Estratto del documento

Psicologia generale 1: cosa studia la psicologia?

La psicologia studia la mente. I fenomeni di cui abbiamo esperienza si riducono a due categorie: Φυσια Ψυχη (res extensa, materia): studiati dalla fisica e (res cogitans, mente): studiati dalla psicologia. Nella tradizione scientifica occidentale, per esprimere il concetto di mente sono stati adottati diversi termini: anima, spirito, coscienza, io, intelletto, ragione. Mentre in fisica abbiamo delle idee precise, questo non accade in psicologia. In psicologia, si studia ciò che vediamo, sentiamo e tocchiamo, quello che facciamo e quello che pensiamo. La psicologia necessita, però, del metodo scientifico.

Percezione e attenzione

La percezione e l’attenzione ci fanno rendere conto che alcune cose definite da noi ovvie, in realtà non lo sono. La percezione tratta del modo in cui noi acquisiamo informazione dall’ambiente che ci circonda, la convertiamo in una rappresentazione significativa (e alla fine la utilizziamo come guida per il comportamento e l’azione). Quindi, possiamo dire che i sensi sono molto importanti per noi uomini e portano ad uno schema ben preciso: ambiente->organi sensoriali->cervello->muscoli->ambiente. Possiamo quindi affermare che in realtà noi ci rappresentiamo un mondo in base a ciò che ci è utile.

La percezione è, quindi, un tipo di calcolo. Un esempio di ciò è la rappresentazione della luce: noi quando vediamo la luce, questa è un’informazione che entra all’interno dei nostri occhi, i quali però vedono le cose solo bidimensionalmente. In realtà è il cervello che percepisce il mondo tridimensionale (calcolo). Questa idea ha avuto un’influenza unificante sullo studio della visione (e anche dell’udito, ecc.), permettendo agli scienziati provenienti da vari campi (psicologia, informatica, fisiologia, linguistica) di correlare le loro scoperte.

Il nostro mondo, però, ha un’area di azione limitata, questo vuol dire che gli organi di senso, che hanno un intervallo di sensitività limitato, non vedono tutto, ma infatti ci sono cose di cui noi non ci rendiamo conto. Ciò ci porta a capire che specie diverse si sono evolute in modi diversi e quindi hanno modi di percezione diversi. I diversi stati percettivi sono prodotti da diversi stati del cervello (il cervello è la sede della percezione). Il percetto “rappresenta” lo stimolo; la percezione, ottenuta mediante l’“estrazione” di informazioni, dipende dalle operazioni del sistema nervoso e ciò porta a parlare di materialismo.

Perché le cose sembrano quello che sembrano?

Una risposta a questa domanda è il cosiddetto realismo naive (ingenuo) che afferma che le cose sono quello che sembrano e che quindi le qualità percettive sono inerenti agli oggetti fisici. Ma in realtà questo tipo di realismo non è corretto, per varie ragioni, e quindi si può affermare che la percezione non corrisponde con la realtà e questo lo notiamo attraverso vari “modi”: le illusioni (le cose a volte sembrano diverse da quello che sono), adattamento ad effetti postumi, filtraggio sensoriale (noi processiamo una piccola frazione dell’informazione disponibile, quindi persone diverse percepiscono lo stesso ambiente in modo diverso), figure ambigue (stimoli singoli invarianti possono cambiare aspetto).

Illusioni, effetti postumi e filtraggio sensoriale

  • Illusioni: sono interpretazioni percettive, ovvero rompicapi che riguardano il funzionamento della percezione visiva (es. contrasto simultaneo: il cervello non vede i colori, ma decodifica i bordi).
  • Effetti postumi: come ad esempio un’immagine postuma, effetti postumi di movimento, orientamento (es. cascata: adattamento ai movimenti/minimizzare i movimenti, quindi ridurre l’energia per una cosa che funziona sempre allo stesso modo e quindi, “fermandoci” sembra di avere un movimento al contrario).
  • Filtraggio sensoriale: i nostri occhi, ad esempio, sono evoluti per processare le radiazioni elettromagnetiche. Il colore è un perfetto esempio: l’intervallo delle lunghezze d’onda delle radiazioni elettromagnetiche è vasto. Noi possiamo vedere solo 400-700 nanometri (tutti i colori dell’arcobaleno), quindi non possiamo vedere gli infrarossi o gli ultravioletti.

