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beni che costano di più (es. aumento del costo dell’affitto rispetto a quello del caffè), posso consumare

meno beni; dipende dalla quota di reddito spesa per acquistare quel bene, impatti diversi. È la componente

che fa decidere se comprare più o meno, quali altri beni consumare in misura minore: ha un impatto sul

consumo del bene.

Se aumenta un prezzo di un bene, diminuisce il reddito reale e per difendersi dall’aumento il consumatore

sostituisce il consumo: si assiste a un abbattimento del reddito reale e a un effetto di sostituzione per

difendere il potere d’acquisto.

L’effetto di sostituzione mi dice la variazione della domanda dovuta alla variazione del prezzo di un bene

che rende gli altri beni più o meno convenienti. In termini matematici: effetto sostituzione => ΔQ/ΔP ovvero

la variazione unitaria del prezzo condiziona la variazione della quantità per effetto sostituzione. Se il ΔP è

positivo (aumenta prezzo) il ΔQ sarà negativo e quindi l’effetto sostituzione è negativo. L’effetto

sostituzione è sempre negativo e la sua intensità è legata a quanto il prezzo di quel bene è sostituibile

(prezzo benzina no sostituibile). L’intensità dipende da quanti beni sostituti esistono e dal loro grado di

sostituibilità. (es beni alimentari appropriati come esempio).

L’effetto reddito può invece essere positivo o negativo.

La funzione di domanda stabilisce una relazione tra quantità domandata e il suo prezzo; questa relazione

può essere rappresentata come una curva (lineare). Considerando il singolo consumatore, la quantità del

bene è in funzione del prezzo del bene Qbene = f(prezzo del bene), dove Q è la y, P è la x. Per il

consumatore è un’equazione unidirezionale: il consumatore vede il prezzo di un bene e decide come

acquistare P→Q. Nel mercato la funzione di domanda la Q e P sono due variabili simultanee, si

determinano simultaneamente: il prezzo di mercato è influenzato dalla quantità e la quantità è influenzata

dal prezzo.

Ecco un esempio di funzione di domanda individuale. (tabella) c’è una relazione tra il prezzo del prodotto

di tipo inverso e la quantità di gelato domandata; a prezzi bassi c’è quantità finita di prodotto consumata e

per altri livelli di prezzo il consumatore non è disposto ad acquistare neanche una dose. È una scheda di

domanda con rappresentazione una grafica.

Prezzo Quantità di

del gelato gelato

(€) domandata

0 12

0,50 10

1 8

1,50 6

2 4

2,50 2

3 0 Un abbassamento del prezzo causa un aumento

Curva di domanda della quantità da P1 a P2; l’intercetta con funzione di

(€) domanda e l’asse y si chiama prezzo di riserva: da

3,5

gelato quel livello di prezzo in poi il consumatore non è

3 disposto ad acquistare nemmeno una dose;

del 2,5 l’incontro con l’asse x è la quantità di saturazione

Prezzo 2 nella possibilità di consumo.

1,5 La funzione di domanda di mercato viene

1 rappresentata da insieme di consumatori di quel

0,5 bene. Il passaggio avviene per semplice

0 aggregazione: è necessario fare la somma delle

0 5 10 15 quantità domandate da tutti i consumatori per

Quantità di gelato ciascun prezzo dato.

Ad esempio, al prezzo di 2€, la quantità consumata è di 4 gelati, il prezzo di riserva è di 3€ e la quantità di

saturazione è uguale a 12 gelati. Se a questi dati si aggiunge un secondo consumatore con una funzione

individuale diversa, si farà la somma. Si considera come prezzo di riserva un prezzo maggiore di 3€, una

quantità di saturazione più bassa (7) e ad esempio al prezzo di 2€ l’acquisto è di 3 gelati.

La funzione di mercato dei due consumatori è così data: la quantità di saturazione sarà 12 + 7= 19; al prezzo

2€, la quantità sarà 4 +3=7 e così via. Se si aggiungono ulteriori consumatori al mercato, la retta aumenta la

sua dimensione sull’asse della quantità (si appiattisce).

Altri determinanti della funzione di domanda.

La quantità domandata non dipende solo dal prezzo del bene: influiscono anche i gusti dei consumatori

(aumenta quantità, ampiamente influenzabile da azioni promozionali), il numero e il prezzo dei beni

sostituti, il numero e prezzo dei beni complementari (beni che si consumano assieme caffè con caffettiera,

alimenti con bevande), il reddito dei consumatori (reale), la distribuzione del reddito e le aspettative di

variazioni future dei prezzi.

La funzione di domanda può essere così scritta: Q = f(P, gusti, P sostituti, P complementari, reddito).

Questa funzione si può esprimere in altro modo: Q = α (costante) + β1*P + β2* P sostituti + β3 * P

complementari + β4 * reddito

La quantità di prezzo, di sostituti, di complementi e di reddito sono variabili; α, β1, β2, β3, β4 sono

parametri costanti. Questa è una regressione.

Inoltre, β1 = ΔQ/ΔP dice qual è l’effetto puro del prezzo sulla quantità; β2 = ΔQ/ΔPsostituti, ovvero la

variazione della quantità domandata in seguito alla variazione unitaria del prezzo dei sostituti; β3=

ΔQ/ΔPcomplementi; β4= ΔQ/Δreddito. Si tratta di parametri molto importanti. β4 è maggiore di zero per i

beni normali. Tuttavia, per semplificare si può considerare solo β1 in quanto tiene in considerazione

contemporaneamente l’effetto delle altre variabili; in questo modo si stima l’effetto del prezzo a parità

delle altre variabili.

La curva di domanda è generalmente decrescente, maggiore è il prezzo tanto minore è la quantità

domandata. La funzione di domanda si vede solo quando la funzione di domanda interseca la funzione di

offerta: si vede un punto, cioè la combinazione di un prezzo e di una quantità assorbita sul mercato.

-Una variazione del prezzo causata dallo

P spostamento della funzione di offerta

S1 porta a due punti di equilibrio e a uno

S2 spostamento LUNGO la curva di

domanda; la variazione della domanda è

dovuta al cambiamento funzione di

offerta.

D Q

-se varia una delle altre determinanti della domanda es.

aumento reddito, causa lo spostamento DELLA

FUNZIONE di domanda. Da D0 a D1 la domanda è

aumentata. A parità di prezzo i consumatori sono

disposti ad acquistare una quantità maggiore di quel

bene perché il loro reddito è aumentato.

D1

D0

Se si considera la funzione di domanda D0: Q = 5-P in cui α=5 e β1= -1 il quale determina simultaneamente

gli altri parametri, per Q=0 P=5 si ha l’intercetta con l’asse del prezzo; quando P=0 Q=5 si ha l’intercetta con

l’asse della quantità.

Un aumento di reddito causa l’aumento del consumo del bene e l’aumento della funzione della domanda.

Se si passa da D0 a D1: Q=7-P si trovano le intercette e il nuovo grafico; di conseguenza si stabilisce un

prezzo arbitrario e si vede che aumenta.

La legge dell’offerta.

Ciò che influenza la quantità prodotta di un bene dalle imprese dipende dalla legge dell’offerta; se il prezzo

aumenta, la quantità offerta aumenta. Il prezzo segnala un’abbondanza o una scarsità relativa di un bene;

se il prezzo aumenta, il bene è scarso e la quantità richiesta è maggiore di quella presente sul mercato e di

conseguenza c’è un incentivo a produrlo. Se il prezzo diminuisce, chi produce ha un incentivo a produrne

una quantità minore e la domanda aumenta. La funzione di offerta stabilisce la quantità di bene che i

produttori sono disposti a offrire al suo prezzo; la funzione è la curva di offerta che è una retta, è la

rappresentazione grafica. Per comprendere meglio si può fare un esempio, prima rappresentando i dati in

una tabella e successivamente creando il relativo grafico della curva di offerta.

