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Antropologia culturale dei paesi arabi

L'Islam e i costumi arabi

L'Islam è una profezia rivelata a inizio 700 da Mohammad nell'Arabia pre-islamica. I costumi arabi-tribali sono rimasti punti di riferimento ancora oggi. Ancora oggi si ritiene che il cuore dell'arabismo sia nello "Shaikh" ad est, nell'Arabia. Nelle società arabe non si parla di "individuo", ma siamo membri di gruppi.

I Fratelli musulmani e le Primavere arabe

I Fratelli musulmani nascono negli anni '20 in Egitto, inizialmente è un movimento contro le politiche egiziane e soprattutto contro le politiche che l'Egitto farà con Israele, successivamente accoglierà molta gente e rifiuta le politiche neo-colonialiste occidentali. Generalmente sono movimenti repressi nel sangue. Erano movimenti accettati dall'80% della popolazione, anche se li seguiva in silenzio. Questo fu un grave errore politico che poi ha portato alle cosiddette "Primavere arabe", il motto delle Primavere arabe fu "Pane, dignità e servizi sociali" anche se in Occidente furono trasmesse come un'improvvisa ondata di occidentalismo, in realtà quelle persone chiedevano maggiori democrazie, ma erano sempre musulmani, tant'è che in Piazza Taqrir (Cairo) la gente si fermava per pregare, nonostante le proteste. La paura degli Occidentali, se prendono il potere questi gruppi, è il fatto che vogliono una democrazia islamica perché seguono la Sharia, la cui applicazione vuol dire "norme per una società giusta".

Situazione politica in Iraq ed Egitto

L'Iraq di Saddam Houssein era il Paese più sviluppato negli anni '80 del 1900. In Egitto si parla di Stato profondo, per indicare quei servizi segreti/generali che stanno dietro al Capo di governo Al-Sisi.

Differenze tra cristianesimo e islamismo

La giurisprudenza rappresenta il cuore della cultura islamica; qui non è importante la dottrina corretta stabilita dalla Chiesa, cioè l' "ortodossia", ma nell'islam si ha l' "ortoprassi", ovvero come il musulmano deve comportarsi, ciò che è importante è che il musulmano applichi le norme. La giurisprudenza è quindi al centro della vita del musulmano.

Nella religione cristiana la figura centrale è il corpo di Cristo, che si è sacrificato compiendo l'operazione di redenzione. Il messaggio è basato su un concetto di sacrificio di sé per gli altri. Il messaggio è quello di salvezza collettiva di individui persi nel peccato originale; ogni bambino infatti quando nasce è macchiato dal peccato originale. Nell'Islam invece ogni bambino che nasce per natura è considerato musulmano. Così come al centro della religione cristiana si situa la figura del Cristo, che quindi è un uomo, un Dio uomo, un Dio che si fa carne e che si immola per l'umanità, nell'Islam che è la religione più trascendente dei tre monoteismi (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) è impensabile, anzi è proprio blasfemia, pensare che Dio si faccia uomo; Dio non può mettersi al livello dell'uomo, è trascendente. Quindi, al centro di questa religione non vi è un uomo, ma Al-kitab (libro).

Il valore dell'oralità nell'Islam

Il Corano è il libro che non deve essere letto in silenzio ma deve essere recitato; anche qui un richiamo all'oralità che è una dimensione tipica ed essenziale delle società beduine tribali arabe. Nelle società beduine tribali arabe, c'è l'arte della genealogia, e coltivare l'arte della memoria genealogica significa mantenere viva la memoria del gruppo e dei propri antenati. Fino ad oggi accanto ad una tradizione scritta (avvenuta in un secondo tempo; si aveva addirittura paura a mettere per iscritto il Corano per paura di sbagliare nel farlo, per paura del castigo divino) sono continuate delle trasmissioni orali del Corano da maestro a discepolo fino ad oggi.

Cultura alta e bassa nel mondo arabo

Queste trasmissioni orali hanno ancora più valore di quelle scritte: a differenza della nostra tradizione dove lo scritto ha più valore dell'orale (es. prova testamentaria), nella società araba l'orale ha più valore dello scritto specie in campo giudiziario. Questo si spiega nel fatto che nell'Islam la figura del maestro e della persona ha una centralità che non c'è nella cultura occidentale dove lo scritto ha avuto una massima diffusione, perché la testimonianza di una persona onesta non è falsificabile. Se è una persona integerrima, onesta non può aver falsificato le scritture e questo si basa sulla trasmissione dei detti del profeta: in questo caso il trasmettitore doveva essere una persona onesta ed è per questo che ha maggiore importanza l'oralità.

