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→ è chi sostiene, invece, che il fatto è tipico (c è una corrispondenza con la fattispecie astratta) ma

inoffensivo.

La conclusione è sempre la stessa: non punibilità.

Si fanno queste distinzioni per aprire spazi di discrezionalità in concreto da parte di chi applica le legge, cioè

il giudice. Non si vuole punire un fatto minimamente offensivo o molto scarsamente offensivo.

● La tipicità:

FATTO TIPICO = fatto umano previsto come reato da una norma incriminatrice.

Si compone di: (o materiali): condotta, evento e rapporto di causalità tra condotta ed evento;

Elementi oggettivi

- dolo o colpa (+ preterintenzione ma è necessario un discorso a parte).

Elementi soggettivi:

-

PRINCIPALI ELEMENTI OGGETTIVI DEL FATTO TIPICO:

1) Il soggetto attivo

2) Il soggetto passivo

3) Condotta

4) Evento

5) Nesso di causalità

1) Il soggetto attivo (autore/agente) = colui che realizza un fatto descritto da una fattispecie incriminatrice.

Nel nostro ordinamento (a differenza di altri Paesi, quali la Francia o la Gran Bretagna) soggetto attivo può

essere solo una dal momento che per le persone giuridiche (gli enti, non pubblici) è prevista

persona fisica,

una particolare forma di responsabilità amministrativa da reato, sanzionata con pene pecuniarie o

interdittive.

La maggior parte dei reati può essere commessa da chiunque (proprio con questa locuzione, infatti,

esordisce la gran parte delle fattispecie incriminatrici) e si chiamano . > < :

reati comuni Reati propri

fattispecie che possono essere commesse solo da soggetti che hanno una determinata qualifica, che può

essere giuridica (ad es.: il pubblico ufficiale nel reato di concussione o di peculato), oppure naturalistica (ad

es.: la madre nel delitto di infanticidio in condizioni di abbandono morale o materiale; o il genitore, nel

delitto di violazio e degli o lighi di assiste za fa ilia e . → I ueste ipotesi, la ualifi a del soggetto

attivo e un elemento costitutivo del reato.

Art. 3, c.p.: tutti coloro che sono presenti nel territorio dello Stato (cittadini o stranieri) sono tenuti ad

osservare la legge penale italiana.

L ordinamento giuridico prevede determinate e tassative eccezioni, in virtù delle quali alcuni particolari

soggetti non sono sottoposti alla legge penale: immunità = cause personali di esenzione dalla pena;

possono essere previste dal (1) oppure dal (2).

diritto pubblico interno diritto internazionale

(1) Il Presidente della Repubblica non risponde per gli atti commessi nell esercizio delle sue funzioni,

tranne che per alto tradimento e attentato alla Costituzione.

I parlamentari (+ consiglieri regionali, giudici della Corte costituzionale, membri del Consiglio superiore

della magistratura) non rispondono per le opinioni espresse ed i voti dati nell esercizio delle loro funzioni.

(2) Riguardano i Capi di Stato (compreso il Papa), i membri del Corpo diplomatico e consolare, i

parlamentari europei, i militari di uno Stato estero.

2) Il soggetto passivo (persona offesa) = il titolare del bene offeso dal reato stesso.

Oltre che una può essere anche una (ad es.: una società per azioni, i cui

persona fisica, persona giuridica

beni sono oggetti di appropriazione indebita da parte dell amministratore infedele) ed anche lo (ad

Stato

es.: delitti contro la pubblica amministrazione o contro l amministrazione della giustizia).

Soggetto passivo = da eggiato? → No se p e.

Danneggiato = colui che subisce un danno risarcibile.

Nel delitto di furto, soggetto passivo e danneggiato sono la medesima persona; nell omicidio, la persona

offesa è la vittima (l ucciso), mentre i danneggiati sono i suoi congiunti che hanno diritto ad un risarcimento

per il danno (patrimoniale e morale) subito per la perdita del parente.

Le qualifiche del soggetto passivo possono essere rilevanti in alcune fattispecie incriminatrici, come

– –

circostanza del reato l omicidio del coniuge o del genitore è punito più gravemente o come causa di non

– –.

punibilità il furto tra coniugi non legalmente separati non è punibile

3) Condotta = comportamento umano, descritto sempre, in ogni fattispecie di reato, con un predicato

verbale (ad es.: cagionare la morte di un uomo); primo elemento costitutivo essenziale di tutti i reati, non

esistono reati senza condotta.

Può essere costituita da un comportamento umano attivo (AZIONE), oppure da un comportamento

omissivo (OMISSIONE). Ci sono norme che incriminano fatti commissivi o omissivi. Es.: incrimina il

art. 624,

furto: incrimina impossessamento bene mobile altrui (reato commissivo/di azione); in questo caso, la

fattispecie penale punisce la violazione di una norma-divieto. Art. incrimina il reato di omissione di

593,

soccorso, chi omette di avvisare l autorità per una persona incapace di provvedere a se stessa (reato

omissivo); in questo caso, il soggetto ha violato una norma-comando. Art. omicidio volontario:

575,

incrimina chiunque cagioni la morte di un uomo e può essere sia per condotta commissiva (coltellata) che

per condotta omissiva (mancata somministrazione di un farmaco salvavita). Questo articolo, così come altre

norme, incrimina fatti che possono essere realizzati con una condotta sia commissiva che omissiva.

Nel nostro ordinamento, nessun cittadino può essere punito per un mero atteggiamento interiore (che

fosse anche il più riprovevole immaginabile) o per una qualità o condizione personale (quale l appartenenza

ad una certa etnia o una particolare tendenza sessuale).

Inoltre, soltanto una condotta (attiva o omissiva) che sia può essere penalmente

cosciente e volontaria

rilevante. Infatti secondo art. 42 comma I: Nessuno può essere punito per un azione o omissione, cioè per

una condotta, preveduta dalla legge come reato, se non l ha commessa con coscienza e volontà . In caso di

una condotta realizzata senza coscienza e volontà, l imputato sarà assolto. Una condotta è cosciente e

volontaria quando il soggetto ha il dominio sulla condotta stessa. Coscienza e volontà del soggetto non

vanno confuse col dolo: il dolo deve investire tutti gli elementi della fattispecie incriminatrice, mentre

coscienza e volontà attengono solo alla condotta ed è un requisito di riferibilità della condotta stessa al

soggetto agente.

Possiamo riscontrare la mancanza di coscienza e volontà della condotta in 3 casi espressamente previsti

dalla legge:

- Forza maggiore (art. 45): Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore . Forza maggiore =

qualsiasi energia esterna contro la quale un soggetto non è in grado di resistere e che pertanto lo costringe

necessariamente ad agire. Es.: un improvvisa tromba d aria: movimento corporeo di Tizio durante la

tromba d aria cagiona la morte di Caio, ma fuori dal controllo del corpo di Tizio. In questo caso l azione non

appartiene neppure sostanzialmente a Tizio. Esito processuale: assoluzione per mancanza dell elemento

oggettivo della condotta, perché è una condotta che neanche appartiene al soggetto.

- Costringimento fisico (art. 46): Non è punibile che ha commesso il fatto per esservi stato da altri

costretto mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o, comunque, sottrarsi . La forza

irresistibile che costringe Tizio a commettere un reato viene da un altro uomo in questo caso, non dalla

natura come per la forza maggiore. Es.: Tizio viene costretto con la forza da Caio a falsificare un documento.

Tizio non è altro che uno strumento di Caio, quindi anche in questo caso l azione non gli appartiene, Tizio

non ha il dominio di ciò che fa: esito processuale di assoluzione. Il controllo ce lo aveva Caio, quindi

risponderà lui dell azione commessa materialmente da Tizio. Art. 46, comma II: Del fatto commesso dalla

persona costretta risponde l autore della violenza .

È in contrasto con il principio di personalità della responsabilità penale, art. 27 Costituzione ( Nessuno può

rispondere per un fatto commesso da altri )? Non c è contrasto, perché è Caio a commettere il reato

utilizzando Tizio come un mero strumento.

- Incoscienza involontaria: rende irrealizzabile ogni atto derivante dalla contraria volontà del soggetto

agente come forza fisica a cui non ci si può opporre. Es.: Tizio, alla guida della sua auto, senza alcun

elemento che lo potesse far prevedere, è vittima di un malore improvviso e, perdendo i sensi, investe ed

uccide un passante.

Ciò che caratterizza queste situazioni è l impossibilità di tipo assoluto sul dominio della responsabilità della

condotta, che non è penalmente rilevante perché non appartiene al soggetto. Infatti in questo caso,

l imputato verrà assolto per insussistenza del fatto ; questa è una forma assolutoria utilizzata quando

manca un elemento oggettivo del reato, in questo caso la condotta, che non è nel dominio del soggetto.

L art. 42 consente inoltre di riconoscere altre ipotesi di assenza di coscienza e volontà (a parte quelle sopra

citate) in cui è possibile escludere la punibilità. Riguarda casi in cui non c è un impossibilità assoluta di

dominio del soggetto sulla propria condotta come nei casi di forza maggiore e di costringimento fisico, ma

in cui concretamente c erano condizioni tali da escludere che dal soggetto si potesse pretendere un

comportamento lecito. Consente di escludere la punibilità anche in situazioni meno radicali delle

precedenti, ma nelle quali non si poteva pretendere un comportamento lecito del soggetto (es: terrore

improvviso nella persona che non le permette di dominare la propria condotta). Forma assolutoria non è

per insussistenza del fatto, ma perché il fatto non costituisce reato, assoluzione con formula che dice che gli

elementi soggettivi del reato ci sono, ma manca la rimproverabilità in concreto, perché dal soggetto non si

poteva pretendere un comportamento diverso.

Atti automatici: per es. gettare un mozzicone acceso per terra; non si può invocare l assenza di coscienza e

volontà della condotta: c è responsabilità. Non è un automatismo incontrollabile.

4) L’evento:

Evento naturalistico = collegata alla condotta da un rapporto di

modificazione del mondo esterno,

causalità, richiesta dalla norma incriminatrice perché un certo reato possa dirsi realizzato. È il risultato

esteriore causalmente riconducibile alla condotta del soggetto.

La modificazione del mondo esterno richiesta dalla norma incriminatrice può essere di varia natura:

fisiologica (es. la morte); psicologica (es. reato di plagio, per totale riduzione di una persona in uno stato di

soggezione psicologica); patrimoniale (es. truffa, regolata dall art 640: Chiunque con artifizi o raggiri,

→ eve ti

inducendo taluno in errore, procura a sé o a altri un ingiusto profitto con altrui danno

naturalistici con carattere patrimoniale).

- evento in senso naturalistico: non caratterizza tutti i reati, esistono reati senza evento naturalistico. Se

non possono esistere reati senza condotta, ciò non vale per l evento naturalistico.

> < reati di mera condotta = reati nella cui struttura è compresa solo una condotta e non un evento

naturalistico. Ad esempio, il delitto di furto si perfeziona con il venire ad esistere delle due condizioni di

sottrazione ed impossessamento, senza che si richieda anche il realizzarsi di un danno patrimoniale per la

vittima.

È la norma incriminatrice che ci dice se ci troviamo di fronte a un reato di mera condotta o a un reato con

evento. Abbiamo un reato con evento naturalistico quando la legge nella descrizione della figura criminosa

aggiunge alla condotta un accanimento naturalistico che è ben distinto dalla condotta ma conseguente alla

condotta stessa. Se la norma incriminatrice prevede fra gli elementi costitutivi di un certo reato anche

l evento naturalistico, è essenziale che quell evento si verifichi perché il reato sussista - altrimenti non

→ Eve to

avremmo il fatto tipico -. Es.: (omicidio) : Chiunque cagiona la morte di un uomo [...]

art. 575

naturalistico: la morte. Se non si verifica la morte, non c è reato di omicidio, manca l evento naturalistico.

- evento in senso giuridico: offesa recata ad un interesse o bene che la norma penale incriminatrice

protegge, che consegue a qualsiasi reato (sia esso di mera condotta o ad evento naturalistico), perché ogni

norma che incrimina un fatto come reato ha lo scopo di tutelare un certo bene/interesse. L evento in senso

giuridico è riguarda anche i reati privi di evento naturalistico (reati di mera condotta).

comune a tutti i reati,

Es. reato atti osceni: evento giuridico è l offesa al sentimento di pudore; reato di falso: offesa alla fede

pubblica; omicidio: offesa alla vita.

