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dietetico è quindi essenzialmente vegetariano; la loro importanza ecologica dipende dal

fatto che l'equivalente di un terzo di tutta la materia prodotta ogni anno dalle piante viene

divorata da loro. In un ecosistema terrestre, la produzione di materia vivente è pressoché

ininterrotta, e se essa non venisse demolita con una velocità correlata a quella con cui

viene formata, dopo poco tempo il sistema entrerebbe in crisi, perché verrebbero a

mancare sia lo spazio per i nuovi organismi, sia i materiali per continuare la produzione.

La distruzione del legno, delle altre parti vegetali e degli altri residui organici, assicura la

liberazione di nutrienti nel terreno che, in tal modo, diviene fertile. Con le loro robuste

mandibole esse frantumano la massa legnosa e se ne nutrono. Presentano

fondamentalmente due caste: riproduttiva e sterile, la prima è composta da Re e Regina

 sono eterometaboli; mentre l’altra da Soldati e Operai  sono pseudometaboli. I segnali

fermonici vengono trasmessi per trofallassi: è una modalità di alimentazione che integra

elementi di socialità; in pratica un individuo usa condividere il cibo assunto

precedentemente con altri individui del proprio gruppo sociale/famiglia. Le nuove colonie si

formano per: SCIAMATURA: È la modalità tipica e maggiormente diffusa. Gli alati

abbandonano il nido dove sono cresciuti, questo volo che prende il nome di “volo

prenuziale” non porta le Tèrmiti troppo lontano o troppo in alto, a meno che non siano

aiutate dal vento. Solo una piccola parte di esse, inoltre, si salva perché la maggior parte

vengono divorate da artropodi vari, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi. Appena la coppia

(tandem) si è formata comincia una sorta di passeggiata, che può durare ore o giorni e

che si conclude con lo scavo di una celletta (detta "copulario") dove si effettuano i primi

accoppiamenti e che sarà il centro di origine del nuovo nido. PROPAGGINE: modalità

tramite la quale, individui neotenici funzionano da riproduttori di completamento.

SOCIOTOMIA: una frazione importante della popolazione di un termitaio (che comprende

tutte le caste, ivi inclusi gli anfigonici alati che debbono ancora compiere il volo prenuziale)

fuoriesce dal nido in colonna, cammina per parecchie ore e fonda un nido e una comunità

nuova avente per riproduttori anfigonici immaginali o neotenici. In base alla localizzazione

del nido, le Tèrmiti sono distinte in terricole, lignicole e arboricole.

HEMIPTERA EMITTERI.

1.

Sono insetti di forma e sviluppo molto variabile tant’è vero che ne esistono specie aventi

ali molto sviluppate ed altre che le ali non ce le hanno proprio. Per quanto riguarda il capo

possiamo dire che presentano generalmente occhi ben sviluppati, ocelli non sempre

presenti, le antenne filiformi. La morfologia dell'apparato boccale è di tipo pungente-

succhiante e rappresenta uno degli elementi comuni ricorrenti nella generalità dell'ordine.

La gran parte degli Emitteri è fitofaga (si nutre di piante) e si nutre di contenuti cellulari o

linfa circolante. La peculiarità anatomica più evidente consiste nella camera filtrante,

presente in tutti gli Emitteri (ad eccezione dei Diaspini). Si tratta di un adattamento

anatomo-fisiologico ad un'alimentazione basata su succhi vegetali poco concentrati, poveri

di sostanze azotate e ad alto tenore di zuccheri. Strutturalmente consiste in una

deviazione del proctodeo, rispetto al suo decorso normale, in modo che entri in rapporto

anatomo-istologico con il tratto iniziale del mesentero. Possiedono poi un numero notevole

di ghiandole che li permette di produrre: sostanze odorifere, cera, lacca, seta…Sono

generalmente eterometaboli e possono essere ovipari, ovovivipari o vivipari. La

riproduzione può avvenire per: anfigonia (riproduzione sessuata), parentogenesi (l’uovo

si sviluppa senza essere stato fecondato), ermafroditismo autosufficiente. Anche la

struttura delle ali anteriori dipende notevolmente dal sottordine di appartenenza, troviamo

ali sclerificate, membranose…i sottordini principali sono: Heteroptera, Cicadomorpha,

Fulgoromorpha, Sternorrhyncha.