Nella cultura occidentale c'è una separazione netta tra cultura alta e cultura bassa che coincide con cultura scritta e cultura orale: nel mondo arabo la cultura orale è cultura alta mentre da noi coincide con le fiabe, i racconti ecc. e la cultura popolare è considerata inferiore rispetto alla cultura alta rappresentata da Dante, Leopardi, ovvero la cultura della classe egemone. Nell'Islam questa distinzione non c'è: l'oralità è cultura alta e la cultura delle classi più basse può essere pari a quella delle fasce più alte quindi anche una persona più povera che ha studiato la trasmissione orale del Corano, per esempio, può essere considerata un intellettuale. Molti autori arabi, per esempio, svolgevano un insegnamento solo orale e non hanno messo per iscritto le loro opere; sono stati poi i discepoli a trascriverli. Il Corano è un libro fatto per essere recitato, salmodiato, cantato.

Religione e politica nell'Islam e nel cristianesimo

Altra grande differenza è che il cristianesimo è una religione della salvazione individuale, mentre l'Islam, oltre che essere una religione della salvezza, si basa sulla creazione di uno stato islamico, di una società giusta. La grande differenza, quindi, tra Cristo e Maometto è che Cristo era portatore di un messaggio etico/religioso e le sue massime erano di tipo morale (ama il prossimo come te stesso ecc.), mentre Maometto vuole essere anche un capo di stato, vuole fondare la comunità di credenti, la Umma, vuole essere sia profeta che fondatore di stato teocratico. Quella islamica è alle origini una profezia teocratica, è un messaggio politico di tipo teocratico con la fusione di politica e religione.

Spesso si dice che nell'Islam non c'è separazione tra politica e religione mentre nel cristianesimo sì. Questo è vero solo in parte: se è vero che Maometto voleva che religione e stato fossero la stessa cosa, che lo stato fosse uno stato islamico, di fatto questo non accadde così e alla sua morte ci fu separazione tra le due sfere; i poteri seguirono comunque la sharia, la verità rivelata da Dio, ma le persone che esercitavano il potere politico non erano le stesse che esercitavano l'autorità religiosa.

Da una parte abbiamo l'autorità califfale, il Califfo (Al-Khalifa), colui che ha il potere politico, che detiene l'esercito, che sanziona e fa eseguire e fa rispettare la legge, dall'altra abbiamo l'autorità religiosa che sono gli Aulema che sono degli interpreti del testo sacro e dicono cosa i credenti cosa debbono o non debbono fare. Il potere decisionale ce lo ha lo stato, ma un potere molto forte lo hanno anche gli aulema. L'autorità religiosa è forte perché può sollevare le masse; quindi l'islam è al tempo stesso l'idioma e il potere costituito, perché il califfo esegue l'islam e fa osservare la Sharia punendo chi non la rispetta, quindi incarna l'islam, ma anche gli Aulema, quando non sono d'accordo con questo potere parlano attraverso l'islam.

C'è un unico testo che viene fatto parlare da molti soggetti e questa è una particolarità di questa religione. Da noi spesso si parlava di valori completamente diversi; gli aristocratici nella Francia pre-rivoluzionaria erano portatori di valori completamente differenti rispetto ai rivoluzionari. Nel cristianesimo c'è la Chiesa cattolica come centro che decide l'ortodossia, ovvero che fissa quali siano i dogmi a cui i credenti devono credere, nell'islam ci sono molti a'alim, spazi in cui ognuno dà la propria interpretazione e questa può essere diversa l'una dall'altra; c'è un grande pluralismo interno, una frammentazione docente ed interpretativa del testo.

Pluralismo religioso nell'Islam

La Chiesa cattolica per esempio dice "tu devi credere nell'inferno", nell'islam sulla stessa questione posso avere delle risposte diverse in base a quale a'alim interpello. Ci sono scuole giuridiche diverse, essenzialmente sono 4. Il Sinodo è la riunione dei Vescovi e non è prevista nell'Islam (non si riuniscono gli aulema nel mondo). Non c'è mediazione tra uomo e Dio nell'Islam, nel Cristianesimo come mediatore c'è il "sacerdote" il cui termine viene dal latino "sacer" che significa "sacro", il sacerdote si ritiene che venga investito dalla luce divina. Nell'islam Dio è unico, "wahed" (uno) e non c'è nessun altro che condivide l'essenza divina; Dio è uno, intrascendente ed altrove.