Esistono due possibili forme di offesa nei confronti di un interesse o bene: la (= il pregiudizio totale

lesione

o parziale del bene tutelato) o la per cui nel nostro ordinamento abbiamo: 1) reati di

messa in pericolo;

danno - puniscono la lesione del bene o interesse protetto (es. il reato di omicidio punisce la lesione del

bene vita); 2) reati di pericolo - puniscono la semplice messa in pericolo di un certo bene o interesse. Es.:

punisce la rimozione o omissione dolosa (= volontaria) di cautele contro infortuni sul lavoro. È

art. 437 c.p.:

reato perché si vuole punire la semplice messa in pericolo dell incolumità pubblica, che è il bene tutelato. Si

è punibili per questo, anche se non c è lesione. Si puniscono anche reati di mero pericolo per prevenire,

anticipare il momento dell intervento penale (per punire penalmente condotte che si limitano a minacciare

l interesse o il bene protetto) e dare una tutela rafforzata al bene. Nei reati di pericolo è presente

un offesa, anche se di natura anticipata rispetto alla verificazione di un danno.

Ci sono vari reati di pericolo nel nostro ordinamento, ma esiste anche una figura generale del reato di

pericolo: Delitto tentato = reato di pericolo per eccellenza, previsto dall art. 56 c.p. (STUDIARE CON

ATTENZIONE). La figura del delitto tentato consente di punire quelle condotte che non sono riuscite a

cagionare la lesione dell interesse protetto da una singola norma incriminatrice, ma lo hanno comunque

minacciato. es. o i a do a t. e a t. . →

In alcuni casi, si affiancano delitti di danno e delitti di pericolo: ad

Tentato omicidio: punibilità anche della semplice messa in pericolo del bene vita realizzato con condotte

che non sono riuscite a cagionare lesioni a questo bene, cioè la morte.

Art. 56: Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto

tentato se l azione non si compie o l evento non si verifica .

Parlare di reato tentato non è molto giusto, perché in questo modo si intendono sia delitti che

contravvenzioni. Non si può parlare di tentata contravvenzione , perché ciò non è punibile nel nostro

ordinamento; il reato di contravvenzione è di per sé un reato di pericolo, quindi sarebbe come punire il

pericolo di un pericolo.

5) Rapporto di causalità (nesso di causa) tra condotta ed evento naturalistico

Tutti i reati con evento naturalistico hanno tra gli elementi costitutivi il nesso di causa tra la condotta del

soggetto e l evento naturalistico. Se non c è il nesso di causa, non sussiste il reato. Nel diritto penale

(questo è il nostro punto di vista), il rapporto di causalità opera come criterio di imputazione dell evento

naturalistico all autore della condotta: ciò vuol dire che l evento può essere imputato (= attribuito) al

soggetto solo se quell evento è conseguenza della sua condotta.

L evento naturalistico normalmente è l effetto di una pluralità di fattori che si sono uniti concorrendo a

determinarlo. Problema del nesso di causa in un processo penale: capire quando, dal punto di vista del

diritto penale, a causare l evento Y è stata la condotta X dell imputato - mentre tutti gli altri fattori debbono

ritenersi irrilevanti, pur avendo anch essi condizionato il prodursi degli eventi. Più fattori possono

concorrere alla determinazione causale di un evento Y, quindi è necessario che sia proprio la condotta X ad

averlo causato. A quali condizioni una determinata condotta (quella dell imputato) può essere considerata

causa di un determinato evento dal punto di vista giuridico?

Es.: Caio è morto e Tizio è sotto processo per la sua morte. Cosa dobbiamo fare per capire se Tizio è

materialmente responsabile (cioè causalmente responsabile) per la morte di Caio?

L elemento psicologico soggettivo va valutato successivamente, prima bisogna capire se Tizio ha causato

materialmente la morte di Caio, perché se non è così vi è già un assoluzione per insussistenza del fatto

(mancanza di un elemento oggettivo del fatto).

Art. 40, comma 1, c.p.: Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato se

l evento dannoso o pericoloso da cui dipende l esistenza del reato non è conseguenza della sua azione od

omissione . Se non c è nesso di causa tra condotta del soggetto e evento (di danno o di pericolo) richiesto

dalla norma incriminatrice, non c è nemmeno la sussistenza del fatto.

Per capire se dal punto di vista penale Tizio è materialmente ed oggettivamente responsabile per la morte

di Caio dobbiamo compiere due passaggi:

1) Verificare che ci sia un nesso di causa tra la condotta di Tizio e la morte di Caio (se non c è: assoluzione

per insussistenza del fatto);

2) Se il nesso di causa c è, dobbiamo vedere se è un nesso di causa significativo/rilevante per diritto penale,

se non conta quindi non c è nesso penalmente rilevante (assoluzione per insussistenza penale).

Reati di azione (commissivi) >< reati di omissione

a. Nesso di causa nei reati di azione: per accettare se la condotta attiva di Tizio è stata causa della morte di

Caio, il penalista ricorre alla (teoria si tratta di

formula della condicio sine qua non condizionalità):

applicare un procedimento di eliminazione o soppressione mentale; si elimina mentalmente la condotta

dell imputato e si vede se senza questa l evento si sarebbe verificato lo stesso o no.

Es. 1: Tizio esplode colpi di pistola nei confronti di Caio, lo colpiscono al cuore e Caio muore. La condotta

attiva di Tizio è causa della morte di Caio? C è nesso causale perché altrimenti Caio non sarebbe morto.

Es. 2: Tizio dà un pugno a Caio perché lui non gli ha restituito un prestito; più tardi nella notte, Caio viene

portato in ospedale d urgenza e due giorni dopo Caio muore per una meningite fulminante. Tizio è al

processo per la morte di Caio: è responsabile? Si applica il procedimento di eliminazione mentale: non c è

nesso di causa, assoluzione per non sussistenza del fatto (morte).

La teoria condizionalistica - che fa uso della formula della condicio sine qua non - dice che: la condizione

A (condotta dell imputato) è causa dell evento B (evento previsto dalla norma incriminatrice) tutte le volte

in cui, eliminando mentalmente A, viene meno anche B.

Come fa il giudice a sapere se eliminata la condotta dell imputato sarebbe venuto anche meno l evento? Il

giudice si può servire delle leggi scientifiche, si può aiutare con le conoscenze offerte da leggi scientifiche,

che spiegano le relazioni tra accadimenti. Queste leggi sono di due tipi: universali e statistiche. Universali =

leggi scientifiche che affermano che al verificarsi di un certo accadimento si accompagna invariabilmente

(sempre senza eccezioni) il verificarsi di un altro evento -> Ogni volta che si verifica A, si accompagna

invariabilmente il verificarsi di B (es: a un accoltellamento profondo del cuore segue inevitabilmente la

morte dell accoltellato). Statistiche = leggi scientifiche che affermano che al verificarsi di un certo

accadimento in una certa percentuale (non sempre) di casi all evento A segue conseguentemente un

evento B (es: all assunzione del farmaco X, nel 60% dei casi si accompagnano danni alla vista).

Queste leggi scientifiche sono chiamate leggi generali di copertura e spiegano nessi causali tra gli

avvenimenti.

Nel diritto penale, per determinare il nesso di causa non si richiede necessariamente una legge universale,

altrimenti in pochissimi casi si potrebbe affermare il nesso causale. Il giudice per fare ciò si può servire

anche di leggi meramente statistiche (percentuali su dati), da integrare con la probabilità logica, con un

criterio di razionalità: ad esempio si deve ricercare altre possibili cause e, se tutte queste si possono

scartare, si può affermare con certezza che è stata effettivamente la condotta a causare l evento.

Elementi di diritto e procedura penale

24/02

5) Rapporto di causalità (nesso causale) tra la condotta e l’evento: noi affrontiamo la causalità dal punto

di vista giuridico, del diritto penale.

Il giudice nel processo penale deve accertare se la condotta posta in essere dall imputato e l evento del

quale si discute sono causalmente collegate: se la condotta dell imputato può ritenersi causa dell evento

(es. morte della vittima).

Sono necessari 2 passaggi:

1) C è il nesso di causa? Ricorso alla usando formula della condicio sine qua non : il

teoria condizionalistica

giudice può aiutarsi con il ricorso a leggi scientifiche di carattere universale e statistico (in quest ultimo

caso: probabilità statistica + logica per stabilire se c è nesso causale tra comportamento e evento discusso

nel processo).

Questa teoria è stata oggetti di critica, perché rischia di estendere troppo il novero dei fatti penalmente

Co cezio e scie tifica di causa ≠ co cezio e pe alistica

ileva ti. → = capire quando sia opportuno,

legittimo e doveroso imputare un certo evento alla condotta umana dell agente.

2) Il nesso di causa è rilevante/significativo per il diritto penale? Non sempre è rilevante perché ci sia un

nesso di causa penalmente rilevante usando la formula della teoria condizionalistica.

Es.: Tizio procura a Caio una ferita; Caio va in ospedale, dove scoppia un incendio e Caio muore.

i putato → se a a il

Primo passaggio: processo di eliminazione mentale: eliminiamo la condotta dell

ferimento di Caio da parte di Tizio, Caio sarebbe comunque morto? No, quindi c è il nesso causale. È un

legame causale significativo per il diritto penale? Sarebbe ingiusto e irrazionale, in un caso del genere,

accollare, dal punto di vista oggettivo, la morte del soggetto alla condotta dell imputato. È quindi

assolutamente necessario selezionare le ipotesi nelle quali il nesso causale rivelato come sussistente dal

mero approccio condizionalistico è rilevante dal punto di vista penale, quindi consente di accollare

casualmente il fatto al soggetto.

A questo scopo selettivo risponde la teoria della causalità adeguata: dal punto di vista penale, bisogna

considerare come causa penalmente rilevante soltanto quella condizione che è idonea o adeguata a

produrre l evento (che in effetti si è verificato) secondo il normale decorso degli eventi. Quindi si richiede al

giudice un giudizio ex ante , cioè di mettersi nella situazione in cui l imputato si trovava nel momento in

cui ha realizzato la condotta della quale si discute. Deve poi domandarsi: Era probabile che dalla condotta

→ Se la isposta sì, allo a

di Tizio (imputato) scaturisse la morte di Caio (vittima)? è un nesso di causa

penalmente rilevante tra la condotta di Tizio e la morte di Caio, quindi è possibile attribuire la morte di Caio

alla condotta di Tizio. Se la risposta è no, allora il nesso di causa non è penalmente rilevante, sebbene senza

l azione di Tizio viene meno anche la morte di Caio.

Es. Tizio vuole uccidere Caio, gli si scaglia contro e lo accoltella; Caio, a seguito di ciò, è ricoverato in

ospedale e deve fare un intervento di asportazione della milza; durante l intervento ci sono complicazioni e

Caio muore.

1) Processo eliminazione mentale (teoria casualità adeguata): se Tizio non avesse accoltellato Caio, Caio

sarebbe morto? No, quindi c è nesso causale tra la condotta di Tizio e l evento morte di Caio.

2) Secondo passaggio della teoria della casualità adeguata: il tipo di ferita inferta da Tizio a Caio è

normalmente adeguata a provocare la morte? È una ferita da cui è probabile che scaturisca la morte del

ferito? No, non era probabile, perché quella ferita non era adeguata a provocare la morte. Il giudice si pone

nel momento in cui l imputato ha tenuto la condotta (accoltellamento): era probabile che quella ferita

provocasse la morte? No, quindi l esito è che tra la condotta di Tizio e la morte di Caio non c è un nesso di

ausa pe al e te ileva te el di itto pe ale → assoluzio e pe i sussiste za del fatto, pe h a a

l elemento oggettivo nesso di causa rilevante.

Il limite della teoria della causalità adeguata è di restringere troppo gli spazi della repressione penale,

perché applicandola, tutti gli eventi che non sono una conseguenza normale del tipo di condotta realizzata

dall imputato non gli sarebbero oggettivamente addebitabili, non sarebbero punibili; si restringe troppo

l area della punibilità, si esclude troppo facilmente nesso di causa rilevante.

La teoria della causalità umana cerca di allargare gli spazi della repressione penale, risolvendo i limiti che

abbiamo appena visto. È la teoria di Antolisei (massimo esponente). Allarga gli spazi della punizione poiché,

secondo questa teoria, il nesso di causa dal punto di vista penale è escluso solo se l evento che in concreto

si è verificato è stato uno sviluppo (non solo non normale , ma eccezionale ) della condotta

eccezionale

dell imputato. Solo in questo caso l evento non può essere causalmente addebitato all autore della

condotta. L uomo ha il controllo di una serie di circostanze nelle quali si inserisce la sua condotta; tutti i

fattori che rientrano in questa sfera di controllo, perché dominabili, vanno considerati come causati

dall uomo, mentre quelli che sfuggono al controllo, perché eccezionali e imprevedibili, non possono essere

imputati al soggetto agente.