Non tutte le creature, però, hanno lo stesso sistema visivo. A seconda del particolare ambiente, un animale può sviluppare diverse capacità visive: alcuni animali, ad esempio, vedono la luce infrarossa, o sentono frequenze molto alte, o hanno una visione a colori migliore. Anche all’interno di una specie, il mondo può sembrare diverso. Perché? Alcuni esempi: i mondi dei neonati sono molto più sfocati che quelli degli adulti, alcune persone non possono vedere alcuni colori, o addirittura non ne vedono nessuno, i danni cerebrali possono causare deficit visivi specifici e strani. Figure ambigue mostrano che la percezione è interpretativa. Tutto ciò, quindi, ci porta a comprendere che la percezione è un processo interpretativo. Ci possono essere interpretazioni multiple ma interpretazioni mutuamente esclusive. Il realismo naïve, quindi, è naturalmente sbagliato, poiché c’è veramente una grande differenza tra i nostri mondi fisici e percettivi.

Paradigma costruttivista cognitivista (percezione come ipotesi)

Hermann von Helmholtz, fisico, fisiologo e psicologo, affermò che la percezione è il prodotto di processi inferenziali inconsci e che l’esperienza passata fa sì che si tenda a correggere le percezioni attuali attraverso un atto di giudizio, una vera e propria inferenza inconscia che ognuno di noi inconsapevolmente compie di fronte ad una percezione.

Differenza tra vedere e guardare

Per secoli, artisti, maghi e prestigiatori hanno architettato trucchi ad hoc per far apparire le cose, per farle sparire. La tecnica di base consiste nel far passare inosservati dei cambiamenti nella scena visiva. È molto facile produrre il fenomeno della sparizioni di oggetti in condizioni naturali e ci suggerisce che spesso noi vediamo senza guardare (distinzione tra percezione e attenzione). Questo fenomeno è chiamato nella letteratura “cecità al cambiamento”. Gli errori percettivi sono utili a capire il funzionamento del cervello. Lo psicologo vuole, quindi, capire, il “senso” del cervello.

Capitolo 1: discorso sul metodo

Di cosa si occupa la psicologia generale?

La psicologia generale è una delle scienze del comportamento e si occupa dello studio empirico del comportamento “normale” degli organismi umani e animali. Il suo obiettivo è, quindi, quello di conoscere il comportamento entro i limiti e “controllarlo”. In questa materia si studiano le azioni come dei processi molto lunghi e complessi (es. guidatore al semaforo). Ci sono alcuni processi innati ed altri che richiedono apprendimento. Per le capacità innate ci poniamo delle domande come “come fa un organismo a sentire, vedere?” e tutto ciò, anche se è innato, è molto complesso. Per le capacità che necessitano di apprendimento, ci domandiamo “come fanno dei processi che si apprendono a diventare, poi, automatici?” La risposta è che c’è un macroorganismo sopra di noi che ci detta delle regole (regole sociali).

Ci sono delle caratteristiche dette singole ed altre dette emergenti, ovvero che emergono quando tanti organismi insieme formano un macroorganismo. Ciò porta, quindi, a delle macrocaratteristiche emergenti in cui l’effetto influenza le caratteristiche del singolo. Per capire il comportamento umano bisogna, quindi, studiare sistemi di causazione circolari, ovvero bisogna partire dall’individuo (non per forza isolato), passare alla società (che influenza l’uomo) e poi a ciò che “compone” l’uomo, quindi i sottoinsiemi organismici. Vi sono dei movimenti, detti di proazione (o forward causation) se si passa da sistemi organismici a società, e di retroazione (o backward causation) se si va dalla società ai sistemi. Ciò ci permette di conoscere per bene anche il livello che si trova in mezzo, ovvero l’individuo ed il suo comportamento.

NB. Un sistema collettivo non può esibire caratteristiche emergenti in violazione dei criteri di funzionamento delle sue sottocomponenti ed inoltre le proprietà emergenti possono influenzare i comportamenti degli altri livelli. I sistemi che hanno un meccanismo circolare sono detti sistemi dinamici e quando questi sono complessi emergono dei comportamenti caotici.

