Diritto pubblico
Il diritto
Il diritto è un insieme di regole volte a disciplinare i comportamenti di una società, per vivere in modo pacifico. Queste regole possono essere di tipo comportamentale, sociali e giuridiche. Nell'ambito del diritto pubblico, si parla di regole giuridiche, le quali attribuiscono diritti e doveri ai cittadini.
La regola prende il nome di norma giuridica la quale ha le seguenti caratteristiche:
- Generalità: ovvero volta ad una pluralità di soggetti o per tutti i cittadini.
- Astrattezza: in quanto si rivolge ad un numero indefinito di casi (entrambe danno vita alla ripetibilità della norma).
- Imperatività: ovvero non derogabile dai privati.
- Innovatività: in quanto deve innovare l'ordinamento.
Chi non rispetta le regole, viene sanzionato. La sanzione non è intrinseca alla norma, ma è una norma a sé e in quanto tale, è dotata di tutte le caratteristiche sopra elencate. La norma cambia se cambia la società (art 21 comma 6 buoncostume, nel 1948 era interpretato in modo diverso).
La norma può essere di relazione in quanto disciplina i rapporti tra i soggetti, e di organizzazione ovvero che disciplina la struttura dello stato. Queste norme danno vita all'ordinamento giuridico, ovvero un insieme di elementi normativi, coordinati tra loro secondo criteri sistematici.
Le tesi sull'ordinamento
- La tesi normativistica, ovvero che gli ordinamenti devono essere uguali poiché tutti gli stati mirano alla pace.
- La tesi istituzionalistica, ovvero che gli ordinamenti di ogni società sono diversi e ognuno ha le proprie regole.
Distinzione degli ordinamenti
- Secondo il fine (fine generale, fine speciale).
- Secondo il vincolo (volontario o necessario).
- Secondo il territorio (territoriale o meno, come nel caso dell'ordinamento internazionale che disciplina i rapporti tra gli stati).
- Secondo i rapporti tra gli ordinamenti (originari o derivati).
In Italia, troviamo un ordinamento originario, territoriale, necessario e con un fine generale.
La disposizione
È una parte di un atto normativo scritto, attraverso la quale ricaviamo l'interpretazione di una regola, e questa interpretazione prende proprio il nome di norma.
Le tappe fondamentali dell'ordinamento
- 1848: Statuto Albertino, concesso da Carlo Alberto di Savoia. Era una costituzione di tipo flessibile e quindi modificabile con una legge ordinaria.
- 1861: Unità d'Italia ed estinzione dello Statuto.
- 1948: Prima Costituzione, e si passa da una monarchia alla repubblica.
Lo stato
Lo stato è una forma di organizzazione del potere politico, che esercita il monopolio della forza legittima in un determinato territorio e si avvale di un apparato amministrativo.
Dopo il sistema feudale, troviamo uno stato dove il potere politico si concentra nelle mani di un solo soggetto. Gli elementi fondamentali sono:
- Sovranità/governo
- Territorio
- Popolo
La sovranità è una suprema potestà d'imperio dove lo stato impone le sue regole nel territorio. Essa è interna, quando appunto lo stato ha il comando sul territorio e nessun organo è al di sopra di lui. Essa è esterna, quando è indipendente dagli altri stati (stato assoluto). Negli ultimi anni la sovranità si applica di meno, in quanto facciamo parte dell'UE e anche per la globalizzazione.
La sovranità è esercitata:
- Sovranità dello stato, ove lo stato passa dalle mani di una persona fisica, ad una persona giuridica che è lo stato stesso, quest'ultimo è separato dal popolo.
- Sovranità nazionale, qui invece si ingloba il popolo, come in Francia.
- Sovranità popolare, esercitata dal popolo come nel nostro stato. Art.1 della costituzione infatti ci dice che, la sovranità appartiene al popolo nelle forme e nei limiti previsti dalla costituzione.
Il popolo esercita la propria sovranità tramite: le elezioni, le petizioni (in casi particolari), e attraverso i referendum.
Il territorio
Non esiste uno stato senza territorio, dove con territorio intimiamo:
- La superficie della terra delimitata da confini naturali e artificiali.
- Il mare territoriale (12 miglia dalla costa).
- Lo spazio aereo, fino all'atmosfera, poiché l'area extra-atmosferica non è di nessuno.
- La piattaforma territoriale, ovvero tutto ciò che non è emerso al di sotto della superficie del mare.
- Le navi, gli aeromobili (territorio mobile con bandiera nazionale).
- Sedi diplomatiche all'estero, dotate di immunità territoriali. Quindi si applicano le regole dello stato di appartenenza, ma solo a richiesta di chi ci lavora all'interno.
