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Arte del Rinascimento

Pittura d'affresco in Emilia Romagna

Chiara Betti – Arti Visive

A.A. 2014-2015

5 Febbraio 2015

La pittura d'affresco, nota come "buon fresco", è un vanto dell'arte italiana. Cennino Cennini (1370-1440) nota che l'affresco necessita dell'essicazione dell'intonaco sul quale viene steso il colore quando è ancora fresco. Il clima della penisola italiana ha favorito l'uso di questa tecnica. Sin da Cennino si configura come la tecnica più difficile poiché richiede prontezza esecutiva; lavorare sull'intonaco bagnato significa non poter verificare immediatamente il colore, l'artista deve saper governare i propri mezzi.

Nel 1492, con la morte di Lorenzo il Magnifico e Piero della Francesca, l'affresco in campo profano ha portato a distruzioni e perdite, mentre i soggetti religiosi sono meno legati al gusto del tempo.

Decorazione di Palazzo Schifanoja a Ferrara

Non abbiamo fonti coeve che ne esaltino l'importanza, contrariamente a quanto accade con la Camera degli Sposi di Mantegna a Mantova. Il Salone dei Mesi (affreschi riscoperti solo nell'Ottocento) si pensò di aver trovato gli affreschi di Piero della Francesca di cui Vasari aveva parlato. L'unico documento che parla della decorazione di Schifanoja è la lettera di Francesco del Cossa a Borso d'Este nel 1470.

Francesco del Cossa, nato a Ferrara ma bolognese per formazione, è autore dei tre campi che danno verso l'anticamera (marzo, aprile, maggio). Vi è un problema stilistico ed un problema iconografico. Roberto Longhi nel 1934 riconosce Ercole de Roberti nel mese di settembre. Chi è stato il coordinatore dei lavori?

Palazzo Schifanoja ha funzione di "delizia", luogo di svago →

Melozzo da Forlì – catino absidale della Chiesa di Santi Apostoli a Roma: ne rimangono solo alcuni frammenti, oggi nella Pinacoteca Vaticana.

Chi intraprende una decorazione ad affresco deve tenere presente la struttura architettonica.

Cappella di Uguccione Contrari da Vignola (11 Febbraio 2015)

Consigliere di Niccolò III d'Este – 1430. Decorazione a tema sacro mai portata a termine, mai stata usata come cappella. Ci si chiede se questo ambiente non fosse stato progettato con una funzione diversa, a metà tra il luogo di culto e luogo di meditazione privata. Va forse già nella direzione dello studiolo? (luogo privato per la meditazione, perché il signore si incontri con i suoi consiglieri). Le decorazioni devono essere decodificate per comprendere la funzione del programma iconografico.

Niccolò III era solito delegare a Uguccione le questioni politiche importanti, ma anche culturali. Anche il figlio illegittimo di Niccolò (Leonello) si avvarrà di Uguccione, uomo dalla notevole statura culturale.

Leonello d'Este (regna dal 1441 al 1451), figlio di Niccolò III e Stella Tolomei detta dell'Assassino, è una figura di principe illuminato, educato da Guarino da Verona. Egli ha l'idea che il signore è tale non solo per eredità, ma perché è un "saggio", è un primus inter pares. Gli Estensi possiedono un sistema di delizie e Belfiore è una di queste, in cui non si esercita il potere politico, ma in cui il signore può dedicarsi ai suoi ozi.

Nel 1447 Leonello ha l'idea di farsi allestire un luogo in cui accogliere gli amici, discutere... Abbiamo una lettera del 1447 che Guarino Veronese manda al suo antico discepolo. Leonello ha intenzione di far decorare il suo studiolo con dipinti raffiguranti le Muse. Guarino di compiace di questa scelta, osserva che la scelta di un tema profano potrebbe essere criticata, anche se questo contesto è molto appropriato perché ritiene che la parola "Muse" derivi da μονήσις, "generare". Le Muse traggono fuori la conoscenza dalla mente umana.