Heteroptera Si riproducono per via anfigonia e sono ovipari. Hanno alimentazione

zoofaga (animali), saprofaga (animali morti), fitofaga (piante). Sono sia terrestri che

acquatici che acquaioli (vivono in ambiente acquatico ma hanno una respirazione di tipo

terrestre).

Cicadomorpha Possiedono il rostro vicino alle coxe anteriori, sono terrestri e fitofagi.

Nella loro generalità i Cicadomorfi sono poco dannosi, ma alcune specie sono in genere

considerate molto dannose all'agricoltura, soprattutto perché possibili vettori di virus

fitopatogeni. Fra gli altri danni vanno citate le ferite praticate dall'ovopositore

Sternorrhyncha Sono terrestri e fitofagi, possiedono l’apparato boccale tra le due coxe

anteriori, spesso possiedono antenne che risultano essere più lunghe dell’intero capo,

possiedono ali solo membranose e il maschio ne possiede un solo paio (la femmina boh

non so né se né quanti).

AfidiGli afidi (nome generico che sta ad indicare insetti parassiti delle piante) hanno un

corpo tozzo e di piccole dimensioni, con capo e torace generalmente più piccoli

dell'addome. Sono terrestri e fitofagi. L'aspetto anatomo-fisiologico più rilevante è

l'assenza dei tubi malpighiani, perciò gli Afidi, tranne poche eccezioni, non dispongono di

un proprio sistema escretore. Spesso sono atteri (privi di ali). La melata è costituita dagli

escrementi liquidi prodotti da un adattamento fisiologico di insetti fitomizi (che si nutrono

esclusivamente di linfa). Sono spesso galligeni ossia provocano la formazione di galle

sugli organismi vegetali.

LEPITOPTERALEPIDOTTERI.

2.

Il corpo dei Lepidotteri, come quello di tutti gli Insetti, è diviso in capo, torace ed addome.

Le ali e le zampe sono delle appendici del torace. La testa è piccola e arrotondata ed è

occupata da un paio di occhi composti, così chiamati perché ognuno di essi è costituito da

centinaia talvolta migliaia di piccole lenti (ogni unità è detta ommatidio). Quasi tutti i

Lepidotteri si nutrono di liquidi zuccherini, principalmente di nettare. Questo è aspirato

grazie alla presenza di un apparato boccale succhiante, detto spiritromba. I Lepidotteri

posseggono due paia di ali membranose e quelle anteriori sono solitamente più grandi. La

struttura alare della farfalla è costituita da tessuto vivo attraversato da svariate fibre

nervose e da tubicini, dette trachee, che trasportano ossigeno. L'intera superficie alare è

ricoperta da scaglie, disposte come le tegole di un tetto. La maggior parte delle scaglie

contiene dei pigmenti chimici che determinano le colorazioni ed i complessi disegni che

caratterizzano le ali. Allo stato adulto è comune il dimorfismo sessuale che riguarda

soprattutto: configurazione e sviluppo delle antenne, dimensioni e colorazione del corpo.

In genere sono buoni/ottimi volatori. Si riproducono per via sessuata, sono ovipari e

olometaboli (metamorfosi completa). La fase LARVALE è molto importante: le larve hanno

un apparato boccale masticatore che comporta i maggiori danni alle piante, sono

generalmente polipodi o apodi, la maggior parte di essi è fitofaga e possono erodere o

scavare gli organi verdi, gli organi riproduttivi o le parti lignificate delle piante.

DIPTERADITTERI.

3.

Il grande ordine dei Ditteri, a cui appartengono mosche, mosconi e zanzare, è

caratterizzato dalla presenza di un solo paio di ali (membranose), quelle anteriori. Le ali

posteriori di questi Insetti si sono ridotte, trasformandosi nei bilancieri, due moncherini che

garantiscono la stabilità del volo. Molte specie hanno larve acquatiche che compiono il

ciclo biologico nei laghi, nei fiumi e negli stagni. Il ruolo dei Ditteri nella conservazione

degli ecosistemi è importantissimo: se non ci fossero mosche e zanzare non esisterebbero

le rondini, le raganelle, moltissimi pesci e tanti altri animali. Sono olometaboli o

ipermetaboli, principalmente ovipari e anfigonici. L’apparato boccale è tipicamente o

lambente-succhiante o pungente-succhiante; tipica ed evidente è la presenza di occhi

composti. Tra i sottordini più importanti citiamo: Nematocera (zanzare): comprende specie

idrofile, acquatiche e acquaiole negli stadi pre-immaginali. Gli adulti sono ematofagi

