Economia delle aziende e dei mercati internazionali
L'economia
L'economia studia le regole che consentono che risorse scarse siano in grado di dare il massimo livello di soddisfazione possibile dei bisogni. Il concetto è stato sviluppato e studiato da alcuni filosofi scozzesi intorno al XVI e XVI secolo, tra cui il più famoso Adam Smith. È bene sottolineare che l'economia "buona" non può di certo soddisfare tutti i bisogni, obiettivo di fatto impossibile. Il principio di base visto sopra porta dentro di sé anche il valore fondante della società occidentale: la libertà. Sebbene questo valore venne motivato dallo sviluppo degli scambi già dal 1400 e dallo sviluppo di borghi, veri centri di mercato, e i borghesi (per distinguerli dagli abitanti della campagna), non fu preso in vera considerazione fino all'età dell'Illuminismo.
Intorno al tema degli scambi, si è sviluppato poi il concetto del denaro differito, ovvero usare il denaro per scambi intertemporali, come è il caso degli investimenti. L'economia oggi ha perso il suo aspetto scientifico in quanto è una disciplina teoretica e non teorica, in altre parole si basa su teorie senza però osservare la realtà (crisi dell'economia attuale).
I diversi tipi di economia
- Economia politica (Economics): la prima cattedra di economia politica fu istituita a Napoli nel 1754 da Antonio Genovesi; qui, fu in contatto con Giambattista Vico, autore della teoria dei corsi e ricorsi storici. È la disciplina economica che si occupa dei comportamenti di un insieme di persone, più o meno grandi, rispetto agli scambi, e fornisce informazioni in ordine di prezzo e quantità. Si divide inoltre in:
- Microeconomia: è una branca dell’economia politica che si occupa del comportamento degli aggregati con riferimento a diversi attori (venditori e consumatori) ma a uno specifico oggetto o servizio (mercato dell’auto, delle bevande alcoliche, dei servizi bancari);
- Macroeconomia: alcuni economisti hanno cercato poi di individuare delle regole di comportamento degli aggregati che andassero al di là della ricerca del singolo bene. Uno di questi fu Keynes, il quale, con la sua "teoria generale della moneta", pose le basi per guardare in modo diverso gli aggregati, enfatizzando il comportamento di macrocategoria, ovvero tutti i consumatori, tutti quelli che producono, tutti quelli che potrebbero consumare ma non lo fanno (risparmiatori), e infine anche i lavoratori.
- Economia aziendale o manageriale (Business administration): è la disciplina che studia i modi per consentire alle organizzazioni di produrre nel modo migliore possibile, ovvero dare il più ampio valore alle risorse scarse per produrre beni o merci, ma anche servizi.
I diversi tipi di organizzazioni
- Accolta: insieme di persone e di cose che non interagiscono tra di loro;
- Organizzazione: gruppo di persone e cose che sono riconoscibili non dal fatto di essere insieme - condizione di fatto necessaria -, ma dal fatto di saper fare le cose insieme. Nel linguaggio economico esistono:
- Istituto: insieme di persone, beni e risorse (di fatto un’accoglta), ma che si sono organizzate e che sono abituate ad interagire per il conseguimento di un obiettivo qualsiasi;
- Impresa: tipo di istituto con finalità economiche, cioè dirette a svolgere un’attività economica di produzione o di scambio di beni e servizi. La finalità di questo tipo di attività può essere quella di produrre profitti o altri benefici, per questo, nel tempo, si sono distinte le imprese for profit e non profit (produzione di beni e servizi per fare altre cose sempre finalizzate allo scambio), a seconda della ricerca di lucro. Tanto maggiore è il profitto, tanto maggiore è l’agevolazione di valore. Ad esempio, la IULM è un tipo di istituto che però non è un’impresa, in quanto non ha una finalità economica e dunque non produce servizi ideati per lo scambio.
