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Appunti diritto processuale penale progredito Appunti scolastici Premium

Appunti di diritto processuale penale progredito basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.ssa Ruggieri dell’università degli Studi Insubria Como Varese - Uninsubria, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurisprudenza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto processuale penale progredito docente Prof. F. Ruggieri

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ESTRATTO DOCUMENTO

Casi di connessione davanti al giudice di pace art. 7

Connessione di procedimenti:

-più persone in concorso o cooperazione

-concorso nei reati: concorso doloso e colposo

Concorso – cooperazione.

Persona imputata per più reati per commissione o omissione.

Concorso formale.

Tra procedimenti di più giudici di pace:

-identica alla connessione eterogenea

-in caso di più persone; concorso di persone, di reato o cooperazione di persone nel

reato

Casi di commissione.

Elencazione.

Connessione teleologica.

Art 81 capoverso codice penale: reato continuato-medesimo disegno criminoso.

Dal punto di vista fenomenico – reato continuato.

Dal punto di vista criminologico-statistico casi più frequenti di connessione di reato

continuato.

Art. 12 lett. B seconda parte:

<b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione

ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso; >

Il legislatore evita di citare ipotesi di connessione frequenti, evocando ipotesi meno

frequenti.

Caso di connessione omogenea.

Giudici di pace di luoghi diversi connesse.

Conseguenze enunciate all'art. 8 cpp:

<Art. 8. (Regole generali) 1. La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui

il reato è stato consumato.

2. Se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è competente il

giudice del luogo in cui è avvenuta l’azione o l’omissione.

3. Se si tratta di reato permanente, è competente il giudice del luogo in cui ha avuto

inizio la consumazione, anche se dal fatto è derivata la morte di una o più persone.

4. Se si tratta di delitto tentato, è competente il giudice del luogo in cui è stato compiuto

l’ultimo atto diretto a commettere il delitto >

Casi previsti all'art. 7 se ci sono reati commessi in luoghi diversi.

Se sono competenti due giudici di pace diversi, la competenza per territorio spetta ad un

unico giudice, quello del primo reato (primo reato da intendersi come tempus commissi

delicti).

Art. 7 comma 1 Concorso di persone:

Se non è possibile determinare in tal modo la competenza, appartiene al giudice di pace

del luogo dove è iniziato uno dei reati commessi.

Il procedimento iniziato per primo prevale per competenza rispetto all'altro.

Competenza per connessione di tipo omogeneo.

Art. 9: riunione e separazione dei processi.

<Art. 9. (Regole suppletive). 1. Se la competenza non può essere determinata a norma

dell’art. 8, è competente il giudice dell’ultimo luogo in cui è avvenuta una parte

dell’azione o dell’omissione.

2. Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene

successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio dell’imputato.

3. Se nemmeno in tale modo è possibile determinare la competenza, questa appartiene al

giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per

primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’art. 335. >

Differenza tra riunione e connessione:

-connessione è il criterio generale attributivo di competenza accanto al territorio e alla

materia

-separazione e riunione sono mere modalità di organizzazione all'interno dell'ufficio

Il capo titolare dell'ufficio, il giudice di pace titolare deve distribuire gli affari, gli

incarichi fra i vari giudici di pace addetti all'ufficio.

Nei casi previsti dalla legge è opportuno che delle res iudicande si occupi uno solo.

Questa è la ragione per cui è preferibile la riunione dei procedimenti.

Nei casi previsti all'art. 7 il giudice di pace può ordinare la riunione quando questa non

pregiudica la rapida successione degli stessi.

Perchè si parla dei casi all'art. 7 e non dei casi dell'art. 6?

Perchè si cita solo l'art. 7 e non il 6?

Perchè si tratta di una connessione eterogenea (giudice di pace e un altro giudice).

Ovviamente si può citare solo l'art. 7.

Durante l'udienza di comparizione, il giudice di pace ordina e può ordinare.

Riunione e separazione non sono connotati da obbligatorietà.

Si tratta di istituti connotati da facoltatività, discrezionalità per garantire un più

efficiente svolgimento dei lavori d'ufficio.

La riunione è possibile se ha senso riunire i procedimenti, se non si appesantisce, se

riunire ha un senso per le medesime persone offese.

Ci sono ulteriori casi di riunione oltre a quelli previsti dall'art. 7.

Ulteriori casi in cui il giudice di pace può riunire, ma viene lasciato fuori.

Il giudice di pace può riunire i casi in ipotesi di danni indipendenti da reato reciproco,

con il medesimo disegno criminoso- casi di connessione ai sensi dell'art. 12

Art. 12. (Casi di connessione).

<1. Si ha connessione di procedimenti:

a) se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o

cooperazione fra loro o se più persone con condotte indipendenti hanno determinato

l’evento;

b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione

ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso;

c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o per occultare

gli altri>

Ipotesi di connessione da cui sono esclusi i casi evocati che cooperano come ipotesi per

riunire i procedimenti.

Non si tratta di criteri attributivi di competenza, ma sono le cause ragione per cui i

procedimenti che pendono davanti al medesimo ufficio canalizzati davanti alla

medesima persona.

La riunione, se giova alla celerità del procedimento, si applica perchè non ci sono

problemi di competenza.

La riunione non fa questioni di competenza, che vengono risolti in sede di connessione;

competenza sia per materia che per territorio.

Simmetria della riunione: separazione art. 18 cpp.

Art. 18. (Separazione di processi).

<1. La separazione di processi è disposta, salvo che il giudice ritenga la riunione

assolutamente necessaria per l’accertamento dei fatti:

a) se, nell’udienza preliminare, nei confronti di uno o più imputati o per una o più

imputazioni è possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei confronti di

altri imputati o per altre imputazioni è necessario acquisire ulteriori informazioni a

norma dell’art. 422;

b) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è stata ordinata la

sospensione del procedimento;

c) se uno o più imputati non sono comparsi al dibattimento per nullità dell’atto di

citazione o della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata

conoscenza incolpevole dell’atto di citazione;

d) se uno o più difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per mancato

avviso ovvero per legittimo impedimento;

e) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni l’istruzione

dibattimentale risulta conclusa, mentre nei confronti di altri imputati o per altre

imputazioni è necessario il compimento di ulteriori atti che non consentono di pervenire

prontamente alla decisione;

e bis) se uno o più imputati dei reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), è

prossimo ad essere rimesso in libertà per scadenza dei termini per la mancanza di altri

titoli di detenzione.

2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione può essere altresì disposta,

sull’accordo delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini della speditezza del

processo. >

Prima di procedere all'udienza di comparizione, il giudice di pace ordina la separazione

quando ritiene che la riunione possa pregiudicare il tentativo di conciliazione e la rapida

definizione dei processi.

Quando far mettere i processi insieme si separano.

Requisito scarno sibillino eterointegrato come l'art. 18 cpp.

Rinvio in caso di separazione ai sensi dell'art. 18 cpp.

Procedimento di separazione: problema di notifica per un imputato e non per altri.

Con la separazione c'è la difficoltà di notificare a tutti.

Per la persona per cui sussiste un vizio di notifica, è prevista la rinnovazione della

notifica.

Rapida definizione della locuzione generale che consente al giudice un prudente

apprezzamento ogni volta che giovi alla celerità del procedimento.

La riunione e la separazione sono clausole elastiche che consentono al giudice di pace in

caso di persona fisica di riunire o separare.

Dal punto di vista tecnico, la prassi prevede che quando è possibile si riuniscono due

procedimenti.

Come si fa a riunire due procedimenti?

Di solito due procedimenti si tendono a riunire, soprattutto se hanno due numeri

cronologici diversi.

Teoricamente a due giudici di pace sono assegnati diversi giudici, in capo ad uno solo.

Il capo ufficio, per evitare la discrezionalità, assegna al titolare quello più recente;

assegnazione del titolo rispetto a quello più recente rispetto a quello iniziato per primo.

In questo modo il procedimento più vecchio attrae quello più giovane.

Il giudice di pace ha effettuato molti interventi giurisprudenziali in questo senso.

La quinta sezione penale della cassazione si è pronunciata nella sentenza del 2014.

2 date di lettura della sentenza:

-dispositivo

-deposito

Secondo la corte, il reato con sentenza di condanna viene giudicato dal tribunale.

Conferma della condanna da parte della corte d'appello che conferma la riqualifica,

ricondotta alla fattispecie di reato del giudice di pace.

Non si trattava di lesioni gravi, ma lesioni lievi- lesioni procedibili a querela.

Il limite discrimine è 20gg. Il 21esimogg e oltre è prevista la procedibilità d'ufficio.

Condanna in primo grado per lesioni gravi, in seguito per lesioni lievi.

In questo caso la corte d'appello può decidere nel merito dell'impugnazione senza dover

trasmettere gli atti al Pm.

Art. 48 comma 6 cpp

<6. Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle parti private queste con

la stessa ordinanza possono essere condannate al pagamento a favore della cassa delle

ammende di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro >

In ogni stato e grado quando il giudice si accorge che sta procedendo per il reato di

competenza del giudice di pace, la corte d'appello può riqualificare il fatto da lesioni

gravi a lesioni lievi, senza dover trasmette gli atti.

La Cassazione ha detto che può decidere senza dover trasmetter gli atti al Pm.

Disobbedienza giurisprudenziale alla legislazione

es. processo di primo grado; processo d'appello; alla fine di questo processo, ci si rende

conto che il fatto è stato riqualificato.

Riqualificare ogni cosa in questo caso comporterebbe il rinvio.

La corte d'appello dovrebbe rinviare tutto al giudice di pace.

Nel frattempo potrebbe esserci la prescrizione, che opera anche in fase processuale.

Motivazione della sentenza.

Art. 48: quando c'è una diversa riqualificazione giuridica, l'art. 48 non si applica

secondo la giurisprudenza.

Se si applica l'art. 48 si prescrive tutto (percepibile dalla giurisprudenza).

Occorre considerare:

-da una parte il dato letterale legislativo dell'art. 48 in ogni stato e grado

-dall'altra parte l'interpretazione giurisprudenziale dell'art. 48

Astensione e ricusazione:

-se il giudice di pace si astiene, decide sull'astensione il tribunale

-se è prevista la ricusazione decide la corte d'appello

Art. 10: modalità, casi, presupposti, norma in materia di giudice di pace.

Parte dinamica: come funziona dinamicamente il procedimento penale di pace.

Modi di esercizio dell'azione penale.

Procedura penale di cognizione.

Modi di esercizio dell'azione penale.

Come si arriva al processo.

3 modi:

-prima modalità di esercizio delle indagini preliminari da parte della polizia giudiziaria

svincolata dal Pm del processo penale di pace

-dopo il periodo delle indagini da parte della polizia giudiziaria

-la polizia giudiziaria per un certo periodo di tempo segue le indagini

Art. 20 citazione a giudizio da parte del Pm: (Difetto di giurisdizione).

<1. Il difetto di giurisdizione è rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e grado del

procedimento.

2. Se il difetto di giurisdizione è rilevato nel corso delle indagini preliminari, si

applicano le disposizioni previste dall’art. 22 commi 1 e 2. Dopo la chiusura delle

indagini preliminari e in ogni stato e grado del processo il giudice pronuncia sentenza e

ordina, se del caso, la trasmissione degli atti all’autorità competente. >

Citazione a giudizio dell'imputato:

prima indagato, poi colui il cui nome è inserito nella citazione a giudizio è imputato.

Seconda novità del processo penale di pace.

Art. 21 ricorso immediato al giudice peculiare- non ha uguali in nessun'altra partizione

dell'ordinamento.

La persona offesa può presentare ricorso immediato al giudice di pace, e se ricorrono i

requisiti può emettere quello che si chiama decreto di convocazione delle parti.

Ai sensi dell'art. 21 la persona assume la veste dell'imputato.

3 modalità art. 20 bis e ter: non originariamente presenti nel decreto legislativo.

Pacchetti di sicurezza del legislatore.

Art. 20 bis:Terza e ultima modalità di esercizio dell'azione.

Si tratta di norme che delineano una sorta di procedimento direttissimo davanti al

giudice di pace non necessario.

Sorta di procedimento direttissimo al giudice di pace (gdp).

Art. 20 bis per reati procedibili d'ufficio e non per quelli procedibili a querela.

Una delle funzioni del giudice di pace è quella di favorire il contribuente con un

procedimento per un reato procedibile d'ufficio.

Non è possibile una conciliazione che sfoci in un accordo.

Le conciliazioni sono poche e infrequenti.

In caso di flagranza o evidenza della prova, si appplica la disciplina della flagranza

come requisito del giudizio per direttissimo ai sensi dell'art 449 cpp.

Art. 449 ( Casi e modi del giudizio direttissimo)

<1. Quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero,

se ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto

davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro

quarantotto ore dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni

dell’art. 391, in quanto compatibili.

2. Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il

giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico

ministero vi consentono.

3. Se l’arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio. >

Arresto in flagranza: non ci sono poteri coercitivi in caso di evidenza della prova –

requisito altro procedimento penale.

Art. 453 cpp giudizio immediato della prova evidente, + indagato viene interrogato

Art. 453 ( Casi e modi di giudizio immediato)

<1. Quando la prova appare evidente, il pubblico ministero può chiedere il giudizio

immediato se la persona sottoposta alle indagini è stata interrogata sui fatti dai quali

emerge l’evidenza della prova ovvero, a seguito di invito a presentarsi emesso con

l’osservanza delle forme indicate nell’art. 375 comma 3 secondo periodo, la stessa abbia

omesso di comparire, sempre che non sia stato addotto un legittimo impedimento e che

non si tratti di persona irreperibile.

2. Quando il reato per cui è richiesto il giudizio immediato risulta connesso con altri

reati per i quali mancano le condizioni che giustificano la scelta di tale rito, si procede

separatamente per gli altri reati e nei confronti degli altri imputati, salvo che ciò

pregiudichi gravemente le indagini. Se la riunione risulta indispensabile, prevale in ogni

caso il rito ordinario.

3. L’imputato può chiedere il giudizio immediato a norma dell’art. 419 comma >

Requisito che ricorda il giudizio direttissimo.

Altro processo di equivalenza della prova che ricorso il reato.

Presentazione dell'imputato immediatamente a giudizio davanti al giudice di pace.

L'ufficiale giudiziario, se si tratta di procedimento direttissimo, può essere celebrato in

pochissimo tempo.

Varianet procedurale di questo articolo: art 20 bis e ter.

Citazione dell'imputato in udienza in casi particolari.

Nel caso dell'art. 20 bis.

Indicazione temporale.

La polizia giudiziaria chiede al pm l'autorizzazione, che la convalida nei 15gg

successivi.

La polizia giudiziaria chiede l'autorizzazione per l'udienza che viene fatta entro 15gg, in

modo tale da contenere le udienze nei termini.

L'art. 20 ter prevede che non si osservi nemmeno questo termine, ma si vada in udienza

ancora prima del predetto termine, come se si fosse in direttissima, senza dover

attendere i 15 gg.

Art. 20 bis prevede un termine di 15gg.

Art. 20 ter riguarda un fenomeno legislativo di tenore letterale.

Il pm indica l'udienza entro 15gg successivi ai sensi dell'art. 20 bis.

Art. 20 ter ricomprende i casi d'urgenza perchè nei presupposti dello schema medesimo.

La polizia chiede e il Pm autorizza; nella norma viene utilizzato l'avverbio direttamente,

perchè non è necessario aspettare i 15gg.

Le norme di riferimento sono l'art. 20 bis e l'art. 20 ter.

Si parla di giudizio direttissimo.

L'art. 32 bis riguarda la persona offesa e i testimoni, citati anche oralmente dall'ufficiale

giudiziario o dalla polizia giudiziaria.

Le parti presentano direttamente i propri testimoni.

Ci sono norme identiche previste per il direttissimo.

Il giudizio direttissimo viene garantito anche dall'art. 13 cost.

<La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né

qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità

giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge .

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l'autorità

di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere

comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida

nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni

di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.>

Il termine direttissimo è di 48h+48h=96h per la convalida da parte del giudizio.

Il giudizio direttissimo prevede che si parla di liste testimoniali ai sensi dell'art. 468, che

vengono presentate 7gg liberi prima.

Il giudizio direttissimo riguarda anche la proprietà dell'imputato davanti al giudice in

56h.

I diritti fondamentali prevedono una richiesta del termine a difesa.

Facoltà che l'art. 32 bis riprende dalla disciplina sul giudizio direttissimo.

Se si continua l'analisi delle norme, l'assonanza persiste tra le norme e la costituzione

sulle modalità di svolgimento di adattamento.

L'art. 32 bis è stato introdotto dal decreto 94/2009.

Espulsione a titolo di sanzione sostitutiva.

La legge non indica che ci si riferisce all'art. 20 bis, ter e all'art. 32 bis.

Nei casi stabiliti dalla legge, il giudice di pace applica la misura sostitutiva del testo

unico 286/98 in materia di immigrazione.

L'art. 16 del testo unico prevede la sanzione per l'espulsione dello straniero dal territorio

della repubblica a titolo di sanzione sostitutiva.

es. straniero sottoposto a processo penale, condannato, e poi espulso; questo perchè si

sostituisce la sanzione di reclusione con quella espulsiva.

L'art. 16 espone in modo dettagliato i presupposti di operatività dell'espulsione.

Art. 16 (Espulsione a titolo di sanzione sostitutiva della detenzione)

<1. Il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna per un reato non colposo o

nell'applicare la pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura

penale nei confronti dello straniero che si trovi in taluna delle situazioni indicate

nell'articolo 13, comma 2, quando ritiene di dovere irrogare la pena detentiva entro il

limite di due anni e non ricorrono le condizioni per ordinare la sospensione condizionale

della pena ai sensi dell'articolo 163 del codice penale ne' le cause ostative indicate

nell'articolo 14, comma 1, del presente testo unico, puo' sostituire la medesima pena con

la misura dell'espulsione per un periodo non inferiore a cinque anni.

2. L'espulsione e' eseguita dal questore anche se la sentenza non e' irrevocabile, secondo

le modalita' di cui all'articolo 13, comma 4.>

Nei casi stabiliti dalla legge il cpp applica l'espulsione.

Significa che nelle ipotesi in cui il giudice di pace deve avere a che fare con gli stranieri,

si applica il decreto legislativo, testo unico sull'immigrazione.

Art. 10 bis testo unico immigrazione:

Art. 10 (Respingimento)

<1. La polizia di frontiera respinge gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera

senza avere i requisiti richiesti dal presente testo unico per l'ingresso nel territorio dello

Stato.

2. Il respingimento con accompagnamento alla frontiera e' altresi' disposto dal questore

nei confronti degli stranieri:

a) che entrando nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera, sono

fermati all'ingresso o subito dopo;

b) che, nelle circostanze di cui al comma 1, sono stati temporaneamente ammessi nel

territorio per necessita' di pubblico soccorso.

3. Il vettore che ha condotto alla frontiera uno straniero privo dei documenti di cui

all'articolo 4 o che deve essere comunque respinto a norma del presente articolo e'

tenuto a prenderlo immediatamente a carico ed a ricondurlo nello Stato di provenienza,

o in quello che ha rilasciato il documento di viaggio eventualmente in possesso dello

straniero.

4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 e quelle dell'articolo 4, commi 3 e 6, non si

applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il

riconoscimento dello status di rifugiato, ovvero l'adozione di misure di protezione

temporanea per motivi umanitari.

5. Per lo straniero respinto e' prevista l'assistenza necessaria presso i valichi di frontiera.

6. I respingimenti di cui al presente articolo sono registrati dall'autorita' di pubblica

sicurezza.>

Norma criticata che incrimina il reato di clandestinità, che prevede l'ingresso e il

soggiorno illegale del territorio dello stato.

Lo straniero che fa ingresso o si trattiene nel territorio dello stato è stato punito con

l'ammenda da 5000euro a 10mila euro.

Al procedimento penale per il reato di clandestinità si applicano gli artt 20bis e 20 ter.

Per il soggiorno illegale si parla di reato permanente.

Nei reati permanenti la flagranza si ha in ogni momento.

Flagranza- allo stato della violazione la norma sussiste sempre.

Dottrina e giurisprudenza parlano di varie sfumature del reato permanente.

La flagranza o evidenza della prova c'è sempre.

L'art. 10 bis riguarda l'ingresso o il soggiorno illegale nel territorio dello stato.

Ai sensi dell'art. 20 bis, ter, e 32 bis, è applicabile ai soggetti la sanzione sostitutiva di

espulsione.

L'art. 16 per il reato di cui l'art. 10 bis.

L'art. 10 bis prevede una pena pecuniaria, sapendo perfettamente che non sarà mai

applicata, ma lo straniero irregolare condannato alla pena pecuniaria viene sostituita con

l'espulsione.

La persona sottoposta a quello che viene detto giudizio direttissimo del giudice di pace,

viene sottoposta alla misura restrittiva di libertà di tipo amministrativo e non

strettamente processuale penale, centro di permanenza e controllo.

Un'altra ipotesi che si menziona riguarda le disposizioni di cui ai presenti articoli si

applicano anche i commi 5 ter e quater.