(generalmente le sole femmine) e possono veicolare malattie contraibili anche dall’uomo

(malaria). Il capo porta antenne lunghe, filiformi o piumose; i Nematoceri sono insetti

olometaboli con sviluppo postembrionale che attraversa quattro stadi di larva e uno di

pupa; La riproduzione è in genere di tipo anfigonico con accoppiamenti che avvengono

spesso in volo. Brachycera (mosche): La morfologia è tipicamente muscoide, di

dimensioni generalmente medie, livrea in genere poco appariscente ma talvolta con colori

vivaci o con riflessi metallici, tegumento rivestito da peli e setole di vario sviluppo,

soprattutto nel capo e nel torace. La differenza sostanziale, rispetto ai Nematoceri, risiede

nella morfologia delle antenne, da cui deriva anche il nome del sottordine: antenne brevi e

tozze. L'apparato boccale lambente-succhiante è caratterizzato da un particolare sviluppo

del labbro inferiore, il cui aspetto ricorda quello di una proboscide. Le larve di questi

sottordini sono apode e la morfologia è sostanzialmente più semplice rispetto alla

generalità delle larve dei Nematoceri. Caratteristica delle Brachycere è la marcata

riduzione del capo (larve microcefale), a volte immerso nel protorace (larve emicefale)

mentre le larve delle Nematocere sono Eucefale (ossia con capo prominente); nel

complesso la larva assume spesso una forma conica, affusolata in avanti. L'apparato

boccale nei gruppi meno evoluti è masticatore, con una modificazione che ne semplifica la

struttura o la funzionalità. Lo stadio di Pupa si manifesta nel corso dello sviluppo

postembrionale degli Insetti olometaboli e precede lo stadio di adulto. Le pupe dei Ditteri

possono essere obtecte o exarate. Le prime hanno gli abbozzi delle ali e delle zampe

visibili ma appressati al resto del corpo, in quanto il tutto è avvolto da un'unica cuticola; le

seconde hanno le appendici avvolte da una cuticola propria e sono perciò staccabili dal

resto. I Ditteri fitofagi possono attaccare frutti e foglie.

COLEOPTERACOLEOTTERI.

4.

È il più grande ordine di insetti, comprende 350.000 specie ed anche per questo la

sistematica interna è in continua evoluzione/revisione. Considerando la diversità e

numerosità di specie, l'anatomia dei coleotteri è piuttosto uniforme. Il corpo è diviso in tre

sezioni: il capo, il torace e l'addome. In generale, i coleotteri hanno un esoscheletro

particolarmente duro e ali anteriori (dette elitre) dure, sclerificate, che coprono la parte

posteriore del corpo e proteggono le ali posteriori. Le elitre non sono usate per volare, ma

devono essere sollevate per scoprire e muovere le ali posteriori; quando l'insetto si posa,

le ali posteriori vengono nuovamente ripiegate sotto le elitre. La respirazione è garantita

da un sistema di trachee diffuse in tutto l'addome. Le dimensioni sono notevolmente

variabili: da 1mm a 15-18cm. Sono generalmente terrestri ma possono essere anche

acquatici e acquaioli, l’apparato boccale è di tipo masticatore sia nello stadio larvale che in

quello adulto, sono ovipari e olometaboli e/o ipermetaboli (i tre stadi caratteristici dello

sviluppo: larva, ninfa, immagine sono complicati dall’esistenza di diverse successive forme

larvali, anziché una sola come di norma, che hanno per lo più abitudini e regimi alimentari

differenti). Le larve possono essere apode o meno, glabre o provviste di peli, zoofaghe,

fitofaghe, necrofaghe…

Per fare più chiarezza distinguiamo i principali sottordini:

Adephaga: sia terrestri che acquaioli, prevalentemente predatori, la famiglia più

o importante è quella dei Carabidi.

