hanno determinato l’evoluzione della civiltà egizia durante il periodo faraonico, dall’Antico Regno fino alla conquista di Alessandro Magno;
– i problemi, le fonti e i metodi della storia dell’Egitto faraonico;
–... Vedi di più

Esame di Egittologia docente Prof. P. Gallo

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ESTRATTO DOCUMENTO

24/02/2016

prima parte della XVIII dinastia, che anche il Delta inizia a popolarsi in maniera più

intensiva. Gran parte delle città del Delta, compaiono nei testi egiziani proprio adesso, e

spesso iniziano per “per-”. C’è quindi urbanizzazione del Delta che prima non c’era.

Tempio funerario Hatshepsut:

Il tempio funerario di Hatshepsut a Deir el-Bahari, mastodontico, è ispirato forse a quello di

Montuotep II, vicino ad esso.

In parte è stato costruito in blocchi, in parte è stato scavato nelle rocce. Ci sono più rampe,

più piani.

Non esiste nessun altro tempio con questo modello architettonico; è stato creato da un

fedele della Regina, Senenmut, sacerdote di Ammone, braccio destro della regina e

precettore della figlia di quest’ultima. In una statua cubica, egli viene raffigurato insieme

alla figlia di Hatshepsut, Neferura, che si trova in mezzo alle sue gambe.

Si fa fare questo tempio funerario proprio in qualità di faraone dell’Alto e Basso Egitto.

La struttura ha parecchi punti che sono unici, non soltanto nello schema con questa varie

spianate/piattaforme sovrapposte, ma anche nel programma decorativo che si vede

all’interno dei colonnati, decorati appunto con gli eventi salienti del regno di Hatshepsut.

Alcuni sono passati alla storia: ad esempio, raffigurazione della regina di Punt, questa

terra misteriosa che oggi forse sappiamo dov’è grazie ad una serie di ritrovamenti sul Mar

Rosso che menzionano appunto questa terra (pensata come il corno d’Africa ma in realtà

molto probabilmente è la penisola arabica, al di là del

Mar Rosso). La regina di Punt viene raffigurata in una

maniera che nessuno ha potuto inventarsi, è evidente

che corrisponde in qualche modo ad una persona

realmente esistita; in effetti si parla in questo testo di

questa spedizione che ha ordinato Hatshepsut alla

ricerca di incenso e di materiali preziosi. In questa scena

raffigurata, Hatshepsut tenta il trapianto dell’albero

dell’incenso, cerca di portarlo dalla terra del Dio verso la

casa di Ammone (Perimen(?)), verso il tempio di

Ammone. Una serie di operai portano dentro ad un

24/02/2016

cestino questo albero che è stato sradicato per essere di nuovo trapiantato in Egitto

(cercare di portare in Egitto delle specie nuove). Attualmente questa zona si trova più o

meni nello Yemen.

Che cos’è il tempio funerario?

La piramide intesa come tomba del faraone, viene abbandonata alla fine del Medio Regno,

perché poco sicura visto che spesso venivano violate.

Con la XVIII dinastia si ha una cesura di questo sistema che prevedeva tempio e piramide

vicini l’uno all’altra; nel Nuovo Regno questo sistema si scinde, non è più legato

topograficamente, il tempio sta in un luogo, la tomba in un altro, per far appunto fronte alle

ruberie. Ecco perché se uno va a Tebe vede tutti i templi funerari della XVIII dinastia da

una parte, mentre le Tombe stanno nella Valle dei Re (le tombe di ciascun re erano state

accuratamente sigillate e mascherate sotto il pietrisco della falesia).

Tempio funerario, “tempio dei milioni di anni”, si svolgeva il culto del sovrano morto.

Già con i primi re della XVIII, Amenofi I e Ahmosi, hanno già i templi appiccicati alla Valle e

irrigati dal fiume.

Questo fu un periodo ricco e interessante per via delle relazioni internazionali che poi si

mantennero anche dopo Hatshepsut.

Thutmosi III:

Hatshepsut venne etichettata come regina usurpatrice perfino dagli egiziani stessi, i quali

distrussero i monumenti che lei stessa fece costruire a Karnak, cancellarono il suo nome

dal canone (conservato ora a Torino), come se anche dopo i faraoni sentissero che

dovevano bandirla in qualche modo da i re canonicamente riconosciuti dall’Egitto.

Thutmosi III, grande faraone, prenderà poi il potere ed estromette la matrigna di cui poi

non se ne parlerà più, persino il suo nome sparirà; non si sa neanche

più della sua tomba, ritrovata poi successivamente da un egittologo

(era una tomba in cui poi durante la XXI dinastia vennero messi altri

corpi di faraoni della XVIII dinastia che avevano perso la loro tomba).

Il nome di Hatshepsut verrà poi ritrovato all’interno di un pilone del

tempio di Karnak, il quale era stato ricoperto e nascosto all’interno del

pilone.

Thutmosi assume il comando ormai ultraventenne e da all’Egitto un

grande regno fatto di aggressioni verso l’esterno, sia in Nubia, sia in

Oriente fino all’Eufrate; sarà quest’ultimo il limite massimo del suo

regno. Arriva più lontano anche dei Ramessidi.

Come sappiamo tutto ciò? Egli stesso ha fatto degli annali, per 18

anni, e dice però sempre le stesse cose per tutti questi anni. Alcuni, per

questa ragione, si sono chiesti anche se fosse vero, ma da un punto di vista archeologico

sembra vero che tutto l’est fosse sotto il suo controllo.

All’interno il regno viene pacificato, i seguaci di Hatshepsut fanno una fine triste.

Anche se se ne parla poco, Thutmosi III fu uno dei più grandi re della storia egiziana.

Si è ritrovato il nome di Hatshepsut all’interno della cappella rossa: il cartiglio c’è ancora e

si trovava nascosto dentro un pilone di Karnak, ed è stato successivamente ritrovato solo

quando il pilone è stato smontato perché stava cadendo a pezzi.

[Parlando degli Hyksos, gli scavi degli austriaci durante gli anni ’90, hanno ritrovato

qualcosa di nuovo di cui non esistono paralleli e difficili da interpretare: nella zona centrale

24/02/2016

della città di Avari, è venuto fuori un complesso palazziale, ma la pianta di questo

complesso non aveva una forma prettamente egiziana. Questi erano palazzi affrescati con

dei motivi veramente eccezionali: ad esempio, su uno di

essi, vediamo un atleta con dei capelli lunghi (visibilmente

non egiziano) che sale sulla groppa di un toro tenendolo

per la gola, e dietro c’è uno sfondo che rappresenta un

labirinto. Tutto ciò evoca Creta e gli affreschi cretesi di

Cnosso.

Altro esempio è l’affresco su cui viene rappresentato un

uomo con un gonnellino tipicamente minoico, sta saltando

nuovamente sulla groppa di un toro di cui si vede solo la

coda e la schiena.

Tutto questo decorava le pareti di questo edificio che è

stato ritrovato: temi non soltanto minoici ma addirittura di Cnosso. Ne possiamo dedurre

che l’Egitto aveva dei rapporti direttamente con Creta.

Lo stesso scavatore, Manfred Bietak, di questo complesso ha dato una prima

interpretazione cronologica (1700-1550) che non andava bene: lui diceva che questi

palazzi erano contemporanei agli Hyksos e che questo palazzo dimostrava dei rapporti

interdinastici tra le genti cretesi e le genti Hyksos. E’ stato criticassimo e ha dovuto

rivedere questo problema di cronologia. Se era vera questa teoria, allora sarebbero stati

più antichi di quelli cretesi. Ora la vera datazione risale a Thutmosi III; quindi sappiamo

che ad Avari, durante la prima parte della XVIII dinastia, con Thutmosi III e Amenofi II ci

sono stati rapporti diretti, nel cuore del Delta, con popolazioni cretesi.

I palazzi sono forse il manifesto di relazioni interculturali forti suggellate da matrimoni

interdinastici, tra cretesi e egiziani della XVIII dinastia e non più quindi con Hyksos.]

Templi di Luxor e Karnak:

Essi sono dedicati a delle forme differenti di Ammone ed erano collegati con un viale

monumentale e alberato fiancheggiato a sua volta da sfingi.

Un signore, governatore militare di Luxor, durante gli ultimi anni di Mubarak, aveva deciso

di unire Luxor a Karnak, levare le casupole di mezzo e costituire in questa parte della città

il più grande parco archeologico del mondo. Ha quindi sventrato tutte queste casupole e

con il bulldozer ha ritirato fuori questo viale monumentale di sfingi; tra le case buttate giù,

c’erano anche delle case di epoca coloniale di manifesto storico e che quindi non

dovevano essere buttate giù. 24/02/2016

Karnak è il tempio più grosso dell’Egitto; è diviso in 3 gruppi:

- tempio di Karnak con recinto

- triade tebana (Ammone, Mut, e il loro figlio Khonsu)

La parte però più sacra, il sacello, è andata demolita dalla XVIII dinastia.