Art. 14 cpp decreto legislativo in materia di immigrazione:

Art. 14 (Esecuzione dell'espulsione)

<1. Quando non e' possibile eseguire con immediatezza l'espulsione mediante

accompagnamento alla frontiera ovvero il respingimento, perche' occorre procedere al

soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine alla sua identita' o

nazionalita', ovvero all'acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per

l'indisponibilita' di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo

straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di

permanenza temporanea e assistenza piu' vicino, tra quelli individuati o costituiti con

decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i Ministri per la solidarieta' sociale e

del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. >

In base alla direttiva dell'UE, l'espulsione straniero per varie ragioni dovrebbe avvenire

in modo privilegiato in forma ingiuntiva al destinatario e in caso di inottemperanza della

forza pubblica.

All'interno del processo di espulsione ai sensi dell'ar. 14 e 5 bis, ter, e quater

disciplinano il reato che compie il soggetto che non ottempera volontariamente

all'ordine di espulsione.

Le persone espulse sono destinatarie dell'ordine di allontanarsi dallo stato, ma non si

allontanano.

La multa prevista è da 10 a 20mila euro.

Il giudice competente condanna lo straniero e gli applica a titolo sostitutivo la sanzione

di espulsione.

Modalità di esercizio dell'azione penale ai sensi dell'art. 20 bis e ter.

In questo caso al giudice di pace è affidato il compito che non ha nulla a che vedere con

la conciliazione, la pacificazione, ma si tratta di urgenze in materia migratoria in cui il

cpp non prevede nessun tipo di conciliazione.

Scelta legislativa:

il percorso speciale in materia di immigrazione è di competenza del giudice di pace.

Norme introdotte nel 2009 (art. 20 bis, ter, art. 32 bis e 62 bis).

Meccanismo in materia di immigrazione.

Il giudizio direttissimo avviene in maniera veloce, alla fine del quale l'espulsione in

capo ai giudici di pace.

Sistema del giudice di pace direttissimo.

2 modalità classiche dell'esercizio di azione penale:

-indagini della polizia

-ricorso immediato della persona offesa

Le indagini preliminari sono ad opera della polizia giudiziaria ai sensi dell'art. 11ss.

La citazione di parte disciplinata dall'art. 20.

Modalità di esercizio dell'azione penale.

Indagini preliminari- novità del sottosistema di pace nel processo di pace: la polizia

giudiziaria è molto libera di indagare rispetto al modello processuale generale.

Perchè il modello processuale generale è dominato nelle indagini preliminari dal Pm.

Si tratta di un modello imperniato su 4 mesi di tempo concessi alla polizia giudiziaria

per indagare liberamente, ma riferisce al Pm che potenzialmente in quei 4 mesi non

sapeva nulla.

Il processo del giudice di pace serve a incaricare e responsabilizzare maggiormente la

polizia giudiziaria, e a prevedere l'intervento del Pm alla fine in un'ottica deflattiva.

Il magistrato togato interviene per i momenti importanti.

Viene acquisita la notizia di reato ai sensi dell'art. 11 comma 1 cpp.

Tutti gli atti d'indagine sono necessari per l'individuazione del colpevole.

Deve essere fatta una relazione scritta entro il termine di 4 mesi.

Occorre capire la specificità delle indagini, una volta acquisita la notizia di reato.

Tutto ha inizio con la notizia di reato.

La polizia giudiziaria, una volta acquisita la notizia di reato, la trasmette al Pm entro un

termine.

Art. 347 cpp (Obbligo di riferire la notizia del reato)

<1. Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico

ministero, per iscritto, gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora

raccolti, indicando le fonti di prova e le attività compiute, delle quali trasmette la

relativa documentazione.

2. Comunica, inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto altro valga

alla identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, della

persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze rilevanti per la

ricostruzione dei fatti.

2 bis. Qualora siano stati compiuti atti per i quali è prevista l'assistenza del difensore

della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini, la comunicazione della

notizia di reato è trasmessa al più tardi entro quarantotto ore dal compimento dell'atto,

salve le disposizioni di legge che prevedono termini particolari.

3. Se si tratta di taluno dei delitti indicati nell'art. 407, comma 2, lett.a), numeri da 1) a

6), e, in ogni caso, quando sussistono ragioni di urgenza, la comunicazione della notizia

di reato è data immediatamente anche in forma orale. Alla comunicazione orale deve

seguire senza ritardo quella scritta con le indicazioni e la documentazione previste dai

commi 1 e 2.

4. Con la comunicazione la polizia giudiziaria indica il giorno e l'ora in cui ha acquisito

la notizia. >

Si parla di un termine generale elastico: senza ritardo.

La polizia giudiziaria dovrebbe dare notizia di reato al Pm entro 48h, se ha compiuto

l'atto garantito con uso del telefono per crimne organizzato.

Modello codicistico: se la polizia giudiziaria acquisisce la notizia di reato al massimo

senza ritardo deve riferire al Pm.

In seguito iscrizione della notizia di reato nel registro ai sensi dell'art. 335 cpp.

Da quel momento decorrono i termini delle indagini preliminari.

Art.335 (Registro delle notizie di reato)

<1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell’apposito registro custodito

presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria

iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona

alla quale il reato stesso è attribuito.

2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione giuridica del fatto

ovvero questo risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero cura

l’aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a nuove

iscrizioni.

3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui all’articolo 407,

comma 2 lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate alla persona

alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne

facciano richiesta.

3 bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine, il pubblico

ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto

sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile. >

Meccanismo diverso nel processo di pace:

una volta acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria la trasmette subito.

La polizia giudiziaria lavora 4 mesi di propria iniziativa.

Al contrario di quello che deve fare nella procedura penale generale.

Viene responsabilizzata la procedura delle indagini.

Alla fine dei 4 mesi la Pg trasmette una relazione finale scritta al PM.

La relazione finale viene scritta dopo 4 mesi.

Comm1 1 sintetico.

La notizia di reato dopo 4 mesi, nei quali la Pg ha lavorato di propria iniziativa, è diretta

al PM.

La relazione scritta, oltre alla funzione descrittiva della notizia di reato, presenta anche

delle conclusioni.

La polizia giudiziaria si deve prendere l'impegno di dire se la notizia di reato sia fondata

o meno.

Se è fondata ha inizio l'esercizio dell'azione penale.

Se non è fondata, si chiede la rinnovazione.

Nella relazione scritta, oltre alla parte descrittiva, viene stabilito se la notizia è fondata o

meno.

Se la notizia di reato è fondata, la Pg enuncia in forma chiara e precisa il fatto, e prende

avvio l'esercizio dell'azione penale.

In caso opposto la notizia infondata prevede la richiesta di archiviazione.

Occorre enunciare nella relazione in forma chiara e precisa la fondatezza della

fondatezza o meno della notizia di reato.

Bisogna esporre le ragioni per chiedere l'archiviazione.

La PG deve indicare il giorno e l'ora in cui viene acquisita la notizia.

Possibili varianti procedimentali all'art. 12.

Se la notizia di reato ai sensi dell'art. 11 co. 1 arriva direttamente al Pm invece che alla

Pg.

es. reato di competenza della Pg per percosse;

querela depositata in procura;

la notizia di reato non arriva ai carabinieri ma alla procura.

Di norma al PM arriva la notizia di reato, vede che si tratta di competenza del giudice di

pace; non prende nemmeno in esame la notizia, non la iscrive nemmeno, ma la manda

direttamente alla PG.

Il PM trasmette la notizia alla PG perchè proceda ai sensi dell'art. 11.

Art. 11. (Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati).

<1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta ad

indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che secondo le

norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un ufficio giudiziario

compreso nel distretto di corte d’appello in cui il magistrato esercita le proprie funzioni

o le esercitava al momento del fatto, sono di competenza del giudice, ugualmente

competente per materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di corte di appello

determinato dalla legge. >

Regola generale: il PM riceve la notizia, non la iscrive, salvo che il OM dica che non c'è

bisogno di indagare.

O la notizia è palesemente infondata, o la notizia è palesemente fondata.

Se la notizia è palesemente fondata, vengono dati gli estremi della notizia di reato.

Viceversa se la denuncia della notizia di reato è infondata.

Art. 13 cpp- ipotesi in cui procede la polizia giudiziaria per atti talmente delicati, che in

questo caso il periodo dei 4 mesi viene escluso.

La PG può fare per 4 mesi ciò che vuole, tranne nei casi previsti dall'art. 13 cpp.

Art. 13. (Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali).

<1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza di un giudice

ordinario e altri a quella della Corte costituzionale, è competente per tutti quest’ultima.

2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera soltanto

quando il reato comune è più grave di quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti

dall’art. 16 comma 3. In tale caso, la competenza per tutti i reati è del giudice ordinario.

Nell'art. 13 sono stabiliti atti per i quali viene richiesta l'autorizzazione del PM.

La PG può richiedere al PM l'autorizzazione del compimento di accertamenti tecnici

irripetibili ai sensi dell'art. 360 cpp.

Art.360 (Accertamenti tecnici non ripetibili)

<1. Quando gli accertamenti previsti dall’art. 359 riguardano persone, cose o luoghi il

cui stato è soggetto a modificazione, il pubblico ministero avvisa, senza ritardo, la

persona sottoposta alle indagini, la persona offesa dal reato e i difensori del giorno,

dell’ora e del luogo fissati per il conferimento dell’incarico e della facoltà di nominare

consulenti tecnici.

2. Si applicano le disposizioni dell’art. 364 comma 2.

3. I difensori nonché i consulenti tecnici eventualmente nominati hanno diritto di

assistere al conferimento dell’incarico, di partecipare agli accertamenti e di formulare

osservazioni e riserve.

4. Qualora, prima del conferimento dell’incarico, la persona sottoposta alle indagini

formuli riserva di promuovere incidente probatorio, il pubblico ministero dispone che

non si proceda agli accertamenti salvo che questi, se differiti, non possano più essere

utilmente compiuti. >

Accertamenti tecnici, che essendo irripetibili, costituiscono fonti di prova.

L'art. 360 cpp prevede alcune connessioni con l'incidente probatorio.

Art.431 (Fascicolo per il dibattimento)

<1. Immediatamente dopo l’emissione del decreto che dispone il giudizio, il giudice

provvede nel contraddittorio delle parti alla formazione del fascicolo per il dibattimento.

Se una delle parti ne fa richiesta il giudice fissa una nuova udienza, non oltre il termine

di quindici giorni, per la formazione del fascicolo. Nel fascicolo per il dibattimento sono

raccolti:

a) gli atti relativi alla procedibilità dell’azione penale e all’esercizio dell’azione civile;

b) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dalla polizia giudiziaria;

c) i verbali degli atti non ripetibili compiuti dal pubblico ministero e dal difensore (1);

d) i documenti acquisiti all’estero mediante rogatoria internazionale e i verbali degli atti

non ripetibili assunti con le stesse modalità;

e) i verbali degli atti assunti nell’incidente probatorio; >

Ai sensi dell'art. 431 lett c, i dati irripetibili compiuti dal PM, e dal PG sono inseriti nel

fascicolo del dibattimento e utilizzati ai fini della decisione.

Alcuni accertamenti irripetibili disciplinati dall'art. 360 cpp sono la necroscopia,

l'autopsia.

L'accertamento tecnico irripetibile è talmente particolare da non lasciarlo in mano alla

PG, ma al PM.

Per tali accertamenti è necessaria la richiesta di un'autorizzazione al PM.

Per interrogare l'indagato la PG deve chiedere l'autorizzazione al PM.

C'è una discrezionalità amministrativa nei confronti di cui è prevista la partecipazione

della persona sottoposta alle indagini, per cui è richiesta un'autorizzazione.

Un'altra ipotesi di accertamenti irripetibili riguarda le perquisizioni e i sequestri, nei

quali casi la PG non può procedere di propria iniziativa.

La PG da avvio alle indagini preliminari.

In generale la PG può procedere di propria iniziativa nei casi di ispezioni, perquisizioni

e sequestri solo nei casi d'urgenza (ricerca del corpo di reato, di un latitante), dato che in

questi casi il PM non può intervenire celermente.

In tutte le situazioni d'urgenza, ispezioni, perquisizioni e sequestri sono sottoposti a

convalida da parte dell'autorità giudiziaria.

Al di fuori dei casi d'urgenza le perquisizioni e i sequestri vengono accertati sul delega

del PM.

Nel caso di perquisizioni e sequestri, in cui la PG non possa procedere di propria

iniziativa, è richiesta l'autorizzazione.

Cosa succede quando la PG fa richiesta di un accertamento tecnico irripetibile (es.

confronto, perquisizione)?

Viene richiesta l'autorizzazione al PM.

Secondo l'art. 13 il PM è dominus e titolare delle indagini, quindi può autorizzare,

oppure non autorizzare, per cui in quest'ultimo caso restituisce gli atti.

Il PM può attrarre a sé il fascicolo, oppure può non autorizzare, svolgere l'incombenza e

restituire gli oneri, avocare le indagini alla PG.

Valutazione negativa della PG in ultima ipotesi.

Art. 14: nel caso di procedura penale di pace l'iscrizione della notizia di reato avviene

con modalità temporali peculiari.

Registro generale della notizia di reato: atto tenuto dal procuratore.

Registro con varie sezioni.

La notizia di reato può essere di competenza della procura per tutti i tipi di reato del

giudice di pace.

All'interno della procura occorre fare tutte le opportune suddivisioni.

Illecito amministrativo: legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa dell'ente.

Il sistema 231 sull'organizzazione dell'ente e sulle notizie costituenti illecito

amministrativo.

Vale anche il sistema penale del 231?

all'interno del registro generale, le partizioni sono iscritte al modello art 21 bis.

Di norma prevede l'iscrizione della notizia di reato.

La polizia giudiziaria, dopo aver indagato in autonomia per 4 mesi, trasmette una

relazione al PM per l'iscrizione della notizia di reato.

Il registro delle notizie di reato è indicato all'art. 335 cpp.

Art.335 (Registro delle notizie di reato)

<1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell’apposito registro custodito

presso l’ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria

iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona

alla quale il reato stesso è attribuito.

2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione giuridica del fatto

ovvero questo risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero cura

l’aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a nuove

iscrizioni.

3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui all’articolo 407,

comma 2 lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate alla persona

alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne

facciano richiesta.

3 bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all’attività di indagine, il pubblico

ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto

sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabile>

In alternativa ci sono possibilità ulteriori.

Prima di aver ricevuto la relazione e iscrivere la notizia, il PM compie qualsiasi atto

d'indagine svolto personalmente.

Riferimento all'art. 13 sull'autorizzazione del PM.

Art. 13. (Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali).

<1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza di un giudice

ordinario e altri a quella della Corte costituzionale, è competente per tutti quest’ultima.

2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera soltanto

quando il reato comune è più grave di quello militare, avuto riguardo ai criteri previsti

dall’art. 16 comma 3. In tale caso, la competenza per tutti i reati è del giudice ordinario.

Viene richiesto al Pm di autorizzare.

L'iscrizione della notizia di reato avviene dopo 4 mesi di indagini della PG.

Prima dell'iscrizione della notizia, la PG ha 4 mesi di tempo per indagare.

Il PM da una presunzione di completezza delle indagini di 4 mesi.

Dopo le indagini preliminari, ricevuta la relazione ai sensi dell'art.11, al PM arriva una

relazione scritta finale.

Il PM da iscrizione della notizia di reato, dopodichè di norma non dovrebbe svolgere

ulteriori indagini; rimane una scelta di archiviazione.

Altrimenti esercizio dell'azione penale con citazione diretta a giudizio.

Distinzione tra archiviazione e azione:

il PM non è assolutamente vincolato da quello che ha scritto la PG.

Il PM non è vincolato alle conclusioni scritte nella relazione finale della PG.

Una volta ricevuta la relazione scritta della PG, il PM ha 2 possibilità:

-azione

-inazione/archiviazione

In alternativa possono essere fatte ulteriori indagini.

Il PM può fare ulteriori indagini personalmente o delegando.

Si tratta di una norma assolutamente ricognitiva dei procedimenti generali.

Caso infrequente in cui vengono fatte indagini ulteriori dal PM personalmente.

Art. 16 comma 1:

termine di indagine di 4 mesi.

È possibile una proroga delle indagini?

Esiste una proroga, ma il legislatore ha delegato il recupero delle norme generali.

È possibile che una proroga venga disciplinata.

Se si tratta di reati di competenza, il giudice di pace non ha alti tassi di difficoltà.

In casi di particolare complessità, il PM dispone con un provvedimento motivato la

prosecuzione delle indagini per un periodo di tempo non superiore a 2 mesi.

Viene fatta una comunicazione al giudice di pace circondariale, per la competenza.

Se non sono sussistenti le ragioni entro 5gg dilatori, il PM dichiara la chiusura della

indagini, ovvero riduce il termine.

In sede di procedura ordinaria il PM chiede al Gip (giudice delle indagini preliminari), e

il Gip dispone.

In questo caso il Pm da un termine da solo di massimo due mesi, e lo comunica al

giudice di pace circondariale, il quale può:

-non fare nulla

-oppure può non accettare la proroga

-oppure ridurre la proroga

Il giudice dichiara la chiusura delle indagini, ovvero riduce il termine.

2 possibilità:

-procedimento di archiviazione

-citazione a giudizio

-inazione

L'archiviazione funziona ai sensi degli artt. 408/409/410 cpp.

Art. 17 cpp: non casi di archiviazione!!

I casi di archiviazione ai sensi dell'art. 17 comma 1 riguardano la procedura penale

generale.

Presupposti di archiviazione:

-fondatezza

-condizione di procedibilità

-reato prescritto

Novità a livello procedimentale.

Il titolare ha il potere di chiedere al PM l'archiviazione.

A chi la chiede?

Al giudice di pace circondariale.

Altra competenza in materia di archiviazione del giudice di pace circondariale.

Il giudice di pace circondariale provvede sempre con decreto motivato di archiviazione

oppure restituisce agli atti al PM con ordinanza.

2 alternative:

-decreto di archiviazione

-ordinanza di restituzione degli atti al PM

Il PM ha alternative indicate all'art. 409 cpp.

Art.409 (Provvedimenti del giudice sulla richiesta di archiviazione)

<1. Fuori dei casi in cui sia stata presentata l’opposizione prevista dall’art. 410, il

giudice, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato e

restituisce gli atti al pubblico ministero. Il provvedimento che dispone l’archiviazione è

notificato alla persona sottoposta alle indagini se nel corso del procedimento è stata

applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare.

2. Se non accoglie la richiesta, il giudice fissa la data dell’udienza in camera di

consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini

e alla persona offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’art.

127. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria con facoltà del

difensore di estrarne copia (1).

3. Della fissazione dell’udienza il giudice dà inoltre comunicazione al procuratore

generale presso la corte di appello.

4. A seguito dell’udienza, il giudice, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con

ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di

esse.

5. Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la richiesta di

archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero

formuli l’imputazione. Entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice

fissa con decreto l’udienza preliminare. Si osservano, in quanto applicabili, le

disposizioni degli artt. 418 e 419.

6. L’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità

previsti dall’art. 127 comma 5. >

Il Pm fa ulteriori indagini di sua iniziativa, oppure è prevista un'imputazione

coatta/costretta dal giudice al PM.

Contenuto dell'art. 409 cpp: richiesta di archiviazione del PM.

Possibilità del giudice di pace di duplice ordine:

-indagine approfondita

-archiviazione

Elemento ulteriore: la persona offesa ha potere nel processo penale generale.

Può promodricamente partecipare.

La persona offesa viene avvisata della richiesta di archiviazione.

Il PM chiede archiviazione, e la persona offesa può presentare opposizione.

In questo caso il Gip, se non ritiene l'opposizione inammissibile dell'udienza in camera

di consiglio, dispone un contraddittorio camerale tra il PM indagato e la persona offesa.

All'esito del contraddittorio camerale, il Gip decide.

Si parla di nuove indagini, imputazione coatta nel procedimento penale generale.

Comma 2: una copia della richiesta di archiviazione viene notificata alla persona offesa

che ha dichiarato di essere informata.

10gg di tempo per prendere visione degli atti.

Termine: forma di 10gg. Sostanza identica: la persona offesa prende visione di ciò che si

è fatto, e può fare opposizione. Con l'opposizione la persona offesa indica gli elementi

di prova e le indagini necessarie.

Novità: elemento di novità previsto all'art. 17, per cui il giudice di pace è privo del

potere di convocare la camera di consiglio.

Non è prevista la possibilità di celebrare l'udienza in camera di consiglio per il giudice

di pace che non ritenga di archiviare subito.

Se l'opposizione della persona offesa è fondata- si attua il contraddittorio cartolare.

Il PM fa richiesta di archiviazione, e notifica la richiesta di archiviazione alla persona

offesa.

La persona offesa presenta opposizione, e ha inizio il contraddittorio scritto.

Non ha un potere di convocare la camera di consiglio.

Il contraddittorio camerale ha un'esigenza di efficienza, rapidità, esperienza.

In questo caso l'art. 415 bis non si applica.