Polyphaga: questo sottordine comprende oltre 300.000 specie raggruppate in circa

o 150 famiglie e suddivise in 5 infraordini: Bostrichioformia. Questo infraordine

comprende specie dannose per il legno (tarli) e derrate alimentari; comprende le

famiglie: Anobiidae, Bostrichidae, Dermestidae, Lyctidae. Altro infraordine

importante è lo: Staphyliniformia che comprende più di 50.000 specie, soprattutto

predatrici divise nelle due famiglie: Staphylinidae e Histeridae. L’infraordine degli

Scarabaeiformia comprende specie con antenne lamellate, coprofagi e fitofagi,

consta delle Famiglie: Scarabaeidae, Lucanidae, Geotrupidae. L’infraordine degli

Elateriformia annovera specie d'interesse agrario o forestale le cui larve in genere

vivono a danno degli apparati radicali delle piante agrarie e forestali, tuttavia sono vi

sono comprese anche famiglie con specie utili. Comprende le Famiglie: Elateridae

 predatori, saprofagi (mangiano materiale organico o vegetale=cacca) caratterizzati

dall'avere un meccanismo a scatto che produce un violento "click" che scaraventa

l'insetto in aria; ciò viene utilizzato principalmente per evitare la predazione.

Buprestidae  caratterizzati da corpo ovale, spesso dotato di colori metallici e forte

punteggiatura, la stragrande maggioranza delle specie sono alate. Le larve sono

apode ed eucefale (con capo evidente). L’ultimo infraordine è quello dei Cucujifomia

che comprende la Famiglia: Cerambycidae insetti di medie grande dimensioni con

corpo slanciato e lunghe antenne. Curculionidae La caratteristica morfologica più

importante, non sempre evidente, è il prolungamento del capo in un processo

allungato, detto rostro, che nella terminologia comune spesso è indicato con i

termini di proboscide o becco. Sono fitofagi e vivono nel legno, foglie, radici…

scavano caratteristiche gallerie negli strati sottocorticali del legno o dei vegetali

ospiti.

HYMENOPTERAIMENOTTERI.

5.

Comprende insetti di piccole medie e grandi dimensioni, il capo è molto mobile, collegato

al torace da un sottile collo. Ha occhi composti e 3 ocelli (non sempre presenti) e

comprende soprattutto specie terrestri. Annovera insetti con 4 ali membranose (api), ma

anche insetti atteri (privi di ali come le formiche). L’apparato boccale è di tipo masticatore o

masticatore-succhiante o masticatore-lambente. si riproducono per anfigonia o per

partenogenesi, sono olometaboli (o ipermetaboli) e ovipari. I due sottordini principali sono:

Symphyta e Apocrita. Nel primo l’addome segue il torace senza alcuna strozzatura,

mentre nel secondo vi è una strozzatura evidente. I Symphyti amano ambienti freschi e

molti sono fitofagi a spese delle foglie. La larva Apocrita è glabra, bianca, tozza, apoda e

tende a ripiegarsi su sé stessa; quella Symphyta è longilinea, polipoda e di colorazione

verde. Gli Apocrita si dividono a loro volta in due sezioni: Terebrantea e Aculeata: i primi

sono generalmente parassitoidi e galligeni, dei secondi fanno parte: formiche, vespe e api.

CICLI AFIDI

Per la sua complessità, il ciclo biologico è un aspetto interessante che mette in evidenza il

notevole grado di specializzazione degli afidi e di adattamento a determinate condizioni

ambientali. Questo sfrutta da un lato l'anfigonia come mezzo di riproduzione e da un altro

la partenogenesi come mezzo di moltiplicazione: con l'anfigonia, la specie si perpetua di

anno in anno superando i rigori dell'inverno, con la partenogenesi la popolazione si

moltiplica colonizzando rapidamente l'ambiente. In generale i cicli degli afidi vedono la

successione alternata fra una generazione anfigonica e un numero indeterminato di

generazioni partenogenetiche. In base alla frequenza della generazione anfigonica si

distinguono tre differenti tipi di cicli:

olociclo : ogni anno si forma una generazione anfigonica dalla quale si origina la

 forma svernante

paraciclo : la generazione anfigonica compare con una frequenza pluriennale, in

 ogni modo è netta la prevalenza delle generazioni partenogenetiche

anolociclo : la generazione anfigonica scompare del tutto e la specie si perpetua

 solo attraverso la partenogenesi.

In relazione all'ospite vegetale si distinguono due tipi di ciclo:

• eteroico: il ciclo si svolge su differenti tipi di ospiti distinti, rispettivamente, in

primario e secondario. Molto spesso l'ospite primario è rappresentato da una specie

arborea o arbustiva, quello secondario da una pianta erbacea. In genere si riscontra

una specificità della relazione con l'ospite primario e una polifagia nella relazione

con gli ospiti secondari.

