Storia delle arti decorative
e del disegno d’interni
in Età Moderna
Lezioni del Prof. Giuseppe Dardanello
A.A. 2019/2020
UNITO – LAUREA MAGISTRALE IN STORIA DELL’ARTE
Appunti e riassunti di Lucrezia Cusato
Sommario 17
Glossario 2 Diffusione 17
Le Logge di Raffaello
Terminologia 2
Indice delle tecniche 3 T 19
ORINO
I tre tempi 19
Introduzione 4 19
Primo tempo
I temi del gusto, Ernst Gombrich 4 19
Secondo tempo
4
Dal Classico al Neoclassicismo 20
Terzo tempo
Caratteri del Rococò 5
5
Il “grand goût” P 20
ALAZZI E RESIDENZE
5
L’origine del termine Castello del Valentino 20
6
La luce Palazzo Carignano 21
6
Esotismo Palazzo Reale 21
6
Trasformazione 22
Allestimenti
6
Gli interni 22
1° allestimento – 1660
Il clima europeo 6 22
2° allestimento – 1690
Interni 22
6 3° allestimento – 1730-42 22
6 Il cerimoniale
Prima del “goût moderne”: Reggia di Versailles 23
Stanze
6
La petite maison Palazzo Madama 24
7
Hôtel de Soubise – Parigi 7 La Venaria Reale
Castello di Nymphenburg – Monaco di Baviera 24
Arte sacra 7 Palazzina di Caccia di Stupinigi 26
7
Chiesa di Vierzehnheinligen Castello di Rivoli 26
Chiese 27
Le Maestranze 7
Disegni e suites 7 L S B 28
A MOSTRA FIDA AL AROCCO
Pittori 10 I luoghi 28
10
Italia 28
Roma
10
Francia 28
Parigi
Scultori 12 28
Torino
Stuccatori 15 Arti decorative 28
15
Principali imprese attive a Torino 29
Arazzi
Intagliatori 15 29
Mobili 31
16 Oreficerie
Principali imprese attive a Torino
Grottesche 16
16
Caratteristiche 1
Glossario
Terminologia
• Arredo. Può essere fisso (lavorazioni applicate sui muri e inamovibili) o mobile.
• Candelabra. Imparentata alla grottesca ma con sviluppo verticale, perlopiù a girali, che
diventa la base d’appoggio per degli oggetti disegnati.
• Chiambrana. Termine piemontese che indica l’incorniciatura delle porte e delle finestre.
• Cornice. Elemento decorativo che spesso racchiude affreschi o dipinti murali; la sua fun-
zione è separare una zona del soffitto (o della parete) da un’altra.
• Crociera. Il punto in cui le gambe del tavolo poggiano a terra, con funzione di sostegno.
• Erme. Colonna quadrangolare sormontata da una testa scolpita a tutto tondo.
• Fogliami. Decorazione antica, specialmente a foglia d’àcanto (capitelli corinzi).
• Girandole. Appliques simili a candelabri. Il loro nome è dato dalla forma spiraliforme.
• Girali. Indica il motivo spiraliforme in cui si arricciano i fogliami.
• Infilata. Serie di cose tutte uguali che si susseguono l’una dietro l’altra; spesso in uso per
descrivere l’allineamento delle stanze con le aperture in dirittura, fatte terminare con una
finestra o un’altra fuga prospettica.
• Godrons. In italiano “godroni”, indica una decorazione a baccelli.
• Graticcio. Intelaiatura lignea dalla decorazione molto fitta, diffusasi nel 1700.
• Grisaille. Termine con il quale si intende il monocromo in varie tecniche pittoriche.
• Lambrequin. Pendagli, spesso adornati con frange e nappe.
• Lambris. Zoccolo che ricopre la parte inferiore di una parete (italianizzato in “lambrigio”).
• Mostre. Campioni tridimensionali da vagliare al giudizio del committente.
• Mistilineo. In geometria, che si compone sia di segmenti rettilinei, sia di archi di curva.
• Piano nobile. È il primo piano, così chiamato perché costituiva la residenza vera e propria
e contava generalmente le migliori decorazioni interne.
• Plafond. Soffitto piano.
• Quadraturista. Pittore che idea le componenti architettoniche.
• Salto di scala. La messa in evidenza delle diverse altezze degli ornamenti.
• Sguanci. Zone di spiazzo antecedenti le finestre.
• Telamone. Corrispondente maschile della cariatide, è una scultura a tutto tondo impiegata
come sostegno in sostituzione di colonne o lesene.
• Trumeau de glace. Parete di boiserie comprendente uno specchio, solitamente sopra una
console o un camino.