Art.415 bis (Avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari)

<1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma 2 dell’articolo 405, anche se

prorogato, il pubblico ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione ai

sensi degli articoli 408 e 411, fa notificare alla persona sottoposta alle indagini e al

difensore avviso della conclusione delle indagini preliminari. >

Gli epiloghi disciplinati dal decreto legislativo sono ritenuti incompatibili con il

meccanismo dell'art. 415 bis, che prevede che il PM invia l'avviso di conclusione delle

indagini all'indagato.

L'indagato ha 20gg di tempo per fare una copia degli atti, per chiedere all'interrogato

informazioni, e per lo svolgimento di ulteriori indagini.

Si tratta di una norma contro i principi di celerità e snellezza.

Art. 18: assunzione di prove non rinviabili.

L'incidente probatorio non è incompatibile con tale struttura.

Si tratta di una sottodisciplina specifica.

Art. 18 assunzione di prove non rinviabili.

Fino all'udienza di comparizione è prevista l'assunzione di prove non rinviabili ex art.

467 comma 3.

L'art. 467 comma 3: (atti urgenti)

<3. I verbali degli atti compiuti sono inseriti nel fascicolo per il dibattimento. >

Art. 468 ( Citazione di testimoni, periti e consulenti tecnici )

<1. Le parti che intendono chiedere l’esame di testimoni , periti o consulenti tecnici ,

nonché delle persone indicate nell’art. 210 devono, a pena di inammissibilità, depositare

in cancelleria, almeno sette giorni prima della data fissata per il dibattimento, la lista

con la indicazione delle circostanze su cui deve vertere l’esame >

L'art. 467 cpp preveda che venga inserito negli atti preliminari del dibattimento.

L'art. 468 cpp parla di liste testimoniali.

Nel dibattimento ci sono attività.

L'art. 467 disciplina l'ipotesi specifica di incidente probatorio, anche quando viene

fissata l'udienza dibattimentale.

Per le prove urgenti che bisogna assumere in modo urgente, non è previsto l'incidente

probatorio.

Non si va dal Gip (giudice delle indagini preliminari), ma dal giudice del dibattimento.

Quindi per le prova non rinviabili, la prova non rinviabile viene assunta ai sensi dell'art.

467 cpp, osservando le forme previste per il dibattimento.

Ad assumere le prove non rinviabili c'è il giudice di pace.

Si fanno incidenti probatori sulla base della normativa dell'art. 18.

L'art. 19 elenca la maggiore parte delle competenze del giudice di pace circondariale.

L'alternativa all'azione è l'inazione.

Citazione a giudizio ai sensi dell'art. 20.

Gli atti di esercizio dell'azione penale devono contenere il capo d'imputazione e anche la

citazione a giudizio.

2 requisiti della citazione a giudizio:

-edictio actionis

-vocatio ius

Il PM cita l'imputato davanti al giudice di pace con la citazione che contiene le

generalità dell'imputato e l'indicazione della persona offesa.

Imputazione: la citazione a giudizio ha anche nel processo penale di pace la funzione

probatorio.

Il PM deve indicare le fonti di prova di cui chiede l'ammissione.

La citazione funge da lista testimoniale.

Nel caso della procedura penale generale la citazione a giudizio del PM ha funzione di

discovery probatoria, per quanto concerne le fonti di prova e i testimoni di cui si chiede

l'ammissione.

Nell'edictio actionis viene indicato il giudice competente, il luogo/giorno/ora.

Viene escluso il concetto di contumacia, sostituito con l'assenza impeditiva o non

impeditiva.

Il legislatore del 2014 ha introdotto uno dei sottosistemi cui fa riferimento alla

contumacia, quando non esiste più.

Viene dato un avvertimento all'imputato che non compaia, al quale viene applicato l'art.

420 quater e quinquies.

Art.420 quater (Contumacia dell’imputato)

<1. Se l’imputato, libero o detenuto, non compare all’udienza e non ricorrono le

condizioni indicate negli articoli 420, comma 2, 420 bis e 420 ter, commi 1 e 2, il

giudice, sentite le parti, ne dichiara la contumacia.

2. L’imputato, quando si procede in sua contumacia, è rappresentato dal suo difensore.

3. Se l’imputato compare prima che il giudice adotti i provvedimenti di cui al comma 1

dell’articolo 424, il giudice revoca l’ordinanza che ha dichiarato la contumacia. In tal

caso l’imputato può rendere dichiarazioni spontanee e chiedere di essere sottoposto ad

interrogatorio.

4. L’ordinanza dichiarativa di contumacia è nulla se al momento della pronuncia vi è la

prova che l’assenza dell’imputato è dovuta a mancata conoscenza dell’avviso a norma

dell’articolo 420 bis ovvero ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito,

forza maggiore od altro legittimo impedimento.

5. Se la prova dell’assenza indicata nel comma 4 perviene dopo la pronuncia

dell’ordinanza prevista dal comma 1, ma prima dei provvedimenti cui al comma 1

dell’articolo 424, il giudice revoca l’ordinanza medesima e, se l’imputato non è

comparso, rinvia anche d’ufficio l’udienza. Restano comunque validi gli atti compiuti in

precedenza, ma se l’imputato ne fa richiesta e dimostra che la prova è pervenuta con

ritardo senza sua colpa, il giudice dispone l’assunzione o la rinnovazione degli atti che

ritiene rilevanti ai fini dei provvedimenti di cui al comma 1 dell’articolo 424.

6. Quando si procede a carico di più imputati, si applicano le disposizioni dell’articolo

18, comma 1, lettere c) e d).

7. L’ordinanza dichiarativa della contumacia è allegata al decreto che dispone il

giudizio. Nel decreto è in ogni caso indicato se l’imputato è contumace o assente.>

Art.420 quinquies (Assenza e allontanamento volontario dell’imputato)

<1. Le disposizioni degli articoli 420 bis e 420 ter non si applicano quando l’imputato,

anche se impedito, chiede o consente che l’udienza preliminare avvenga in sua assenza

o, se detenuto, rifiuta di assistervi. L’imputato in tali casi è rappresentato dal difensore.

2. L’imputato che, dopo essere comparso, si allontana dall’aula di udienza è considerato

presente ed è rappresentato dal difensore.

Viene dato all'indagato l'avviso che ha la facoltà di nominare un difensore di fiducia.

L'avviso è doveroso, mentre l'incarico è facoltativo.

Per ultimo è previsto l'avviso che il PM ha depositato in segreteria del PM il fascicolo e

una copia per preparare la difesa.

La citazione sottoscritta viene notificata all'imputato, alla persona offesa 30gg prima

dalla parte dell'udienza.

La citazione a giudizio viene depositata in segreteria insieme al fascicolo e al corpo di

reato.

La citazione è nulla se l'imputato non viene identificato in modo certo, se mancano i

requisiti.

Sono possibili 3 cose:

-l'imputato e il difensore compaiono eccedendo

-viene omesso il termine a comparire

-oppure nessuno compare

L'imputato non compare, quindi il difensore fa presente che è stato violato il termine a

comparire del giudice che rinvia l'udienza ad una data successiva e notificare il luogo.

Non c'è un decreto di citazione del verbale dove si dice che occorre comparire.

Termine a comparire della difesa.

Se non viene rispettato il termine la persona è interessata alla rifissazione dell'udienza e

all'avviso di nuova udienza.

In questo caso occorre la rinnovazione della notificazione.

Se manca la data d'udienza, l'imputazione, l'avviso della facoltà di nominare il difensore

di fiducia, l'atto è nullo.

APPUNTI 11/10/16

La polizia giudiziaria ha massimo 4 mesi per le indagini prima di consegnare la

relazione scritta al PM; mesi che non devono trascorrere per forza.

Alla fine delle indagini, la polizia giudiziari fa una relazione finale.

Modi di esercizio dell'azione penale.

La citazione a giudizio da parte del PM e da parte della PG.

L'art. 20 prevede un'altra modalità di esercizio dell'azione penale.

Modalità rivoluzionaria.

Novità esibita con orgoglio dal dlgs 274/2004.

Ricorso immediato alla persona offesa.

Art. 21ss.

In cosa consiste il ricorso immediato al giudice da parte della persona offesa nel

sottosistema di pace?

Casi in cui la persona offesa è titolare del diritto penale.

Differenza con il danneggiato civile.

La persona offesa di reato, per tutti i reati di competenza del giudice di pace procedibili

d'ufficio, è giuridicamente tutelata.

Criterio per evitare di attribuire al giudici di pace i reati d'ufficio con la persona

giuridica determinata: finalità conciliativa del giudice di pace.

La persona offesa per il reato di competenza del giudice di pace può scrivere un ricorso

immediato che si dirige al giudice di pace, il quale deve ottenere l'assenso del PM.

Se tutto ciò fila liscio, il ricorso immediato culmina nel decreto delle parti.

Il ricorso immediato serve ad arrivare al dibattimento ogni filtro.

Esigenza di arrivare al giudizio in modo provocatorio dell'esercizio dell'azione penale

da parte del privato, dell'offeso.

L'idea di base consiste nel fatto che il privato, la persona offesa, chiama in giudizio

l'imputato presunto autore del reato, senza che di mezzo ci sia la polizia giudiziaria che

indaga con la partecipazione limitata del PM.

Come si articola in generale il giudizio immediato?

Per i reati procedibili a querela.

Non è possibile per i reati d'ufficio.

Viene ammessa la citazione a giudizio dinanzi al giudice di pace del territorio della

persona cui il reato è attribuito.

Quando si diventa imputati su ricorso della persona offesa?

Quali sono i contenuti di questo ricorso?

Il ricorso immediato della persona offesa necessita della partecipazione del difensore.

La persona offesa non si può rappresentare da sola.

Elementi del ricorso:

-indicazione del giudice di pace competente

-generalità della persona offesa

-indicazione del difensore e la sua nomina (atto a necessaria partecipazione difensiva)

-indicazione di altre persone offese

Il reato che ha offeso una persona, ha recato offesa anche ad altri, e questo viene

indicato nel ricorso.

A valle nel decreto di convocazione della parti viene indicato anche a quelle persone

offese. In questo modo si vuole che l'azione civile risarcitoria si incameri in un unico

procedimento. Funzione cumulativa delle conseguenze di un unico reato.

Se l'unico reato ha creato più danni e più persone offese occorre indicarlo.

-generalità della persona citata in giudizio

Da un'esigenza che limita la persona indicata, occorre generalizzare la persona che si

assume essere la persona del reato.

Occorre indicare nel ricorso le generalità della persona offesa.

-descrizione in forma chiara e precisa del fatto che si addebita con l'indicazione degli

articoli di legge che si ritengono violati

La stessa locuzione ricorre in tutte le ipotesi del codice di procedura penale in cui il PM

esercita l'azione penale.

Citazione diretta a giudizio ai sensi dell'art. 552 cpp.

Art. 552 (Decreto di citazione a giudizio)

<1 Il decreto di citazione a giudizio contiene:

a) le generalità dell’imputato o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo

nonché le generalità delle altre parti private, con l’indicazione dei difensori;

b) l’indicazione della persona offesa, qualora risulti identificata;

c) l’enunciazione del fatto, in forma chiara e precisa, delle circostanze aggravanti e di

quelle che possono comportare l’applicazione di misure di sicurezza, con l’indicazione

dei relativi articoli di legge;

d) l’indicazione del giudice competente per il giudizio nonché del luogo, del giorno e

dell’ora della comparizione, con l’avvertimento all’imputato che non comparendo sarà

giudicato in contumacia;

e) l’avviso che l’imputato ha facoltà di nominare un difensore di fiducia e che, in

mancanza, sarà assistito dal difensore di ufficio;

f) l’avviso che, qualora ne ricorrano i presupposti, l’imputato, prima della dichiarazione

di apertura del dibattimento di primo grado, può presentare le richieste previste dagli

articoli 438 e 444 ovvero presentare domanda di oblazione;

g) l’avviso che il fascicolo relativo alle indagini preliminari è depositato nella segreteria

del pubblico ministero e che le parti e i loro difensori hanno facoltà di prenderne visione

e di estrarne copia;

h) la data e la sottoscrizione del pubblico ministero e dell’ausiliario che lo assiste.

2. Il decreto è nullo se l’imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è

insufficiente l’indicazione di uno dei requisiti previsti dalle lettere c), d), e) ed f) del

comma 1. Il decreto è altresì nullo se non è preceduto dall’avviso previsto dall’articolo

415 bis, nonché dall’invito a presentarsi per rendere l’interrogatorio ai sensi

dell’articolo 375, comma 3, qualora la persona sottoposta alle indagini lo abbia richiesto

entro il termine di cui al comma 3 del medesimo articolo 415 bis.

3. Il decreto di citazione è notificato all’imputato, al suo difensore e alla parte offesa

almeno sessanta giorni prima della data fissata per l’udienza di comparizione. Nei casi

di urgenza, di cui deve essere data motivazione, il termine è ridotto a quarantacinque

giorni.

4. Il decreto di citazione è depositato dal pubblico ministero nella segreteria unitamente

al fascicolo contenente la documentazione, gli atti e le cose indicati nell’articolo 416,

comma 2. >

Decreto che dispone il giudizio:

ovunque ci sia un'accusa, un atto dell'esercizio dell'azione penale, occorre

un'enunciazione in forma chiara e precisa del fatto di reato che si addebita e delle norme

che si ritengono violate.

Indice normativo:

la persona offesa che scrive il ricorso gioca a esercitare l'azione penale- enuncia lo

sforzo richiesto al PM per esercitare l'azione.

Occorre indicare anche i documenti e le fonti di prova, e le circostanze su cui deve

vertere l'esame dei testimoni. La lettera g e h della norma riguardano la funzione

probatoria. Il ricorso immediato ha funzione probatoria.

Per la persona offesa è necessaria la discovery delle proprie carte.

Occorre anticipare nel ricorso immediato anche i testimoni, quindi quello che si intende

portare in giudizio- anticipazione nel ricorso di ciò che si avrebbe per la presentazione

dibattimentale.

Questo in sintonia con la citazione a giudizio del PM.

Anche quando il PM cita in giudizio deve già dare un'indicazione delle fonti di prova;

nell'atto sono indicate le circostanze.

L'atto esercizio della funzione di discovery per la preparazione istruttoria

dibattimentale.

Il contenuto del ricorso è sintonico con quanto previsto per la citazione del PM.

Ultimo contenuto del ricorso:

il ricorrente ha già una data di presentazione del ricorso.

Si deliba positivamente il ricorso e si fissa un'udienza dibattimentale in cui si cita

l'imputato.

Il ricorso viene sottoscritto dalla persona offesa e anche dl difensore.

La presentazione del ricorso riproduce gli stessi effetti della presentazione della querela.

In che rapporti sono la presentazione del ricorso e quella della querela?

Nozione di diritto penale.

Per la presentazione della querela, decorrono i termini dalla conoscenza del fatto di

reato non dal tempus dell'atto.

Il tempus delicti e il tempo di conoscenza non sono coincidenti.

Percezione del fatto in cui si rientra.

La querela prevede come termine per la proposizione 3 mesi dalla conoscenza del fatto.

Sono previsti anche termini speciali per querele speciali- materia specifica.

Il legislatore introduce un nuovo strumento: il ricorso immediato.

In che rapporti si pone il ricorso immediato rispetto alla querela?

La presentazione del ricorso ha gli stessi effetti della querela.

Il ricorso immediato che vale come querela ha un termine per proporre ordinatorio e

perentorio.

Il termine perentorio è a termine di decadenza.

I termini ordinatori, se violati, non prevedono decadenza.

I termini perentori non sono previsti per i magistrati.

La cancelleria deve avvisare quando viene depositata la motivazione.

In ogni caso comportamenti reiterati potrebbero portare a sanzioni disciplinari.

Il termine per proporre querela è perentorio.

L'indagato/imputato ha interesse a dimostrare che la persona offesa si sia attivata oltre 3

mesi.

Art. 22.

Il ricorso viene presentato nel termine di 3 mesi dalla notizia del fatto di reato.

Stesso termine per fare querela o ricorso medesimo.

La persona offesa può decidere se fare ricorso immediato o querela, dato che il ricorso

immediato ottiene gli stessi effetti della querela.

Per il medesimo fatto, la persona che ha già presentato querela, può fare anche ricorso

immediato.

Si può decidere di presentare la querela per vari motivi, e in seguito anche il ricorso

immediato davanti al giudice di pace.

Il ricorso immediato viene proposto dopo che si è già fatto querela; da depositare la

copia per evitare una duplicazione di procedimenti.

L'art. 22 non consente solamente di chiudere i rapporti tra querela e ricorso immediato.

Il ricorso immediato dove si presenta? Nella cancelleria del giudice di pace competente

per territorio. Il destinatario del ricorso è il giudice di pace competente per territorio,

nella specie la cancelleria del giudice di pace competente per territorio.

Destinatario del ricorso: il giudice di pace competente per territorio.

Viene trasmessa una copia presso la segreteria del PM.

Fattispecie a formazione progressiva: il ricorso prima sottoscritto viene depositato

presso il giudice di pace; in seguito comunicato al PM.

Destinatari del ricorso immediato:

-segreteria del PM

-cancelleria del giudice

Come si deposita il ricorso in cancelleria, dando prova del deposito?

Prima si va nella segreteria del PM, e si deposita il ricorso; con il depisto del ricorso

viene apposto il timbro di deposito ricorso.

In seguito si va in cancelleria del giudice di pace per il deposito del ricorso.

Il ricorso viene previamente comunicato al PM.

Si tratta di una fattispecie a formazione progressiva.

Il destinatario del ricorso è il giudice, ma occorre comunicarlo anche al PM.

Entro 10gg da quando viene comunicato il ricorso al PM, il PM presenta richieste e

osservazioni al giudice di pace.

Richieste- pareri: art. 25 comma 2- parere contrario o favorevole.

Il giudice di pace decide sul ricorso immediato.

Il provvedimento che deve emettere è il decreto di convocazione delle parti con cui

effettivamente dice che il ricorso è fondato, emettendo il decreto di convocazione delle

parti.

Il giudice di pace entro 20gg da deposito del ricorso.

Si tratta di un termine ordinatorio o perentorio?

Il decreto di convocazione delle parti ha il compito, l'attribuzione fondamentale di far

nascere l'identità di imputato.

Con il decreto di convocazione delle parti la persona assume la veste di imputato.

Lo dice il dlgs 274/2000.

Fattispecie a formazione progressiva:

-ricorrente apre le ostilità

-parere del PM

-decreto di convocazione del giudice

Il decreto viene notificato a cura del ricorrente a quello che è l'imputato.

Prima dell'udienza dibattimentale viene determinato il giorno.

Il PM può modificare il contenuto del ricorso immediato??

Secondo la giurisprudenza, il PM può esprimere un parere contrario oppure modificare

l'imputazione confermando o modificando.

Una serie di norme prevede che in caso di modifica dei contenuti del ricorso sussiste un

danno civilistico, un danno del ricorrente può essere richiesto.

L'art. 21È orientato nel senso di un'instaurazione del contraddittorio nei confronti

dell'imputato.

Il ricorso immediato può contenere la costituzione di parte civile.

Il ricorrente nella totalità dei casi ha diritto al risarcimento civilistico del danno.

All'interno del ricorso immediato è possibile costituirsi parte civile.

La costituzione di parte civile è a pena di decadenza con la presentazione del ricorso.

Ciò significa che o ci si costituisce parte civile, oppure dopo non si può fare più nulla.

Se più parti si costituiscono parte civile, il ricorrente che apre l'ostilità che turba la

quiete sociale prevede una serie di adempimenti.

La richiesta di risarcimento civile o si fa nel ricorso o non si fa più.

Il tipo di imputazione davanti al giudice di pace prevede sempre un interesse

economico, per la richiesta di risarcimento.

La costituzione di parte civile serve per ottenere un risarcimento.

Cause di inammissibilità del ricorso.

-se presentato oltre il termine di 3 mesi

Se presentato fuori termini, il ricorso è inammissibile.

È inammissibile non solo il ricorso tardivo, ma anche la querela tardiva.

-oppure il ricorso presentato fuori dai casi previsti

Se il ricorso immediato per un reato procedibile d'ufficio, se non c'è la persona offesa.

Più problemi riguardano la procedura penale generale.

Lett a e b poco frequenti.

Se non sono citati i requisiti di forma già visti, prevedono cause di inammissibilità.

L'art. 21 prevede che tutti i requisiti costituiscono altrettante cause di inammissibilità

del ricorso:

-se il ricorso non risulta sottoscritto

-se manca la prova dell'avvenuta comunicazione del PM

Qual'è il ruolo del PM?

Fornire un parere o richiesta.

Art. 25.

Il PM può esprimere un parere contrario perchè ritiene il ricorso inammissibile.

Le ragioni per cui il PM può esprimere un parere contrario sono le stesse per cui il

giudice può dichiarare inammissibile il ricorso.

es. provvedimento del giudice di pace;

parere contrario del PM;

dichiarare inammissibilità del ricorso.

Se il PM da un parere favorevole- formulazione dell'imputazione confermandola.

È possibile lo ius variandi per il PM?

Lo ius variandi consiste nella possibilità di introdurre modifiche nel ricorso.

Il PM formula l'imputazione, confermando o rifiutando.

È prevista la possibilità di modificare la descrizione contenuta nel ricorso?