Questo tempio è stato modificato più volte:

. I piloni sono stati aggiunti da vari re. C’è una parte tolemaica.

. Il recinto che chiude l’area sacra è stato riedificato dai re della XXX dinastia.

. La sala ipostila, con 120 colonne, è stata fatta da Ramses II e il figlio.

. C’è una parte aggiunta che va verso Mut, la dea consorte di Ammone.

C’è un riassetto teologico: fino al medio regno le divinità si muovono singolarmente (ogni

città ha una sua divinità protettrice), mentre dalla XVIII dinastia c’è la volontà di rettificare

tutto ciò che non rientra in determinati schemi. In questo periodo non ci si basa più solo su

un dio, ma su tre (triade): dio principale, la moglie del dio e il figlio (forzatura della

teologia). Ecco perché ad Ammone vengono affiancati altri due dei.

In questa XVIII dinastia c’è nuova tendenza religiosa, l’osirizzazione della religione

egiziana. Fino ad adesso Osiride non aveva tutto quel peso che ora invece ha; la triade,

Osiri, Isi e Horo, si impone su tutto l’Egitto, questo perché questa triade si collega alla

morte e all’Aldilà.

Osiride è un Dio che muore e, dopo vari eventi, risorge sempre. Esisteva anche un Osiri

vegetale, che veniva proprio fatto vegetare: venivano seminate delle formine a forma di

Osiride con della veccia e poi quando questa eretta veniva fuori, questo era l’Osiri

vegetale, era quindi la prova che questo cadavere riviveva.

Il suo nemico principale è Seth e il figlio è Horo, nascosto da Iside sotto cesti di papiro

nella paludi del Delta e, dopo aver battuto lo zio Seth, diventa il primo faraone egiziano.

Osiride è il meccanismo perfetto perché è la mummia per eccellenza, e quindi chiunque si

faccia mummificare viene assimilato ad Osiride e ciò ne permette la risurrezione in quanto

Osiride.

Iside è la moglie che è dedita al marito morto e al figlio che accudisce e lo mette al riparo.

Tutto ciò ha un grande veicolo nel nuovo regno, il “Libro dei Morti”, ultimo capitolo della

letteratura religiosa.

I testi dei sarcofagi si ritrovano nel “Libro dei Morti”, diviso in capitoli (centinaia); grande

protagonista del libro è Osiride, e il defunto è Osiride. I papiri vengono acquistati in bianco,

il nome di chi lo acquista verrà aggiunto dopo. Il defunto poi riuscirà a superare la

distruzione/decomposizione del corpo e ad arrivare all’essenza eterna. 29/02/2016

Egittologia

Nuovo Regno:

Il libro dei morti è lo sviluppo dei testi che garantiscono l’aldilà alla gente.

Questo papiro è più versatile rispetto ai testi sui sarcofagi, è una cosa più semplice da

comperare, è un oggetto poco voluminoso e può essere persino messo all’interno del

sarcofago ed è anche più economico.

Il papiro era un materiale costoso e, per quanto sia stato trovato in grande quantità, era il

materiale usato per fare le belle copie, le brutte copie venivano fatte su “ostraka”, pezzi di

coccio o di pietra levigata.

Il libro dei morti che ha molti capitoli, ha delle vignette che raffigurano delle scene dove

spesso Osiri è il protagonista; purtroppo uno dei suoi problemi è il fatto che le vignette non

coincidono con i testi, esse vengono infatti collegate molto spesso ad altri testi esterni e

non per forza a quelli di cui si parla. Alcuni capitoli, i più importanti, vengono trascritti sulle

pareti delle tombe.

Hathor, la dea dell’ebrezza e dell’amore fisico, ha una doppia faccia: bisogna ingraziarsi

Hathor ma l’altro lato è un lato aggressivo che induce all’uomo a fare delle cose contro

l’etica intesa come privata ma anche di stato.

Aget, Bastet, Mut, altre dee pericolose. Mut bisogna ingraziarsi perché diventa aggressiva

contro persone che non fanno determinate cose (animale associato al falco, che si nutre di

carogne ma viene considerato anche come animale solare perché vola nel cielo).

Il libro è una lotta per contrastare la putrefazione.

Mut può diventare anche altre divinità, declinazione di quest’ultima: si può incarnare nella

dea Sekhmet, dea con la testa di un leone. Questa dea è attribuibile ad Amenohtep III,

padre di Akhenaton, il quale ne aveva commissionate 360 (anno egiziano è di 360 giorni) a

grandezza naturale e anche più grandi in granito; ogni Sekhmet ha un epiteto, ad esempio

“Sekhmet la grande/la vecchia”, riceveva dei culti particolari da sacerdoti che dovevano

pacificarla (scoccava delle frecce di malattia).

La dea Sekhmet pacificata diventa Bastet, la dea gatta.

Non è chiaro dove le statue di Sekhmet erano posizionate, forse nel cortile di Karnak, però

alcuni scavi ora ne hanno ritrovate altre all’interno del tempio funerario di Amenofi III; tutte

però provengono sicuramente da Tebe. 29/02/2016

La Valle dei Re entra durante la XVIII dinastia e poi con la XXI dinastia viene lentamente

abbandonata perché la gente si fa seppellire altrove.

La Valle dei Re:

Valle del tutto nascosta, posto scelto appositamente per nascondere le tombe dei re del

Nuovo Regno.

Come si è già detto, esiste uno sdoppiamento dei vari componenti del culto funebre del re:

la tomba e il tempio si staccano e diventano due unità separate fisicamente, sono solo più

in contatto magico. Con il Nuovo Regno, le offerte funebri si fanno nei templi e il defunto le

riceve direttamente oltre alla montagna nella Valle dei Re.

Si commissionano quindi delle tombe sotterranee scavate nella roccia e successivamente

dipinte. Chi le fa? Si crea il problema del tenere nascoste le ubicazioni e quindi bisogna

tenere sotto controllo chi le fa; è un lavoro di

équipe, e tutti gli operai vivono in una

comunità chiusa e segregata rispetto alla

società egiziana, ovvero la comunità di Deir

El Medina. Si trova all’incirca nella zona

ovest, non nella zona dei templi ma a mezza

strada tra la Valle dei Re e Deir El-Bahari; è

un piccolo villaggio con delle casupole che si

trovano più o meno nello stesso punto delle

tombe, a poca distanza una dall’altra. Era

costituita da una società chiusa perché non

potevano comunicare con la gente comune per paura che rivelassero la posizione delle

tombe dei faraoni a cui lavoravano, nonostante però queste misure di sicurezza le tombe

furono comunque soggette a ruberie, ad eccezione di quella di Tutankhamen.

I lavoratori di questo villaggio si tramandano la loro arte di padre in figlio, una società nella

società, non si sposano neanche con persone esterne. Grazie a questo fatto abbiamo

molte informazioni sulle famiglie e le loro genealogie.

Una delle tombe private degli artisti di Deir El-Medina:

Sovrastruttura della tomba, una piramide all’interno della

• quale c’è spesso una stele.

Tempio privato con accesso verso l’esterno

• Cortile centrale

• Entrata alla tomba dove ci sono delle camere in cui vengono deposte le

• offerte

La stanza funebre si trova sotto terra.

• 29/02/2016

La divinità di Deir è una dea serpente, “colei che ama il silenzio”; essa è in realtà una cima

di una montagna la cui forma evocava la parte alta di un cobra.

Pieno periodo della XVIII dinastia:

Tutmosi IV è padre di Amenofi III, 1350 a.C., cuore dell’arte egiziana elegante.

Amenofi III/Amenhotep III:

Ha regno relativamente tranquillo, si concentra sul miglioramento

del paese dal punto di vista agricolo; l’Egitto è estremamente ricco

in questo periodo e scambia oro con i più grandi regni dell’epoca

(Cipro, Biblo, Sidone,…). Egli si fa fare un tempio funerario

maestoso di cui resta quasi niente.