Prezzo del Quantità di

gelato (€) gelato offerta

0 0

0,5 0

1 1

1,5 2

2 3

2,5 4

3 5 La curva rappresenta un legame tra il prezzo ricevuto e la

Curva di offerta quantità disponibile dal venditore; se il prezzo è zero il

produttore non ha incentivo a produrre. La quantità

3,5 offerta è una funzione crescente del prezzo che può non

3

(€) intercettare lo zero; se aumenta il prezzo, il produttore ha

2,5

gelato incentivo ad aumentare la quantità prodotta. È una

2 funzione di offerta individuale; l’offerta di mercato è

del l’insieme dei produttori di un certo bene. Il passaggio

1,5

Prezzo dalla funzione invidiale a quella di mercato si ha per

1 aggregazione delle quantità che i singoli produttori sono

0,5 disposti a produrre a un certo livello di prezzo: è la somma

0 delle offerte individuali di tute le imprese per ciascun

0 2 4 6 prezzo dato.

Qunatità di gelato

Anche in quanto caso si aggregano le quantità per ogni livello di prezzo; ad esempio, a 2€ vengono prodotte

3 unità di gelato a cui si somma un altro produttore che a 2€ produce 4 unità di gelato e la cui intercetta è

diversa: al prezzo di 1€ non produce gelati, a 1,5€ ne produce 2; possiede un’inclinazione diversa. L’offerta

di mercato al prezzo 2€ è pari a 3+4=7, costruendo così un nuovo grafico. Aggiungendo altri produttori si

osserva uno slittamento verso destra delle quantità offerta e un appiattimento della funzione. Se aumenta

il numero di produttori aumenta l’offerta e maggiore è il numero delle imprese che decidono di produrre

quel bene per avere più profitto.

La curva di offerta è crescente: quanto è maggiore il prezzo, tanto è maggiore la quantità offerta. Ogni

punto che si osserva sulla linea non è un punto che si deve verificare ma una combinazione delle quantità

che i produttori sono disposti a produrre per un certo livello di prezzo: è una curva teorica. La pendenza

diminuisce all’aumentare del numero di produttori e dell’orizzonte temporale considerato. Il tempo può

far cambiare la pendenza della curva in quanto il produttore per aumentare la produzione ha bisogno più

materia prime, di rinnovare le strutture e aumentare il personale e quindi la possibilità di rispondere

aumenta (elasticità dell’offerta). Ciò che accade realmente è il punto in cui funzione di offerta interseca la

funzione di domanda.

Altri determinanti della funzione di offerta.

La quantità offerta delle imprese dipende dal prezzo ma anche da altre variabili: i costi di produzione

(costo dei fattori produttivi + la tecnologia) si esprimono tramite il costo unitario (costo medio) che si

esprime in €/unità di prodotto che si contrappone al prezzo unitario che si esprime in €/unità di prodotto. Il

prezzo dice quanto si incassa vendendo un’unità di prodotto; il costo è quanto costa produrre un’unità di

prodotto. La differenza è il profitto unitario su ogni unità di prodotto venduto. La disponibilità a produrre

dipende anche da quanto sono i costi unitari, il legame tra quanto produco e i costi di produzione. I costi di

produzione dipendono da due aspetti fondamentali: il prezzo dei fattori produttivi e la tecnologia. Il prezzo

dei fattori si esprime come €/unità di fattore, la tecnologia come unità di fattore/unità di prodotto; se si

moltiplica il prezzo dei fattori per tecnologia si ha €/unità di prodotto: queste due componenti influenzano

il costo unitario di produzione, entrambe agiscono sulla scelta di produrre una quantità maggiore o minore

di bene. Con costi di produzione alti l’offerta diminuisce, si produce una quantità minore; se i costi di

produzione diminuiscono, la quantità prodotta aumenta. Un altro determinante della funzione di offerta è

la redditività dei sostituiti nella produzione, ovvero i prodotti che competono per lo stesso fattore

produttivo (es. materia prima=latte usato per produrre latte alimentare o formaggio, se aumenta la

redditività del latte alimentare, diminuisce la quantità prodotta di formaggio); un’altra variabile è la

redditività dei prodotti congiunti, ovvero i prodotti che si ottengono assieme tramite un processo di

produzione (es latte può essere scremato o crema di latte→burro/panna; se aumenta la richiesta di burro,

aumenta anche la produzione di latte scremato indirettamente); anche la natura, shock stocastici e altri

eventi imprevedibili influenzano; gli obiettivi dei produttori dipendono dal profitto (volontà di

massimizzarlo π)→Q1, e dalla quota di mercato (volontà di massimizzarla e di solito Q2>Q1), se

cooperativa di produttori lo scopo è di massimizzare il pagamento della materia prima conferita dai soci;

aspettative di variazioni future dei prezzi (opposte a quelle del consumatore) si aspetta un prezzo

maggiore.

Qs = α + β1P + β2 costi di produzione + β3 redditività prodotti congiunti + β4 redditività prodotti sostituti

+ … (regressione)

α, β1, β2… sono parametri; mentre le altre sono variabili costanti. Β1= ΔQ/ΔP che è l’effetto pure della

variazione di prezzo sulla quantità prodotta. Questa equazione va stimata tenendo conto della funzione di

domanda e semplificata come Qs = α + β1P che tiene conto anche di tutte le altre variabili, le riassume

tenendole costanti. -Una variazione del prezzo causata dallo spostamento della

6 funzione di domanda a D1 si ha un nuovo equilibrio e uno

S spostamento LUNGO la funzione di offerta, punto iniziale e

5 finale, le variazioni di domanda a parità di prezzo identificano la

4 funzione di offerta.

3

2 D1

1 D0

0

-4 -2 0 2 4

7 S0

6 -Una variazione di una delle altre determinanti della funzione di

offerta si ha uno SPOSTAMENTO DELLA CURVA DI OFFERTA da

5 S0 a S1 l’offerta è aumentata a parità di P0, si hanno Q0 e Q1. A

S1

4 parità di prezzo i produttori sono disposti a produrre di più, c’è

un aumento dell’offerta. La curva di offerta è cambiata

P0 3 nell’asse prezzo quantità. È cambiato uno o più fattori diversi

2 dal prezzo, si ha uno slittamento.

1

0 Q0 Q1

0 2 4 6

es. S0: Q= P – 2 con α= -2 e β1=1 sono stimati considerando altre determinanti; Q=0 P=2 e P=0 Q=-2 dal

punto di vista economico i valori negativi non hanno senso, sono usati solo per rappresentare.

Se i prezzi dei fattori produttivi aumentano, aumentano i costi produttivi e diminuisce la funzione di offerta;

si produce una quantità minore di beni. Se il prezzo dei fattori diminuisce, diminuiscono i costi produttivi e

aumenta l’offerta. Un miglioramento della tecnologia permette di produrre una quantità maggior dei

prodotti con la stessa quantità di fattori produttivi (costi di produzione), aumenta anche l’offerta. S1: Q= 2

+ P α= 2 è cambiato, la pendenza non è cambiata; Q=0 P=2 e P=0 Q=2 si fa nuovo grafico.

Se si rappresentano insieme una funzione di domanda e una di offerta, si ha l’incontro nel mercato. Si

hanno una quantità di equilibrio e un prezzo di equilibrio anche con procedura analitica (sistema di

equazioni), due equazioni linearmente dipendenti, veicolano informazioni diverse. All’equilibrio Qd=Qs.

Domanda individuale e domanda di mercato.

La funzione di domanda individuale o di mercato è una funzione decrescente del prezzo; la quantità

acquistata è legata in maniera negativa rispetto al prezzo di acquisto. Per spiegare meglio è necessario

contrapporre le preferenze del consumatore con i vincoli a cui il consumatore è sottoposto (vincolo di

bilancio=quantità limitata di beni che possono essere acquistati). Inoltre, la scelta di acquisto non si fa mai

su un solo bene: si considera simultaneamente la spesa per tutti gli altri beni e si acquistano quindi gruppi.

Le scelte del consumatore non sono mai slegate dalla scelta di acquisto di altri beni che gli servono, devono

essere sostenibili rispetto al reddito e al denaro a disposizione.

3,5 A La scelta si riduce a due categorie di beni perché due soli beni

X1A 3 possono essere rappresentati su un piano cartesiano (X1 e X2);

2,5 queste due variabili sono delle quantità.

2

X1 1,5

1

0,5

0 X2A

0 2 4

X2

Si contrappongono quindi due tendenze contrastanti: la preferenza del consumatore e il vincolo di bilancio

(ciò che il consumatore può permettersi di acquistare). Ridurre la scelta a due gruppi di beni è limitante, ma

si tratta di una semplificazione che permette di affrontare il problema graficamente; se aggiungessimo più

beni, avremmo più variabili. La semplificazione diventa realistica quando le categorie esauriscono i gruppi

di beni (es X1= alimentari X2= non alimentari). Anche se ci sono due beni in realtà questi sono gruppi di

beni che rappresentano insieme scelte di consumo; la scelta della quantità non è isolata ma viene fatta

insieme ad altri beni da acquistare.