Il concetto di scambio
Il concetto basilare dell’economia, perché se avviene in condizioni di libertà (nessuno lo fa perché è obbligato, ma solo perché desidera farlo) è un modo attraverso il quale le due parti, a esito dell’operazione di scambio, si trovano su un livello di soddisfazione superiore. È dunque un meccanismo attraverso il quale l’umanità fa del bene a sé stessa ed è stata proprio questa l’intuizione di Adam Smith: dietro l’egoismo personale, e combinando tutti gli egoismi delle varie persone, ci sta un miglioramento del benessere di chiunque partecipi a questo gioco di mercato. Questa è la grande base del successo dell’economia liberale di mercato dell’epoca moderna, cioè a partire dall’evoluzione commerciale succedutasi alle grandi scoperte geografiche.
Chi ha cercato di fermare il successo dell'economia capitalistica?
Nessuna delle dottrine che vi siano opposte è riuscita fino ad oggi a sconfiggerla: non c’è riuscito dapprima il cristianesimo, che ha dovuto accettare a partire dal Medioevo il principio del prestito come principio fondante dell’economia contemporanea (con la nascita dei Monti di pietà, istituto destinato a concedere prestiti di importo anche minimo, a miti condizioni, con garanzia di pegno su cose mobili nel 1462, mentre prima del 1400 non si potevano prestare i soldi), e neanche il comunismo, in quanto la lotta tra l’Unione Sovietica (economia collettivista) e gli Stati Uniti (economia di mercato) si è risolta non in una sconfitta, ma addirittura nella scomparsa del comunismo.
Ritroviamo, con questa considerazione, il principio fondamentale su cui si basa la società occidentale: la libertà di pensiero e la libertà economica. Tuttavia, oggi, esiste un’ideologia anti-capitalistica che rappresenta l’unica e la più grande sfidante dell’economia capitalistica in quanto introduce dei principi che limitano la libertà personale e di scambio: quella della religione islamica. L’Islam è basato su una concezione completamente orientata al controllo della libertà personale. Si sono anche inventati un tipo di finanza islamica, che altro non è che un modo per aggirare il tema dell’usura, che, in questa religione, non è superato; è come se fosse una sorta di finanza occidentale, ma travestita con concetti che vanno bene in quella religione.
Perché non ci sono più guerre di tipo economico?
Oggi possiamo dire che viviamo le conseguenze pacifiche dell’economia, cioè la società di oggi è una società dove essendoci così tanto interesse nessuno vuole delle guerre. Anche le guerre commerciali che esistono oggi tra Stati Uniti e il resto del mondo non sono finalizzate a interrompere il rapporto, ma a rinegoziare una definizione del rapporto. Le ultime guerre economiche vere e proprie sono state la guerra del Vietnam e la guerra di Corea.
Perché occorre lo scambio?
Come abbiamo detto prima, occorre per il miglioramento del benessere. Ma lo scambio, sostanzialmente, è fondato sui bisogni dei soggetti che intervengono nello scambio → l’egoismo causa bisogno.
Perché abbiamo dei bisogni?
Perché evidentemente non siamo soddisfatti, se fossimo soddisfatti è chiaro che non avremmo alcun bisogno; questo è il caposaldo del pensiero economico: l’economia studia gli scambi → gli scambi ci sono perché ci sono dei bisogni → i bisogni ci sono perché le risorse per soddisfare i bisogni non sono sufficienti. Attraverso lo scambio, inteso come libero scambio, si realizza automaticamente, senza regole precise, l’allocazione delle risorse scarse in modo che esse possano soddisfare il più elevato livello di bisogni. L’allocazione è definita efficiente quando il livello di beneficio perseguito da chi ha dei bisogni causati dalla scarsità delle risorse è reso massimo. L’economia, quindi, non rende felice, ma rende il meno infelice possibile.
Un grande studioso italiano: Vilfredo Pareto
Un grande studioso italiano della fine del XVIII secolo, Vilfredo Pareto, uno dei primi economisti che modernizzò tutto il sistema economico, nello studiare i temi dell’economia del benessere (si studia come si fa per stare bene), si rese conto che quando i politici prendono delle decisioni per modificare le regole dell’economia (per esempio, attraverso le imposte e le tasse), queste decisioni sono di tipo politico, in cui c’è una maggioranza che decide che è giusto fare così, anche ai danni di una minoranza (per esempio: l’introduzione del reddito di cittadinanza, che dobbiamo accettare in quanto la democrazia ha deciso così). Pareto evidenziò come ci sono alcune decisioni che avevano il pregio di fare stare ad un livello di benessere superiore tutti gli attori che erano coinvolti nella decisione.