I sacramenti cristiani sono azioni a metà tra umano e divino, che sarebbe una blasfemia per l'islam. Il cristiano se fa un peccato va dal prete a confessarsi, il musulmano se la vede da solo con Dio perché non c'è una persona che ha più di una normale che si fa mediatore tra l'uomo e Dio. Un musulmano può 'prendere il Corano e studiarlo, perché qualsiasi uomo ha il potere di interpretare e capire il testo; infatti verrà detto che è una religione aperta a tutti, perché richiede solo la facoltà di ragionare e non richiede facoltà mistiche particolari o di essere una persona particolare. Nel cristianesimo il privilegio della lettura del testo sacro si dà al prete. Questo spiega la nascita di movimenti come l'Isis, proprio perché c'è questo pluralismo giuridico interno che chiunque può prenderlo ed interpretarlo, infatti il testo è stato interpretato secondo la loro volontà e poi sono state messe in atto quelle scene macabre. Nell'islam nessuno può condannare l'interpretazione del Corano fatta da qualcun altro, è solo Dio che decide e giudica l'uomo. Se un musulmano fa un peccato davanti a tutti gli altri, ovviamente lo Stato lo condanna (che in questo caso sarebbe proprio la pena di morte perché si tratta di blasfemia), ma prima che arrivi lo Stato a punirlo, viene lapidato in piazza dalle altre persone. Non c'è nell'islam un Papa o comunque una persona centrale e nemmeno la gerarchia ecclesiastica, non c'è un centro e quindi c'è più possibilità che scoppino conflitti per avere il predominio sull'altro.

La confessione religiosa e il senso di colpa

Foucault quando studia la confessione religiosa del cristianesimo rinverrà quella che poi sarà la psicoanalisi, quindi la necessità di svelare la verità che sta in fondo. Nel cristianesimo importante è il senso di colpa, che penetra nel privato, fa diventare i soggetti autocontrollori di se stessi, c'è una coscienza che ci dice di non fare qualcosa prima di cadere nel peccato, nell'islam questa cosa è molto attutita perché non c'è la presenza di un prete e un confessionale. Nel mondo musulmano sì c'è il senso di colpa e del peccato, ma non hanno nessuno a cui dover chiedere perdono perché direttamente se la vedono con Dio. Con questa visione si vengono a creare soggetti psicologici completamente diversi.

Il concetto di guerra santa

Nell'Islam è previsto un precetto che viene tradotto con guerra santa. Gli islamisti, in realtà, hanno criticato questa traduzione del termine perché guerra santa, per noi corrisponde al concetto della guerra che i crociati mossero al mondo islamico nel tentativo di riconquista di Gerusalemme, ovviamente le motivazioni di questa guerra non erano solo di carattere simbolico ma c'erano anche motivazioni di ordine materiale. La terra santa ci richiama immediatamente al periodo delle crociare e di grande scontro tra la cultura cristiana e musulmana, che viene ricordata dai cristiani nella figura del feroce Saladino, e dagli arabi con la conquista devastatrice dei cristiani che quando arrivavano radevano al suolo tutto quello che trovavano.

Nel diritto islamico di guerra, invece, prevede dei limiti alla disumanità che si può scatenare in un contesto di violenza, quale è quello della guerra; questi limiti sono quelli di:

  • Non torturare i prigionieri
  • Non devastare i campi
  • Di non tagliare gli alberi
  • Di non incendiare le piantagioni
  • Di non distruggere i monumenti pubblici
  • Di non uccidere né ferire donne, bambini, malati ed anziani

Quindi è un diritto di guerra molto umano, mitigato da considerazioni di ordine epico, mentre viene ricordata la crudeltà con cui i crociati rasero al suolo le città e fecero dei veri e propri massacri. Molti islamisti sostengono che tradurre jihād con guerra santa è un'operazione impropria ed incorretta perché jihād significa letteralmente "sforzo", sforzo inteso come sforzo che deve portare alla realizzazione del regno di Dio sulla terra. È vero che in un primo tempo, il jihād, al tempo del profeta Maometto e conseguenti alla sua morte, viene inteso come conquista, anche attraverso mezzi violenti, di territori per estendere i confini dello Stato islamico. La religione islamica, infatti non è una religione di salvazione individuale come il cristianesimo, ma di fondazione dello stato; poi non interessa che all'interno di questo stato vi siano minoranze che continuano a praticare la propria religione, ma l'importante è che questo stato conosca la più ampia diffusione. Nei primi tempi, quindi, effettivamente la dottrina del jihād è una dottrina di conquista anche violenta di altri territori.

