Microeconomia
La microeconomia studia i comportamenti e quindi le decisioni dei singoli agenti economici che operano in condizioni di scarsità di risorse.
Teoria del consumatore
Della microeconomia che studia il branca
Comportamento dei singoli agenti economici dal lato della domanda, ovvero i consumatori, per giungere ad una teoria del consumatore e dimostrare perché emerge per una determinata merce una relazione inversa tra prezzo unitario (p) e quantità domandata (q), corrispondente alla curva di domanda di mercato di quella merce.
Maggiore è il prezzo per quella merce, minore è la quantità richiesta.
La curva di domanda di mercato di una determinata merce è, quindi, il risultato della richiesta di una determinata merce da parte degli agenti economici del sistema considerato, ovvero la somma orizzontale delle singole curve di domanda individuali per una determinata merce: vengono sommate quantità misurate sull’asse orizzontale delle curve di domanda individuali.
Teoria dell’impresa
Della microeconomia che studia i branca
Comportamenti dei produttori, il cui obiettivo è massimizzare i profitti della propria impresa.
L’impresa è un’organizzazione che acquista determinati input sul mercato e grazie alle sue capacità li trasforma in output.
Le decisioni che un’impresa può prendere sono influenzate dall’ambiente produttivo in cui opera.
Le forme di mercato che usa la teoria microeconomica sono delle figure stilizzate degli ambienti competitivi che osserviamo nel mondo reale, e sono:
- Concorrenza perfetta
- Concorrenza monopolistica
- Oligopolio
- Monopolio
Concorrenza perfetta
Ambiente competitivo in cui le imprese operano secondo una forma di concorrenza perfetta.
Il mercato si definisce in concorrenza perfetta, quando:
- Il N delle imprese è molto elevato ed a livello analitico vuol dire che il N delle imprese tende ad infinito; le imprese tendono ad avere dimensione nulla (la dimensione di ciascun’impresa tende a 0);
- I prodotti sono omogenei, cioè non sono differenziati agli occhi dei consumatori;
- Ci deve essere informazione perfetta anche se alcuni agenti sono più informati di altri;
- Assenza di barriere all’entrata le aziende possono entrare ed uscire dal settore senza difficoltà;
Da ciò deriva che le imprese, in concorrenza perfetta, non hanno potere di mercato e devono accettare il prezzo di mercato come valore/parametro dato: esse non possono decidere il prezzo, ma solo quanto produrre per massimizzare i profitti. Capire per
Teoria neoclassica dell’impresa in concorrenza perfetta
Il comportamento dell’impresa, bisogna esaminare i ricavi totali, cosa determinano i costi e vedere in che modo i ricavi e i costi dipendono da variabili decisionali.
Il profitto dell’impresa è dato dai ricavi totali (RT) meno i costi totali (CT).
Il valore monetario è il prodotto tra prezzo unitario e quantità prodotta e coincide con il ricavo totale: VM=p*q - RT=p*q
In concorrenza perfetta, l’impresa non decide i prezzi, quindi può operare solo sulla quantità.
L’impresa decide quanto produrre:
L’inclinazione dipende da p che è il coefficiente totale; il ricavo totale è tanto maggiore quanto più l’impresa produce, quindi l’impresa deve aumentare q, ma bisogna guardare ai costi totali di produzione perché RT-CT. =
Tuttavia, esiste anche un rapporto tra CT e q all’aumentare della quantità aumentano anche i costi totali. Abbastanza complessa, quindi si mettono in luce
Analisi dei costi totali
Solo gli elementi essenziali. È importante la distinzione di orizzonte temporale tra breve e lungo periodo. Intende un orizzonte temporale in relazione al quale si
Breve periodo
La dimensione dell’impresa è data e non può variare. L’impresa ha un certo stock di K fisso. Intende un orizzonte temporale in relazione al quale si
Lungo periodo
La dimensione dell’impresa può variare. Questo focalizzerà la sua attenzione fra costi di produzione e dimensione per cui si avrà una variazione dello stock di capitale.
Analisi di breve periodo
I CT di breve periodo si possono dividere in:
Così determinati perché non variano al variare della costi fissi (CF) quantità. Ad esempio, il costo dell’affitto che deve essere sostenuto indipendentemente dall’output. Al variare della quantità prodotta. variano
Costi variabili (CV). Ad esempio, i costi dell’energia elettrica.
Dunque, CT= CF+CV, rappresentazione grafica:
I CF sono rappresentati da una retta orizzontale proprio perché indifferenti a q.
I CV non hanno invece un andamento lineare perché cambiano in base al fattore quantità.
In un’impresa di concorrenza perfetta, l’andamento di CT è via via crescente e RT (a prezzo dato) varia al variare di q.
H= RT-CT
Per realizzare profitto, l’impresa deve realizzare un certo livello di produzione in quanto se RT è minore di CT si ha una situazione di perdita.
q* è il livello in cui il profitto è massimo per l’impresa; giunti a q* si può anche aumentare la produzione verso q2, ma con andamenti decrescenti date le dimensioni fisse dell’impresa.
Si ha un segnale di mercato che dice che è tempo di modificare le dimensioni dell’impresa, bisogna dunque guardare all’analisi di lungo periodo.
Come reagisce l’impresa di fronte ad ora bisogna porsi alcune domande: aumento di prezzi di mercato in concorrenza perfetta? Se i CT aumentano o diminuiscono cosa fa l’impresa?
Noi sappiamo che RT=p*q dove p è il coefficiente angolare della retta che ne determina l’inclinazione.
Rivoluzione marginalista
Comprendere la reazione dell’impresa ai livelli di RT e CT, non è semplice ma si semplifica adottando la cd di rivoluzione marginalista.
Passiamo cioè alla variazione al margine di RT e CT utilizzando i calcoli delle derivate:
- Y=f(x) dove y=variabile dipendente e x=variabile indipendente X influenza y
- RT=f(q) dove q influenza RT
Utilizzare l’approccio marginalista significa guardare alle variazioni delle variabili e q RT.
Inoltre, dato che y=f(x) possiamo anche chiederci quanto varia y al variare di x:
dy/dx=y1=f(x)
La nozione di derivata permette di cogliere quanto è stretta la relazione:
dRT/dq=RM
Il ricavo marginale in concorrenza perfetta coincide con il prezzo di mercato:
RM=p
Attraverso RM possiamo notare cosa succede a RT se il p aumenta o diminuisce.
Allo stesso modo attraverso CM si ha un aumento dei costi a seguito di un aumentare di un’unità di q (prima diminuisce, poi aumenta).
Conclusione
Se aumenta il prezzo di mercato, l’impresa è incentivata ad aumentare le quantità prodotte. Dunque, l’aumento del prezzo in concorrenza perfetta stimola la produzione.
Supponendo si alzasse la curva da CM a CM1 anche la riduzione di CM in concorrenza perfetta provoca un aumento della quantità prodotta, al contrario se CM aumenta, q si riduce.
Dunque, in concorrenza perfetta la relazione tra il prezzo di mercato e la quantità prodotta, prende il nome di curva individuale di offerta di mercato e coincide con la curva del costo marginale.
La curva di offerta marginale è la somma delle varie curve individuali di ciascuna impresa: con l’aumentare del prezzo, aumenta la quantità pr
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