Il popolo
È un complesso di persone che fanno parte del nostro stato e legati da una cittadinanza. Avere una cittadinanza vuol dire avere diritti e doveri connessi al nostro stato. Il popolo è un concetto giuridico, diverso dal concetto di:
- Popolazione: ovvero un concetto demografico.
- Nazione: ovvero l'insieme di soggetti con tradizioni comuni.
La cittadinanza
Attribuire la cittadinanza ad alcuni soggetti, vuol dire attribuire diritti e doveri del nostro stato e quindi anche a chi dare il diritto di voto. Essa si può acquisire:
- Ius soli, ovvero acquisire la cittadinanza se si è nati sul territorio, ma da genitori ignoti o apolidi (chi ha perso la cittadinanza per guerra). Questo per tutelare il nuovo nato. Con lo ius soli, può acquisire la cittadinanza anche chi è nato da genitori appartenenti ad uno stato che riconosce solo lo ius soli.
- Ius sanguinis, ovvero acquista la cittadinanza il figlio, anche adottivo di madre o padre che hanno la cittadinanza italiana, indipendentemente dal luogo di nascita. Può acquisire la cittadinanza anche chi ha vissuto in Italia per 18 anni.
La cittadinanza europea permette di soggiornare o circolare nel territorio degli stati membri ed avere l'elettorato attivo e passivo per le elezioni del parlamento europeo.
La forma di stato
È il modo in cui si collegano sovranità, popolo e territorio. (Stato assoluto, liberale e democrazia pluralista). Questi ultimi si differenziano proprio per il rapporto che c'è tra questi 3 elementi.
La forma di governo
È il modo in cui i poteri sono ripartiti tra gli organi dello stato e il rapporto che c'è tra di essi.
Lo stato assoluto
Nello stato assoluto, i tre poteri sono concentrati nelle mani di un re, e la sua volontà è fonte primaria del diritto. In questo stato, le persone non sono cittadini ma sudditi. Il sovrano deciderà chi dovrà eseguire le sue direttive, e quindi il potere esecutivo nelle mani di suoi collaboratori. Avrà il potere legislativo in quanto la sua volontà è legge. Il potere giudiziario, perché è lui che nomina i giudici.
Lo stato investe molto nelle guerre e pochissimo sui sudditi. Interviene nella produzione, in quanto decide cosa, quanto e quando produrre. Nonostante ciò ci sono stati alcuni stati assoluti, dove i sovrani sono stati considerati illuminati, dove questi ultimi venivano scelti da Dio.
Lo stato liberale
Nasce dalla crisi dello stato assoluto, perché quest'ultimo non ha mai investito in ambiti economici ma solo in guerre. Essendo che i sudditi venivano schiacciati, non davano più il sostegno a questo tipo di stato.
Viene messa anche in discussione la fonte di legittimazione divina, infatti il potere non deve venire dal basso e non dall'alto. Subentra quindi, la borghesia ovvero una classe di mercantili, che non accetta più il potere del sovrano ma rivendicano i diritti dei cittadini.
Lo stato liberale è uno stato minimo dove si afferma il principio del laissez faire, ovvero lasciar fare al mercato, il quale riesce da solo a tutelare l'interesse della collettività. Vengono finalmente individuate le libertà fondamentali e i poteri vengono separati. Tutti sono subordinati alla legge (principio di legalità), anche il sovrano. Vengono individuati dei rappresentanti (stato monoclasse) e le persone con un certo censo, votano i rappresentanti della borghesia.
Però anche questo tipo di stato entra in crisi, perché coloro che non fanno parte della borghesia, volevano rivendicare i propri diritti. E infatti si passa ad uno stato di democrazia pluralista.
Stato di democrazia pluralista
È stato un passaggio difficile a causa del populismo, poiché si creano dei partiti di massa insoddisfatti del proprio governo (come nel caso dello stato totalitario). Si allarga quindi l'elettorato attivo (suffragio universale); si affermano i partiti di massa quindi la politica diviene una professione. Questo stato garantisce i diritti sociali, ovvero quei diritti che garantiscono un'uguaglianza sostanziale (per rimuovere gli ostacoli, con le stesse opportunità) [uguaglianza formale: tutti uguali davanti alla legge].
Lo stato italiano
Ha una forma di democrazia pluralista, con una sovranità popolare. La Repubblica garantisce e riconosce i diritti inviolabili dell'uomo (uomo come persona e non come cittadino). Inoltre è uno stato che richiede anche l'adempimento dei doveri economici, sociali e non solo quelli politici.