La determinazione dell’insieme delle alternative all’interno del quale il consumatore sceglie è un paniere,

ovvero l’insieme di X1 e X2. Il piano in cui ci si sta muovendo è quello positivo e in questo modo si scrivono

e rappresentano le preferenze del consumatore. Contrapponendo le scelte e le possibilità di acquisto si

determina la scelta ottima del consumatore, ovvero il miglior compromesso tra le scelte e le possibilità di

acquisto (scelta razionale). Dopo questo compromesso si vede come la scelta ottima varia al variare del

reddito del consumatore e dei prezzi dei due beni (→funzione di domanda) e si ha poi il passaggio dalla

funzione individuale a quella di mercato.

Com’è descritto in microeconomia il problema di scelta del consumatore?

Per descrivere la scelta di acquisto di beni e di servizi è necessario fare delle semplificazioni e basarsi su

delle ipotesi.

Le ipotesi sono: il consumatore compie scelte razionali (= bilanciamento del benessere di consumo di beni

sotto il vincolo di bilancio, si cerca di ottenere il massimo di soddisfazione); il consumatore sceglie la

dotazione di beni che massimizza la sua soddisfazione (l’insieme di beni che massimizza la sua

soddisfazione = utilità = funzione delle quantità di beni consumate). C’è quindi un insieme di alternative tra

cui consumatore deve scegliere (combinazioni dei beni che può acquistare = panieri). Per scegliere la

combinazione che massimizza la soddisfazione si deve identificare l’insieme di beni e servizi a cui ogni

consumatore può accedere. L’insieme di beni e servizi si chiamano panieri; la scelta di consumo viene

sempre fatta per panieri che si semplificano in (X1, X2). I panieri sono le combinazioni di beni. Le

combinazioni sono finite nel numero e nelle componenti in quanto se fossero infinite non si avrebbe un

problema economico; i panieri sono limitati perché ci sono dei vincoli fisici (la quantità che può essere

prodotta è limitata, le risorse di un paese sono limitate e quindi i beni e i servizi sono limitati es. frontiera

possibilità produttive), da questa limitazione fisica deriva un vincolo economico, che dipende dalla

disponibilità di moneta del consumatore che è limitata; tutti hanno delle limitazioni legate quantità beni e

servizi acquistabili.

Vincoli economici.

Anche per descrivere i vincoli economici sono necessarie delle ipotesi:

-La dotazione del consumatore (panieri) si compone di due soli beni X1 e X2 il cui prezzo è pari a P1 e P2.

X1 e X2 sono categorie di beni. X1 = quantità del bene 1; X2= quantità di bene 2. I panieri possono essere

infiniti perché infiniti sono i punti sul piano. Ogni punto sul piano rappresenta un paniere. Ognuno di questi

beni è associato a un prezzo (prezzo di un bene = prezzo del bene 1→ P1 = €/X1 e P2= €/X2).

-I singoli consumatori non possono influenzare i prezzi dei beni che acquistano poiché la dimensione

(quantità di beni acquistati) è trascurabile rispetto al volume di beni scambiati sul mercato intero, non

possiedono potere di mercato.

-Il reddito monetario (nominale, si misura in moneta) è pari a “m”. il reddito reale del consumatore si

esprime invece nel paniere in X1 e X2, ovvero i beni che si possono acquistare con il reddito m.

-La spesa del consumatore per i beni è pari a “s”.

-m >= s nell’ipotesi in cui non si faccia debito.

Vincolo di bilancio.

Il vincolo di bilancio è l’equazione che descrive le dotazioni a disposizione del consumatore sotto il vincolo

del suo reddito monetario e dei prezzi dei beni che acquista sotto la condizione che la spesa non ecceda il

suo reddito monetario. Questo concetto si può esprimere analiticamente: S = P1X1 + P2X2 ≤ m

P1 = €/X1 X1= quantità di bene 1 P1X1 = spesa per il bene 1

P2 = €/X2 X2= quantità di bene 2 P2X2 = spesa per il bene 2

La somma rappresenta la spesa totale che deve essere minore o uguale al reddito del consumatore.

Un’ulteriore semplificazione è possibile con l’ipotesi in cui il reddito è speso totalmente per l’acquisto di

beni: S=m tutto il reddito viene speso, non c’è risparmio. L’equazione diventa quindi: m= P1X1 + P2X2 dove

P1 e P2 e m sono parametri costanti (prezzi e reddito), mentre X1 e X2 sono variabili su cui ognuno di noi

può agire. Si può rappresentare con una retta.

Retta di bilancio

6 m/

X1 P1

5 Area delle possibilità di spesa

4 C

3 B

2 A m/

1 P2

0 0 1 2 3 4 5 6

X2

La retta di bilancio divide il piano in tre sottospazi: A, B, C. I punti simili ad A = combinazione di X1 e X2

appartengono alla categoria sotto la retta di bilancio in cui non si spende tutto il reddito per l’acquisto dei

due beni; sono panieri con non esauriscono tutto il reddito. I punti B sulla retta di bilancio sono i panieri

con cui tutto il reddito va in spesa. I punti C sono combinazioni la cui spesa complessiva è maggiore del

reddito del consumatore, non sono quindi a disposizione del consumatore, il quale non si può permettere a

meno che non si faccia fare un prestito. L’area tra retta e assi è l’area delle possibilità di spesa: maggiore è

l’area, maggiori saranno le possibilità di spesa. Più ci si allontana da origini degli assi, maggiori saranno le

possibilità.

Caratteristiche del vincolo di bilancio.

P1X1 + P2X2 = m

Se X2=0 X1=m/P1, rappresenta l’intercetta con X1; il consumatore non spende per l’acquisto del bene 2,

l’intero reddito è speso per X1.

Se X1=0 X2=m/P2 l’intero reddito è speso per il bene 2.

L’intercetta sugli assi esprime il reddito del consumatore in termine del bene misurato sul tale asse. La

pendenza della retta è pari al rapporto tra prezzi: -P2/P1, con segno negativo perché la funzione è

discendente; la scelta di un bene rispetto all’altro comporta a una rinuncia dell’altro bene in un rapporto

fisso.

X1 = m/P1 – P2/P1*X2

X2 = m/P2 – P2/P1*X1

Variazione variabili. - La variazione del reddito m a parità di prezzi,

Variazione del reddito provoca uno SPOSTAMENTO PARALLELO della retta

di bilancio, in quanto c’è un aumento dei valori X1 e

6 X2 come intercette: variano le intercette sugli assi e

5 aumentano le possibilità di spesa. m0 reddito iniziale,

4 aumento da m0 a m1: slittamento verso l’esterno. I

3 prezzi non variano.

2 - Se m diminuisce da m0 a m2, si ha un

1 ARRETRAMENTO della retta di bilancio, slitta verso

0 l’origine degli assi; si ha una diminuzione delle aree di

0 1 2 3 4 5 6 possibilità di spesa.

-La variazione di un solo prezzo dei due, con reddito uguale, provoca una VARIAZIONE DELL’INCLINAZIONE

della retta di bilancio; varia il prezzo relativo (=quantità di bene X1 che posso acquistare rinunciando a

un’unita del bene X2 = costo opportunità). Se varia uno dei due prezzi, il rapporto si altera e varia la

pendenza. Inoltre, la variazione del prezzo impatta almeno su una delle due intercette: si ha una rotazione

della retta di bilancio e la variazione dell’intercetta in base a quale prezzo varia. Se aumenta P2 cambia

l’intercetta sull’asse del bene 2; se varia il prezzo di un bene, cambia anche la quantità massima che posso

acquistare se ci dedico tutto il reddito e questa ha un impatto sulle quantità relative dell’altro bene; si

altera l’area della possibilità di spesa. Variazione P1: aumento del da p1 a p1*; se aumenta il

Variazione P1 prezzo del bene 1, il rapporto M1/P1* rapporto è più

piccolo e l’intercetta slitta più in basso, si perde una

1,2 parte dell’area. La variazione di prezzo ha impatto sul

1 reddito reale (quantità che posso acquistare con

P1**

0,8 reddito nominale). Con una diminuzione del prezzo a

P1 P1** si ha uno slittamento verso alto e quindi un

0,6 guadagno di possibilità di spesa in quanto il bene costa

0,4 di meno.