Riprendiamo l esempio di prima: Tizio vuole uccidere Caio, gli si scaglia contro e lo accoltella; Caio, a seguito

di ciò, è ricoverato in ospedale e qui si riscontra che la ferita non è mortale e che per risolverla si dovrebbe

fare un semplice intervento di asportazione della milza; durante l intervento ci sono complicazioni e Caio

muore.

Applicando la teoria causalità adeguata abbiamo visto che l esito è l assoluzione per insussistenza del fatto,

dal momento che viene negato il nesso casuale.

Invece, applicando la teoria della causalità umana, le complicanze chirurgiche durante un intervento non

sono accadimenti eccezionali, quindi si giunge a un esito opposto rispetto a quello raggiunto con la teoria

p e ede te → la o dotta di Tizio o siderata causa della morte di Caio per il diritto penale, quindi si

considera sussistente il rapporto causale tra la condotta dell imputato e la morte della vittima. In un

intervento chirurgico non è eccezionale che insorga una complicanza anche mortale ed è stata la condotta

di Tizio a rendere necessario l intervento.

Es. 2: Tizio provoca a Caio una ferita; Caio deve andare in ospedale per farsi medicare. Nell ospedale

scoppia un incendio e Caio muore.

Applicando la teoria della causalità umana: in questo caso non c è nesso di causa penalmente rilevante

(condotta-morte), perché un incendio in ospedale è un evento eccezionale, quindi escludiamo l esistenza

del esso di ausa pe al e te ileva te → o lusio e: assoluzio e pe i sussiste za del fatto.

un uomo non si può far carico del prodursi di eventi

Idea alla base della teoria della causalità umana:

eccezionali che fuoriescono del tutto dalla sua sfera di dominio (è un idea garantistica fondamentale).

Sia la teoria della causalità adeguata, che la teoria della causalità umana, correggono gli esiti poco

repressivi di un mero approccio condizionalistico, perché quest ultimo porterebbe ad accollare gli eventi

agli autori delle condotte in modo indiscriminato. Tuttavia fanno delle correzioni diverse, perché la teoria

della causalità umana dà origine ad una più ampia area di repressione penale, perché esclude un nesso di

causa penalmente rilevante solo quando lo sviluppo che ha portato alla morte della vittima viene

considerato veramente eccezionale.

Finora abbiamo parlato dal punto di vista teorico. Quale teoria ha sposato il nostro codice penale nel caso

di eati o eve to atu alisti o? → i o dia o pe ò he l evento naturalistico che in concreto si verifica

normalmente è il risultato di più fattori e la condotta dell imputato è solo uno di questi fattori.

Alcune possibili situazioni che mettono in luce quest aspetto:

- Es. 1: Caio è affetto da una particolare fragilità capillare, Tizio gli dà un pugno e Caio muore. Al prodursi

dell effetto morte hanno concorso due fattori: 1.il pugno (condotta dell imputato)+ 2. la fragilità capillare: è

una causa preesistente, simultanea o sopravvenuta rispetto alla condotta dell imputato? Causa

preesistente.

- Es. 2: Tizio spara, in quel momento si solleva un forte colpo di vento e il proiettile, sospinto dal vento,

raggiunge Caio, che in situazioni normali non avrebbe raggiunto. Al prodursi dell effetto morte, concorrono

due fattori: 1. Sparo + 2. Vento: causa simultanea rispetto alla condotta dell imputato.

- Es. 3: Tizio spara a Caio e lo ferisce; a seguito di ciò, Caio viene operato, si verifica una complicazione

durante l intervento e Caio muore. Al prodursi dell effetto morte, concorrono due fattori: 1. Sparo

(condotta dell imputato) + 2. Complicanze chirurgiche: causa sopravvenuta rispetto alla condotta

dell imputato.

La morte della vittima, in tutte e tre le situazioni, scaturisce da una serie di fattori; oltre alla condotta

dell imputato vi è sempre un altra causa, preesistente, simultanea o sopravvenuta. Allora come sono

regolate queste situazioni?

Art. 41, comma 1, c.p.: Il concorso (con la condotta dell imputato) di cause preesistenti o simultanee o

sopravvenute, anche se indipendenti dall azione od omissione del colpevole (condotta dell imputato), non

esclude il rapporto di causalità tra l azione od omissione e l evento .

Significa che in tutti e tre gli esempi fatti, per il nostro diritto penale, la causa della morte di Caio è

comunque la condotta di Tizio, anche se alla condotta di Tizio si sono uniti altri fattori per andare a

determinare la morte di Caio. In tutti i casi, la morte di Caio viene materialmente (oggettivamente) posta a

carico di Tizio. Il nesso di causa tra la condotta di Tizio e la morte di Caio non può essere escluso per il solo

fatto che la condotta di Tizio ha cagionato la morte di Caio in virtù dell unione di altri fattori alla

solo

condotta dell imputato. Resta l imputato causalmente responsabile per la morte della vittima.

Riconducendo tutto ciò al discorso teorico fatto precedentemente, il codice penale italiano fa propria la

formula condicio sine qua non , la teoria condizionalista. Applichiamo l art. 41 comma I ai tre casi posti

prima:

- Es. 1: Caio affetto da una particolare fragilità capillare, Tizio gli dà un pugno e Caio muore. Al prodursi

dell effetto morte hanno concorso due fattori: 1.il pugno (condotta dell imputato)+ 2. la fragilità capillare: è

una causa preesistente, simultanea o sopravvenuta rispetto alla condotta dell imputato? Causa

preesistente.

→ Appli a do l art. 41, comma I: La vittima sarebbe morta se l imputato non le avesse sferrato un pugno?

No. La morte è addebitabile all imputato, a prescindere dal fatto che senza il concorso della causa

preesistente Caio non sarebbe morto.

Lo stesso vale anche per le altre due situazioni prese in esame (colpo di vento e complicanza chirurgica). La

morte è addebitabile comunque all imputato, nonostante le cause simultanee e sopravvenute che si sono

aggiunte alla condotta dell imputato.

Problema: se Tizio provoca a Caio una ferita. Caio va in ospedale a farsi medicare, ma in ospedale scoppia

un incendio e Caio muore. Se applichiamo l art. 41, comma I, la causa sopravvenuta non esclude il rapporto

di causa. Tuttavia, al comma I, segue il comma II.

Art. 41, comma II, c.p.: Le cause sopravvenute (es. incendio) escludono il rapporto di causalità quando

. → Se

sono state da sole sufficienti a determinare l evento (causa sopravvenuta) la condotta

dopo

dell imputato sopraggiunge un fattore diverso che da solo è sufficiente a causare l evento, l evento non può

essere causalmente attribuito alla condotta dell imputato.

Fattore da solo sufficiente a causare l evento = fattore/accadimento eccezionale e imprevedibile.

Nell esempio fatto, l incendio all ospedale è un fattore da solo sufficiente a causare l evento, nel senso che

è un fattore eccezionale, posto completamente al di fuori dalla sfera di dominio di Tizio che non risponderà

eve to o te → assoluzio e pe

di omicidio per mancanza di nesso causale tra la sua condotta e l

insussistenza del fatto.

Il nostro codice, in tema di nesso causale, sembra adottare un approccio condizionalistico, rivelato dal

primo comma, temperato/corretto dalla teoria della causalità umana che impedisce di rilevare un nesso di

causa penalmente rilevante di fronte ad eventi totalmente al di fuori dalla sfera di dominio della persona.

- Es.: Tizio guida con imprudenza e provoca un incidente stradale, scoppia il serbatoio e si genera un

incendio. Un passante si avvicina al veicolo per prestare soccorso senza nessuna cautela e muore

nell incendio. Colui che ha provocato l incidente va sotto processo per la morte del soccorritore. C è nesso

di causa?

→ Applicazione dell’art. 41, comma II:

1. Se l automobilista avesse guidato in maniera prudente, il soccorritore sarebbe morto? No. -> Guida

imprudente è condicio sine qua non della morte del passante (causa sopravvenuta, si applica art. 41 comma

II).

2. Il fatto che un passante si lanci tra le fiamme per prestare soccorso senza alcuna cautela è un evento

eccezionale? Sì. -> Allora non vi è nesso causale.

Reati commissivi (visti finora) = reati dove la condotta dell imputato è costituita da un azione. >< Reati

omissivi = reati dove la condotta dell imputato è un omissione.

Reati omissivi:

Il nostro sistema penale conosce due categorie di reati omissivi:

- Reati omissivi propri: sono reati di mera condotta (privi di un evento naturalistico) che si consumano con

la sola omissione del comportamento imposto dalla legge. Es.: omissione di soccorso punita

indipendentemente dalle conseguenze che ne possono derivare (queste ultime potranno rilevare come

aggravante dell ipotesi base, come nel caso dell omissione di soccorso dalla quale derivi la morte della

vittima).

Il reato omissivo proprio ha quattro elementi costitutivi: 1) la cioè la situazione descritta

situazione tipica,

dalla norma, che fa scattare l obbligo di attivarsi (nell omissione di soccorso, la situazione tipica è

l imbattersi in un corpo inanimato); 2) l sempre descritta dalla norma incriminatrice, ossia il

azione omessa,

comportamento che il soggetto avrebbe dovuto tenere; 3) il entro cui il soggetto

termine temporale

avrebbe dovuto agire, espresso talvolta in termini numerici, talvolta tramite il ricorso ad avverbi; 4) la

concreta possibilità di agire.

- Reati omissivi impropri: fattispecie delle quali si risponde per non aver impedito un certo evento. Si tratta

di reati ad evento, definiti anche come Art. 40, comma 2, c.p.: Non

reati commissivi mediante omissione.

impedire un evento che si ha l obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo .

La clausola di equivalenza opera in presenza di un obbligo giuridico, non solo morale. Es.: se Tizio è a

conoscenza del fatto che il suo vicino di casa Caio ha rapporti sessuali con la propria figlia infra sedicenne e

non lo impedisce, tiene un comportamento eticamente riprovevole, ma non risponderà a titolo di concorso

nel delitto di atti sessuali con minore commesso dal padre, perché nessuna norma giuridica obbliga i

comuni cittadini ad impedire il compimento di reati nei confronti dei minori con i quali essi non abbiano

una particolare relazione di parentela o di affidamento per ragioni di cura, educazione o istruzione.

Come individuare la fonte (giuridica) dell obbligo in presenza della quale scatta la clausola di equivalenza

tra non impedire e cagionare?

1) Secondo la teoria formale , si risponde del mancato impedimento solo quando l obbligo derivi da una

norma dell ordinamento giuridico, da una previsione contrattuale (es.: la babysitter deve tutelare il

bambino che è chiamata ad accudire), dal precedente compimento di un azione pericolosa che impone di

attuare determinate cautele (es.: chi apre una buca in un luogo di passaggio, deve recintarla per evitare che

qualcuno possa caderci dentro).

Teoria molto criticata: da una parte rischia di determinare un incontrollata proliferazione di ipotesi di

responsabilità omissiva impropria, dal momento che qualsiasi legge potrebbe costituire fonte giuridica

dell obbligo di impedimento. Dall altra parte, rischia di limitare eccessivamente l ambito di responsabilità

penale, nelle ipotesi di contratto invalido (es.: se i genitori del bambino assumono una babysitter straniera

priva di regolare permesso di soggiorno, il loro rapporto contrattuale è invalido, pertanto la ragazza non

sarebbe tenuta ad impedire che il bambino affidatole si facesse del male). Infine, la teoria formale rende

difficile individuare la fonte di responsabilità penale di chi assuma volontariamente la tutela di un certo

bene e debba pertanto impedire eventi pregiudizievoli per il titolare del bene (es.: donna che si offre di

controllare che i figli della vicina di casa, che giocano in cortile, non si facciano del male: in questo caso,

l obbligo di impedimento che appare ovvio non trova fondamento in una legge, in un contratto, o in una

precedente azione pericolosa.

2) Secondo la teoria funzionale (o sostanziale), l obbligo di impedimento si fonda su una posizione di

quando un soggetto non è in grado di tutelare adeguatamente un proprio bene, occorre

garanzia:

individuare la figura di un garante che si sostituisca a lui nella protezione del bene (ad esempio gli

insegnanti a cui viene affidato un bambino nelle ore scolastiche).

