Economia
Cosa studia l'economia?
L'economia studia il consumo di beni e di servizi; ognuno di noi è un consumatore: i consumatori possono essere sia gli individui (famiglia), sia le imprese. Il consumo è teoricamente illimitato in quanto si desidera sempre di più; tuttavia, non è possibile a causa della quantità limitata di prodotti (o moneta) e per il vincolo di bilancio. Non è fisicamente possibile la produzione illimitata di beni e servizi in quanto è limitata da fattori produttivi limitati: è da qui che nascono i problemi economici. Dallo scontro di due grandi realtà nasce il problema della scarsità.
L'economia studia l'eccessivo desiderio di beni e di servizi rispetto alla loro produzione; tutto questo è mediato dalla moneta, tuttavia l'economia non studia la moneta ma il problema della scarsità: se c'è scarsità di mezzi e risorse rispetto al loro utilizzo, c'è un problema economico. Ognuno di noi ha una scarsità di tempo rispetto al suo utilizzo. (es. Anche il naufrago ha un problema economico anche se non ha nessuno con cui scambiare: deve decidere come collocare in maniera ottima il suo tempo per dormire, cibarsi ecc.). È necessario un uso efficiente delle risorse e compiere una scelta per ottimizzare l'uso dei fattori: si affronta un problema economico.
Divisioni dell'economia
La natura del problema definisce vari ambiti dell'economia. L'economia politica si divide in microeconomia e macroeconomia; la microeconomia studia la domanda, l'offerta e il loro incontro (mercati) per un singolo bene o gruppo di beni (studio singoli agenti); la macroeconomia studia un sistema economico nel suo complesso (gradi aggregati). L'economia aziendale si occupa della gestione operativa dell'impresa, del suo bilancio, dell'organizzazione e delle strategie (pubblicità e marketing). L'economia applicata studia il problema della scarsità e della localizzazione ottima delle risorse; possiede vari ambiti (agraria, alimentare, industriale, ambientale, regionale turismo).
I fattori della produzione
I beni e i servizi prodotti sono limitati perché i fattori produttivi sono limitati. I fattori della produzione di beni e di servizi si dividono in varie categorie: le materie prime e terra (risorse naturali), la manodopera-lavoro (risorse umane) e le risorse derivate = i capitali. I fattori produttivi si chiamano anche input. Questi tre fattori finiscono nell'impresa e quindi nel processo produttivo che combina fattori produttivi per ottenere un prodotto o bene o output. Se i fattori produttivi sono limitati anche la quantità di prodotti è limitata sia su scala micro, sia su scala macro. I beni possono essere di consumo oppure di produzione. Se sono di produzione sono capitali (che sono un fattore chiudono il cerchio). Es. Nell'industria lattifera vi sono i lavoratori, il latte come materia prima che viene trasformata nel processo produttivo in formaggi/latte alimentare con i capitali utilizzati per i macchinari e le linee di produzione (edifici).
Microeconomia e macroeconomia
La macroeconomia tende a studiare i grandi aggregati, un sistema economico nel suo complesso. La macroeconomia ha suoi termini specifici che indicano una situazione a livello economico nel suo complesso. Es. PIL prodotto interno lordo è la somma della ricchezza che producono i vari produttori in un paese. La microeconomia invece studia agenti individuali e il loro comportamento, i quali operano su un singolo mercato.
Quando si parla di domanda si studia il comportamento aggregato dei consumatori di quel bene. L'offerta è l'aggregato delle imprese che producono che vendono quel bene. L'interazione tra l'aggregato di chi lo vende o lo manda è il mercato del bene.
La macroeconomia
La macroeconomia studia sia la domanda che l'offerta ma aggregata nell'insieme di tutti i beni all'interno di un paese. La domanda aggregata è la spesa totale realizzata nell'economia di un paese da parte dei consumatori, dello stato e delle imprese. Anche le imprese domandano fattori produttivi; le imprese domandano capitali a qualcuno che li offre. La domanda aggregata si misura in termini di valore, che è la moneta, ovvero valore economico. L'offerta aggregata è l'insieme dell'intera produzione di beni e servizi. La situazione ideale è quella in cui il valore di beni e servizi prodotti è uguale alla quantità richiesta. Se domanda o offerta sopravanza non c'è equilibrio.