• Traversa. La fascia orizzontale del tavolo, nella parte superiore.
• Vassella. Vasellame, specialmente da tavola.
2
Indice delle tecniche
• Arabesco. Ornamento caratterizzato da motivi piccoli e ripetuti, prevalentemente geome-
trici o figurativi stilizzati (al confine con la grottesca).
• Arazzi. Lavorazione particolarmente fragile, per via della sua suscettibilità alla luce: per
questo motivo, solo raramente vengono esposti.
• Grottesca. Decorazione pittorica parietale caratterizzata da motivi geometrici, floreali, fi-
gure ibride (metà umane e vegetali) su sfondo chiaro.
• Illuminazione. Tra gli elementi che la consentono, oltre alle finestre, vi sono porte, pavi-
menti, lampadari, appliques e specchi.
• Intaglio. Viene lavorato a parte e successivamente inchiodato sulla superficie.
• Intarsio. Accostamento di minuti pezzi di legno o altri materiali (madreperla, pietre, etc.) a
formare motivi decorativi, che richiede grande capacità tecnica.
• Modelletti. Rappresentazioni finite (più di semplici bozze) utilizzate soprattutto nella tes-
situra degli arazzi. In questo caso, venivano infine ingranditi a dimensione naturale.
• Pastiglia. Simile allo stucco, ma che consente la realizzazione di un rilievo molto sottile.
• Quadratura. Genere pittorico consistente nella realizzazione di architetture dipinte entro
un’intelaiatura prospettica e illusionistica.
• Stampe d’invenzione. Non sempre le stampe i motivi decorativi rappresentano lavori ese-
guiti: spesso si tratta di invenzioni. Sovente, i disegni sono raccolti in suites di più stampe.
• Stucchi. Materiale piuttosto economico (più costosa è la doratura in foglia d’oro), le cui com-
ponenti sono le stesse dell’intonaco: un impasto di calce e sabbia, rivestito da una pastina di
gesso e polvere di marmo. È un composto malleabile e plastico che richiede competenze scul-
toree; spesso si inseriscono delle ossature in mattone per conferirgli maggiore solidità. Es-
sendo di lavorazione rapida e a basso costo, è possibile realizzare delle “prove al vero” per
1
decidere se apporre modifiche, qualora il risultato non soddisfi.
Gli stucchi vengono applicati a grandezza naturale sul luogo di destinazione, come un bozzetto.
1 3
Introduzione
Il ruolo delle arti decorative e del disegno d’interni ha occupato, per molto tempo, un posto
secondario all’interno della sfera artistica. Tuttavia, si tratta di una categoria molto ampia e
da sempre esistente; l’ornato infatti non solo struttura e rende gradevole lo spazio, ma lo adatta
anche alle sue funzioni.
L’ornato può essere di numerosi materiali, ognuno affidato a una specifica professionalità (nei
musei, infatti, le arti decorative sono spesso suddivise in base ai materiali). Purtroppo, sono
pochissime le fonti a riguardo e gli oggetti, spesso non firmati, vengono quindi ricostruiti a
partire dalle documentazioni nei conti delle case reali o dei committenti, spesso lacunose e non
sempre disponibili. Altro limite è dato dal fatto che, spesso, gli oggetti decorativi vengono stu-
diati singolarmente, quando in realtà sono quasi sempre nati in relazione ad altri oggetti.
I temi del gusto, Ernst Gombrich
Nel capitolo tratto da Il senso dell’ordine (riassunto della sua esperienza americana), egli riflette
sull’immensa varietà di motivi decorativi nei quali ci imbattiamo ogni giorno che non notiamo
per abitudine. Dopo essersi formato con Julius von Schlosser, egli rimase folgorato dai Problemi
di stile di Alois Riegl ed iniziò a notare motivi di acanto ovunque.
Gombrich osserva come lo scarso studio della disciplina abbia contribuito alla mancanza di una
terminologia specifica del settore: ornament in tedesco potrebbe essere calzante, ma in inglese
indica dei gingilli da caminetto; design è spesso accostato agli oggetti successivi alla rivoluzione
industriale; decoration si riferisce a un mero abbellimento. Per queste ragioni, egli adotta il
termine più generico “pattern”.
Il tema dell’ornamento d’interni è strettamente connesso alla moda. Se fare ogni cosa in base a
una ragione è il principio dell’architettura, quello della moda è fare qualsiasi cosa senza nessuna
ragione. Non si desiderano le cose perché le si trovano belle; le si trovano belle perché si deside-
rano. Il potere della moda è attribuibile a tre cause:
1. l’amore del mutamento;
2. il desiderio di fare impressione sugli altri;
3. la rapida obsolescenza dei beni.