Non c'è solo un'alternativa si/no, ma è prevista anche la possibilità di introdurre

variazioni.

Sulla questione non c'è molta giurisprudenza, ma solo interventi dottrinali.

Di solito il PM dice si o no.

Fino a che punto il PM può modificare?

Istituto di procedimento penale previsto all'art. 516 cpp.

Art. 516 (1) (2) ( Modifica della imputazione )

<1. Se nel corso dell’istruzione dibattimentale il fatto risulta diverso da come è descritto

nel decreto che dispone il giudizio, e non appartiene alla competenza di un giudice

superiore, il pubblico ministero modifica l’imputazione e procede alla relativa

contestazione. >

In genere non si può modificare l'imputazione.

Secondo l'art. 516 cpp, l'imputazione in dibattimento può essere modificata.

Un limite è previsto all'art. 518 cpp, riguardante un fatto nuovo.

Art. 518 ( Fatto nuovo risultante dal dibattimento )

<1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 517, il pubblico ministero procede nelle forme

ordinarie se nel corso del dibattimento risulta a carico dell’imputato un fatto nuovo non

enunciato nel decreto che dispone il giudizio e per il quale si debba procedere di ufficio.

La dottrina dice che le modificazioni da parte del PM sono possibili nella stessa misura

in cui il PM può modificare la propria imputazione.

Questo consente al PM di calibrare l'accusa e adeguarla alle risultanze.

L'art. 518 cpp impedisce di formulare un fatto integralmente nuovo.

Per ciascuna fattispecie concreta il fatto diverso e il fatto nuovo come linea di

demarcazione in concreto è difficile da identificare.

Cosa fa il giudice di pace nel momento in cui si trova un ricorso immediato e un parere

del PM?

O se il PM nei 10gg di tempo a sua disposizione non da un parere?

Questione: il giudice di pace vincolato deve comunque aspettare il parere del PM?

Anche se il PM non ha presentato richieste/pareri il giudice di pace può comunque

pronunciarsi.

Il PM non dando il suo parere avrebbe potuto bloccare il procedimento.

Le decisioni vengono comunque prese dal giudice di pace.

Occorre ritenere il ricorso inammissibile per le ragioni di cui l'art. 24.

Cause di inammissibilità.

Prima tipologia decisoria: inammissibilità del ricorso

Secondo tipologia: manifesta infondatezza.

Ricorre anche nell'art. 25.

Il PM e il giudice hanno lo stesso sindacato: se il ricorso è inammissibile o

manifestamente infondato.

Manifesta infondatezza: ossimoro.

L'art. 666 cpp: processo di esecuzione

Art.666. (Procedimento di esecuzione). 1. Il giudice dell'esecuzione procede a richiesta

del pubblico ministero, dell'interessato o del difensore.

2. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge

ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi

elementi, il giudice o il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara

inammissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all'interessato.

Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.

3. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio, designato il

difensore di ufficio all'interessato che ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di

consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato

almeno dieci giorni prima della data predetta. Fino a cinque giorni prima dell'udienza

possono essere depositate memorie in cancelleria.

4. L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico

ministero. L'interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è

detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima

del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice

ritenga di disporre la traduzione.

5. Il giudice può chiedere alle autorità competenti tutti i documenti e le informazioni di

cui abbia bisogno; se occorre assumere prove, procede in udienza nel rispetto del

contraddittorio. >

Perchè si dice che il ricorso è manifestamente infondato?

Perchè consente al giudice di pace di terminare il procedimento in quel caso.

Non viene emesso il provvedimento di convocazione delle parti.

Si tratta di una decisione di rito e non di merito.

Non si celebra il processo, ma si fa una valutazione che anticipa il merito.

Il ricorso manifestamente infondato da alcuni problemi.

Il legislatore pensa alle cause che determinano un filtro problematico, perchè il

ricorrente manifesta il suo diritto ad un esame dibattimentale.

La manifesta infondatezza è un criterio di selezione in rito che però anticipa il merito.

I magistrati lo vedono con favore, perchè aiuta a togliere cause troppo estemporanee.

Si tratta di un criterio che nasce problematico in rito, ma che anticipa valutazioni di

merito.

Se il ricorso è inammissibile o manifestamente infondato il giudice di pace trasmette gli

atti al PM per un ulteriore corso del procedimento.

La locuzione della norma è apparentemente sibillina.

es. il ricorrente non ha ottenuto il decreto di convocazione delle parti.

Causa di inammissibilità meramente formale- mancata comunicazione al PM.

Succede che il giudice di pace non ha comunicato tutto al PM.

Si trasmette tutto al PM, che iscrive la notizia di reato.

Il ricorso viene dichiarato inammissibile per problemi formali.

Inizio delle indagini.

Descrizione insufficiente o anche manifestamente infondato.

L'art. 26 comma 2: quando il giudice di pace ritiene il ricorso inammissibile o

manifestamente infondato, trasmette gli atti al PM che procede.

Il procedimento refruisce con regole, ma omettendo la fase della PG.

Si ha una decadenza non causa di sanatoria.

Se il giudice di pace ritiene manifestamente infondato il ricorso, non è detto che sia

ritenuto tale dal PM.

Non c'è un vincolo formale per il giudice di conformarsi al parere del PM.

La relazione della PG non vincola il PM, il parere del PM non vincola il giudice.

Se il ricorso risulta inammissibile o manifestamente infondato per incompetenza per

materia, il giudice di pace restituisce gli atti al PM.

Il ricorso deve essere presentato davanti al giudice di pace competente per territorio.

Meccanismo minimo di salvataggio del ricorso:

il giudice di pace sostiene che il ricorrente ha sbagliato, per cui ha 20gg di tempo per

andare dal giudice di pace competente.

Sono fatte salve le decadenze.

Il procedimento prosegue davanti al giudice di pace territorialmente competente.

Alternative decisorie:

-inammissibilità

-manifesta infondatezza

Si valutano insieme perchè si tratta di decisioni di rito.

-incompetenza per materia/territorio (comma 3 e 4)

Il ricorso non è ammissibile, non è manifestamente infondato.

Decreto di convocazione delle parti.

Il decreto contiene:

-l'indicazione del giudice di pace procedente

-luogo/giorno/ora di comparizione

-vocatio in iudicium (giudice, giorno, luogo, ora in cui comparire per il dibattimento)

-generalità della persona nei cui confronti è presentato il ricorso che assume la veste

dell'imputato

-persona nei cui confronti è presentato il ricorso dell'imputato

Nell'invito a comparire viene avvisato il destinatario che non comparendo viene

dichiarato in contumacia.

In caso di assenza dell'imputato, il decreto deve sostituire la contumacia con l'assenza.

Art. 420 bis-ter-quater.

É previsto l'avviso che ha la facoltà di nominare il difensore di fiducia.

Nella trascrizione di comparizione è prevista la data di sottoscrizione.

Il decreto di convocazione delle parti, una volta emesso, viene notificato dal ricorrente.

Il ricorrente notifica alla persona citata in giudizio, al PM almeno 20gg prima

dell'udienza.

Termine a comparire di almeno 20gg; può essere causa di nullità del decreto di

comparizione delle parti.

In caso di cumulatività delle persone offese, l'art. 21 prevede l'onere del ricorrente, se ci

sono altre persone offese del medesimo reato, di dirlo nel ricorso.

Il ricorso presentato da una delle più persone offese non impedisce alle altre di

partecipare al processo.

Si tratta del meccanismo di partecipazione.

Altre persone offese non direttamente ricorrenti, a cui viene notificato il decreto di

convocazione delle parti, possono costituire parte civile nel processo iniziato dal

ricorrente.

L'idea del legislatore è quella di concentrare l'imputato e le più persone offese in un

unico processo.

Nell'ipotesi di lesioni commesse con una medesima azione che ha cagionato danni a più

persone, l'interesse dell'ordinamento non consiste che si facciano più ricorsi immediati

di questi soggetti, ma solo uno per tutti.

Prevale il principio del simultaneus processus, con lo stimolo di concentrare i ricorsi.

La mancata comparizione delle persone offese equivale alla rinuncia del diritto di

querela, e si ha remissione del giudizio se la querela non viene presentata.

La mancata comparizione equivale a rinuncia del diritto di querela.

Procedimento sul ricorso immediato della persona offesa.

Fattispecie a formazione progressiva.

Chi esercita l'azione penale?

Chi enuncia il decreto di convocazione delle parti nel dibattimento.

Chi esercita l'azione penale:

-ricorso

-decreto

Se il PM da un parere negativo, il giudice è vincolato o no?

La giurisprudenza ha risposto che è vincolato.

Il giudice di pace, a fronte del parere negativo del PM, non può emettere il decreto di

convocazione delle parti-secondo un'interpretazione giurisprudenziale.

A fronte del parere negativo del PM, il giudice di pace non può emettere il decreto di

convocazione della parte.

Il PM non può condizionare il giudice a esercitare l'azione penale.

L'art. 112 cost non pone il monopolio dell'azione penale al PM nell'esercizio dell'azione

penale.

Il PM deve indagare, e se fondata deve portarla avanti.

Il PM non può agire sulla base di emotività.

Ma non c'è monopolio del PM; è possibile anche l'azione penale venga attribuita anche

ad altre persone.

L'unica cosa vietata è impedire al PM di esercitare l'azione penale.

L'art. 112 cost non pone un monopolio.

L'art. 112 non pone un problema dal punto di vista di chi esercita l'azione penale.

La giurisprudenza dice che il PM esercita l'azione penale, ma senza diritto di veto con i

pareri.

Azione fantasma dell'esercizio penale.

Il mancato parere del PM equivale ad un parere positivo.

Il procedimento di pace è talmente nuovo che scardina le categorie tradizionali.

Il PM interviene con un parere ma non condiziona l'azione penale.

Il procedimento è talmente nuovo che si aggiornano le categorie.

Fattispecie a formazione progressiva.

Esercizio dell'azione progressiva dell'azione penale.

Chi esercita l'azione penale: discorso articolato sulla formazione progressiva.

Il PM non ha il monopolio.

APPUNTI 13/10/16

Art. 35.

Istituti del capo quinto.

Rapporti con il 131 bis per quanto riguarda i rapporti di specialità.

Sottosistema di parte.

Art. 34: istituto di applicazione scarsa.

Art. 35 molto utilizzato.

Rispetto alla remissione, la querela riguarda la volontà della persona offesa.

L'art. 35 impone al giudice di sentire le parti e instaurare il contraddittorio, ma il giudice

è libero di apprezzare lo sforzo dell'imputato e pervenire alla parte.

Viene dato uno sforzo insufficiente per un danno maggiore.

Art. 35:

norma strutturata per operare il dibattimento davanti al giudice di pace che, sentite le

parti e in udienza valuta se dichiarare estinto il reato oppure no.

A livello di prassi decide l'ufficio del giudice di pace.

In alcuni uffici, il giudice di pace in qualche modo si trova ad anticipare il meccanismo

alla fase delle indagini.

C'è una forte capacità deflattiva, per evitare il dibattimento e anticipare l'operatività

istruttoria anche alle indagini preliminari.

La prassi non va contra legem ma praeter legem.

Sempre per esigenze efficientistiche-esame della giurisprudenza.

Ai sensi dell'art. 35, il giudice deve valutare due aspetti:

-risarcitoria

-penalistica propriamente detta

Ci sono esigenze di prevenzione e riprovazione, esigenze del soggetto che monetizza la

risposta penale.

Consente al giudice di pace di non pronunciare la sentenza.

Concetto di restituzione e risarcimenti.

Il giudice, per pronunciare la sentenza ex art. 35 deve verificare l'integrale, ritenere che

il risarcimento del danno offerto dall'imputato sia integrale oppure no.

Risposta della giurisprudenza: il risarcimento integrale, secondo una valutazione

giudiziale, può divergere dalla valutazione della persona offesa.

es. l'integrale può valere da 100 a 50 secondo le opinioni contrastanti.

Dal reato viene valutato il danno materiale, ma anche il danno morale.

Una delle ipotesi di risarcimento del danno morale è previsto dall'art. 2059 cc e art.

183/5 cp.

In presenza di reato, il soggetto/persona offesa ha diritto al risarcimento del danno

patrimoniale e al danno morale.

Se ci sono più lesioni, si fa il calcolo dei giorni.

Ci sono reati in cui è difficile mettersi d'accordo (es. lesioni d'onore/minacce).

Ci possono essere discordanze sulla valutazione delle lesioni da reato.

Il giudice può pronunciare ex art. 35 se ritiene che il risarcimento sia integrale e non

parziale.

Sentenza febbraio 2016.

A fini declaratori ex art. 35, non deve acquisirsi il consenso della persona offesa.

Vengono sentite le parti in contraddittorio, ma non vincolati.

La persona offesa non ha diritto di veto.

Il giudice di pace acquisisce solo un parere della persona offesa, a fini di declaratoria di

estinzione pur nel dichiarato dissenso della persona offesa.

In ogni caso ha un onere di motivazione.

È previsto l'onere del giudice di esprimere una valutazione sulla congruità della somma

di denaro messa a disposizione dell'imputato in relazione ai parametri normativi.

Ci possono essere compensazioni civilistiche e penalistiche, a seconda che si tratti di

danno patrimoniale e non patrimoniale.

La parte civile dissenziente in udienza può impugnare la sentenza ex art. 35.

La pronuncia di estinzione del reato ex art. 35 non può essere impugnata.

Un'altra cassazione dice che in tema di reati di competenza del giudice di pace non

sussiste l'interesse della parte civile a impugnare la sentenza ex art. 35.

Perchè la giurisprudenza dice che tale pronuncia non ha un effetto pregiudizievole nei

confronti della parte civile.

Di fatto c'è discordia tra sentenze:

-la seconda sentenza ex art. 35 se risarcimento integrale

-la parte civile dissenziente non può impugnare

es. la parte civile dice che andrà a fare giudizio civile;

nonostante la sentenza del giudice di pace, la sentenza non produce efficacia.

Il giudice civile ne tiene conto, ma in parte civile si parte già male.

La sentenza ex art. 35 dichiarata contro la volontà del danneggiato viene negata per la

parte civile.

Nel caso del giudice di pace, le sentenze non sono mai condivisibili.

L'art. 35 è molto frequente, e presenta vantaggi nel rapporto con la giurisdizione civile.

La parte civile non può impugnare la sentenza perchè difetta d'interesse.

Il giudice di pace deve verificare l'integralità del risarcimento secondo un'altra sentenza.

Secondo il dlgs, base di impugnazione.

Come funziona l'impugnazione davanti al giudice di pace?

Il Pubblica ministero di cui l'art. 36 può proporre appello contro le sentenze di

condanna.

Norma costituzionale art. 111.

Articolo 111. La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a

giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Tutte le sentenze/provvedimenti in materia di libertà personale sono ricorribili per

violazione; la ricorribilità in cassazione delle sentenze è garantita a livello

costituzionale.

L'art. 36 comma 2 è superfluo o ricognitivo rispetto al principio costituzionale.

Il comma 1 parla non della cassazione, ma del grado di merito.

Quando è previsto appello?

Il PM può proporre appello contro le sentenze di condanna, ma non può proporre

appello contro le sentenze di proscioglimento.

Il proscioglimento è una macrocategoria di:

-assoluzione

-non doversi procedere in rito

Species del proscioglimento.

Il PM non può appellare contro le sentenze di proscioglimento, può solo fare ricorso in

cassazione.

Le sentenze di proscioglimento non sono appellabili.

Comma della norma modificato dalla legge 46/2006 (legge Pecorella dal nome del

relatore parlamentare), che ha inserito che codice di procedura penale l'inappellabilità

delle sentenze di proscioglimento.

Si tratta dell'art. 593 cpp.

Art. 593 (Casi di appello) - <1. Salvo quanto previsto dagli artt. 443, 448 comma 2, 469

il pubblico ministero e l’imputato possono appellare contro le sentenze di condanna o di

proscioglimento.

2. L’imputato non può appellare contro la sentenza di proscioglimento perché il fatto

non sussiste o per non aver commesso il fatto.

3. Sono inappellabili le sentenze di condanna per le quali è stata applicata la sola pena

dell’ammenda e le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere relative a

contravvenzioni punite con la sola pena dell'ammenda o con pena alternativa >

Norma sui casi di appello modificata dalla legge.

Si è tornati alla versione precedente per 3 sentenze della corte costituzionale che hanno

smantellato il principio di legge. La legge 46/06 ha previsto l'inappellabilità, per cui

l'imputato è privato della lotta contro lo stato.

Non è possibile appellare la sentenza di proscioglimento.

Lo stato nel primo grado di colpevolezza; dopo non può chiedere il giudizio di merito.

La legge non ha retto, e la corte costituzionale ha demolito l'impianto.

L'impianto regge ancora nel sottosistema di pace.

Non c'è nessuna nota sentenza che ha smentito.

La corte costituzionale ha promosso l'assetto nel sottosistema di pace, come scritto nel

comma 1.

Il PM può solo appellare le sentenze di condanna e non quelle di proscioglimento.

La legge 46/06 è stata distrutta come legge.

Contro le sentenze di condanna il PM può appellare non contro tutte le sentenze di

condanna, ma solo contro quelle che applicano una pena diversa da quella pecuniaria.

(es. lavoro di pubblica utilità o permanenza domiciliare).

Il 90% delle condanne emesse dal giudice di pace sono a pena pecuniaria.

Il PM appella la sentenza di condanna.

Sentenze di condanna emesse dal giudice di pace.

Solo una parte minore riguarda la sentenza, una minima parte di condanna- condanna

diversa da quella pecuniaria.

Comma 1: impugnazione di merito

Comma 2: impugnazione di legittimità

L'art. 38 riguarda la possibilità di impugnare del ricorrente, che ha presentato il ricorso

immediato al giudice.

Fattispecie di esercizio progressivo cumulativo dell'azione penale.

Il ricorrente ha potere di impugnazione?

L'art. 38 consente al ricorrente l'impugnazione negli stessi casi in cui è ammessa

l'impugnazione da parte del PM.

Casi di legittimazione individuabili per relationem con l'art. 36.

Nella misura in cui può impugnare il PM, se si tratta di ricorso immediato può

impugnare anche il ricorrente, agli effetti penali.

Questo significa che il ricorrente può da solo non esercitare (perchè le norme non sono

chiare), ma sostenere l'accusa nei gradi di impugnazione.

Il ricorrente può impugnare agli effetti penali.

Il ricorrente ha la stessa attitudine del PM anche agli effetti penali.

Cosa fa l'imputato?

Può proporre appello contro (grado di merito) le sentenze di condanna del giudice di

pace che applicano una pena diversa da quella pecuniaria.

Quando l'imputato è condannato dal giudice di pace, può presentare appello se la pena è

diversa da quella pecuniaria (domicilio, pubblica utilità).

Non può proporre appello anche contro le sentenze che applicano la pena pecuniaria, se

impugna il capo relativo alla condanna di risarcimento del danno.

Ciò significa che, come l'imputato, il giudice di pace si augura che ci sia una parte

civile, perchè se se c'è condanna può comunque presentare appello e il reato si

prescrive.

Regola per l'impugnazione di merito: appello.

L'impugnazione di merito è una possibilità che viene data all'imputato negli stessi casi

in cui sono dati al PM.

Per l'imputato c'è un quid pluris:

-se parte civile

-se la sentenza di condanna è oggettivamente cumulativa

Capo di condanna penalistico per la pena pecuniaria e civilistico a titolo di risarcimento.

In questi casi l'imputato può proporre appello.

Questo avverso entrambi i casi.

Se impugna il capo relativo alla condanna anche generica del risarcimento del danno, si

fa un raffronto tra l'art. 36 e 38.

Il ricorrente nel sistema di pace ha la stessa facoltà di impugnazione del PM; ha un

potere di impugnazione anche agli effetti penali.

L'impugnazione del ricorrente è prevista negli stessi casi in cui è ammessa

l'impugnazione da parte del PM.

Quando il ricorrente può impugnare le sentenze di proscioglimento?

Con ricorso per cassazione

Il ricorrente può svolgere quello che fa il PM.

Il ricorrente ha le stesse facoltà che ha il PM, in appello contro le sentenze di condanna.

In appello si possono impugnare la condanna e il proscioglimento, agli effetti penali e

negli stessi casi.

Secondo la giurisprudenza, il ricorrente ha una posizione identica a quella del PM.

L'imputato ha la possibilità di appellare solo se c'è la pena pecuniaria in caso di

condanna, e proporre appello solo se si tratta del capo civile.

L'appello normalmente è per il lavoro di pubblica utilità contro la pena pecuniaria se il

capo è civilistico.

Nella prassi la parte civile per il primo grado; si ha doppio grado di merito in quetso

modo.

Se c'è proscioglimento non c'è problema.

Se c'è condanna si parla di appello.

Le sentenze di proscioglimento sono ricorribili solo per cassazione, e le sentenze di

condanna che applicano la sola pena pecuniaria in cui non ci sia il capo civilistico.

Il comma 2 è l'inverso del comma 1.

Nel comma 1 si dice che le sentenze di condanna che applicano una pena diversa da

quella pecuniaria possono essere impugnate, e le sentenze di pena pecuniaria con capo

civilistico.

