Slide di macroeconomia
Introduzione
Macroeconomia e microeconomia
La macroeconomia è il ramo dell’economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme. La microeconomia si occupa soprattutto del comportamento dei singoli mercati e dei singoli operatori o soggetti economici.
Per chiarire meglio la differenza tra i due approcci, consideriamo la seguente espressione: Z = Q0 P0 + Q1,0 P1,0 + Q2,0 P2,0 + Q3,0 P3,0 + … Dove Q è la quantità dei diversi beni prodotti (Q1, Q2, Q3, …) e P è il loro prezzo (P1, P2, P3, …) prodotti in un determinato periodo (nell’equazione è il periodo zero). Z è il prodotto aggregato, cioè si tratta della somma dei valori dei beni finali prodotti in un sistema economico.
Nel calcolo del prodotto aggregato bisogna escludere i beni intermedi, che sono utilizzati per produrre i beni finali e che quindi ricadono in questi ultimi. In una economia chiusa agli scambi con l’estero i beni finali sono rappresentati dai beni di consumo che soddisfano direttamente i bisogni dei membri della collettività e dai beni di investimento che sono destinati ad aumentare lo stock di capitale e quindi la produzione futura di beni di consumo.
In altri termini i “beni finali” hanno il compito di contribuire, in modo immediato o differito, al benessere materiale della collettività. Alcuni esempi di beni finali sono il pane, le scarpe, le automobili, i servizi di trasporto e i servizi sanitari. I “beni intermedi” sono invece la farina, il cuoio, i metalli, il carburante e gli altri materiali che servono per produrre i beni e i servizi finali.
Supponiamo ora che da un anno all’altro le quantità prodotte e vendute di alcuni beni aumentino, di altri diminuiscano e di altri ancora rimangano costanti. Supponiamo inoltre che anche i prezzi varino da un anno all’altro. Lo studioso di microeconomia dovrà analizzare e spiegare le cause delle singole variazioni di ogni bene, mentre lo studioso di macroeconomia dovrà valutare la variazione del “prodotto aggregato” (Z0). Il primo dato da verificare è quindi se la variabile Z sia aumentata, diminuita o rimasta costante. I suoi mutamenti interni non sono rilevanti.
Facendo un parallelismo botanico è come dire che la vita di una foresta (sistema macroeconomico) è una realtà ben diversa dalla vita dei singoli alberi (sistema microeconomico) che la compongono. Il secondo aspetto da accertare è se l’eventuale variazione del prodotto aggregato (Z) sia dovuta al movimento delle quantità (Q) o a quello dei prezzi (P). O meglio, occorre stimare quale parte della variazione sia dovuta alla prima causa e quale alla seconda. C’è infatti una differenza fondamentale tra le due cause:
- L’aumento delle quantità prodotte (Q) comporta un maggior benessere per la popolazione;
- L’aumento dei prezzi (P) produce un gonfiamento puramente nominale del prodotto aggregato (Z) senza alcun effetto sul benessere (è questo il significato del termine “inflazione”).
Prodotto reale e indice dei prezzi
Per capire meglio come si calcolano le due parti bisogna innanzitutto calcolare il prodotto aggregato per un periodo successivo (Z1). Dall’equazione [1] si otterrà: Z1 = Q1,1 P1,1 + Q2,1 P2,1 + Q3,1 P3,1 + …
Per calcolare la differenza tra i due prodotti aggregati bisognerà quindi calcolare: ΔZ = Z1 - Z0. Come si è detto in precedenza tale variazione può essere dovuta sia al mutamento dei prezzi sia a quello delle quantità. Per misurare la componente “quantità” è sufficiente ricalcolare il prodotto aggregato del periodo 1 (Z1) con i prezzi del periodo precedente (P0). Così facendo si ottiene un nuovo risultato che non è influenzato dalla variazione dei prezzi:
Y1 = Q1,1 P1,0 + Q2,1 P2,0 + Q3,1 P3,0 + …
Definiamo prodotto a prezzi costanti o prodotto reale dell’anno 1 la variabile Y1. Definiamo prodotto a prezzi correnti o prodotto nominale dell’anno 1 la variabile Z1. Nell’anno base (0) si ha Z0 = Y0 ossia il prodotto nominale e il prodotto reale coincidono.