Al fine di limitare le posizioni di garanzia penalmente rilevanti, sono stati individuati tre requisiti: il garante

dev essere fornito di poteri impeditivi, che possono consistere anche in attività di sollecitazione; la

posizione di garanzia deve essere precostituita, in quanto non può venire in essere per il verificarsi di

un improvvisa situazione di pericolo; la posizione di garanzia dev essere specifica, cioè deve consentire di

individuare quale bene o interesse specifico il garante deve proteggere.

3) Nella nostra giurisprudenza tende ad imporsi la teoria mista, che accoglie l impostazione funzionalistica

con il correttivo, derivato dalla teoria formale, che la posizione del garante originario debba essere

individuata da una legge.

Si distinguono due tipologie di posizioni di garanzia: di protezione (quando il garante si sostituisce nella

tutela dei beni o dei diritti di chi non è in grado di provvedervi, come il genitore verso i figli) e di controllo (il

garante ha il controllo di una fonte di pericolo che deve adeguatamente neutralizzare, come il datore di

lavoro che non deve esporre i dipendenti alle sostanze dannose per la loro salute utilizzate nel ciclo

produttivo).

Le posizioni di garanzia possono essere originarie (come per i genitori nei confronti dei figli) o derivate

(trasferite dal garante originario ad un terzo soggetto, come per la babysitter).

La giurisprudenza attribuisce rilevanza anche alla volontaria assunzione di una posizione di garanzia,

quando il titolare del bene vi abbia fatto concreto affidamento (quando non si tratti di assunzione

unilaterale). In questi casi, la fonte giuridica dell obbligo viene individuata nei contratti atipici che, al pari di

tutti gli altri atti negoziali, si basano sulla volontà consensuale delle parti.

b. Nesso di causa nei reati omissivi: L accertamento del nesso di causa si fonda su un giudizio ipotetico; in

questo caso il giudice si pone la domanda: Se l imputato avesse tenuto la condotta prescritta (che non ha

tenuto) questo avrebbe impedito la realizzazione dell evento? .

- Es.: Un uomo malato muore per una certa malattia; il medico va sotto processo per questa morte. Se il

medico gli avesse somministrato la medicina X, questo avrebbe impedito la morte dell uomo? Se sì: c è

nesso di causa, altrimenti non c è.

La risposta non può quasi mai essere certa e perentoria, ma individua il grado di probabilità statistica

dell efficacia salvifica del farmaco.

In materia di causalità nei reati omissivi, la norma di riferimento nel nostro codice è l art. 40 comma II:

Non impedire un evento che si ha l obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo . Per il diritto

penale ciò che conta (dal punto di vista di responsabilità causale) è soltanto l inerzia, l omissione che

contrasta con un dovere giuridico di attivarsi per impedire l evento.

- Es.: Il bagnino ha obbligo giuridico di attivarsi per impedire la morte per annegamento dei bagnanti. Di

fronte a un bagnino che non si è tempestivamente attivato, per trovare il nesso di causa bisogna dimostrare

che se egli si fosse prontamente buttato in acqua avrebbe fatto effettivamente in tempo a raggiungere il

nuotatore per salvargli la vita (accertamento non semplice: distanza del nuotatore in difficoltà, condizione

del mare).

- Es. 2: Il medico ha l obbligo giuridico di attivarsi per tutelare/proteggere la vita e la salute dei pazienti che

gli si affida o. → Medi o sotto p o esso pe h ha violato l obbligo di curare il suo paziente non

somministrandogli le medicine disponibili, e il paziente è morto. Ciò non basta per concludere che la morte

del paziente è causalmente riconducibile alla condotta omissiva del medico; bisogna provare che se il

medico si fosse attivato, il paziente si sarebbe salvato.

In entrambi i casi, il giudice ricorrerà alle leggi scientifiche (universali e statistiche) integrate con il criterio

logico-razionale per concludere se il nesso causale c è o meno.

Fatto tipico: si compone di elementi oggettivi e soggettivi descritti dalle norme penali incriminatrici.

Un fatto umano concreto per essere tipico deve possedere sia gli elementi oggettivi, sia gli elementi

soggettivi descritti dalla norma penale incriminatrice.

– –

Elementi oggettivi del fatto tipico: condotta evento nesso di causa.

ELEMENTI SOGGETTIVI DEL FATTO TIPICO:

Non basta che il soggetto abbia causato il fatto dal punto di vista materiale perché sia considerato

penalmente responsabile per quel fatto; è necessario anche che ci sia pure un legame sul piano soggettivo

psicologico. Il nesso soggettivo/psicologico tra un fatto e il suo autore può assumere la forma del dolo o

della colpa.

Dolo e colpa = i due elementi

sono i due fondamentali criteri di imputazione soggettiva del fatto all’autore,

che consentono di attribuire un fatto al suo autore dal punto di vista psicologico/soggettivo). >< Nesso di

causa = elemento che consente di attribuire il fatto al soggetto dal punto di vista oggettivo.

Nel nostro ordinamento, certi fatti sono un reato solo se sono commessi con dolo. In questi fatti, se manca

il dolo, essi non sono reati.

Altri fatti sono reati se commessi con dolo (volontariamente) ma anche se commessi soltanto con colpa,

cioè involontariamente, a causa dell inosservanza di una regola precauzionale.

Delitti = ergastolo, reclusione, multa. >< Contravvenzioni = arresto, ammenda.

Due specie di reato che si distinguono sulla base della pena.

Sulla base del piano soggettivo, delitti e contravvenzioni si comportano diversamente.

Pe i delitti. → Art. 42, comma II: Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalle legge come

se non lo ha commesso con dolo, salvi i casi di delitto preterintenzionale o colposo espressamente

delitto

preveduti dalla legge .

Delitti → Regola: esponsabilità penale solo se c è dolo.

- Es.: art. 581 incrimina le percosse: la pena che riconnette sono la reclusione o la multa (quindi le percosse

sono un delitto). Descrive il delitto di percosse solo dal punto di vista oggettivo. Ma dal punto di vista

soggettivo non ci dice niente.

Art. 581: Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia del corpo o della mente, è punito

a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a trecentonove euro .

Non dice nulla sull elemento soggettivo; si applica la regola generale valida per i delitti (art. 42, comma II).

L elemento soggettivo è il dolo, la semplice colpa non basta perché ci sia reato.

Nel caso dei delitti, la responsabilità per colpa c è solo se la legge lo prevede in modo espresso (così non è,

come abbiamo visto, per il delitto di percosse).

I delitti puniti anche a titolo di colpa non sono numerosi: omicidio, lesioni personali, gran parte dei delitti

contro l incolumità pubblica, ecc.

Delitti per colpa: omicidio. L art. 575 descrive l omicidio solo dal punto di vista oggettivo. Se ci fosse solo

questo articolo, il cagionare la morte di un uomo sarebbe un reato solo se commesso con dolo.

Ma c è anche l art. 589 che incrimina espressamente anche l omicidio colposo. C è anche l art. 584 che,

invece, incrimina espressamente anche l omicidio preterintenzionale.

Questo è un caso di delitto che prevede espressamente che il fatto sia sanzionato penalmente anche se

commesso solo con colpa o preterintenzionalmente.

Pe le o t avve zio i. → Art. 42, comma IV: Nelle ciascuno risponde della proprio azione

contravvenzioni

od omissione cosciente e volontaria sia essa dolosa o colposa .

Per tutte le contravvenzioni, l autore commette reato sia se ha agito con dolo (volontà) sia se ha agito solo

con colpa (se lo ha determinato non con volontà ma con violazione di una regola precauzionale), a meno

che uno dei due criteri di imputazione soggettiva non sia incompatibile con la struttura del reato. Cambia

ovviamente la gradazione della pena applicata al soggetto.

Nel campo dei delitti, la responsabilità soltanto nel caso di dolo è la regola; è l eccezione (deve essere

espressamente prevista dalla legge) che generi responsabilità anche la semplice colpa.

Nel campo delle contravvenzioni la regola è che basta anche solo la colpa perché ci sia reato.

DIFFERENZA IMPORTANTE TRA DELITTI E CONTRAVVENZIONI.

Dolo = esprime un legame psicologico tra il fatto e l autore più forte rispetto al legame che si ha nel caso di

semplice colpa.

Se io ho un fatto che è incriminato sia a titolo di dolo che a titolo di colpa, la pena sarà più elevata nel caso

di dolo (per legame più intenso tra autore e fatto); è la forma più grave di imputazione soggettiva.

Es: Art. 575: omicidio doloso punito con reclusione non inferiore a anni 21; art. 589: omicidio colposo (non

volontario) punito con reclusione dai 6 mesi ai 5 anni.

Dolo

:

normativamente definito nell art. 43, comma 1, c.p.: Il delitto è doloso o secondo l intenzione (doloso =

secondo l intenzione), quando l evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell azione od omissione e

da cui la legge fa dipendere l esistenza del delitto, è dall agente (chi agisce, realizza condotto omissiva e

commissiva) preveduto e voluto come conseguenza della propria azione od omissione (cioè della propria

condotta) .

Prima considerazione su questa definizione: l art. 43 parla di previsione e volontà: 2 componenti del dolo,

fra loro legate in mondo indissolubile. Il dolo si compone di previsione e volontà.

Previsione = componente intellettiva del dolo; evento preveduto = il soggetto si è rappresentato

mentalmente (componente intellettiva) che dalla sua condotta sarebbe derivata la realizzazione del fatto.

Non si può aver dolo senza la previsione del fatto.

Volontà = componente volitiva del dolo; il soggetto ha voluto il fatto come conseguenza della propria

condotta (quindi se lo è rappresentato e lo ha fatto).

Mettendo insieme queste due componenti: Dolo = volontà (elemento volitivo) consapevole (elemento

intellettivo) di realizzare il fatto in tutte le sue componenti oggettive.

Devono essere oggetto di rappresentazione (non viziata da errore che esclude la punibilità) tutti gli

elementi costitutivi del reato: i presupposti della condotta, la condotta stessa, l evento naturalistico, le

qualifiche soggettive del reo e della persona offesa. Il soggetto inoltre non deve rappresentarsi la presenza

di una causa di giustificazione (che ne escluderebbe la punibilità).

Es.: Quand'è che ho il dolo di omicidio? Quando io agisco con la volontà consapevole di cagionare la morte

di un uomo. Prevedo che con la mia azione cagionerò la morte di un uomo e lo voglio.

i tutte le sue o po e ti oggettive → esistono

Volontà consapevole del fatto gradazioni diverse della

previsione, così come della volontà consapevole del fatto e da ciò derivano diverse forme di dolo.

Ci sono diversi modi per classificare il dolo. Noi usiamo quella basata sulla diversa gradazione della volontà

fatto → dive se fo e di dolo so o a atte izzate pe dive sa g adazio e della volo tà

consapevole del

consapevole del fatto. 3 forme di dolo:

1. Dolo intenzionale = forma del dolo caratterizzata dalla cioè

massima intensità della componente volitiva,

il soggetto ha agito con l'obiettivo di realizzare quel fatto che in effetti ha realizzato. Quella intellettiva deve

essere presente, ma non importa in che gradazione.

Es.: Tizio spara per uccidere Caio e lo uccide. Tizio risponderà di omicidio doloso; il dolo assumerà la forma

del dolo intenzionale = componente volitiva al massimo grado.

→ Co po e te i tellettiva: o dete i a te la sua g adazio e el dolo i te zio ale. Ovvia e te deve

essere presente (perché ci sia dolo devono esserci entrambe le componenti), ma non conta la sua

gradazione. Basta che ci sia stata una previsione del fatto, anche in termini di semplice possibilità

(gradazione bassa).

Es.: Tizio spara per uccidere Caio e lo uccide; Tizio è un bravo tiratore, quindi nel momento in cui spara

prevede che certamente ucciderà Caio (previsione massima e massima volizione).

Es. 2: Tizio spara per uccidere Caio e lo uccide, ma Tizio non è un abile tiratore. Non era certo di cagionarne

la morte, si rappresentava la mera possibilità di riuscire ad ucciderlo.

In entrambi i casi, la componente volitiva è stata al massimo. Questo mi basta per sostenere che c'è stato

dolo intenzionale. La previsione deve comunque esserci, anche se bassa.