D C N
AL LASSICO AL EOCLASSICISMO
L’ornamento viene spesso ritenuto pericoloso in quanto frivolo, superfluo, e si porta dietro
un’idea di decadimento morale. Al contrario, l’estetica dalle linee più severe e rigorose sembra
essere sinonimo di buongusto: in Giappone shibui significa “severo”, ma anche sobrio e pacato.
Quest’ultimo ideale è inestricabilmente connesso alla tradizione classica: è infatti nelle anti-
che scuole di oratoria che si sviluppano i primi dibattiti in merito. Socrate mise in guardia
dalle attrattive del linguaggio raffinato, mentre Cicerone raccomandava lo stile attico, impie-
gando come paragone «certe donne che si dice siano più belle quando disadorne». Tra i principali
oppositori della decorazione fine sé stessa vi è il romano Vitruvio, che si diceva particolarmente
sorpreso dell’apprezzamento che le decorazioni prive di senso generavano tra le persone.
Charles-Nicolas Cochin pregava di non accostare un pezzo di sedano ad una lepre non più
grande di un dito, e si volgeva a considerazioni funzionaliste di vari oggetti d’uso (candelabri
che sembrano piegati, coppette convesse che fanno sgocciolare sulla tovaglia...). Le forme rego-
lari da lui predilette andranno a definire lo stile definito come Luigi XVI.
Durante il Neoclassicismo, Winckelmann rinforzò l’opposizione che la Germania aveva nei
confronti della Francia, considerata produttrice del degenerato stile delle conchiglie, di mode
assurde e di un gusto corrotto. La sua linea nel 1755 prediligeva la «Nobile semplicità e la Serena
4
grandiosità», dove ovviamente viene anche citata la critica vitruviana. Per ovviare alla man-
canza di significato della decorazione, egli propone l’impiego di motivi simbolici. L’idea alla base
è che la razionalità sia di per sé produttrice di bellezza.
Al Neoclassicismo corrisponde anche la scoperta di Ercolano e Pompei, che non sempre corri-
spose agli standard che si erano prefissati i contemporanei rispetto agli antichi. Scoprendo le
grottesche e altre decorazioni futili, Krubsacius si spinse ad ipotizzare che non furono i Goti a
diffondere uno stile illogico, bensì i romani. A difendere la grandezza romana si scaglia invece
Giovanni Battista Piranesi, che provocò i critici attraverso incisioni di caminetti con un esu-
berante accostamento di repertori classici ed egizi, a sottolineare la difficoltà del trovare la fa-
mosa “via di mezzo” tra il troppo e il troppo poco.
La mancanza di decorazione, verso fine ‘700, viene compensata dalla squisita fattura e dalla
qualità dei materiali: più semplice è la forma, più accurato deve essere il suo trattamento.
Caratteri del Rococò
Tra le massime espressioni delle arti decorative vi sono quelle prodotte nel periodo del cosiddetto
rococò. Il fenomeno ha origine a Parigi, ma la sua diffusione avviene su scala internazio-
nale e trova applicazione in ogni campo.
I “ ”
L GRAND GOÛT
Fiske Kimball, in uno studio del 1949, osserva che le radici del rococò affondano negli ultimi
anni del regno di Luigi XIV: qui si apre la polemica teorica sulla supremazia degli antichi o
dei moderni, che vede la vittoria dei coloristi . Il regno del Re Sole era segnato dal “grand goût”,
2
manifestazione artistica impersonata da Charles Le Brun e caratterizzato da un senso clas-
3
sicista, trionfale. Questo stile finì per stufare lo stesso sovrano, che nel 1699 affermò: «ci vuole
dell’infanzia sparsa dappertutto». Germinano i semi del goût moderne, la nuova tendenza sti-
listica del rococò, che vede la sua migliore realizzazione negli interni privati. La necessità di
infanzia e spensieratezza è evidente nella diffusione delle raffigurazioni di putti.
Dopo la scomparsa del re subentra il Duca d’Orléans, di personalità opposta: amante dei piaceri,
appassionato collezionista e insofferente ai rituali di corte. La morte del monarca è sentita come
una liberazione: il Duca abbandona Versailles e sposta la corte al Palais Royale di Parigi, che
ristruttura (una delle reazioni della nobiltà fu infatti ammodernare gli interni, specialmente
degli hôtel particulier ).