Se la domanda è maggiore dell'offerta, aumentano i prezzi (inflazione): si crea una scarsità e di solito il prezzo aumenta per un singolo bene (se avviene a livello aggregato aumenta a livello generale). L'inflazione coincide con l'aumento del livello medio dei prezzi all'interno dei paesi. Si misura con la variazione percentuale. La spesa media della famiglia si calcola la variazione rispetto anno prima (t-1). Paniere = gruppo dei beni utilizzati da famiglia. Si ha una condizione fisiologica d'inflazione se si sta sotto il 5%, altrimenti è patologica (circa 10-12%). L'inflazione è una tassa sulle classi meno abbienti.
Se si ha un'inflazione, l'aumento del livello dei prezzi avviene nell'immediato; i consumatori non trovano i beni che stanno cercando quindi i prezzi aumentano. Se i prezzi aumentano, aumenta l'importazione e c'è un disavanzo della bilancia commerciale. Disavanzo vuol dire che il valore dei prodotti importati supera quello di quelli esportati; i valori delle importazioni sono maggiori di quelli delle esportazioni. L'inflazione e il bilancio commerciale sono correlati ai problemi macroeconomici.
Se la domanda è inferiore dell'offerta aggregata, si ha una diminuzione dei prezzi e una sovrapproduzione; le imprese non vendono quello che hanno già prodotto che rimane in magazzino, spendendo però già soldi per produrre un bene che non riescono a vendere. Le imprese cercano di non utilizzare le risorse che comportano un costo, diminuiscono la produzione, la rallentano e di conseguenza i fattori produttivi sono utilizzati in misura minore. Si ha così una recessione e un aumento della disoccupazione (licenziamenti). La recessione è una diminuzione del PIL della ricchezza prodotta ogni anno da un paese. Se la domanda si contrae i beni non rientrano nel conto del PIL. Quando c'è recessione la variazione è negativa.
Se quindi non c'è equilibrio tra domanda e offerta, entrambe le situazioni si vorrebbero evitare. (Negli ultimi anni si è verificato un periodo di recessione).
Per raggiungere l'equilibrio di solito è necessario l'intervento degli strumenti di politica economica (stato). Lo stato interviene per correggere l'eccesso di domanda o di offerta; interviene sulla politica della domanda, si incentiva il livello di spesa nell'economia. Gli strumenti sono le tasse, le imposte o la leva monetaria. La leva fiscale porta alla riduzione delle pressioni fiscali, ristrutturando il sistema delle imposte. Si interviene così sulla differenza tra le imposte varie delle imprese e ciò che va nelle tasche dei lavoratori, o con sussidio a chi non lavora. Tutto questo è per incentivare la domanda di beni e di servizi. Un altro modo è incentivare l'offerta da parte dell'impresa produttiva; una percentuale dell'utile se la prende lo stato prima che se le intascano le imprese. La parte che l'impresa reinveste non viene presa dallo stato per migliorare l'offerta: si incentiva l'impresa a investire una parte dei propri utili.
Problema microeconomico
Nelle scienze sperimentali le condizioni sono controllate. L'economia non è una scienza sperimentale. L'economia è una scienza sociale, non può essere sperimentalizzata. Chi si occupa di problemi economici osserva ma non può imporre condizioni. Chi studia deve fare delle ipotesi a base del comportamento. Gli agenti economici (consumatori e produttori) devono operare delle scelte razionali. Gli agenti economici compiono scelte in modo razionale se scelgono quella che massimizza la differenza tra il costo e il beneficio.
I consumatori compiono scelte di acquisto massimizzando il proprio beneficio al minor costo possibile. Nasce così il confronto tra costi marginali (inclusi i costi opportunità) con i benefici marginali. Si tratta di un confronto che si fa ogni volta che si compie una scelta.
Il costo opportunità non si esprime in termini monetari ma è il sacrificio per la migliore scelta possibile. Quando si compie una scelta tra due alternative, il costo opportunità è quello a cui si rinuncia. In alcuni casi è monetizzabile. Lo misuro ogni volta che faccio una scelta, è alternativa migliore rispetto a quello che ho scelto.