Le sentenze di proscioglimento mancavano nel comma 1.

L'art. 37 secondo la giurisprudenza dice che di norma le sentenze di condanna per la

pena pecuniaria sono impugnabili solo con ricorso per cassazione.

In eccezione è previsto l'appello se si parla di pena pecuniaria e restituzione.

Nelle ipotesi in cui l'imputato era stato condannato ad una duplice pena pecuniaria e

risarcimento, presentava appello impugnando solo la condanna penale.

La pena pecuniaria di condanna contempla l'appello.

La giurisprudenza è animata da una sorta di favor impugnationis.

Orientamento della cassazione: è ammissibile l'appello proposto dall'imputato/difensore.

Se l'imputato ha impugnato la sentenza di condanna (pena multa/ammenda), ancorchè

non specificatamente rivolto alla condanna relativa al risarcimento del danno, anche se

non è detto che si voleva impugnare il risarcimento del danno non importa.

Art. 574, 4 comma: l'impugnazione proposta con il capo sulla responsabilità penale

estende gli effetti anche ai capi dipendenti.

Vengono ricompresi quelli concernenti il risarcimento del danno presupposto.

Art. 574, 4 comma: <4. L’impugnazione dell’imputato contro la pronuncia di condanna

penale o di assoluzione estende i suoi effetti alla pronuncia di condanna alle restituzioni,

al risarcimento dei danni e alla rifusione delle spese processuali, se questa pronuncia

dipende dal capo o dal punto impugnato.>

La giurisprudenza che salva l'impugnazione non l'ha fatto correttamente.

L'impugnazione penale estende gli effetti anche a quella civile.

Aspetto specifico:

chi è il giudice d'appello?

Chi decide le sentenze contro il giudice di pace?

Il tribunale in composizione monocratica.

È sufficiente e necessario il giudice d'appello del tribunale in composizione monocratica

all'interno del circondario (competenza funzionale).

Procedimento d'esecuzione- specificità in materia esecutiva.

2 norme:

-art. 40 co.1

-giudice di esecuzione art. 665 cpp

Art.665. (Giudice competente). 1. Salvo diversa disposizione di legge, competente a

conoscere dell'esecuzione di un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato.

2. Quando è stato proposto appello, se il provvedimento è stato confermato o riformato

soltanto in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, è

competente il giudice di primo grado; altrimenti è competente il giudice di appello.

3. Quando vi è stato ricorso per cassazione e questo è stato dichiarato inammissibile o

rigettato ovvero quando la corte ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato,

è competente il giudice di primo grado, se il ricorso fu proposto contro provvedimento

inappellabile ovvero a norma dell'art. 569, e il giudice indicato nel comma 2 negli altri

casi. Quando è stato pronunciato l'annullamento con rinvio, è competente il giudice di

rinvio.

4. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi da giudici diversi, è competente il

giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo. Tuttavia, se i

provvedimenti sono stati emessi da giudici ordinari e giudici speciali, è competente in

ogni caso il giudice ordinario.

4 bis. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi dal tribunale in composizione

monocratica e collegiale, l'esecuzione è attribuita in ogni caso al collegio.

È previsto un dualismo di giurisdizioni:

-giudice di esecuzione

-magistratura di sorveglianza

In Italia il giudice di esecuzione ha un compito previsto dal legislatore inerente la

modifica della sentenze di condanna, a titolo esecutivo.

Se si tratta di amnistia o indulto, di abolitio criminis, se il condannato vuole, può

chiedere il riconoscimento del concorso formale o reato continuato in fase esecutiva.

Il giudice di esecuzione eventuale non per forza viene chiamato in causa nella fase

esecutiva.

Il giudice di esecuzione in Italia è disciplinato dall'art. 665 cpp.

Non si è creato un ufficio del giudice di esecuzione, ma un giudice di competenza

funzionale.

Il giudice di esecuzione è il giudice che ha emesso il provvedimento da eseguire.

Torna sulla sentenza per modificare l'evento richiesto a seconda dell'eventualità.

La norma ai sensi dell'art. 665 cpp prevede talvolta il giudice di esecuzione di primo

grado, ma anche il giudice d'appello.

Ci sono 3 gradi di giudizio in Italia.

La sentenza è a formazione progressiva:

-primo grado

-appello

-riconferma in cassazione

L'art. 665 cpp prevede che il giudice di esecuzione, e non la corte di cassazione, perchè

si occupa solo di legittimità e non di merito.

La competenza viene divisa tra giudice di primo grado e appello, sulla base di una

rielaborazione sostanziale.

Riforma pesante in appello della sentenza-- giudice d'esecuzione d'appello, altrimenti

giudice di primo grado.

Ripartizione tra giudici di primo grado e d'appello.

In questo caso c'è un'eccezione: il giudice d'esecuzione emana sentenze d'appello per il

giudice di pace, mai il tribunale in composizione monocratica.

C'è l'esigenza di raggruppare le funzioni al giudice di pace, anche se la sentenza viene

modificata per 2 ragioni:

-sgravare la magistratura togata

-conoscere le questioni esecutive che si applicano solo davanti al giudice di pace

Ci sono 2 specificità:

-procedimento d'esecuzione

-procedura in generale

Il giudice d'esecuzione, quando procede, lo fa secondo l'art. 665-666 sul procedimento

d'esecuzione, che è un modo per garantire il contraddittorio prima che il giudice

d'esecuzione si pronunci sulla questione.

Celebrazione in udienza camerale e contro il provvedimento del giudice d'esecuzione è

possibile il ricorso per cassazione.

La cassazione vale anche per il giudice di pace? No.

La specificità del giudice di pace consiste nell'invitare il tribunale in composizione

monocratica a fare chiarezza in appello.

Contro le decisioni che prende il giudice di pace, come per il giudice d'esecuzione, sono

impugnabili, ma non con ricorso per cassazione, bensì per motivi di legittimità al

tribunale in composizione monocratica.

Non si fa valere un errore di impugnazione in cassazione.

Specificità: contro tutti i provvedimenti del giudice d'esecuzione c'è l'impugnazione; in

questo caso la competenza è il tribunale in composizione monocratica.

APPUNTI 18/10/16

Parere negativo del PM-parere di inammissibilità, incompetenza per materia.

Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche.

Decreto legislativo 231/2001, noto come atto 231.

Alla base del decreto legislativo, c'è la responsabilità penale delle persone giuridiche.

La responsabilità penale tipica è quella delle persone fisiche, ma esiste anche quella

delle società.

Normativa della responsabilità delle persone giuridiche:

-decreto legislativo 231/2001

-legge delega 300/2000

-adeguamento dell'ordinamento italiano in base a input provenienti dall'estero,

convenzioni internazionali e diritto comunitario

Responsabilità penale:

-norme sostanziali

-norme processuali

-norme prodromiche a quelle processuali

Il decreto legislativo 231 riguarda la responsabilità delle persone giuridiche:

-penale

-amministrativa

-tertium gentium

Come si definisce la responsabilità:

si parla di responsabilità amministrativa nel decreto legislativo 231.

C'è un ampio margine di manovra nell'esercizio di discrezionalità per qualificare la

responsabilità degli enti.

Responsabilità amministrativa: ricerca di un illecito amministrativo e si applicano

all'autore le sanzioni amministrative.

Però si tratta di una responsabilità amministrativa della persona giuridica, che dipende

da reato presupposto.

Il sistema 231 è più complesso di tutti gli altri microsistemi.

Il sistema 231 prevede 2 oggetti:

-un reato presupposto commesso dalla persona fisica

-responsabilità amministrativa a vale dipendente dal reato presupposto in capo alla

persona giuridica

Duplicità di piani che moltiplica per un coefficiente per i problemi interpretativi.

Si è sempre a che fare con il reato della persona fisica dell'illecito amministrativo della

persona giuridica.

Quando si parla di enti, persone giuridiche, quali sono gli enti che soggiaciono alla

responsabilità?

Art. 1: enti forniti di personalità giuridica.

Art. 1. Soggetti

<1. Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilita degli enti per gli illeciti

amministrativi dipendenti da reato.

2. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalita giuridica e

alle societa' e associazioni anche prive di personalita' giuridica.

3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non

economici nonche' agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. >

Nel 231 sono ricomprese le società, ma anche le associazioni prive di personalità

giuridica.

Tutte le persone giuridiche disciplinate all'interno del codice civile- figure disciplinate

dai primi articoli del codice civile.

Sono previsti anche i comitati in forma organizzativa e associativa e tutto il fenomeno

delle società di persone e di capitali.

C'è un rinvio ad una ridefinizione delle persone giuridiche ampia.

Il decreto legislativo si applica in modo quanto più esteso possibile.

Gli enti esclusi sono: enti pubblici, lo stato, enti pubblici territoriali, regioni, province,

comuni, comunità montane, aree metropolitane.

Vi sono poi gli enti pubblici non economici, enti che svolgono funzioni di rilievo

costituzionale (es. senato, camera, CSM consiglio superiore della magistratura, ecc..).

IL comma 3 dell'art. 1 prevede le esenzioni per gli enti pubblici in ragione del fatto che

non svolgono prevalentemente attività di carattere economico.

<3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non

economici nonche' agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale. >

L'art. 1 prevede una definizione ampia di persona giuridica con rinvio alle norme

codicistiche ed esenzione degli enti pubblici.

I destinatari delle norme cui viene applicato il sistema 231 sono menzionati nell'art.1.

In cosa consiste la responsabilità dell'ente?

Art. 5. Responsabilita' dell'ente

<1. L'ente e' responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:

a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di

direzione dell'ente o di una sua unita' organizzativa dotata di autonomia finanziaria e

funzionale nonche' da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo

dello stesso;

b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla

lettera a).

2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse

esclusivo proprio o di terzi.>

é prevista una connessione tra la responsabilità amministrativa dell'ente per il reato

commesso dalla persona fisica nel suo interesse e vantaggio.

L'ente non risponde se le persone hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.

Il vantaggio per l'ente è la condizione per avere responsabilità.

L'ente può liberarsi da responsabilità se le persone fisiche hanno agito nell'interesse

esclusivo proprio o di terzi estranei.

Requisiti della responsabilità delle persone giuridiche:

1) Il primo requisito per la responsabilità è l'interesse o il vantaggio per l'ente:

-in positivo al comma 1

-in negativo con il meccanismo difensivo al comma 2

2) Secondo requisito:

Il reato viene commesso da due possibili autori di reato:

-figure o persone apicali, cioè coloro che rivestono una funzione di rappresentanza

dell'amministrazione

-oppure soggetti sottoposti a direzione o vigilanza

Ci sono due figure dell'ente:

-persone apicali (direttori, consiglio di amministrazione)

-oppure dipendenti della società

Agli apicali il dlgs 231/2001 parifica anche la figura dell'amministratore di fatto, che

esercita l'amministrazione della società, mettendosi come amministratore della società,

per svolgere occultamente funzioni di amministratore.

In questo caso è prevista una risposta penale- l'amministratore di fatto risponde

penalmente anche se mette una copertura; a livello di responsabilità risponde.

È utile specificare che i reati presupposto del sistema 231 sono commessi o da persone

formalmente apicali, o anche da persona che lo sono sostanzialmente e che agiscono di

fatto come direttori, rappresentanti, amministratori.

Anche se in concreto c'è un problema di effettività della risposta penale.

Divisione tra la lettera a e la lettera b della norma:

-lettera a) apicali

-lettera b) dipendenti

La conseguenze è nel dettaglio della responsabilità.

Per i soggetti apicali, la questione è meglio specificata all'art. 6, mentre per i dipendente

all'art.7. Ciascuna lettera ha la sua specificazione con differenze sostanziali.

Art. 6. Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell'ente

<1. Se il reato e' stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera

a), l'ente non risponde se prova che:

a) l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del

fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di

quello verificatosi;

b) il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro

aggiornamento e' stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di

iniziativa e di controllo;

c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di

organizzazione e di gestione;

d) non vi e' stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla

lettera b).

2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i

modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:

a) individuare le attivita' nel cui ambito possono essere commessi reati;

b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle

decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;

c) individuare modalita' di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la

commissione dei reati;

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare

sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;

e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle

misure indicate nel modello.

3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le

esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle

associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di

concerto con i Ministeri competenti, puo' formulare, entro trenta giorni, osservazioni

sulla idoneita' dei modelli a prevenire i reati.

4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1,

possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente.

5. E' comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche nella

forma per equivalente.>

Art. 7. Soggetti sottoposti all'altrui direzione e modelli di organizzazione dell'ente

<1. Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente e' responsabile se la

commissione del reato e' stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di

direzione o vigilanza.

2. In ogni caso, e' esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente,

prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di

organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello

verificatosi.

3. Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'organizzazione

nonche' al tipo di attivita' svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attivita'

nel rispetto della legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.

4. L'efficace attuazione del modello richiede:

a) una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte

significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti

nell'organizzazione o nell'attivita';

b) un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate

nel modello. >

Se il reato è commesso ai sensi dell'art. 6, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se

prova che non avrebbe potuto controllare i dipendenti.

È prevista un'inversione dell'onere delle prova per gli apicali quando è chiamata in

causa la responsabilità penale.

L'inversione dell'onere della prova riguarda i modelli organizzativi (i compliance

programs) degli enti-modelli organizzativi con cui l'ente deve dimostrare di aver

previsto i rischi di reato-presupposto e di aver fatto i dovuti documenti di analisi dei

rischi e prevenzione dei rischi nonché periodici controlli.

Si tratta di modelli organizzativi per l'implementazione dei rischi.

Ciascuna persona giuridica è sottoposta al 231 di un proprio modello organizzativo

necessario.

Però, non tutte le persone giuridiche hanno un modello organizzativo; molte ne sono

sprovviste.

È importante avere un modello, perchè è il primo oggetto di prova che occorre avere

adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del fatto.

Se si fa prima, l'ente è esente da responsabilità, se di fa dopo ci sono forti sconti di

sanzione.

Per questo è prevista un'adozione efficace di attuare modelli di organizzazione di

gestione.

Art. 6, comma1, lettera b): è descritto l'ODV (organismo di vigilanza).

L'organismo od organo di vigilanza ha il compito di vigilare sul funzionamento e

l'osservanza dei modelli in modo tale che non siano solo modelli di carta.

Occorre costituire un organismo di vigilanza indipendente e con poteri di controllo.

L'ODV non è meramente di facciata, ma ha ampi poteri di controllo e di iniziativa.

Si tratta di un modello organizzativo che vigila sui modelli organizzativi.

Gli ultimi due requisiti si trovano contenuti nella lettera c) e d) dell'art.6, che parlano di

violazione dei modelli organizzativi, quando le persone autrici del reato hanno eluso

fraudolentemente il modello, e non c'è stata condotta colposa dell'organismo di

vigilanza.

L'organismo di vigilanza viene comunque vigilato.

C'è un coefficiente di fraudolenza per gli apicali autori del reato di eludere il modello e

ingannare gli organi di vigilanza.

C'è un'inversione dell'onere della prova, quando si tratta di un soggetto apicale-

inversione dell'onere della prova sostanziale.

Nel comma 2 c'è un elenco del contenuto minimo del modello organizzativo.

Come si fa il modello organizzativo? Viene indicato nell'art. 6 comma 2: è necessario

prevedere protocolli e individuare le attività a rischio.

Per fare questo occorre contemplare i modelli organizzativi e il loro contenuto.

L'art. 7 contempla come autore del reato presupposto non un apicale, ma un semplice

dipendente. Si tratta del caso previsto dall'art.5, comma 1, lett b), secondo cui l'ente è

responsabile se la commissione del reato è resa possibile dall'inosservanza di obblighi di

direzione e vigilanza.

Si tratta di un criterio di ripartizione dell'onus probandi.

La pubblica accusa, se vuole provare i fatti, deve allegare le circostanze.

Occorre dimostrare che il dipendente ha commesso il reato, violando gli obblighi e

sottraendosi a direzione e vigilanza di chi gli è sopra.

Nel caso dei modelli organizzativi viene esclusa l'inosservanza degli obblighi di

direzione e vigilanza.

L'inosservanza degli obblighi è il presupposto della responsabilità.

Se l'ente ha adottato ed efficacemente attuato il contenuto del modello organizzativo,

non sussiste responsabilità.

L'art. 6 prevede il rischio di reati da parte dei soggetti dipendenti.

Un conto è cosa può fare il presidente del consiglio di amministrazione, un conto cosa

può fare l'addetto all'unità produttiva.

Il modello organizzativo prevede entrambi gli aspetti.

Deve sussistere una ragione di esclusione della responsabilità della persona giuridica

per un reato commesso dal dipendente.

Ci sono una serie di prescrizioni su come viene fatto il modello organizzativo:

-ridondanza dell'idoneità (idoneo a prevenire lo svolgimento dell'attività)

-verifiche periodiche

-sistemi disciplinari

Il modello organizzativo riguarda una mappatura dell'intera impresa e dei suoi rischi

(mappature risk), come disciplinato agli articoli 5/6/7.

Sono previsti oneri per i dipendenti.

Per tutti e due è previsto il favor legislativo del modello organizzativo.

I modelli organizzativi devono essere efficaci, idonei, e costantemente aggiornati, al

fine di prevenire il rischio della commissione dei reati.

Sanzioni applicate dal sistema 231: elenco di sanzioni all'art. 9.

Art. 9. Sanzioni amministrative

1. Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:

a) la sanzione pecuniaria;

b) le sanzioni interdittive;

c) la confisca;

d) la pubblicazione della sentenza.

2. Le sanzioni interdittive sono:

a) l'interdizione dall'esercizio dell'attivita';

b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla

commissione dell'illecito;

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le

prestazioni di un pubblico servizio;

d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca

di quelli gia' concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Le sanzioni di tipo amministrativo sono 4:

-pecuniaria

-interdittiva

-confisca

-pubblicazione della sentenza

La sanzione pecuniaria è indefettibile e si applica sempre.

Le sanzioni interdittive si applicano nei casi più gravi.

La confisca si applica sempre, laddove possibile.

La pubblicazione della sentenza si applica per ledere l'onore dell'ente.

La sanzione principale è quella pecuniaria, descritta bene agli articoli 10 e 11 della

norma.

Art. 10. Sanzione amministrativa pecuniaria

<1. Per l'illecito amministrativo dipendente da reato si applica sempre la sanzione

pecuniaria.

2. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento

ne' superiore a mille.

3.L'importo di una quota va da un minimo di lire cinquecentomila ad un massimo di lire

tre milioni.

4. Non e' ammesso il pagamento in misura ridotta. >

Art. 11. Criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria

<1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero

delle quote tenendo conto della gravita' del fatto, del grado della responsabilita' dell'ente

nonche' dell'attivita' svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per

prevenire la commissione di ulteriori illeciti.

2. L'importo della quota e' fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali

dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione.

3. Nei casi previsti dall'articolo 12, comma 1, l'importo della quota e' sempre di lire

duecentomila.>

L'art. 10 contiene un avverbio fondamentale: si applica sempre la sanzione pecuniaria.

Ciò significa che deriva sempre l'applicazione della sanzione pecuniaria da illecito

amministrazione.

La logica applicazione della sanzione pecuniaria si applica su modello bifasico.

La sanzione pecuniaria ha un meccanismo tale per cui:

-prima il giudice individua il numero di quote da applicare all'ente (numero di quote

compreso tra 100 e 1000)

-una volta determinato il numero delle quote, si determina il valore della singola quota

L'importo delle quote viene fatto in lire, e poi impostato per la singola quota.

Quindi prima si determina il numero di quote, poi si determina il valore della quota.

Qual'è il criterio che deve guidare il giudice nella valutazione del numero delle quote e

del valore della quota?

Il numero delle quote si determina tenendo conto in sostanza di tutta una serie di indici

penalistici (gravità del fatto, individuazione dell'ente); si tratta di una valutazione

penalistica.

L'importo della quota riguarda una valutazione patrimoniale.

Nel sistema americano si chiama deep pocket (tasca profonda), perchè riguarda i

soggetti economici a tasca profonda.

Per coprire gli enti a tasca profonda, si ha il pagamento di una sanzione più elevata.

Se si tratta di soggetti deep pocket, occorre determinare l'importo delle singole quote

verso l'alto, il massimo, altrimenti l'importo è basso.

Si tratta di importi alti che l'ente deve pagare.

Seconda sanzione: sanzione interdittiva- non si applica sempre, ma solo nei casi

previsti. Tendenzialmente si tratta di sanzioni pesanti, e riguarda qualcosa che l'ente

vuole evitare di vedersi applicare.

Le sanzioni interdittive possono essere utilizzate anche come misure cautelari.

Il legislatore ha previsto una sorta di risparmio, ma per le medesime sanzioni.

Come sono le sanzioni interdittive? Sono pesanti rispetto ad un mero pagamento della

sanzione pecuniaria.

Riguardano l'interdizione dall'esercizio dell'attività, per cui l'ente per il periodo della

durata della sanzione chiude l'attività.

Si tratta di una sorta di pena di morte l'ente, che non può operare giuridicamente, come

se non esistesse.