• monoico: il ciclo si svolge su una sola specie vegetale.

In relazione agli organi colpiti si distinguono infine due differenti tipi di cicli:

eterotopo : il ciclo si sviluppa su differenti parti di pianta

 omotopo : il ciclo si sviluppa sulla stessa parte di pianta.

OLOCICLICO MONOICO: ciclo che alterna una generazione partenogenica ad una

anfigonica (olociclico) che si svolge su di un solo ospite (omotopo) e per la

precisione su di un solo organo dell’ospite (monoico).

Dall'uovo durevole, ottenuto per anfigonia, nasce una femmina, detta fondatrice. Dalla

fondatrice derivano due o tre generazioni di virginopare, dette fondatrigenie. Le

fondatrigenie sono fondamentalmente attere, tuttavia in queste generazioni compaiono

anche individui alati. In estate le forme alate volano diffondendosi su altre piante della

stessa specie; a fine stagione originano le sessupare. In autunno le sessupare (attere o

alate) per partenogenesi danno origine agli anfigonici (maschi alati o atteri, femmine

sempre attere). Questi si accoppiano e le femmine depongono le uova durevoli.

FONDATRICE

Nasce dall’uovo è attera e virginopara (madre di femmine partenogenetiche) ovipara o

vivipara.

FONDATRIGENIE

Stirpe della fondatrice figlie e madri di femmine partenogenetiche attere o alate.

SESSUPARE

Derivano dalle virginogenie e producono gli anfigonici, possono essere alate o attere

ginopare (producono femmine) o andropare (maschi).

ANFIGONICI

Maschi alati, femmine attere si accoppiano e originano uova durevoli.

OLOCILO DIOICO:

Dall'uovo durevole, ottenuto per anfigonia, nasce una femmina, detta fondatrice. Dalla

fondatrice derivano due o tre generazioni di virginopare, dette fondatrigenie, sempre

associate all'ospite primario. Le fondatrigenie sono fondamentalmente attere, tuttavia in

queste generazioni compaiono anche individui alati. Le alate sono virginopare migranti e si

spostano sulle specie vegetali che fungono da ospiti secondari. Sull'ospite secondario si

sussegue un numero indeterminato di generazioni di virginogenie, dette esuli, dalle quali

nascono altre virginopare sia attere sia alate. Queste ultime sono responsabili della

propagazione su altri ospiti secondari appartenenti o meno alla stessa specie dell'ospite

da cui provengono. In prossimità dell'autunno compaiono le sessupare, la generazione

partenogenetica di transizione dalla quale deriveranno gli anfigonici. In genere le

sessupare sono di due tipi: le ginopare sono alate e migrano sull'ospite primario, sul quale

si riproducono generando le femmine anfigoniche; le andropare sono invece attere e

generano sull'ospite secondario i maschi alati che a loro volta migrano sull'ospite primario

per la riproduzione. In definitiva questa apparente complicazione comportamentale delle

sessupare ha uno scopo biologico fondamentale derivato da un'esigenza adattativa:

l'ospite secondario è in genere una pianta erbacea che andrà incontro al disseccamento al

termine del suo ciclo; i meccanismi differenziali di migrazione hanno lo scopo di far

avvenire la riproduzione anfigonica sull'ospite primario, l'unico in grado di permettere lo

svernamento e la sopravvivenza della specie. Indipendentemente da come si sono

generati, pertanto, gli anfigonici si accoppiano sull'ospite primario e le femmine depongono

l'uovo durevole in punti in grado di proteggerlo dalle avversità climatiche e dai predatori.

FONDATRICE

Nasce dall’uovo è attera e virginopara (madre di femmine partenogenetiche) ovipara o

vivipara

FONDATRIGENIE

Stirpe della fondatrice sull’ospite primario figlie e madri di femmine partenogenetiche

attere o alate

VIRGINOGENIE

Discendenti dalle fondatrigenie alate migranti, nascono sull’ospite secondario

SESSUPARE

Derivano dalle virginogenie e producono gli anfigonici

TIPOLOGIE DI INSETTI

 FITOMIZI (che si nutrono di linfa)

Mindarus Abietinus: fa parte degli Emitteri, afide e monofago sull’Abies Alba. Sverna

l’uovo su aghi o rametti; la fondatrice punge gli aghi vecchi e le gemme e alla schiusura di

queste origina circa 70 femmine sessupare. Sui germogli in accrescimento si nutrono le

sessupare (coperte da lanuggine biancastra). I sintomi comportano un ripiegamento dei

giovani aghi e la presenza di sostanze cerose sugli stessi. I danni di carattere puramente

estetico riguardano soprattutto l’ambito vivaistico.