0,2 P1*

0 0 0,5 1 1,5

La scelta ottima del consumatore

La scelta ottima del consumatore si indentifica con un compromesso tra un “vorrei”, ovvero le preferenze

del consumatore e un “ma non posso”, cioè il vincolo di bilancio; si tratta di due tendenze contrapposte

perché c’è un problema economico. Il consumatore cerca un bilanciamento che massimizzi la sua

soddisfazione da parte dei beni sotto il vincolo di bilancio.

Le preferenze del consumatore: è necessario prima identificare i panieri che il consumatore può acquistare,

ordinarli secondo una relazione di preferenza. Ciò che guida la preferenza del consumatore è la variabile

utilità, la quale non è osservabile; ognuno di noi compie delle scelte per rendere massima la funzione di

utilità: essa è latente, osservabile solo indirettamente. L’utilità dipende dalla quantità di beni che possono

essere consumati U=f (X1, X2); inoltre, ogni paniere fornisce un livello di soddisfazione diverso che cambia

in base preferenze personali.

È perciò necessario definire relazioni di preferenza:

-con A>B si intende che A è strettamente preferito a B. A e B sono dei panieri, ovvero combinazioni di beni

che il consumatore può decidere di acquistare; in questo cosa il paniere A è strettamente preferito a B.

A= (X1a, X2a) e B= (X1b,X2b)

-A B

̴ vuol dire che A è indifferente a B, non cambia.

-A ≥ B vuol dire che A è debolmente preferito a B.

Per consentire questa rappresentazione sono necessarie delle condizioni: il consumatore è in grado di

ordinare le combinazioni possibili a sua disposizione in base alle sue preferenze = completezza; la

transitività: se A B

̴ e B C

̴ A C

̴ ; la monotonicità: “di più è meglio ”, se consumatore vuole massimizzare

l’utilità, maggiore è la dotazione dei due beni, più sarà preferito: X2a>X2b, allora A>B.

Curva di indifferenza

La curva di indifferenza è la funzione che rappresenta l’utilità, ovvero l’insieme delle combinazioni che

danno un’utilità costante; si tratta del luogo dove tutti i panieri sono tra loro indifferenti. I panieri lungo la

curva di indifferenza forniscono la stessa utilità al consumatore. La curva è un’iperbole; a ogni curva di

indifferenza corrisponde un livello di utilità costante. Ogni punto arbitrario nel piano appartiene a una

curva di indifferenza; è possibile associare una curva di indifferenza ad ogni paniere. Ogni paniere fornisce

un certo livello di utilità e sarà associato a una sola curva di indifferenza. Le curve di indifferenza più

lontane dall’origine conferiscono una maggiore dotazione dei beni nel paniere e una maggiore

soddisfazione del consumatore = principio monotonicità.

In questo caso A>B>C.

Δx1 Non è possibile che due curve di indifferenza si intersechino in

Δx2 quanto non possono valere contemporaneamente le relazioni:

A C

̴ , B C

̴ e A > B. Le curve sono sempre parallele tra di loro e non

A si incrociano mai perché altrimenti si contraddice il principio di

D transitività.

Δx1*

B Δx2* Le curve di indifferenza sono decrescenti: dati due punti sulla

C stessa curva A e D, questi sono indifferenti tra di loro, non si altera

l’utilità; se il consumatore si sposta da A a D riduce il consumo del

bene 1 (ΔX1) e aumenta la dotazione del bene 2 (ΔX2) per

rimanere sulla stessa curva di indifferenza. La riduzione deve

essere compensata in termini dall’aumento della dotazione

dell’altro bene. L’intensità di questo scambio lungo la curva di indifferenza non è costante perché

altrimenti non sarebbe un’iperbole ma una retta. La curva è convessa rispetto all’origine; se si ha una scarsa

dotazione di un bene e si rinuncia a un’unità, si deve compensare con un aumento. Quanto è minore la

dotazione iniziale di un bene quanto più il consumatore deve essere compensato in termini dell’altro bene

per rimanere sulla stessa curva di indifferenza.

Saggio marginale di sostituzione.

Dati punti iniziale X1 e X2 e i relativi ΔX1 e ΔX2 (compenso) si nota che la perdita di X1 può essere

compensata da X2. Su altro punto della curva poi si fa una seconda variazione e si nota che è necessario

compensare di un’intensità maggiore (Δx1* e Δx2*); l’intensità di perdita di X1 è la stessa ma la

compensazione è maggiore nel secondo caso perché la dotazione di X1 di partenza è più bassa. Esiste un

rapporto di compensazione tra i due beni lungo la curva; questo dipende dal punto della curva di

indifferenza in cui ci troviamo. Il rapporto tra le due variazioni non è costante lungo la curva ma dipende dal

punto in cui viene calcolato ΔX1/ΔX2. Il rapporto mi da un’informazione legata alla pendenza: più piccole

sono le variazioni più ci si approssima a una stima puntuale della pendenza della curva.

Il saggio marginale di sostituzione è definito: SMS = lim Δx2 0 del rapporto Δx1/Δx2 = dX1/dX2; è quindi

la pendenza della curva nel punto in cui viene misurato. Se la curva non è rettilinea, il SMS non è costante.

Beni perfetti sostituti. Nel caso dei beni perfetti sostituti, ovvero beni che si

3,5

3 equivalgono sostanzialmente, la curva di indifferenza è

2,5 rettilinea e il SMS è costante; le compensazioni dei due beni

2 sono uguali sempre. Il rapporto è costante, non cambia mai.

1,5

1

0,5

0 0 1 2 3 4

Beni perfetti complementi. I beni perfetti complementi sono beni che per essere utili

1,2 devono essere consumati insieme.

1 es. scarpa destra e sinistra. La curva di indifferenza è

0,8 caratterizzata da un punto angoloso; è necessario che la

0,6 disponibilità dei beni varia nella stessa proporzione per

spostarsi su una curva di indifferenza più lontana

0,4 dall’origine: non basta l’aumento della quantità di un solo

0,2 dei due beni, ci sono proporzioni fisse.

0 0 0,5 1 1,5

Come si determina la scelta ottima del consumatore.

Per l’ipotesi di monotonicità, l’ottimo si trova sulla retta di bilancio (tutto ciò che sta sotto retta è meno

preferito dal consumatore perché la dotazione di beni è inferiore rispetto ai punti che stanno sulla retta).

L’ottimo si trova sulla curva di indifferenza più lontana dall’origine.

VORREI Preferenze consumatore→curva di indifferenza SMS= dx1/dx2

Scelta ottima NON POSSO Vincolo di bilancio Pendenza = -P2/P1

Si hanno diversi punti di intersezione: B è il punto ottimale perché il punto A e C sono più vicini all’origine e

con un livello di utilità inferiore. La curva di indifferenza e la retta di bilancio devono essere tangenti; la

scelta ottima determina simultaneamente

tutte le dotazioni di beni: scegliendo il punto B,

si sceglieranno le quantità X1 e X2 (4 e 7) che

massimizzano l’utilità del consumatore sotto il

vincolo di bilancio. * indica che le variabili

massimizzano la funzione di utilità: X1* e X2*

massimizzano la funzione di utilità del

consumatore il tutto sotto il vincolo di bilancio.

Nella realtà si osserva solo un punto, si vedono

le quantità acquistate dal consumatore.

La scelta ottima del consumatore è

caratterizzata dal fatto che la retta di bilancio è

tangente curva: geometricamente in quel

punto la retta e la curva condividono la stessa pendenza; inoltre, nel punto di ottimo SMS=pendenza della

retta bilancio= -P2/P1. L’ottimo è il punto di tangenza, dove si ha un bilanciamento e il prezzo relativo e il

SMS coincidono.

Si possono poi individuare i punti X1 e X2 come funzione del livello di reddito e dal prezzo dei beni; la

massima utilità sarà funzione di X1 e X2: maxU = f(X1*, X2*) e inoltre X1* = f( m, P1, P2) e X2* = f(m, P1, P2)

e quindi U* = f(m, P1, P2). Il grado di soddisfazione dipende da fattori esterni al consumatore stesso;

l’utilità non si vede, si vede mediata. Le quantità ottime dipendono da reddito e prezzi dei beni = variabili

esogene.