Fino a poco tempo fa restava veramente poco di questo tempio, i colossidi, posizionati

all’entrata; un archeologa di origine armena ha poi trovato

altre meraviglie ancora in corso di scavo. Sono state ritrovate

sempre statue di Amenofi III grandi quanto i colossidi

inghiottite nel fango che stanno cercando di ricostruire: alcuni

resti sono dei piedi che pestano i 9 archi, e intorno ci sono

degli uomini che hanno le braccia all’indietro, prigionieri con le

mani legate, che hanno un cartiglio al posto del gonnello sul

quale c’è scritto il nome del popolo (ad esempio, nome di città

cretesi, Cidonia, Muccano per Micene, Cnosso,…esse sono le

prime attestazioni scritte di città minoiche e micenee che esistono nella storia). Il faraone

non aveva sottomesso queste popolazioni ma si arroga il diritto di capeggiare sulle

popolazioni straniere che non erano egiziane.

Per l’arte è uno dei momenti percepiti come uno dei più eleganti dell’arte egizia: si

scelgono pietre particolarmente dure (come quarzite) per fare statue levigatissime, gli

occhi sono sempre grandi e lunghi e ciò sta ad indicare il periodo amarmiano, che ha inizio

con Amenofi III. 29/02/2016

L’artista chi è?

Non lo sapremo mai, non si firmerà mai nelle sue opere perché non sente il bisogno di

essere riconosciuto. Un artista che non si firma ha la consapevolezza di aver fatto

un’opera d’arte? Non si conoscono nomi di nessun artista egiziano importante, forse

qualcuno per sbaglio perché ci è giunto per caso un documento.

I ritratti di Amenofi III si riconoscono per questi occhi lunghi, le labbra gonfie e le

sopracciglia arcuate.

Esiste un’altra statuaria nel nord che inizia a ritrarre lo stesso re, Amenofi III, in un altro

modo: c’era la presenza di più scuole d’arte in Egitto. Il re veniva rappresentato in una

veste di lino con un ventre abbastanza pronunciato.

Tiye, moglie di Amenofi III, statua: molto elegante, pietra di granito dura, c’è contrasto tra

levigatezza e purezza dell’ovale con la parrucca pesante e appena accennata dei capelli.

Amenofi III avrà un figlio, Amenhotep IV (Akhenaton): lo assocerà al trono sin dall’inizio.

Con Amenofi IV tutto all’inizio fila tranquillamente, poi però inizierà quella che passerà alla

storia come rivoluzione religiosa atoniana. Inizia quindi in qualche modo a imporre su tutto

l’Egitto, a partire da Tebe, il culo di Aton.

Scrive una serie di testi e addirittura inventa un inno per il culto di Aton.

Questo culto lo ritroviamo già durante la V dinastia ed ora ritorna con più veemenza; al

centro non c’è più il sole Ra, ma Aton, il disco solare. Il faraone crede che tutti gli altri dei

siano solo manifestazione di questo Aton e che debba esistere quindi soltanto una

devozione, quella rivolta al disco solare. Gli altri dei, in particolare Ammone, vengono

esclusi dal culto di stato.

Akhenaton si inventa un nuovo clero collegato direttamente a questo culto. Progetta quindi

anche un nuovo tipo di tempio: si passa da templi chiusi a quelli aperti con forma

completamente differente da quelli del passato poiché si officia al Dio alla luce del sole.

L’odio nei confronti di Ammone è tale che lo spinge a martellare e cancellare il nome da

ogni tempio. Il nome di Amon-Ra è molto simile a quello di Aton.

Perché se l’è presa con Ammone? Forse perché voleva tamponare il potere del clero, che

in quel momento deteneva il regno, di quel tempo per riprendere in mano le redini del

paese.

Akhenaton parte dal presupposto che tutto deriva dal disco solare, la vita deriva dal disco

solare. Da una visione della vita idilliaca. Questo principio che il sole è dispensatore della

vita, dà origine ad una forma artistica svincolata e completamente differente da quella

precedente, e da ciò ne scaturiscono una serie di novità, sia a livello di idee sia a livello di

iconografia. 29/02/2016

Cominciano a comparire così delle stele dove in mezzo campeggia il sole, Aton, da cui

cadono verso la terra dei raggi, effetto benefico e salvifico della vita. Questi raggi sono

animati, finiscono con delle manine e in prossimità della faccia del re, una di queste

manine ha la croce della vita e un’altra croce raggiunge anche il viso della regina. Ci sono

offerte (fiori, frutta, bevande,…) fatte al sole. Questa nuova iconografia è inedita, esiste

però una di queste manine, un sole che produce queste mani, sotto il padre di Akhenaton

(prima testimonianza del sole con delle manine che da la vita). Anche la morfologia dei

personaggi cambia totalmente: sono tratti grotteschi, corpi flaccidi rispetto a quelli dei

faraoni precedenti, le cosce femminili e grosse, spalle strette, costante di tutti i personaggi

della famiglia reale, sia maschi che femmine.

Akhenaton aveva cambiato il nome da quello originale, Amenhotep IV.

Corpi flaccidi.

Sproporzione del tutto nuova per l’arte egiziana, idem per le

figlie.

Egli ha cambiato il nome da Amenofi IV: “Amenhotep” ha dentro il nome del

Dio Ammone.

Viso oblungo di Akhenaton, corpo femmineo.

Ci furono diverse teorie riguardanti l’arte e la statura di Akhenaton: alcuni

pensarono che fosse un pazzo, che questi tratti fisici derivassero da

un’anomalia, da una malattia degenerativa; ciò è impossibile anche perché

questo nuovo stile viene usato sia per raffigurare tutta la sua famiglia, sia per

raffigurare i dignitari. 29/02/2016

Tutto ciò è uno sganciamento dai canoni classici, è una iconografia nuova.

Altro elemento identificativo di questa epoca per quanto riguarda l’arte, è che mai prima di

adesso il re si era fatto ritrarre in atti di vita quotidiana, mai mentre mangiava; questa

iconografia ha quindi inizio con Akhenaton.

Akhenaton abbandona Tebe come capitale e ne fonda una nuova, Akhetaton, fondata in

un luogo dove prima non c’era nulla, nel Medio Egitto (a nord rispetto a Tebe, Tell El-

Amarna, ed ecco perché si parla di arte amarniana).

Perché si fa rappresentare in questo modo?

Secondo molti studiosi, è il fatto che in questo suo delirio mistico, il faraone inizia a

confondersi con Aton stesso, infatti in alcuni testi non si riesce a capire se parla di lui o di

Aton, forse inizia anche a considerarsi come l’incarnazione di Aton stesso in terra. Queste

forme effeminate sarebbero proprio la sua volontà di sottolineare la fusione del principio

maschile e femminile in un unico Dio; siccome egli non ha un coppia di dei ma un unico

Dio dal quale proviene la vita in tutte le sue forme, l’Aton in sé è un principio sia maschile

che femminile, è un Dio unico demiurgo che riassume in sé sia il principio maschile che

quello femminile. Ecco perché Akhenaton ha assunto queste sembianze miste poco

maschili.

Forse c’erano degli antecedenti specialmente parlando di alcune divinità: ad esempio,

divinità maschili che incarnano delle province egiziane e portano i prodotti principali a

ciascuna di esse. Sono maschili con barba e tutto, ma tutto ciò che è fertile in Egitto

assume queste forme esuberanti, molli e tondeggianti. Queste sono prima di Akhenaton, e

forse lui ha scelto questa nuova iconografia per l’incontro di queste due forme in un unico

essere.

Il culto del disco solare era già iniziato con il padre, il quale però non cercò mai di

incoraggiare il culto di un unico Dio. Non abbiamo delle fonti che ci permettano di dire al di

là di ogni dubbio che cosa Akhenaton abbia voluto fare, se c’era un qualche motivo politico

o religioso. Forse c’era una motivazione, ma egli aveva vena di misticismo. Sicuramente ci

fu il rigetto del potere di Ammone, non per nulla abbandona la capitale Tebe dove poteva

fare poco, ma allo stesso tempo per quale motivo il padre non si è mai sentito in dovere di

contrastare il clero?

Akhenaton forma una nuova corte, non ne vuole sapere dei sacerdoti di Ammone che

costituivano l’economia e la politica del tempo; ha lasciato Tebe in mano agli stessi

sacerdoti di prima, non ha mai ucciso nessuno ma si è semplicemente spostato. Questa

29/02/2016

decisione però non è stata risolutiva, questa nuova religione coinvolge poco il popolo,

perché si scontra con un’altra religione che ha una storia molto più lunga, circa due

millenni e mezzo di storia.

Per l’arte però è un momento interessante perché è uno strappo rispetto alle convenzioni

di prima, si vuole creare qualcosa di differente che sia più aderente alle ideologie di

adesso.

Ci sono altre divinità, come Ptah, che non subiscono questo martellamento: Akhenaton ce

l’ha in particolare con la triade ammoniana. Degli scavi hanno messo in luce statuine di

altri dei nascoste all’interno delle case dei dignitari di Akhenaton, i quali non avevano

rinunciato ai loro culti personali.