Una di queste, per esempio, è la sostituzione del libretto dei voti con l’introduzione di un sistema digitale dei voti della IULM: riduce lavoro e tempo al professore e alla segreteria, gli studenti non perdono la giornata, c’è un minor spreco di carta → è una decisione politica di tipo ottimo. Una decisione politica è di tipo ottimo paretiano quando comporta un miglioramento del benessere per tutti gli attori che ne sono coinvolti, senza danneggiare nessuno.
Quando possiamo pensare di vivere in una società senza bisogni?
Se vivessimo in una società senza bisogni, non servirebbero gli scambi e non servirebbe neanche l’economia di mercato. Per rispondere alla domanda: forse mai. Però certamente possiamo dire che mai nella storia dell’umanità abbiamo avuto la capacità di soddisfare così tanti bisogni come in questa epoca, tanto che oggi è la prima volta in cui assistiamo a così tante crisi di sovrapproduzione (caso della Sardegna e della produzione del latte di pecora: due anni fa, per motivi di successo di mercato del pecorino, aumentò molto la domanda di latte, che è per definizione una domanda rigida. I pastori sardi, allora, hanno aumentato il numero delle pecore perché così potevano continuare guadagnare un sacco di soldi vendendo un litro di latte a 1 euro. Il problema è che se tutti aumentano la produzione del latte, allora aumenta anche la quantità offerta: se aumenta l’offerta, ma non aumenta in modo analogo la domanda → il prezzo diminuisce. La soluzione avanzata da questi pastori, che evidentemente si dipingono come vittime che invece di diminuire semplicemente la loro produzione di latte la mantengono uguale, è che lo Stato metta la differenza sul guadagno non ricavato).
Azienda
Deriva dal latino ‘agenda’, il cui significato del verbo in latino è ‘ago’, ovvero fare. Qualsiasi istituto, per poter funzionare, vede all’interno della sua organizzazione una componente che è preordinata alla gestione dei rapporti di tipo economico con il sistema e con l’ambiente in cui l’istituto si trova a operare. Quindi, l’azienda, viene definita come l’ordinamento economico di un’istituto, dove per ordinamento intendiamo l’insieme di persone e attività che all’interno di quell’istituto di mestiere si occupano degli scambi di beni e servizi che servono all’istituto per il conseguimento del suo obiettivo.
Nel caso delle imprese, esiste un’azienda? Sì, poiché se effettuiamo un ragionamento concatenato possiamo osservare che: l’azienda è l’ordinamento di un istituto, e l’impresa è un tipo particolare di istituto → l’azienda è l’ordinamento economico di un’impresa, essendo le imprese degli istituti.
C’è differenza tra impresa e azienda? Sì, c’è differenza, in quanto non è detto che un’impresa abbia tutta una sua organizzazione esclusivamente mirata agli scambi. Certamente un’azienda all’interno di un’impresa tende quasi a sovrapporsi, però può darsi che non sia così, per esempio: se un’impresa ha detto di sì ad alcuni servizi di tipo sociale per i propri dipendenti (corsi ricreativi, attività di una palestra), quest’attività non ha natura di scambio economico, anche se ci stanno bene dentro quell’impresa in quanto favoriscono il miglior funzionamento dell’impresa. Possiamo dire quindi che nelle imprese, le aziende sono largamente prevalenti rispetto all’istituto dell’organizzazione, ma non è detto che si sovrappongano.
Esistono poi alcuni casi dove l’impresa svolge soltanto attività economica preordinata allo scambio di beni e servizi, e allora lì coincidono, ma non è detto che questo avvenga.
L’azienda ha obiettivi? No, non ha obiettivi, in quanto costituisce uno strumento per consentire all’impresa di perseguire i propri obiettivi.