Guarino suggerisce anche le scritte in latino e greco che andrebbero collocate sotto ogni TAVOLA, da inserire nelle pareti all'interno di decorazioni lignee ad opera di Arduino da Baiso. Lo studiolo deve comprendere degli armadi sopra i quali vengono collocate le immagini delle Muse. Leonello non vedrà terminato lo studiolo ed il progetto verrà completato dal fratellastro Borso d'Este con alcuni cambiamenti nell'iconografia.

Tavole raffiguranti le quattro stagioni

  • Primavera → ricorda la Madonna incinta di Piero della Francesca. Musa Erato, realizzata da Cosmè Tura. La tavola è conservata a Londra alla National Gallery. Roberto Longhi assumeva questa immagine come sunto delle caratteristiche di Cosmè Tura.
  • Estate → realizzata da Michele Pannonio. Longhi parla per Pannonio di "affettazioni piombinee", figura metallica, ma più plasmabile rispetto all'Erato di Tura. Si è ipotizzato che a Maccagnino siano spettati gli interventi più antichi sulle tavole. Influssi della pittura fiamminga (Rogier Van der Weyden). Possiede l'iscrizione prevista da Guarino per la Musa Talia, preposta alla coltivazione dei campi e agli innesti. Conservata a Budapest. Nella parte inferiore c'è l'impresa del "paraduro" (immagini estremamente stilizzate): si rifà all'attività di bonificazione alle foci del Po a partire da fine del XIII secolo. Questa tavola è sicuramente di provenienza estense, non da Belfiore.
  • Si conservano due tavole che non possiedono le targhe con iscrizione. Erano conservate nella collezione Strozzi-Sacrati a Firenze, acquisita dallo Stato negli anni '90, ora sono alla Pinacoteca di Ferrara.
    • Donna che si allenta la vesta sul grembo per l'incipiente maternità → Erato?
    • Urania: raffigurata esattamente come la descrive Guarino. Musa preposta agli astri. In basso vi è lo spazio per quelle che avrebbero dovuto essere le targhe. Lucentezza nella resa del trono. Tavola irregolare: in alto a sinistra vi è una toppa lignea; sul trono è raffigurata l'impresa dell'unicorno (lavori di bonifica e valori di bontà d'animo, castità, purezza. Unicorno che tuffa il corno nell'acqua al di là di una piccola siepe = paraduro).
  • Autunno (Berlino): figura in piedi su un basamento. Immagine fortemente pierfrancescana. Musa Polimnia, presiede alla lavorazione dei campi, corrisponde bene alla descrizione di Guarino.
  • Al Museo Poldi Pezzoli è pervenuta una tavola con una donna raffigurante la carità cristiana, perché circondata da bambini. Dopo un restauro dell'89-90 si è capito che non era Carità, ma Tersicore. Volto appiattito che contrasta con le gambe prominenti. Potremmo trovarci davanti ad un dipinto iniziato da Angelo Maccagnino, pittore senese di fiducia di Leonello e terminato da Cosmè Tura (sicuramente i putti sono suoi). Secondo Guarino Tersicore è la musa che presiede anche ai matrimoni, che guida le danze dei giovinetti. Qui invece, con un cambio iconografico diventa la Musa della danza, che guida i putti.

Nel '91 al Poldi Pezzoli si è fatta una mostra "Le Muse e il Principe" con tutte le tavole, tranne Polimnia perché troppo delicata per viaggiare. Un altro dato emerso con la mostra del '91 è il fatto che queste tavole presentano una craquelure molto forte, forse a causa dell'incendio del 1496 appiccato dai veneziani a Belfiore. Queste tavole sono tutte provenienti dallo stesso tronco (studiate dal Museo Poldi Pezzoli).

Predella della Pala di S. Marco, Beato Angelico: influenza su Rogier Van der Weyden "Deposizione di Cristo".