Le sanzioni interdittive vengono utilizzate nei casi più gravi:

es. sospensione/revoca autorizzazioni utilizzate per commettere illecito;

indebita erogazione di incentivi pubblici- fondi comunitari vincolati al possesso di

determinati requisiti; l'ente ha dichiarato il falso per percepire tali contributi.

Autorizzazioni, licenze, concessioni funzionali all'esercizio dell'attività economica, nel

cui ambito è stato commesso l'illecito.

Il divieto di contrattare con la PA diventa una sanzione pesante quando fa parte della

persona giuridica avere rapporti con la PA.

Ci sono imprese che non lavorano con le PA, e altre imprese che invece lavorano con le

stesse.

Tra le sanzioni interdittive vi è l'esclusione di agevolazioni, finanziamenti, contributi o

sussidi, per cui sono richieste agevolazioni non spettanti.

Ultime sanzione interdittiva: non utilizzare ciò che si produce o che si offre sul mercato.

Queste sanzioni hanno tutte una matrice economica, dato che vogliono colpire l'attività

dell'ente in relazione al reato presupposto a monte.

A seconda del tipo di reato presupposto e dell'illecito commesso, occorre applicare una

delle sanzioni interdittive.

Quando si possono applicare le sanzioni interdittive?

Solo quando previste dalla legge.

Mentre la sanzione pecuniaria si applica sempre, mentre per quanto riguarda le sanzioni

interdittive l'applicazione solo per quel reato presupposto previsto espressamente dalla

legge.

es. criminalità organizzata; una delle ipotesi in cui la responsabilità amministrativa

riguarda la sanzione interdittiva.

L'art. 416 bis prevede un reato di crimine organizzato, per cui la sanzione pecuniaria va

da 400 a 1000 quote.

Inoltre nei casi di condanna si applicano anche le sanzioni interdittive per la durata non

non inferiore ad 1 anno.

Non per tutti i reati presupposti è espressamente prevista la sanzione per quel tipo di

reato.

Le sanzioni interdittive si applicano solo se sono previste, o comunque quando ricorre

una delle seguenti condizioni:

-reiterazione degli illeciti (azione recidiva)

-oppure l'ente ha ricavato un profitto di rilevante entità (nel caso dei soggetti apicali)

-oppure nel caso di soggetti subordinati, se la commissione del reato è possibili per

gravi carenze organizzative

Si applicano la lettera a) o b) apicali o subordinate.

La durata della sanzione non deve essere inferiore a 3 mesi e non superiore a 3 anni.

Come si scelgono le sanzioni?

In base ai criteri indicati all'art. 14, oggetto di specifica attività.

Art. 14. Criteri di scelta delle sanzioni interdittive

<1. Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attivita' alla quale si riferisce

l'illecito dell'ente. Il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati

nell'articolo 11, tenendo conto dell'idoneita' delle singole sanzioni a prevenire illeciti del

tipo di quello commesso.

2. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione puo' anche essere limitato a

determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. L'interdizione

dall'esercizio di un'attivita' comporta la sospensione ovvero la revoca delle

autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali allo svolgimento dell'attivita'.

3. Se necessario, le sanzioni interdittive possono essere applicate congiuntamente.

4. L'interdizione dall'esercizio dell'attivita' si applica soltanto quando l'irrogazione di

altre sanzioni interdittive risulta inadeguata. >

Viene ribadito il concetto di specificità della sanzione interdettiva.

Se l'ente non lavora con la PA, è inutile il divieto di contrattare con la PA.

Se l'azienda riguarda il business dell'impresa, è prevista la sospensione o revoca delle

licenze; in base al principio di specificità delle sanzioni interdittive.

I tipi e la durata delle sanzioni si determinano a seconda della gravità del reato

commesso.

Si passa da un'efficacia generale preventiva ad una speciale preventiva.

Il comma 3 consente di applicare le misure interdittive in via congiunta, per cui si può

applicare più d'una.

Infine, la misura interdittiva più grave- interdizione dall'esercizio dell'attività- si applica

solo quando le altre risultino inadeguate.

Si applica la misura più grave, quando le altre da sole non bastano.

L'interdizione dall'esercizio dell'attività si applica solo come extrema ratio; prima si

utilizzano le altre sanzioni meno afflittive.

L'art. 15 prevede la possibilità nel caso in cui l'ente sia meritevole di una sanzione

interdittiva, che potrebbe determinare l'interruzione dell'attività dell'ente, invece che

applicare la sanzione interdittiva, per il giudice di nominare un commissario giudiziale

che governa e amministra l'ente per un certo periodo di tempo.

Questo per far salve le esigenze di dipendenti e creditori.

Art. 15. Commissario giudiziale

<1. Se sussistono i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che

determina l'interruzione dell'attivita' dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della

sanzione, dispone la prosecuzione dell'attivita' dell'ente da parte di un commissario per

un periodo pari alla durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando

ricorre almeno una delle seguenti condizioni:

a) l'ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessita' la cui

interruzione puo' provocare un grave pregiudizio alla collettivita';

b) l'interruzione dell'attivita' dell'ente puo' provocare, tenuto conto delle sue dimensioni

e delle condizioni economiche del territorio in cui e' situato, rilevanti ripercussioni

sull'occupazione.

2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attivita', il giudice indica i compiti

ed i poteri del commissario, tenendo conto della specifica attivita' in cui e' stato posto in

essere l'illecito da parte dell'ente.

3. Nell'ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura

l'adozione e l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a

prevenire reati della specie di quello verificatosi. Non puo' compiere atti di straordinaria

amministrazione senza autorizzazione del giudice.

4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attivita' viene confiscato.

5. La prosecuzione dell'attivita' da parte del commissario non puo' essere disposta

quando l'interruzione dell'attivita' consegue all'applicazione in via definitiva di una

sanzione interdittiva.>

La classica norma dell'art. 15 è volta a consentire il dissesto societario di persone

giuridiche non totalmente criminali.

Se si puniscono gravemente le persone che hanno commesso un illecito lieve, si richia

di peggiorare la situazione.

Le persone giuridiche in sé non esistono.

Ci sono situazioni in cui alla dirigenza sono imputabili comportamenti che portano

sanzioni pesanti che gravano su persone che non sono ricomprese nei loro compiti.

In luogo dell'applicazione della sanzione, è prevista la disposizione commissariata

dell'attività.

Problema della custodia di beni sottoposti a procedura penale: si determina l'isolamento

di determinati soggetti, ma rimane l'esigenza della preservazione della struttura

societaria.

È prevista la possibilità della nomina di un commissario per gli adempimenti.

Ultima norma in materia di sanzioni interdittive:

Art. 16. Sanzioni interdittive applicate in via definitiva

<1. Puo' essere disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attivita' se l'ente ha

tratto dal reato un profitto di rilevante entita' ed e' gia' stato condannato, almeno tre

volte negli ultimi sette anni, alla interdizione temporanea dall'esercizio dell'attivita'.

2. Il giudice puo' applicare all'ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di

contrattare con la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o

servizi quando e' gia' stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi

sette anni.

3. Se l'ente o una sua unita' organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o

prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali e'

prevista la sua responsabilita' e' sempre disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio

dell'attivita' e non si applicano le disposizioni previste dall'articolo 17 >

L'art. 16 prevede la possibilità eccezionale di applicare le sanzioni interdittive in via

definitiva.

Le sanzioni interdittive hanno una durata fino a 2 anni.

Ci sono limitati casi in cui la sanzione interdittiva è definitiva.

Viene disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività.

La dottrina la chiama “pena di morte” per la persona giuridica, perchè la persona

giuridica cessa di esistere per sempre.

Viene applicata se l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità ed è

plurirecidivo (condannato 3 volte negli ultimi 7 anni).

Ci deve essere alla base l'idea di un ente intrinsecamente criminale, dedito interamente

alla commissione dei reati.

Deve sussistere un profitto di rilevante gravità e una recidiva specifica infrasettenale.

La seconda ipotesi di interdizione definitiva e di condanna a morta è prevista al comma

3: se l'ente o la sua unità viene utilizzato stabilmente allo scopo di consentire o

agevolare la commissione dei reati.

Deve essere considerata un'impresa criminale.

In questi casi previsti al comma 1 e 3 riguardo la sanzione interdittiva applicata in via

definitiva, che equivale ad una sorta di condanna a morte.

2 sanzioni definitive:

-divieto di contrattare con la PA, quando l'ente è già stato condannato almeno 3 volte

negli ultimi 7 anni

-divieto di pubblicizzare beni e servizi

In presenza di recidive specifiche vengono applicate altre due sanzioni:

-confisca

-pubblicazione della sentenza disposta quando nei confronti dell'ente, è prevista una

sanzione interdittiva

Si può distruggere la reputazione dell'ente attraverso la sanzione di condanna.

Il giudice può comminarla e non deve, per cui si tratta di una sanzione facoltativa.

Alla base c'è l'idea di pubblicità in sé di una sanzione, per cui occorre far conoscere al

pubblico la condanna.

La sanzione più importante è la confisca, disciplinata all'art. 19.

Art. 19. Confisca

<1. Nei confronti dell'ente e' sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca

del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che puo' essere restituita al

danneggiato. Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.

2. Quando non e' possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa puo'

avere ad oggetto somme di denaro, beni o altre utilita' di valore equivalente al prezzo o

al profitto del reato >

In ordine di importanza:

-sanzione pecuniaria; esiste sempre, è indefettibile (con calcolo basato sul sistema

bifasico delle quote)

-confisca

-sanzioni interdittive che operano in via cautelare (qualcosa che l'ente tenta sempre di

evitare)

Nei confronti dell'ente è sempre disposta la confisca; anche la confisca è sempre

disposta in caso di prezzo o profitto.

Finalità della confisca: distruzione di quanto illegittimamente ricavato dal reato in modo

che il messaggio si recepisca- tutto ciò che è indebito arricchimento non paga.

Ricorre la norma sulla confisca contenuta nell'art. 240 cp.

Art. 240. Confisca.

Nel caso di condanna, il giudice può ordinare la confisca delle cose che servirono o

furono destinate a commettere il reato, e delle cose, che ne sono il prodotto o il profitto.

E' sempre ordinata la confisca:

1. delle cose che costituiscono il prezzo del reato;

2. delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali

costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna. Le disposizioni della prima

parte e del n. 1 del capoverso precedente non si applicano se la cosa appartiene a

persona estranea al reato. La disposizione del n. 2 non si applica se la cosa appartiene a

persona estranea al reato e la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione

possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.

Differenza con il codice penale.

Nel codice penale la confisca è una misura di sicurezza patrimoniale.

In questo caso è una sanzione principale, e si applica sempre.

La confisca ai sensi dell'art. 240 cp, riguarda la confisca di persone sospettate di aver

commesso delitti di stampo mafioso.

Si tratta di una confisca di prevenzione, antimafia.

La legislazione penale speciale italiana contempla tantissime ipotesi di confisca.

Spesso il legislatore le classifica in modo diverso, come misura accessoria (vd parte

terza).

In questo caso la confisca è una sanzione principale, e viene sempre disposta.

Il prezzo e il profitto sono riempiti di significato dalla giurisprudenza.

Art. 240 cp.

Salvo che per la parte restituita al danneggiato, e salve eventuali pretese risarcitorie che

siano danneggiate da reato, si applica la confisca.

Problema interpretativo: ci si può costituire parte civile nel processo agli enti? No.

Fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.

Ai sensi dell'art. 240 cp, la confisca può colpire il bene anche se la persona che ha

acquistato il bene l'ha fatto in buona fede.

Confisca- sanzione principale, consente di valorizzare il comma 2.

Il comma 2 pone la possibilità generalizzata della confisca per equivalente.

Meccanismo potentissimo d'implementazione degli obiettivi del comma 1, con

distruzione di quanto illegittimamente arricchito.

Confisca per equivalente- si spezza il nesso tra reato e oggetto del reato.

Si prendono tranquillamente i conti della società, e ci si slega dal rapporto pertinenziale

tra reato e responsabilità; cosa che si fa anche nel codice penale sostanziale per

maggiori categorie di reati.

Caso dei reati contro la PA.

L'art. 19, comma 2, serve a colpire le zone di arricchimento senza tracciare le categorie.

L'arricchimento può essere di tipo monetario, per la definizione dei maggiori beni

fungibili.

Per quali reati è prevista.

Ci sono norme- catalogo tassativo chiuso.

Solo per i reati contenuti nell'elenco, solo per questo tipo di reati è possibile configurare

a valle la responsabilità amministrativa a favore delle persone giuridiche.

Il contenuto dei due articoli 24 e 25 è oggi previsto nell'art. 24, 24 ter fino a 25

duodecies.

Si allarga l'elenco ai reati presupposto.

Si tratta di aree di delinquenza maggiormente coperte, nel caso di reati contro la PA, non

tutti i reati.

Vige il principio di frammentarietà.

La norma penale sostanziale è contenuta in una di queste norme.

Art. 24: indebita percezione di erogazione di truffa in danno dello stato (oggi art. 316

ter)

es. frode informatica in danno dello stato o ente pubblico.

Reati di concussione e corruzione: art. 24 e 25.

Gli originari articoli coprono non tutte le norme sui delitti contro le PA, ma una serie di

manifestazioni.

Sia che il soggetto sia dipendente o apicale della società, per un reato di questo tipo

automaticamente ci si chiede se l'ente è responsabile per quel reato.

Primo ambito: reati societari

L'art. 25 ter prevede il principio di frammentarietà.

Non rinvia a tutti i reati societari, ma ad alcuni specifici.

es. nuovo falso in bilancio

Sui reati societari si citano l'art. 25 ter che ha un numero molto vasto di reati societari.

L'art. 25 sexies rinvia al delitto di abuso di mercato.

Il dlgs 58/98 Tuf prevede una serie di ripartizioni di abuso del mercato.

Il reato presupposto può generare la responsabilità delle persone giuridiche.

L'art. 25 octies prevede come reati presupposti l'infedeltà patrimoniale, la ricettazione, il

riciclaggio.

Dal 2014 è stato introdotto il reato di riciclaggio.

Tutta la parte relativa all'infedeltà patrimoniale è inserita fra i reati presupposti.

L'art. 25 septies riguarda l'omicidio per lesioni derivanti da inosservanze sulle norme

dell'infortunistica.

Questa norma serve a implementare

-l'art. 589 cp omicidio colposo

-l'art. 509 cp lesioni colpose

Il reato presupposto per responsabilità amministrativa:

-delitti informatici

-violazioni del diritto d'autore

-crimine organizzato

I reati ambientali sono previsti dal 2011 e con relative modifiche del 2015.

Anche i reati ambientali sono inseriti all'interno del catalogo dei reati presupposti.

Le politiche d'impresa sono volte a massimizzare i profitti.

Mancano i reati fiscali.

Il decreto legislativo 74/2000 riguarda le dichiarazioni fraudolente, l'evasione Iva e altre

imposte.

Il dlgs 74/2000 non parte del catalogo dei reati presupposto.

La responsabilità amministrativi riguarda i reati presupposto tutti e solo nell'elencazione

tassativa.

C'è un elenco dei reati presupposto commessi dalla persona fisica.

La responsabilità amministrativa dell'ente di cui il soggetto apicale è la persona fisica.

Per questa materia il legislatore ha previsto il dlgs 58/98 del testo unico in materia

finanziaria.

L'art. 187 quinquies prevede la possibilità che le persone fisiche siano condannate al

pagamento di sanzioni amministrative.

È previsto dal TUF che l'ente sia responsabile del pagamento di una somma pari

all'importo di una sanzione amministrativa irrogata.

È la persona fisica a cui si applica la sanzione.

La Consob applica la sanzione; ha una funzione di controllo e di esecuzione della

sanzione.

Anche l'ente, da cui dipendono le persone fisiche, è responsabile pari alla somma

dell'importo applicata alla persona fisica.

Eccezione al dualismo del reato- illecito amministrativo.

Ci sono una serie di norme ibride tra il diritto penale sostanziale e la procedura penale.

Tra queste norme l'art. 8 dlgs 231/2001, che riguarda il principio di autonomia.

Art. 8 dlgs 231/2001. Autonomia delle responsabilita' dell'ente

1. La responsabilita' dell'ente sussiste anche quando:

a) l'autore del reato non e' stato identificato o non e' imputabile;

b) il reato si estingue per una causa diversa dall'amnistia.

2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell'ente

quando e' concessa amnistia per un reato in relazione al quale e' prevista la sua

responsabilita' e l'imputato ha rinunciato alla sua applicazione.

3. L'ente puo' rinunciare all'amnistia.

Il principio di autonomia prevede eccezioni:

responsabilità penale e responsabilità amministrativa (bifase).

L'art. 8 risolve una serie di problemi.

La responsabilità amministrativa dell'ente sussiste anche se l'autore del reato non è stato

identificato o non è imputabile.

È necessaria un'opportuna precisazione.

Casi in cui il reato viene commesso: occorre individuare una certezza nel reato

commesso, per cui si deve individuare l'autore del reato.

Se non si individua l'autore del reato, occorre fare l'iscrizione del reato contro ignoti.

Se non si individua l'autore si chiede l'archiviazione del processo.

Nel processo all'ente il procedimento può andare avanti comunque la scelta legislativa,

anche se il reato è commesso da parte di persone ignote per il principio di personalità.

Una scelta di questo tipo comporta comunque il diritto di difesa dell'ente più difficile,

tra soggetto apicale e non apicale.

Ci sono problemi interpretativi del diritto di difesa dell'ente.

Il legislatore è stato chiaro; anche se l'autore del reato è ignoto, nei confronti dell'ente si

può procedere.

Questo decreto legislativo 231 non ha mostrato potenzialità per 15 anni dal 2001, dato

che non ci sono stati procedimenti.

Art. 44 dlgs 231/2001.

Manca un'adeguata stratificazione giurisprudenziale.

Principio di autonomia: l'ente è ritenuto responsabile anche se il reato non è identificato;

strato meno forte nel caso in cui non sia imputabile per il vizio di mente.

Il soggetto non è imputabile, ma sussiste la responsabilità dell'ente anche quando il

reato da persone fisica si estingue per una causa diversa dall'amnistia.

Occorre esaminare anche la manifestazione del principio di autonomia.

Continua a sussistere la responsabilità dell'ente anche quando il reato da persona fisica

si estingue per una causa diversa:

-prescrizione da reato

-ipotesi di estinzione da reato per causa diversa dall'amnistia, morte del reo

-se il reato presupposto lo consente, anche i reati ambientali e societari, come

l'oblazione (art. 162 e 162 bis cp). Comprendono cause estintiva del reato.

È previsto un rinvio a tutte le cause di estinzione del reato diverse dall'amnistia e

diversa dalla prescrizione del reato.

Per la prescrizione del reato si considera l'art.60.

Se il reato si estingue non c'è amnistia né prescrizione, e il processo a carico della

persona fisica finisce.

L'estinzione del reato ai sensi dell'art. 521 cpp, e il processo a carico dell'ente prosegue.

C'è una chiara volontà del legislatore di definire il principio di autonomia.

Art. 521 ( Correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza )

<1. Nella sentenza il giudice può dare al fatto una definizione giuridica diversa da

quella enunciata nell’imputazione, purché il reato non ecceda la sua competenza né

risulti attribuito alla cognizione del tribunale in composizione collegiale anziché

monocratica.

2. Il giudice dispone con ordinanza la trasmissione degli atti al pubblico ministero se

accerta che il fatto è diverso da come descritto nel decreto che dispone il giudizio

ovvero nella contestazione effettuata a norma degli artt. 516, 517 e 518 comma 2.

3. Nello stesso modo il giudice procede se il pubblico ministero ha effettuato una nuova

contestazione fuori dei casi previsti dagli artt. 516, 517 e 518 comma 2.>

Amnistia: salvo che la legge non disponga diversamente, non si procede.

È prevista la chiusura della vicenda dell'ente.

L'amnistia chiude tutti e due i procedimenti.

La responsabilità sussiste per una causa diversa dall'amnistia.

I commi 2 e 3 disciplinano le ipotesi in cui il soggetto rinuncia all'amnistia.

Questione per cui si rinuncia all'amnistia- il processo si chiude per favorire l'ente;

quindi l'ente viene salvaguardato.

Anche l'ente può rinunciare all'amnistia (commi 2 e 3).

Comma 1: principio di autonomia.

In questo caso il principio di autonomia si discosta dall'art. 8, che prevede l'ipotesi in cui

nonostante il venir meno della responsabilità amministrativa sussiste il procedimento

amministrativo e va ugualmente avanti.

Causa diversa dall'amnistia e la prescrizione.

L'art. 8 deve essere raccordato con l'art. 60 e dividere la disciplina in due.

È prevista la decadenza dalla contestazione.

Non può procedersi alla contestazione di cui all'art. 59 quando il reato da cui dipende

l'illecito amministrativo dell'ente viene estinto per prescrizione.

Art. 59 dlgs 231/2001. Contestazione dell'illecito amministrativo

<1. Quando non dispone l'archiviazione, il pubblico ministero contesta all'ente l'illecito

amministrativo dipendente dal reato. La contestazione dell'illecito e' contenuta in uno

degli atti indicati dall'articolo 405, comma 1, del codice di procedura penale.