La microeconomia studia le scelte di singole categorie di agenti economici (consumatori e produttori) che interagiscono sul mercato di un singolo bene. I mercati vengono studiati con tre grandi pilastri, ovvero le scelte microeconomiche: quali beni e servizi produrre e in che quantità; come produrre e con quali tecniche (il processo produttivo modo = tecnologia che porta a combinazioni diverse); per chi produrre (fasce di consumatori cambio varietà di prodotti si differenziano i prodotti).
La frontiera delle possibilità produttive
Il processo produttivo combina fattori produttivi per ottenere prodotti; i fattori sono limitati quindi anche i prodotti. È possibile fare un paradosso secondo cui i fattori produttivi in un paese sono impegnati per produrre solo due beni: cibo e vestiario; si possono determinare le combinazioni di quantità massima di cibo e di vestiario che un'economia è in grado di produrre in un determinato periodo di tempo. I beni prodotti sono limitati perché i fattori sono limitati; questa limitazione porta a problema economico. Il problema economico sono le risorse limitate e quindi il paese deve decidere quanto cibo e vestiario produrre con una quantità limitata di risorse.
Le combinazioni possibili che in un anno il paese può produrre possono essere rappresentate in una tabella in cui le unità di cibo vanno a numeri interi, mentre le unità di vestiario no.
| Unità di cibo (milioni) | Unità di vestiario (milioni) |
|---|---|
| 8,0 | 0,0 |
| 7,0 | 2,2 |
| 6,0 | 4,0 |
| 5,0 | 5,0 |
| 4,0 | 5,6 |
| 3,0 | 6,0 |
| 2,0 | 6,4 |
| 1,0 | 6,7 |
| 0,0 | 7,0 |
Ogni riga della tabella rappresenta la quantità massima dei due beni che si possono ottenere utilizzando in modo completo ed efficiente tutte le risorse. Ogni riga è una scelta; sta al paese o a chi lo dirige scegliere per quale strategia optare; la scelta di produrre solo cibo comporta la rinuncia alla produzione di vestiario, o al contrario. Agli estremi della tabella (prima e ultima riga) si sceglie di produrre solo un bene e di importare quello che non si produce; tutte le altre sono combinazioni intermedie.
Inoltre, ogni riga può essere vista come un punto in un grafico in cui sull'asse delle x sono presenti le unità di vestiario, mentre sulle y le unità di cibo.
Si nota che le situazioni estreme rappresentano l'intersezione con gli assi; ogni scelta di combinazione di due prodotti corrisponde a un punto lungo la frontiera delle possibilità produttive. La frontiera è perciò la curva che mostra le combinazioni, la congiunzione di tutte le possibili combinazioni di beni che quel paese può ottenere.
Vi sono due ipotesi alla base: tutte le risorse sono utilizzate, le quali sono ottenute con la migliore tecnologia disponibile. Massimizzo la quantità di prodotto a parità di fattori produttivi. Inoltre, vi è sempre un costo opportunità. Ad esempio, se si considera il punto X (4;6), si decide di produrre più cibo e meno vestiario; se il paese cambia scelta da X a Y (5;5), si produce più vestiario e quindi meno cibo, rinunciando a un'unità di quest'ultimo. Il costo opportunità di un'unità di vestiario è un'unità di cibo e dipende dal punto iniziale e finale della scelta.
La curva è discendente quindi il costo opportunità corrisponde al guadagno di un altro bene. La frontiera divide lo spazio delle possibilità produttive in tre sottospazi. Ogni punto sul piano cartesiano rappresenta una combinazione di cibo e vestiario: è un paniere di due prodotti. I tre sottospazi sono: ottimale = punti sulla frontiera = la combinazione in cui si utilizzano tutti i fattori produttivi nel modo più efficiente possibile; esterno della frontiera, il quale non è possibile se si rispettano ipotesi (risorse limitate) ma con tecnologie evolute sì, in quanto non possono essere raggiunti in questo momento, tuttavia la tecnologia si evolve e si afferma la possibilità di produrre più beni con la stessa quantità di risorse. (Le uniche politiche efficienti sono quelle che investono sullo sviluppo di nuove tecnologie). Infine, i punti all'interno sono quei punti in cui non si utilizzano tutte le risorse del paese (se disoccupazione parte della forza lavoro no occupata, capitali prestiti se no concessi da banche) o la tecnologia è meno efficiente di quella disponibile.