12 Febbraio 2015

  • Ritratto di Francesco d'Este, Rogier van der Weyden (Metropolitan Museum, New York, 1460 ca): la pittura ponentina influenza la corte estense; utilizza un nuovo legante, non è più la tempera che lega i colori a base minerale con uovo, ma i fiamminghi adottano la pittura ad olio. Anche i pittori ferraresi iniziano ad usare questa tecnica.
  • Polittico della misericordia, Piero della Francesca (1448): figure di profilo con evidenziazione tridimensionale. Sicuramente il pittore della Musa Urania ha visto qualche opera di Piero. Anche il maestro di Polimnia conosceva Piero, come quello della Flagellazione di Urbino. Un tempo si riteneva che il maestro di Polimnia fosse Galasso, ma non siamo in grado di identificarlo; Vasari diceva che era un allievo di Piero della Francesca. Probabilmente la testa di Polimnia è di Tura; alcuni studiosi, tra cui Bacchi, pensano sia di un giovane Francesco del Cossa.
  • Luca Pacioli (Fra Luca Bartolomeo de Pacioli o anche Paciolo, Borgo Sansepolcro, 1445 circa – Roma, 19 giugno 1517) è stato un religioso, matematico ed economista italiano) dice che Piero sarebbe stato chiamato a Ferrara da Borso d'Este dopo il 1450.
  • Battesimo di Cristo (Piero della Francesca, 1445. Londra, National Gallery): scatola prospettica che si arricchisce di una capacità di catturare i dettagli → aspetto che desume dal maestro Domenico Veneziano. I tre angeli che si danno la mano rimandano a Luca della Robbia, cultura molto stratificata di Piero.
  • Nel "De Pictura" (1435) Leon Battista Alberti raccomanda "l'amistà" (amicizia) dei colori, l'accordo tra i colori, ma non intende una pittura fusa su base tonale. (cfr Battesimo).
  • San Girolamo penitente (Piero della Francesca, 1450, Berlino Gemaldegalerie): recuperata negli anni '80 e ripulita dalle ridipinture degli alberi. Tavoletta devozionale che sviluppa le premesse già citate nel Battesimo.

Fino alla fine del 1400 Piero è ad Ancona. Nicola di Maestro Antonio attivo ad Ancona a fine '400, autore di una pala adesso a Pittsburgh. Fondo dorato. Nel '50 Piero era ad Ancona (ce lo dice Luca Pacioli), nel '51 era a Rimini nel Tempio Malatestiano (facciata che si presta ad una lettura di tipo prospettico). Leon Battista Alberti distrugge gli affreschi di Giotto, mette una copertura marmorea alla vecchia chiesa francescana.

  • Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo (1451, Piero della Francesca. Tempio Malatestiano): originariamente si trovava nella cappella delle reliquie nella parte destra. È stato strappato prima della II guerra mondiale e dopo la guerra è stato ricollocato al suo posto, anche se ora è stato spostato in un'altra parte della chiesa. Nell'affresco vi è la "finestra" di cui l'Alberti parla nel De Pictura → cornice = introduzione spaziale che apre lo sfondamento prospettico. Sigismondo Pandolfo Malatesta con i suoi levrieri e San Sigismondo in cattedra, a destra visione del castello Sismondo, dipinto come se fosse un finto specchio.
  • Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta (Piero della Francesca, 1451, Parigi Musée du Louvre): ritratto di profilo ispirato alle monete di età classica. Probabilmente è il modello per l'affresco di Rimini.

Michele Pannonio, pittore ungherese (1415-1475):

  • San Ludovico di Tolosa e San Bernardino da Siena (Pinacoteca di Ferrara, 1455-63)
  • Crocifissione con i dolenti e Santa Chiara: Longhi l'attribuì a Liberale da Verona. Sbalzo marcato delle figure, come se fossero di un metallo morbido, espressività marcata.

Prima di chiamare Andrea Mantegna a Mantova, inizialmente Francesco Gonzaga pensò a Pannonio (per nulla interessato alle ricerche di Piero, guarda piuttosto a Padova e Donatello).