2. Dolo diretto: forma di dolo che si caratteristica per la il

massima intensità della componente intellettiva;

soggetto agisce nella massima certezza o quasi di provocare il fatto. La rappresentazione è al grado

massimo. La componente volitiva è meno intensa, ma comunque c'è.

Es.: Tizio incendia uno stabile per riscuotere il premio assicurativo; è consapevole che certamente, o molto

probabilmente, l incendio causerà la morte degli inquilini dello stabile. Gli inquilini muoiono e Tizio va sotto

processo.

Problema del giudice: accertare l'elemento psicologico che lega il fatto di Tizio alla morte degli inquilini.

Tizio non ha agito per uccidere gli inquilini, quelle morti non erano il suo obiettivo. Non c'è dolo

he le av e e agio ate. → Dolo di etto

intenzionale rispetto alle morti, ma Tizio era certo (o quasi

rispetto alle morti.

La componente volitiva è meno intensa rispetto al dolo intenzionale, ma comunque c'è. Per il diritto penale,

il fatto si considera voluto non solo quando il soggetto ha agito con l'obiettivo di realizzarlo: è voluto anche

il fatto che l'autore non si è posto come obiettivo della sua condotta, ma si è rappresentato comunque

come una conseguenza necessaria o quasi della sua condotta. Basta che la persona agisca nella

consapevolezza o quasi che probabilmente cagionerà il fatto, vuol dire che c era intenzione, anche se

minore (non si può dire che manchi la componente volitiva).

3. Dolo eventuale: quando il soggetto si rappresenta mentalmente il fatto soltanto come conseguenza

della sua condotta e agisce accettando il rischio di provocarlo. Se di fatto il rischio si realizza ne

possibile

risponderà a titolo di dolo eventuale.

Es.: Tizio è disturbato dal rumore dei giovani sotto casa, si affaccia, lancia una bottiglia di vetro e ferisce un

ragazzo.

Bisogna capire le intenzioni di Tizio:

- Se Tizio ha lanciato per ferire i ragazzi: avremo lesioni personali causate con dolo intenzionale.

- Se Tizio getta la bottiglia non per ferire i ragazzi, ma sa che ferirli è una possibilità e agisce accettando di

rischiare: si tratta di dolo eventuale.

Componente intellettiva: basta che il soggetto, nel momento in cui agisce, si rappresenti mentalmente la

concreta possibilità che il fatto si realizzi.

Componente volitiva: per aversi dolo eventuale è necessario che il soggetto decida di agire a costo di

provocare l'evento (accettazione il rischio); componente volitiva meno intensa che nelle altre forme di dolo,

ma comunque c'è.

Quando il giudice andrà a stabilire la pena da irrogare, terrà conto dell'intensità del dolo.

Altra classificazione del dolo (non interferisce con la precedente classificazione) : Dolo specifico >< Dolo

generico

1. Dolo specifico = è una finalità particolare. Se il reato è a dolo specifico, perché ci sia il reato è necessario

che il soggetto abbia agito con quella finalità specifica prevista dalla norma incriminatrice. Non importa se

la finalità viene raggiunta o meno in concreto, l'importante è che ci sia l'intenzione di raggiungerla.

Tipi o eato a dolo spe ifi o: fu to → Des itto ell'a t. eato di fu to: Chiunque si impossessa della

cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene al fine di trarne profitto per sé o per altri .

Es.: Tizio si è impossessato del giaccone di Caio (sottrae la cosa mobile altrui a chi la detiene). Questo non

basta per dire che Tizio risponderà al reato di furto. Perché Tizio sia punibile a titolo di furto è necessario

che si sia impossessato del giaccone di Caio volontariamente (dolosamente), essendo questo un delitto;

inoltre, essendo un reato a dolo specifico, per esserci furto è necessario pure che lo abbia fatto per trarne

profitto (per reato a dolo specifico è necessario questo). Se Tizio lo ha fatto per fare uno scherzo a Caio,

non vi è il fine di trarne profitto, mancherebbe il dolo specifico richiesto dall'art. 624, sebbene l'atto è stato

volontario.

Fine di trarre profitto: interpretata concretamente in modo molto esteso nelle aule di giudizio. Si ritiene

p ofitto o solo uello pat i o iale, a a he uello o ale → iò alla ga la espo sa ilità pe ale a titolo

di furto.

2. Dolo generico = non conta la finalità specifica con cui si è commesso il fatto.

Es.: omicidio. Non conta perché ho deciso di cagionare la morte di un uomo, se per trarne profitto o per

altre ragioni.

Altra distinzione (incide sulla misura della pena): Dolo d’impeto = il colpevole agisce in un momento

immediatamente successivo alla decisione. >< Dolo di proposito = vi è un certo qual lasso di tempo (anche

molto breve, di pochi minuti) tra decisione e realizzazione del delitto, che rende più riprovevole il proposito

criminale. Da non confondere con la circostanza aggravante dell omicidio doloso e delle

premeditazione,

lesioni personali dolose.

• Tipologie di errore che escludo o il dolo:

Es.: In una battuta di caccia, Tizio scambia l ombra di una persona per quella di un cinghiale; allora gli spara,

convinto che sia un cinghiale, e lo uccide.

I u aso del ge e e, si può di e he Tizio ha agito o il dolo di o i idio? No. → Tizio o si

rappresentato di provocare la morte dell uomo: alla base manca la componente intellettiva. Tizio ha agito

in base ad un errata rappresentazione della situazione concreta; non si è rappresentato di uccidere una

persona, ma un animale.

→ L’errore su un elemento del fatto che costituisce il reato esclude il dolo, cioè la punibilità a

essenziale

titolo doloso.

Reato di omicidio: il fatto che a morire deve essere un uomo inteso come persona è un elemento essenziale

del fatto tipi o di o i idio → se a o i e , ad ese pio, u animale, non c è il reato. Tizio si è

concretamente sbagliato su questo elemento essenziale, quindi non potrà rispondere di omicidio doloso.

Art. 47, comma 1, c.p.: L errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell agente (a titolo

doloso). Non di meno, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa quando il fatto

è preveduto dalla legge come delitto colposo.

Errore sul fatto che costituisce il reato = errore su un elemento essenziale del fatto, senza il quale il reato

non c è. Errore che esclude il dolo.

Ciò significa che l art. 47, comma I, si riferisce a una rappresentazione errata di un aspetto della realtà

concreta senza il quale il reato non c è. Es.: Se sparo a Caio pensando che sia Tizio. Errore su un elemento

non essenziale del fatto: Caio e Tizio sono entrambi uomini. Il dolo di omicidio c è comunque, perché mi

rappresento comunque di uccidere una persona, anche se poi ho confuso Tizio con Caio.

Nel nostro ordinamento, però, l'omicidio è punito anche se commesso solo con colpa (art. 589). Se io ho

scambiato una persona con un cinghiale con colpa (perché non sono stato sufficientemente attento), il dolo

è escluso per via dell'errore sull'elemento essenziale che costituisce il reato, ma non è esclusa la colpa.

Dovrò rispondere di omicidio colposo.

Ci sono alcuni reati che hanno tra i loro elementi essenziali costitutivi, elementi che non hanno un

contenuto materiale, bensì contenuto normativo.

Es.: Furto = impossessamento di una cosa mobile altrui.

Elemento essenziale del reato di furto: altruità della cosa di cui mi impossesso. Ma l'altruità della cosa non

è un elemento materiale, ma è un elemento che ha contenuto normativo. È il codice civile a regolare il

possesso, a dire se la cosa è mia o di un altro.

Nel caso di un reato che ha tra i suoi elementi costitutivi un elemento che ha contenuto normativo, l'errore

rappresentativo che cada su questo elemento deve essere trattato allo stesso modo dell'errore che cada su

un elemento di natura materiale, perché in entrambi i casi l errore impedisce al soggetto di essere

o sapevole di iò he fa → a a za di dolo i e t a i i asi.

Art. 47, comma III: L'errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità quando ha

cagionato un errore sul fatto che costituisce il reato .

Legge dive sa dalla legge pe ale → Codi e ivile.

Es.: Tizio e Caio sono entrambi eredi di Sempronio; Tizio sottrae un quadro (cosa mobile) a Caio perché

pensa di esserne lui l erede; questa convinzione è sorta per via di un'errata interpretazione sulla legge civile

che regola i passaggi ereditari. Tizio ha fatto un errore interpretativo su una legge civile: ha fatto un errore

su un fatto essenziale che costituisce reato di furto? Sì, ha sbagliato sull altruità della cosa, che è un

elemento essenziale del reato di furto. Situazione uguale a quella di Tizio che spara a Caio per errore di

o a del i ghiale → es lusio e del dolo i e t a i i asi ed e t a i i asi so o

interpretazione sull

regolati allo stesso modo dalla legge (art. 47 comma III: nel secondo caso la legge è quella civile, non

penale). Non c'è dolo e quindi non ci può essere punibilità a titolo doloso: manca la rappresentazione e

quindi la volontà consapevole del fatto. Elementi di diritto e procedura penale

02-03-2017

• Tipologie di errore che escludo o il dolo (continuaz.):

Es.: Tizio e Caio sono entrambi eredi di Sempronio; Tizio sottrae una cosa mobile a Caio perché convinto di

esserne l'erede, quindi convinto che sia propria.

Il problema è che Tizio fa un errore della legge civile che regola i passaggi ereditari. Tizio, andato sotto

processo per delitto di furto, ha fatto un errore su un elemento essenziale del fatto tipico di furto (così

come descritto dall'art. 624 del codice penale)? Sì, ha fatto un errore circa l'altruità della cosa di cui si è

i possessato: e a o vi to di p e de e u a osa p op ia. → Ma a il dolo. No ' la app ese tazio e

mentale, essenziale per il dolo, di tutti gli elementi oggettivi costitutivi del fatto tipico. Tizio ha agito senza

sapere quello che faceva.

Es. 2: Tizio, musulmano, è sposato con Caia e contrae un secondo matrimonio con Sempronia. Nel

momento in cui si sposa per la seconda volta, Tizio agisce nella convinzione che ciò gli sia consentito perché

la Costituzione italiana tutela la libertà religiosa. Pensa perciò che questa libertà gli consenta, in quanto

pe so a di fede usul a a, di o t a e u se o do at i o io. Tizio va a p o esso pe iga ia. →

Com'è disciplinata questa situazione? C'è una differenza fondamentale rispetto alla situazione precedente.

In entrambi i casi abbiamo chiaramente un errore. Ma in questo caso, Tizio sa quello che fa; il suo errore

non verte sul fatto che costituisce il reato, sull'elemento essenziale del fatto tipico, perché lui sa benissimo

che sta contraendo un secondo matrimonio essendo già sposato. Tizio ha consapevolmente realizzato il

fatto tipico, quindi il dolo c'è, ci sono piena consapevolezza e volontà. L'errore verte sul precetto penale.

Tizio ignorava che il suo comportamento è vietato dalla legge penale. Ciò non esclude affatto il dolo, perché

io so concretamente cosa sto facendo.

Non viene più in gioco l'art. 47 (che riguarda l'errore sul fatto che costituisce il reato), bensì nell'art. 5 del

c.p.: Nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale .

Applicando l'art. 5, Tizio risulta punibile per il reato di bigamia.

Questa regola stabilita nell'art. 5 è stata però attenuata, nella sua portata, dalla Corte Costituzionale con la

sentenza 364 del 1988. Effetto della sentenza: oggi, nel nostro ordinamento, l'ignoranza del precetto della

legge penale è scusa se si è trattato di un'ignoranza inevitabile. Il soggetto in questi casi non sarà punibile,

perché non è in concreto rimproverabile, si tratta di un'ignoranza inevitabile: manca la rimproverabilità del

fatto.

Il soggetto non è rimproverabile (e quindi non è punibile) solo se non è venuto a conoscenza dell'illiceità del

fatto pur avendo fatto tutto il possibile per informarsi.

Quindi, se l'ignoranza di Tizio bigamo venisse riconosciuta come ignoranza inevitabile, Tizio non sarebbe

punibile, pur avendo commesso il fatto tipico in tutti i suoi elementi oggettivi e soggettivi (volontariamente

e consapevolmente).

Es.: Un medico ha tre pistole, tutte regolarmente denunciate. Acquisisce una quarta pistola, si presenta

all'autorità competente e denuncia che ora non detiene più tre armi, ma quattro. L'autorità competente gli

assicura che basta aver fatto la denuncia e che lui è a posto con la normativa in materia di armi. Quando si

hanno più di 3 armi detenute, la legge richiede che il soggetto ottenga una particolare licenza per avere più

di 3 armi; diversamente il soggetto commette un delitto.