2. La contestazione contiene gli elementi identificativi dell'ente, l'enunciazione, in

forma chiara e precisa, del fatto che puo' comportare l'applicazione delle sanzioni

amministrative, con l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli

di legge e delle fonti di prova>

L'art. 59 sulla contestazione dell'illecito amministrativo prevede ciò che per la persona

fisica riguarda l'esercizio dell'azione penale.

Nei confronti della persona fisica prevede l'esercizio dell'azione penale.

Nei confronti della persona giuridica non c'è l'azione penale, e a fini d'indagine viene

contestato l'illecito amministrativo e si passa alla fase processuale.

Si passa dalla fase delle indagini alla fase processuale.

La contestazione dell'illecito amministrativo sta all'ente come l'esercizio dell'azione

penale sta all'imputato persona fisica.

L'alternativa è l'archiviazione, o la negazione dell'atto di archiviazione.

Se l'ente non è responsabile- archiviazione.

Art. 60 dlgs 231/2001. Decadenza dalla contestazione

<1. Non puo' procedersi alla contestazione di cui all'articolo 59 quando il reato da cui

dipende l'illecito amministrativo dell'ente e' estinto per prescrizione. >

Non può procedersi alla contestazione, non si può fare il processo e proseguire il

processo quando il reato da cui dipende l'illecito amministrativo viene estinto per

prescrizione.

Ciò significa che se il reato si prescrive nelle indagini, il PM non può più contestare

l'illecito.

Se invece il PM procede alla contestazione dell'illecito, e il reato si prescrive, dopo

questo sarà indifferente.

La seconda si ricava per negativo dalla prima.

Prima non poteva procedersi alla contestazione di cui all'art. 59 quando il reato era

estinto per prescrizione.

Si tratta di una norma in negativo – una volta che si è proceduto alla contestazione

dell'art. 59, si prescrive la fase successiva.

Si va avanti comunque nei confronti dell'ente, nella fase procedimentale delle indagini.

Fase processuale post esercizio dell'azione penale.

Si sa che nei confronti dell'ente la prescrizione del reato non ha più efficacia.

Se si arriva tardi e si prescrivono le indagini, si fa cadere anche la possibilità di

contestare in via amministrativa l'illecito dell'ente.

L'art. 60 dlgs 231/2001 detta una disciplina specifica in materia di prescrizione del reato

che integra l'art. 8 dlgs 231/2001, o è l'art. 8 che integra l'art. 60.

Si tratta di uno spartiacque della contestazione ex art. 59 dgs 231/2001.

L'art. 22 dlgs 231/2001:

Art. 22. Prescrizione

<1. Le sanzioni amministrative si prescrivono nel termine di cinque anni dalla data di

consumazione del reato.

2. Interrompono la prescrizione la richiesta di applicazione di misure cautelari

interdittive e la contestazione dell'illecito amministrativo a norma dell'articolo 59.

3. Per effetto della interruzione inizia un nuovo periodo di prescrizione.

4. Se l'interruzione e' avvenuta mediante la contestazione dell'illecito amministrativo

dipendente da reato, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato

la sentenza che definisce il giudizio. >

L'art. 22 contempla una duplicità di piani, per cui comporta che ci si debba occupare di

due tipi di prescrizione:

-prescrizione del reato

-prescrizione dell'illecito amministrativo

Prescrizione del reato ai sensi dell'art. 60 dlgs 231/2001: rileva sempre per la persona

fisica e giova all'ente.

La prescrizione dell'illecito giova all'ente e non all'imputato.

Le prescrizioni amministrative per legge si prescrivono in 5 anni.

Le sanzioni amministrative si prescrivono in 5 anni dalla data di consumazione del

reato; la sanzione decorre dalla prescrizione del reato.

5 anni è considerato un tempo ragionevole per chiudere un processo in Italia.

Le sanzioni si prescrivono in 5 anni, ma possono sussistere cause di interruzione.

Cause che interrompono la prescrizione:

-richiesta di interdizione delle misure cautelari interdittive- sanzioni interdittive

richieste come misure cautelari

Ecco perchè spesso il PM chiede l'interdizione delle indagini: interrompono la

prescrizione.

La richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive e contestazione dell'illecito,

si deve interrompere la prescrizione dell'atto con cui si esercita l'azione nei confronti

dell'ente.

Si passa dalla fase procedimentale alla fase processuale.

Richiesta: se il PM sta per prescrivere l'illecito si fa una richiesta con cui si interrompe.

Per effetto dell'interruzione trascorrono altri 5 anni.

Meccanismi processuali civilistici previsti all'art. 2130 cc.

L'interruzione avviene mediante illecito amministrativo, se in fase processuale la

prescrizione non viene solo interrotta ma anche sospesa e non decorre fino alla fine del

processo, fino al passaggio in giudicato della sentenza.

Differenza tra prescrizione del reato e prescrizione dell'illecito:

-la prescrizione del reato decorre anche nella fase processuale.

I reati si prescrivono durante nelle indagini, ma anche in primo grado e in appello.

Spesso il difensore fa appello solo per lucrare la prescrizione, quando può durare in

primo grado.

-per l'illecito amministrativo c'è la possibilità di fare combinato disposto dell'art. 60 e

art. 22.

Se si contesta l'illecito prima che si prescriva il reato nelle indagini, non c'è prescrizione

del reato.

È sufficiente che il PM nei 5 anni prosegua l'esercizio del giudizio nei confronti

dell'ente, o misure cautelari.

Da un lato l'ente persone giuridica permette che il procedimento va avanti fino alla fine

e le tattiche dilatorie non vengano adottate.

Combinato disposto tra art. 8-22-60.

Art 37 dlgs 231/2001: Casi di imporcedibilità

<1. Non si procede all'accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente quando

l'azione penale non puo' essere iniziata o proseguita nei confronti dell'autore del reato

per la mancanza di una condizione di procedibilita' >

Casi di improcedibilità:

-caso di estinzione del reato

L'estinzione del reato comporta per l'imputato l'estinzione della sentenza di cui l'art. 531

cpp.

Art. 531 ( Dichiarazione di estinzione del reato )

<1. Salvo quanto disposto dall’art. 129 comma 2, il giudice, se il reato è estinto,

pronuncia sentenza di non doversi procedere enunciandone la causa nel dispositivo.

2. Il giudice provvede nello stesso modo quando vi è dubbio sull’esistenza di una causa

di estinzione del reato. >

Per l'ente il processo prosegue a meno che non si tratti di amnistia o trattamento

specifico della prescrizione.

Casi di improcedibilità ai sensi dell'art. 529 cpp.

Art. 529 ( Sentenza di non doversi procedere )

<1. Se l’azione penale non doveva essere iniziata o non deve essere proseguita, il

giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere indicandone la causa nel

dispositivo.

2. Il giudice provvede nello stesso modo quando la prova dell’esistenza di una

condizione di procedibilità è insufficiente o contraddittoria. >

Il difetto delle condizioni di procedibilità nei confronti della persona fisica riguarda la

sentenza di non doversi procedere ex art. 529 cpp.

In questo caso manca la condizione di procedibilità, per cui l'azione penale non deve

essere esercitata o non può più essere proseguita.

Non si procede all'accertamento quando l'azione penale non può essere iniziata o

proseguita nei confronti dell'autore del reato, perchè manca la condizione di

procedibilità.

Condizione di procedibilità:

Istanza/richiesta/querela è la manifestazione di volontà con cui si chieda che si proceda

contro qualcuno.

Pertanto nei casi in cui manca la condizione di procedibilità non solo a carico della

persona fisica, ma anche a carico della persona giuridica, ex art. 529 cpp vale per tutti e

due il principio di autonomia.

L'art. 12 e 17 enunciano l'assunto del processo all'ente, per cui non è fatto

principalmente per punire l'ente, ma in solide occasioni per regolarizzarsi.

La sanzione pecuniaria è indefettibile, e serve per regolarizzarsi, per ottenere uno sconto

di pena.

Istituti che consentono di arrivare a questa soluzione:

-art. 2 sanzione pecuniaria sempre applicata con sostanziale abbattimento

-art. 12 contiene circostanze attenuanti

Peri i reati ci possono essere attenuanti della sanzione interdittiva pecuniaria.

La sanzione è ridotta della metà quando il soggetto ha commesso il reato nel prevalente

interesse proprio o di terzi, e se l'ente non ha ricavato la sanzione pecuniaria ridotta

della metà.

Oppure la lett b della norma prevede il danno patrimoniale cagionato di particolare

tenuità.

Art. 34 decreto legislativo sul giudice di pace.

La tenuità del danno costituisce le ipotesi di condizione di responsabilità.

Torna in diverse pattuizioni dell'ordinamento.

Prima circostanza attenuante: la sanzione ridotta da 1/3 alla metà se prima della

dichiarazione di apertura del dibattimento, l'ente ha risarcito integralmente, e tutto ciò

che ha indebitamente percepito lo mette a disposizione.

Se ha adottato un modello organizzativo idoneo, la sanzione ridotta dalla metà a 2/3.

Il comma 4 dice che la sanzione non è inferiore a 20milioni, che corrispondono a

10329€. Anche se si pongono in essere condotte descritte dalla norma, non si può

scendere sotto questa cifra.

La sanzione pecuniaria si applica sempre, è indefettibile.

Occorre mitigare in modo sostanziale che l'ente dimostri la resipiscenza che dimostri di

voler chiudere con l'evento che ha portato l'applicazione.

Le sanzioni interdittive hanno l'obiettivo di non applicarle, di valorizzarle.

L'art. 17 viene valorizzato per impedire le sanzioni interdittive.

Art. 17. Riparazione delle conseguenze del reato

<1. Ferma l'applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si

applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo

grado, concorrono le seguenti condizioni:

a) l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o

pericolose del reato ovvero si e' comunque efficacemente adoperato in tal senso;

b) l'ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante

l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di

quello verificatosi;

c) l'ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca. >

L'idoneità dell'ente organizzativo viene valutato prima dal PM e dal giudice.

Meccanismi: sistema 231 non diffuso.

Prima era inutile fare il modello 231.

Se il reato presupposto viene commesso il modello non è idoneo.

Il modello è da rifare.

L'idoneità la valuta il giudice, ma se si vuole chiedere la misura cautelare, è importante

il parere del PM.

Il PM e il giudice valutano a fini delle rispettive competenze l'idoneità o meno del

modello da adottare o già adottato.

L'art. 17 dice che l'ente può scongiurare l'applicazione delle sanzioni interdittive.

Resta ferma l'applicazione delle sanzioni pecuniarie.

Le sanzioni interdittive non si applicano quando prima l'apertura del dibattimento

concorrono.

Se si vuole scongiurarsi la conseguenza negativa è possibile il risarcimento integrale,

oppure l'ente deve adoperarsi per eliminare le carenze adottando il modello

organizzativo idoneo. Deve liberarsi del profitto, mettendosi a disposizione a fini della

confisca.

Si tratta di norme non totalmente processuali, ma da tenere presente per il fenomeno

processuale.

Norme schiettamente processuali a carico dell'ente.

Come funziona?

L'art. 34 riguardano le norme che si esaminano contenute in questo capo terzo; si tratta

di disposizioni processuali.

L'art. 34 è una norma generale.

Vengono considerate per il giudice di pace norme di questo capo e quelle compatibili

per il codice di procedura penale.

Si tratta di un sottosistema di norme che si applicano, in quanto compatibili.

Non tutte le norme del codice di rito sono importabili, ma occorre un vaglio di

compatibilità.

Il processo all'ente/persona giuridica non può contemplare tutte le norme del codice di

rito, e non sono applicabili le disposizioni che presuppongono la fisicità.

È previsto un prelievo coattivo materiale genetico dell'ente.

es. l'ente non può subire l'arresto in flagranza.

Le norme in quanto compatibili hanno una funzione sussidiaria.

Non tutto quello contenuto nel codice di procedura penale viene trapiantato.

L'art. 35 esprime una fondamentale opzione di fondo compiuta dal legislatore delegato.

Nel processo all'ente si considera l'ente come imputato.

All'ente si applicano le disposizioni processuali relative all'imputato in quanto

compatibili.

es. l'ente non può essere mai arrestato in flagranza.

L'ente viene trattato nel processo 231 come imputato.

Si recuperano le norme del codice di procedura penale relative all'imputato.

Prima di queste, secondo l'art. 61 cpp le garanzie previste per l'imputato si applicano

anche all'indagato.

Art. 61 Estensione dei diritti e delle garanzie dell`imputato

<1 I diritti e le garanzie dell`imputato si estendono alla persona sottoposta alle indagini

preliminari.

2. Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all`imputato, salvo che

sia diversamente stabilito . >

L'indagato e l'imputato non sono la stessa cosa.

In mezzo all'esercizio dell'azione penale le garanzie per l'imputato si estendono anche

all'indagato.

Combinato tra dlgs 231/2001 e codice di rito:

l'ente viene trattato come imputato o indagato?

L'art. 36 considera chi accerta, dirige il procedimento nei confronti dell'ente.

Art. 36. Attribuzioni del giudice penale

<1. La competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell'ente appartiene al giudice

penale competente per i reati dai quali gli stessi dipendono.

2. Per il procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente si osservano

le disposizioni sulla composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate

relative ai reati dai quali l'illecito amministrativo dipende. >

C'è una regola pragmatica e condivisibile.

Non si crea un tribunale specializzato per il 231.

La competenza per conoscere gli illeciti commessi dall'ente spetta al giudice competente

a conoscere il reato presupposto.

La competenza è anche per l'illecito amministrativo dipendente da reato presupposto.

Per stabilire il giudice competente per l'illecito amministrativo dell'ente si osservano le

disposizioni collegate.

Se la competenza al tribunale in composizione monografica, lo stesso vale per l'ente.

Il procedimento all'ente segue come un'ombra il percorso del reato presupposto anche

nel caso dell'art. 8.

Si parla di reato presupposto per individuare la competenza e il rito.

Se si cumulano più reati, sussistono questioni organizzative che sottostanno alla

configurabilità della responsabilità amministrativa.

Il processo stabilito dal sistema 231 è ingombrante; questa è la ragione del suo scarso

successo.

L'art. 38 riguarda il principio del simltaneus processus.

Art. 38. Riunione e separazione dei procedimenti

<1. Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente e' riunito al procedimento

penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende.

2. Si procede separatamente per l'illecito amministrativo dell'ente soltanto quando:

a) e' stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell'articolo 71 del codice di

procedura penale;

b) il procedimento e' stato definito con il giudizio abbreviato o con l'applicazione della

pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero e' stato emesso il

decreto penale di condanna;

c) l'osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario >

La regola prevista al comma 1 dell'art. 38 riguarda il procedimento dell'ente per l'illecito

riunito al procedimento nei confronti dell'autore.

C'è un cumulo di procedimenti.

La persona fisica che procede nei confronti dell'imputato dovrebbe procedere anche nei

confronti dell'ente.

Si tratta di due oggetti di per sé distinti.

La responsabilità penale della persona fisica e giuridica vengono tenute insieme, e si

procede congiuntamente.

Anche in virtù dell'art. 36 che dice che le medesime devono essere seguite

congiuntamente.

In realtà possono succedere cose che minano il simultaneus processus.

Il procedimento per illecito dell'ente è riunito a quello della persona fisica; non si

ammette altro che la riunione. Si procede separatamente solo quando sono previste

eccezioni.

Quando il processo non è più simultaneo si applica la lettera a dell'art. 71 cpp.

Ai sensi degli artt. 70-71, il soggetto non è in grado di partecipare coscientemente al

proprio processo.

Nei confronti delle persone fisiche si rinvia fino a che il soggetto non migliore, oppure

muore, o per estinzione del reato.

Per quanto riguarda il procedimento a carico dell'ente, si manda avanti il procedimento

nei confronti dell'ente.

Non è frequente nei procedimenti la situazione che si applica ai sensi dell'art. 70-71.

La lettera b della norma prevede il caso in cui l'imputato chiuda la propria vicenda

processuale con un giudizio speciale:

-chiede un patteggiamento abbreviato

-la vicenda dell'imputato finisce con un rito speciale e si prepara la res iudicanda.

La lettera c della norma prevede che il procedimento venga riunito con un'eccezione.

La lettera c è generica, indefinita, e consente un ampio margine di manovra.

La norma alla lettera d preveed una chiusura di questo tipo.

Non viene contemplata la situazione simmetrica alla lettera b.

I procedimenti speciali sono possibili anche per l'ente.

Caso speculare: l'ente ha un procedimento separato.

Il processo dell'ente segue un percorso, mentre il processo della persona fisica segue un

altro corso.

Altri casi:

l'art. 17/18 prevedono casi di separazione.

Il codice di procedura penale prevede una norma sulla separazione.

I casi di separazione possono costituire altrettanti casi di separazione.

L'imputato persona fisica viene dichiarato assente con sospensione- con la disciplina

dell'assenza, il procedimento si separa e si manda avanti il procedimento a carico

dell'ente.

Oppure i soggetti hanno riti alternativi distinti, patteggiamento e abbreviato.

La sentenza di patteggiamento è ricorribile per cassazione.

Il simultaneus processussu è un principio tendenziale ideale perseguito dal legislatore,

ma i singoli processuali possono costituire una più ampia separabilità.

APPUNTI 3/11/16

Impresa individuale- non prevista la persona giuridica- non applicato il tributo.

Srl (società a responsablità nominale) uninominale (monista con unico socio e

amministratore)-prevista la persona giuridica. Occorre un rinvio al codice civile per la

definizione della persona giuridica. Se la persona giuridica segue lo stesso diagramma

della persona fisica si può applicare il sistema 231. Tra le persone giuridiche ci sono le

associazioni non riconosciute, i comitati, ecc..

Il centro di imputazione della persona giuridica è diverso da quello della persona fisica.

Si applica il sistema 231. In caso contrario non si applica.

L'imprenditore individuale non è un soggetto a cui si applica il 231.

Art. 38 dlgs 231/2001: Riunione e separazione dei procedimenti

<1. Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente e' riunito al procedimento

penale instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende.

2. Si procede separatamente per l'illecito amministrativo dell'ente soltanto quando:

a) e' stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell'articolo 71 del codice di

procedura penale;

b) il procedimento e' stato definito con il giudizio abbreviato o con l'applicazione della

pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero e' stato emesso il

decreto penale di condanna;

c) l'osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario. >

La riunione è la regola del simultaneus processus.

La separazione ha ragioni oggettive.

Il comma 2 lettera c) svuota la regola e rischia di far diventare la regola l'eccezione.

Si tratta di una clausola che consegna la discrezionalità al giudice per separare le

vicende qualora lo ritenga necessario.

È una formula da usare in modo non frequente, ma che ha una visione abbastanza larga.

La rappresentanza dell'ente è disciplinata all'art. 39 dlgs 231/2001:

Art. 39. Rappresentanza dell'ente

<1. L'ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo

che questi sia imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.

2. L'ente che intende partecipare al procedimento si costituisce depositando nella

cancelleria dell'autorita' giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di

inammissibilita':

a) la denominazione dell'ente e le generalita' del suo legale rappresentante;

b) il nome ed il cognome del difensore e l'indicazione della procura;

c) la sottoscrizione del difensore;

d) la dichiarazione o l'elezione di domicilio.

3. La procura, conferita nelle forme previste dall'articolo 100, comma 1, del codice di

procedura penale, e' depositata nella segreteria del pubblico ministero o nella cancelleria

del giudice ovvero e' presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di cui al

comma 2.

4. Quando non compare il legale rappresentante, l'ente costituito e' rappresentato dal

difensore. >

L'art. 39 viene visto in considerazione dell'art. 44.

Art. 44. Incompatibilita' con l'ufficio di testimone

<1. Non puo' essere assunta come testimone:

a) la persona imputata del reato da cui dipende l'illecito amministrativo;

b) la persona che rappresenta l'ente indicata nella dichiarazione di cui all'articolo 39,

comma 2, e che rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del reato.

2. Nel caso di incompatibilita' la persona che rappresenta l'ente puo' essere interrogata

ed esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per

l'esame della persona imputata in un procedimento connesso>

Viene parificata la persona giuridica all'imputato.

Si valuta l'ente come un imputato.

Il processo delle persone fisiche ha come imputato la persona fisica.

Come partecipa in concreto l'ente al processo?

L'art. 39 ha la funzione dire come partecipa l'ente al processo: per mezzo del

rappresentante legale.

L'ente sta in giudizio per mezzo del rappresentante legale.

L'ente compare tramite il legale rappresentante.

Rerum naturae della finzione giuridica del rappresentante legale che agisce in nome e

per conto dell'ente.

L'ente sta a giudizio a mezzo del legale rappresentante.

Ma è possibile e frequente che in presenza del procedimento 231 nei confronti dell'ente,

sussiste anche il procedimento penale del reato presupposto nei confronti della persona

fisica.

Processo per il reato presupposto nei confronti della persona fisica.

Spesso è possibile che l'ente abbia una responsabilità duplice di subordinati e apicali.

Se l'apicale legale è il rappresentante dell'ente, anche l'indagato del reato presupposto

versa in un conflitto di interessi, perchè dal punto difensivo ha qualche interesse.