Lo stato italiano ha una forma di democrazia pluralista e troviamo il principio della sovranità popolare (1 art costituzione), il principio personalista con la dignità dell'uomo (2 art costituzione), e il principio di uguaglianza (art 3 costituzione).
Il principio della sovranità popolare indica che, la sovranità appartiene al popolo, quindi il potere viene dal basso e quindi è il popolo che sceglie da chi farsi rappresentare in parlamento. Il principio personalista invece ci indica che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo. Uomo come persona, non come cittadino. Sia come singolo, sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità. (scuola).
La repubblica con questo principio, richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Il principio di uguaglianza, dove dobbiamo distinguere: l'uguaglianza formale (comma 1), ovvero che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge; l'uguaglianza sostanziale (comma 2), ovvero che lo stato deve rimuovere tutti gli ostacoli (differenza di reddito), poiché i cittadini devono avere le stesse opportunità.
Stato unitario
È uno stato dove i poteri sono concentrati in un solo governo centrale. Non esistono enti territoriali, ma se dovessero esserci comunque sarebbero subordinati dallo stato centrale.
Stato decentrato (regionale, federale)
Troviamo degli enti territoriali con il potere amministrativo e legislativo, ovvero che le regioni possono anche emanare leggi in alcune materie. Per il principio di sussidiarietà, il potere è nelle mani del comune. Dopo il comune, il potere spetta alle province, alle città metropolitane, alla regione e poi allo stato.
La forma di governo parlamentare
È la forma di governo italiana, e si basa sul rapporto di fiducia tra Parlamento e Governo. In questa forma di governo, il presidente della repubblica, ha un potere neutro, ovvero un potere distinto dai 3 poteri dello stato, ma è comunque una figura necessaria, in quanto garantisce il buon funzionamento della macchina istituzionale.
La forma di governo presidenziale
La troviamo in America, dove il capo di stato è anche capo di governo, ma si parla di gabinetto non di governo. Non esiste un rapporto di fiducia tra parlamento e governo, a meno che il capo di stato non commetta reati gravi, ma il parlamento non lo sfiducia, semplicemente interviene. Il capo di stato è eletto direttamente dal popolo.
La forma di governo semi-presidenziale
La troviamo in Francia, e il capo di stato è eletto direttamente dal popolo. Inoltre, quest'ultimo è anche presidente del governo, ma qui ha bisogno della fiducia del parlamento in quanto avrà bisogno del suo governo. Viene affiancato dal primo ministro, e quest'ultimo può essere sfiduciato dal parlamento. Il primo ministro viene scelto dal capo di stato, quindi può anche revocare la sua carica (si parla di figura cuscinetto del primo ministro). Il capo di stato non è sfiduciabile in quanto, scelto dal popolo. Si viene a creare una coabitazione, quando il primo ministro e il capo di stato appartengono a due forze politiche differenti, e quindi dovranno collaborare.
La costituzione
È al vertice della gerarchia delle fonti. È una fonte atto che produce norme giuridiche ed è anche fonte di produzione poiché disciplina i procedimenti in alcune materie. È un documento politico dove sono racchiusi tutti i valori del nostro sistema politico.
I primi 12 articoli sono nocciolo duro, ovvero principi che non si possono modificare, e non possiamo rinunciare. Se volessimo modificarli, dovremmo modificare la nostra forma di stato.
La costituzione è entrata in vigore il 1 gennaio del 1948, adottata dall'assemblea costituente (formata da rappresentanti delle forze politiche dell'epoca). È una costituzione democratica, dove riconosce la democrazia diretta. È una costituzione pluralista ovvero riconosce le molteplici idee politiche, economiche e sociali, e le tutela. Infatti tutela anche le minoranze.
È una costituzione lunga, poiché non individua solo i principi fondamentali ma anche i diritti e doveri dei cittadini, e l'organizzazione dello stato. È una costituzione rigida, ovvero che per essere modificata ha bisogno di un particolare procedimento detto aggravato. La rigidità non appartiene a tutta la costituzione, come nel caso dei primi 12 che non possono essere modificati. Anche dall'art 13 al 52, dove si parla delle libertà dei cittadini, possono essere modificati solo migliorandoli.
Prevede una forma di stato decentrato, quindi con degli enti territoriali. È una costituzione economica, in quanto riconosce l'iniziativa economica (art 21). Però, il privato non deve ledere l'interesse della collettività, in quanto prevale il benessere della collettività.
Diritto di voto (art 48 della costituzione)
Il voto è personale, quindi non è ammesso il voto per procura (non si può delegare).
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