In questo caso, l'ignoranza del medico possiamo considerarla un'ignoranza inevitabile? Sì, perché lui ha

fatto ciò che poteva per informarsi, ma si è trovato ad avere un'assicurazione da parte dell'autorità

competente che gli ha impedito di conoscere il precetto penale.

Se io sono un avvocato, si può pretendere ad esempio che io vada a leggere personalmente la normativa

sulle armi. Per capire se l'ignoranza è inevitabile, si va a vedere se il soggetto si è comportato come si

pretende che ci si comporti in quella situazione. La valutazione dell'inevitabilità o meno dell'ignoranza,

verrà fatta anche in base alla competenza specifica del soggetto in questione.

Dolo >< Colpa

Colpa :

definizione normativa nell'art. 43, comma 1, c.p.: Il delitto è colposo, o quando

contro l'intenzione,

l'evento, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza, o imprudenza, o

anche se preveduto,

imperizia, ovvero (= oppure) per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini, o discipline .

Da questa definizione si individuano tre elementi costitutivi della colpa:

1. La mancanza di volizione

2. La violazione di una regola cautelare

3. L evitabilità dell evento (che si verifica a causa della violazione della regola cautelare)

volo tà, ' dolo. →

1. La colpa è incompatibile con la volontà: se c'è Netta distinzione tra colpa e dolo.

L assenza di volontà non significa che l evento non possa essere preveduto, come avviene nella colpa

cosciente che si distingue dal dolo eventuale proprio per la previsione dell evento accompagnata dalla

mancanza di accettazione del rischio che l evento stesso si realizzi.

2. Perché ci sia colpa è necessario che l'evento sia derivato dalla negligenza, o imprudenza, o imperizia del

soggetto agente, o dalla sua inosservanza di leggi, regolamenti, ordini, o discipline.

Es.: Io sto guidando, decido di fare un sorpasso. Non c'è la linea continua, quindi il sorpasso non è vietato.

Prima di fare il sorpasso non guardo nello specchietto retrovisore e quindi non mi accorgo che nella corsia

di sorpasso sta già sopraggiungendo un'altra macchina. Di conseguenza, urto l'altra macchina e il

o du e te ipo ta delle lesio i. → I u aso del ge e e si pa la di colpa generica. Si ha colpa generica

quando il soggetto provoca l'evento (in questo caso le lesioni personali) a causa di negligenza, imprudenza,

o imperizia.

Le regole di diligenza, prudenza e perizia, non sono determinate da una norma giuridica, ma sono regole

sociali elaborate sulla base dell'esperienza per neutralizzare certi rischi. → So o uelle

Quali sono le regole di diligenza, di prudenza e di perizia che ognuno di noi deve osservare?

che valgono per il cosiddetto agente modello, cioè colui che svolge la stessa attività o professione, o

ricopre lo stesso ufficio della persona in questione, mettendo in pratica tutte le cautele possibili che

l ordinamento pretende da chi svolge quel determinato tipo di attività.

Se mi metto al volante, devo comportarmi da bravo automobilista e sulla base di questo metro verrò

giudicato. Se mi metto a fare un lavoro di muratura, devo comportarmi da buon muratore e sulla base di

questo metro verrò giudicato.

Es.: Sto guidando in una strada con un'unica corsia per senso di marcia e con scarsa visibilità. C'è la linea

continua ad indicare che il sorpasso è vietato. Io sorpasso lo stesso, faccio un frontale e l'autista dell'altra

auto muore.

Vi è una colpa, non generica ma specifica, perché il soggetto ha provocato l'evento a causa

dell'inosservanza non di regole sociali di diligenza, prudenza o perizia, ma di leggi, regolamenti, ordini o

discipline (è stato ignorato il codice della strada). I casi di colpa specifica sono quelli nei quali l'evento è

stato causato dall'inosservanza di una regola precauzionale cristallizzata in una norma giuridica (nel nostro

caso, nel codice della strada).

Casi di colpa generica = violazione di regole sociali di diligenza, di prudenza o di perizia, non determinate da

una norma giuridica, ma elaborate sulla base dell'esperienza al fine di neutralizzare certi rischi.

Casi di colpa specifica = violazione di una regola precauzionale cristallizzata in una norma giuridica (leggi,

regolamenti, ordini o discipline).

3. Non basta che io stia violando una norma giuridica, nel momento in cui cagiono un fatto, per concludere

che quel fatto mi è addebitabile a titolo di colpa; non basta che io versi in una situazione di violazione di

una norma giuridica, nel momento in cui vado a cagionare un certo fatto, per concludere che quel fatto mi

è addebitabile a titolo di colpa.

Es.: Tizio guida contromano in una strada isolata. Prima di partire, Tizio ha fatto tutti i controlli alla sua

automobile che è risultata in perfetto stato. A un certo punto, mentre lui procede contromano in questa

strada isolata, scoppia la ruota di un'auto, nonostante non fosse usurata. A causa dello scoppio, la

macchina di Tizio finisce in un fosso e il passeggero accanto a lui rimane ucciso.

Tizio risponderà di omicidio colposo perché, nel momento in cui la morte del passeggero è accaduta, stava

guidando contromano? No, perché la morte del passeggero non è stata causata dalla violazione del codice

della strada. Non è stata la violazione di Tizio a causare la morte del passeggero, bensì lo scoppio fortuito

della gomma. Tizio non può essere responsabile per ciò che accade per caso fortuito.

→ Il fatto adde ita ile all'auto e a titolo di olpa solo ua do il soggetto lo ha o esso viola do u a

regola precauzionale che ha come scopo proprio quello di evitare la produzione di eventi come quello che si

è verificato.

La responsabilità colposa addebita al soggetto fatti da lui non voluti, ma comunque prevedibili quando si

svolge una certa attività ed evitabili attraverso le opportune cautele.

Laddove ' i p evedi ilità, o i può esse e olpa. → Art. 45, c.p.: Non è punibile chi ha commesso il

. → No si può a olla e la espo sa ilità pe ale al soggetto pe eve ti he

fatto per caso fortuito

fuoriescono completamente dal suo dominio: principio garantistico fondamentale.

La colpa non comprende mai la volontà dell'evento, però può comprendere la sua La previsione

previsione.

dell'evento è compatibile con la colpa, l'evento può essere preveduto. Quindi possono esistere due tipi di

colpa:

Colpa incosciente >< Colpa cosciente

Colpa incosciente = quanto l'evento non è stato voluto dal soggetto, il quale non aveva neanche previsto

che dalla sua condotta potesse scaturire l'evento che si è verificato.

Es.: Uscendo di casa, Tizio si dimentica di riporre in un luogo sicuro un medicinale altamente tossico. In casa

o. → Tizio ispo de à di o i idio olposo o

ci sono dei bambini che ingeriscono il medicinale e muoio

colpa incosciente. Tizio non si è neanche reso conto che il suo comportamento potesse mettere in pericolo i

bambini. Il legame soggettivo psicologico è debole, quasi evanescente.

Colpa cosciente = quando l'evento non è stato voluto dal soggetto, ma nel momento in cui egli ha agito, ha

avuto una rappresentazione del fatto, si è rappresentato l'astratta possibilità che la sua condotta potesse

→ Nei delitti olposi, la p evisio e dell'eve to è una circostanza aggravante.

provocare il fatto.

Es.: Tizio è un tiratore di coltelli del circo. Per mestiere tira coltelli verso un bersaglio umano, quindi

astrattamente non può non rappresentarsi la possibilità di sbagliare la mira e colpire la valletta. Però in

concreto esclude che ciò possa accadere, perché è sicuro che la propria abilità lo impedirà. Tira il coltello

solo perché è certo di evitare il rischio (grazie alla propria esperienza ed abilità). Però se colpisce la valletta

e la ferisce, risponderà di lesioni colpose con colpa cosciente. C'è un legame anche sul piano soggettivo,

perché l'autore si è comunque rappresentato il fatto come possibile conseguenza della sua condotta, anche

se non lo ha voluto (poiché in concreto ha escluso che potesse verificarsi).

La colpa cosciente è molto simile alla situazione del dolo eventuale.

→ Nel dolo eve tuale, il soggetto si app ese ta la possi ilità he la

Colpa cosciente >< Dolo eventuale

propria condotta possa provocare il fatto e agisce accettando il rischio di provocarlo. Nella colpa cosciente il

soggetto si rappresenta la possibilità che la propria condotta possa provocare il fatto, ma agisce escludendo

in concreto il rischio che accada. In questo secondo caso non c'è nessuna componente volitiva neanche

nella forma dell'accettazione del rischio.

Non si può entrare nella mente delle persone per accertare una colpa cosciente o un dolo eventuale, si

dovranno tenere in conto molti altri fattori per determinare di quale situazione si tratta.

Responsabilità oggettiva: si ha quando il fatto viene posto a carico del soggetto dal punto di vista penale

sulla base del solo rapporto di causalità (rapporto materiale), indipendentemente dalla presenza

dell'elemento soggettivo (dolo o colpa).

In un codice liberale come il codice Zanardelli del 1889 non c'era spazio per ipotesi di responsabilità

oggettiva, mentre il codice Rocco del 1930 diede spazio anche a molte ipotesi responsabilità oggettiva. Già

nella parte generale del codice, infatti, troviamo una norma che prevede, appunto, in via generale, la

p ese za el ost o o di a e to della espo sa ilità oggettiva. → Art. 42, comma 3: La legge determina i

casi nei quali l'evento è posto a carico dell'agente come conseguenza della sua azione od

altrimenti

omissione .

Altrimenti = a prescindere da dolo e colpa.

Nella legge sono rimaste ancora oggi alcune ipotesi di responsabilità oggettiva, ma nell'opera di

applicazione concreta della legge che si fa tutti i giorni nelle aule dei tribunali ci sono anche interpretazioni

correttive che si sforzano di rendere il più possibile conformi queste ipotesi di responsabilità oggettiva al

principio costituzionale della personalità della responsabilità penale. Di queste varie ipotesi di

responsabilità oggettiva ancora presenti nel nostro ordinamento, quella più in rilievo è quella dei delitti

preterintenzionali.

Ipotesi di responsabilità oggettiva sono anche il reato diverso di quello voluto da taluno dei concorrenti ed

il concorso dell estraneo nel reato proprio.

Delitti preterintenzionali:

Preterintenzione = terzo criterio di imputazione soggettiva (art. 43, c.p.). Solo se la legge lo prevede in

modo espresso la preterintenzione basta per accollare il fatto all'autore. I casi nei quali la legge incrimina

espressamente anche la forma preterintenzionale sono solo due:

1. Omicidio preterintenzionale

2. Aborto preterintenzionale → Es.: Tizio olpis e Caio pe fe i lo. Caio ade, atte la testa e uo e.

1. Omicidio preterintenzionale

Rientra nella descrizione del fatto tipico per omicidio preterintenzionale di cui all'art. 584: Chiunque, con

atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli art. 581 e 582 (delitto di percosse o delitto di lesioni

personali), cagiona la morte di un uomo, è punito per omicidio preterintenzionale .

Tizio, con atti diretti a ferire Caio, ne provoca la morte, per cui risponderà di omicidio preterintenzionale.

Caratteristiche della responsabilità a titolo preterintenzionale:

- (che investe il fatto meno grave): Tizio agisce nella consapevolezza e volontà

Componente dolosa di base

di cagionare lesioni a Caio. Componente dolosa sul fatto meno grave (dolo di lesioni e di percosse).

- Tizio non vuole l'evento più grave morte (nemmeno nella forma del

Componente meramente oggettiva:

dolo eventuale). Quest'ultimo gli viene accollato penalmente sulla base del mero rapporto di causa fra la

sua condotta e l'evento morte. È stata la sua condotta a provocare oggettivamente l'evento più grave.

→ Possiamo descrivere il delitto preterintenzionale come ipotesi di dolo misto a responsabilità oggettiva

(in base alla quale viene accollato il fatto più grave).

Il ost o odi e o tie e u a defi izio e o ativa a he del delitto p ete i te zio ale. → Art. 43, comma

1: Il delitto è preterintenzionale, o oltre l'intenzione, quando, dall'azione od omissione deriva un evento

dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall'agente .

Oltre l'intenzione : c'è un intenzione di base, per un evento meno grave. Il delitto preterintenzionale va

oltre questa intenzione.