Sarà solo in un secondo momento, con lo smembramento del califfato in sultanati e con l'assestamento dei territori (nel giro di pochissimi anni si acquisisce, già con i primi califfi, tutta la Siria, la Palestina, l'Egitto, tutto l'Iran e la Turchia e si arriva fino al Magreb e l'Andalusia, si conquista la fascia che va da Mediterraneo al Pakistan; diventa nel giro di pochi anni una tribù di commercianti-carovanieri beduini diventano capi di un impero che sarà sotto guida dei Omayyadi e poi sono quella degli Abbasidi), che all'iniziale spinta conquistatrice si sostituirà una spinta pacificatrice, perché le persone iniziano a diventare stufe delle guerre dopo tanti anni a causa della creazione uno stato di disagio e malessere. Nel giro di pochi anni, quindi, la dottrina del jihād resta, ma subisce una nuova interpretazione: jihād viene interiorizzato e non sarà più lo sforzo per l'estensione dello Stato islamico, ma lo sforzo sulla strada di Dio, per raggiungere un più diretto contatto con Dio, uno sforzo interiore, teso, cioè, a mettere in pratica i precetti della religione. Questo tipo di jihād verrà chiamato, quindi, jihād akhbar cioè jihād più grande; mentre il jihād astrak sarà la guerra vera e propria che viene minimizzata, svalutata rispetto al jihād akhbar.

La guerra interiore, quindi, è la guerra contro le tentazioni che toccano il musulmano. La religione islamica, infatti, da questo punto di vista è molto esigente rispetto a quella cristiana, che penetra nell'intimità del singolo credente, ne plasma la soggettività e ne contamina la coscienza col senso del peccato e del senso di colpa. Nell'Islam si richiede, invece, l'adesione formale ai cinque pilastri, arcani dell'Islam che sono i cinque pilastri della fede, cioè le cinque cose che vengono richieste a ciascun musulmano per essere considerato musulmano e che sono considerati fard, cioè obbligatori e sono:

  • Al - Shahada, cioè non c'è nessun Dio al di fuori di Dio e Maometto è il suo profeta; questa è la testimonianza di fede che riposa sul concetto di unicità divina che è centrale nell'Islam, perché l'Islam è una religione che viene dopo l'ebraismo e dopo il cristianesimo, e si doveva distinguere da queste due grandi ideologie forti, radicati, che avevano già molti seguaci; quindi la prima cosa che fa è distinguersi sul fatto di non ammette nessuna incarnazione divina, il Dio musulmano è trascendente e non si incarnerà mai sulla Terra, come la figura di Cristo o del messia nell'ebraismo, e soprattutto contro il dogma della trinità cristiana; quindi unicità divina, il Dio è unico. L'Islam è una religione che il profeta stesso definisce razionale in un detto in cui dice che: "la mia regione è una religione a cui qualsiasi essere umano può attingere attraverso il cervello, l'intelligenza"; è, quindi, una religione molto pratica che non richiede di avere un'intelligenza soprannaturale per comprenderla; qualsiasi uomo può comprendere la parola divina. Mentre nel cristianesimo dobbiamo essere sacri (sacerdote) per capire il testo, nell'Islam qualsiasi uomo può comprendere e capire il testo, basta che sia dotato di un cervello; è una religione democratica aperta a chiunque e chiunque e anche la persona più povera o con difetti fisici come la cecità, attraverso il sapere religioso, può diventare un intellettuale, una persona venerata ed autorevole, un punto di riferimento centrale. Questa è un'ulteriore differenza con la nostra società che è divisa in classi: se ti trovi nell'ultimo gradino della scala sociale resti e sei destinato a restarci.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale_13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale dei Paesi arabi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Persichetti Alessandra.
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