Le difese possono confliggere.

L'ente non può partecipare al processo 231 tramite il legale rappresentante, se il

rappresentante è indagato o imputato.

Art. 44 dlgs 231/2001: Incompatibilita' con l'ufficio di testimone

<1. Non puo' essere assunta come testimone:

a) la persona imputata del reato da cui dipende l'illecito amministrativo;

b) la persona che rappresenta l'ente indicata nella dichiarazione di cui all'articolo 39,

comma 2, e che rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del reato.

2. Nel caso di incompatibilita' la persona che rappresenta l'ente puo' essere interrogata

ed esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per

l'esame della persona imputata in un procedimento connesso. >

Il comma 2 dell'art. 44 spiega cos'è la cd dichiarazione che l'ente fa di partecipazione o

di costituzione in giudizio.

Quando pende un procedimento 231, l'ente che vuole partecipare al procedimento deve

depositare alla cancelleria la dichiarazione di costituzione in giudizio.

es. la dichiarazione di costituzione in giudizio deve contenere:

-ente di Tizio

-Caio legale rappresentante

-difensore

-dichiarazione di domicilio

Una volta aperta l'indagine nei confronti dell'ente, si manifesta, si costituisce.

L'ente che partecipa si costituisce depositando in cancelleria la dichiarazione.

Parole chiave della norma:

-partecipare al procedimento

-dichiarazione ex art. 39

-cancelleria del giudice procedente

A seconda della fase in cui si trova lo stato del giudice procedente si parla di:

-gdp giudice delle indagini preliminari

-gup giudice del dibattimento.

La dichiarazione di costituzione in giudizio è prevista a pena di inammissibilità, con

relativa sanzione. Deve indicare

-il tipo di ente, la denominazione dell'ente

-individuare la persona giuridica (es. associazione, comitato, società commerciale)

-generalità della persona fisica e del legale rappresentante

-difensore

-indicazione della procura

-sottoscrizione del difensore

-dichiarazione o detenzione del domicilio

Comma 3, lettera b) parla della procura conferita all'ente tramite legale rappresentante al

difensore.

C'è una ritualità da osservare per dare l'incarico al difensore.

Viene fatta la sottoscrizione del legale rappresentante dell'ente tramite procura.

Da ultimo norma è inutile nella parte in cui dice che quando non compare il legale

rappresentante, l'ente costituito viene rappresentato dal difensore.

Procedimento civile e penale.

2 macrocompiti del mandato:

-assistenza

-rappresentanza

L'assistenza è l'aiuto in presenza, mentre la rappresentanza riguarda le cose fatte in

nome e per conto del mandatario.

Il difensore assiste, mentre il rappresentante agisce in nome e per conto del soggetto che

gli affida l'incarico.

Se non c'è un legale rappresentante, l'ente viene rappresentato dal difensore.

L'assistenza giuridica è necessaria tanto per l'indagato quanto per l'imputato.

Quando il legale rappresentante è imputato del reato presupposto a norma dello statuto:

-viene nominato un procuratore speciale

-oppure si rimuove il legale rappresentante

Si conferisce un incarico al rappresentante legale per porne uno nuovo.

O si incarica un procuratore speciale, oppure secondo le norme statutarie un nuovo

legale rappresentante.

Si tratta di una rappresentante organica di tipo sostanziale.

L'ente viene rappresentato dalla persona fisica che ne incarna la volontà:

-rappresentante legale originario

-procuratore speciale

L'incarico viene assegnato nel rispetto delle leggi civili mediante atto costitutivo dello

statuto.

Sono diverse la rappresentanza del difensore o la rappresentanza processuale:

-la rappresentanza difensiva o processuale è circoscritta agli atti del processo

-la rappresentanza legale dell'ente viene distinta dalla rappresentanza in giudizio del

difensore

Si tratta di fenomeni distinti, anche se complementari.

Il comma 4 prevede l'udienza davanti al giudice:

-se c'è il legale rappresentante, è quest'ultimo che esprime la volontà dell'ente

-se il legale rappresentante non c'è, l'ente viene rappresentato dal difensore

Le norme contemplano una clausola di complementarietà ai sensi dell'art. 34, anche se

non previsto dal decreto in quanto compatibili.

La norma evocata può dare problemi.

Si tratta di una norma che secondo i commentatori non era necessario scrivere.

La norma dice che l'ente che non ha nominato il difensore di fiducia ha diritto al

difensore d'ufficio- ovvio!! Non era necessario riscriverlo nella norma.

Accanto alla rappresentanza fiduciaria ci sarà anche il difensore d'ufficio.

Questo non è necessario esprimerlo.

Il difensore d'ufficio è comunque previsto.

Accanto alla difesa d'ufficio c'è il difensore.

L'istituto del patrocinio a spese dello stato (non gratuito!) è previsto nel caso del

processo del giudice di pace?

In questo caso non viene detto niente dal legislatore.

Si tratta di una lacuna, perchè non si dice se sia applicabile o non applicabile.

Il patrocinio a spese dello stato viene regolato dal testo unico delle spese di giustizia e

presuppone limiti reddituali.

Le norme presuppongono la fisicità della persona.

La persona fisica viene considerata in base ai redditi complessivi.

La persona fisica sotto una soglia reddituale non può accedere al patrocinio a spese

dello stato.

Se si parifica all'indagato anche l'imputato, per verificare il reddito si considera l'ultimo

anno solare.

Non c'è giurisprudenza sul punto, ma per la maggior parte dei commentatori il

patrocinio non appare incompatibile con il sistema 231.

Quindi l'ente senza reddito potrebbe accedere al patrocinio a spese dello stato.

L'art. 41 è un esempio di norma che si sottopone a revisione quando le norme si

modificano.

Art. 41: contumacia dell'ente

<1. L'ente che non si costituisce nel processo e' dichiarato contumace >

Non esiste più la contumacia della persona fisica e nemmeno quella dell'ente.

L'art. 41 riguarda la contumacia, da ritenere implicitamente abrogata.

Sull'assenza dell'art. 43-ultimo comma.

L'art. 41 sulla contumacia non esiste più.

Art. 42. Vicende modificative dell'ente nel corso del processo

<1. Nel caso di trasformazione, di fusione o di scissione dell'ente originariamente

responsabile, il procedimento prosegue nei confronti degli enti risultanti da tali vicende

modificative o beneficiari della scissione, che partecipano al processo, nello stato in cui

lo stesso si trova, depositando la dichiarazione di cui all'articolo 39, comma 2. >

Se l'ente durante il processo viene incorporato ad un altro, si applica l'art. 42.

Disciplina delle notificazioni:

Art. 43. Notificazioni all'ente

<1. Per la prima notificazione all'ente si osservano le disposizioni dell'articolo 154,

comma 3, del codice di procedura penale.

2. Sono comunque valide le notificazioni eseguite mediante consegna al legale

rappresentante, anche se imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.

3. Se l'ente ha dichiarato o eletto domicilio nella dichiarazione di cui all'articolo 39 o in

altro atto comunicato all'autorita' giudiziaria, le notificazioni sono eseguite ai sensi

dell'articolo 161 del codice di procedura penale.

4. Se non e' possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi precedenti,

l'autorita' giudiziaria dispone nuove ricerche. Qualora le ricerche non diano esito

positivo, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sospende il procedimento. >

Art. 154 comma 3:

<3. Se si tratta di pubbliche amministrazioni, di persone giuridiche o di enti privi di

personalità giuridica, le notificazioni sono eseguite nelle forme stabilite per il processo

civile. >

Codice di procedura civile: le notifiche vengono effettuate a mezzo servizio postale, a

meno che oggi siano applicabili le norme sul processo telematico a mezzo pec.

Dal sottosistema 231 al codice di procedura penale, e fino al codice di procedura civile,

c'è un rinvio alla legge degli anni 80.

Prima la notifica veniva fatto mezzo posta o mezzo pec.

Prima della notifica all'ente veniva fatta in ordine cronologico (informazione di

garanzia, notifica, decreto di perquisizione).

Il primo atto con cui l'ente saprà di essere indagato, il primo contatto con l'ente

sottoposto al procedimento è la notifica relativa all'atto.

Relativo alle dinamiche del procedimento è il presupposto della notifica.

Si tratta di una norma dibattuta al comma 2.

In questo caso si è pronunciata la Corte costituzionale.

Le valide notificazioni devono essere eseguite mediante consegna al legale

rappresentante, anche se è imputato del reato presupposto.

Al legale rappresentante occorre notificare, anche se si trova in una posizione di

conflitto di interesse.

Nonostante questo, per ragioni di economia, il legislatore ha detto espressamente di

salvare la validità della notifica fatta a mano dalla persona fisica; deve essere valida

anche nei confronti dell'ente.

Se un'omessa informazione è stata cagionata alla difesa, la notifica resta valida e non si

può impugnare- questo per un concetto di speditezza e certezza giuridica.

Il vizio di notifica alla persona giuridica può essere rilevato anche nelle mani del legale

rappresentante.

Norma discussa per sottostante conflitto di interessi.

Se nel frattempo l'ente si è costituito ex art. 39 anche con la dichiarazione o elezione di

domicilio.

L'ente si costituisce eleggendo il domicilio.

Le notifiche vengono fatte al domicilio dichiarato.

L'elezione del domicilio ai sensi dell'art. 161 cpp- dichiarazione o elezione di domicilio

della persona fisica.

Art. 161 ( Domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni ) - 1. Il giudice,

il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel primo atto compiuto con l’intervento

della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato non detenuto né internato, lo

invitano a dichiarare uno dei luoghi indicati nell’art. 157 comma 1 ovvero a eleggere

domicilio per le notificazioni, avvertendolo che, nella sua qualità di persona sottoposta

alle indagini o di imputato, ha l’obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio

dichiarato o eletto e che in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto di

dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno eseguite mediante consegna al

difensore. Della dichiarazione o della elezione di domicilio, ovvero del rifiuto di

compierla, è fatta menzione nel verbale. >

Non si tratta di una norma rivoluzionaria.

Il momento in cui viene fatta la dichiarazione di costituzione in giudizio ex art. 39 è la

notifica nel luogo dove l'ente ha dichiarato il domicilio.

Art. 43 comma 4:

<4. Se non e' possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi precedenti,

l'autorita' giudiziaria dispone nuove ricerche. Qualora le ricerche non diano esito

positivo, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, sospende il procedimento>

2 aspetti dell'art. 43 sulle notificazioni all'ente:

-se non è possibile eseguire le notificazioni, l'autorità giudiziaria dispone nuove ricerche

-se le ricerche hanno esito negativo, si attua la sospensione del procedimento

Il dlgs del 2001 ha previsto una soluzione che anticipa la riforma di legge 67/2014,

sull'assenza qualificata o non qualificata, nel caso in cui la persona imputata non si

trovi, e il processo viene congelato.

Non si tratta di una soluzione inserita nel codice di procedura penale.

La stessa cosa viene inserita nel sistema 231 per l'ente.

L'ente non può essere irreperibile.

Se l'ente non si trova per qualunque ragione, è inutile instaurare il processo.

Pertanto il procedimento del 231 nei confronti dell'ente irreperibile, si sospende.

Se non si trova nessuno è probabile che si tratti di un ente fittizio.

Se le ricerche non danno esito positivo, si ha la sospensione del procedimento.

La legge del 2014 impone verifiche periodiche, nuove ricerche della persona fisica.

Analogicamente il codice di procedura penale permette di compiere verifiche periodiche

sulla validità, altrimenti il fascicolo finisce nell'armadio.

Art. 44: Incompatibilita' con l'ufficio di testimone

<1. Non puo' essere assunta come testimone:

a) la persona imputata del reato da cui dipende l'illecito amministrativo;

b) la persona che rappresenta l'ente indicata nella dichiarazione di cui all'articolo 39,

comma 2, e che rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del reato.

2. Nel caso di incompatibilita' la persona che rappresenta l'ente puo' essere interrogata

ed esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per

l'esame della persona imputata in un procedimento connesso. >

L'art. 44 ha una delimitazione della portata esaminato in connessione con l'art. 39, dove

non può presentare l'ente indagato o imputato.

Se succede così sono presenti le norme statutarie di incompatibilità con l'ufficio di

testimone- nuova specifica incompatibilità a svolgere la testimonianza.

Art. 197 cpp: (Incompatibilità con l’ufficio di testimone)

<1. Non possono essere assunti come testimoni:

a) I coimputati del medesimo reato o le persone imputate in un procedimento connesso

a norma dell’art. 12, comma 1, lettera a), salvo che nei loro confronti sia stata

pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione

della pena ai sensi dell’articolo 444;

b) Salvo quanto previsto dall’articolo 64, comma 3, lettera c), le persone imputate in un

procedimento connesso a norma dell’articolo 12, comma 1, lettera c), o di un reato

collegato a norma dell’articolo 371, comma 2, lettera b), prima che nei loro confronti sia

stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di

applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444; (1)

c) il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria;

d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di

giudice, pubblico ministero o loro ausiliario

L'art 197 codice di procedura penale viene rubricato come incompatibilità con l'ufficio

di testimone.

Le norme già enunciano una serie di situazioni in cui il soggetto non può fare da

testimone.

I coimputati sono soggetti all'art. 197 bis.

Art. 197 bis (Persone imputate o giudicate in un procedimento connesso o per reato

collegato che assumono l’ufficio di testimone)

<1 L’imputato in un procedimento connesso ai sensi dell’articolo 12 o di un reato

collegato a norma dell’art. 371, comma 2, lettera b), può essere sempre sentito come

testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata sentenza irrevocabile di

proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’articolo 444. >

Non può essere testimone chi ha fatto il giudice o PM o funzionario ausiliario.

L'art. 197 cpp detta un elenco di coloro che non possono essere sentiti come testimoni.

Le persone possono essere sentite in un'altra veste come coimputati.

L'art. 197 bis riguarda le figure soggettive mitologiche- creazione artificiale, ma non

testimone.

Premessa: riferimento all'art. 197 cpp di fronte a causa della nuova ragione di

incompatibilità con l'ufficio di testimone.

Valida non la procedura penale generale, ma specifica causa con ufficio di testimone per

il sistema del processo 231.

Ci si domanda chi è la persona e non il testimone-la persona imputata da reato da cui

dipende l'illecito amministrativo.

Chi è imputato nell'illecito amministrativo non può fare da testimone nel processo 231.

Non può essere assunta come testimone anche la persona che rappresenta l'ente nella

dichiarazione di cui l'art. 39.

Chi rappresenta l'ente ai sensi della dichiarazione ex art 39 come legale rappresentante

anche al momento della commissione del reato è la persona che non potrebbe dire tutta

la verità sull'imputato e indagato.

Il conflitto di interesse può essere anche solo potenziale, sotterraneo, latente, implicito,

nonostante l'indagato non sia in rapporti con il difensore.

Qualsiasi dichiarazione del difensore sull'indagato lo rende sospetto, per questo si

rinuncia al suo contributo come testimone.

Ratio che si individua nella norma.

Art. 62 cpp Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell`imputato

<1 Le dichiarazioni comunque rese nel corso del procedimento dall`imputato o dalla

persona sottoposta alle indagini non possono formare oggetto di testimonianza >

Chiunque renda dichiarazioni autoindizianti- da origine a una specifica causa di

incompatibilità.

L'art. 197 cpp viene integrata nel sistema 231, che risulta effettivo.

La lettera b) che parla di conflitto meramente potenziale rinuncia ad assumere il

difensore come teste sulla base di quello che può avvenire.

È evidente che il sapere probatorio cui si è interessati è l'atto temporale.

Non si vuole sapere cosa ha fatto l'imputato prima o dopo la commissione del reato, ma

solo durante il fatto.

Ratio della norma: nel caso in cui ci sia incompatibilità della persona che rappresenta

l'ente, si tratta di un'ipotesi di cui la lettera b).

La persona che rappresenta l'ente, oggi rappresenta l'ente anche nel momento del

commesso reato.

Caso di incompatibilità della persona come viene esaminata se non può come testimone:

viene esaminata come imputato del procedimento connesso, con privilegi.

Art. 210 cpp (Esame di persona imputata in un procedimento connesso)

<1. Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso a norma

dell’art. 12, comma 1, lettera a), nei confronti delle quali si procede o si è proceduto

separatamente e che non possono assumere l’ufficio di testimone, sono esaminate a

richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell’art. 195, anche di ufficio.

2. Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice, il quale, ove occorra, ne ordina

l’accompagnamento collettivo. Si osservano le norme sulla citazione dei testimoni.

3. Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore che ha diritto di

partecipare all’esame. In mancanza di un difensore di fiducia è designato un difensore di

ufficio.

4. Prima che abbia inizio l’esame, il giudice avverte le persone indicate nel comma 1

che, salvo quanto disposto dall’art. 66 comma 1, esse hanno facoltà di non rispondere.

5. All’esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli 194, 195, 498, 499 e

500.>

La persona poteva decidere in origine di non rispondere.

La persona che non può essere assunta come testimone viene imputata in un

procedimento connesso.

Sembra una sorta di sforzo un po' eccessivo.

La sezione quarta della normativa riguarda le misure cautelari.

Si dimostra che il processo 231 come processo di pace non è solo per punire l'ente, ma

per spingerlo a regolarizzarsi, attraverso modelli organizzativi.

La fase regina del procedimento 231 è la fase delle indagini preliminari straordinaria

che da importanza alle misure cautelari.

Il 70% delle misure cautelari riguarda quelle reali; ma sono previste anche quelle

personali.

Le misure cautelari sono fondamentali.

Prima di esaminare le norme si fa una sintesi dei principi generali del procedimento

cautelare.

Le misure cautelari si ricavano dal libro quarto del codice di procedura penale.

2 principi delle misure cautelari:

-provvisorietà

-strumentalità- la misura cautelare serve a garantire qualcos'altro

-immediata esecutività-non si aspetta che passi in giudicato l'ordinanza per eseguire

-principio di incidentalità-provvedimento cautelare è incidentale rispetto al

procedimento di merito che segue che segue i tipi che non coincidono con il

procedimento di mezzo

-giurisdizionalità- riserva di giurisdizione

Il codice di procedura penale stabilisce che le misure cautelari le può emettere solo il

giudice nonostante la costituzione parli di autorità giudiziaria.

Per l'emissione della misura cautelare occorre un provvedimento del giudice.

Quindi dal codice si ricava la giurisdizionalità.

-principio generale di impugnabilità- la misura cautelare può essere emessa da un

giudice diverso

Tipologie di misure cautelari (secondo il codice di procedura penale):

-personali

-reali

Le misure cautelari reali sono solo due:

-sequestro conservativo

-sequestro preventivo (art. 321 ss)

Il panorama delle misure cautelari personali si divide:

-coercitive (custodiali e non custodiali)

-interdittive

Applicando il sistema di tutela degli enti, si dice che per le misure cautelari personali

all'ente non si applicano le misure di tipo coercitivo perchè non si può arrestare l'ente,

ma il legale rappresentante.

Classica ipotesi in cui l'art. 34 funziona nella sua seconda parte.

Si rinvia al codice di procedura penale in quanto applicabile e compatibile.

La custodia cautelare in carcere non ha senso per l'ente.

Quindi le misure cautelari personali coercitive non si applicano; invece si applicano le

misure interdittive.

Se si prende in considerazione la misura interdittiva del codice di procesura penale si

pensa alla sospensione dalla potestà genitoriale, ma anche dal pubblico ufficio/impiego

o anche dall'esercizio di attività professionale.

Gran pare delle misure interdittive, anche le tre interdittive più calibrate valgono più per

le persone fisiche che quelle giuridiche.

L'idea del legislatore delegato era quella delle sanzioni interdittive per ottenere il

massimo risultato con il minimo sforzo.

Al processo dell'ente si applica come misura cautelare la sanzione interdittiva.

Le sanzioni interdittive si sono già viste ed esaminate, previste dall'art. 9 comma 2, e

possono essere applicate come misure cautelari interdittive nel corso del procedimento.

Se sussiste una sentenza di condanna si applicano le sanzioni interdittive, ma anticipate

come misure cautelari personali interdittive.

Principio basico delle misure cautelari reali- sistema di cautela con sottosistema degli

enti:

-misure personali interdittive

-misure reali (sequestro preventivo e conservativo)

L'art. 45 prevede l'applicazione della misura cautelare di una sanzione interdittiva

prevista all'art. 9 comma 2.

Deriva dal principio un corollario riguardante il fatto che le misure interdittive

corrispondono alle sanzioni interdittive, e quindi volte ad anticipare gli effetti.

Non si applica la misura cautelare interdittiva ove non sussistano i presupposti per

l'applicazione della sanzione interdittiva quando viene allestito il processo.

Dal principio per cui le sanzioni e le misure cautelari sono la stessa cosa, e quelle

cautelari che anticipano le sanzioni sono identiche dal punto di vista fenomenico, deriva

che non si può applicare la misura cautelare interdittiva e non si hanno i presupposti per

applicare la correlativa sanzione alla fine del processo.


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sonia931

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza (COMO - VARESE) (ordinamento U.E. - a ciclo unico)
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sonia931 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto processuale penale progredito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Insubria Como Varese - Uninsubria o del prof Ruggieri Francesca.

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