Utilità.

Considerando la curva di indifferenza lineare: aX1 + bX2 = u dove a e b sono parametri costanti, u è la

variabile dipendente (latente, non osservabile, y) e x1, x2 sono variabili indipendenti (determinano il valore

dell’utilità), u indica il livello utilità consumatore: la dotazione di beni è maggiore quanto più la curva di

indifferenza sarà lontana dall’origine.

Utilità marginale. Il termine “marginale” è legato a un concetto di variazione (variazione di utilità in seguito

variazione di una delle due variabili); rappresenta la variazione di utilità conseguente a una variazione

unitaria nel consumo di un bene (a parità di consumo dell’altro bene). Data U = f(X1, X2), si introducono

delle variazioni Δx1 e Δx2 e Δu Δu = aΔx1 + bΔx2 se Δx2 =0 aΔx1 = Δu quindi UMG1 = Δu/Δx1 = a

L’utilità marginale è la variazione di utilità in seguito alla variazione del bene X1 a parità del bene X2. Si

tratta di una derivata parziale. Se Δx1 è positiva, l’utilità marginale sarà positiva, se diminuisce, diminuisce

anche utilità. Il segno dell’utilità marginale è sempre positivo. Analogamente per UGM2 = b.

Ricavando le variazioni di X1 e X2, si inseriscono all’interno del SMS = compensazione tra le utilità marginali

per rimanere nella stessa curva di indifferenza = la perdita di utilità per la diminuzione di un bene (UMG2) è

compensata dall’aumento di utilità per l’altro bene (UMG1); quindi UMG1 = UMG2 e quindi SMS = -

UMG2/UMG1. La condizione di ottimo può essere riscritta come UMG2/UMG1= P2/P1, questo indica il

rapporto delle utilità marginali che è uguale al rapporto tra i prezzi.

Soluzioni d’angolo.

Quando la funzione di indifferenza ha un andamento curvo: SMS = dx1/dx2 = - P2/P1

Se la funzione di indifferenza non è continua o è lineare si hanno le soluzioni d’angolo;

-Se il saggio marginale di sostituzione è sempre maggiore

del prezzo relativo, si hanno curve di indifferenza quasi-

lineari, in cui il consumatore ha una predilezione talmente

forte per il bene 1 che non è disposto a scambiarlo al prezzo

di mercato. Le curve di indifferenza quasi lineari tendono a

incrociare solo uno dei due assi e l’asse che incrociano è

quello per cui il consumatore ha maggiore preferenza (casi

teorici); c’è una predilezione nei confronti di uno dei due

beni.

3,5 -Nel caso di beni perfetti sostituti le curve di indifferenza

3 sono delle rette; il consumatore cede interamente uno

2,5 dei due beni e consuma solo quello per cui è maggiore il

2 rapporto tra prezzo e grado di soddisfazione, la

pendenza dice la preferenza più forte; i due beni sono

1,5 sostituibili tra di loro ma non alla stessa proporzione; il

1 rapporto di sostituibilità tra i due beni è costante. Si

0,5 sceglie sempre il bene in cui il rapporto tra prezzi è più

0 favorevole.

0 1 2 3 4

Nei beni perfetti complementi le curve di indifferenza sono punti

3,5 angolosi, per spostarci bisogna avere crescenti combinazioni dei

3 due beni.

2,5

2

1,5

1

0,5

0 0 1 2 3 4

Come cambiano le scelte del consumatore al variare del suo reddito?

Curve di indifferenza:

1) I punti della curva di indifferenza danno utilità costante; 2) Monotonicità=curve più distanti dall’origine

mi danno maggiore utilità. Il consumatore cerca più lontano da origine maggiore soddisfazione. 3) Non

sovrapponibilità. 4) Infinite curve di indifferenza.

Retta di bilancio: →

m= p1x1 + p1x2 aumento reddito slittamento retta di bilancio.

Situazione ottimo= tangenza; le quantità ottime dipendono dal prezzo dei beni e da reddito del

consumatore: x1* e x2* sono quantità variabili indipendenti, P1 e P2 si esprimono in €/unità della quantità

acquistato e m in €/tempo, sono parametri. x1*(P1, P1, m) x2*(P1, P2, m)

Si considerano ora variazioni del reddito monetario m a parità di prezzi, si tratta di un cambiamento

condizionato. -I beni normali sono beni per cui se il reddito aumenta,

3,5 aumenta il consumo sia di x1* che di x2*; la retta di bilancio

3 slitta verso esterno, le possibilità di spesa aumentano (area

2,5 aumenta), si ha un nuovo equilibrio e un aumento del

2 consumo di entrambi i beni.

1,5

1

0,5

0 0 1 2 3 4 -I beni inferiori hanno invece un comportamento particolare:

quando aumenta il reddito, il consumatore sceglie di

cambiare la qualità dei beni che compra, sostituisce i beni

inferiori con beni di qualità superiore (es. strutto sostituito

con il burro insieme a miglioramento delle condizioni di vita).

I beni inferiori sono quelli che vengono sostituiti con un

aumento del reddito. Aumenta x1* (bene normale) e

diminuisce x2* (bene inferiore).

Sentiero di espansione del reddito. (SER) è la linea che unisce tutti i punti di ottimo (scelte compiute) al

variare del reddito. Ci dice come variano le quantità domandate

dei due beni al variare del reddito del consumatore. Si esprime

per variazioni successive della retta di bilancio. Si tratta di

un’espansione di reddito e non di altre variabili perché c’è uno

spostamento della retta di bilancio parallelo; con una

variazione di prezzo varia la pendenza, l’inclinazione.

La curva di Engel. Deriva dalla curva reddito-consumo e lega la quantità domandata

di un bene al livello del reddito del consumatore: è crescente per i

beni normali; è decrescente per i beni inferiori. Un bene non è

sempre in assoluto un bene inferiore o normale, dipende dal livello

di reddito del consumatore che si considera.

Si considerano le variazioni dei prezzi a parità di reddito monetario (un prezzo alla volta). Questa variazione

matematicamente si esprime: Δx1/ΔP1. Se P1 aumenta, x1 diminuisce quindi il segno è sempre negativo; è

la somma algebrica di due effetti separati: l’effetto sostituzione (Δx1/ΔP1) e l’effetto reddito (Δx1/ΔP1).

-L’effetto sostituzione si ha quando aumenta il prezzo di un bene e questo altera la convenienza relativa

rispetto ad altri beni sostituti (es. tipi di carne); misura la variazione della quantità domandata dovuta al

fatto che ora il bene è più o meno conveniente. Ha sempre segno negativo: se ΔP è negativo, ΔQ è positivo.

-L’effetto reddito è più complesso, cambia in base al tipo di beni che si considera; se il prezzo di un bene

aumenta, si ha un effetto sul reddito reale (come se fosse variazione di reddito nominale) e un

cambiamento delle possibilità di spesa. Esso misura la variazione della quantità domandata dovuta alla

variazione del potere di acquisto del consumatore. (dato da m/p1 = intercetta). L’effetto reddito ha segno

negativo per i beni normali (diminuisce il prezzo, aumenta il consumo); se diminuisce il reddito, aumenta il

consumo dei beni inferiori, l’effetto reddito ha un segno positivo per i beni inferiori (diminuisce il prezzo,

diminuisce il consumo). Per i beni di Giffen se aumenta il prezzo, aumenta il consumo di beni e quindi

l’effetto reddito ha segno positivo; si tratta di beni quando il prezzo è strettamente legato alla componente

di qualità di bene (osservabile nei casi di scandalo alimentari, caso particolare).

L’effetto complessivo della variazione di prezzo sulla quantità domandata: l’effetto sostituzione ha sempre

segno negativo, mentre l’effetto reddito può avere segno negativo o positivo;

-Nel caso di beni normali l’effetto di reddito è negativo e quindi si somma all’effetto sostituzione,

determinando un effetto complessivo di segno opposto alla variazione di prezzo.

-Nel caso di beni inferiori dipende da quanto sono intensi i due effetti, l’effetto reddito è positivo, ma non

di consistenza tale da controbilanciare l’effetto di sostituzione e quindi l’effetto complessivo è ancora

opposto alla variazione di prezzo.