19 Febbraio 2015 - Palazzo Schifanoia

Il Palazzo presenta decorazioni trecentesche. Il Salone dei Mesi verrà poi scialbato con una mano di bianco e riemergerà solo attorno al 1820, quando si ipotizzò che Piero della Francesca fosse l'autore degli affreschi, fino al 1880 quando, da una lettera del 1470, emerge il nome di Francesco del Cossa. Oggi possiamo apprezzare solo due pareti di questo ciclo di enormi dimensioni. Inizialmente gli storici datarono l'inizio delle decorazioni tra il 1460 e 1470, in realtà, poiché vi lavorarono più mani, bastò un solo anno (1469-70) → Borso necessitava del suo salone. Del Cossa realizzò i mesi di MARZO, APRILE e MAGGIO. I mesi di gennaio, febbraio, novembre e dicembre sono di difficile lettura. Dalla lettera di Del Cossa capiamo come l'artista vada man mano emancipandosi. Al 25 marzo 1470 il salone è già completato, lo si deduce dalla lettera. Pellegrino Prisciani ha avuto il compito di progettare questa enorme cosmologia.

Analisi del mese di Marzo

  • Minerva → presiede le attività femminili e l'attività intellettuale → saggi.
  • Fascia di mezzo: ariete e decani.
  • Si tratta di un cosmo ben regolato:
    • le divinità presiedono ai movimenti degli astri,
    • i simboli zodiacali presiedono ai mesi,
    • il signore presiede all'attività umana → cosmogonia con al centro il signore.
  • Ancella che scappa → citazione di Cosmè Tura.
  • Siamo di fronte a quello che chiamiamo naturalismo prospettico. Cossa si adegua al clima ferrarese: tormento grafico di matrice turiana.

Analisi del mese di Aprile

  • Venere e Marte sono su un carro trainato da cigni, con coppie che si amano.

I documenti che riguardano Cossa partono dal 1459, quando egli collabora con il padre scultore pitturando alcune sculture per il Duomo di Ferrara. Nel 1462 tiene a battesimo il figlio di Bartolomeo Garganelli, perciò già nel '62 si trova a Bologna.

  • Finestra che decora la controfacciata di San Giovanni in Monte (1467): in un saggio del 1958 Carlo Volpe parte da questa vetrata (del cui cartone Del Cossa è autore) per ricostruire l'attività bolognese di Del Cossa, che precede quella di Schifanoia. Tutta l'attività dal '60 al '67 del pittore si svolge a Bologna. Madonna con i capelli sciolti, panneggio grave, filofiorentino.
  • Polittico della Chiesa di San Clemente del Collegio di Spagna (Marco Zoppo, allievo di Squarcione, lavora a Padova), 1459 → già Longhi coglieva una luminosità dei colori che implicava la conoscenza di Piero della Francesca e di opere toscane. Tra il '57 e il '59 Zoppo torna a Bologna e rivede il suo linguaggio di matrice padovana. La cornice è di Agostino de Marchis.
  • Polittico della Compagnia della morte (1462-66)

25 Febbraio 2015 - Pala dell'osservanza

(Pinacoteca di Dresda, vendutagli da Luigi Criespi nel 1748)), tavola principale e predella, Longhi vi ha aggiunto alcune santine che si trovano nel Museo Tissen a Madrid → si attribuiva a Mantegna ma è di Del Cossa. A Bologna è un precoce esempio di pala quadra o all'antica. Raffigura un tempio classico (tavola centrale unificata, episodi meno importanti e santi collocati ai margini).

Ancora dalla chiesa dell'osservanza proviene un'altra pala, gemella della precedente, perché di identiche dimensioni, di autore ignoto. Sulla base di questa pala (rimasta a Bologna) si può ricostruire come fosse la pala di Del Cossa di cui si è perduta la carpenteria (non era una semplice cornice, serviva da introduzione prospettica, corrispondeva a quella che Alberti chiama "la finestra"), sei santine ed il timpano.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/02 Storia dell'arte moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.betti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Arte del Rinascimento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Graziani Irene.
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