Phyllaphis Fagi: fa parte degli Emitteri, afide verdastro di 2mm, ricoperto di secrezioni

cerose monofago sul genere Fagus diffuso in Europa, Asia e Nord America. Sulla pagina

inferiore foglie e sui germogli sono riscontrabili batuffoli cerosi di colore chiaro. I sintomi

mostrano un accartocciamento e imbrunimento delle foglie, abbondante melata, batuffoli

cerosi. I danni riguardano disseccamento delle foglie, scottature…incontrollabile in

foresta, in vivaio può essere eliminato usando soluzioni saponose.

Cinara Cupressi: Afide che nei nostri ambienti si riproduce verginalmente, in Toscana fino

a 10-11generazioni l’anno. Produce sia forme attere che alate ogni femmina può partorire

fino a 50 individui. I fattori abiotici che ne inibiscono lo sviluppo sono: basse temperature,

pioggia, vento forte. Le femmine svernano nelle screpolature della corteccia o nel terreno

in corrispondenza di colletto e radici, riprendono l’attività in marzo/aprile formando

manicotti di individui sui rametti più interni e ombrosi. I sintomi sono: arrossamenti di

parte o di tutta la chioma dovuti a necrosi dei vasi conduttori, disseccamenti e fumaggini. I

danni: indebolimento e morte delle piante più giovani o sensibili, disseccamento

reversibile nelle altre.

Matsucoccus Feytaudi: Emittero monofago su Pinus Pinaster (marittimo) introdotto negli

anni ’70 in Italia a causa del commercio del legname. La femmina depone fino a 300 uova.

Dalla metà di aprile a quella di maggio, dalle uova si sviluppano le larve. Tra la metà di

settembre e quella di ottobre, le larve (neanidi) della linea femminile danno origine a forme

lunghe fino a 2,2 mm, tozze, e statiche; quelli della linea maschile danno individui più

stretti e allungati. 1 generazione all’anno. I sintomi comprendono: colature di resina,

necrosi in corrispondenza delle punture, arrossamento della chioma, caduta degli aghi a

partire dal basso. I danni: introduzione di sostanze tossiche nella linfa, morte della pianta

entro 2-3 anni. Nelle popolazioni di pino marittimo in cui è presente il Matsucoccus

feytaudi le piante morte in piedi, infestate o comunque sofferenti devono essere eliminate

con l'effettuazione di un taglio fitosanitario.

Dioryctria sylvestrella: Lepidottero che provoca sintomi e danni simili al Matsucoccus,

attacca il Genere Pinus in generale.

Leptoglossus Occidentalis: Conosciuto come “cimice dei Pini” è un insetto fitofago.

Adulti e neanidi si alimentano su aghi, organi fiorali, semi e coni. I danni riguardano

soprattutto la produzione del pinolo, che risulta secco, deformato e avvizzito.

DEFOGLIATORI (che si nutrono di foglie)

I danni che questi insetti possono produrre, consistono in vistose e consistenti

defogliazioni fino a completa scheletrizzazione del fogliame, con debilitazione delle piante

in modo grave soprattutto quando il fatto si verifica per più anni consecutivi. Qualche volta

la loro azione distruttiva può interessare altri organi, ma il danno prevalente resta sempre

quello a carico del fogliame. Lepidotteri, Ditteri e Imenotteri sono dannosi solo allo stadio

di larva, mentre Coleotteri e Ortotteri anche allo stadio adulto. I defogliatori però non

creano soltanto danni, la loro azione infatti consente di: trasformare la sostanza vegetale

in animale, rinnovare la lettiera, diversificare la componente vegetale del soprassuolo…In

base alla quantità di “organi verdi” sottratta, si possono avere danni più o meno ingenti: se

il prelievo è inferiore all’8%  rientra nella normalità. Tra il 15-20%  conseguenze limitate.