-Con i beni di Giffen l’effetto reddito è positivo e più intenso dell’effetto sostituzione che è negativo, quindi

l’effetto complessivo va nella stessa direzione della variazione del prezzo.

Sentiero di espansione del prezzo. (SEP)

è la curva che unisce tutti i punti di ottimo al variare del prezzo di uno dei due beni. Ci dice come varia la

quantità domandata di un bene al variare del suo prezzo (perché curva di domanda è decrescente). (cambia

P2).

Da qui si deriva la funzione di domanda individuale.

6

X1

5

4

3

2

1

0 X2** X2* X2 X2

0 1 2 3 4 5 6

1,2

P2 P2 < P2* < P2**

1

0,8

0,6

P2**

P2*

0,4

P2

0,2 D

0 X2** X2

X2* X2

0 1 2 3 4 5 6

Si considera la variazione del prezzo solo del bene 2, si trovano i nuovi punti di equilibrio e si passa da un

piano X1 X2 a un piano X2 P2.

La funzione di domanda individuale.

È la funzione che lega la quantità domandata di un bene al suo prezzo; si esprime come x2(p2) o più

correttamente x2(p2, p1, m) in cui p2 varia, tenendo costanti p1 e m; è costruito attraverso tecniche

statistiche. La quantità domandata del bene dipende dal prezzo; i parametri tengono conto dell’effetto sul

consumo degli altri beni e del reddito nominale. La stima è fatta tenendo conto il prezzo degli altri beni e

del reddito che influenzano la funzione di domanda; ha un andamento decrescente, ad eccezione (molto

rara) dei beni di Giffen.

La funzione di domanda di mercato.

È l’insieme delle domande individuali; si ottiene per aggregazione e per somma di tutte le quantità, è fatta

per ogni livello di prezzo sulle quantità. Si ricava attraverso un processo di aggregazione ed è costituita dalla

somma di tutte le domande individuali per un singolo bene. X1(p1) = ∑ x1(p1) o X1(p1, p2, m) = ∑ x1 (p1,

p2, m). I gusti del consumatore sono dati dalle curve di indifferenza e quindi sono comprese nella funzione

di domanda di mercato. Questa funzione dice, per ogni livello del prezzo, qual è la quantità domandata da

parte di tutti i consumatori. Secondo questa teoria, la variabile dipendente è X1, la variabile indipendente è

il prezzo 1; la quantità domandata dipende dal prezzo del bene. Ma c’è una teoria secondo cui il prezzo

dipende dalla quantità domandata: la funzione di domanda inversa.

La funzione di domanda inversa.

È meno completa ma ha un senso; il prezzo dipende dalla quantità di bene che si consuma perché dipende

dalla soddisfazione; ciò che sono disposto a pagare dipende dalla soddisfazione. A quantità crescenti di

bene consumato, l’utilità marginale diminuisce. (UM = ΔU/Δx1). Il prezzo dipende dalla soddisfazione

marginale che ottengo dal bene, ovvero che è legata alla variazione di bene che consumo. La variazione di

utilità è decrescente, infatti la funzione di domanda inversa si basa sul concetto di utilità marginale

decrescente. Non tiene conto del prezzo degli altri beni e del reddito; è la relazione inversa della funzione di

domanda, misura la disponibilità a pagare del consumatore per ottenere una determinata quantità del

bene, si scrive p1 (x1) o p1 (x1, p2, m). La soddisfazione cambia in base alla quantità di bene che i consuma;

il prezzo e la quantità si determinano simultaneamente, possono intercambiarsi, si influenzano a vicenda.

Esempio. Ipotesi: 1) Gli studenti hanno studiato per sostenere un esame, dal cui esito dipende la borsa di

studio; 2) gli studenti hanno studiato, ma hanno bisogno di caffè per stare svegli; 3) la loro disponibilità a

pagare per ogni caffè cambia e dipende da quanto il caffè contribuisce a rimanere svegli: il primo caffè

conferisce una soddisfazione molto alta (disposti a pagare tanto), il secondo meno del primo in quanto man

mano che si beve il caffè ci si sveglia; all’aumentare del numero di caffè diminuisce l’utilità marginale,

quindi la disponibilità a pagare è decrescente. 4) La mattina prima dell’esame, gli studenti vanno al bar a

bere il caffè ma la cassiera è in grado di far pagare un prezzo diverso in base disponibilità a pagare.

Il valore di 5€ rappresenta il prezzo di

6 riserva (prezzo massimo che lo studente è

disposto a pagare).

5

caffè Il prezzo di mercato di un caffè è 1€; per i

4 primi 5 caffè il consumatore è disposto a

ogni pagare di più. Per ogni caffè consumato c’è

3

di una differenza tra la disponibiltà a pagare e

Prezzo 2 il prezzo di mercato che effettivamente

paga = surplus del consumatore = area

1 compresa tra la funzione di domanda e il

0 prezzo di mercato. Il prezzo dipende dalla

0 1 2 3 4 5 6 quantità consumata. In questo SC (surplus

Numero di caffè del consumatore è di 10€.

La stessa cosa succede a livello di mercato; si deriva funzione di domanda inversadi mercato quando ci

sono più consumatori. Si fa utilizzando il prezzo di riserva, ovvero la soglia oltre la quale il consumatore non

acquista, la linea di demarcazione tra l’acquisto del bene e il non acquisto; è il prezzo in corrispondenza del

quale ciascun consumatore è indifferente tra acquistare e non acquistare. Ogni consumatore ha un prezzo

di riserva diverso, in base alla soddisfazione; ognuno dei consumatori ha una disponibilità massima a

pagare diversa. John è quello che paga di più (100€);

120 aggregando i consumatori si ha una funzione di

John

100 domanda decrescente in cui il prezzo dipende

disco Paul

80 dalla quantità: all’aumentare della quantità

George

del diminusice il prezzo di acquisto. Se si mette il

60 Ringo

Prezzo prezzo di mercato a 80€, John avrà un surplus

40 di 20€, è un beneficio. Se si vendono 2 dischi,

20 John ha un beneficio di 30€, Paul di 10€. Il

surplus dipende anche dal prezzo di mercato;

0 più basso è il prezzo, maggiore sarà il beneficio

0 1 2 3 4 5 del consumatore. Il surplus è l’area tra la

Quantità di dischi funzione di domanda e il prezzo di mercato, se

il prezzo di mercato diminuisce, l’area aumenta e quindi il beneficio aumenta.

L’area CFE è il beneficio per i nuovi consumatori che iniziano a

5 consumare quel bene. BCDE è il surplus aggiuntivo per i

A

4 consumatori che già consumavano quel bene.

3 C

B F

2 E

D

1

0 0 2 4 6

La curva di offerta e il surplus del produttore. 4 imbianchine che tinteggiano le case.

12 La curva di offerta dipende dal costo

tinteggiatura 10 vivo sostenuto dal produttore; per costo

Meg vivo ci si riferisce al costo che

8 Jo l’imprenditore deve sostenere per

Beth

6 produrre quel bene o servizio. Beth è

della Amy disposta a produrre a partire da 600€, Jo

4

Prezzo da 800€ e Meg da 900€; la funzione di

2 offerta dipende dai diversi costi di

produzione. Se il prezzo di mercato è di

0 600€, verranno tinteggiate due case ma

0 1 2 3 4 5

Quantità di case tinteggiate solo la prima ha un beneficio. Se il

prezzo di mercato aumenta a 800€,

anche il secondo produttore avrà un beneficio. Il surplus del produttore è l’area compresa tra la curva di

offerta e il prezzo mercato, è la differenza tra il prezzo di mercato e il costo da lui sostenuto; non

corrisponde al profitto.

6 Il surplus data la funzione di offerta lineare è un triangolo;

5 al prezzo P1 si ha una quantità offerta Q1, solo una certa

F

D E

4 quantità di produttori sarà disposta a produrre. Se

3 aumenta il prezzo di mercato, si ha una maggiore quantità

C

B

2 di produttori che producono; quelli che già producevano,

1 hanno un surplus maggiore BCDE; anche i nuovi produttori

A hanno un beneficio che è l’area CEF.

0 0 1 2 3 4 5

Si possono poi incrociare la curva di domanda e di offerta e visualizzare il surplus del consumatore e il

surplus del produttore. Ogni variazione può essere visualizzata come perdita o acquisto di equilibrio.