La piramide dei bisogni di Maslow
Che cosa si intende per bisogno? Il bisogno può configurarsi secondo modalità distinte e quindi anche il soddisfacimento del bisogno richiede l’erogazione di beni e servizi con caratteristiche diverse; è rilevante questa distinzione perché il management deve prendere delle decisioni diverse a seconda del tipo di bisogno della sua azienda. La rappresentazione dei bisogni di Maslow è di derivazione psicologica, e in particolare, questo è uno dei tanti esempi di come l’economia e le teorie manageriali siano fortemente influenzate dalle altre discipline sociali. Per questo, per capire i modelli di consumo e i mercati, sono necessarie le competenze che vengono offerte da discipline diverse dall’economia: in primo luogo la psicologia, la sociologia e l’antropologia; queste sono le tre scienze sociali che concorrono a definire i modelli di comportamento di una società e delle persone che di quella società fanno parte.
Secondo Maslow i bisogni possono essere classificati in diverse categorie a seconda dell’esigenza che l’uomo ha, dai più impellenti ai meno impellenti:
- I bisogni primari o naturali: sono quelli caratteristici dell’uomo primitivo, quindi il bisogno di cibo, di protezione dal freddo e di dormire;
- Il bisogno di sicurezza: l’uomo, inteso come animale, tende ad aggregarsi in comunità poiché essa consente delle migliori condizioni di sicurezza e con essa ci si difende meglio. Questo tipo di esigenza è rappresentato al meglio dalla nascita di regole sociali e trova invece, dal punto di vista economico, una sua manifestazione nella strutturazione della casa: la casa è il principale simbolo della capacità di difesa delle persone. È un bisogno di tipo secondario che può essere soddisfatto soltanto dopo quello dei bisogni primari;
- Il bisogno di amore e di appartenenza: tutti noi come individui abbiamo un naturale bisogno di essere non solo protetti dalla comunità a cui apparteniamo, ma anche di sentire che c’è un rapporto di stima, di consenso e di relazione di appartenenza con il proprio gruppo. È un livello importante perché tocca dal punto di vista economico i servizi tesi a favorire l’interconnessione;
- Il bisogno di stima: è un bisogno più sofisticato che si può collocare nella famiglia di quello precedente. Il bisogno di stima significa voler essere considerati nel proprio ambiente di lavoro;
- Il bisogno di sentirsi realizzato: ovvero la ricerca non del soddisfacimento di una brama, ma della serenità e dell’equilibrio. Dal punto di vista economico questo bisogno coincide con il settore del leasure and pleasure, ovvero quei settori in cui l’obiettivo dell’attività e dei servizi che sono offerti è quello di garantire alle persone di provare piacere, piacere che si articola tipicamente a seconda della fase della vita.
Il bisogno evolve, nell’analisi economica manageriale, verso il concetto di benessere: soddisfare un bisogno è una modalità di creazione del benessere che può cambiare in base al tipo di persone, al tipo di target ai quali si rivolge l’impresa. Poiché i bisogni sono diversi nelle diverse fasi della vita in ragione del diverso background culturale, una delle attività principali del marketing è la segmentazione del mercato: partendo da una collettività, estrarre o individuare all’interno di quella collettività persone che presentano caratteristiche più specifiche e più omogenee fra di loro. Per esempio, i ragazzi con età compresa tra 19 e 23 anni costituiscono una collettività; tuttavia, se all’interno di questa collettività io individuo ragazzi con età compresa tra 19 e 23 anni che studiano alla IULM, individuerò un gruppo con caratteristiche più specifiche, con un background culturale particolare e che rappresenta esso stesso un target particolare di certe attività. La segmentazione avviene attraverso la percezione delle specificità e omogeneità dei bisogni, ed anzi, grazie agli strumenti della digitalizzazione, si tende poi a individuare dei meccanismi che creino community, cioè che spingano queste persone già orientate da bisogni specifici rispetto alla totalità, a relazionarsi fra di loro; la relazione costituisce un elemento di aumento di presa di consapevolezza del bisogno e il suo successivo innalzamento, e consente quindi una collettività di coesione.
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