C è una componente di responsabilità oggettiva che può provocare dei problemi nel rapporto con il

principio di personalità della responsabilità penale previsto nell’art. 27, comma I, della Costituzione. Allora,

nell applicazione concreta della legge, alcune decisioni cercano di correggere questo aspetto per metterlo

più in linea con la Costituzione, dicendo che in realtà, l evento più grave (la morte, nel caso dell omicidio

preterintenzionale) può essere addebitato al soggetto solo se era in concreto prevedibile al momento della

realizzazione della condotta; non si può accollare l evento più grave morte come omicidio

preterintenzionale se non era completamente prevedibile da parte del soggetto che ha agito con il dolo di

se pli i pe osse o lesio i. → La giu isp ude za più e e te itie e he hi agg edis e l integrità fisica di

una persona non può non prevedere che dalla sua condotta aggressiva possa derivare la morte.

(fine dell elemento soggettivo del reato)

• A tigiuridicità

Un fatto concreto, per essere penalmente rilevante, dev essere non soltanto tipico (ossia corrispondente al

fatto tipo che viene descritto come reato dalla norma incriminatrice, sia sul piano soggettivo che su quello

oggettivo) ma anche antigiuridico. Se non è antigiuridico, anche se contiene tutti gli elementi del fatto

tipico, non sorgerà la penale responsabilità per quel fatto.

Il giudice, una volta accertato che un determinato fatto storico integra tutti gli elementi costitutivi di una

fattispecie incriminatrice, deve compiere un secondo passaggio: accertare che la condotta non sia stata

tenuta in presenza di una causa di giustificazione, cioè una situazione che fa venire meno l antigiuridicità.

Cause di giustificazione (o scriminanti) = situazioni normativamente previste, la presenza delle quali fa

venire meno (elimina) il contrasto tra un fatto tipico e l ordinamento giuridico.

→ A ia o u fatto tipi o he o tie e tutti gli ele e ti oggettivi e soggettivi del eato , a se c è una

causa di giustificazione o scriminante, quel fatto non è in contrasto con l ordinamento giuridico, quindi non

c è responsabilità penale per chi lo ha realizzato.

Un fatto tipico, che è stato realizzato in presenza di una scriminante, nasce come un fatto La

lecito.

presenza di una scriminante impedisce che il fatto tipico sia qualificabile come reato.

La ragione per cui un fatto, pur se tipico, non è antigiuridico risiede, in un bilanciamento di interessi

contrapposti, che l ordinamento stabilisce al verificarsi di quelle situazioni.

Se Tizio ha posto in essere un fatto tipico ma non antigiuridico, in quanto giustificato dalla presenza di una

scriminante, in sede di giudizio verrà assolto perché il fatto non costituisce reato.

e ≠

Cause di giustificazio scusanti = situazioni nelle quali il fatto, oltre che tipico, è anche antigiuridico, ma

l ordinamento non può pretendere, dall agente, il rispetto della norma penale, in virtù della particolare

situazione psicologica nella quale egli viene a trovarsi (ad es.: madre che dà falsa testimonianza per evitare

la condanna all ergastolo del figlio accusato di omicidio).

Cause di giustifi azio e ≠ cause di non punibilità in senso stretto = si riferiscono ad un fatto tipico,

antigiuridico e colpevole, ma non punito dall ordinamento per ragioni di mera opportunità.

Le cause di giustificazione sono norme non strettamente penali, bensì nel senso che

intraordinamentali,

valgono in ogni ambito dell ordinamento giuridico e non solo per quello penale. Uccidere un uomo per

legittima difesa è lecito per ogni settore dell ordinamento, compreso quello civile, pertanto chi agisce in

presenza di una scriminante non è tenuto in sede civile al risarcimento del danno cagionato.

Inoltre, si applicano oggettivamente, cioè senza valutazione da parte del giudice circa la conoscenza che ne

aveva colui che si trova nella situazione scriminata e si estendono a tutti coloro che hanno concorso nella

realizzazione del fatto tipico.

Esistono due tipi di scriminanti/cause di giustificazione (noi ci occuperemo solo del primo tipo):

1. = previste nella parte generale del codice penale (art. 50 e seguenti) e

Cause di giustificazione generali

hanno una portata generalissima, ovvero sono applicabili a quasi tutti i reati.

2. = si applicano solo a specifiche figure di reato e sono previste nella parte

Cause di giustificazione speciali

speciale del codice penale o al di fuori del codice.

1. Cause di giustificazione generali:

- Consenso dell avente diritto;

- Esercizio di un diritto;

- Adempimento di un dovere;

- Legittima difesa;

- Uso legittimo delle armi.

- Stato di necessità.

• →

Consenso dell’avente diritto art. 50, c.p.: Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto col

consenso della persona che può validamente disporne .

Non c è motivo che lo Stato protegga un interesse/un bene al quale è stato il titolare stesso a rinunciare.

Quando c è questa causa di giustificazione? Perché il fatto sia giustificato, sulla base del consenso

dell avente diritto bisogna: 1. che sia in questione di un diritto disponibile (da parte del suo titolare); 2. che

il consenso alla lesione o alla messa in pericolo di questo diritto disponibile sia stato prestato validamente

(in assenza di violenza, minaccia, errore o altre situazioni - minore età, malattia di mente - che lo rendano

invalido).

Diritto disponibile = sono disponibili i beni o gli interessi che non hanno natura pubblica o collettiva, ma

riguardano i singoli individui.

Normalmente i diritti patrimoniali sono diritti disponibili.

Di solito, sono considerati disponibili anche i diritti della personalità (diritto all onore, diritto alla libertà

morale personale, ecc...).

→ (è un diritto della personalità): codice civile, art. 5: Gli atti di disposizione del

Diritto all’integrità fisica

proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell integrità fisica, o quando

siano altrimenti contrari alla legge, all ordine pubblico o al buoncostume .

Es.: Una persona accetta di farsi asportare una cornea da un chirurgo, in cambio di danaro; il chirurgo va

sotto processo per lesioni personali. Era giustificato? C è stato il consenso del titolare del bene integrità

fisica, ma in questo caso non giustifica, perché l asportazione della cornea provoca una diminuzione

permanente dell integrità fisica. Il chirurgo, nonostante il consenso, non è giustificato e risponderà

dell accusa di lesioni personali dolose gravi.

Per consentire il trapianto tra vivi di rene è stata fatta una legge apposita (legge 26 giugno 1967, n. 458),

perché in base a questa regola generale non sarebbe stato possibile.

Si ritiene che sia giustificato anche quel medico che, con il consenso dell avente diritto abbia provocato allo

stesso una lesione permanente, ma finalizzata al miglioramento della sua salute psico-fisica.

→ è un diritto della personalità e nel nostro ordinamento è ritenuto un diritto indisponibile.

Diritto alla vita:

Art. 579 sull omicidio del consenziente: non si può dare un consenso scriminante alla soppressione della

propria vita; chi procede sarà punibile per omicidio del consenziente (anche se con una sanzione ben

inferiore a quella dell omicidio comune).

Art. 580 punisce l istigazione o l aiuto al suicidio.

Sempre più spesso nella società civile si richiede una nuova disciplina, quantomeno per quanto riguarda il

diritto a disporre della propria vita in situazione di malattia terminale, priva di qualsiasi prospettiva anche

e, e he agio i i soppo ta ili soffe e ze fisi he o psi hi he. →

solo di miglioramento, se non di guarigio

In queste situazioni, il paziente ha sempre diritto a rifiutare le cure, come ha affermato la Corte di

cassazione in un importante sentenza che rappresenta un parziale riconoscimento del diritto alla vita come

disponibile.

Al giorno d oggi, relativamente ad alcuni casi concreti (Piergiorgio Welby, Eluana Englaro), si è aperta una

breccia per la disponibilità del diritto alla vita.

Il consenso, per giustificare l autore dell evento, dev essere non solo relativo a un diritto disponibile, ma

anche un consenso libero, prestato validamente.

• →

Esercizio di un diritto Art. 51, c.p.: prevede la non punibilità di chi esercita un diritto.

Es.: non viola la normativa penale in materia di ingresso irregolare nel territorio dello Stato lo straniero,

privo di documenti di identità, che sia giunto nel nostro Paese per contrarre matrimonio con una donna

italiana, in quanto esercita un diritto riconosciuto a qualsiasi essere umano, indipendentemente dalla

nazionalità, cittadinanza o provenienza.

L esercizio del proprio diritto non può non fare i conti con le posizioni soggettive riconosciute

o di a e to ad alt i soggetti. → Di itto della li era

dall manifestazione di pensiero (art. 21, Cost.): non

consente certo di diffamare chiunque senza ragione, prevaricando impunemente il diritto all onore e alla

riservatezza dei cittadini.

• →

Adempimento di un dovere Art. 51, comma 1, c.p.: l adempimento di un dovere esclude la punibilità,

per l ovvia ragione che costituirebbe un inaccettabile contraddizione, all interno dell ordinamento giuridico,

imporre ad un soggetto un certo comportamento, incriminando, contestualmente, la sua condotta (es.: le

forze di polizia che procedono all arresto di un indagato non possono essere accusate del sequestro di

persona).

La fonte del dovere può essere la legge o l ordine dell autorità. Quest ultima situazione è più complessa: in

primo luogo, deve trattarsi di ordine che proviene da un autorità pubblica (escludendo situazioni di

superiorità gerarchica di tipo privatistico, come un datore di lavoro ed i suoi dipendenti). Inoltre è

necessario distinguere tra (che scrimina sempre sia chi l ha impartito che l esecutore) e

ordine legittimo

(emesso fuori dai limiti imposti dall ordinamento, ad es. un arresto in flagranza per reati

ordine illegittimo

che non lo consentono).

Art. 51, commi 2, 3 e 4, c.p.: dell ordine illegittimo saranno responsabili sia chi lo ha impartito, sia

l esecutore. Quest ultimo non risponde solo in due casi: se ha ritenuto, per errore, di aver eseguito un

ordine legittimo, oppure se si tratta di un ordine non sindacabile (come avviene ad es. nelle forze armate o

nelle forse di polizia, che sono molto fortemente gerarchizzate). Nel caso di un ordine non sindacabile,

però, l autore dovrà astenersi dal mettere in atto la condotta delittuosa quando l ordine sia palesemente

criminoso.

• →

Legittima difesa Art. 52: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla

necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un offesa ingiusta, sempre che

la difesa sia proporzionata all offesa .

La legittima difesa è stata introdotta nell ordinamento per consentire agli individui l autotutela quando non

Si attribuisce prevalenza all interesse che è ingiustamente

è possibile l’intervento tempestivo delle autorità.

aggredito, rispetto all interesse dell aggressore (chi si è posto al di fuori della legge) che risulta

soccombente. Si giustifica il danno commesso ai danni dell aggressore.

La legittima difesa presuppone l esistenza di un soggetto che reagisce contro l aggressore; la struttura della

difesa ruota intorno a due comportamenti che si contrappongono: una condotta aggressiva e una condotta

difensiva.

Cos è che si può legittimamente difendere? L art. 52 parla semplicemente di diritto, proprio o altrui: la

legittima difesa è consentita per tutelare un (anche un diritto che abbia soltanto una natura

qualsiasi diritto

patrimoniale).

Es.: Tizio ha subito l abusivo ingresso nel proprio fondo da parte di Caio. Un giorno, Tizio incontra per caso

Caio per la strada e lo picchia. Ci sono gli estremi per la legittima difesa? No. Manca l’attualità del pericolo.

La legittima difesa non autorizza condotte successive al fatto, quando ormai l offesa è già stata subita. La

situazione di pericolo dev essere imminente o perdurante (es. vittima di un sequestro di persona).

Anche rispetto ad un pericolo solo futuro ed ipotetico verrebbe meno il requisito fondamentale della

legittima difesa: l impossibilità di rivolgersi all autorità costituita per difendere il bene in pericolo.

Es. 2: Tizio vede un individuo che con fare che lui giudica sospetto sta camminando nei pressi della sua

abitazione. Tizio esce e aggredisce l individuo con percosse. Ci sono gli estremi per la legittima difesa?

Manca il pericolo di un offesa e manca l attualità (c è il tempo di chiamare l autorità competente).

La legittima difesa non giustifica azioni preventive, c è la possibilità di chiamare l autorità.

Es. 3: Caio si impossessa del portafoglio di Tizio; Tizio lo strattona per farsi restituire il portafoglio.

Qui c è l attualità del pericolo, l offesa può ancora essere impedita. Tizio avrà commesso l evento tipico di

violenza privata, ma sarà un fatto non illecito.