Tavolette di alamarna: archivio importante di testi redatti in cuneiforme arcadico che

attestano una corrispondenza epistolare tra stati, tra l’Egitto e i maggiori stati della zona

mesopotamica. Si è potuto ricostruire i vari contatti con l’Egitto di Amenofi e le corti

principali di babilonesi, mitanni, biblo, ecc…Esse provengono da Tell El-Amarna. 1/03/2016

Egittologia

Akhenaton sovrano monoteista, un unico culto che deve distruggere tutti gli altri; questo

fenomeno però non iniziò con Akhenaton ma già con suo padre Amenofi III, il quale fa

molte migliorie nei tempi egiziani. Akhenaton si mostra anche in sembianze strane dal

punto di vista fisico.

Con il tempio di Amenofi III inizia l’arte amarniana: sono state ritrovate delle grosse statue

del re che stavano all’interno del grosso complesso monumentale, fino a quel momento

esistevano solo più i due grandi colossi (entrata del tempio).

Le statue di Amenofi III erano state coperte dall’acqua del Nilo quando ancora non c’era la

diga di Assuan e, a furia di aggiungere limo, sono state coperte. Il fango ha fatto

sprofondare questi enormi pesi. E’ stata trovata anche una statua della sua consorte, Tiye.

In un primo momento Akhenaton fu rappresentato come il padre con uno stile elegante

(tipico di questo periodo è l’occhio allungato, bordatura delle ciglia spessa), poi l’arte si

trasforma. Personaggio in posizione accosciata, probabilmente uno scriba

nell’atto di scrivere un testo: egli è Amenhotep (figlio di Hapu) il quale

diventa visir durante il regno di Amenhotep III. Sul corpo del

personaggio sono incisi dei cartigli con il loro nome, forse all’epoca

erano dei tatuaggi per sottolineare l’attaccamento nei confronti del

sovrano.

Chi è il visir?

Primo ministro, braccio destro del faraone; il faraone è al vertice della

società, evoca a sé una serie di poteri, religioso, amministrativo,

esecutivo, ecc… ma di fatto egli da la messa in opera delle sue

decisioni ad una persona fidata, il visir (colui che si occupa delle esecuzioni delle decisioni

del faraone).

Amenhotep, per la sua saggezza e scienza, venne poi divinizzato proprio come un Dio,

riceverà un culto dopo la morte e diventerà Dio della guarigione (proprio come Imhotep). Il

suo culto rimarrà vivo fino all’epoca romana e si svilupperà per lo più in un posto

particolare, sulla seconda terrazza del tempio di Hatshepsut verrà allestito un tempio

dedicato ad Amenhotep; il motivo non si sa ma rimarrà un centro anche di pellegrinaggio

con anche una specie di ospedale accanto (proprio perché egli diventa una divinità

guaritrice).

Di Amenhotep si hanno diverse statue: una di esse lo raffigura da giovane (egli ha una vita

lunghissima) , e altre statue si trovano al museo del Cairo.

Nonostante l’arte egizia venga considerata monotona e statica, invece ha parecchi

elementi che cambieranno in base all’epoca e ciò ci consente di indicare con esattezza a

che periodo appartengono determinate statue o pitture.

Nel 1799/1801 per volere di Napoleone Bonaparte viene fatta una prima spedizione in

Egitto: egli aveva una percezione di cosa fosse importante per la storia; infatti una volta

visitato l’Egitto (discorso “Dalle alpi alle piramidi…”), si rende conto dell’importanza che ha

per la storia in generale e capisce la necessità di documentare questo viaggio. Per questo,

ritornato in patria, fa un editto che convoca i maggiori studiosi di Francia di ogni materia

1/03/2016

(membri dell’Est-Etude de France) e li manda in Egitto. La gente non sa il geroglifico ma

scriveranno diversi volumi, “Description de l’Égypte”. Essa è un’opera meravigliosa, tenuta

sottochiave al museo egizio, che riguarda tutti i saperi dell’Egitto, ad esempio le opere

idrauliche dei contadini che hanno visto gli studiosi andando in giro, ecc…Avrà una grande

diffusione in Occidente perché è soltanto in quel momento che si capirà l’interesse che

l’Egitto può avere per la nostra storia e scatterà anche quindi la voglia di capire i

geroglifici.

Nel 1822 Champollion scopre il funzionamento del sistema geroglifico: si organizza una

spedizione per raccogliere le fonti dirette dai papiri, manoscritti, templi, da tutto quello che

si può trovare in Egitto. Essa passa alla storia come spedizione franco-toscana (Toscana è

un granducato, Duca Leopoldo II); 50% e 50% di finanziamento tra

Firenze e Parigi. Ippolito Rosellini, referente italiano, è anche il primo

professore di egittologia dell’Italia e infatti la prima cattedra di

insegnamento apre a Pisa.

La statua qui a fianco si trova a Firenze ed è stata portata in Italia da

Rosellini; i tratti del volto sono peculiari e distintivi dell’epoca di

Amenofi III, ricca ed in alcune parti è considerata barocca, lo stile non

ha nulla a che vedere con quello precedente delle altre epoche.

Stile amarniano: stile un po’ “affollato”, si vogliono occupare tutti gli spazi, c’è una specie di

paura del vuoto, come ad esempio le steli del culto di Aton.

In questo periodo anche le arti minori hanno un peso importante, in

particolare la nascita della produzione di vetro. Il vetro si è sviluppato

dalla fritta (= è un procedimento per ottenere una sorta di pasta siliciosa).

Oggetti in vetro multicolore sono tipici della seconda metà della XVIII

dinastia; sono riproduzioni di oggetti che esistevano già in ceramica o in

metallo. Questo oggetto in particolare proviene dalla città di Akhenaton,

Tell El-Amarna (Akhetaton) e raffigura un pesce milotico.

L’arte minore è veramente splendida in questo periodo poiché in questo

momento l’Egitto è ricchissimo e possiede grandi mezzi.

E’ uno dei momenti più importanti per l’arte egiziana, sia sotto Amenofi III, sia soprattutto

sotto Akhenaton.

Nefertiti: raffigurata con tratti grotteschi, poi però i ritratti per cui Nefertiti è

conosciuta non la rappresentano in questo modo. Uno dei ritratti più famosi ha

la stessa età di quelli in cui è rappresentata in maniera più strana. Un ritratto

proviene da un atelier ritrovato nella città di Tell El-Amarna (capitale fatta da

Akhenaton ma durata una ventina d’anni) di un artista, Thutmosi, che doveva

fare i ritratti della famiglia reale ma che, come tutto il clero di Aton, ha fatto

una brutta fine. Quella a fianco è una maschera di gesso che sarà servita

all’artista per produrre delle statue.

Akhenaton è un mistico e ciò si nota dai testi che produceva. Egli è una ventata di novità,

anche se la gente poteva essere d’accordo o non d’accordo con quello che diceva, che

investe l’Egitto, sia per la cultura figurativa, sia per la cultura letteraria.

Compare una nuova fase linguistica dell’Egiziano, il Neo Egiziano: da tantissimi anni in

Egitto non si parlava più il Medio Egiziano, si era evoluto e cominciavano ad essere

utilizzate a livello popolare delle particelle che completavano l’egiziano, appunto il Neo

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Egiziano. La popolazione e specialmente l’amministrazione di Stato però non accettava di

trascrivere questa lingua, era una lingua da tutti i giorni, sciatta per una lingua letteraria.

Essa quindi veniva solo parlata e non scritta.

Novità che investe ogni lato della vita quotidiana dell’epoca (rivoluzione dell’Aton): con

questa nuova ideologia dell’Aton, ogni tipo di forma è permessa, si autogiustifica per il

fatto di esistere, perché se esiste vuol dire che è stata voluta da Aton stesso. La

liberalizzazione dell’arte figurativa l’abbiamo quindi anche nella scrittura, nella lingua: si

iniziano scrivere testi anche in neo egiziano, addirittura Akhenaton scrive l’inno ad Aton in

neo egiziano, una preghiera diretta ad una divinità in neo egiziano.

Il neo egiziano rimarrà per un periodo lunghissimo, anche in epoca ramesside.

Dove ha fallito Akhenaton?