Consideriamo ora ΔY = Y1 - Y0 che è dovuta alla variazione delle sole quantità; considerando che i prezzi utilizzati per calcolare le variabili Y sono gli stessi (P0), sarà sufficiente applicare la seguente formula: ΔP = Z1 - Y1.
Si definiscono così due tra i principali oggetti di studio della macroeconomia:
- Crescita economica: tasso di variazione percentuale (o semplicemente “tasso di variazione”) del prodotto reale ΔY/Y0
- Inflazione: ΔP/P0 (vedere esercizio 1.1 a pagina 6)
Un indicatore frequentemente utilizzato per rappresentare il livello di sviluppo economico di un Paese è il “prodotto pro capite” a prezzi costanti che misura la quantità di beni e servizi a disposizione (in media) dei cittadini in un determinato anno. Possiamo indicare: y = Yi / POPi dove y = prodotto pro capite di un determinato Paese i, Y = prodotto aggregato reale di un determinato Paese i, POP = popolazione del Paese i.
Adam Smith
Adam Smith (Kirkcaldy, 5 giugno 1723 – Edimburgo, 17 luglio 1790) è stato un filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell'ambito della filosofia morale, gettò le basi dell'economia politica classica. Adam Smith è ritenuto il fondatore dell’economia politica liberale.
L’opera “La ricchezza delle Nazioni” è contestualizzata storicamente nel periodo che precede la Guerra d'indipendenza americana (1779). Venne pubblicata nel 1776 a Londra, l'anno della Dichiarazione d'indipendenza. Il monopolio dell'industria manifatturiera (inglese) fu una delle cause scatenanti il conflitto con l'Inghilterra che non voleva la nascita di un'industria sul suolo americano. Smith assume una posizione contraria all'intervento statale; l'affermazione del “laissez faire” nel caso americano avrebbe significato il mantenimento delle importazioni dalla madrepatria inglese. A tale politica economica la teoria smithiana forniva un fondamento teorico.
In quest'opera comparve la metafora della mano invisibile, tanto cara agli ideologi del liberismo economico. La mano invisibile è una metafora creata da Adam Smith per rappresentare la Provvidenza (in qualche modo immanente), grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all'interesse dell'intera società e mirerebbe a trasformare quelli che costituiscono "vizi privati" in "pubbliche virtù".
Successivamente è stata normalmente intesa come metafora dei meccanismi economici che regolano l'economia di mercato in modo tale da garantire che il comportamento dei singoli, teso alla ricerca della massima soddisfazione individuale, conduca al benessere della società. Un altro principio illustrato è quello del laissez-faire (letteralmente "lasciate fare" in francese), un principio proprio del liberismo economico, favorevole al non intervento dello Stato. Secondo questa teoria, l'azione del singolo, nella ricerca del proprio benessere, sarebbe sufficiente a garantire la prosperità economica della società.
In economia l'equilibrio economico è semplicemente uno 'stato' del Sistema Economico in cui le forze economiche sono equilibrate e che in assenza di influenze o azioni esterne l'equilibrio dei valori delle variabili microeconomiche e/o macroeconomiche non cambia nel tempo. Robbins divenne famoso nell'ambiente accademico per la sua definizione di economia: « L'economia è la scienza che studia la condotta umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi. »
L’economia deve essere neutrale rispetto ai fini. L’economia si occupa dell’allocazione delle risorse; l’etica dei fini a cui queste risorse devono essere destinate.
Critiche
- Per quel che riguarda la mano invisibile si affermò che la mano era invisibile semplicemente perché non c’era.
- Il mercato lasciato a se stesso (laissez faire) non è in grado di raggiungere l’ottimo sociale.
- L’equilibrio economico è l’eccezione, non la norma.
- Non si può separare l’economia, intesa come economia politica, dall’etica (esempio: scelta tra la produzione di beni per uso militare e quella di beni per uso civile). Nella scelta non si può essere neutrali rispetto ai fini.
Contabilità nazionale
Si riportano alcune definizioni:
PIL: Prodotto Interno Lordo è il valore di tutti i beni e dei servizi finali prodotti all’interno del Paese in un certo periodo di tempo. Nel calcolo del PIL rientrano sia il valore dei beni materiali, come le case o i compact disc, sia il valore dei servizi (trasporti, sanità, …). Il valore di ciascun bene o servizio è dato dal suo prezzo di mercato.
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