Se invece il ladro, fuggendo, si disfa della refurtiva gettandola a terra, ma Tizio continua a inseguirlo, lo

raggiunge e lo schiaffeggia, non c è più la giustificazione di legittima difesa, perché non c è più il pericolo

incombente dell offesa.

Es. 4: Tizio viene avvertito che Caio lo sta aspettando in una certa via per aggredirlo. Tizio passa lo stesso

per quella via, viene aggredito da Caio, reagisce e lo ferisce. C è la legittima difesa? No, non c è la

costrizione dalla necessità. Aveva un alternativa concreta e agevolmente praticabile (gli bastava fare

un altra strada) ed è per questo che si esclude la possibilità di invocare la legittima difesa nel caso di una

rissa, o se si accetta di battersi in duello: il pericolo non dev essere stato volontariamente causato.

Es. 5: La polizia coglie Tizio in flagranza del reato di rapina e lo arresta. Dal punto di vista di Tizio c è un

pericolo della libertà personale e quindi reagisce ferendo il poliziotto che lo sta arrestando. Potrà invocare

la legittima difesa? No, non c è l ingiustizia (antigiuridicità) dell offesa. Si può dire che l offesa deve essere

antigiuridica perché si possa far valere la legittima difesa.

Riassumendo Requisiti dell offesa: attualità/imminenza del pericolo - ingiustizia dell offesa - l offesa

deve riguardare un diritto (sia personale che patrimoniale) - costrizione dalla necessità di difendersi.

Per far valere la legittima difesa, la difesa dev essere all offesa. Come si valuta la

proporzionata

proporzione?

Una vecchia interpretazione (superata) diceva che la proporzione doveva sussistere tra i mezzi di difesa che

il soggetto aveva a disposizione e quelli che ha effettivamente usato. Il soggetto, potendo scegliere tra più

mezzi di difesa, doveva optare per quello che avrebbe arrecato minore offesa all aggressore.

Secondo questa interpretazione, se l aggredito ha un solo mezzo di difesa è sempre autorizzato a farlo. Es.:

il proprietario di un frutteto, anziano e paralizzato, vede un uomo che sta rubando i suoi frutti; il

proprietario ha a disposizione solo un fucile. Spara in aria e il ladro non si allontana. Usando questa

interpretazione, il proprietario sarebbe autorizzato a sparare al ladro.

L interpretazione attuale dice che la proporzione deve sussistere tra il bene minacciato e il bene che

l aggredito lede per difendersi. L aggredito non può ledere un bene dell aggressore che sia marcatamente

superiore rispetto al bene dell aggredito posto in pericolo. Ad esempio, non si può uccidere per difendere

un bene patrimoniale.

La proporzione non è così meccanica, bisogna valutare comunque l insieme delle circostanze del caso

concreto. In particolare, la gravità dell offesa minacciata dall aggressore e la gravità dell offesa arrecata

dall aggredito per difendersi.

Es.: C è un ladro che sta cercando di rubarmi un Van Gogh, se io gli slogo un polso in linea teorica tra

integrità fisica e patrimonio prevale sempre l integrità fisica. Ma se andiamo a vedere la gravità dell offesa

del rubare un Van Gogh e la gravità dell offesa all integrità fisica provocata dall aggredito, qui la

proporzione ci può anche essere.

→ Si pa te dall entità dei beni, ma si valutano anche fattori come l intensità.

L art. 52, c.p., consente di difendersi solo se non vi siano alternative lecite. Colui che si difende deve

scegliere sempre il mezzo meno lesivo tra quelli a sua disposizione.

Riassumendo Requisiti della difesa: assenza di alternative lecite - scelta del mezzo meno lesivo -

proporzione.

• →

Uso legittimo delle armi Art. 53, c.p.: non è punibile il pubblico ufficiale che, per adempiere un dovere

del proprio ufficio, faccia uso, oppure ordini di far uso di armi (o di altri mezzi di costrizione fisica, quale un

manganello), se costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza.

Legge 22 maggio 1975, n. 152: ha aggiunto una terza finalità: impedire la consumazione di delitti quali la

strage, l omicidio volontario, il sequestro di persona.

Questa causa di giustificazione si applica ai soli pubblici ufficiali ed è peculiare del codice Rocco, a

testimonianza di una codificazione penale autoritaria e statolatria.

Si è tentato di arginare progressivamente l applicabilità di questa causa di giustificazione, ritenendo che

operi solamente in favore dei pubblici ufficiali per i quali l uso delle armi sia imposto dal servizio, ma

soprattutto imponendo il rispetto del requisito della proporzione.

La Cassazione ha affermato che è legittimo il ricordo all uso delle armi solo quando la fuga non sia

finalizzata esclusivamente alla conservazione dello stato di libertà ma, per le sue modalità, determini

l insorgere di pericoli per l incolumità di terzi.

Con riferimento alla resistenza meramente passiva, la Corte di cassazione ha considerato scriminato

l accompagnamento coattivo in questura di chi si rifiuti di fornire le proprie generalità, a condizione che

l uso della forza sia proporzionato al tipo ed al grado della resistenza opposta.

• →

Stato di necessità Art. 54, c.p.: Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto

dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non

volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo .

Il fine che giustifica l azione di difesa non è un diritto qualsiasi (come nella legittima difesa); lo stato di

necessità agisce solo per contrastare un danno grave alla persona (propria o altrui) - non si può invocare

lo stato di necessità per difendere un bene patrimoniale.

Chi fa le spese di legittima difesa è qualcuno che si è posto al di fuori della legge. Nello stato di necessità, a

farne le spese non è un aggressore, ma è un terzo innocente, quindi il sacrificio quest ultimo è giustificata

solo per evitare danni gravi alla persona (cioè alla vita, all integrità fisica, alla salute, alla privacy, alla libertà

personale, ecc.)

Al danneggiato, infatti, è dovuta un’indennità (che non esiste nel caso di legittima difesa, dove il

danneggiato è un aggressore).

Es.: Tizio aggredisce Caio per strada. Per sottrarsi dall aggressione di Tizio, Caio si impossessa

dell automobile di un passante e fugge. Fatto tipico di furto: impossessamento della cosa mobile altrui.

Caio ha agito in presenza della causa di giustificazione dello stato di necessità? Sì. In questo caso non c è

reato di furto.

Differenza fondamentale rispetto alla scriminante di legittima difesa: lo stato di necessità si caratterizza

per il fatto che l’azione del soggetto si dirige sempre contro il bene di un terzo innocente.

Es. 2: Tizio e Caio sono due alpinisti. Durante una scalata, una pietra colpisce Tizio facendolo scivolare. Tizio

resta sospeso alla corda cui è legato anche Caio. La corda non ce la fa a reggerli tutti e due, minaccia di

spezzarsi e farli precipitare entrambi nel vuoto. Uno dei due fa precipitare il compagno e si salva. Va sotto

processo: stato di necessità.

(Analogo esempio è quello dei naufraghi)

Altra differenza con la legittima difesa: il pericolo non viene da un aggressione ingiusta, ma da un

accadimento che non ha nulla di antigiuridico (da una calamità naturale). Lo stato di necessità presuppone

un pericolo che può derivare anche da qualcosa di diverso da un’aggressione ingiusta, quale un

accadimento di tipo naturale.

Di recente, nella nostra giurisprudenza di legittimità, il diritto all abitazione o al posto di lavoro, pur se a

condizioni molto rigorose, sono stati equiparati ai diritti della persona.

Es.: Una famiglia in situazione difficile con alcuni membri che versano in uno stato di salute precario, che

siano in condizioni economiche disperate e che siano sfrattati da casa. Occupano un appartamento vuoto di

proprietà d altri. Sono giustificati dallo stato di necessità? Opinioni differenti. C è chi dice che avrebbero

potuto rivolgersi ad altri enti e chi dice che non si sarebbe potuto fare altrimenti.

Lo stesso può valere per chi mente davanti al giudice per non essere licenziato.

Art. 54, comma 2, c.p.: Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di

. → Ad ese pio, u po pie e he sa ifi a la vita di u alt o pe salva si dal fuo o, o

esporsi al pericolo

può invocare lo stato di necessità. Tuttavia, ciò non significa che debbano andare incontro a morte certa (o

molto probabile) per trarre in salvo la vittima di un incendio.

Nel caso in cui si agisca in stato si necessità per salvare non se stessi, ma una terza persona, si parla di

soccorso di necessità.

Come per la legittima difesa, il pericolo non dev essere stato volontariamente causato da chi invoca la

scriminante, e non dev essere altrimenti evitabile.

Anche in questa causa di giustificazione è previsto il requisito della proporzione, che il giudice dovrà

valutare con particolare attenzione e rigore, dal momento che colui che subisce le conseguenze della

condotta salvifica non è un aggressore, ma un terzo innocente. Elementi di diritto e procedura penale

03-03

• Lo stato di ecessità (continuazione):

Es.: Tizio minaccia con una pistola Caio, costringendolo a guidare ad alta velocità. Caio investe Sempronio.

Anche qui opera la giustificazione dello stato di necessità a favore di Caio. Ci troviamo in una situazione di

coazione morale.

Dell omicidio di Sempronio risponderà Tizio che ha minacciato Caio con una pistola.

→ Art. 54, comma 3, c.p.: La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di

necessità è determinato dall altrui minaccia, ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata

risponde chi l ha costretta a commetterlo .

Vicinanza con il descritto dall art. 46: Non è punibile chi ha commesso il fatto per

costringimento fisico,

esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica alla quale non poteva resistere o comunque

sottrarsi. In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta, risponde l autore della violenza .

Ipotesi estrema, in cui la volontà del soggetto è costretta in maniera assoluta. Nelle ipotesi più radicali

viene negata la coscienza e volontà della condotta: c è una forma di costrizione così radicale e così forte da

far concludere che la condotta del soggetto nemmeno gli appartiene.

La coazione morale rappresenta una situazione meno estrema del costringimento fisico: non viene negata

la coscienza e volontà della condotta.

Bisogna capire quale dev essere stato l atteggiamento mentale di Tizio rispetto all esistenza in concreto di

una causa di giustificazione perché Tizio non sia punibile. Perché Tizio possa beneficiare di una causa di

giustificazione che porta alla sua non punibilità, è necessario che Tizio fosse consapevole della situazione

concreta che lo giustifica?

Art. 59, comma I: Le circostanze che escludono la pena (ad es. le cause di giustificazione) sono valutate a

. → Va a

favore dell agente anche se da lui non conosciute o da lui per errore ritenute inesistenti

giustificare il caso dell ignoranza o dell errore sulla situazione concreta.

Art. 59, comma IV: Se l agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste

. → A he la s i i a te solo putativa solo ite uta esiste te dal

sono sempre valutate a favore di lui

soggetto agente, ma concretamente inesistente) esclude la responsabilità penale.

Es.: Tizio prende una cosa di Caio, pensando di avere il suo consenso anche se non ce l ha./Tizio pensa

erroneamente di essere aggredito e reagisce.

Ci si riferisce all errore non all errore sulla previsione normativa della causa di

sulla situazione concreta,

giustificazione (ad es., penso erroneamente che la provocazione sia una causa di giustificazione

nell ordinamento italiano).

Art. 59, comma IV (continua): ... Tuttavia, se si tratta di errore determinato da colpa, la punibilità non è

esclusa quando il fatto è preveduto dalla legge anche come delitto colposo .

Es.: Tizio sta camminando da solo, di notte, in una strada isolata. Viene avvicinato da un estraneo che gli

chiede una semplice informazione, ma Tizio, suggestionato dalla situazione, pensa che si tratti di un

ali te zio ato he sta pe agg edi lo. Allo a, eagis e e lo u ide. → E o e dete i ato da olpa: stata

una leggerezza della valutazione della situazione concreta. Tizio risponderà di omicidio colposo, perché nel

nostro ordinamento il cagionare la morte di un uomo è espressamente previsto anche come reato colposo.

Cosa succede se Tizio eccede i limiti della scriminante? Se, ad esempio, va oltre quanto necessario per

difendersi?

- Può capitare che Tizio ecceda i limiti della scriminante senza nessuna sua colpa. Es.: Tizio viene aggredito

da Caio armato. Tizio, per difendersi, spara e uccide Caio. In realtà viene fuori che Caio aveva una pistola

giocattolo, in tutto e per tutto simile ad una vera. La reazione di Tizio è oggettivamente sproporzionata, ma


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia criminologica e forense
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher californiancrawl di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di diritto penale sostanziale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Mantovani Giulia.

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