La frontiera è decrescente perché bisogna fare una scelta: l'aumento di uno dei due beni comporta alla rinuncia dell'altro. La frontiera non è una linea retta perché se fosse una linea discendente a 45 gradi implicherebbe un costo opportunità costante = 1 unità; è concava rispetto all'origine degli assi e quindi il costo opportunità è crescente: più produco vestiario più è elevato il costo opportunità in termini di rinuncia al cibo. È necessario sacrificare una quantità crescente dell'altro bene. Se un paese dismette la produzione di cibo per produrre vestiario perché le risorse specializzate nella produzione di cibo non possono essere riconvertite alla produzione di vestiario (sono non efficienti), il costo opportunità è crescente. Si perde così efficienza. Il mercato del lavoro dovrebbe orientarsi.
L'economia monetaria: flusso circolare
L'economia studia il problema delle risorse scarse; affinché ci sia uno scambio ci deve essere un intermediario che è la moneta. Per soddisfare i bisogni dei consumatori ci deve essere uno scambio tra i beni prodotti e i fattori produttivi, i quali sono acquistati dalle imprese. Esistono due tipi di mercato (=domanda e offerta interazione): il mercato dei beni e il mercato dei fattori produttivi. Il mercato dei beni vede i consumatori e i venditori (produttori); le imprese producono i beni e i servizi e le famiglie acquistano i beni e servizi (intermediari commerciali). Nel mercato dei fattori produttivi le imprese acquistano i fattori produttivi (lavoro materia prima e capitali) e le famiglie sono datori di fattori produttivi alle imprese grazie a un contratto di lavoro con reddito = salari o stipendi; inoltre, le famiglie offrono capitali con i loro risparmi e ricevono una paga da parte dell'imprese = interesse (rischio di impresa). C'è una circolarità tra ciò che le famiglie producono e ciò che le famiglie offrono; si chiama flusso circolare del reddito, è uno schema unico.
FLUSSO CIRCOLARE DEL REDDITO
Spesa per beni e servizi (€)
Reddito per l’uso dei fattori (€)
IMPRESE FAMIGLIE
Fattori produttivi
Beni e servizi
FLUSSO CIRCOLARE DELLA MONETA
Nella parte bassa c'è il flusso di materia (beni e fattori produttivi) = flusso circolare di beni e servizi; la parte sopra è il flusso circolare del reddito. Se si inceppa una sola di queste linee di flusso tutto il resto rallenta o si blocca. Nelle politiche economiche semplici c'è comunque un effetto di circolarità e se si ha una diminuzione di un flusso, si interviene sull'intera economia. (Es. aumento Iva consumatori acquistano meno imprese vendono meno, imprese meno fattori produttivi e infine diminuisce tassa stato. Sussidio non sempre effetto pensato.)
Mercato, domanda e offerta
Esistono differenze nelle organizzazioni economiche dei vari paesi come le diverse tassazioni e il diverso livello di intervento dello stato nell'economia (più o meno nell'economia dello stato); queste organizzazioni si distinguono in base al grado con cui stato interviene nell'economia. (grado di intervento pubblico). Esistono paesi con un'economia totalmente pianificata, paesi a economia mista e paesi a economia di mercato. Nella realtà si ha sempre una situazione intermedia (mista).
Economia totalmente pianificata
Un esempio di stati di un'economia totalmente pianificata sono l'Unione sovietica e la Corea del Nord; in questa organizzazione lo stato pianifica l'allocazione delle risorse su tre livelli (fattori produttivi): lo stato decide cosa produrre e quanto di consumo e di investimento, quanti fattori produttivi utilizzare e decide per chi produrre, ovvero la distribuzione dei beni tra i cittadini (in base stipendi). I vantaggi di un'economia totalmente pianificata sono il basso livello di disoccupazione (controllato) e la distribuzione equa del reddito nazionale (più uniforme e con meno dif
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