Di Akhenaton non si è mai trovato il corpo; c’è un sarcofago esterno fatto di pietra fatto a

pezzi trovato a Tell El-Amarna, dove ci sono anche le tombe delle principessine (figlie di

Akhenaton). Non si sa come il faraone morì e dove si trova ora, non si sa cosa lui stesso

abbia voluto farne del suo corpo; perché? Il meccanismo di Osiride (defunto assimilato ad

Osiride) non c’entra nulla con l’Aton perché è Dio morto e quindi contrario di quello che

rappresenta il Sole; uno degli elementi per cui la gente non viene affascinata dal culto del

sole è proprio il fatto che Akhenaton bandisce anche Osiride, cosa molto più grave del

rinnegamento di Amon. Il processo di mummificazione e tutto il resto non sappiamo come

sia stato risolto dal faraone stesso. L’aver messo al bando questo mito è una cosa che

quindi agli egiziani non è molto piaciuta.

C’è la contemplazione del dio sole, aspetto di un disco e non di un umano: religione troppo

astratta per la gente dell’epoca.

Non si sa quindi se Akhenaton si sia fatto imbalsamare. Ci sono dei piccoli indizi che in

realtà questa imbalsamazione non fosse accettata: non si troveranno mai le

rappresentazioni di un corpo di un morto che non sia una mummia (tranne quelle dei

nemici), abbiamo solo due esempi databili ad Akhenaton. Il primo è frammento di un

sarcofago con la rappresentazione dei corpi dei personaggi in modo flaccido, quindi lo

stesso stile dell’epoca di Akhenaton (scena unica in cui il morto viene toccato da un

familiare, atto di aberrazione per l’egiziano: morto steso sul letto, pianto dai famigliari,

raffigurato come nella vita di tutti i giorni, quindi raffigurato con parrucca e veste in lino).

Altra scena proviene da una delle tombe delle figlie del faraone, dove la bambina viene

pianta su un letto comune e un familiare la tocca (frammenti di un sarcofago di un

Thutmosi tenuti a Pisa e Strasburgo).

Neanche di Nefertiti abbiamo il corpo, il sarcofago, sappiamo solo che morì prima di

Akhenaton.

Alla morte di questo faraone, tutti i templi solari vennero smantellati; essi furono costruiti in

modo differente rispetto agli altri.

Non si ha poi un cambio dinastico; la risposta del clero di Ammone è dura: nome raschiato

dalle liste reali.

Sale al trono Tutankhamon, il quale apparteneva già a quella famiglia reale: non si sa se

era figlio di Akhenaton, fratellastro o altro.

Tutankhamon sale al trono precocemente, ed è famoso

per il ritrovamento della sua tomba.

Non si sa di chi è figlio, sicuramente però è di sangue

reale.

Tutankhamon è uno dei primi scoop internazionali

dell’archeologia: vi è l’inizio della mediatizzazione

dell’archeologia moderna con la scoperta di

Tutankhamon. La tomba si torva nella Valle dei Re ma

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nessuno mai prima di Carter la trovò poiché non si sapeva nulla della sua vita, il suo era

un nome come altri. Sarebbe nato intorno gli ultimi anni del regno di Amenofi III siccome

associò al trono anche Akhenaton, non si sa di che è figlio e neanche nel suo corredo non

si hanno allusioni di chi sia figlio) e morto all’età di 18 anni circa.

La tomba si trova nella Valle dei Re, scoperta negli anni ’20 da Carter e Carnarvon. Davis ,

uno dei grandi archeologici del 1900, scopre vari oggetti della tomba di Tutankhamon

sparsi qua e là (in una buca furono scoperte dei materiali usati per l’imbalsamazione del

faraone), ma la tomba non si trova. Davis farà altre ricerche spostandosi però di zona e

viene lasciato il sito per un po’ di tempo.

Subentra poi Carter, non archeologo, in principio viene reclutato come disegnatore sotto

Davis; per conto degli inglesi fa anche disegni nel tempio di Hatshepsut. Viene reclutato

da Gaston Maspero (il sevizio di antichità egiziane venne gestito dai francesi fino al 1950

circa, tranne Alessandria d’Egitto che è invece gestita da italiani) e lo mette a Saqqara

dove poi farà un casino: vengono buttati fuori degli ubriachi che poi scoprì essere delle

persone importanti e viene buttato lui fuori dal servizio di antichità. Continua poi a lavorare

a Tebe.

Tutankhamon si ha con un mecenate; Davis in quel momento finisce soldi e un mecenate,

Lord Carnarvon, lo aiuta finanziariamente. Scavano diverse tombe dal 1907 in poi, fino a

quando non fu scoperta quella di Tutankhamon.

Nel 1922, vicino alla tomba di Ramesse VI, viene scoperta la discesa delle scale che porta

alla scoperta di un muro sigillato da timbri (nome di un re e di un supervisore della

necropoli, ispettori che giravano nelle necropoli per controllare se le porte delle tombe

fossero sigillate).

Al fondo della discesa si ha l’acceso ad un corridoio e poi ad

una anticamera (piena di oggetti preziosi che si trovano al

museo del Cairo).

Una cosa che non si ha chiara è che Carter nonostante le

critiche ricevute, è uno dei migliori archeologi. Per vuotare questa tomba ci ha impiegato

10 anni, fatto importante perché nonostante la voglia di arrivare a fondo, egli ha avuto la

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pazienza di scavare e svuotarla da ogni oggetto; ha anche documentato, facendo foto e

disegni e schedando oggetto per oggetto, la tomba stessa.

Da questo sappiamo che Tutankhamon, essendo morto giovane, si è appropriato per

portare termine questo suo equipaggiamento per l’aldilà di pezzi che non erano suoi.

2 marzo 2016

Egittologia

Tutti gli oggetti rinvenuti nella tomba di Tutankhamen sono stati portati nel museo egizio

del Cairo.

Dal 1992 si è pensato in Egitto di fare un nuovo museo; ora sta prendendo forma vicino al

sito delle piramidi, sito in cui verrà trasportato Tutankhamen. Il problema di questo museo

è che è stato pensato troppo in grande: grande come 8 campi di calcio, escluso il giardino

esterno che dovrebbe essere un giardino monumentale contenente le grandi statue che

altrimenti non troverebbero posto. Quando si sono accorti che questo museo era troppo

grosso, hanno iniziato a rimpicciolirlo. Che cosa ne sarà del vecchio museo? Neanche a

questo hanno pensato, il vecchio museo stesso è un monumento perché fu costruito nel

1900-1901.

Tutankhamon:

Tomba completa, mai stata aperta; è una miniera per lo studio archeologico.

Ci sono scatole su cui vi è scritto il loro contenuto.

E’ anche una miniera per la filologia, perché alcuni oggetti che sono descritti in queste

etichette in ieratico, ci danno il nome diretto dello strumento.

Una delle casse esterne dorate che racchiudeva il sarcofago, ci sono testi scritti in

geroglifico ma che sono criptici.

Tanti oggetti del corredo di Tutankhamen non gli

appartengono, sono stati reimpiegati, in particolare sappiamo

che si è servito largamente del corredo di Akhenaton; anche il

sarcofago di pietra esterno è tutto rifatto, ci sono tanti dettagli

che mostrano che è stato rielaborato. Anche le iscrizioni sui

lati ci sono 4 divinità femminili ma manca la parte osiriana,

messo al bando durante l’epoca di Akhenaton, e quindi si

pensa che appartenesse a quest’ultimo.

In alcune parti ci sono delle sovrastrutture che dimostrano che

anche qui si siano cancellati dei nomi, anche delle divinità. Quindi con Tutankhamen

sappiamo che non c’è più il culto di Aton, è un momento di restaurazione dell’antico culto

di Ammone.

Tutankhamon non nasce con questo nome ma nasce con il nome di Tutankhaton, poi

successivamente cambiato. “Tut” = “immagine”, “Akh” = “vivente”, “Aton”: “immagine

vivente dell’Aton”. Con la restaurazione dell’antica religione si ritorna ad Ammone. Questi

cambiamenti si notano bene in dei monumenti dove il suo nome è martellato e cambiato in

Tutankhamen.

Il clero di Ammone lo spinge a tornare al culto di Ammone e abbiamo una serie di testi

(testi della “restaurazione”) che promuovono appunto la vecchia religione; si fa un

percorso inverso, cioè tutta Karnak, tutta Luxor e Tebe, viene invasa da gente che buttano

giù tutti i papiri e monumenti, cancellando il nome di Aton e riscrivendo invece quello di

Ammone.

Il faraone non mai stato così famoso come ora, veniva comandato dal clero di Ammone. Ci

sono delle liste reali ufficiali che scartano il nome di Tutankhamen, da Amenofi III si va

direttamente ad Ay. Alla morte di Tutankhamen, questo Ay ha sposato la vedova di

2 marzo 2016

Tutankhamen e abbia quindi in qualche modo “acquistato” il diritto al trono sposando

questa donna poiché lui non era di sangue reale.