Maggiore del 20%  riduzione dello sviluppo e della produzione legnosa. Maggiore del

40%  danni notevoli. Esiste sempre un margine di recupero che però dipende da: specie

vegetale, età e stato fisiologico del soggetto, periodo in cui avviene l’attacco. I danni

riguardano sempre: riduzione dell’attività fotosintetica (che comporta: morte delle cellule

più attive quindi parti apicali e peli radicali, minore accrescimento longitudinale e radiale),

alterazione della termoregolazione della chioma (che comporta: scottature nel periodo

estivo per ridotto o mancato ombreggiamento in seguito alla sottrazione delle foglie),

perdita eccessiva di acqua (che comporta: eccessiva traspirazione e ridotto

assorbimento). Senza contare che tutto ciò favorisce la colonizzazzione di altri insetti

xiofagi, ecc…

I defogliatori si dividono in:

Precoci  attaccano gemme e foglie giovani causando fioritura irregolare,

o ridotta fruttificazione, ridotto accrescimento legnoso e dei germogli.

Mediamente Precoci  attaccano foglie giovani e mature causando ridotto

o accrescimento, avvizzimento, disseccamento dei germogli.

Tardivi  attaccano le foglie mature causando soprattutto danni da gelo che

o si ripercuotono sulla fioritura, fruttificazione ed emissione di foglie dell’anno

seguente.

Tortrix Viridana: conosciuta come “falena verde della quercia”. La larva è lunga a

maturità 12-15mm e di colore grigio/verde pallido. Il capo è nero o castano e presenta

quattro tubercoli neri dorsali per segmento. L’adulto invece possiede un’apertura alare di

20-22 mm, è di colore verde chiaro e di forma trapezoidale. È una specie precoce che

attacca soprattutto querce caducifoglie e sempreverdi. Le uova hanno un diametro

inferiore al mm, vengono deposte a coppie sulla base della gemma e sono ricoperte da

detriti vegetali. La crisalide è di colore nerastro ed è lunga fino a 10 mm. È una specie

polifaga in quanto oltre alle Querce può attaccare Pioppi, Carpini e Aceri. I danni

comportano sostanzialmente la completa perdita del fogliame.

Lymantria Dispar: è un lepidottero diffuso praticamente in tutto il mondo (no Africa) che

attacca la maggior parte delle piante fruttifere, ornamentali e forestali. Negli adulti è

apprezzabile il dimorfismo sessuale: gli esemplari maschi hanno colorazione che va dal

grigio al castano con bande più scure sulle ali anteriori, possiedono un’apertura alare che

arriva a 50 mm e sono ottimi volatori. Le femmine hanno apertura alare che può arrivare

fino a 75 mm, non sono abili nel volo e le ali sono di colore biancastro. Tra le specie

forestali preferisce le Querce ma si adatta ad ogni specie. Il danno è provocato dagli stadi

larvali; esso sverna da uovo e compie una generazione annuale; gli adulti compaiono tra

luglio e agosto. L’ovatura è pluristratificata e porta alla nascita di circa 100/1200 individui:

più nascite nel periodo iniziale, meno nel periodo culmine. Le larve neonate sono di colore

nero con lunghe setole e divorano soprattutto la parte marginale delle foglie; le larve

mature sono invece di colore brunastro con 5 coppie di tubercoli blu e 6 di tubercoli rossi,

sono lunghe fino a 7 cm e divorano completamente le foglie. Fluttuazioni d'abbondanza

quasi cicliche: 2-3 anni di pullulazione (defogliazione totale delle piante) ogni 5-6, fino a

10-12 anni. Le infestazioni riducono in maniera drastica la produzione di massa legnosa e

l’accrescimento. I principali criteri di lotta contro la Lymantria Dispar sono basati

sull'utilizzo di prodotti a base di Bacillus Thuringiensis e vari prodotti biotecnologici.

L’esame delle ovature può essere un buon mezzo prevenzionale infatti la presenza di

600/800 uova per ovatura simboleggia la fase di crescita, mentre la presenza di 300/500

uova nella parte bassa del tronco indica la fase di retrogradazione. 5/7 ovatura per pianta

adulta comportano la completa defogliazione dell’individuo. È inserita tra le 100 specie più

invasive e dannose del mondo.

Thaumetopoea Pityocampa: è la “Processionaria del Pino”, un Lepidottero diffuso in

America ed Eurasia. Si tratta di un insetto altamente distruttivo per le pinete poiché le priva

di parte del fogliame, compromettendone così il ciclo vitale. Da giovane si presenta come

una larva da 1 cm fino a 3 cm e mezzo dotata di numerosi peli irritanti che usa come

tecnica di difesa. Presentano una colorazione giallastra/grigia scura e abbondanza di peli.