Sistemi dinamici complessi

Rispondono a fluttuazioni minime nelle condizioni di partenza, non sono lineari ed inoltre ci sono numerose quantità di “procedere”. Vi è un modello matematico della convenzione atmosferica, ovvero l’attrattore di Lorenz, che è il più famoso esempio di sistema dinamico che esibisce comportamenti caotici. Noi siamo dei sistemi dinamici complessi, quindi è impossibile fare previsioni a lungo termine su esseri umani, ma si possono fare solamente previsioni a breve termine. In ciò, la psicologia può prevedere come, nel breve termine, si comporta in media un gruppo. Ciò è la base del metodo sperimentale della psicologia, che vede la psicologia generale coincidere con una scienza statistica.

La psicobiologia, la psicofisiologia, la neuropsicologia, le neuroscienze cognitive contribuiscono a farci capire alcune caratteristiche del comportamento umano generate per forward causation. La psicologia sociale, la sociologia, e altre scienze del sociale come le scienze politiche, l’economia, l’etnografia, l’antropologia, la storia, l’archeologia, la demografia, ecc., ci aiutano a capire alcune caratteristiche del comportamento umano generate per backward causation. La psicologia generale “sta in mezzo”: si occupa del livello individuale della realtà, ma per capire quel livello deve considerare i livelli sottostanti e sovrastanti. Quindi essa non è una scienza della soggettività, ma è una scienza naturale a base empirica e nomotetica (ovvero che cerca di capire delle regole e dei principi generali che accomunano gli organismi).

Metodo scientifico ipotetico-deduttivo

Il metodo della psicologia generale è un metodo sperimentale ipotetico-deduttivo ed i suoi costrutti esplicativi sono accettabili solo se generano previsioni empiricamente confutabili. Un organismo è strutturato in parti (diverse) che lo compongono, sottosuddivise a loro volta in cellule, ecc. (vari livelli). Noi siamo organismi adattivi, ovvero cerchiamo di adattarci all’ambiente, quindi: perseguiamo con successo i nostri scopi, siamo molto flessibili, quindi, attuiamo diversi comportamenti in base alle situazioni. Ciò significa che siamo adattivi, cioè capiamo l’ambiente circostante e passiamo alla rappresentazione che può essere interna (an internal model can be thought of, roughly, as a set of rules that enables an agent to anticipate the consequences of its actions) ed esterna (quando una caratteristica morfologica dell’organismo si sviluppa in reazione a una proprietà ambientale, e finisce col riflettere una o più proprietà dell’ambiente).

Siamo, quindi, organismi adattivi di tipo reattivo ed anticipatorio (prevediamo con rappresentazioni interne).

NB. Essere reattivi ed avere rappresentazioni interne non coincide con la caratteristica di essere vivente. Il cervello è “costruttore” e “preservatore” di rappresentazioni dell’ambiente. Molti comportamenti umani e animali sono, invece che reattivi, pianificati. Quindi possiamo dire che la mente è un costrutto teorico con il fine di spiegare il comportamento.

Questo tipo di metodo è applicato in varie scienze. Si basa su alcune ipotesi:

  • Il mondo (= le persone) segue sempre le stesse regole elementari in ogni tempo e luogo;
  • È possibile svelare il funzionamento di queste regole attraverso un’osservazione sistematica e controllata;
  • Ogni evento fisico (deterministico e non) può essere compreso in qualche sistema di leggi.

Queste leggi, quindi, sono alla base di tutto e la psicologia generale ha come obiettivo proprio quello di scoprire queste leggi. La psicologia generale, come scienza, è volta alla scoperta di leggi del comportamento per cui, data una più cause, è possibile prevedere uno o più comportamenti, con un certo grado di probabilità.

Struttura del metodo scientifico

  1. Identificare il problema;
  2. Tentare di risolverlo, chiedendosi “che regole utilizza la mente per risolvere questo problema?”
  3. Formulare un’ipotesi (come funziona la legge?);
  4. Fare una previsione;
  5. Esperimento;
  6. Risultati finali;
  7. Interpretazione dei risultati (paragonandoli alla teoria);
  8. Corretta -> formulare una teoria;
  9. Sbagliata -> ripartire da capo.

Il passaggio dal punto sette all’otto è fondamentale, infatti devono esserci possibili confutazioni alla mia teoria. Le ipotesi di ricerca, quale ne sia l’origine, devono tutte comportare previsioni univoche su fatti osservabili, e quindi devono essere empiricamente confutabili. Bisogna raccogliere dati ed avere una risposta chiara. Questo processo è un processo di ricerca ciclico, autoalimentato e dinamico ed in esso, le teorie hanno una doppia funzione: spiegano una determinata classe di fenomeni ed aiutano a identificare problemi da risolvere.