Surplus

6 consumatore

5

4 E

3

2 Surplus

1 produttore

0 0 2 4 6

Es. D: Q= 100-2P calcolo surplus consumatore e produttore

S: Q= 2P-40 (foto)

Elasticità della domanda al prezzo.

La quantità domandata dipende dal prezzo, dal reddito e dal prezzo degli altri beni, che siano congiunti o

sostituti. La quantità è la variabile dipendente e le altre sono variabili esplicative; se varia una variabile

come ad esempio il prezzo, si ha un impatto sulla quantità domandata. Questo impatto si misura con

l’effetto variazione del prezzo sulla quantità domandata: per misurare l’effetto della variazione di un’unità

del prezzo sulla quantità domandata è necessario conoscere la funzione di domanda del consumatore per

riuscire a capire la variazione di prezzo. Le variazioni si misurano come un Δ: ovvero il rapporto ΔQ/ΔP dice

quanto varia la quantità domandata in seguito alla variazione del prezzo di 1€. Questa misura ha però un

problema: non permette di comparare più beni tra di loro perché il ΔQ è espresso in quantità di bene e il

ΔP in prezzo; è una problematica legata all’unità di misura, le due grandezze non sono confrontabili.

Tuttavia, entrambe le variazioni possono essere divise per dei valori assoluti: ΔQ/Q che è adimensionale ed

esprime una variazione percentuale della quantità domandata, e ΔP/P che è adimensionale ed esprime

una variazione percentuale del prezzo. (ΔQ/Q)/(ΔP/P) è un rapporto tra percentuali adimensionale e

quindi va bene per poter confrontare più beni. Questa misura è detta elasticità (ε) della domanda al prezzo,

ovvero la metrica per misurare l’impatto della variazione della domanda rispetto a una variazione unitaria

del prezzo; misura la sensibilità della domanda alle variazioni di prezzo, è la variazione percentuale della

quantità domandata in seguito ad una variazione percentuale unitaria del prezzo. L’elasticità ha

implicazioni importanti: se varia il reddito si cambia p in m. Le variazioni percentuali consentono confronti

tra grandezze qualitativamente diverse, risolvono il problema di scegliere le unità di misura, permettono di

valutare l’effettiva consistenza delle variazioni di prezzo e quantità.

Segno e valore dell’elasticità della domanda.

Se il prezzo aumenta il segno di ΔP/P è positivo, mentre la quantità domandata diminuisce e quindi ΔQ/Q

ha segno negativo; prezzo e quantità di spostano sempre in maniera inversa e quindi l’elasticità della

domanda ha sempre segno negativo e le variazioni hanno sempre segno opposto, ad eccezione dei beni di

Giffen. L’intensità dell’elasticità della domanda ci dice se la domanda è elastica o meno, in quanto è

sensibile alle variazioni di prezzo.

Il valore dell’elasticità considerato in valore assoluto dice se la domanda è elastica o meno: se |ε|>1, la

domanda è elastica in quanto se il prezzo varia del 1% e la variazione è proporzionale, la domanda è

elastica: il denominatore deve avere un valore più alto del numeratore. Se 0<|ε|<1 la domanda è

anelastica (rigida); Δ/Q varia meno dell’1% e quindi la domanda è poco reattiva al prezzo. Se |ε|=1 la

domanda è a elasticità unitaria.

La spesa del consumatore dipende da due variabili tra di loro collegate: il prezzo e la quantità e influenza il

ricavo per l’impresa; in termini generali c’è una relazione tra elasticità e pendenza della curva: più la curva

è piatta, tanto maggiore sarà l’elasticità della domanda; se la funzione di domanda è molto piatta, per

variazioni unitarie di prezzo si ha una variazione di quantità molto ampia. Se la funzione di domanda è

ripida, si ha una piccola variazione della quantità domandata. Graficamente è così possibile vedere

un’elasticità alta o bassa; inoltre, l’elasticità varia lungo la funzione di domanda perché variano le quantità

e il prezzo a seconda del punto in cui ci si posiziona. L’elasticità della domanda al prezzo sulla funzione

rettilinea varia lungo tutta la funzione di domanda; la variazione di ΔQ è maggiore della variazione unitaria

di prezzo.

L’elasticità è quindi la variazione percentuale della quantità domandata in seguito alla variazione dell’1%

del prezzo; se ad esempio si considera il valore dell’elasticità dell’olio di semi ε=-0,10 vuol dire che

all’aumentare dell’1% del prezzo, la quantità domanda diminuisce dello 0,1%; questa funzione di domanda

per l’olio di semi è anelastica perché il ΔQ è molto più basso del ΔP. La variazione dell’olio di semi è meno

proporzionata alla variazione del prezzo. Se invece si considera l’elasticità dello yogurt ε= 1,23 si dice che se

aumenta dell’1% il prezzo la quantità domandata di yogurt diminuisce del 1,23%. Essendo 1,23> 1, la

domanda è elastica.

Determinanti dell’elasticità della domanda.

L’intensità dell’elasticità della domanda dipende: dal numero di beni sostituti e il loro grado di sostituibilità

(impatto su ΔQ/Q); dai beni necessari e dai beni di lusso (beni necessari anelastica, se aumenta consumo

beni di lusso, diminuisce di tanto elasticità alta). A prezzi alti corrisponde un’elasticità alta, a prezzi bassi

un’elasticità bassa; dalla quota del reddito spesa nel bene (se spendo quota importante nella spesa di un

bene, l’effetto reddito della variazione di prezzo sarà intenso e impatta su variazione di quantità

domandata); dall’orizzonte temporale considerato.

Graficamente la spesa complessiva per l’acquisto di un bene è data dal prezzo di acquisto moltiplicata per la

quantità acquistata, ovvero il ricavo totale che hanno le imprese; le spese del consumatore e il ricavo si

equivalgono. La spesa è data da S = pQ= RT = ricavo totale = area della spesa.

Esiste un legame che tiene insieme la spesa dei consumatori, la variazione del prezzo e l’elasticità della

domanda; in particolare, si hanno due casi distinti: la domanda elastica; la domanda anelastica. Entrambi i

casi si possono avere per la stessa funzione di domanda. Sulla stessa funzione di domanda infatti esistono

sia tratti elastici che tratti anelastici (prezzi alti elasticità alta, prezzi bassi elasticità bassa). Più ci troviamo

nel tratto superiore più la domanda sarà bassa e l’elasticità alta.

4,5 S=pQ=RT

4

3,5

3

2,5

P 2

1,5

1

0,5

0 0 1 2 3 4 5

Q Per ε<1: un aumento del

Spesa ed elasticità prezzo (da 1 a 2) fa aumentare

la spesa; se il prezzo è uno

8 l’area di spesa è quella gialla =

7 12*1. Se si passa dal prezzo 1

a 2, si ha un’area diversa=

6 10*2=20. Un aumento del

prezzo quando l’elasticità è

5

Prezzo inferiore a 1 causa un

4 aumento di spesa per i

consumatori e un aumento di

3 ricavi per le imprese. (es. beni

2 necessari).

Per ε>1: un aumento del

1 prezzo (da 5 a 6) fa diminuire

0 la spesa; se il prezzo dei beni

0 2 4 6 8 10 12 14 16 di lusso aumenta, diminuisce

Quantità la spesa dei beni di lusso

complessiva. Se il prezzo è 5, la spesa è 4*5 =20; se il prezzo aumenta da 5 a 6, la spesa è 6*2=12,

diminuiscono i ricavi per le imprese e diminuisce la spesa per i consumatori. Per ε=1 si ha il tratto

intermedio: qualsiasi variazione di prezzo nell’intorno non fa cambiare la spesa 3*8= 24 4*6= 24, l’area di

perdita e di guadagno si equivalgono. Il massimo di ricavo si ha nel tratto della funzione con elasticità

uguale a 1 e anche il massimo di spesa per i consumatori.

Il rapporto tra il ricavo totale (=spesa del consumatore) ed

3,5 elasticità è rappresentata dal grafico; l’andamento del ricavo

3 in funzione della quantità venduta è un andamento a

ε=1

2,5 campana che ha il suo massimo quando l’elasticità è

2 unitaria.

1,5 es. a) anelastico b) elastico.

1

0,5 Tre casi particolari.