Ay è una figura strana: lui si atteggia a faraone, si è fatto una tomba vicina alla Valle dei

Re, nella Valle delle Scimmie. Egli viene forse in qualche modo persuaso a costruirla in

quella Valle.

La figura emergente alla fine di questo periodo turbolento, in cui c’è una scia di morte

strana perché non si sa come va a finire la famiglia di Akhenaton e non si sa neppure

come muore Tutankhamen (ora sono in corso nuovi studi perché hanno riesumato

nuovamente il suo corpo), fu quella di Horemheb.

Horemheb (XVIII dinastia):

Egli era un soldato originario del Fayyum e che era diventato capo dell’esercito (della

cavalleria) proprio in questo periodo di turbolenze. Riesce, alla fine della dinastia, a gestire

il paese in qualità di faraone.

Intorno al 1320 a.C. viene fuori Horemheb.

Egli aveva un 2 tombe:

Fatta fare in stile amarniano (sotto Akhenaton) a Saqqara, dove narrava tutte le sue

1. gesta di sottomissione dei paesi stranieri (uno dei pezzi dei rilievi si trova ora a

Bologna).

Nel momento in cui si proclama faraone, lui a quel punto ha bisogno di una tomba

2. nella Valle dei Re. Abbandona l’arte amarniana e sfrutta i canoni tradizionali.

Anche lui avrebbe ricevuto in qualche modo il diritto di faraone, siccome non aveva

sangue reale, tramite un matrimonio: sposò la sorella di Nefertiti. In alcuni libri egli viene

messo come una specie di parentesi tra la XVIII e la XIX dinastia.

Non ha eredi ed è secondo alcuni proprio lui a scegliere come suo successore il grande

capostipite della nuova dinastia, Ramesse I.

Ramesse I:

Di lui si sa poco.

Egli era anche lui un militare che governava un distretto chiave dell’Egitto, quello alle porte

del Sinai (vicino al canale di Suez).

Lui inizia l’epoca ramesside, ed è la discendenza di Ra (“colui che Ra ha partorito”).

Da questo momento in poi l’Egitto non è più ripiegato su se stesso, il Delta avrà una

grande rilevanza e il fulcro di tutta la politica si sposta nel Delta; da questo momento in poi

l’Egitto si inserisce nelle grandi superpotenze.

Seti I: Figlio di Ramesse I, inaugura una nuova politica.

Il nome evoca il Dio Seth che secondo il mito egiziano è l’elemento

opposto dell’equilibrio; vi sono testi che parlano del litigio tra Horo

(ordine, simboleggia il faraone) e Seth. Seth è un animale strano, una

specie di cane, è una figura indefinibile, incarna il principio del caos.

E’ curioso perché Seth era anche il Dio prescelto dagli Hyksos (400

anni prima), e per questo gli egiziani gli danno un’origine orientale.

2 marzo 2016

Seti scelse questo nome come scelta ideologica, il modo di presentarsi di fronte ai proprio

sudditi, volle quindi sottolineare la sua discendenza dal Delta orientale.

Viene spostata anche la capitale, e soprattutto con Ramesse II, viene spostata sul Delta

Orientale. Verrà poi chiamata Pi-Ramses.

Perché non hanno rifatto ad Avaris (poco distante da Pi-Ramses) la città? Ci sono diversi

motivi:

Avari è stata usata dopo l’abbandono della stessa città come cava di pietra; quelli che

1. hanno fatto Pi-Ramses hanno quindi sfruttato queste cave per costruire la nuova città.

Il Delta non è territorio stabile e il cambiamento del corso del Nilo li hanno obbligati a

2. spostare le città. Sul Delta orientale ci sono 3 grandi capitali: Avari (1° capitale), Pi-

Ramses, Tanis (3° capitale che non è altro che la trasposizione in siti diversi della

stessa capitale); si sono quindi spostati col tempo verso nord anche per il Nilo. A Tanis

troviamo pietre che provengono da Avari. Si è creduto fino agli anni ’60 che Avari fosse

Tanis perché nelle iscrizioni di alcune pietre c’è scritto il nome di Avari. La capitale si

sposta quindi verso nord, prima Avari, poi Pi-Ramses, poi ancora Tanis.

Seth viene percepito come qualcosa di orientale e tutte quante le divinità provenienti da

est vengono identificati con la calma. Questo perché già gli Ixsos questi elementi che

portavano turbolenza da est venivano considerati come qualcosa di negativo: questa cosa

continua fino ad epoca romana ed una delle ultime divinità ad essere considerata

portatrice di caos è il cristianesimo (Gesù in una famosa iconografia alessandrina viene

rappresentato con una testa d’asino. Seth oltre ad essere quell’animale indefinibile, ha

diversi animali che sono in qualche modo negativi e che bisogno tenere buoni:

ippopotamo, asino,… Ecco perché ci sono raffigurazioni di Gesù con la testa d’asino,

quindi è l’ultimo Seth).

Altra cosa che si associa a Seth era il colore rosso (a volte proibito), infatti veniva

raffigurato con i capelli rossi (henné).

Comunque c’è attaccamento di questa dinastia al Delta orientale dal quale provengono e

infatti con Seti I iniziano aggressioni militari nei confronti dei popoli dell’Occidente, Libia

soprattutto; si scontrerà fino ad arrivare agli Ittiti.

Ad Abydos, non lontano da Tebe, Seti si fa costruire un tempio che sarà un unicum nella

storia dell’Egitto Antico, “Tempio di Osiride”, dove Seti sarebbe stato assimilato ad Osiride;

il tempio, essendo incassato nel terreno, fa si che arrivi l’acqua e circoli ad anello intorno

ad un simulacro quasi a personificare la piena del Nilo che irrora Osiri (rappresenta la

collina primordiale che si esce dall’acqua). E’ un tempio particolare la cui forma non sarà

più ripetuta. Non ci resta nulla di questo tempio. E’ sicuramente funerario perché decorato

con il “Libro dei Morti”, “Libro delle Porte”.

Da questo momento in poi si comincia davvero ad inaugurare politica ed ideologia nuova

che prima non c’era.

Anche i sovrano, nelle iconografie e nella scelta dei nomi, vogliono sottolineare la loro

aggressività, come proprio nella loro politica perché non mancheranno di attaccare i

territori circostanti. C’è la volontà di sembrare quasi crudeli nei confronti del nemico, non

c’è pietà (il toro che travolge lo straniero, il leone che stacca la testa al nemico,…), c’è

quindi un nuovo modo di porsi davanti agli altri, che si devono sottomettere o soccombere.

I re sono infatti tutti combattenti.

Ecco perché molti scritti di quest’epoca parlano di guerre, di cui i faraoni vanno fieri.

L’Egitto deve inoltre contrattaccare delle invasioni esterne; sono primi elementi di

pressione esterna e si hanno già con Seti I soprattutto da parte dell’ovest. 2 marzo 2016

Ramses II:

Ebbe circa 80 figli.

I primi figli legittimi figli muoiono, e fu il 4/5 figlio ad ottenere il trono che poi si scontrò con i

popoli del mare. Questi popoli già tentarono di invadere l’Egitto già con Ramses II, ma poi

la situazione si complicò con suo figlio Merenptah (1200 a.C.).

Ramses II ha un regno lunghissimo, circa 80 anni di regno.

I popoli del mare: non sappiamo esattamente i loro nomi e neanche il loro aspetto perché

vengono rappresentati in modo convenzionale. Sono delle popolazioni che vengono

chiamate:

“Sherdana”: identificati con i sardi nostri di Sardegna, erano popolazioni dell’est che si

• spostano in barche fino a che poi si stanziano in Sardegna; non si sa se sia vero o

meno. Ramses li combatte ma sono bravissimi soldati e crudeli e quindi dopo averli vinti

li fa diventare sue truppe scelte. Essi avevano lo sherden che si presenta come

copricapo con corna ed uno scudo fondo.

“Peleset”: sono i palestinesi.

• “Tjeker”: teucri.

• “Šekeleš":siculi.

• “Akawaša”: achei, Troia.

• ….

Queste popolazioni invadono l’Egitto, in particolare sotto Merenptah esso si trova preso da

una parte da queste popolazioni e dall’altra dai vecchi nemici, Igu.

Queste popolazioni le consociamo anche grazie agli Ittiti; sono popolazioni che si mettono

in movimento in questo periodo, alla fine dell’età del bronzo inizio di quella del ferro.Sono

popolazioni marinare, vivevano in zone costiere facendo commerci e in un momento di

mancanza di potere centrale sul mare si danno alla pirateria, sbarcando qua e là e

facendo bottino (Cipro, Libano, e si spingono fino all’Egitto).

Merenptah si scontra con le popolazioni del mare nel Delta Occidentale dove ha la meglio

e tampona il tentativo di invasione.