4
L’ O R I G I N E D E L T E R M I N E
Il termine “rococò” viene coniato a posteriori con un’accezione negativa, ma la sua origine
è incerta. Secondo Stendhal, veniva utilizzato dagli artisti in maniera dispregiativa per indicare
il cattivo gusto di cui Bernini era stato capostipite. Entra poi in uso nella terminologia critica
dell’800, parallelamente a una sua rivalutazione (viene ora considerato una reazione al barocco);
in questa fase, viene impropriamente utilizzato per indicare tutta l’arte del XVIII secolo.
Etimologicamente, nasce forse dall’accostamento del termine baroco (pronunciato alla fran-
cese) e rocaille, decorazione data dall’assemblaggio di concrezioni calcaree, rocce e coralli, in
uso nelle grotte e nei padiglioni da giardino. Nei primi anni ‘30 del ‘700, con la diffusione delle
stampe di ornamenti, il termine rocaille passa ad indicare i motivi fantasiosi e asimmetrici che
combinano forme astratte ed elementi naturali, soprattutto conchiglie.
In particolare di Rubens, che prende a modello la pittura veneziana del ‘500.
2 Fu anche l’inventore dell’arazzo con racconti storici, nato nella manifattura Gobelins per celebrare le imprese di
3
Luigi XIV. Venne anche ripreso dai Savoia.
Tipo di costruzione francese consistente in un’abitazione ampia e lussuosa, ma costruita in città.
4 5
L A LUCE
Grande importanza viene affidata alla luce (naturale ed artificiale), enfatizzata dall’uso di
grandi finestre, dorature, candele e soprattutto specchi. Questi ultimi, a cavallo dei due secoli,
diventano un elemento centrale negli interni. La loro produzione non è semplice, perciò la
grandezza limitata (seppur aumentata in questo periodo, per via della grande diffusione) è
spesso mascherata da motivi naturalistici che li intervallano sulla boiserie.
E SOTISMO
La Cina è stata oggetto di curiosità dalla fine del ‘600: da essa si importano soprattutto lacche
e porcellane. La formula di queste ultime arriva in Europa solo all’inizio del ‘700; tra le fab-
briche europee più note vi sono la Meissen (Germania), la Ginori a Doccia (vicino a Firenze) e la
Real Fabbrica di Capodimonte (Napoli).
Frequenti sono anche gli ibridi, come ad esempio un Vaso dell’epoca Kangxi (1662 – 1722) di
porcellana autenticamente cinese con manici dorati a forma di draghetti.
T RASFORMAZIONE
La varietà è un elemento fondante: raramente le decorazioni si ripetono. Altra caratteristica
peculiare e l’asimmetria: la rocaille, simbolo del rococò, è contraddistinta da una forte irrego-
larità. Parola chiave è “capriccio”, che guida la mano dell’artista: non essendovi accademismo
non vi è teoria artistica, poiché il rococò nasce dalla pratica.
G LI INTERNI
Gli aspetti pomposi seicenteschi lasciano posto a nuove ragioni dell’abitare, che guardano
soprattutto alla comodità (nel ‘600 i divani erano poco più che panche rigide). Gli interni,
5
comunque molto lussuosi, mirano a rendere la vita più semplice e piacevole.
Lo splendore del rococò, a differenza di quello barocco, crea spesso un contrasto tra la sempli-
cità esterna dell’involucro architettonico e la preziosità degli interni. Altra differenza è che
nel rococò si tende a una maggiore unità, sia nel mobilio (compenetrazione di arredo fisso e
mobile) sia nella pittura (si usano meno le compartimentazioni delle cornici).
Il clima europeo
Interni
P “ ”: R V
R I M A D E L G O Û T M O D E R N E L A E G G I A D I E R S A I L L E S
Alla fine del ‘600 la reggia è sede della corte parigina di Luigi XIV. La Sala delle Guardie
della Regina ha pianta quadrata e pareti rivestite da pannelli geometrici in marmo, che emu-
lano i palazzi antichi. Il passaggio dalle pareti alla volta (con prevalenza pittorica) è demarcato
da una massiccia cornice dorata. Il camino squadrato è sormontato da un dipinto.
Gli ambienti sono frutto di una mente razionale, affascinata dalla simmetria. Un’anticipa-
zione del nuovo gusto, tuttavia, è riscontrabile nei putti ad affresco nell’anticamera.
L A PETITE MAISON
Nel testo La petite maison (1758), Jean-François De Bastide racconta il fascino subito da una
delle maisons de plaisance del Marchese di Trémicour. Egli ricorda in particolar modo:
6
Il mobile commode deriva proprio da questa nuova concezione.
5 Dal francese “dimore di piacere”, termine utilizzato sin dal ‘600.
6 6
• l’architettura circolare e avvolgente;
• una volta a cupola abbassata, dipinta da Noël Hallé;
• un lambris lilla;
• dell
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