0 1) Se la domanda è perfettamente anelastica, l’elasticità è

0 1 2 3 4 uguale a 0; è rappresentata graficamente da una retta

verticale in quanto il prezzo varia e il ΔQ è sempre 0. La

3,5 quantità domandata dipende totalmente dal prezzo; è il

3 caso dei beni assolutamente necessari: per il consumatore

2,5 tanto è maggiore il prezzo, tanto maggiore è la spesa. La

2 spesa totale è l’area tratteggiata, ovvero l’aumento di spesa

1,5 in seguito all’aumento di prezzo. Più un bene è

1 indispensabile, maggiori sono gli aumenti prezzo, più

aumentano le spese.

0,5 2) Se la domanda è a elasticità unitaria = 1, è rappresentata

0 0 1 2 3 4 graficamente da un’iperbole equilatera; con una funzione

iperbolica l’elasticità è unitaria in tutti i tratti. Le variazioni di

prezzo sono compensate in maniera uguale alle variazioni di quantità. La spesa rimane quindi invariata, le

aree si equivalgono. La variazione di prezzo influenza la variazione di quantità, le aree di perdita si

equivalgono.

3) Se la domanda è perfettamente elastica, l’elasticità tende a + infinito e sarà una retta orizzontale; è un

caso particolare perché le imprese sono in concorrenza perfetta, non possono influenzare il prezzo e quindi

il prezzo è costante. L’impresa non influenza il prezzo e quindi il prezzo che riceve lo subisce dal mercato, è

sempre costante e quindi l’impresa può produrre quanto vuole senza influenzare l’equilibrio di mercato. Più

produce più aumenta il ricavo totale. Quanto è maggiore la quantità che produce, tanto maggiore è il ricavo

totale.

Es. prezzo mele (ariel) esame!!

Elasticità dell’offerta rispetto al prezzo.

L’elasticità dell’offerta è la variazione percentuale dell’offerta per una variazione percentuale unitaria del

prezzo. Se aumenta il prezzo di un bene, la quantità offerta aumenta, il ΔP è positivo e il ΔQ è positivo,

quindi l’elasticità è sempre positiva e le variazioni sono concordi di segno; misura la sensibilità dell’offerta a

variazioni del prezzo, è il rapporto tra la variazione percentuale della quantità offerta a variazione

percentuale del prezzo. È una funzione crescente. η = (ΔQ/Q)/(ΔP/P)

I determinanti dell’elasticità dell’offerta sono: l’ampiezza dell’aumento dei costi a seguito dell’incremento

di produzione (costo a fronte dei ricavi che si ottengono); l’orizzonte temporale considerato. Se aumenta in

maniera considerevole il prezzo il ΔP/P è grande, in un periodo breve l’aumento di quantità può essere solo

molto piccolo: nel breve periodo l’elasticità è bassa, i produttori non riescono ad aumentare la produzione

in maniera proporzionale all’aumento del prezzo. I valori di elasticità cambiano a seconda che sia un

brevissimo/breve/lungo periodo. Ci vuole tempo per incrementare la produzione perché si necessitano

sforzi, costi, materie prime, investimenti ecc. Nel brevissimo periodo ho S1, è tutto

3,5

P inchiodato e la mia produzione è data.

S1 Sb

3 Se aumenta la domanda, si ha P2 e una

SL variazione percentuale di prezzo, mentre

2,5 la variazione di quantità è 0; quindi

l’elasticità è 0 η = 0.

2 P1 Nel breve periodo (Sb) si ha un nuovo

1,5 punto di equilibrio, il prezzo passa a P3: si

ha una variazione di prezzo e di quantità

1 (q3-q1), l’intensità è minore dell’intensità

D2

0,5 della variazione di prezzo ma non nulla.

D1 Quindi η < 1 nel breve periodo.

0 Q1 Nel lungo periodo tutti i fattori produttivi

0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5

Q sono variabili (SL), si ha un prezzo P4 e una

variazione di prezzo (p4-p1) a cui corrisponde una quantità Q4; una variazione di prezzo relativamente

contenuta e una variazione di quantità molto più ampia: in questo caso η >1, l’offerta è sensibile a

variazioni di prezzo.

Es. metodo punto medio. (Ariel)

Elasticità della domanda rispetto al reddito.

Il reddito insieme al prezzo è una delle determinanti della domanda; l’elasticità della domanda rispetto al

reddito rappresenta la variazione percentuale della quantità domandata per una variazione percentuale

unitaria del reddito. Misura la sensibilità della domanda a variazioni del reddito: εm= (ΔQ/Q)/(Δm/m), è il

rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata e variazione percentuale unitaria del

reddito.

Le determinanti dell’elasticità della domanda al reddito sono: il grado di necessità di un bene; quando un

bene è inferiore l’elasticità è minore di 0 ε < 0 perché i segni delle due variazioni sono opposte; per un bene

assolutamente necessario ε = 0 il consumo di questi non risente delle variazioni di reddito; per beni

normale l’elasticità è positiva ma inferiore a 1: 0 < ε < 1; per i beni di lusso ε >1. Anche il livello di reddito

del consumatore influenza l’elasticità: i consumatori a basso reddito con un piccolo aumento del reddito

sostituiscono i beni che consumano (inferiori) con beni normali; per i consumatori ad alto reddito i beni che

consumano sono già di lusso.

Es. elasticità al reddito. 0,4 è la variazione percentuale della quantità domandata (+40%). All’aumentare del

18% del reddito, la quantità dei pasti fuori casa aumenta del 40%. La domanda di pasti fuori casa rispetto al

reddito è elastica (>1) e si tratta di un bene di lusso (consumo aumenta in maniera più che proporzionale

rispetto all’aumento del reddito). Si deduce che all’aumentare dell’1% del reddito mensile, il numero di

pasti fuori casa aumenta del 2,198%.

Elasticità incrociata della domanda.

La quantità domandata dipende da: Q = f(P bene, reddito, P altri beni). Gli altri beni possono essere

sostituti nel consumo o complementi nel consumo; l’elasticità legata a questi beni si chiama elasticità

incrociata della domanda. A variazioni di prezzo di altri beni posso dedurre quanto varia la quantità

domandata del bene. Rappresenta la variazione percentuale della quantità domandata di un bene per una

variazione percentuale unitaria del prezzo di un altro bene; misura la sensibilità della domanda a variazioni

del prezzo di un altro bene. Più i beni sono sostituibili, più l’impatto sarà importante. Si misura:

ε1,2=(ΔQ1/Q1)/(ΔP2/P2); 1 è la quantità del bene considerato, 2 è il prezzo dell’altro bene. È data dal

rapporto tra la variazione percentuale della quantità domandata del bene 1 e dalla variazione percentuale

del prezzo del bene 2.

Le determinanti dell’elasticità incrociata della domanda sono: dal rapporto che c’è tra il bene e l’altro,

ovvero dalla sostituibilità o complementarietà; è positiva per i beni sostituti nel consumo o nella

produzione di un altro bene (es. carne di pollo rispetto alla carne bovina: ε carne di pollo, carne bovina se

aumenta il prezzo della carne bovina, ovvero ΔP carne bovina > 0, diminuisce il consumo di carne bovina < 0

e aumenta il consumo di carne di pollo ΔQ > 0, cambia la sostituibilità. Quindi l’elasticità incrociata per i

beni sostituti è sempre positiva, i due segni sono sempre concordi). Per i beni i complementi se aumenta il

prezzo, la quantità diminuisce e quindi il segno dell’elasticità incrociata è negativo nel consumo o nella

produzione. È positiva tra il prezzo del prodotto finito e la quantità domanda del fattore produttivo (se

aumenta il prezzo del formaggio, aumenta la quantità domandata di latte).

L’elasticità incrociata non dipende solo da rapporti di sostituibilità o complementarietà perché la variazione

di prezzo ha un effetto reddito sul consumo degli altri beni.

es. beni di consumo: elasticità della domanda di carne bovina rispetto al prezzo di carne suina ε = + 0,25

ε = (ΔQ/Q carne bovina)/(ΔP/P carne suina) se aumenta dell’1% il prezzo della carne suina, la quantità

domandata di carne bovina aumenta dello 0,25%. Carne bovina -0,34 = elasticità della carne bovina al

prezzo della carne bovina (negativa).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie alimentari
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.perego di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Cavicchioli Daniele.

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