I gruppi di larve di processionaria si spostano quasi sempre in fila indiana formando una

sorta di "processione" e si compattano quando raggiungono il loro nido bianco di seta. Le

dimensioni degli adulti possono essere variabili, ma la misura principale è di 3–4 cm e la

colorazione delle ali è variabile dal bianco sporco al giallo avorio chiaro con delle striature

quasi invisibili di colore più scuro. L'apertura alare è di 5 cm circa. Le femmine in volo

(notturno) si spostano anche parecchi km; la durata della vita è breve: 1-2gg. La

processionaria del pino attacca tutte le specie del genere Pinus ma mostra una certa

preferenza per Pinus Nigra e Pinus Sylvestris, giunte a maturità le larve abbandonano

definitivamente il nido e si dirigono lungo il tronco verso il suolo in file lunghe vari metri.

Marciano nelle tipiche "processioni" fino a che non trovano un luogo ideale dove interrarsi

fino ad una profondità di 10–15 cm. Le larve provenienti dallo stesso nido si incrisalidano

tutte insieme nel terreno in bozzoli singoli fittamente accatastati l'uno accanto all'altro. Il

controllo può essere effettuato tramite: Mezzi meccanici: (poco efficaci o costosi)

asportazione dei pre-nidi (settembre-ottobre)

o dei nidi invernali (novembre-febbraio) precauzioni contro l'effetto urticante delle

o larve

distruzione dei nidi con colpi di fucile da caccia

o

Mezzi biologici:

Bacillus Thuringiensis sulle larve giovani (fine agosto/ottobre)

o

L’infiammazione causata dalla processionaria è dovuta alla Istamina.

Thaumetopoea Processionea: è conosciuta come la processionaria delle Querce

caducifoglie (farnia, rovere, roverella…), un lepidottero diffuso in Europa che, allo stadio

larvale si nutre di foglie. La farfalla adulta ha abitudini notturne. Ha un'apertura alare di

circa 5 cm. Le ali sono di colore variabile, dal bianco sporco al grigiastro, con striature più

scure. È totalmente innocua. La larva è la fase di maggiore interesse tossicologico, poiché

le larve, soprattutto dal terzo stadio, hanno il corpo ricoperto di peli urticanti, pericolosi per

l'uomo e per gli animali domestici. La larva di primo stadio, presente sulle gemme degli

alberi a inizio primavera, è di colore marrone, lunga pochi millimetri. Al quinto e ultimo

stadio di accrescimento, la lunghezza è di 3-4 cm, il colore, dato dalla presenza di lunghi

peli chiari, è grigio. I peli sono molto leggeri e volatili ciò comporta problemi igienico-

sanitari dovuti all’alto potere urticante degli stessi e alla loro forma che favorisce

l’ancoraggio e la penetrazione nella pelle e negli occhi. Le ovature sono monostratificate

(150-200), e si presentano come “squamature” sui rametti a corteccia liscia. La lotta si

attua o tramite la distruzione dei nidi o tramite Bacillus Thuringiensis contro le larve

giovani.

Euproctis chrysorrhoea: l’adulto presenta colore biancastro con puntini neri sulle ali

anteriori. La femmina presenta ciuffi di peli fulvi nella parte addominale, entrambi i sessi

sono abili volatori. È una specie polifaga che contagia specie sia arboree che arbustive,

sia forestali, preferisce il Corbezzolo. Le larve sono fin dall’inizio gregarie, grigiastre con

tubercoli rosso-arancione, possiedono peluria urticante e ed una lunghezza di massimo 40

mm. A primavera inoltrata (ultima età) perdono l’istinto gregario e in maniera autonoma si

incrisalidano tra le foglie delle chiome. La deposizione delle uova (100/500) avviene sulla

pagina inferiore delle foglie. I danni diventano particolarmente gravi in primavera, quando

lo sviluppo dei giovani getti viene notevolmente ridotto. Essendo notevolmente urticanti i

danni coinvolgono anche persone e animali. La lotta in ambiente urbano si concretizza con

la distruzione dei nidi, e con l’utilizzo di Bacillus Thuringiensis.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze forestali e ambientali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bravaro_70 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Entomologia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Panzavolta Tiziana.

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