L’invasione si ripete anche sotto Ramesse III.

Tempio funerario Ramses III: Si trova a Tebe ovest, ed è il tempio religioso

più grande dell’Egitto. E’ fatto come una

fortezza merlata proprio perché l’evento

della sua vita è stato quello di far fronte a

questi nemici. Tutte le pareti sono decorate

con immagini di schiavitù dei nemici che

vengono portati in trionfo davanti al faraone;

ad esempio, viene rappresentato un

prigioniero in ginocchio con mani legate

dietro alla schiena dove c’è anche scritto il

nome della popolazione, “Tursa”, gli

etruschi.

Tutto questo tempio è l’esaltazione del

faraone per la sua potenza, non per ragioni

ideologiche o per discendenza. 7/03/2016

Egittologia

Periodo Ramesside (XIX-XX dinastia):

Ramses I, Sethi I, Ramses II.

E’ un periodo molto ricco.

Ramses II:

Personaggio più importante dei ramessidi. Ha un regno lunghissimo (80 anni quasi), ha

tantissime mogli e figli.

Battaglia di Quadesh: Ramses mantiene dei territori sotto il suo controllo, territori assiro-

palestinese, fino quasi all’Eufrate; gli Ittiti, un altro grande regno, si indispettiscono da ciò.

Essi erano di provenienza indoeuropea e avevano occupato la pianura centro orientale

dell’Anatolia. L’Oronte segna il confine tra i due regni e ad un certo punto si scontrano in

questa battaglia: avviene intorno al 1275 a.C. (1280-1210/12 regno di Ramses II). Della

battaglia ci restano fonti letterarie e epigrafiche, sia egiziane che ittite che parlano dello

stesso fatto; entrambi dicono di aver vinto e la verità sta nella geografia fisico-politica,

l’Oronte rimane l’Oronte, rimane il confine, e quindi la battaglia finisce alla pari. La

battaglia di Quadesh sancisce con più vigore i due stati combattenti.

Secondo la tradizione Rameses II aveva condotto l’esercito in questa battaglia, forse

20.000 uomini egiziani contro gli Ittiti; il re Ittita sostiene di aver respinto il nemico. Con il

successore del re Ittita, Ramses firma un trattato di pace definitivo e verrà sancito con un

matrimonio tra il faraone e una figlia del re Ittita.

Una copia della battaglia si ha su una parete a Karnak.

Un principe figlio di Ramses viene considerato come il primo archeologo della storia egizia

poiché fece restaurare i monumenti antichi. Il Serapeum di Menfi: la divinità toro di Menfi

venne ricomposta dal figlio di Ramses.

Merenptah: “Stele di Israele”, per anni si è creduto che contenesse il primo riferimento ad

Israele della storia.

La XX dinastia è diversa poiché c’è cambiamento dinastico alla fine della XIX: Ramses III

è il re più famoso di questa dinastia con il suo tempio funerario (fatto come una fortezza

perché si prende il merito di aver respinto un popolo del mare; tutti sono rappresentati

incatenati nelle pitture; sceglie questo nome perché è un emulo di Ramses II e lo prende a

modello anche se intercorrono tra di loro 100 anni, siamo nel 1180). Ramses III emula

talmente tanto Ramses II che ha spinto gli archeologi a pensare che non tutto quello che

ha fatto fosse vero.

Sotto i ramessidi, si formano anche dei fortini costieri verso la Libia: uno di questi è a

80km da Sollum, sul mare Mediterraneo, dove è stata individuata una fortezza fatta da

Ramses II e poi proseguita dai suoi successori; ha una pianta quadrata e sta ad un 1km e

mezzo dal mare, solo una piccola parte è stata scavata. Essa indica la volontà da parte di

Ramses di insediarsi sul territorio, perché essi sono poi diventati della città. 7/03/2016

Le sale dei papiri del museo di Torino sono piene di papiri provenienti dall’epoca

ramesside: “papiro delle miniere”, “papiro erotico” (storia di un uomo calvo), papiri religiosi,

papiri letterari, papiro della tomba di Ramses IV (schizzo di un architetto che da indicazioni

su come fare la tomba, ci sono anche i disegni delle casse che dovevano contenere il

sarcofago), papiri documentari (amministrazione della giustizia, tribunale…).

Sotto Ramses IV-V-VI iniziano i primi problemi interni all’Egitto: l’Egitto è anche lui un

paese largo dove il bisogno di gestire una amministrazione capillare ha nuovamente

ingrossato la fila degli amministratori del paese, i quali iniziano a controllare a modo loro il

paese e si creano così poteri secondari e, di conseguenza, delle lotte tra Menfi e Tebe:

esiste un papiro, conservato ora a Torino, che attesta una guerra civile tra Ramesse V e VI

con il conseguente problema di tagliare i viveri. Questa era infatti una società pre-

monetaria che viveva di orzo, di grano, di beni di sostentamento. Le lotte non permettono

più la libera circolazione di merci, non permettono neanche più di fare fronte alla piena del

Nilo, quindi si affaccia nuovamente il pericolo della carestia come è già successo nelle

epoche precedenti. Tutti gli scribi e stuoli di contadini che coltivano la terra del tempio, e

quindi del re, vengono pagati in natura; queste turbolenze fanno in modo che questi

pagamenti arrivino in ritardo, ed entra così in crisi il sistema. Prove di questo fatto sono il

“papiro dello sciopero” conservati anch’essi a Torino: i famosi lavoratori di Deir El medina

non sono più pagati in natura e quindi incrociano le braccia perché gli mancano le risorse,

è uno dei primi scioperi della storia. Iniziano anche così le ruberie nelle tombe (attestate

sempre da papiri).

Viceré di Nubia: esisteva dalla XVIII dinastia, personaggio influente a cui era stato

delegato il potere sui nubiani. La Nubia era sentita come una provincia lontana (2 cataratte

nel mezzo) e a questo viceré allora veniva delegata tutta la gestione della Nubia fino a

Djer El Barca e oltre. Questi viceré (conosciamo molti nomi) rispondevano direttamente al

faraone e però iniziano un distacco, quindi anche la Nubia passa sotto un controllo

autonomo.

Queste lotte continueranno fino a Ramses IX.

Ramses IX:

Uno dei più forti perché riprende controllo della situazione in declino.

Questa situazione porterà ad una crisi: terzo periodo intermedio.

In questo periodo, tra le varie lotte, ci resta un manifesto letterario “Viaggio di Unamon”:

testo di un racconto con un testo aderente alla realtà, in cui un funzionario del re viene

mandato a Biblo per cercare del materiale, del legno, per il re. Lui intraprende questo

viaggio, il mare però non è più sicuro, viene attaccato da pirati, viene derubato, ecc…

(testo della bresciani); l’Egitto è un Egitto che ha perso anche credibilità internazionale

poiché nessuno fino ad adesso avrebbe attaccato un funzionario del re.

3° periodo intermedio:

Vi è una guerra civile alla fine tra Tebe e clero di Ammone e lentamente questo si

sostituisce al potere del faraone.

Arriviamo quindi ai re-sacerdoti: inaugurano questo periodo di frammentazione politica, 3°

periodo intermedio.

Tebe rimane la città più potente di tutto l’Egitto: i templi egiziani vivono di terre, i prodotti di

quelle terre appartengono a quel tempio, i contadini prendono solo poco per il

7/03/2016

sostentamento ma gli scribi confiscano questi pochi beni che avevano. Molti terreni

appartenevano ai sacerdoti di Ammone e al tempio di Karnak, ma anche i territori del

Delta; i templi diventano sempre più grandi e si staccano dal potere reale.

Il primo re-sacerdote a mettere il suo cartiglio fu Erior : la sua carica è primo sacerdote di

Ammone e diventa simile al faraone. Lui e il suo nipote ricompongono delle mummie che

erano state precedentemente aperte: le re-imbalsamo, ci mettono dei sarcofagi di legno/

tela e li marcano con il nome del faraone e l’anno di regno in cui è stato fatto il restauro,

poi verrano messe all’interno di un’unica tomba (ritrovata nel 1800).

Mentre al sud c’è il clero, al nord si formò un regno rivale, il regno di Tanis.

Un tizio, Smendes, fonda la XXI dinastia. Lui è l’iniziatore della XXI dinastia con sede a

Tanis (1070 a.C.), nel Delta. Tanis la troviamo nella Bibbia, ci sono rapporti strettissimi tra i

sovrani di Tanis e i sovrani della Bibbia.