Le teorie scientifiche sono insiemi internamente coerenti (cioè, non contraddittori) di ipotesi esplicative confutabili, ma non ancora confutate, espresse in un qualche linguaggio. Sono basate su costrutti teorici: concetti inosservabili che consentono di formulare leggi. Le leggi spiegano delle regolarità osservate, sono tutte probabilistiche, mettono in relazione due o più eventi ed inoltre stabiliscono dettagli di relazione causale e fanno delle previsioni. Le teorie sono modelli concettuali che si propongono di spiegare dati sperimentali. Permettono di organizzare osservazioni sperimentali diverse all’interno di un contesto strutturato e coerente.

Ci sono alcune teorie che portano a stessi risultati: non c’è una teoria migliore di un’altra, ma se si contrappongono l’una all’altra si sceglie quella con più potere esplicativo. Quando due teorie fanno previsioni diverse su un particolare fenomeno, un esperimento può essere in grado di stabilire quale delle due previsioni sia corretta => prova empirica. Se due teorie, pur prevedendo diversi costrutti e leggi, fanno le stesse previsioni su una classe di fenomeni, sono scientificamente indistinguibili => criterio epistemico detto rasoio di Ockham (se in un esperimento per arrivare alla legge si attuano 110 passaggi, mentre nell’altro solo 10, si sceglie come “migliore” il secondo esperimento e prevale come teoria vera).

Il mestiere dello sperimentalista

Il buon sperimentalista dovrebbe agire su base teorica, cercando, con i suoi esperimenti, di provare la falsità di una qualche teoria. Il buon teorico dovrebbe, invece, cercare di formulare teorie migliori, via via modificando o rivoluzionando gli asserti confutati, e proponendone altri in grado di catturare e comprendere le osservazioni empiriche disponibili. L’interazione tra sperimentalismo e teorico genera la scienza.

Lo sperimentalista parte da una teoria e compie un esperimento (decidendo di quest’ultimo le varie caratteristiche), entrando nel dettaglio ed individuando le variabili dell’esperimento (entità numeriche che ci permettono di fare dei conti veri e propri). L’esperimento in psicologia è, quindi, il controllo della relazione tra due o più variabili (se una influenza l’altra).

Variabili

Gli eventi ed i comportamenti presi in considerazione devono essere misurabili e quindi variabili. Bisogna definire la misura dei comportamenti che devono cambiare in base all’ipotesi. Le variabili sono definite in modo operazionale, cioè in base alle operazioni che occorre fare per misurarne il valore. Ci sono, però, delle variabili dette inosservabili, ovvero che non sono misurabili direttamente, come ad esempio la felicità. Per queste, bisogna trovare una misura indiretta per definire la felicità operativamente, trovare una variabile osservabile che sia correlata a quella inosservabile, come ad esempio il numero di sorrisi fatti da una persona potrebbero misurare indirettamente la felicità.

Le definizioni operazionali di variabili inosservabili non sono mai univoche o perfette. Solo la molteplicità e la convergenza delle evidenze potrà consentire di sviluppare un certo grado di fiducia verso una relazione teorica: se differenti ricercatori, operazionalizzando le stesse variabili teoriche in diversi modi, ottengono risultati riportabili alle medesime relazioni teoriche, crescerà il grado di fiducia verso la plausibilità della spiegazione teorica proposta per il fenomeno preso in considerazione.

Tipi di variabile e misure

Le variabili quantitative o continue variano lungo un continuo; le variabili qualitative o discrete o categoriche non variano lungo un continuo. In alcuni casi, la natura della variabile è invariante, in altri dipende da come si sceglie di misurarla.

Per quanto riguarda le misure delle variabili, dobbiamo fare riferimento a diversi tipi di variabile:

  • Variabili discrete nominali quando assumono valori diversi ma non esiste una relazione asimmetrica, ovvero non possono essere messe in ordine e in rapporto ed informa solo sull’uguaglianza o diversità di due eventi, discrete ordinali quando possono essere messe in ordine;
  • Variabili continue a intervalli se esiste un’unità di misura ma l’origine della scala è variabile, ammette valori negativi e quantifica la differenza tra un intervallo e un altro, continue a rapporti se esiste un’unità di misura ed ha un origine fisica.
Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 57
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 1 Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 57.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti esame di psicologia generale 1 di E. Bricolo Pag. 56
1 su 57
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher abagnalebenny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Bricolo Emanuela.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community