Alcuni re della XXI saranno importanti per tante ragioni: intanto esiste un rapporto diretto

tra re XXI e XXII dinastia, sono tutti in qualche modo imparentati, è il momento in cui c’è

regno di Salomone e Davis, ecc…La forza e importanza del Delta che prende da questo

periodo in poi (soglie I millennio a.C.).

Tebe rimane una capitale religiosa, mentre le capitali amministrative rimarranno nel nord

del Paese e Tanis è la più ricca, diventerà infatti sede anche della XXII dinastia, “dinastia

libica/ubastita” per il nome non per altro.

Tutti i ramessidi continuano a menzionare nei loro papiri delle truppe scelte libiche; i capi

di queste truppe sono ingaggiati dai ramessidi, si formerà così all’interno dell’esercito

ramesside (una delle cause della disgregazione dell’impero ramesside) una nobiltà militare

che diventa sempre più importante in cui l’elemento emergente saranno appunto questi

capi (élite di capi militari che i ramessidi favoriranno dando loro per ricompensa dei feudi,

quindi già sotto i ramessidi agiscono come “conti”).

XXII - XXIII dinastia: “dinastie libiche”/“principati libici”,

formano dei feudi, dei piccoli regni (Leontopolis, Boubastis,

Tanis, …).

Degli scavi archeologici hanno rilevato l’importanza di

questi re: scavi a Tanis hanno riportato un grosso tempio,

accanto ad esso c’erano le tombe di questi re libici (non

spogliate come quella di Tutankhamen,

ad esempio quella di Psusennes I,

1 9 4 3 - 1 9 4 5 ) . S a r c o f a g i a Ta n i s

differenze con quelli del sud: in epoca

tarda (I millennio), le dinastie si fanno

seppellire in tombe ricavate all’interno

dei santuari delle divinità principali; i re

erano originari di Tanis (l’hanno fondata loro) e il recinto del tempio era

il recinto del tempio maggiore della città dedicato ad Ammone con gli

dei associati, Mut e Khonsu (triade di Tebe, tanto è vero che Tanis

venne sempre chiamata con il nome di “Tebe del nord”). Le pareti delle

tombe le hanno trovate sottoterra. Scelgono i templi perché le tombe sono più difficili da

depredare qui (ritrovato ad esempio sarcofago di Psusennes fatto tutto interamente in

argento).

A partire dalla XXII fino alla XXX (no XXV) sono dinastie di combattenti, principi di

estrazione militare e tutti quanti sono originari di una città diversa del Delta. 8/03/2016

Egittologia

Terzo periodo intermedio:

Periodo libico perché XXII-XXIII dinastia sono costituite da casate di militari di origine libica

e che piano piano diventarono feudatari di piccoli territori.

L’Egitto è diviso in due:

Sud: re-sacerdoti, clero di Ammone, che si propongono come faraoni;

1. Nord: dinastie che si sovrappongono e si guerreggiano tra loro.

2.

Creazione di grosse capitali a nord che esautorano il primato di Tebe, tra le quali Tanis, ma

che ora sono alquanto malridotte perché si trovano nei pressi del Delta.

Questa situazione va avanti per diverso tempo fino ad una “parentesi” che introduce un

elemento nuovo intorno al 730 a.C.: formazione di un nuovo potere, a sud dell’Egitto nella

zona della Nubia, che si è svincolata dal potere egizio alla fine del periodo ramesside e ha

sviluppato quindi un regno a parte, il regno di Napata e dei napatei.

La capitale sta oggi in Sudan ed è Gebelbarcal; le popolazioni sono negroide e hanno

subito una egitazzizazione. Le loro tombe regali si trovano nel Curru, la necropoli reale. E’

una dinastia di re il cui dio principale è Ammone, proprio come Tebe.

Piankhy, secondo dinasta di questa dinastia.

I nomi dei regnanti non sono egiziani, i caratteri fisici sono quelli di popolazioni negroidi.

Hanno copricapi particolari diversi da quelli egiziani ma lo stile è quello egiziano. Queste

popolazioni hanno una lingua diversa, espressa poi con segni differenti, una lingua

camitica scritta in meroitico (in via di decifrazione); scrivono anche in geroglifico ma per

loro era una scrittura rituale. Si sono sottratti dal gioco egiziano e invadono l’Egitto

scendendo verso Nord, investendo la Nubia e attaccano anche la Valle del Nilo

propriamente detta, e proseguono con le conquiste.

Troviamo un mosaico costituito:

Nord e centro: dinastie libiche;

1. Zona tebana: grandi sacerdoti di Ammone;

2. Sud: re “cushiti/napatei/nubiani/neri”.

3. 8/03/2016

Queste 3 forze lottano: le prime due per la sopravvivenza, la terza per il possesso

dell’Egitto da cui per tempo erano stati sottomessi.

I napatei mantengono la tradizione egizia indossando copricapi diversi tenendo però

l’ureo. Si presentano anche sul Delta come i veri e propri faraoni cui spetta di diritto il

potere sull’Egitto; fino ad adesso non c’era mai stato un popolo che pretendeva di essere

più egiziano degli egiziani stessi.

Sotto questi napatei, i quali travolgono anche Tebe e i sacerdoti, Piankhy passerà famoso

alla storia perché fu il primo a conquistare tutto l’Egitto.

Stele di Piankhy, “Stele della vittoria”: i cavalli sono

importanti per loro, vengono portati nelle mangiatoie;

dall’altra parte della stele c’è Piankhy sotto il quale si

inchinano i re delle dinastie XXII, XXIII, XXIV come atto

di sottomissione. Essa è stata trovata nella capitale. In

un testo geroglifico scritto in egiziano medio, narra che

dopo aver messo in assedio la città di Annupolis, il primo

pensiero del faraone sono i cavalli.

Succede che nel frattempo entra in gioco un’altra superpotenza: regno Neoassiro. Sotto

Taharka c’è un grosso scontro di cui riportano la memoria dei testi egiziani.

L’invasione assira (attraverso il Sinai), fino alle porte di Tebe, sarà una invasione lampo

che non manterrà sotto controllo i territori che espugna (no mantenuta una

amministrazione del territorio, si ha problema gestionale), sarà un periodo più che altro di

scorrerie soprattutto per quanto riguarda il nord. Coloro che riescono a contrastare

l’avanzata al sud degli assiri sono Taharka e Tannutamon, suo successore (660 a.C.).

Il regno neoassiro entra poi in crisi da solo, non riescono mai a mantenere un controllo sui

loro territori, non hanno mai proposto un modo di governare.

Invece i re neri sono popolazioni miste, cioè i napatei hanno una classe dominante

sedentaria, costituita da grosse città dove ha sede la burocrazia, corte e amministrazione

e che si nutrono dei beni degli allevatori circostanti che continuano ad essere organizzati

tribalmente; hanno quindi creato un potere centralizzato di modello

faraonico. Il problema è che loro si sentono proprio faraoni egiziani

e questo ha una ripercussione anche sull’arte che comporta delle

novità. Già nel periodo amarniano ci sono delle novità e delle

devianze che poi saranno continuate in epoca ramesside, con una

serie di soluzioni nuove dal punto di vista raffigurativo; queste

novità iniziano a pesare nella cultura egiziana e si vuole

riappropriarsi dell’antichità, più ci si appropria di essa più l’arte

sarà pura. Si sente un bisogno di ritornare all’antico, un bisogno

culturale, punto di riferimento come se fosse l’età dell’oro.

In questo periodo c’è tendenza all’arcaismo, recupero dell’antico. I

primi tentativi in cui il re cerca di contrabbandarsi per un re

dell’antico regno, risale alla dinastia libica:

a fianco, statua re Osorkon, XXIII dinastia, con il gonnellino che

risale non più della III dinastia.

Nella XXV dinastia i re napatei riprendono le dinastie antiche, le cui statue hanno un

tronco antico risalente agli arbori della III dinastia (voglia di ieriticità). Questi re si

sentiranno come i depositari della cultura millenaria dell’Egitto antico, sono loro i veri


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Egittologia basati su appunti personali presi durante le lezioni del prof. P.Gallo.
Argomenti:
-i principali eventi storici ed economici che hanno determinato l’evoluzione della civiltà egizia durante il periodo faraonico, dall’Antico Regno fino alla conquista di Alessandro Magno;
– i problemi, le fonti e i metodi della storia dell’Egitto faraonico;
– i principali monumenti archeologici e artistici dell’Egitto dall’Antico Regno fino alla conquista di Alessandro Magno.
Appunti dettagliati con tanto di immagini riguardanti le opere/argomenti trattati durante le lezioni.


DETTAGLI
Esame: Egittologia
Corso di laurea: Corso di laurea in beni culturali, archeologici e storico-artistici
SSD:
Docente: Gallo Paolo
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aryyb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Gallo Paolo.

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